DIRETTORIO GENERALE PER LA CATECHESI (14)

La catechesi nella Chiesa particolare. Il ministero della catechesi nella Chiesa particolare e i suoi agenti. La comunità cristiana e la responsabilità di catechizzare. Il Vescovo, primo responsabile della catechesi nella Chiesa particolare. I presbiteri, pastori ed educatori della comunità cristiana. I genitori, primi educatori della fede dei propri figli. I religiosi nella catechesi. I catechisti laici. Diversi tipi di catechista oggi particolarmente necessari

CONGREGAZIONE PER IL CLERO


DIRETTORIO GENERALE
PER LA CATECHESI


CAPITOLO V


Catechesi in contesto socio-culturale(110)


Catechesi e cultura contemporanea (111)


202. « Della catechesi, come dell’evangelizzazione in generale, possiamo dire che è chiamata a portare la forza del Vangelo nel cuore della cultura e delle culture ». (112) I principi dell’adattamento e inculturazione catechistica sono stati esposti in precedenza. (113) Ora basti riaffermare che il discorso catechistico ha per guida necessaria ed eminente la « regola della fede », illustrata dal Magistero ed approfondita dalla teologia. Non va nemmeno dimenticato che la storia della catechesi, specialmente al tempo dei Padri, è per tanti aspetti storia dell’inculturazione della fede e come tale merita che sia studiata e meditata; storia, d’altra parte, che non si ferma mai e che richiede tempi lunghi di continua assimilazione del vangelo.


In questo capitolo vengono esposte delle indicazioni di metodo per un compito che è tanto necessario quanto esigente, niente affatto facile, esposto ai rischi del sincretismo e di altri malintesi. Si può dire che su questo tema, particolarmente importante oggi, vi è bisogno di una maggiore riflessione programmata e universale in merito all’esperienza catechistica.


Compiti di una catechesi per l’inculturazione della fede (114)


203. Formano un insieme organico e sono qui sinteticamente espressi:


– conoscere in profondità la cultura delle persone e il grado di penetrazione nella loro vita;


– riconoscere la presenza della dimensione culturale nello stesso Vangelo, affermando che questo non scaturisce da qualche humus culturale umano, e d’altra parte riconoscendo come il Vangelo non sia isolabile dalle culture in cui si è inserito al principio e si è espresso nel corso dei secoli;


– annunciare il cambiamento profondo, la conversione, che il Vangelo, in quanto forza « trasformatrice e rigeneratrice », (115) opera nelle culture;


– testimoniare la trascendenza e il non esaurimento del Vangelo nella cultura, ed insieme discernere i germi evangelici che possono essere presenti in essa;


– promuovere una nuova espressione del Vangelo secondo la cultura evangelizzata, mirando ad un linguaggio della fede che sia patrimonio comune tra i fedeli, e quindi fattore fondamentale di comunione;


– mantenere integri i contenuti della fede della Chiesa e procurare che la spiegazione e la illustrazione delle formule dottrinali della Tradizione siano proposte tenendo conto della situazione culturale e storica dei destinatari, evitando sempre mutilazioni e falsificazioni dei contenuti.


Processo metodologico


204. La catechesi, mentre deve evitare ogni manipolazione di una cultura, nemmeno può limitarsi alla semplice giustapposizione a essa del Vangelo, « in maniera decorativa », ma dovrà proporlo « in modo vitale, in profondità » (116) e fino alle radici della cultura e delle culture dell’uomo.


Ciò determina un processo dinamico fatto di diversi momenti tra loro interagenti: sforzarsi di ascoltare, nella cultura della gente, come l’eco (presagio, invocazione, segno…) della Parola di Dio; discernere ciò che è autentico valore evangelico o almeno aperto al Vangelo; purificare ciò che è sotto il segno del peccato (passioni, strutture di male…) o dell’umana fragilità; fare breccia nelle persone stimolando un atteggiamento di conversione radicale a Dio, di dialogo con gli altri, di paziente maturazione interiore.


Necessità e criteri di valutazione


205. In fase di valutazione, tanto più necessaria in caso di tentativo iniziale  di sperimentazione, si porrà attenta cura nell’accertare se nel processo catechistico si siano infiltrati elementi di sincretismo. In tale caso i tentativi di inculturazione risulterebbero pericolosi ed erronei e vanno rettificati.


In termini positivi, è corretta quella catechesi che non soltanto provoca assimilazione intellettuale del contenuto di fede, ma tocca anche il cuore e trasforma la condotta. In questo modo la catechesi genera un vita dinamica ed unificata dalla fede, colma il fossato tra il creduto e il vissuto, tra il messaggio cristiano e il contesto culturale, stimola frutti di santità.


Responsabili del processo di inculturazione


206. « L’inculturazione deve coinvolgere tutto il popolo di Dio, non solo alcuni esperti, poiché è noto che il popolo riflette quel genuino senso della fede che non bisogna mai perdere di vista. Essa va guidata e stimolata, ma non forzata, per non suscitare reazioni negative nei cristiani: dev’essere espressione di vita comunitaria, cioè maturare in seno alla comunità e non frutto esclusivo di ricerche erudite ». (117) La tensione all’incarnazione del Vangelo che è impegno specifico dell’inculturazione esige una partecipazione alla catechesi da parte di tutti coloro che vivono nello stesso contesto culturale: il clero, gli operatori pastorali (catechisti), mondo dei laici.


Forme e vie privilegiate


207. Tra le forme più atte all’inculturazione della fede giova ricordare la catechesi dei giovani e degli adulti, per le possibilità di correlare più incisivamente fede e vita. L’inculturazione della fede non può essere disattesa nell’iniziazione cristiana dei piccoli proprio per le notevoli implicanze culturali di tale processo: acquisizione di nuove motivazioni di vita, educazione della coscienza, apprendimento del linguaggio biblico e sacramentale, conoscenza dello spessore storico del cristianesimo.


Via privilegiata è la catechesi liturgica, per la ricchezza di segni con cui viene espresso il messaggio e per l’accessibilità a tanta parte del popolo di Dio; vanno pure rivalorizzati i contenuti dei Lezionari, la struttura dell’Anno Liturgico, l’omelia domenicale ed altre occasioni di catechesi particolarmente significative (matrimoni, funerali, visite a malati, feste dei santi patroni, ecc.); centrale rimane la cura della famiglia, agente primario di avvio ad una trasmissione incarnata della fede; peculiare interesse riveste la catechesi in situazione multietnica e multiculturale, in quanto conduce ancora più attentamente a scoprire e a tenere conto delle risorse dei diversi gruppi nell’accogliere e riesprimere la fede.


Il linguaggio (118)


208. L’inculturazione della fede per certi aspetti è opera di linguaggio. Questo importa che la catechesi rispetti e valorizzi il linguaggio proprio del messaggio, anzitutto quello biblico, ma anche quello storico-tradizionale della Chiesa (Simbolo, liturgia) e il cosiddetto linguaggio dottrinale (formule dogmatiche); ancora, è necessario che la catechesi entri in comunicazione con forme e termini propri della cultura della persona cui si rivolge; infine, occorre che la catechesi stimoli nuove espressioni del Vangelo nella cultura in cui questo è stato impiantato.


Nel processo di inculturazione del Vangelo la catechesi non deve temere di usare formule tradizionali e termini tecnici della fede, ma darne il significato e mostrarne la rilevanza esistenziale; e d’altra parte è dovere della catechesi « trovare un linguaggio adatto ai fanciulli e ai giovani del nostro tempo in generale, come a numerose altre categorie di persone: linguaggio per gli intellettuali, per gli uomini di scienza; linguaggi per gli analfabeti o per le persone di cultura elementare; linguaggio per handicappati, ecc. ». (119)


I mezzi di comunicazione


209. Intrinsecamente legati al linguaggio sono i modi della comunicazione. Uno dei più efficaci e pervasivi è quello dei mass media. « L’evangelizzazione stessa della cultura moderna dipende in gran parte dal loro influsso ». (120)


Rimandando a quanto si dice a loro proposito in altra parte, (121) ricordiamo alcuni indicatori utili agli effetti della inculturazione: una più ampia valorizzazione dei media secondo la loro specifica qualità comunicativa, sapendo ben equilibrare il linguaggio dell’immagine con quello della parola; la salvaguardia del senso religioso genuino nelle forme espressive prescelte; la promozione della maturità critica dei recettori e lo stimolo all’approfondimento personale di quanto recepito dai media; la produzione di sussidi catechistici massmediali congrui allo scopo; una proficua collaborazione tra agenti pastorali. (122)


210. Uno strumento riconosciuto centrale nel processo di inculturazione è il Catechismo. Anzitutto il Catechismo della Chiesa Cattolica, di cui occorre saper « evidenziare la vasta gamma di servizi… anche ai fini dell’inculturazione, la quale, per essere efficace, non può mai cessare di essere vera ». (123)


Il Catechismo della Chiesa Cattolica richiede espressamente la redazione di catechismi locali appropriati, in cui « attuare gli adattamenti… richiesti dalle differenze di cultura, di età, di vita spirituale e di situazione sociale ed ecclesiale di coloro cui la catechesi è rivolta ». (124)


Ambiti antropologici e tendenze culturali


211. Il Vangelo sollecita una catechesi aperta, generosa e coraggiosa nel raggiungere le persone dove vivono, in particolare incontrando quegli snodi dell’esistenza dove avvengono gli scambi culturali elementari e fondamentali, come la famiglia, la scuola, l’ambiente di lavoro, il tempo libero.


È pure importante per la catechesi saper discernere e penetrare in quegli ambiti antropologici nei quali le tendenze culturali hanno maggior impatto per la creazione o diffusione di modelli di vita, come il mondo urbano, il flusso turistico e migratorio, il pianeta giovani ed altri fenomeni socialmente rilevanti…


Infine, « sono altrettanti settori da illuminare con la luce del Vangelo » (125) quelle aree culturali che sono denominate « areopaghi moderni », come l’area della comunicazione; l’area degli impegni civili per la pace, lo sviluppo, la liberazione dei popoli, la salvaguardia del creato; l’area di difesa dei diritti delle persone, soprattutto delle minoranze, della donna e del bambino; l’area della ricerca scientifica e dei rapporti internazionali…


Intervento nelle situazioni concrete


212. Il processo di inculturazione operato dalla catechesi è chiamato a confrontarsi in continuità con situazioni concrete molteplici e differenti. Intendiamo qui nominarne alcune più rilevanti e frequenti.


In primo luogo è necessario distinguere inculturazione in paesi di recente origine cristiana, dove il primo annuncio missionario deve ancora consolidarsi, e inculturazione in paesi di tradizione cristiana, bisognosi di nuova evangelizzazione.


Bisogna poi tenere conto di situazioni esposte a tensioni e conflitti in relazione a fattori come il pluralismo etnico, il pluralismo religioso, le differenze di sviluppo talora così stridenti, la condizione urbana ed extraurbana di vita, i sistemi di significato dominanti, i quali in certi paesi sono influenzati da massiccia secolarizzazione, in altri da forte religiosità.


Infine, si cercherà di avere presenti quelle tendenze culturalmente significative nel territorio, rappresentate dai vari ceti sociali e professionali, come uomini di scienza e di cultura, mondo operaio, giovani, emarginati, stranieri, disabili…


In termini più generali, « la formazione dei cristiani terrà nel massimo conto la cultura umana del luogo, la quale contribuisce alla stessa formazione e aiuterà a giudicare il valore sia insito nella cultura tradizionale, sia proposto in quella moderna. Si dia la dovuta attenzione anche alle diverse culture che possono coesistere in uno stesso popolo e una stessa nazione ». (126)


Compiti delle Chiese locali (127)


213. L’inculturazione compete alle Chiese particolari e si riferisce a tutti gli ambiti della vita cristiana. La catechesi ne è un aspetto. Proprio per la natura dell’inculturazione che avviene nella concretezza e specificità della situazioni, « una legittima attenzione alle Chiese particolari non può che arricchire la Chiesa. È anzi indispensabile e urgente ». (128)


A questo scopo, assai opportunamente un po’ ovunque le Conferenze Episcopali vanno proponendo Direttorii catechistici (e strumenti analoghi), catechismi e sussidi, laboratori e centri di formazione. Alla luce di quanto viene espresso nel presente Direttorio diventa necessario operare una revisione e un aggiornamento delle direttive locali, stimolando il concorso dei centri di ricerca, avvalendosi dell’esperienza dei catechisti, favorendo la partecipazione dello stesso popolo di Dio.


Iniziative guidate


214. L’importanza dell’argomento e, d’altra parte, la indispensabile fase di ricerca e di sperimentazione richiedono iniziative guidate dai legittimi Pastori. Esse sono:


– favorire una catechesi diffusa e capillare che serve a superare anzitutto il grave ostacolo di ogni inculturazione che è l’ignoranza o la cattiva informazione. Ciò permette quel dialogo e coinvolgimento diretto delle persone che meglio indicano vie efficaci di annuncio;


– realizzare esperienze-pilota di inculturazione della fede entro un programma stabilito dalla Chiesa. In particolare assume un ruolo influente la pratica del catecumenato degli adulti secondo il RICA;


– se nella medesima area ecclesiale vi sono molteplici gruppi etnico-linguistici è opportuno disporre di guide e direttorii tradotti nelle diverse lingue, promovendo, tramite centri catechistici, un servizio catechistico omogeneo ad ogni gruppo;


– stabilire un dialogo di reciproco ascolto e di comunione tra le Chiese locali, e tra queste e la Santa Sede. Ciò permette di accertare esperienze, criteri, itinerari, strumenti di lavoro per l’inculturazione più validi ed aggiornati.


(Continua)


 


NOTE


(110) Cf parte II, cap. 1; DCG (1971) 8; EN 20; 63; CT 53; RM 52-54; Giovanni Paolo II, Allocuzione ai membri del Consiglio Internazionale per la catechesi: « L’Osservatore Romano » del 27 settembre 1992; Congr. per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, Istruzione La liturgia romana e l’inculturazione (25 gennaio 1985): AAS 87 (1995), pp. 288-319; Commissione Teologica Internazionale, Documento Commissio Theologica su Fede e inculturazione (3-8 ott. 1988); cf pure Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale Ecclesia in Africa, l.c.; Allocuzioni in occasione dei viaggi pastorali.


(111) Cf EN 20; 63; CT 53; RM 52-54; CCC 172-175.


(112) CT 53.


(113) Cf parte II, cap. 1.


(114) Cf CT 53.


(115) CT 53.


(116) EN 20.


(117) RM 54.


(118) Cf CT 59.


(119) CT 59.


(120) RM 37.


(121) Cf parte III, cap. 2.


(122) Cf DCG (1971) 123.


(123) Giovanni Paolo II, Alloc. ai membri del Coincat, l.c.


(124) CCC 24; cf FD 4.


(125) RM 37.


(126) ChL 63.


(127) Cf parte V, cap. 4.


(128) EN 63.