Il processo di Giordano Bruno e l’Inquisizione

Apologetica
Di Matteo d’Amico
L’articolo è tratto da KOS, rivista dell’istituto universitario scientifico san Raffaele, numero 178 del luglio 2000
http://www.sanraffaele.org/Home/Ufficio_Stampa_-_HP/Editoria/KOS/index.html

Le ragioni di un mito
Si è da poco celebrato il quattrocentenario della morte di Giordano Bruno, arso in piazza Campo de’ Fiori la mattina del 17 febbraio 1600, e numerosissimi interventi di storici, filosofi e teologi hanno accompagnato questo anniversario con riflessioni volte a chiarire ancor meglio il senso complessivo della sua figura e del suo pensiero.

In effetti non molti altri protagonisti della cultura moderna hanno visto accendersi intorno a sé un dibattito critico intenso come quello che si è svolto attorno alla figura di Bruno. Molteplici i motivi di questo interesse oltre, ovviamente, a quelli derivanti dal valore del suo pensiero. In età risorgimentale Bruno è lentamente divenuto un “caso”, utilizzato dalle forze laiche e liberali di ispirazione massonica (come è noto erano affiliati a logge della massoneria molti dei protagonisti del Risorgimento, da Mazzini, a Cavour, a Garibaldi, a Crispi, etc.) come elemento di punta in quella accesissima battaglia anticlericale e antipapista che accompagna e segue il processo che conduce all’unità d’Italia. Lo Stato Pontificio rappresenta infatti un ostacolo formidabile sulla via dell’unificazione della penisola e, anche dopo la presa di Roma nel 1870, il Vaticano continua ad essere sentito come un insidioso nemico, da combattere con ogni mezzo. E’ in questo clima di latente “guerra civile” che sorge e trova alimento il mito di Bruno come martire del libero pensiero, presentato come un vero e proprio Socrate moderno, morto per non tradire le sue idee e per difendere il diritto al libero esercizio della ricerca filosofica, al quale saranno intitolate innumerevoli logge e onorificenze massoniche sia in Italia, che all’estero. Precedentemente a questo mito ne era sorto un altro ad esso speculare, sulla scorta delle invettive di Voltaire e degli illuministi nonché del successivo giacobinismo europeo, ovvero quello della Chiesa Cattolica come di una istituzione retriva e biecamente conservatrice, che trova la sua essenza ben rappresentata da una sua particolare istituzione : il tribunale inquisitoriale. La settecentesca “leggenda nera” dell’Inquisizione diventa così lo scenario ideale su cui si staglia ancor più nettamente la modernità di Bruno : il suo diventa lo scontro fra i lumi della ragione e la presunta barbarie e l’oscurantismo ecclesiastici. Leggenda nera che va considerata appunto tale in quanto i dati relativi alle condanne alla pena capitale, ad esempio nella città di Roma, ammontano in totale a 97 persone per il periodo che va dal 1542, quando l’Inquisizione viene nuovamente istituita, al 1761 : una media di meno di una condanna ogni due anni, che basta a far comprendere con quanta moderazione e prudenza procedesse l’istituzione che doveva difendere il cattolicesimo dal pericolo rappresentato dall’eresia protestante.

Fortunatamente negli ultimi decenni gli studiosi del filosofo di Nola (questa la città in cui Bruno nasce nel 1548) hanno saputo illuminare con grande acume molti aspetti della sua vita e del suo pensiero, andando oltre la tradizionale immagine retorica ed agiografica, ed evitando di utilizzarlo in una battaglia ideologica anticlericale sterile quanto scontata. Si sono inoltre enormemente arricchiti gli studi sull’Inquisizione, e possiamo perciò dire di avere tutti gli elementi per comprendere in modo rinnovato lo scontro che ha opposto, nell’ultimo decennio del Cinquecento, Bruno alla Chiesa.

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Il Leone di Münster e Pio XII

Apologetica

di Stefania Falasca. Il New York Times definì il vescovo von Galen «l’oppositore più ostinato del programma nazionalsocialista anticristiano». Il suo coraggio e le sue dure prediche contro Hitler, pronunciate dal pulpito del duomo di Münster, fecero il giro del mondo. E papa Pacelli gli scrisse per manifestare il suo pieno appoggio e la sua gratitudine

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FEDE E RAGIONE

Apologetica

Da J. COLLANTES (a c. di), La fede della Chiesa Cattolica. Le idee e gli uomini nei documenti dottrinali del Magistero. Tra i due estremi del razionalismo e del fideismo, la Chiesa ha sempre difeso le prerogative della ragione e la sua capacità di conoscere con certezza l’esistenza di Dio e della rivelazione, cioè i preamboli della fede. Ha però anche sostenuto con uguale fermezza il carattere soprannaturale della rivelazione e l’oggettività dei suoi contenuti intellettuali, alcuni dei quali superano ogni intendimento razionale (misteri propriamente detti) anche dopo la manifestazione fattane da Dio. (altro…)

Il vero Francesco e L’Italia di oggi

Apologetica

Del Card. Biffi. Omelia presso la Basilica S. Maria degli Angeli. Quali sono gli insegnamenti che Francesco piu appassionatamente ci ripropone? Il primo è l’accoglimento del Vangelo come dell’unica valida norma di vita. Questa è la persuasione primaria che fonda tutta l’esperienza francescana. “La sua aspirazione più alta, il suo desiderio dominante, la sua volontà più ferma era di osservare perfettamente e sempre il santo Vangelo”…. (altro…)

Esiste il purgatorio?

Apologetica

Santa Caterina da Genova
TRATTATO DEL PURGATORIO
INDICE

I. – Perfetta uniformità delle Anime purganti al volere di Dio.
II. – Gioia delle Anime del Purgatorio e loro crescente visione di Dio. L’esempio della ruggine.
III. – Pene delle Anime del Purgatorio. La separazione da Dio, loro maggior pena.
IV. – Differenza tra dannati ed Anime purganti.
V. – Dio mostra la sua bontà anche verso i dannati.
VI. – Purificate dal peccato, le Anime purganti scontano giocondamente le pene.
VII. – Con quale violenza d’amore le Anime del Purgatorio bramano di godere Iddio. L’esempio del pane e dell’affamato.
VIII. – L’Inferno e il Purgatorio rivelano la mirabile sapienza di Dio.
IX. – Necessità del Purgatorio.
X. – Natura terribile del Purgatorio.
XI. – L’amore di Dio che attrae a sé le Anime sante e l’impedimento che esse trovano nel peccato, genera la pena del Purgatorio.
XII. – Come Dio purifica le Anime. L’esempio dell’oro nel crogiuolo.
XIII. – Desiderio ardente delle Anime di trasformarsi in Dio, e sapienza di Dio dell’occultare ad esse le loro imperfezioni.
XIV. – Gioia e dolore delle anime purganti.
XV. – Le Anime purganti non possono più meritare. Come è disposta la loro volontà verso le opere offerte in questo mondo a loro suffragio.
XVI. – Le Anime vogliono la perfetta purificazione.
XVII. – Esortazioni e rimproveri ai viventi. E così quell’anima benedetta, vedendo le sopradette cose nel divin lume, disse:
XVIII. – Sofferenza spontanea e lieta delle Anime purganti.
XIX. – La Santa conclude la sua dottrina sulle anime del Purgatorio coll’applicazione di ciò che esperimenta nell’anima sua.

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