L’UFFICIO DIVINO RINNOVATO (2)

Servo di Dio PP. Paolo VI: Poiché la vita di Cristo nel suo Corpo mistico perfeziona ed eleva anche la vita propria o personale di ogni fedele, deve essere del tutto esclusa qualunque opposizione tra preghiera della Chiesa e preghiera privata; anzi, bisogna mettere in maggior rilievo e sviluppare più ampiamente i rapporti che esistono tra l’una e l’altra

COSTITUZIONE APOSTOLICA CON LA QUALE SI PROMULGA L’UFFICIO DIVINO RINNOVATO A NORMA


DEL CONCILIO ECUMENICO VATICANO II


PAOLO VESCOVO


servo dei servi di DIO – a perpetua memoria



PRINCIPI E NORME PER LA LITURGIA DELLE ORE




Capitolo I


IMPORTANZA DELLA LITURGIA DELLE ORE O UFFICIO DIVINO NELLA VITA DELLA CHIESA




1. La preghiera pubblica e comune del popolo di Dio è giustamente ritenuta tra i principali compiti della Chiesa. Per questo sin dall’inizio i battezzati «erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nella preghiera» (At 2, 42). Più volte gli Atti degli Apostoli attestano la preghiera unanime della comunità cristiana [Cf At 1, 14; 4,24; 12, 5.12; cf Ef 5,19-21].


Le testimonianze della Chiesa primitiva attestano che anche i singoli fedeli, in ore determinate, attendevano alla preghiera. In seguito, in varie regioni, si diffuse la consuetudine di destinare tempi particolari alla preghiera comune, come, per esempio, l’ultima ora del giorno, quando si fa sera e si accende la lucerna, oppure la prima ora, quando la notte, al sorgere del sole, volge al termine.


Con l’andare del tempo si cominciarono a santificare con la preghiera comune anche altre ore, che i Padri vedevano adombrate negli Atti degli Apostoli. In questo libro, infatti, si parla dei discepoli radunati all’ora di terza [Cf At 2, 1-15 ]. Il Principe degli apostoli «salì verso mezzogiorno sulla terrazza a pregare» (10, 9); «Pietro e Giovanni salivano al tempio per la preghiera verso le tre del pomeriggio» (3, 1); «verso mezzanotte, Paolo e Sila in preghiera cantavano inni a Dio» (16, 25).



2. Queste preghiere fatte in comune, a poco a poco, furono ordinate in modo da formare un ciclo ben definito di Ore: la Liturgia delle Ore o Ufficio divino. Essa, arricchita anche di letture, è principalmente preghiera di lode e di supplica, e precisamente preghiera della Chiesa con Cristo e a Cristo.


 


 


I. Preghiera di Cristo


 


Cristo prega il Padre


3. Venendo per rendere gli uomini partecipi della vita di Dio, il Verbo, che procede dal Padre come splendore della sua gloria, «il Sommo Sacerdote della nuova ed eterna alleanza, Cristo Gesù, prendendo la natura umana, introdusse in questa terra d’esilio quell’inno che viene cantato da tutta l’eternità nelle sedi celesti» [SC 83].


Da allora, nel cuore di Cristo, la lode di Dio risuona con parole umane di adorazione, propiziazione e intercessione. Tutte queste preghiere, il Capo della nuova umanità e Mediatore tra Dio e gli uomini, le presenta al Padre a nome e per il bene di tutti.



4. Lo stesso Figlio di Dio, «che con il Padre suo è una cosa sola» (cf Gv 10, 30), e che entrando nel mondo disse: «Ecco, o Dio, io vengo a fare la tua volontà» (Eb 10, 9; cf Gv 6, 38), ha voluto anche lasciarci testimonianza della sua preghiera. Spessissimo, infatti, i Vangeli ce lo presentano in preghiera: quando viene rivelata dal Padre la sua missione [Lc 3, 21-22], antecedentemente alla chiamata degli apostoli [Lc 6, 12], quando rende grazie a Dio nella moltiplicazione dei pani [Mt 14, 19; 15, 36; Mc 6, 41; 8, 7; Lc 9, 16; Gv 6, 11], nella trasfigurazione sul monte [Lc 9, 28-29], quando risana il sordomuto [Mc 7, 34] e risuscita Lazzaro [Gv 11, 41 ss], prima di provocare la confessione di Pietro [Lc 9, 18], quando insegna ai discepoli a pregare [Lc 11, 1 ], quando i discepoli ritornano dall’aver compiuto la loro missione [Mt 11, 25 ss; 4 10,21 ss. ], quando benedice i fanciulli [Mt 19, 13 ] e prega per Pietro [Lc 22, 32 ].


La sua attività quotidiana era strettamente congiunta con la preghiera, anzi quasi derivava da essa. Così quando si ritirava nel deserto o sul monte a pregare [ Mc 1, 35; 6, 46; Lc 5, 16; cf Mt 4, 1 par.; Mt 14, 23 ], alzandosi al mattino presto [ Mc 1, 35 ], o quando, dalla sera alla quarta veglia [Mt 14, 23.25; Mc 6, 46.48 ], passava la nottata intera in orazione a Dio [Lc 6, 12 ].


Egli, come giustamente si pensa, partecipò anche alle preghiere pubbliche, quali erano quelle che si facevano nelle sinagoghe dove entrò nel giorno di sabato «secondo il suo solito» [ Lc 4, 16. ], e nel tempio che chiamò casa di preghiera [Mt 21,13 par. ]. Non tralasciò quelle private, che si recitavano abitualmente ogni giorno dai pii israeliti.


Pronunziava anche le tradizionali preghiere di benedizione a Dio, proprie delle riunioni conviviali, come è espressamente riferito in relazione con la moltiplicazione dei pani [ Mt 14, 19 par.; Mt 15, 36 par. ] e poi nella sua ultima Cena [ Mt 26, 26 par. ], nel castello di Emmaus [Lc 24, 30 ], ugualmente quando con i suoi discepoli recitò l’inno nel cenacolo [Mt 26, 30 par. ]. Fino al termine della sua vita, avvicinandosi già la Passione [Gv 12, 27 s. ], nell’ultima Cena [Gv 17, 1-26 ], nell’agonia [ Mt 26, 36-44 par. ] e sulla croce [Lc 23, 34.46; Mt 27, 46; Mc 15, 34 ], il Maestro divino dimostrò che la preghiera animava il suo ministero messianico e il suo esodo pasquale.


Egli, infatti, «nei giorni della sua vita terrena offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a colui che poteva liberarlo da morte e fu esaudito per la sua pietà» (Eb 5, 7) e, compiuta l’oblazione di sé sull’ara della croce, rese «perfetti per sempre quelli che vengono santificati» (Eb 10, 14); infine, risuscitato da morte, vive per sempre e prega per noi [Cf Eb7, 25 ].


 


 


II. Preghiera della Chiesa


 


Il precetto della preghiera


5. Gesù ha ordinato anche a noi di fare ciò che egli stesso fece. «Pregate», disse spesso, «domandate», «chiedete» [Mt 5, 44; 7, 7; 26,41; Mc 13, 33; 14, 38; Lc 6, 28; 10, 2; 11, 9-22 40.46 ], «nel mio nome» [ Gv 14, 13 s; 15,16; 16, 23 s.26 ]; insegnò anche la maniera di pregare nell’orazione che si chiama domenicale [Mt 6, 9-13; Lc 11, 2-4 ] e dichiarò necessaria la preghiera [Lc 18, 1 ], e precisamente quella umile [ Lc 18, 9-14 ], vigilante [Lc 21, 36; Mc 13, 33 ], perseverante, fiduciosa nella bontà del Padre [Lc 11, 5-13; 18, 1-8; Gv 14, 13; 16, 23 ], pura nell’intenzione e rispondente alla natura di Dio [Mt 6, 5-8; 23, 14; Lc 20, 47; Gv 4, 23 ].


A loro volta gli apostoli, che qua e là nelle lettere ci tramandano preghiere, specialmente di lode e di rendimento di grazie, ci raccomandano anch’essi la perseveranza e l’assiduità [ Rm 8, 15.26; 1 Cor 12, 3; Gal 4, 6; Gd 20 ] della preghiera nello Spirito Santo [2 Cor 1,20; Col 3, 17 ], rivolta a Dio [ Eb 13, 15 ], per mezzo di Cristo [Rm 12, 12; 1 Cor 7,5; Ef 6, 18; Col   4, 2; 1Ts 5, 17; 1Tm 5,5; 1Pt 4, 7 ]. Ci parlano della sua grande efficacia per la santificazione [1Tm 4,5; Gc 5, 15 s; 1Gv 3, 22; 5, 14 s. ] e non mancano di ricordare la preghiera di lode [ Ef 5, 19s;Eb 13, 15; Ap 19,5 ], di ringraziamento [Col 3, 17; Fil 4, 6; 1Ts 5, 17; 1Tm 2, 1 ], di domanda [Rm 8, 26; Fil 4, 6 ] e di intercessione per tutti [ Rm 15, 30; 1Tm 2, 1 s; Ef 6, 18; 1Ts 5, 25; Gc 5,14.16 ].


 


 


La Chiesa continua la preghiera di Cristo



6. Poiché l’uomo viene interamente da Dio, deve riconoscere e professare questa sovranità del suo Creatore. È quanto gli uomini di sentimenti religiosi, vissuti in ogni tempo, hanno effettivamente fatto con la preghiera.


La preghiera diretta a Dio però deve essere connessa con Cristo, Signore di tutti gli uomini, unico Mediatore [ 1Tm 2, 5; Eb 8, 6; 9, 15; 12, 24 ], e il solo per il quale abbiamo accesso a Dio [Rm 5, 2;Ef 2, 18; 3, 12 ]. Cristo, infatti, unisce a sé tutta l’umanità [Cf SC 83 ], in modo tale da stabilire un rapporto intimo tra la sua preghiera e la preghiera di tutto il genere umano. In Cristo, appunto, e in lui solo, la religione umana consegue il suo valore salvifico e il suo fine.



7. Tuttavia un vincolo speciale e strettissimo intercorre tra Cristo e quegli uomini che egli per mezzo del sacramento della rigenerazione unisce a sé come membra del suo Corpo, che è la Chiesa. Così effettivamente dal Capo si diffondono all’intero Corpo tutti i beni che sono del Figlio: cioè la comunicazione dello Spirito, la verità, la vita e la partecipazione alla sua filiazione divina, che si manifestava in ogni sua preghiera quando dimorava presso di noi.


Anche il sacerdozio di Cristo è condiviso da tutto il Corpo della Chiesa, così che i battezzati mediante la rigenerazione e l’unzione dello Spirito Santo vengono consacrati in edificio spirituale e sacerdozio santo [Cf LG 10 ] e sono abilitati a esercitare il culto del Nuovo Testamento, culto che non deriva dalle nostre forze, ma dal merito e dal dono di Cristo. «Nessun dono maggiore Dio potrebbe fare agli uomini che costituire loro capo il suo Verbo, per mezzo del quale ha creato tutte le cose, e a lui unirli come membra, così che egli fosse Figlio di Dio e Figlio dell’uomo, un solo Dio con il Padre, un solo uomo con gli uomini. Così, quando pregando parliamo con Dio, non per questo separiamo il Figlio dal Padre e quando il Corpo del Figlio prega non separa da sé il proprio Capo, ma è lui stesso unico salvatore del suo Corpo, il Signore nostro Gesù Cristo Figlio di Dio, che prega per noi, prega in noi ed è pregato da noi. Prega per noi come nostro sacerdote, prega in noi come nostro Capo, è pregato da noi come nostro Dio. Riconosciamo dunque in lui le nostre voci e le sue voci in noi» [S. AGOSTINO, Enarrationes in ps. 85, n. 1: CCL 39, 1176 ].


In questo dunque sta la dignità della preghiera cristiana, che essa partecipa dell’amore del Figlio Unigenito per il Padre e di quell’orazione, che egli durante la sua vita terrena ha espresso con le sue parole e che ora, a nome e per la salvezza di tutto il genere umano, continua incessantemente in tutta la Chiesa e in tutti i suoi membri.


 


 


L’azione dello Spirito Santo


8. L’unità della Chiesa orante è opera dello Spirito Santo, che è lo stesso in Cristo [Cf Lc 10, 21, quando Gesù «esultò nello Spirito Santo e disse: “Io ti rendo lode, Padre”…» ], in tutta la Chiesa e nei singoli battezzati. Lo stesso «Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza» e «intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili» (Rm 8, 26); egli stesso, in quanto Spirito del Figlio, infonde in noi «lo spirito da figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: Abbà, Padre!» (Rm 8, 15; cf Gal 4, 6; 1Cor 12, 3; Ef 5, 18; Gd 20). Non vi può essere dunque nessuna preghiera cristiana senza l’azione dello Spirito Santo, che unificando tutta la Chiesa, per mezzo del Figlio la conduce al Padre.




Carattere comunitario della preghiera


9. L’esempio e il comando del Signore e degli apostoli di pregare sempre e assiduamente non si devono considerare come una norma puramente giuridica, ma appartengono all’intima essenza della Chiesa medesima, che è comunità e deve quindi manifestare il suo carattere comunitario anche nella preghiera. Per questo negli Atti degli Apostoli, quando per la prima volta si fa parola della comunità dei fedeli, questa appare riunita in preghiera «con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù e con i fratelli di lui» (At 1, 14). «La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuore solo e un’anima sola» (At 4, 32): questa unanimità si fondava sulla parola di Dio, sulla comunione fraterna, sulla preghiera e sulla Eucaristia [ Cf At 2, 42gr. color:black’>].


Sebbene la preghiera fatta nella propria stanza e a porte chiuse [Cf Mt 6,6 ] sia sempre necessaria e da raccomandarsi [Cf SC 12 color:black’>], e venga anch’essa compiuta dai membri della Chiesa per Cristo nello Spirito Santo, tuttavia all’orazione della comunità compete una dignità speciale, perché Cristo stesso ha detto: «dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro» (Mt 18, 20).


 


 


III. La Liturgia delle Ore


 


Consacrazione del tempo


10. Cristo ha comandato: «Bisogna pregare sempre senza stancarsi» (Lc 18, 1). Perciò la Chiesa, obbedendo fedelmente a questo comando, non cessa mai d’innalzare preghiere e ci esorta con queste parole: «Per mezzo di lui (Gesù) offriamo continuamente un sacrificio di lode a Dio» (Eb 13, 15). A questo precetto la Chiesa ottempera non soltanto celebrando l’Eucaristia, ma anche in altri modi, e specialmente con la Liturgia delle Ore, la quale, tra le altre azioni liturgiche, ha come sua caratteristica per antica tradizione cristiana di santificare tutto il corso del giorno e della notte [ Cf SC 83-84 ].



11. Poiché, dunque, la santificazione del giorno e di tutta l’attività umana rientra nelle finalità della Liturgia delle Ore, il suo ordinamento è stato rinnovato in modo da far corrispondere, per quanto era possibile, la celebrazione delle Ore al loro vero tempo, sempre tenendo conto, però, delle condizioni della vita odierna [Cf SC 88 ].


Perciò «sia per santificare veramente il giorno sia per recitare con frutto spirituale le stesse Ore, conviene che nella recita delle Ore si osservi il tempo, che corrisponde più da vicino al tempo vero di ciascuna Ora canonica» [Cf SC 94 ].


 


 


Rapporto tra Liturgia delle Ore ed Eucaristia


12. La Liturgia delle Ore estende [Cf   PO 5 ] alle diverse ore del giorno le prerogative del mistero eucaristico, «centro e culmine di tutta la vita della comunità cristiana» [ CD 30 ]: la lode e il rendimento di grazie, la memoria dei misteri della salvezza, le suppliche e la pregustazione della gloria celeste. La celebrazione dell’Eucaristia viene anche preparata ottimamente mediante la Liturgia delle Ore, in quanto per suo mezzo vengono suscitate e accresciute le disposizioni necessarie alla fruttuosa celebrazione dell’Eucaristia, quali sono la fede, la speranza, la carità, la devozione e il desiderio dell’abnegazione di sé.


 


 


Esercizio dell’ufficio sacerdotale di Cristo nella liturgia delle Ore


13. «L’opera della redenzione umana e della perfetta glorificazione di Dio» [ SC 5 ], Cristo la compie nello Spirito Santo per mezzo della sua Chiesa non soltanto quando si celebra l’Eucaristia e si amministrano i sacramenti, ma anche, a preferenza di altri modi, quando si celebra la Liturgia delle Ore [ Cf SC 83, 98 ]. In essa egli stesso è presente quando si raduna l’assemblea, quando si proclama la parola di Dio, «quando la Chiesa supplica e salmeggia» [ SC 7 ].


 


 


Santificazione dell’uomo


14. Nella Liturgia delle Ore si compie la santificazione dell’uomo [ Cf SC 10 ] e si esercita il culto divino in modo da realizzare in essa quasi quello scambio o dialogo fra Dio e gli uomini nel quale «Dio parla al suo popolo… il popolo a sua volta risponde a Dio con il canto e con la preghiera» [ SC 33 ]. Senza dubbio i partecipanti possono ottenere dalla Liturgia delle Ore una santificazione larghissima per mezzo della parola salvifica di Dio che ha grande importanza in essa. Dalla Sacra Scrittura si scelgono, infatti, le letture. Da essa viene la Parola divina dei salmi che si cantano davanti a Dio. Di afflato e ispirazione biblica sono permeate le altre preci, orazioni e canti [Cf SC 24 ].


Non solo dunque quando si legge tutto ciò che è «stato scritto per nostra istruzione» (Rm 15, 4), ma anche quando la Chiesa prega o canta, si alimenta la fede dei partecipanti, le menti sono sollevate verso Dio per rendergli un ossequio ragionevole e ricevere con più abbondanza la sua grazia [Cf SC 33 ].


 


 


Lode offerta a Dio in unione con la Chiesa celeste


15. Nella Liturgia delle Ore la Chiesa, esercitando l’ufficio sacerdotale del suo Capo, offre a Dio «incessantemente» [1Ts 5, 17 ], il sacrificio di lode, cioè il frutto di labbra che confessano il suo nome [ Cf Eb 13, 15 ]. Questa preghiera è «la voce della stessa Sposa che parla allo Sposo, anzi è la preghiera che Cristo, unito al suo Corpo, eleva al Padre» [ SC 84 ].


«Tutti coloro, pertanto, che compiono questa preghiera, adempiono da una parte l’obbligo proprio della Chiesa e dall’altra partecipano al sommo onore della Sposa di Cristo perché, celebrando le lodi di Dio, stanno dinanzi al suo trono a nome della Madre Chiesa» [ SC 85 ].



16. La Chiesa, dando lode a Dio nelle Ore, si associa a quel carme di lode che viene eternamente cantato nelle sedi celesti [Cf SC 83 ]; pregusta, nel medesimo tempo, quella lode celeste descritta da Giovanni nell’Apocalisse, lode che ininterrottamente risuona davanti al trono di Dio e dell’Agnello. La stretta unione di noi con la Chiesa celeste si realizza quando «in comune esultanza celebriamo la lode della maestà divina, e noi tutti, di ogni tribù, lingua, popolo e nazione, riscattati con il sangue di Cristo (cf Ap 5, 9) e radunati in un’unica Chiesa, con un unico canto di lode celebriamo Dio uno e trino» [ LG 50; cf SC 8, 104 ]. Questa liturgia celeste i profeti quasi la previdero nella vittoria del giorno senza notte, della luce senza tenebre: «Il sole non sarà più la tua luce di giorno, né ti illuminerà più il chiarore della luna. Ma il Signore sarà per te luce eterna» (Is 60, 19; cf Ap 21, 23.25). «Sarà un unico giorno. Il Signore lo conosce. Non ci sarà né giorno né notte. Verso sera risplenderà la luce» (Zc 14, 7). Già, veramente per noi «è arrivata la fine dei tempi (cf 1Cor 10, 11), e la rinnovazione del mondo è irrevocabilmente fissata e in certo modo è realmente anticipata in questo mondo» [LG 48 ]. Così, per mezzo della fede, noi siamo anche ammaestrati sul significato della nostra vita temporale, per attendere insieme con tutte le creature la rivelazione dei figli di Dio [ Cf Rm 8, 19 ].



Nella Liturgia delle Ore noi proclamiamo questa fede, esprimiamo e alimentiamo questa speranza, partecipiamo in qualche modo al gaudio della lode perenne e del giorno che non conosce tramonto.


 


 


Supplica e intercessione


17. Ma, oltre alla lode di Dio, la Chiesa nella liturgia esprime i voti e i desideri di tutti i cristiani, anzi supplica Cristo, e, per mezzo di lui, il Padre per la salvezza di tutto il mondo [Cf SC 83 ]. Questa voce non è soltanto della Chiesa, ma anche di Cristo, poiché le preghiere vengono fatte a nome di Cristo, cioè «per il nostro Signore Gesù Cristo», e così la Chiesa continua a fare quelle preghiere e suppliche che Cristo offrì nei giorni della sua vita terrena [Cf Eb 5, 7 ], e che perciò godono di una efficacia particolare.


E così, non solo con la carità, con l’esempio e con le opere di penitenza, ma anche con l’orazione la comunità ecclesiale esercita la sua funzione materna di portare le anime a Cristo [ Cf PO 6 ]. Questo compito spetta specialmente a coloro che per un mandato speciale sono chiamati a celebrare la Liturgia delle Ore: cioè ai vescovi e ai sacerdoti, che in forza del loro ufficio pregano per il loro popolo e per tutto il popolo di Dio [Cf LG 41], e agli altri ministri sacri come pure ai religiosi [ Cf sotto, n. 24].




Culmine e fonte dell’azione pastorale


18. Coloro che partecipano alla Liturgia delle Ore danno incremento al popolo di Dio [Cf PC 7] in virtù di una misteriosa fecondità apostolica; il lavoro apostolico, infatti, è ordinato «a che tutti, diventati figli di Dio, mediante la fede e il battesimo, si riuniscano in assemblea, lodino Dio nella Chiesa, prendano parte al sacrificio e alla mensa del Signore» [ SC 10 ]. Vivendo in tal modo i fedeli esprimono e manifestano agli altri «il mistero di Cristo e la genuina natura della Chiesa, che ha la caratteristica di essere… visibile, ma dotata di realtà invisibili, fervente nell’azione e dedita alla contemplazione, presente nel mondo e tuttavia pellegrina» [ SC 2 ]. A loro volta, le letture e le preghiere della Liturgia delle Ore costituiscono una genuina fonte di vita cristiana. Tale vita si nutre alla mensa della Sacra Scrittura e con le parole dei santi, ma è rinvigorita dalla preghiera. Solo il Signore, infatti, senza il quale non possiamo far nulla [ Cf Gv 15, 5 ], da noi pregato, può dare efficacia e sviluppo alle nostre opere [ Cf SC 86 ], così che ogni giorno veniamo edificati per diventare tempio di Dio, per mezzo dello Spirito [Cf Ef 2, 21-22 ], fino alla misura che conviene alla piena maturità di Cristo [Cf Ef 4, 13 ] e nello stesso tempo irrobustiamo le nostre forze per evangelizzare il Cristo a coloro che sono fuori [ Cf SC 2 ].


 


 


La mente concordi con la voce


19. Perché questa preghiera sia propria di ciascuno di coloro che vi prendono parte e sia parimenti fonte di pietà e di molteplice grazia divina, e nutrimento dell’orazione personale e dell’azione apostolica, è necessario che la mente stessa si trovi in accordo con la voce [ Cf SC 90; RB 19] mediante una celebrazione degna, attenta e fervorosa.


Tutti cooperino diligentemente con la grazia divina per non riceverla invano. Cercando Cristo, e penetrando sempre più intimamente con l’orazione nel suo mistero [Cf PO 14; OT 8 ], lodino Dio e innalzino suppliche con quel medesimo animo con il quale pregava lo stesso divino Redentore.





IV. Coloro che celebrano la Liturgia delle Ore


 


a) Celebrazione in comune


20. La Liturgia delle Ore, come tutte le altre azioni liturgiche, non è un’azione privata, ma appartiene a tutto il Corpo della Chiesa, lo manifesta e influisce in esso [ Cf SC 26 ]. La sua celebrazione ecclesiale è posta nella sua più piena luce – e per questo è sommamente consigliata – quando la compie la Chiesa locale con il proprio vescovo, circondato dai presbiteri e dai ministri [ Cf SC 41 ]; «in essa è veramente presente e opera la Chiesa di Cristo, una, santa, cattolica, apostolica» [CD11 ].


Questa celebrazione, anche quando, in assenza del vescovo, è fatta dal Capitolo dei canonici o da altri sacerdoti, si svolga sempre rispettando la corrispondenza delle Ore al loro vero tempo, e per quanto è possibile, con la partecipazione del popolo. La medesima cosa si dica dei Capitoli collegiali.



21. Le altre assemblee di fedeli curino anch’esse, e possibilmente in chiesa, la celebrazione comunitaria delle Ore principali. Fra queste assemblee hanno un posto preminente le parrocchie, vere cellule della diocesi, organizzate localmente sotto la guida di un pastore che fa le veci del vescovo. Esse «rappresentano in certo modo la Chiesa visibile stabilita su tutta la terra» [SC 42; AA 10 ].



22. Se dunque i fedeli vengono convocati per la Liturgia delle Ore e si radunano insieme, unendo i loro cuori e le loro voci, manifestano la Chiesa che celebra il mistero di Cristo [ Cf SC 26, 84 ].



23. È compito di coloro che sono insigniti dell’Ordine sacro o che hanno ricevuto una particolare missione canonica [ Cf AG 17 ] indire e dirigere la preghiera della comunità: «pongano ogni loro impegno perché tutti quelli che sono affidati alle loro cure, siano concordi nella preghiera» [CD 15 ].


Curino pertanto che i fedeli siano invitati e siano istruiti con opportuna catechesi a celebrare in comune, specialmente nei giorni di domenica e di festa, le parti principali della Liturgia delle Ore [Cf SC 100 ]. Insegnino loro ad attingere da questa partecipazione un autentico spirito di preghiera [ Cf PO 5 ], e perciò con una idonea formazione li guidino a comprendere i salmi in senso cristiano, in modo da condurli a poco a poco a gustare e a praticare sempre più la preghiera della Chiesa [Cf sotto, nn. 100-109 ].



24. Le comunità dei canonici, dei monaci, delle monache e degli altri religiosi che, in forza della loro Regola o delle loro Costituzioni, celebrano, con il rito comune o con un rito particolare, integralmente o parzialmente, la Liturgia delle Ore, rappresentano in modo speciale la Chiesa orante: esse esprimono, infatti, più pienamente il modello della Chiesa che senza interruzione e con voce concorde loda Dio, e assolvono il compito di «collaborare» innanzitutto con la preghiera, «all’edificazione e all’incremento di tutto il Corpo mistico di Cristo e al bene delle Chiese particolari» [CD 33; cf PC 6, 7, 15; AG 15 ]. Questo va detto soprattutto per coloro che fanno vita contemplativa.



25. I sacri ministri e tutti i chierici, che non sono per altro titolo obbligati alla celebrazione comune, se convivono o si riuniscono insieme, procurino di celebrare in comune almeno qualche parte della Liturgia delle Ore, specialmente le Lodi al mattino e alla sera i Vespri [Cf SC 99 ].



26. Anche ai religiosi dei due sessi che non sono obbligati alla celebrazione comune, e ai membri di qualsiasi istituto di perfezione si raccomanda vivamente di riunirsi fra loro o con il popolo, per celebrare la Liturgia delle Ore, tutta o in parte.



27. Anche i laici riuniti in convegno, sono invitati ad assolvere la missione della Chiesa [ Cf SC 100 ], celebrando qualche parte della Liturgia delle Ore, qualunque sia il motivo per cui si radunano o quello della preghiera o dell’apostolato o altro. È necessario, infatti, che imparino ad adorare Dio Padre in spirito e verità [ Cf Gv 4, 23 ] anzitutto nell’azione liturgica, e si ricordino che mediante il culto pubblico e la preghiera raggiungono tutti gli uomini e possono contribuire non poco alla salvezza di tutto rimondo [Cf GE 2; AA 16 ].


È cosa lodevole, infine, che la famiglia, santuario domestico della Chiesa, oltre alle comuni preghiere celebri anche, secondo l’opportunità, qualche parte della Liturgia delle Ore, inserendosi così più intimamente nella Chiesa [Cf AA 11 ].


 


 


b) Il mandato di celebrare la Liturgia delle Ore


28. La Liturgia delle Ore è affidata in modo particolare ai ministri sacri. Per questo incombe loro l’obbligo personale di celebrarla, anche se assente il popolo, sia pure con i necessari adattamenti.


La Chiesa, infatti, li deputa alla Liturgia delle Ore perché il compito di tutta la comunità sia adempiuto in modo sicuro e costante almeno per mezzo loro, e la preghiera di Cristo continui incessantemente nella Chiesa [Cf PO 13 ].


Il vescovo rappresenta Cristo in forma eminente e visibile. È il grande sacerdote del suo gregge. Da lui deriva e dipende, in certo modo, la vita dei suoi fedeli in Cristo [ Cf SC 41; LG 21 ]. Fra i membri della sua Chiesa, il vescovo deve essere il primo nella preghiera.


Quando poi egli celebra la Liturgia delle Ore, lo fa sempre a nome e beneficio della Chiesa, che gli è affidata [ Cf LG 26; CD15 ]. I sacerdoti, uniti al vescovo e a tutto il presbiterio, rappresentano anch’essi in grado speciale la persona di Cristo sacerdote [ Cf PO 13 ], partecipano al medesimo compito, pregando Dio per tutto il popolo loro affidato, anzi per tutto il mondo [Cf  PO 5 ]. Tutti costoro compiono il ministero del buon pastore che prega per i suoi perché abbiano la vita e perciò siano perfetti nell’unità [ Cf Gv 10, 11; 17, 20.23 ].


Nella Liturgia delle Ore, proposta loro dalla Chiesa, non solo trovino la fonte della pietà e il nutrimento dell’orazione personale [Cf SC 90 ], ma, anche quell’abbondanza di contemplazione da cui attingere alimento e stimolo per l’azione pastorale e missionaria a conforto di tutta la Chiesa di Dio [ Cf LG 41 ].



29. I vescovi, dunque, i sacerdoti e i diaconi aspiranti al sacerdozio, che hanno ricevuto dalla Chiesa il mandato (cf n. 17) di celebrare la Liturgia delle Ore, hanno l’obbligo di assolvere ogni giorno tutte le Ore (cf CIC, cc. 276 § 3; 1174 § 1), osservando, per quanto è possibile, il loro vero tempo. Diano prima di tutto la dovuta importanza alle Ore che sono come il cardine della Liturgia oraria, cioè alle Lodi mattutine e ai Vespri. Non tralascino mai queste Ore se non per un motivo grave.


Celebrino anche fedelmente l’Ufficio delle letture, che è in gran parte celebrazione liturgica della parola di Dio; in tal modo adempiranno ogni giorno il loro compito particolare di accogliere in sé la parola di Dio, per diventare discepoli più perfetti del Signore e gustare più profondamente le insondabili ricchezze di Cristo [ Cf DV 25; PO 13 ].


Per santificare meglio l’intero giorno, abbiano inoltre a cuore la recita dell’Ora media e di Compieta, con la quale, prima del riposo notturno portano a compimento l’«Opus Dei» e si raccomandano a Dio.



30. È sommamente conveniente che i diaconi permanenti, ai quali anche si riferisce il mandato della Chiesa, recitino ogni giorno la parte della Liturgia delle Ore, stabilita dalla Conferenza dei Vescovi [Cf CIC, e. 276 §§ 2 e 3; SDO 27 ].



31. a) I Capitoli cattedrali e collegiali devono celebrare in coro quelle parti della Liturgia delle Ore che sono loro prescritte dal diritto comune o particolare.


I singoli membri di questi Capitoli, oltre alle Ore che tutti i ministri sacri sono tenuti a recitare, devono recitare da soli quelle Ore che si celebrano nel loro Capitolo [ Cf IOe 78b ],


b) Le comunità religiose obbligate alla Liturgia delle Ore e i loro singoli membri, celebrino le Ore a norma del loro diritto particolare, salvo quanto è prescritto al n. 29 per coloro che hanno ricevuto l’Ordine sacro.


Le comunità obbligate al coro celebrino ogni giorno, in coro, tutto l’Ufficio [Cf SC 95 ]; i membri che non hanno preso parte al coro recitino le Ore a norma del loro diritto particolare, salvo sempre quanto è prescritto al n. 29.



32. Si raccomanda a tutte le altre comunità religiose e ai loro singoli membri di celebrare, secondo le circostanze in cui si trovano, alcune parti della Liturgia delle Ore: essa è preghiera della Chiesa e fa di tutti, dovunque dispersi, un cuore solo e un’anima sola [Cf At 4, 32 ]. La stessa esortazione è rivolta anche ai laici [Cf SC 100 ].


 


 


c) Struttura della celebrazione


33. La Liturgia delle Ore è regolata da leggi proprie. Riunisce insieme, in una forma particolare, elementi che si trovano anche in altre celebrazioni. Essa è così disposta: l’inno sempre all’inizio, poi la salmodia, quindi una lettura lunga o breve della Sacra Scrittura e infine la preghiera. Sia nella celebrazione in comune che nella recita individuale, rimane la struttura essenziale di questa liturgia: colloquio tra Dio e l’uomo. Tuttavia, la celebrazione in comune manifesta più chiaramente la natura ecclesiale della Liturgia delle Ore e favorisce la partecipazione attiva di tutti, secondo la condizione di ciascuno. Lo fa mediante le acclamazioni, il dialogo, la salmodia alternata e altri elementi congeneri. Tiene poi meglio conto delle diverse forme espressive [Cf SC 26, 28-30 ]. Perciò, tutte le volte che si rende possibile, la celebrazione comune con la frequenza e la partecipazione attiva dei fedeli è da preferirsi alla celebrazione individuale e quasi privata [Cf SC 27 ]. È bene inoltre che l’Ufficio in coro e in comune, sia cantato, secondo l’opportunità, sempre rispettando la natura e la funzione delle singole parti.


Così si realizzerà la raccomandazione dell’Apostolo: «La parola di Cristo dimori tra voi abbondantemente; ammaestratevi e ammonitevi con ogni sapienza cantando a Dio di cuore e con gratitudine salmi, inni e cantici spirituali» (Col 3, 16; cf Ef 5, 19-20).



[continua]