La dispensa dal celibato sacerdotale

Sacerdozio e vita religiosa

SACRA CONGREGATIO PRO DOCTRINA FIDEI, I. Litterae circulares Per litteras ad universos omnibus locorum ordinariis et moderatoribus generalibus religionum clericalium de modo procedendi in examine et resolutione petitionum quae dispensationem a caelibatu respiciunt, Prot. N. 128161s, 14 octobris 1980: AAS 72(1980) 1132‑1135.

I. LETTERA CIRCOLARE

1. Nella lettera rivolta a tutti i sacerdoti della chiesa il giovedì santo 1979, il sommo pontefice Giovanni Paolo II, riferendosi ‑ come egli stesso diceva ‑ alla dottrina esposta dal Concilio Vaticano II, successivamente da Paolo VI nell’enciclica Sacerdotalis caelibatus e poi dal sinodo dei vescovi del 1971, ha nuovamente illustrato con chiarezza la grande stima che si deve avere del celibato sacerdotale nella chiesa latina.

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SPIRITUALITA’ DEL CELIBATO SACERDOTALE

Sacerdozio e vita religiosa

Di Divo Barsotti

La perfezione cristiana è la perfezione della carità. Come la fede è adesione pacifica e sicura alla verità e non comporta dubbi, così la carità è frutto dello Spirito e in ogni anche suo minimo grado importa un’adesione appreziativamente somma a Dio. Non vi è carità là dove Dio non è amato come bene supremo: se l’uomo crede di spartire con altri il suo amore, non ama. L’ordine della carità è che si debba amare Dio di un amore totale: con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le forze. E, certo, la fede che esclude ogni dubbio è dono di Dio, e cosi dono di Dio è la carità che esclude ogni divisione.

Ma come è possibile allora un cammino spirituale se già fin dall’inizio del cammino l’uomo è in Dio? D’altra parte se non fosse in Dio, come potrebbe essere salvo un uomo che non avesse raggiunto la perfezione della carità? Ma è evidente che non è possibile una vita spirituale che non importi il superamento delle condizioni umane. Come potrebbe l’uomo trascendere cosi se medesimo e tutto il creato per raggiungere Dio e aderire a Lui nella fede e nell’amore? La fede è dono di Dio, e dono di Dio è la carità. Si deve allora capire come sia possibile un cammino di vita spirituale fino a una sua perfezione. Lo Spirito non opera nell’uomo come una forza estranea, al di fuori delle sue potenze, ma, nei suoi doni, Egli muove le sue potenze in tal modo che tutto l’uomo diviene strumento di Dio. L’uomo che sia in grazia è già in Dio, ma Dio richiede una cooperazione all’uomo alla sua azione, e la cooperazione dell’uomo all’azione di Dio è il suo consenso e la sua docilità all’azione dello Spirito.

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SACERDOZIO E MINISTERO (II)

Sacerdozio e vita religiosa
INTRODUZIONE

Il ministero ecclesiastico è un’opera straordinaria della bontà di Dio; perciò per scriverne convenientemente occorre possedere una grande fede per penetrare i disegni di Dio stesso, e una grande carità per scrivere intorno alle meravigliose invenzioni di Dio per l’eterna salvezza degli uomini.
Pur sapendo quanto ci manca di questa fede e di questa carità osiamo trattare di un argomento così grande. Non lo faccio pero senza chiedere perdono al Signore dell’ardimento col quale, così imperfetti, ci avviciniamo a cose tanto perfette. Col perdono di Dio e concedendoci Egli l’assistenza del suo divino Spirito ci proponiamo di scrivere il presente Trattato del Ministero Ecclesiastico in quattro libri. Dei quali il primo sarà consacrato alla natura del Ministero ecclesiastico; il secondo dimostrerà come questo ministero può essere snaturato; il terzo farà conoscere il terreno sul quale si deve esercitare; e il quarto sarà un’esposizione delle virtù necessarie per la sua riuscita. “Ci aiuti la tua grazia, 0 Dio onnipotente, affinché noi, che abbiamo ricevuto il ministero sacerdotale, siamo capaci di servirti degnamente e devotamente con assoluta purezza e pura coscienza. E se, purtroppo, non possiamo mantenerci in una innocenza di vita così grande come sarebbe necessario, dacci almeno la grazia di piangere giustamente quello che abbiamo fatto di male e di dedicarci al tuo servizio in spirito di umiltà e con propositi di buona volontà, in modo più fervente di come abbiamo fatto per il passato. Amen”.
(Imitazione di Cristo, lib. IV, cap. XI)

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SACERDOZIO E MINISTERO (III)

Sacerdozio e vita religiosa
LIBRO SECONDO
Come il ministero può essere snaturato
CAPITOLO I
IL MINISTERO PUÒ ESSERE SNATURATO

Il ministero ecclesiastico è una creazione di Nostro Signore; ma perché è affidato agli uomini può avvenire che a causa della loro natura soggetta a tante debolezze, non sia conservato nella completa integrità della sua natura.
Nostro Signore è Dio e insieme uomo ed ecco che ci sono stati degli uomini che hanno disgiunto in lui la divinità e l’umanità per poi negare l’una o l’altra e, conseguentemente distruggere questo grande mistero per quanto era in loro potere, e inaridire il fiume di grazie di cui è la sorgente. San Giovanni dice che questa è un’opera dell’Anticristo: “Ogni spirito che non riconosce Gesù, non è da Dio” (1 Gv. 4,3). Poiché gli uomini cercano di scindere il mistero dell’Incarnazione e annientarne le conseguenze, non c’è da stupire che la stessa cosa avvenga per il ministero che è una conseguenza e un’imitazione del mistero della divina Incarnazione.

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SACERDOZIO E MINISTERO (V)

Sacerdozio e vita religiosa
LIBRO QUARTO
Le virtù necessarie all’esercizio del ministero

CAPITOLO I
LA GRANDEZZA DEL MINISTERO È LA MISURA DELLE VIRTÙ CHE RICHIEDE

Il ministero è un’opera divina: “Questa è l’opera di Dio credere in colui che egli ha mandato” (Gv. 6,29). San Paolo lo chiama opera del Signore: “Opus Domini” (I Cor. 16,10) Dio, infatti è il primo autore della salvezza degli uomini; fu il primo a volerla, il primo che ne pose le condizioni e ne istituì i mezzi, il primo che vi si è adoperato in Gesù Cristo Nostro Signore: “È stato Dio a riconciliare a sé il mondo in Cristo” (2 Cor. 5,19).

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Abito e identità della suora oggi

Sacerdozio e vita religiosa
del Card. VINCENZO FAGIOLO

Se l’abito non fa il monaco, però lo dimostra, si diceva già nel Medioevo, quando gli ordini religiosi per lo più monastici e poi anche «mendicanti», di vita cioè apostolica, erano molti e si distinguevano appunto dall’abito. Il problema è stato sollevato da alcuni quotidiani, in concomitanza con l’assemblea nazionale dell’USMI (Unione Superiore maggiori d’Italia), cui hanno partecipato circa 800 rappresentanti delle oltre 120.000 suore italiane. Il tema del convegno non era precisamente l’abito, ma il futuro e la qualità della vita religiosa. Da qualche frase sfuggita occasionalmente all’inizio del convegno sull’abito alcuni cronisti hanno quasi fatto intendere all’opinione pubblica che alle suore fosse più a cuore l’esteriorità del loro stato anziché l’essenzialità della loro missione.

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SACERDOZIO E MINISTERO (IV)

Sacerdozio e vita religiosa

LIBRO TERZO

Il campo del ministero

CAPITOLO I
DONDE LA NECESSITÀ DEL MINISTERO ECCLESIASTICO

L’autorità ecclesiastica come l’autorità civile, e, conseguentemente tutta l’economia del santo ministero, hanno la loro ragione di essere dopo la caduta originale.
Se Adamo non fosse caduto, l’umanità fedele a Dio avrebbe goduto di una felicità così grande che avrebbe avuto al di sopra di se stessa soltanto la felicità della vita eterna.

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Il celibato ecclesiastico (IV)

Sacerdozio e vita religiosa
I FONDAMENTI TEOLOGICI DELLA DISCIPLINA DEL CELIBATO

Nella discussione odierna sul celibato si insiste sempre di più sulla necessità di un approfondimento teologico del sacerdozio, per poter dedurre e valutare anche l’aspetto unicamente vero e completo della teologia del celibato nella Chiesa Cattolica Latina.

Per questo motivo ci rimane ancora il compito attuale ed importante di esaminare le componenti teologiche sia del sacerdozio del NT come anche, partendo da queste, del celibato dei ministri sacri. Entrambi hanno le loro radici nella Sacra Scrittura che è fonte principale della teologia cattolica e poi nella tradizione della Chiesa che svela ed interpreta le testimonianze scritturistiche.

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Il celibato ecclesiastico (III)

Sacerdozio e vita religiosa
III. IL CELIBATO NELLA DISCIPLINA DELLE CHIESE DI ORIENTE

Di fronte ad un atteggiamento ritenuto sin dall’inizio più liberale si è mosso il rimprovero alla Chiesa Latina di essere diventata sempre più stretta e severa nella sua disciplina celibataria. Quale prova di questa asserzione ci si appella alla prassi della Chiesa Orientale che avrebbe conservato l’originale disciplina generale della Chiesa Primitiva. Per questo motivo anche la Chiesa Latina dovrebbe tornare alla disciplina originale soprattutto di fronte al grave peso che il celibato costituisce oggi per la situazione pastorale nella Chiesa Universale.

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