Storia greca – Cap. VI

Storia della Chiesa

Alberto Torresani

Storia greca

CAP. 6 – LA GUERRA DEL PELOPONNESO

     Lo splendore ineguagliato dell’età di Pericle collocò Atene in una posizione di primo piano rispetto alle altre città greche, assegnandole il compito di guidare la resistenza della Grecia contro un possibile ritorno offensivo dell’impero persiano.

     La creazione della Confederazione delio-attica e la trasformazione dei contributi di navi e di opliti in tributi in denaro offrì ad Atene la possibilità di convertire la città in un immenso emporio di ogni genere di merci, di realizzare cantieri navali e altre grandi opere del settore edilizio rendendo l’economia molto forte, con un mercato attivo che aveva a disposizione grandi mezzi finanziari.

     Dal punto di vista sociale, venne realizzato un modello ineguagliato di democrazia radicale col popolo minuto realmente sovrano. Scrive Tucidide: “Noi abbiamo una forma di governo che non imita le leggi altrui, mentre siamo noi, al contrario, modello per taluni; il suo nome è democrazia, perché lo Stato è dei molti e non dei pochi. Per legge ognuno gode ugual diritto pur rispettando l’individualità di ciascuno; ma per quanto riguarda i meriti, se qualcuno ottiene una buona  reputazione, viene scelto alle alte cariche dello Stato non perché appartenga a una classe sociale, ma per le sue virtù. A nessuno che possa essere di beneficio alla patria ciò viene impedito a causa della povertà o dell’oscurità dei suoi natali. Ci regoliamo con moderazione sia nella conduzione degli affari pubblici, sia nella discreta sorveglianza reciproca dei costumi privati dei cittadini senza mai adirarci col vicino che si diverte secondo il suo gusto, evitando anche di mostrarci con lui con volto triste, ben sapendo che questo comportamento offensivo può comunque risultare molesto. All’ordine pubblico non contravveniamo soprattutto per rispetto, obbedendo ai magistrati e alle leggi, soprattutto a quelle che non sono scritte”.

     Tuttavia questo singolare esperimento finì per limitare la libertà, che per i Greci significava autonomia e facoltà di autodeterminarsi, delle altre città greche, in particolare Corinto, Tebe, Megara. Sparta che fin dal VII secolo a.C. aveva mirato a raggiungere la sostanziale egemonia sul Peloponneso, fu costretta a mettersi a capo del partito oligarchico presente in ogni città e a combattere l’imperialismo ateniese che sembrava proiettato verso l’unificazione degli altri Greci, ma tenuti in posizione subordinata agli interessi di Atene.

     La guerra del Peloponneso conferma l’impossibilità per il mondo greco classico di superare la concezione della città-stato che pure era stata messa sotto scacco  fin dal tempo delle guerre persiane: forse fu l’inatteso trionfo sulla Persia a ridare vigore a una concezione politica in gran parte esaurita. Il significato della guerra del Peloponneso fu che la Grecia non sarebbe mai stata unificata da forze interne, come si vide ben presto col declino dell’egemonia spartana e poi dell’egemonia ancora più effimera di Tebe, conclusa  con l’intervento in Grecia della potenza della Macedonia al tempo di Filippo II. (altro…)

Storia greca – Cap. V

Storia della Chiesa

Alberto Torresani

 

Storia greca

CAP. 5 – L’EGEMONIA DI ATENE

 

     Le guerre persiane rappresentano uno spartiacque della storia greca: prima c’è la giovinezza radiosa e un po’ svagata potentemente espressa dalla poesia epica, dalla poesia lirica e dallo stile dorico arcaico; dopo viene la maturità espressa dalla poesia tragica, dalla storiografia e  dallo stile classico che trova il suo compendio più felice nel Partenone. Dopo le guerre persiane il mondo greco diviene consapevole della propria originalità, avendo battuto il più grande Impero dell’Asia, erede degli Imperi babilonese ed egiziano, e perciò i Greci ritengono di poter tutto osare, dando vita a una società eminentemente agonistica che premia il più forte, il più abile, il più intelligente, il più audace, il più intraprendente.

     La società greca non fu mai una società opulenta: ciò significa che le virtù più apprezzate non erano il lavoro indefesso, il risparmio, l’investimento del denaro in attività produttive, bensì la magnanimità, il valore, il rischio, il successo e la lode dei propri concittadini.

    Scrive Jacob Burckhardt nella sua Storia della civiltà greca: “L’uomo greco ha una spiccata vita individuale, è libero da influenze di casta o di razza ed è in continua gara con i suoi simili, dai giochi nelle feste fino al predominio nella polis, dall’arena di Olimpia alle piazze e ai portici della città natia, fino ai concorsi di canto e nelle arti figurative. E dove non si tratti di serio gareggiare, ne troviamo uno in forma di scherzo o beffa quotidiana, nella continua critica del prossimo; lo spirito umoristico greco si compiace instancabilmente del contrasto insito nelle cose, fra come sono e come dovrebbero essere. L’Oriente non è agonistico, anzitutto perché l’ordinamento delle caste non tollera gare e i Greci, da parte loro, non ammisero mai un barbaro nelle loro arene”.

     Il perno dell’alleanza vincente contro i Persiani fu Atene ed era naturale che quella città si ponesse a capo del mondo greco per guidarlo nello sfruttamento della vittoria. Atene per prima comprese che i tempi della città-stato erano finiti e che occorreva conservare intatto lo strumento che aveva permesso la vittoria, ossia una potente flotta sempre pronta a prendere il mare per scongiurare ogni ritorno offensivo dei Persiani la cui potenza era stata fermata, ma non distrutta.

     Tuttavia, per mantenere una potente flotta occorrevano molti denari  che si potevano avere solamente sviluppando l’economia di mercato: dal punto di vista sociale ciò significa che occorreva mettere da parte l’antica aristocrazia con i suoi ideali di vita individualisti ed eroici, facendo ascendere ai posti di comando la borghesia industriale e commerciale i cui ideali apparivano più prosaici, più volgari, ma sicuramente più redditizi.

     Il personaggio chiave per operare questa profonda trasformazione del costume fu Pericle che, pur appartenendo alla famiglia più aristocratica dell’Attica, portò al potere i ceti sociali più umili di Atene e riuscì nel difficile compito di far accettare a una parte dei Greci l’egemonia di Atene. (altro…)

Storia greca – Cap. IV

Storia della Chiesa

Alberto Torresani

Storia greca

CAP. 4 – LE GUERRE PERSIANE

     Alla fine del VI secolo a.C. la spinta all’espansione dell’Impero persiano induce Dario a intraprendere l’ingresso in Europa. Egli mirava ad assoggettare la Grecia, ma ne fu impedito dall’inaspettata rivolta delle città greche dell’Asia Minore che a partire dal 499 a.C. tennero in scacco per sei anni le forze persiane.

     Dario non rinuncia al progetto di conquistare la Grecia, anzi, la rivolta delle città della Ionia viene scelta come pretesto per punire le città greche che avevano aiutato gli insorti. La spedizione effettuata nel 490 a.C. si risolve in un parziale insuccesso dei Persiani che, sconfitti a Maratona, non riescono a occupare Atene.

     La morte di Dario e una rivolta nella satrapia d’Egitto assicurano ai Greci dieci anni di tregua, nel corso dei quali emergono le figure del re spartano Cleomene e dell’ateniese Temistocle che trasforma Atene nella maggiore potenza navale greca. Le ostilità riprendono con l’invasione della Grecia settentrionale, per terra e per mare, sotto la guida di Serse, il re persiano succeduto a Dario. Scrive Erodoto: “Mentre Serse si apprestava a guidare la spedizione ebbe nel sonno una visione e i magi, come l’ebbero udita, giudicarono si riferisse al fatto che su tutta la terra sarebbero divenuti suoi schiavi tutti gli uomini […] E così Serse fece compiere il raduno dell’esercito, andando alla ricerca di soldati in ogni città dell’impero. Dopo la sottomissione dell’Egitto, per quattro anni interi preparò la spedizione e nel corso del quinto anno ne assunse il comando, avendo a disposizione un numero di uomini davvero ingente. Delle spedizioni a noi note questa fu di gran lunga quella di dimensioni più grandi, tanto che di fronte a questa sembra nulla sia quella di Dario contro gli Sciti […] sia, secondo ciò che si narra, quella famosa spedizione degli Atridi a Troia”.

Il piano della spedizione fu accuratamente preparato; il concentramento delle truppe avvenne a Sardi, in Asia Minore, da lì mosse un esercito di trecentomila uomini alla volta della Grecia. La reazione greca, pur tra mille difficoltà e incomprensioni tra le città alleate, è pronta anche se, sulle prime, non pienamente efficace. Lo scontro alle Termopili, nel 480 a.C., vinto dai Persiani, consente alla flotta greca di ripiegare e portare in salvo la popolazione di Atene che sfugge così all’aggressore, ridotto a saccheggiare una città vuota.

     A Salamina, sempre nel 480 a.C., la flotta greca sconfigge quella persiana e Serse abbandona il comando della spedizione. La guerra, ripresa l’anno successivo da Mardonio, genero di Serse, si conclude con la vittoria dei Greci a Platea nel 479 a.C. Il successo di terra è completato con la vittoria navale al capo Micale, nei pressi di Mileto,  dove la flotta persiana viene annientata. Con la vittoria sui Persiani si apre una nuova stagione per la Grecia che assisterà alla mirabile espansione della potenza, ma soprattutto della civiltà ateniese. (altro…)

Storia greca, cap. III

Storia della Chiesa

Alberto Torresani

Storia greca

CAP. 3 – SPARTA E ATENE

 

     Le vicende di Sparta e Atene durante il periodo arcaico, ossia dall’VIII secolo fino alle guerre persiane all’inizio del V secolo a.C., meritano particolare attenzione per l’importanza che ebbero le due poleis più significative nella storia greca e per l’originalità degli sviluppi sociali e politici sperimentati.

     Sorta in Laconia, nella parte meridionale del Peloponneso, Sparta si sviluppò a spese dei popoli vicini, soprattutto i Messeni, e reagì ai mutamenti sociali ed economici dell’VIII-VII secolo praticando una chiusura nei confronti delle altre città e realizzando un modello politico-sociale peculiare, che prefigura alcuni regimi totalitari moderni, fondati su un esasperato militarismo al fine di mantenere immutati i vertici del potere.

     Scrive Plutarco: “Un’innovazione arditissima di Licurgo fu la ripartizione dei campi, poiché in Sparta era grande la diseguaglianza sociale, essendo alcuni mendicanti e privi di terra, altri ricchissimi, Licurgo per bandire ogni causa d’insolenza e d’invidia, d’infelicità e di eccessivo benessere, in una parola, per cacciare la miseria e la ricchezza, cause essenziali delle passate turbolenze persuase tutti i cittadini a mettere in comune tutte le loro terre per farne più tardi un’equa ripartizione, in questo dando la precedenza alla sola virtù”. Sparta raggiunse l’apice della sua potenza nel corso del VI secolo a.C., dando vita a un’alleanza politico-militare con le città confinanti, che gli storici chiamano Lega del Peloponneso.

     Atene, sorta nella regione dell’Attica in seguito a un fenomeno di aggregazione tra i centri agricoli preesistenti, reagì in modo diverso da quello di Sparta di fronte alla crisi economica e sociale del VII secolo. Accettò la sfida che i cambiamenti proponevano e, attraverso una serie di riforme legislative, giunse alla realizzazione del primo regime democratico della storia. Tra i riformatori si ricorda Dracone operante intorno al 621 a.C., poi vi furono le riforme di Solone, approvate nel 594 a.C. e, dopo l’intermezzo della tirannide dei Pisistratidi, la definitiva sistemazione costituzionale realizzata da Clistene nel 508 a.C. Il sistema democratico di Clistene aboliva qualunque privilegio legato alla nascita e consentiva, almeno in linea di principio, l’accesso alle cariche dello Stato a tutti i cittadini, realizzando una salda coesione politica interna che avrebbe fatto di Atene la più importante polis greca nei secoli V e IV a.C.

     Ne cogliamo una vivida eco nelle parole di Tucidide: “Atene è la sola città dalla quale il nemico assalitore non si sdegna di essere vinto; e dalla quale ancora il suddito non si lagna di essere governato. E noi presentiamo, quindi, una potenza avvalorata da insigni prove, senza che si abbia bisogno di un Omero che ci lodi  o di qualsiasi altro poeta i cui versi, se al momento convincono, possono essere distrutti dalla verità dei fatti. Pochi Greci vantano come gli Ateniesi gesta uguali alla fama”. Poco sopra, sempre Tucidide, aveva affermato: “Atene è la scuola dell’Ellade”. (altro…)

Storia greca, cap. II

Storia della Chiesa

Alberto Torresani

Storia greca

CAP. 2 – LA GRECIA ARCAICA

     Il periodo di storia della Grecia precedente lo scontro con i Persiani, dall’VIII al VI secolo a.C., viene definito Età arcaica.

     All’inizio dell’VIII secolo la Grecia fu teatro di importanti cambiamenti sociali ed economici che danno vita a un nuovo modello politico sorto sulle vestigia delle aristocrazie terriere: la polis. Una riforma militare, incentrata sulla falange oplitica, accompagna il sorgere della polis e la rafforza, introducendo nel governo della città-stato, accanto alle famiglie aristocratiche, le classi medie dei commercianti e dei piccoli proprietari.

     Nel corso dei secoli VIII e VII si assiste alla colonizzazione greca del Mediterraneo, portando le navi e i coloni di numerose città greche sulle coste dell’Italia meridionale e della Sicilia, sui litorali africani e del mar Nero. Questa colonizzazione era stata preceduta da una colonizzazione ancora più antica che aveva avuto come teatro principale l’Asia Minore. Scrive Gaetano De Sanctis nella sua celebre Storia dei Greci: “La colonizzazione greca dell’Asia Minore segna un’epoca nella storia dell’umanità. Essa stabilì un contatto strettissimo tra Occidente e Oriente, fra Europa e Asia o, lasciando queste designazioni troppo legate ad ambienti geografici, fra popoli dotati di energie e attitudini diverse, indoeuropei e non-indoeuropei […] I Greci d’Asia nel pieno rigoglio della forza espansiva non perdettero il contatto con il grosso dei loro connazionali stabiliti oltre Egeo, anzi ne furono sempre rincalzati mercé l’apporto permanente di nuove e fresche energie. Orientali e Occidentali si incontravano dunque nella Ionia, si gettavano, può dirsi, gli uni sulla via degli altri, costretti a subire scambievoli influssi, ma senza sopraffarsi né assimilarsi, sicché gli Elleni poterono, serbando integra la propria individualità e originalità, adottare quanto ad essi, specie nella tecnica, era accessibile delle civiltà più progredite che imparavano a conoscere da vicino; e dalla ricchezza d’esperienze che apriva loro il mutato ambiente e dallo sforzo che la lotta per l’esistenza imponeva, trarre il fermento per creare una nuova civiltà superatrice degli elementi orientali e occidentali che vi confluivano”.

     La seconda colonizzazione fu un fenomeno di grandi dimensioni che innescò una serie di modifiche economiche, politiche e sociali nell’universo greco, sfociando nella richiesta, da parte delle nuove categorie emergenti, di leggi scritte, di maggiore partecipazione alla direzione dello Stato e di equità nell’amministrazione della giustizia. Dalle loro richieste si fecero spesso interpreti personalità di rilievo, a cui sarà dato il nome di tiranni e che in molte città, verso il VI secolo, presero il potere, esercitandolo a vantaggio dei nuovi ceti sociali. Così fu preparato l’avvento di regimi timocratici, fondati sul censo, che a loro volta sfociarono nei regimi democratici. (altro…)

Storia greca, cap. I

Storia della Chiesa

Alberto Torresani

Storia greca

CAP. 1 – LE PRIME CIVILTA’ DELL’EGEO

 

Sulle coste e sulle isole bagnate dalle acque del mar Egeo fiorirono, in epoche diverse, la civiltà minoica e quella micenea.

     Le prime ricerche archeologiche sui Micenei risalgono alla fine dell’Ottocento, mentre gli scavi in area minoica sono ancora più recenti. Recente è la decifrazione della scrittura che va sotto il nome di “lineare B”, ad opera  dell’architetto inglese Michael Ventris. Questi, esperto nell’interpretazione di cifrari utilizzati nelle comunicazioni militari nel corso della Seconda guerra mondiale, ebbe l’idea di applicare lo stesso metodo di analisi statistica per decifrare la “lineare B”. Con l’aiuto del filologo John Chadwick, egli giunse effettivamente a capo dell’impresa, ma purtroppo morì prematuramente in un incidente stradale.

     La civiltà minoica, che prende il nome da Minosse, il mitico re di Cnosso, si sviluppa intorno ai centri urbani dell’isola di Creta. Si tratta di una struttura statale peculiare, che fonda il suo predominio politico sull’attività commerciale nel bacino orientale del Mediterraneo. Intorno al 2200 a.C. nelle città di Cnosso e di Festo, e in altri centri minori vengono edificati Palazzi che costituiscono l’espressione più tipica della cultura cretese. Sono edifici dalla planimetria molto complessa fino a meritarsi il nome di “labirinto”. Essi costituiscono il centro politico, religioso e commerciale dell’isola. Ma già a partire dal secolo indicato, i documenti indicano la presenza di popolazione proveniente dalla penisola greca.

     Dopo aver occupato la penisola greca fin dal XVII secolo a.C. e dopo aver subito l’influsso culturale dei Cretesi per tutto il secolo successivo, i Micenei occuparono l’isola di Creta intorno all’anno 1400 a.C. e ne determinarono il declino, seguito dalla scomparsa come entità politica autonoma, forse anche a causa di un terribile terremoto seguito da maremoto.

     Caratterizzata da una cultura aristocratica, fortemente gerarchica e militarizzata, la civiltà micenea si diffuse nel Mediterraneo orientale e venne in contatto con l’impero degli Ittiti. L’eco si conserva nell’Iliade che racconta la caduta di Troia, un’impresa che segna l’apogeo della civiltà micenea, da collocare alla fine del XIII secolo a.C. Tuttavia, poco dopo anche la città di Micene e le sue istituzioni crollano per cause che non conosciamo con precisione.

     Si apre perciò nell’area dell’Egeo una lunga era durata quasi quattro secoli che alcuni hanno chiamato “medioevo ellenico” nel corso del quale andò smarrita la scrittura “lineare B”: di fatto si conservarono solamente i poemi omerici che peraltro erano tramandati oralmente, ossia non erano stati scritti nella complessa scrittura sopra indicata, che per lo più veniva impiegata per scopi pratici, per esempio gli inventari di magazzino. (altro…)

La civiltà della vita e le leggi che la minacciano

Morale: contraccezione, dissenso...

di S.E. Mons. Giampaolo Crepaldi
per Centro Studi Livatino – Milano 19 febbraio 2018

 

La “svolta” nell’attuale legislazione contro la vita

L’Osservatorio Cardinale Van Thuân ha dedicato molta attenzione all’evoluzione negativa del quadro legislativo, nazionale e internazionale, riguardante il tema della vita. Lo ha fatto in particolare dedicando a questo argomento uno dei suoi Rapporti annuali sulla Dottrina sociale della Chiesa nel mondo, precisamente quello dell’anno 2013 dal titolo “La crisi giuridica ovvero l’ingiustizia legale”[1]. Ha poi continuato con la pubblicazione di un fascicolo del “Bollettino di Dottrina sociale della Chiesa” incentrato sulla lotta contro le leggi ingiuste riguardanti appunto la vita e la famiglia[2]. Molti altri interventi sono stati fatti, ma ho voluto qui ricordare questi due in quanto noto una omogeneità di prospettiva con la ricerca del Centro Studi Livatino.

Questa analisi dell’evoluzione (negativa) della recente legislazione sulla vita ci ha condotto ad alcune conclusioni che vorrei qui richiamare sinteticamente, per poi procedere ad un loro approfondimento. (altro…)

Beato Ludovico Morbioli, bolognese

Vite di Santi, Beati, Venerabili...

LUDOVICO MORBIOLI, laico penitente (1433-1485)
(memoria facoltativa – 16 novembre)

Forse non si pensava neanche troppo male di lui, Ludovico, finché fu un giovanotto vistoso e, come tanti altri della sua età, gaudente; certamente peggiorò la sua stima quando sposò Lucia, figlia di Giovanni Tura, e tutti aspettavano, inutilmente, che egli mettesse la testa a posto …

Era nato nel 1433, era uno dei figli (cinque maschi e una sola femmina) di Agnese e di Francesco Antonio Morbioli; fu allevato con tutte le cure di una buona educazione, ma, più cresceva, più il suo modo di vivere dovette spiacere ai genitori.

Neanche quando si trasferì a Venezia, nel 1462, smise di cercare divertimenti sfrenati, come nella città natale. Se non che, là, accadde il fatto che decise davvero della sua vita. Una malattia, certamente una di quelle che non lasciano speranze, lo ridusse a chiedere asilo all’ospizio dei canonici regolari di s. Salvatore: allora, fatti i conti con il dolore, con la morte e con la carità cristiana, Ludovico fu insperabilmente restituito alla vita, guarito nella carne e segnato per sempre nello spirito da un fervente amore per il Crocifisso, immagine dolorosa della pietà divina. (altro…)

Importanza della Dottrina per l’Azione politica dei Cattolici

Morale: contraccezione, dissenso...

di S.E. Mons. Giampaolo Crepaldi,
vescovo di Trieste

La “Dottrina sociale della Chiesa”, come dice la stessa espressione, è una “dottrina”.
Per molto tempo, però, soprattutto negli anni Settanta e Ottanta, molti contestavano questo termine e cercavano di sostituirlo con altri, come per esempio “Insegnamento” sociale della Chiesa, oppure “Discorso” sociale della Chiesa.
La parola dottrina, si diceva, è inadatta ad esprimere bene il concetto. Il principale argomento a sostegno di questa critica era che il termine “dottrina” era ritenuto astratto, teorico, deduttivo, mentre la vita sociale e politica era considerata concreta, sempre nuova, induttiva.
L’uso del termine “dottrina” lasciava intendere ancora il metodo di partire dall’alto anziché dal basso, dai principi di per sé lontani dalla concretezza della realtà, dall’intellettualismo delle formule. Il percorso doveva invece avvenire al contrario, dalle situazioni umane, dai bisogni, dalle condizioni storiche di ingiustizia e di povertà bisognava partire per elaborare nuovi orizzonti dottrinali capaci di far progredire la prassi di giustizia e di pace.
Questo discorso era sostenuto da diverse correnti teologiche secondo le quali il rapporto tra teoria e pratica doveva essere rovesciato, altrimenti – si sosteneva – il messaggio cristiano risulta incomprensibile, appunto perché calato dall’alto dentro una situazione umana ad esso estranea. (altro…)

I FIGLI SONO DI DIO non dello Stato

Vita cattolica: Matrimonio, laicato...

I FIGLI SONO DI DIO non dello Stato

di S.E. Mons. Giampaolo Crepaldi
Arcivescovo di Trieste

Da www.iltimone.org n° 167 – novembre 2017

Da Platone allo Stato, si afferma l’ideale utopistico di cittadini orfani della famiglia.
Invece i figli sono di Dio e solo la Chiesa e i genitori possono educarli.

_____________________

 

Di chi sono i figli? I figli non sono di nessuno perché sono di Dio.

C’è stato un tempo in cui l’idea che il figlio fosse un dono era radicata nel cuore e nella mente delle persone, e non solo delle mamme. Un dono che viene da Dio e che bisogna educare perché a Lui ritorni. La procreazione era sentita come appartenente ad un ciclo di senso che toglieva il bimbo dalle mani di ogni potere terreno, perché era “del Signore”. (altro…)