REDENZIONE

"Cardinale Pietro Parente; Mons. Antonio Piolanti; Mons. Salvatore Garofano: Voci selezionate dal Dizionario di Teologia Dogmatica". REDENZIONE: (dal lat. redimere = ricomprare): significava anticamente riscatto, quindi liberazione d'uno schiavo o d'una cosa vincolata mediante un pagamento.

Nel campo religioso la redenzione è intesa in rapporto al peccato, il quale dice offesa a Dio e schiavitù morale, cioè ha un aspetto oggettivo e un aspetto soggettivo. Parimenti la redenzione importa una riparazione o espiazione o soddisfazione (oggettivamente) e un riscatto o liberazione o reintegrazione (soggettivamente). Questi due sensi sono espressi bene in tedesco con le parole: Erlosung (= riscatto) e versohnung (= espiazione). Il termine redenzione si arricchisce ancor più col Cristianesimo, che è essenzialmente un messaggio di salvezza. una soteriologia incentrata in Gesù, che secondo l'etimologia ebraica significa appunto Salvatore.
 Lo schema che traduce approssimativamente le ricchezze del concetto cattolico di redenzione può delinearsi così: l'uomo peccando ha offeso Dio e si è reso schiavo del peccato e del demonio che gliel'ha suggerito; non potendo egli rimediare a tanta rovina, il Verbo s'incarna legando a sé l'umanità (corpo mistico), espia e ripara in luogo dell'uomo peccatore davanti a Dio offeso (soddisfazione vicaria), meritando per tutti la riconciliazione con Dio e la liberazione dalla schiavitù di Satana e dal peccato. Il Luteranesimo ha esagerato l'aspetto oggettivo riducendo la redenzione a una sostituzione penale di Cristo in luogo degli uomini, che nulla hanno da fare per conto proprio (estrinsecismo); i Sociniani, i Protestanti Liberali, i Modernisti riducono invece la redenzione a un'opera individuale, cui Gesù Cristo contribuisce con l'influsso morale del suo esempio (moralismo soggettivo). Ma la dottrina cattolica, in base alla divina rivelazione, evita gli eccessi e tempera armonicamente i vari elementi e i  vari aspetti in un quadro organico: Cristo Redentore si sostituisce a noi nell'espiazione, ma noi siamo in Lui solidali con Lui, per ragione del corpo mistico; Egli ci redime con tutta la sua vita terrena, specialmente in forza della sua morte, sacrificio espiatorio. con efficacia fisico-morale: ma l'uomo per attuare in sé la salvezza operata da Cristo, deve aderire a Lui liberamente con la fede e la carità e con l'uso dei Sacramenti. Questi concetti si ricavano da: Isaia c. 53 (il poema soteriologico del «Servo di Yahwe»); Sinottici (Mt. 20.28 e 29, 28; Mc. 10, 45 e 14, 24; Lc. 19, 10 e 22, 20; Giovanni, (1, 29; 10,15: Apoc. 5, 8; 1° Lett. 2, 2); Pietro (1° Lett., l, 18; 2, 21); sopra tutto dalle Lettere di S. Paolo, che insiste specialmente sul valore redentivo della morte di Cristo (cfr. Rom. 3, 24; Efes. l, 7 e 5, 2; I Tim. 2, 6; Gal. 3, 13; Ebr. passim. ecc.). Gli stessi Razionalisti riconoscono che tutta la dottrina di S. Paolo è una complessa soteriologia vivamente realistica, animata dal concetto del corpo mistico, per cui la passione, la morte e la resurrezione di Cristo diventano nostre, come è nostro il peccato di Adamo.
 Presso i Padri tutti gli elementi costitutivi della Redenzione si trovano più o meno sviluppati, secondo i vari periodi o le varie scuole. Alcuni insistono sul realismo paolino, specialmente gli occidentali, altri (orientali) sul misticismo giovanneo (redenzione = deificazione dell'uomo attraverso il Verbo Incarnato, Luce-Vita). A volte ricorrono a metafore e allegorie vivaci per illustrare efficacemente il mistero al popolo, come per es. a queste: Cristo sborsa il suo sangue a Satana per liberare l'uomo dalla sua tirannia; Dio inganna il diavolo, che sfoga la sua ferocia su Cristo innocente, credendolo veramente peccatore, e quindi perde il diritto di tormentare più oltre gli uomini. I Razionalisti a torto hanno volute vedere in questi espedienti- oratori dei Padri una vera mitologia cristiana! Finalmente il Conc. Tridentino contro le aberrazioni luterane ha precisato diligentemente i capisaldi della dottrina cattolica nella sess. 5 e 6 (DB, 787 ss.).