SS. GIOACCHINO e ANNA

Gioacchino e Anna sono i genitori della Vergine Maria. I due non avevano figli ed erano una coppia avanti con gli anni. Un giorno mentre Gioacchino è al lavoro nei campi, gli appare un angelo, per annunciargli la nascita di un figlio ed anche Anna ha la stessa visione. Chiamano la loro bambina Maria, che vuol dire «amata da Dio».

I libri canonici non ci dicono nulla dei genitori della Madonna. Lo Spirito Santo ha permesso che neppure i loro autentici nomi giungessero fino a noi. Quello che sappiamo di S. Anna e S. Gioacchino, presunti genitori della Vergine Maria, fu diffuso fin dal secolo II ad opera del Protovangelo di Giacomo, di ispirazione cristiana, che anticamente si chiamava Storia della Natività di Maria. Gioacchino e Anna sarebbero stati dei pii israeliti della tribù di Giuda, discendenti dalla stirpe reale di Davide, possessori di numerose greggi. Riconoscenti a Dio della grande abbondanza dei beni terreni, essi offrivano al tempio di Gerusalemme per sé, per i propri peccati e per i peccati di tutto il popolo, il doppio dei doni a cui erano obbligati.
Nonostante avessero sempre osservata alla perfezione la legge di Mosè, dopo molti anni di matrimonio Anna e Gioacchino non avevano ancora avuto figli. Essi vivevano umiliati in seno al popolo eletto perché gli Israeliti ritenevano la sterilità come un indizio di malvagità, e un segno eloquente della maledizione divina. Un giorno Gioacchino si recò al Tempio per fare, secondo la legge di Mosé, la sua solita offerta al Signore, ma il sommo sacerdote gli disse: "Tu non sei degno di offrire i tuoi doni perché non hai dato ancora al Signore il frutto della primogenitura d'Israele". Pieno di confusione, Gioacchino non ebbe il coraggio di ritornare a casa. Per non amareggiare la sua consorte si ritirò in una sua proprietà montana dove per quaranta giorni e quaranta notti si diede all'orazione e al digiuno. Dal canto suo Anna, avuto conoscenza di quanto era avvenuto, mortificata e avvilita, pregava nella sua casa il Signore affinchè concedesse anche a lei un figlio, come lo aveva concesso alla vecchia e sterile Sara.
La loro preghiera fu esaudita. Un giorno, mentre Anna stava effondendo le sue lacrime davanti al Signore, fu visitata da un angelo, il quale le promise che avrebbe concepito dopo il prossimo ritorno di suo marito. Lo stesso lieto annunzio fu dato a Gioacchino il quale si affrettò a ritornare a Gerusalemme con il suo gregge. Secondo il costume ebraico in ringraziamento a Dio egli offrì dieci agnelli, dodici vitelli e cento capri puri e senza macchia. Nove mesi più tardi nacque loro una figlia, alla quale posero il nome Maria, che significa amata da Dio. Un anno dopo Gioacchino diede in casa sua una grande festa alla quale parteciparono con il popolo i capi, gli scribi e i sacerdoti. Costoro così pregarono: "Dio dei nostri padri, benedici questa fanciulla e dalle un nome che rimanga celebre in tutte le generazioni." Il popolo rispose in coro: "Così sia". Poi i Sacerdoti la benedissero dicendo: "Dio di gloria, volgi lo sguardo su questa fanciulla e accordale una ininterrotta benedizione".
Questo è l'aspetto più o meno storico secondo il quale venne alla luce la Vergine Maria. È probabile che i suoi genitori, prima di trasferirsi a Nazareth, abitassero a Gerusalemme. "Questa opinione – scrive il Roschini – viene rafforzata dalla scoperta della casa dei santi Gioacchino e Anna nelle adiacenze del Tempio di Gerusalemme, dove sorse ben presto il santuario della Probatica. Ivi, infatti, molto tempo prima dell'invasione degli Arabi, il vescovo, il clero e i fedeli si radunavano 1'8 settembre di ogni anno, per celebrarvi "la natività della beata Madre di Dio". La famosa piscina "Probatica" (porta delle pecore), chiamata volgarmente Bethesda (casa della guarigione, della misericordia) di cui parla San Giovanni (V. 2), non sarebbe stata altro che l'ovile in cui si custodivano le pecore destinate ai quotidiani sacrifici nel Tempio.
Siccome poi il padre della Vergine SS., secondo l'antica tradizione, era pastore, ne concludono che egli doveva essere il custode di quelle pecore e della stalla che le accoglieva. Conseguentemente egli doveva avere la sua abitazione in quel luogo, e ivi la sua santa consorte diede alla luce la futura Madre di Dio. Per questo San Sofronio e il Damasceno dicono apertamente che Maria SS. è nata nella santa Probatica. Sulla grotta venerata, prima ancora di Costantino (come avrebbero costatato gli archeologi nel 1856 allorché la restaurarono) sorgeva di già un modesto oratorio.
Verso il 450 quel primitivo oratorio venne sostituito da una basilica bizantina, la quale, a sua volta, nel secolo XII, venne sostituita, per opera dei Crociati, da una chiesa romanica dedicata a Sant'Anna. Questa chiesa, trasformata più tardi dai musulmani in moschea e poi in scuola di teologia islamica, venne riaperta al culto cattolico nel 1856. Una scaletta posta nella navata destra, conduce il visitatore nella penombra di una cappella sotterranea (l'antica grotta in cui sarebbe nata Maria) ove sull'altare domina l'Immacolata, alla quale i suoi santi genitori Gioacchino e Anna mostrano Adamo ed Eva. La Vergine SS. quindi sarebbe nata a Gerusalemme, e avrebbe avuto in tal modo la culla proprio là dove il suo grande antenato David ebbe il trono" (La vita di Maria, 3.a ediz. p. 60).
Qualunque sia il luogo e il tempo in cui S. Anna diede alla luce la Madre di Dio, un fatto è certo, che essa con il marito fu la stretta parente del Verbo Incarnato. Il suo primo titolo di gloria perciò è di essere stata la Madre dell'Immacolata, sia pure in maniera inconscia. La sua santità, come quella di Gioacchino, è fuori discussione perché la Chiesa, sia orientale che occidentale, la venera come santa. Insegna la teologia cattolica che, quando Iddio elegge qualcuno ad un ufficio, gli da anche la grazia efficace necessaria per adempierlo bene. Il Signore dovette perciò largheggiare di doni con coloro che dovevano essere i suoi immediati strumenti nella procreazione di quel capolavoro della grazia divina che fu Maria SS. La Chiesa ha solennemente definito che la Madre del Redentore, quantunque concepita dai suoi genitori secondo le leggi comuni e perciò soggetta a contrarre il peccato originale, fu da Dio preservata dall'incorrerlo anche per un solo istante, in previsione dei meriti della Passione e della morte del suo Figlio divino. L'anima candidissima di Maria, quindi, quando nel seno di S. Anna assunse un corpo umano, possedeva già con ogni probabilità la grazia raggiunta da tutti i santi del paradiso.
Il secondo titolo di gloria di S. Anna è di aver collaborato, con l'educazione di sua figlia, all'opera dello Spirito Santo per fare fruttificare i doni meravigliosi deposti da Lui nell'anima della futura Madre del Signore. La Chiesa greca fin dal secolo VI e la Chiesa latina fin dal secolo XVI celebrano il 21 novembre la festa della Presentazione della B. Vergine al Tempio. Secondo il Protovangelo di Giacomo allorché la Madonna ebbe raggiunto l'età di due anni, Gioacchino avrebbe detto a sua moglie: "Conduciamo la nostra figlia al Tempio, e sciogliamo così il voto che abbiamo fatto". Ma Anna avrebbe risposto: "E ancora troppo presto! …
Aspettiamo il terzo anno, per evitare il pericolo che la nostra bimba ricerchi suo padre e sua madre". La maggiore parte dei mariologi rigetta la leggenda secondo la quale la Madonna, a tre anni, sarebbe stata consegnata al Sommo Sacerdote affinchè la tenesse in custodia e la facesse educare. Come S. Anna ignorava la missione della sua bambina privilegiata, così Maria ignorava che verso i quindici anni sarebbe diventata nelle mani dello Spirito Santo lo strumento prescelto per l'Incarnazione del Figlio di Dio. Quindi è più logico pensare che S. Anna abbia contribuito a preparare in famiglia la sua prescelta figlia all'eccelsa missione di Madre di Dio.
Secondo la rigorosa imposizione della legge di Mosè, il principale dovere dei genitori era d'insegnare ai figli la legge che essi dovevano poi osservare. Appena la Madonna cominciò a balbettare, S. Anna le insegnò a ripetere alcuni versetti della Bibbia e, quindi, in prosieguo di tempo, a leggerla e a meditarla. E’ facile immaginare con quale ardore e sollecitudine la piccola Maria, così portata alle cose divine, corrispondesse agl'insegnamenti dei genitori, mettesse in pratica le prime lezioni di virtù, imparasse i lavori propri delle fanciulle. Quante volte S. Anna si sarà rallegrata di avere una figlia così pia, diligente e ubbidiente! Con quanta riconoscenza ne avrà ringraziato il Signore quando il sabato prendeva parte alle sacre funzioni del tempio! E probabile che vi si recasse tutti i giorni con la figlia e il marito per adorare il Signore, ringraziarlo dei benefici loro concessi, affrettare la venuta del Messia promesso dai profeti.
Anche in casa S. Anna pregava con la sua predestinata figliuola. Ogni israelita prima e dopo i pasti era obbligato a pregare, anche se avesse consumato una sola oliva. Un pascolo nutriente alla profonda loro religiosità lo trovano nel Salterio, composto di 150 salmi, scritti in maggioranza dal santo re Davide, loro antenato. Esso costituiva il manuale privato e il libro ufficiale delle preghiere, degli inni del popolo ebreo. Non pochi di essi parlavano del futuro Messia, del suo trionfo sui nemici del popolo eletto, del suo regno che si sarebbe esteso fino agli estremi confini del mondo a prezzo di inaudite sofferenze.
Il terzo titolo di gloria di S. Anna è di essere stata la nonna di Gesù. Difatti, se l'umanità intera, se il popolo giudaico in particolare furono onorati dall'Incarnazione del Verbo, che dire dei suoi più prossimi parenti? La Chiesa onora con un culto speciale S. Giuseppe benché non abbia dato al Signore il suo sangue e la sua carne. Perché S. Anna non dovrebbe ricevere con S. Gioacchino un culto speciale tra i santi? Non fu nel suo seno che Dio predestinò Maria a diventare la Madre del suo Figlio? Non fu la concezione di Maria la prima origine del sangue di Gesù, del sangue cioè della Nuova Alleanza sparso per la redenzione di tutti gli uomini? Tutto quello che restava macchiato nell'eredità carnale dei re di Giuda, fu interamente purificato nella carne santa della gloriosa madre della Madonna.
Quando Maria SS. giunse all'età di circa 12 anni, S. Gioacchino e S. Anna si preoccuparono di cercarle un fidanzato tra la loro parentela, secondo l'usanza giudaica. Rimanere vergine, morire senza l'affetto di un marito e l'orgoglio di un figlio era reputato da tutti una vera disgrazia.
La Madonna ubbidì ai suoi genitori, fidente che Dio le avrebbe fatto incontrare un giovane disposto a rispettare per tutta la vita il suo voto di verginità. Non è improbabile quindi che S. Anna abbia avuto pure la felice sorte di stringere al suo seno il Figlio di Dio o di cantargli la ninna nanna.
Non sappiamo quando morirono i genitori della Madonna. Per parecchi secoli la loro memoria rimase nell'ombra. Il loro culto apparve anzitutto in oriente. L'imperatore Giustiniano I (+565) fece edificare a Costantinopoli una chiesa in onore di S. Anna. Nel secolo Vili la sua effige comparve nella chiesa di Santa Maria Antiqua, il più importante e il più antico edificio cristiano del foro romano. La sua festa nel secolo XIV era estesa a quasi tutta l'Europa. Martin Lutero combatté il culto di S. Anna al suo tempo molto in voga. Nel 1584 Gregorio XIII impose a tutta la Chiesa la festa della Santa come di precetto. Oggi è invocata come patrona delle madri e delle vedove. Il suo culto è molto sviluppato in Francia, a Ste-Anne d'Auray (Bretagna) e nel Canada, a Ste-Anne de Beaupré. Dante ne descrive così il posto e l'atteggiamento in Paradiso: "Di contro a Pietro vidi seder Anna – tanto contenta di mirar sua figlia – che non muove occhi per cantare osanna" (Par. 32, 133).
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Sac. Guido Pettinati SSP,
I Santi canonizzati del giorno, vol. 7, Udine: ed. Segno, 1991, pp. 261-266
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