S. MARIA EUFRASIA PELLETIER (1796-1868)

Vite di Santi, Beati, Venerabili...

La fondatrice delle Suore del Buon Pastore di Angers nacque il 31-7- 1796 nella piccola isola di Noirmoutier, sulla costa della Vandea (Francia), ottava e ultima figlia del signor Giuliano, medico pio e caritatevole, che morì quando Rosa-Virginia non aveva che dieci anni. L’orfana crebbe molto vivace, ma delicata di coscienza sotto la guida della mamma, Anna Amata Mourain, soccorritrice dei malati. La sera, nel recitare le orazioni, deplorava sinceramente le mancanze commesse e si condannava a restare scalza per lunghe ore sulla nuda terra.

A undici anni Virginia fece la prima comunione. “Nel momento in cui ricevetti Gesù – confesserà più tardi – provai una specie di estasi. Da allora mi sentii chiamata alla vita religiosa”. Un anno più tardi frequentò la scuola delle Orsoline. Con il suo temperamento esuberante più di una volta fece inquietare le maestre. Una di esse un giorno si ritenne in dovere di dirle: “Sta bene attenta perché tu non ti fermerai a mezza strada: o sarai un angelo, o sarai un demonio”. – “Io? – rispose sorpresa la fanciulla – Io mi farò monaca”.

Nel 1810 Virginia fu posta nel collegio che una eccentrica signora, Pulcheria de Chobelet, fondatrice della “Associazione Cristiana”, aveva aperto a Tours per l’educazione della gioventù, traviata dalla rivoluzione. Rosa Virginia non fu compresa dalle maestre. Anche il confessore l’accolse sempre con rimproveri, che le causarono scrupoli e angosce senza fine, perché non le sembrava di meritarle. Trovò la salvezza in Madame de Lignac, addetta all’insegnamento della religione. Ella fu il suo angelo consolatore finché non si fece Orsolina. La signora de Chobelet aveva sperato che Virginia ne avrebbe preso il posto, ma costei, a costo di essere tacciata d’ingrata, le dichiarò che non si sentiva chiamata all’Associazione Cristiana. Dio le aveva affidato una missione più ardua e più urgente: la redenzione delle traviate.

Nel recarsi con le compagne alla cattedrale di Tours, Virginia passava sovente davanti al “Rifugio” in cui le monache di Nostra Signora della Carità, fondate nel 1641 a Caen da S. Giovanni Eudes (+1689), attendevano alla conversione e istruzione delle penitenti. Una sera ebbe anche la fortuna di assistere alla benedizione del SS. Sacramento nella loro cappella e di comprendere la sublimità dell’apostolato di coloro che si dedicavano con un quarto voto alla rieducazione delle prostitute. La Pelletier, diciottenne, decise allora di fare parte della loro languente comunità, nonostante l’opposizione del tutore e dei suoi familiari.

Dopo tre anni di postulato, trascorsi sotto la guida della Maestra della penitenti, Virginia vestì l’abito bianco dell’Ordine il 6-9-1815, con il nome di Eufrasia, che aveva scelto perché le era sembrato “il più umile e il più nascosto”. Durante il noviziato si distinse per il candore d’animo, la semplicità e una maturità di senno superiore all’età. Dio permise che la sua direttrice la impiegasse per molto tempo a fare niente perché imparasse a dominare la sua impazienza, Non sapendo né cucire, né ricamare, fu incaricata di togliere la polvere dai tredici stalli del coro, ma questa fatica era così presto terminata che poteva ricominciarla tre volte al giorno. In compenso le fu concesso di approfondire lo studio della Bibbia e di addentrarsi nelle vie dello spirito.

Dopo la professione religiosa fu nominata maestra assistente delle penitenti e quindi direttrice della loro classe. Per le sue dipendenti cominciò subito a pregare con fervore “perché – disse più tardi – mi pareva che fosse proprio questo il miglior modo per giovare loro”. Fin dai primi contatti con le ragazze capì subito che, per non stancarle, non doveva predicare troppo; che era suo dovere tenerle occupate, cercare di interessarle e di essere molto giusta e molto materna con esse. Facendo così, quasi senza volerlo, acquistò presto uno straordinario ascendente sulle traviate. Pensando all’esiguità del loro numero, Suor Eufrasia, talora diceva alle consorelle: “Se ne potessimo avere sessanta!”. Le anziane la guardavano sbigottite chiamando quello “un sogno di gioventù”. Nel 1825 la santa, benché non avesse che ventinove anni, fu nominata all’unanimità superiora del Rifugio con soddisfazione del clero della città che molto l’apprezzava. Uno dei suoi primi atti di governo fu l’istituzione delle Maddalene, costituenti una vera congregazione di religiose, reclutate soprattutto tra le penitenti, soggette quindi alla clausura e viventi secondo la regola carmelitana nella penitenza e nella preghiera per la conversione dei peccatori. Madre Pelletier che aveva il genio dell’organizzazione, ingrandì pure il monastero e migliorò il vestito, il cibo e gli appartamenti delle religiose che nel 1830 contavano 70 penitenti, 12 Maddalene e 80 orfanelle da preservare dal male. Aveva quindi ragione il sacerdote Nogret, poi vescovo di St-Claude, di esclamare: “Che donna! E che mente! Ella sarebbe stata capace di governare la Chiesa stessa”.

La fondazione più celebre di Madre Pelletier fu quella di Angers ( 1829), voluta dal vescovo, Mons. Montault-des-Isles, e dal parroco della cattedrale, il sacerdote Breton, i quali le misero a disposizione, con altre offerte di coraggiosi benefattori, i 30.000 franchi che la contessa di Neuville aveva lasciato al figlio Agostino per il ristabilimento di una fondazione antica, con fine analogo, distrutta dalla rivoluzione francese, detta “il Buon Pastore”. Quando alla santa fu offerta una vecchia fattoria per le sue penitenti, ella si sentì così felice da sembrarle di essere in cielo.

Eppure gli inizi di Angers furono molto duri per la privazione di cibo, di vestiti, di mobilio e per un anno persino del quotidiano servizio religioso. La Provvidenza dispose che il figlio della contessa di Neuville si affezionasse talmente all’Opera del Buon Pastore, da impiegare il suo vistoso patrimonio per dotarla di chiesa, e di tutti gli stabili necessari alle Maddalene e alle penitenti, alle orfanelle e alle monache. Le vocazioni affluirono in modo sorprendente e la fondatrice le plasmò con una bontà e una pazienza più che materna. La fondazione prosperò anche per l’aiuto venutole da nobili signore che chiedevano di chiudere in pace i loro giorni nell’Istituto del Buon Pastore.

Per provvedere alla conveniente formazione delle penitenti, la santa aveva bisogno di personale specializzato. Lo chiese, per carità, in prestito e a pagamento, a diversi Rifugi, ma non ricevette che dei rifiuti. Da quel momento Madre Pelletier cominciò a dubitare dell’efficienza dei monasteri autonomi, quasi sempre languenti perché troppo chiusi alle necessità degli altri. Col moltipllcarsi delle fondazioni anche il suo insigne benefattore, il conte di Neuville, le diceva: “Madre, vi manca una casa centrale, un’autorità alla quale tutte le religiose possano fare appello”.
Ella espose il suo punto di vista al vescovo di Angers, ed egli inviò tosto una supplica a Gregorio XVI perché si degnasse concedere che tutte le case fondate dal Monastero di Angers formasse una famiglia religiosa sola, sotto la guida di un’unica superiora generale.
L’idea ardita della fondatrice non fu gradita dai Rifugi più antichi. Insieme ad alcuni sacerdoti, essi presero a tacciarla di ambiziosa e prepotente. Il P. Dùfetre, che tanto l’aveva aiutata quando era superiora a Tours, cercò persino di sollevarle contro le case che aveva fondato, pronunziando su di lei “maledizione sopra maledizione”. Il metropolita di Tours scrisse le sue proteste a Roma, e dodici vescovi francesi si sollevarono violentemente “contro la troppo giovane superiora, alla quale non conveniva apportare delle modifiche all’opera del fondatore”.

Nella vita della santa cominciò allora “la grande sofferenza” che l’accompagnò per tutta la vita. La forza di sopportarla gli fu data dalla grazia di Colui che, all’inizio delle prove, le aveva detto nella preghiera; “Attendi, taci, prega, soffri e spera!”. Il demonio le accrebbe le pene con indicibili timori, tristezze senza conforti, nonché assordanti rumori provocati nella camera di lei.

Nonostante le opposizioni degli uomini e dell’inferno, l’ottima idea della Pelletier ebbe causa vinta (1835). Gli avversari non disarmarono.

Il papa fu sul punto di fare sospendere la pubblicazione del Breve, ma il cardinale Emmanuele De Gregorio lo dissuase. “Quante lettere abbiamo ricevuto contro la supcriora di Angers?” – gli chiese. – “Tredici, Santità”.

“E che cosa dice ella per rispondere ai suoi accusatori?” – “Nulla, Santità”.

“Allora la verità sta dalla sua parte”. Da Roma la fondatrice ricevette l’istruzione di tenersi scrupolosamente alle costituzioni, e di preservare i diritti del cardinale Odescalchi, loro protettore. Per questa sua dipendenza da un’autorità straniera, mons. Angebault, che ad Angers era succeduto a mons. Montault, la rimbrottò, la umiliò senza pietà e senza carità, ma ella, pur soffrendo acerbamente nell’animo, non uscì mai nella più piccola recriminazione.

Dio benedisse le Suore del Buon Pastore. Esse si diffusero anche in America e in Africa, sempre fedeli alla consegna della fondatrice, la quale non si stancava mai di ripetere loro: “II nostro Istituto non deve conoscere che la via dell’amore”. Alla sua morte la Congregazione contava 2.760 membri, 962 Maddalene, 14.755 allievo e bambine, ripartite in 110 case, distribuite in 16 provincie. Un dispiegamento tale di forze esigeva una vigilanza e una capacità amministrativa non comuni. La santa vi si sobbarcò con un ammirabile abbandono in Dio e gioia spirituale, e conseguì mantenere in tutti i membri l’unità dello spirito e degli sforzi nel conseguimento del fine.

Profondamente conscia del suo nulla, Madre Pelletier diceva: “Avendo generato tutte le nostre giovani suore nella croce, io le amo più della mia vita; d’altra parte, questo amore è basato in Dio e sulla conoscenza della mia miseria, perché riconosco che se avessi fatto la professione alla loro età, non avrei sopportato ne le loro privazioni, ne i loro lavori”. La sua instancabile attività per formare coloro che il Signore le inviava, i suoi viaggi a Roma e le sue frequenti visite alle case fondate, non le impedivano di elevarsi ad un alto grado di unione mistica. In lei si verificava quanto diceva alle sue figlio spirituali: “Quando non avrete che Dio solo, la vostra orazione sarà più pura, la vostra preghiera più fervente… Consentirei ad essere, per molto tempo ancora, privata della felicità del cielo purché abbia, sulla terra, Nostro Signore da amare nell’Eucaristia e anime da salvare. Oh, figlie mie, quanta fede ci donano le croci!”. A Parigi aveva avuto modo d’incontrarsi con la B. Anna Maria Javouhey (+1851), fondatrice delle Suore di San Giuseppe di Cluny e con S. Maddalena Sofia Barat (11865), fondatrice della Società del Sacro Cuore.
In quelle occasioni Madre Pelletier udì tali e tante dolorose storie di incomprensioni e patimenti che dovette fare la parte di consolatrice. Credeva che almeno Madre Barat ne andasse più esente di lei. Invece le confidò di “esserne avvolta dalla testa ai piedi”.

Madre Pelletier morì ad Angers il 24-4-1868 a causa di una crisi epatica e di un cancro che le si manifestò tardivamente. Le ultime settimane furono per lei piene d’indicibili dolori, sopportati con pazienza e in sconto dei peccati commessi. Tra tante sofferenze diceva: “La mia anima è nella pace più profonda. Sento che Dio è in me. Stringo la volontà di Dio sul mio cuore”. E ancora: “Quanto sono felice sotto la protezione della SS. Vergine! Che cosa sarei diventata senza di lei? La mia povera navicella è stata talmente sballottata qua e la, sono stata tanto combattuta, mie care figlie, ma la Madre di Dio mi ha protetta!”.

Pio XI beatificò la Pelletier il 30-4-1933 e Pio XII la canonizzò il 2-5-1940. Le sue reliquie sono venerate ad Angers nella cappella dell’Istituto.


Sac. Guido Pettinati SSP,

I Santi canonizzati del giorno, vol. 4, Udine: ed. Segno, 1991, pp. 304-310.

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