La verginità di Maria, oggi (5)

Teologia: fondamentale, ascetica...

…Parte Seconda. “Nato da Maria Vergine”. La Verginità di Maria “nel parto”. Le negazioni e i dubbi di oggi: Prof. Sac. Albert Mitterer; P. Jean Galot S.J.; Carlo Davis; P. Enrico Schillebeeckx O.P.; P. Carlo Rahner S.J.; Clifford E.L. Henry, M.D.; W. Zauner; Il ” Nuovo Catechismo Olandese “; Vecchi errori presentati come nuove conquiste….

LA VERGINITA’ DI MARIA, OGGI


PARTE   SECONDA


“NATO DA MARIA VERGINE”



LA VERGINITÀ DI MARIA “NEL PARTO”



II. LE NEGAZIONI E I DUBBI DI OGGI


“Fra tutti i punti della dottrina mariana – ha rilevato giustamente il Prof. Laurentin – questo è il più misconosciuto” [Court Traité de Théologie mariale, P. II, nota 5). Questo misconoscimento è stato ed è fonte di errori e di dubbi. La verginità di Maria ” nel parto ” infatti è, oggi, la più bersagliata.


1) II Prof. Sac. ALBERT MITTERER, specializzato nel campo delle scienze biologiche, nel 1952 pubblicava un’opera dal titolo: Dogme und Biologie der heiligen Familien nach dem Weltbild des hl. Thomas von Aquin und dem der Gegenwart (“Wien, Herder, 1952, pp. 224).


Quest’opera consta di una introduzione e di quattro libri. Nel primo libro tratta dell’Immacolata Concezione di Gesù e di Maria (Gesù fu concepito senza macchia di peccato originale perché Maria, Madre sua, fu concepita, a sua volta, senza una tale colpa); nel secondo libro parla dell’Incarnazione del Verbo nel seno di Maria; nel terzo parla della divina maternità di Maria; e nel quarto, infine, tratta della soprannaturale paternità di San Giuseppe.


Parlando, nel terzo libro, della divina maternità di Maria, il Mitterer, contro l’opinione comune (di S. Tommaso e di altri) ammette in Maria sia la frattura dell’integrità fisica (dell’imene) nel parto, sia i dolori del parto per la semplice ragione che – secondo lui – la frattura dell’integrità fisica e i dolori del parto, mentre non si richiedono per la perfetta verginità, si richiedono invece per la perfetta maternità. La frattura dell’integrità fisica (dell’imene) – secondo il Mitterer – non va per se stessa contro la perfetta verginità se non quando è conseguenza dell’atto sessuale (non già quando è conseguenza del parto) (op. cit., p. 106).


Si tratterebbe perciò di integrità morale, non già di integrità fisica.


L’integrità fisica è soltanto un segno (e neppure sicuro) della perfetta verginità.


L’integrità fisica – secondo il Mitterer – va contro la perfetta maternità. La frattura dell’integrità fisica a causa del parto – dice Mitterer – è invece uno dei segni della perfetta maternità. Se per la perfetta verginità si esige il segno della verginità (l’integrità fisica), con lo stesso diritto – dice il Mitterer – per la perfetta maternità si potrà esigere il segno della maternità (la frattura dell’integrità fisica).


Segno per segno. Alla perfetta verginità – dice – appartiene che l’integrità fisica non sia violata da un atto sessuale. Alla perfetta maternità appartiene che l’integrità fisica sia violata dal bambino che nasce o dall’atto del parto (op. cit., p. 116) (4). L’integrità fisica o corporale – secondo lui – non rientra nel concetto di verginità, di modo che il parto che avviene nel modo ordinario non toglierebbe la verginità. Egli è costretto a coniare questo nuovo concetto della verginità (del tutto contrario a quello tradizionale) per salvare la perpetua verginità di Maria. Ma… la salva realmente?… Egli non salva la perfetta verginità di Maria (che è morale insieme e corporale). Conseguentemente se egli salva la verginità prima del parto, non salva, anzi distrugge, la verginità (l’integrità fisica) nel parto, ossia, la svuota del suo contenuto. L’effato tradizionale (verginità ” prima ” del parto, ” nel ” parto e ” dopo ” il parto) esprime una verità rivelata con un contenuto specifico proprio. Se il parto di Maria SS. si realizzò come quello di qualsiasi altra donna, l’espressione ” vergine nel parto ” non avrebbe più nessun proprio contenuto. Sarebbe verginale solo perché sussegue il concepimento verginale, e perciò si identificherebbe col concepimento verginale (con la verginità ” prima del parto “).


Il concetto di ” verginità ” va stabilito partendo dai dati forniti dalla rivelazione e dalla tradizione, non già dai dati della scienza biologica moderna (come ha fatto il Mitterer, onde accusare i Padri e i Teologi di aver attribuito alla verginità una cosa – l’integrità fisica – che non le appartiene).


Non omette poi il Mitterer di svuotare le prove che si è soliti addurre in favore della verginità di Maria nel parto.


Riguardo all’argomento desunto dalla tradizione, il Mitterer si chiede: i Santi Padri, allorché parlano di una tale prerogativa, parlano come testimoni di una verità rivelata ricevuta per eredità, oppure parlano come teologi i quali tirano le loro conclusioni guidati dalle proprie speculazioni? Si dà, in realtà, la unanimità che si richiede perché costituiscano un criterio teologico? Il Mitterer lascia la risposta agli specializzati nella teologia positiva (come se la risposta non fosse stata già data). Si domanda, inoltre: perché insistere nella piena maternità meno tenacemente che nella verginità (prima del parto, nel parto e dopo il parto) dal momento che la sua maternità appartiene ad un ordine superiore a quello della sua verginità. E risponde dicendo che ciò dipende forse dal fatto che nei tempi passati era più conveniente mettere in risalto la verginità ed era meno urgente che ai nostri tempi insistere di più sull’aspetto della maternità!…


Questa nuova teoria del Mitterer ha suscitato le simpatie di Padre Jean Galot S. ., di Carlo Davis, di P. Schillebeeckx, di P. Carlo Rahner S.J., di Clifford E.L. Henry, ecc.


2) Il P. JEAN GALOT S.J., si è lasciato impressionare dalla Opera del Prof. A. Mitterer, e ha ritenuto suo dovere tendergli una mano, sforzandosi di dimostrare che la teoria del Professore viennese non si oppone alla tradizione (cfr. La virginité de Marie et la naissance de Jésus, in ” Nouv. Rev. Théol. “, 82, 1960, pp. 449-725). Egli presenta la questione della ” verginità nel parto ” come un ” problema teologico delicatissimo ” (mentre in realtà si tratta non già di un ” problema ” ma di una verità rivelata da Dio, proposta dalla Chiesa per lo mero col suo Magistero ordinario e universale, infallibile come quello straordinario).


P. Galot ritiene che ” l’idea di una nascita miracolosa ” pare che non sia richiesta dalla verginità corporale considerata in se stessa, ma che è stata spesso affermata dopo il sec. V, dagli scrittori ecclesiastici “.


Il Mitterer – dice P. Galot – ha preso di fronte il problema, e si è sforzato di dimostrare che la verginità, non solo non esigeva in Maria che la nascita di Gesù avvenisse in modo miracoloso, ma anche che la maternità corporale, per essere vera e completa, supponeva una nascita in condizione normale, col dolore che vi è ordinariamente unito.


Secondo il P. Galot, la tradizione patristica, fino alla fine del sec. IV, ossia, fino a S. Ambrogio, avrebbe affermato che Gesù è nato da Maria SS. come tutti gli altri uomini. A partire poi da S. Ambrogio, si sarebbe cominciato a parlare, contro Gioviniano, di un parto prodigioso, verginale. S. Ambrogio sarebbe poi stato seguito in ciò da Sant’Agostino, dal Papa S. Ormisda, da S. Gregorio M. e da molti altri. Secondo il P. Galot, sarebbero stati gli apocrifi (l’Ascensione di Isaia, della fine del sec. I; le Odi di Salomone, dell’inizio del sec. II; il Protovangelo di Giacomo, della metà del sec. II) a parlare, per primi, di un parto prodigioso, verginale. Ciò nonostante la verginità di Maria – secondo il P. Galot – ” non si opporrebbe minimamente ad una nascita (di Cristo) in modo normale ” (art. cit., p. 465). Una nascita prodigiosa – si domanda P. Galot – ” sarebbe ancora una vera nascita? ” (ibid.). E risponde: ” Se si ammette un parto prodigioso, si ha pena a darne una rappresentazione possibile e intelligibile, e si rischia di sfociare in un certo docetismo ” (ibid., p. 466). E conclude asserendo che sarebbe erroneo pensare che per un tale parto (anche normale, ordinario), la maternità di Maria abolirebbe il segno della verginità. Se un segno deve rimanere scolpito nel corpo di Maria, e persistere attualmente nel suo corpo glorioso, è quello della sua maternità verginale; questo segno è quello dell’apertura, da parte di Gesù, del seno materno, seno chiuso agli uomini, e che non ha lasciato il passaggio altro che di Dio ” (art. cit., p, 467). Al ” segno ” della verginità (proprio di Maria), P. Galot preferisce, evidentemente, il ” segno ” della maternità (comune a Maria e a tutte le altre donne!…).


P. Galot, ammette anche che il parto della Vergine è stato accompagnato da dolori. E termina il suo articolo asserendo che un tale parto normale, anziché diminuire l’onore della Vergine, sembra che l’aumenti (p. 469). Va anzi più in là, e arriva ad asserire che, con l’abbassamento di Maria al livello di tutte le altre madri, ” la dignità di tutte le madri viene rialzata ” !… (ibid.).


Ci troviamo perciò dinanzi ad un parto ordinario (uguale a quello di tutte le altre madri). Questo parto, tuttavia, si deve dire verginale, ma solo perché il concepimento del divin Bambino è stato verginale, per opera cioè dello Spirito Santo, e perciò la verginità ” nel parto ” viene identificata con la verginità ” prima del parto “.


Queste stesse idee, il P. Galot l’ha ripetute, recentemente, nell’articolo: Nato dalla Vergine Maria, in ” Civiltà Cattolica ” 120 (1969) p. 134-144. Egli ha cercato di appoggiare la sua tesi con argomenti presi dal Magistero Ecclesiastico, dalla S. Scrittura, dalla Tradizione e dalla convenienza; ma invano, come vedremo. Nel surriferito articolo, dopo aver difeso il concepimento verginale di Cristo (la verginità ” ante partum “), P. Galot passa a parlare della verginità ” nel parto “, e dice: ” Tuttavia, è necessario aggiungere che nella dottrina della verginità perpetua, un problema non ha ancora ricevuto una definitiva soluzione; concerne la verginità di Maria nel parto “. E lo prova appellandosi alla primitiva tradizione patristica. ” Fin verso la fine del IV secolo [asserisce con impressionante sicumera] i Padri non vedevano alcuna difficoltà ad affermare, per Gesù, un modo di nascere uguale a quello degli altri bambini ” (p. 137). E adduce le testimonianze di Origene, di S. Ireneo e di S. Epifanio (nelle quali si asserisce che Gesù ” aprì il seno ” della madre). Però – aggiunge – ” Fin dalla fine del IV secolo, ha cominciato a prevalere un’altra rappresentazione della nascita: si è legata l’idea della nascita verginale a quella d’un parto miracoloso. Questa rappresentazione è diventata tradizionale e si è spesso paragonata al raggio di sole che attraversa il cristallo senza lederlo” (ibid.). Dopo questa candida ammissione, P. Galot passa a parlare di alcuni i quali, recentemente, han negato una tale interpretazione. ” Recentemente – dice – alcuni autori hanno proposto un modo di intendere il parto verginale che, in effetti, si ricollega a quello dei primi secoli [cioè, alle pretese asserzioni dei Padri fin verso la fine del secolo IV]: il bambino Gesù sarebbe nato come nascono gli altri bambini e non avrebbe tolto nulla alla verginità, anche fisica, di sua madre, perché la verginità corporale consiste nella preservazione del corpo non nei riguardi di qualsiasi azione fisica, ma nei riguardi delle relazioni sessuali [si noti qui, di passaggio, la deplorevole confusione tra verginità corporale e verginità morale).


Un parto non potrebbe togliere, per se stesso, la verginità [quella morale: toglie però quella corporale] e d’altra parte è logico che Maria, perché sia veramente e pienamente madre, abbia veramente partorito il suo bambino [ come se il modo o processo ordinario della nascita sia essenziale alla maternità, mentre è evidente che il modo della nascita non appartiene all’essenza. Se un bambino, per esempio, nasce per parto chirurgico, ossia, cesareo, non per questo la madre di lui cessa di essergli ” veramente e pienamente ” madre].


Secondo questo modo di vedere, Maria porterebbe nel suo corpo, in seguito al parto, il segno della sua maternità verginale [ma non già – si può e si deve aggiungere – il segno del parto verginale], e questo segno risponderebbe all’intenzione fondamentale della verginità che è apertura a Dio [ma è anche consacrazione totale, anima e corpo, a Dio]… Bisogna tuttavia stare attenti a non identificare l’affermazione della nascita verginale [ma può dirsi ” verginale ” una nascita ordinaria?! ] con la rappresentazione di un parto miracoloso [se il parto è ” verginale “, non ordinario, non è forse necessariamente miracoloso?] (art. cit., p. 137-138). ” Questa rappresentazione – conclude P. Galot – non è implicata nella fede [eppure la Tradizione e il Magistero Ecclesiastico han parlato – come vedremo – ripetutamente di parto verginale, mirabile, miracoloso!…]. E non è necessariamente legata all’affermazione della verginità di Maria [è però legata all’affermazione della verginità corporale). E’ necessario dunque distinguere bene tra la certezza di fede e il valore da attribuire ad una rappresentazione, che pur avendo una lunga tradizione [dunque, per tanti secoli, la Chiesa avrebbe creduto ad una “rappresentazione” falsa] non si impone come una verità da credere [e allora quale verità è da credere?!] ” (art. cit., p. 138).


3) CARLO DAVIS (recentemente, apostata dal sacerdozio e dalla fede), dopo aver riferito sinteticamente la sentenza del Mitterer, si è limitato a dire; ” In molti modi le idee del Mitterer sono molto attrattive: al giorno d’oggi noi troviamo particolarmente difficile vedere la rilevanza della verginità in par fu come è abitualmente esposta. Similmente, la reinterpretazione della tradizione coinvolge, al momento, un augurio non tollerato ” (cfr. ” Clergy Review ” 41, 1956,p. 543).


4) II P. ENRICO SCHILLEBEECKX O.P., in una lettera (o ” Memorandum “) inviata all’Episcopato Olandese nonché ai Provinciali e agli Abati dei monasteri di quella nazione, metteva in dubbio la verginità fisica della Madonna.


5) II P. CARLO RAHNER S.J., nella rivista ” Zeitschrift fur Katholische Theologie ” 75, 1953, p. 500 s., ammetteva che gli argomenti addotti dal Mitterer sono forti e si impongono all’attenzione dei teologi positivi. Nei ” Saggi di Cristologia e di Mariologia ” (Roma, Ediz. Paoline, II ediz., 1967), nel capitolo ” Virginitas in partu “, un contributo al problema dello sviluppo e della tradizione del dogma (p. 361-411), ha precisato meglio il suo pensiero sulla teoria del Mitterer. Pur riconoscendo in lui un errore fondamentale di metodo, e pur allontanandosi da lui in cose più o meno accidentali, dimostra come la verginità nel parto, praticamente sia senza solido fondamento. Dopo aver sintetizzato il pensiero del Mitterer e dopo aver riferito, brevemente, il giudizio di alcuni teologi intorno al medesimo, P. Rahner si limita ad aggiungere ” alcune osservazioni a questo nuovo problema “(p. 365).


P. Rahner rileva, innanzitutto, ” nella più recente teologia cattolica “, ” una maggiore riservatezza nella qualificazione teologica e (soprattutto) nella determinazione del suo contenuto “: cosa falsa, come vedremo.


Riguardo poi al ” contenuto ” della verginità nel parto (come pure riguardo alla definizione della medesima) ” è consigliabile – dice P. Rahner – prudenza e riservatezza ” (p. 368). Non sappiamo però quanta ” prudenza e riservatezza ” abbia usato egli stesso quando asseriva: ” se si vuole vedere espressa ” (la ” virginitas in partu “) ” nel semper virgo ” della tradizione e anche in molte espressioni dell’insegnamento del Magistero della Chiesa, allora non bisogna soltanto chiedersi se il magistero con un tale titolo (” semper virgo “) col quale caratterizza Maria, voglia già definire il contenuto del titolo stesso, ma bisogna specialmente far notare che il contenuto più preciso della ” virginitas “in partu” forse in esso incluso rimane ancora completamente aperto ” (Le., p. 368), ossia, completamente indeterminato. Dopo aver Svuotato i vari documenti del Magistero Ecclesiastico sulla verginità nel parto, P. Rahner conclude: ” Tenendo presente la posizione del Magistero quindi, è perfettamente comprensibile questa maggiore riservatezza nella recente teologia per quanto riguarda la qualifica e la definizione del contenuto della dottrina… ” (l.c. p. 372-3). Bisogna… far rilevare… che il problema della più esatta definizione del contenuto non è ancora risolto… Infatti attraverso un’accurata storia della dottrina si potrebbe mostrare che la definizione del suo contenuto non è stata sempre unitaria, chiara e non sempre priva di elementi sospetti, per cui non si può dire semplicemente: la prudente, un po’ indefinita e globale affermazione della ” virginitas in partu ” nel magistero ordinario, nelle posizioni prese finora dal magistero straordinario e nella normale predicazione della fede intende proprio e sempre quello che viene espresso rigorosamente e in particolare dai Padri e dai Teologi (e in qualche scritto edificante) ” (l.c., p. 373).


Passa quindi a dimostrare come la ” virginitas in partu ” non si possa provare con certezza né per via storico-critica (dimostrando cioè che risale al tempo degli apostoli) (p. 376-390) né per via dogmatica (dimostrando che è implicita in verità rivelate dagli apostoli) (pagine 390-395). “Non dobbiamo considerare come dogma e verità vincolante tutto quello che al riguardo (nella “virginitas in partu”) la tradizione dice ” (p. 409).


Dopo aver proposto varie riflessioni sopra ” difficoltà e su questi problemi insoluti “, P. Rahner conclude: ” Non possiamo certo dire che ci troviamo con evidenza di fronte alla necessità o di poter dedurre e di dedurre questi elementi concreti (“esenzione dal dolore, permanenza dell’imene, il ” sine sordibus “, che i Padri identificano anzitutto con la placenta”), dal nostro punto di partenza, oppure di abbandonarlo come insufficiente e non conforme alla tradizione. Noi perciò non diciamo (come Mitterer): questi elementi concreti non ci sono stati. Diciamo soltanto: la dottrina della Chiesa dice con il vero nocciolo della Tradizione: il parto attivo di Maria – visto da parte del bambino e di sua madre – considerato nell’insieme della realtà è come atto integralmente umano di questa “Vergine”, è anche in sé (e non soltanto in virtù della fecondazione, come per Mitterer) corrispondente a questa madre e perciò unico, misterioso, “verginale”, senza che da questa proposizione (se in sé però è comprensibile) abbiamo la possibilità di dedurre, in maniera sicura e obbligante per tutti [é P. Rahner che sottolinea] delle osservazioni circa le particolarità concrete di questo processo ” (p. 411) (5).


Anche P. Rahner perciò tende a svuotare completamente la verginità di Maria ” nel parto “, ossia, ad identificarla con la verginità ” prima del parto ” (col concepimento verginale), ammettendo in Maria SS. la sola incorruzione morale, non già quella corporale.


6) CLIFFORD E.L. HENRY, M.D., considera il parto verginale (preso in senso stretto, astraendo dal concepimento verginale) come qualcosa che in se stessa è in pieno accordo con le leggi comuni della natura, e come miracoloso soltanto in causa, vale a dire, ” per mezzo della concezione ” (A Doctor considers the Birth of Jesus, in ” The Homiletic and Pastoral Review “, 54, 1953, p. 219-223) (6).


Il retto insegnamento sulla verginità fisica ” nel parto ” viene riferito, dall’Henry, come una mera “congettura” (art. cit., p. 222-223).


7) P. Rahner ci fa sapere che è stata presentata all’Università di Innsbruck una tesi di laurea (non pubblicata) nella quale W. ZAUNER (Untersuchungen zum Begriff der Virginitas in partu, Innsbruck 1955) avrebbe confermato, ” cautamente “, usando un metodo del tutto diverso, più storico-dogmatico e speculativo, la teoria del Mitterer.


8) II ” Nuovo Catechismo Olandese ” non ha neppure un accenno alla verginità ” nel parto “. Dopo aver messo in discussione il concepimento verginale, era logico evitare di prendere in considerazione il parto verginale (7).


9) VECCHI ERRORI PRESENTATI COME NUOVE CONQUISTE


Anche tutti questi odierni contestatari della Verginità di Maria ” nel parto ” non hanno neppure il pregio della novità, poiché non han fatto altro che ripetere un errore già proposto nei secoli III e IV. Tertulliano, nel secolo III, nella sua lotta contro gli Gnostici e i Doceti (i quali ritenevano che il corpo di Cristo non era reale, ma apparente), nell’intento dì provare la realtà del corpo di Cristo, negò la verginità di Maria nel parto (De carne Christi, c. 23, PL 2, 790). Negò perciò il prodigioso parto di Maria, e ammise un parto comune a tutti gli uomini, con lesione dell’integrità fisica. Conseguentemente, insegnò che la Madonna ” fu vergine riguardo all’uomo, non già riguardo al parto ” (il quale non può essere, per se stesso, verginale) (8).


Altrettanto ripeteva a Roma, nel 392, con le stesse parole di Tertulliano, l’eretico Gioviniano, il quale poneva sullo stesso piano la donna vergine e la donna maritata. La Madonna, secondo Gioviniano, ” fu vergine riguardo all’uomo, non già riguardo al parto “. Gioviniano – riferisce S. Agostino – impugnava la dottrina cattolica del parto verginale, perché per lui dire che Cristo era nato dalla madre lasciando incorrotta la sua verginità equivaleva a credere, coi Manichei, che Cristo era un fantasma (9).


Roma – riferisce San Girolamo – ” non potè tollerare la scelleraggine di questa asserzione ” (10), per cui Gioviniano fu condannato, prima nel Sinodo Romano sotto il Papa S. Siricio (a. 393) e poi, nello stesso anno (393) dal Sinodo di Milano sotto Sant’Ambrogio. ” Dalla loro aberrazione – riferisce S. Ambrogio nella sua Lettera al Papa Silicio – sono indotti ad affermare: concepì vergine, ma non partorì vergine. Una vergine dunque avrebbe potuto concepire, pur restando vergine, ma non avrebbe potuto partorire, pur restando vergine, per la semplice ragione che il concepimento precede il parto? In tal caso, se non si vuole prestar fede agli insegnamenti dei sacerdoti, si creda almeno alle profezie riguardanti Cristo; si creda agli avvertimenti degli angeli, i quali dicono che nulla è impossibile a Dio. Si dovrebbe accettare in pieno il simbolo di fede degli apostoli, che la Chiesa romana ha sempre conservato intatto e ha sempre difeso ” (11).


La negazione della verginità di Maria nel parto (a causa della condizione del medesimo) fatta nel sec. IV dall’eretico Gioviniano, fece inorridire, nel sec. V, persino l’eretico Giuliano, Vescovo di Belano, negatore, a sua volta, del peccato originale. Giuliano, in polemica con S. Agostino, gli opponeva che Egli, Agostino, con la sua teoria sulla universalità del peccato originale, cadeva in un’eresia ancora più detestabile di quella di Gioviniano: mentre infatti Gioviniano negava, ” per la condizione del parto “, l’integrità del corpo di Maria, Egli, Agostino, negava invece, in Maria, ” per la condizione della nascita “, l’integrità dello spirito (ancora più nobile) ” assoggettandola al demonio ” (facendola cioè nascere con la colpa originale) (12).


Anche nel sec. XI – come ci riferisce Radberto Pascasio – alcuni negavano il parto verginale di Cristo, perché, ” se non fosse nato come nascono tutti gli altri bambini, non si avrebbe una vera nascita ” (RADBERTO, De partu virginis, 1, PL 96, 208 A).


Si tratta perciò di ripetizione di errori antichi, già regressi, e perciò, si tratta di regressismo, non già di progressismo.


E qui è necessario rilevare che questi negatori della verginità di Maria ” nel parto “, per difendere se stessi, si sono sentiti costretti persino a difendere gli eretici (Tertulliano, Gioviniano) asserendo che costoro non hanno errato negando la verginità fisica di Maria ” nel parto “. Essi suppongono perciò che, fino ad oggi, ingiustamente, sarebbero stati considerati ” eretici ” perché non hanno combattuto la verginità ” nel parto “. Avrebbero ammesso la verginità morale (a viro) non già quella corporale (a partu). Così, per esempio, P. Rahner ha scritto: ” Tertulliano non combatte propriamente la ” virginità in partu”, ma semplicemente premette come ovvio il contrario… ” (l.c., p, 387).


Eppure Tertulliano – come pure Gioviniano – era pienamente consapevole di aver negato la verginità nel parto, a causa della perdita dell’integrità fisica. Coloro che lo difendono, invece, non se ne vogliono rendere consapevoli. Per salvare quindi, per lo meno a parole, la verginità di Maria ” nel parto “, si vedono costretti a dire che la Madre di Dio è ” vergine “: corporalmente però non è più vergine e perciò non è più integralmente vergine (sia spiritualmente sia corporalmente).


Sembra perciò che abbiano fatto causa comune con gli eretici…




Note alla seconda parte


(4) II Mitterer travisa qui – a proprio comodo- il concetto stesso di verginità.


(5) Anche qui bisogna distinguere tra la realtà concreta del fatto (la non-frattura dell’integrità fisica) e la realtà concreta del modo (in che modo si è verificata la non-frattura dell’integrità fisica).


(6) L’Henry è stato confutato da MONS. JOSEPH C. FENTON (Our Lady’s virginity in partu, in ” American Ecclesiastical Review “, 130, 1953, p. 46-55) e dal P. J.B. CAROL O.F.M, (Mary’s virginity in partu, in ” The Homiletic and Pastoral Review “, 54, 1954, p. 446-447).


(7) Secondo il P. Galot, avrebbero accolto con simpatia la teoria del Mitterer, O. SEMMELROTH S.J. (in ” Scholastik “, 28, 1953, p. 310), R. VALKANOVER O.F.M. (in ” Antonianum “, 39, 1955, p. 71-74), H, DOMS (Ein Kapitel aus der gegenwàrtigen Beziehung zwischen Theologie und Biologie, in ” Theologische Revue ” 48, 1952, p. 201 e 212), W. DETTLOFF O.F.M. (Virgo-Mater; Kirchenvàter und moderne Biologie zur jungfraulichen Mutterschaft Mariens, in ” Wissenschaft und Weisheit”, 20, 1957, p. 221 e 226), D. RYAN (Perpetual virginity in K.M. Mc Namara, Mother of the Redeemer, Dublin, 1959, p. 119, n. 53). L. OTT menziona le idee di Mitterer, senza disapprovarle, nell’opera Grundriss der Katholischen Dogmatik, Freiburg, II ed., 1957, vers. it. Marietti, Torino.


(8) Ecco le parole di Tertulliano: ” Peperit (Maria) et non peperit; virgo (fuit) et non virgo. Peperit enim, quae ex sua carne; et non peperit, quae non ex viri semine. Et virgo, quantum a viro; non virgo, quantum a partu ” (TERTULLIANO, De carne Christi, 23, 2; C.S.E.L. 2, 914). Secondo il Mitterer e compagni, Tertulliano non avrebbe negato la verginità ” nel parto “.


(9) ” Tamquam Christum cum Manichaeis phantasma crederemus, si Matris incorrupta virginitate diceremus exortum ” (S. AGOSTINO, Contra lulianum pelagianum, 1, 2, 4, PL  44, 643). È degna di nota la risposta data dallo stesso S. Agostino a Gioviniano: ” (Catholici) nec sanctam Mariam pariendo fuisse corruptam, nec Dominum phantasmam fuisse crediderunt; sed et illam virginem mansisse post partum, et ex illa tamen verum Christi corpus exortum ” (ibid.).


(10) ” Si idipsum virgo putatur et nupta, cur piaculum vocis huius Roma audire non potuit? Virgo a viro, non vir a virgine generatur ” (S. GIROLAMO, Apologeticum ad Pammachium, 2, PL 22, 494 a).


(11) “De via perversitatis produntur dicere: Virgo concepit, sed non virgo generavit. Potuit ergo virgo concipere, non potuit virgo generare, cum semper conceptus praecedat, partus sequatur? Sed si doctrinis non creditur sacerdotum, credatur oraculis Christi; credatur monitis angelorum dicentium: quia non est impossibile Deo omne verbum; credatur Symbolo apostolorum, quod Ecclesia Romana intemeratum semper custodit et servat ” (S. AMBROGIO, Epist. 42, PL 16, 1173-1174).


(12) ” Ille (lovinianus) virginitatem Mariae partus conditione dissolvit; tu (Augustine) ipsam Mariam diabolo nascendi conditione transcribis… ” (S. AGOSTINO, Opus imperfectum contra lulianum, VI, 122, PL 45, 1417).