La Madonna contestata

Evangelizzazione: convertiti, lassi...

di Nicola Tornese


OPUSCOLO N° 8 DELLA PICCOLA COLLANA “I TESTIMONI DI GEOVA”. VENERAZIONE DI MARIA. LA MEDIATRICE. MARIA SEMPRE VERGINE. L’IMMACOLATA. L’ASSUNZIONE DI MARIA

VENERAZIONE DI MARIA


Mariolatrìa


Mariolatrìa letteralmente vuol dire adorazione di Maria. Dire che i cattolici adorano Maria è un insulto alla verità, una calunnia dovuta a ignoranza e malafede. Eppure i testimoni di Geova (tdG), che si vantano di  adorare Dio in spirito e verità, vanno ripetendo questa calunnia per ingannare i meno accorti e far seguaci. Il numero è denaro.


La verità è che i cattolici adorano solo Dio, Uno e Trino. Adorare vuol dire riconoscere la supremazia assoluta di Qualcuno. Questo Qualcuno è solo Dio, il Creatore del cielo e della terra.    I cattolici adorano solo Dio, Creatore e Signore di tutti e di tutto.


I cattolici – e con loro milioni di altri cristiani – venerano la Madonna. Venerare vuol dire onorare con ossequio interiore e con gesti esteriori qualche persona particolarmente degna di rispetto, di stima e d’amore.


Alcune volte i gesti esteriori dell’adorazione e della venerazione possono coincidere, essere cioè gli stessi, come inchinarsi, inginocchiarsi, offrire incenso e simili. Ma tutti sanno o dovrebbero sapere che il gesto esteriore va interpretato secondo l’intenzione di chi lo fa. Lo stesso gesto può significare intenzioni diverse.


 


Venerazione di Maria


L’errore:


Perché non possiamo venerare Maria?


Perché. – rispondono i geovisti – “i riferimenti scritturali a lei come ‘benedetta’ non indicano che fosse adorata (sic)”. Come prova citano due testi del Vangelo di san Luca.


– Luca 1: 28, 30, NA “L’Angelo, essendo entrato presso di lei, le disse:  ‘Ave, o piena di grazia, il Signore è, con te! (Benedetta tu fra le donne) ‘. L’Angelo le disse: ‘Non temere, Maria, perché tu hai trovato grazia davanti a Dio ‘”.


– Luca 1: 41-48, NA “Elisabetta fu ripiena di Spirito Santo; ed esclamò ad alta voce dicendo: ‘Benedetta tu fra le donne, e benedetto è il frutto del tuo seno! ‘ … Allora Maria disse: ‘L’anima mia magnifica il Signore  … ecco che fin d’ora tutte le generazioni mi chiameranno beata”


La verità:


a    E’ chiaro, prima di tutto, che nessun serio studioso della Bibbia e tanto meno la Chiesa Cattolica hanno dato alle parole dell’angelo e di Elisabetta riferite da Luca il significato di vera adorazione. Questa è una falsa supposizione dei tdG ed un’astuta insinuazione. Gli angeli, Elisabetta, i cattolici prestano la vera adorazione soltanto a Dio.


b – Al contrario, sia l’angelo che Elisabetta, salutando Maria come la Benedetta fra le donne, celebrano in Lei il favore o grazia di Dio effusa senza limiti, nella sua pienezza: “Ave, o piena di grazia!”. Questi sono autentici gesti di venerazione verso Maria e danno pienamente ragione ai cattolici e a centinaia di milioni di altri cristiani, che venerano Maria, ripetendo quelle stesse parole.


C – Questa spiegazione è talmente vera ed esatta che Maria la conferma dicendo:               “Ecco che fin d’ora tutte le generazioni mi chiameranno beata”. Chiamare beata Maria equivale ad esaltare con parole e gesti le meraviglie che Dio ha operato in Lei, vale a dire venerarla (non adorare): “Poiché grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il suo nome” (Luca 1,49).


La venerazione di Maria è pienamente giustificata dalla Bibbia.


 


Tutti mi diranno beata ….(Luca 1,48)


L’errore:


Insistono i tdG:  “Le stesse espressioni dell’angelo e di Elisabetta sono usate riguardo ad altre”. Per provare la loro affermazione i geovisti ricorrono ad altri due testi biblici dell’Antico Testamento, facendone un uso improprio, atto solo a creare confusione nella mente di chi  mopm capisce.


Eccoli:


Gen. 30: 9, 10, 13, NA “Lea, vedendo che aveva cessato di partorire, prese Zilpa, sua serva, e la dette a Giacobbe per moglie. E Zilpa, serva di Lea, partorì un figlio, … Lea disse: ‘Questo è per mia felicità, perché le donne mi chiameranno beata’. Perciò lo chiamò Aser”.


Giud. 5: 24, NA “Benedetta sia fra le donne Jael, moglie di Heber Kenita, benedetta sia fra le donne che sono nelle tende”.


La verità:


Questa insistenza geovista non ha nessun valore probativo per due ragioni in particolare:


La prima. Chiunque abbia una minima conoscenza del Nuovo Testamento sa benissimo che vi ricorrono assai spesso espressioni e perfìno parole dell’Antico Testamento. Gli evangelisti, san Paolo, gli altri Apostoli avevano una grande familiarità con le Scritture e spesso si esprimono con le stesse immagini e parole dei Profeti, dei Salmi, dei Libri Storici, dando un significato    diverso.


La seconda. Nel caso di Maria l’espressione “benedetta fra le donne”, anche se presa dall’Antico Testamento, ha evidentemente un significato nuovo, completamente diverso da quello dei testi citati. Basta leggere la Bibbia nei luoghi citati per convincersene.


In Genesi 30, 9-13 e in Giudici 5, 24-27 le don- ne, di cui si parla, sono quelle del clan o gruppo di famiglie legate da parentela: le donne della tenda! (Giudici 5, 24). Esse dicono “sia benedetta”, ossia si congratulano con una della loro tribù o perché ha dato un figlio al suo padrone in un contesto di rivalità femminile (Genesi 30, 9-13), oppure perché ha ucciso un nemico con astuzia (Giudici 5, 24-27).


Completamente diverso è il contesto e quindi il significato delle parole usate dall’angelo e da Elisabetta nei riguardi di Maria. Sia l’angelo che Elisabetta esaltano Maria, la chiamano benedetta, a motivo della scelta che Dio fece di Lei a essere – Madre del Signore” (Luca 1, 43). Questa scelta divina conferisce a Maria un posto e una dignità unica “tra le donne”, cioè tra tutte le donne (Luca 1, 42).


Perciò Maria, rispondendo alle parole di Elisabetta, esalta la bontà del Signore “perché ha guardato l’umiltà della sua serva” (Luca 1, 48). E poiché di tanta bontà divina è  benefìciaria tutta l’umanità, Maria può affermare che tutte le generazioni la chiameranno beata (Luca 1, 48). Qui l’orizzonte è infinitamente più vasto di quello di Genesi 30, 9-13 e Giudici 5, 24-27.


 


Beato il seno che ti ha portato (Luca 11, 27-28)


L’errore:


Pessimo uso fanno pure i geovisti delle belle parole di Gesù riportate sia da san Luca sia da san Matteo e da san Marco (Mt. 12, 46-50; Mc 3, 31-35).


Citiamolo da san Luca:


Luca 11, 27-28: “Mentre Gesù così parlava, una donna alzò la voce di mezzo alla folla e gli disse.- ” Beato il seno che ti ha portato e le mammelle che hai succhiato! “. Ma egli disse. ” Beati piuttosto quelli che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica “”.


Spiegando male queste parole della Bibbia i tdG dicono che “Gesù mostrò che la venerazione di Maria era sbagliata”.


La verità:


Non è sbagliata la venerazione di Maria, ma piuttosto è completamente sbagliata la spiegazione che i tdG danno del testo citato di san Luca.


a – Gesù si trova in piena attività pubblica. La predicazione della Parola lo impegna a tempo pie- ne. Molti l’ascoltano, lo seguono, divengono suoi discepoli. Vi sono uomini, vi sono donne (Luca 8, 1-3).


Tra coloro che l’ascoltano e lo seguono vi è anche Maria. La vediamo all’inizio (Giovanni 2, 1-12), durante (Luca 8,20) e alla fìne della vita pubblica di Gesù (Giovanni 19, 25-27).


Maria segue e ascolta Gesù perché è suo fìglio. Ma anche e soprattutto perché ha creduto a “quanto le è stato detto da parte del Signore” (Luca 1, 45), ha meditato sul comportamento di quel Figlio (Luca 2, 19). Perciò Maria è divenuta una delle prime e più fervorose discepole di Gesù.


b – Possiamo perciò e dobbiamo distinguere in Gesù due modi di guardare e considerare Maria. Egli la ama perché è sua madre. Non l’ha mai rinnegata. Come poteva farlo Egli che ebbe parole dure contro coloro che trattano male i loro genitori? (Marco 7, 10-13).


Tuttavia all’amore di figlio si aggiunge in Gesù un amore e una venerazione di ben altra natura verso Maria. Egli la ama e la venera perché Maria ha creduto alla Sua Parola e si è impegnata a metterla in pratica più di qualsiasi altro discepolo di Cristo.


Gesù vuol mettere in risalto la grande fede di Maria. Vuol far capire che la vera grandezza di Maria, fondata sui vincoli del sangue, poggia soprattutto sui vincoli soprannaturali d’una nuova parentela (Giovanni 1, 12-13).


c – La donna del popolo che grida: “Beato il seno che ti ha portato!” offre a Gesù un’occa- sione propizia. Correggendo la mentalità umana di quella donna, Egli esalta Maria e la chiama beata ancor di più perché aveva creduto in Lui. Forse Maria era tra la folla (Luca 8, 21).


E’ chiaro che con ciò Gesù non ha affatto discreditato sua madre, non ha affatto mostrato che la venerazione di Maria è sbagliata. Anzi mette in evidenza i meriti di Maria e la vera ragione per cui deve essere detta beata, cioè venerata. Non è errato pensare che un’eco di queste parole di Gesù ci sia stata conservata nel cantico di Maria: Tutti mi diranno beata! (Luca 1, 48).


Venerare vuol dire riconoscere le virtù cristiane di chi ascolta e mette in pratica la Parola. Gesù stesso riconosce in Maria queste virtù. Egli è il primo a venerarla. Noi possiamo e dobbiamo fare lo stesso. Questo e non altro significa per noi cristiani la venerazione di Maria.


 


Sposi a corto di vino (Giovanni 2, 1-12)


Un altro appiglio contro la venerazione di Maria i tdG lo trovano nel vangelo di Giovanni nell’episodio delle nozze di Cana (Giovanni 2, 1-12). Nelle parole che Gesù rivolge a Maria in quella circostanza egli avrebbe mostrato – a parere dei tdG – che la venerazione di Maria è sbagliata.


La verità:


Per evidenziare la verità analizziamo brevemente quest’episodio    assai noto del quarto vangelo.


1 – Il contesto.   Se si eccettuano i cosiddetti vangeli dell’infanzia   (Matteo cc. 1 e 2; Luca cc. 1 e 2), nel vangelo di  Giovanni troviamo i maggiori riferimenti a Maria, la madre di Gesù. All’inizio del suo vangelo Giovanni presenta Maria assieme a Gesù e ai suoi primi discepoli, in occasione d’uno sposalizio a Cana di Galilea:


“Il terzo giorno, in Cana della Galilea si celebrò un festino di nozze, e la madre di Gesù si trovava là. Alle nozze fu invitato anche Gesù con i suoi discepoli’   Ed essendo venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli dice: “Non hanno più vino”. Gesù le rispose: “Che vuoi, o donna? 7 La mia ora non è ancora venuta”. La madre di lui dice ai servi: ” Fate qualunque cosa vi dirà “” (Giovanni 2, 1-5, Garofalo).


2 – Significato delle parole di Gesù. il problema consiste nel determinare il signifìcato delle parole che Gesù dice a sua madre. Indicano quelle parole che Gesù mostrò disapprovazione dell’intervento di Maria e quindi anche della nostra vene- razione di Lei? Oppure, al contrario, mostrano che egli accondiscese alla richiesta di sua madre, dando chiari segni di venerazione nei suoi riguardi?


Di queste due domande è vera la seconda, non la prima, come apparirà dalle seguenti precisazioni.


a – Dopo le parole di Gesù, Maria, serena e fiduciosa, dice ai servi: “Fate quello che vi dirà”. Le parole di Gesù non la turbano. Ella non dubita affatto che quanto ha chiesto sarà ottenuto. Non giudica un  rifiuto e tanto meno un rimprovero la risposta di Gesù alla sua richiesta.


b – In  effetti, Gesù accoglie la richiesta di Maria, e in   che modo! Dice ai servi. “Riempite d’acqua le ànfore”. E poi soggiunge: “Attingete e servite”. Non c’era più acqua, ma vino squisito.


Appare chiaro, al di là d’ogni dubbio, che l’intervento di Maria è stato positivo a tutti gli efffetti. Gesù non l’ha umiliata con un rifiuto, non ha affatto mostrato che non fosse degna di stima e di venerazione. Tutt’altro! E’ lecito pensare che i due sposi, i loro parenti ed amici, appena saputo com’erano andate le cose, abbiano colmato di rispetto, di ammirazione, di venerazione quella Donna. Grazie a Lei, Gesù aveva tolti da un noioso impiccio con un gesto umanamente inspiegabile. Altro che disapprovazione, altro che rimprovero!


c – Alla luce di questi fatti è impossibile pensare che il titolo di Donna che Cristo usa verso sua madre indichi mancanza di rispetto e tanto meno un rimprovero. Questo modo di esprimersi di Gesù è più appropriato alla circostanza, molto di più che se l’avesse chiamata madre o mamma.


Perché?


Perché Gesù vuol far capire che quanto sta per compiere non è dovuto tanto ai vincoli di sangue che lo legano a Maria, quanto piuttosto alla fede di Lei e al suo impegno per la causa del Regno.


Gesù parla a Maria e la esaudisce nella sua richiesta non come suo :figlio, ma come Figlio di Dio, come Redentore del genere umano, che dà inizio con un segno alla sua opera di salvezza universale. Perciò Giovanni osserva: “Gesù manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui” (Giovanni 2, 11).


In questo contesto soprannaturale, Gesù non dà a sua madre un titolo confidenziale e privato, ma di rispetto e di venerazione. Quel Donna può essere espresso in italiano con la parola Signora.


Anche dalla Croce Gesù chiamò Maria con lo stesso appellativo di Donna (Giovanni 19, 26). E’ assurdo pensare che in quell’ora di supremo dolore per Maria Egli abbia voluto mancare di rispetto a sua madre e aggiungere dolore a dolore.


d – Anche le parole che seguono: “che cosa a me e a te?”, considerate nello stesso contesto, non indicano mancanza di rispetto. Sono piuttosto in armonia col titolo di Donna che Cristo dà a sua madre.


 


A parere di non pochi autorevoli interpreti antichi e moderni, con quelle parole Gesù volle far capire che era disposto a fare più di quanto Maria chiedeva. Egli voleva dire: “Signora, stai tranquilla, non ti preoccupare”.


In realtà, per la grande considerazione verso Maria, Gesù apre la serie dei segni prodigiosi e manifesta la sua gloria (Giovanni 2, 11). La frase “Non è ancora giunta l’ora mia” (Giovanni 2, 4) indica appunto che fu la preghiera di Maria a fai iniziare la manifestazione della gloria di Gesù.


L’ora di Gesù è quella della sua glorificazione nella morte e risurrezione (Giovanni 7, 30; 8, 20; 132 1; 17, 1). Tuttavia l’intercessione di Maria che ottiene il primo segno fa sì che quell’ora sia anticipata e prefigurata nel miracolo che Gesù fa a Cana di Galilea grazie appunto alla preghiera di Maria.


Dall’analisi coscienziosa del racconto evangelico riguardante le nozze di Cana risulta evidente il sommo rispetto che Gesù ebbe per sua madre, indicando chiaramente anche a noi come dobbiamo comportarci verso Maria. Proprio l’opposto di quanto affermano settariamente i contestatori della venerazione della Madonna.


 


Ancora cavilli


Ma i testimoni di Geova non disarmano: “Maria – dicono – non deve essere venerata perché non ebbe nessun posto speciale nella congregazione cristiana primitiva”. Come prova citano Atti 1, 14-15, dov’è detto:


“Tutti questi perseveravano concordi nella preghiera con le donne e con Maria, la madre di Gesù, e con i fratelli di lui. In quei giorni, Pietro si alzò in mezzo a loro – il numero delle persone riunite era di circa centoventi”.


La verità:


A chi sa leggere la Bibbia e vuol leggerla come si deve, apparirà subito evidente che le parole citate dal libro degli Atti dicono tutto l’opposto di ciò che ad esse fanno dire i tdG.


Infatti, è risaputo che nella Bibbia non tutti i nomi ci sono stati conservati o segnalati, ma solo quelli delle persone più in vista nella comunità, soprattutto di quelle persone che hanno avuto un ruolo, una funzione, un carisma determinante nel- la storia della salvezza: i nomi dei patriarchi, dei giudici, dei re, dei profeti, degli Apostoli, di alcuno donne ecc.


Nel testo citato di Atti l’autore ispirato si attiene a questa norma biblica. Delle donne è nomi- nata solo “Maria, la madre di Gesù” (Atti 1, 14). Solo Lei è degna di essere segnalata per nome appunto perché il suo posto nella congregazione primitiva era un posto speciale, proprio l’opposto di ciò che dicono i tdG.


I primi cristiani veneravano la Madonna, e così hanno fatto e faranno tutti i veri cristiani di ogni tempo perché chi onora la madre onora anche il Figlio: chi dimentica e umilia la madre, dispiace certamente al Figlio.


 


LA MEDIATRICE


La preghiera d’un credente


Nella storia del cristianesimo non sono mai mancati casi di contestazione e di velenosa avversione al culto della Madonna. Ma la stragrande maggioranza  dei credenti in Cristo – cattolici e non cattolici – hanno sempre amato e venerato Maria, la Madre del Signore (Luca 1, 43).


Un esempio tra tanti quello d’un uomo che non era privo d’ingegno: Dante Alighìeri!


Non si tratta di un bigotto o di un ignorante. Dante certamente conosceva bene la Bibbia, sapeva leggerla e capirla. Non ignorava certamente che Gesù Cristo è il solo Mediatore tra Dio e gli uomini (1 Timoteo 2, 5-6).


Eppure Dante credeva nella intercessione o mediazione della Vergine. Chiedeva e faceva chiedere a Maria nientemeno che di poter fìssare lo sguardo in Dio, ossia la sua sincera conversione, la sua salvezza:


Or questi che dall’infima lacuna dell’universo insin qui ha vedute
le vite spiritali ad una ad una, Supplica a Te, per grazia, di virtute
tanto che possa con gli occhi levarsi più alto, verso l’ultima salute.


(Paradiso, XXXIII, 23-27)


Ce n’è d’avanzo per stracciarsi le vesti per tanto scandalo! Dante Alighieri, dimentico apparentemente della mediazione di Cristo, chiede a Maria di mediare ossia di intercedere per la sua salvezza.


L’errore


C’è un vecchio proverbio che dice: Nulla di nuovo sotto il sole (Qoèlet 1, 9).


I testimoni di Geova hanno disotterrato la vecchia avversione a Maria e facendo un uso di- storto, come sempre, di alcuni testi biblici negano la dottrina della Sua intercessione o mediazione.


Hanno scritto: “Non è corretto rivolgere preghiere a Maria come interceditrice; Gesù Cristo è il solo Mediatore”. Come prova citano:


Giov. 14: 6, 12, 13 NA “Gesù gli risponde: lo sono la via, la verità e la vita; nessuno può venire al Padre mio se non per me. Perché io vado al Padre. E ciò che domanderete al Padre in Nome mio, lo farò”.


E ancora: 1 Tim. 2: 1, 5 NA “Raccomando dunque innanzitutto che si facciano preghiere, suppliche, domande, azioni di grazie, per tutti gli uomini. Infatti (c’è) un solo Dio, uno solo anche mediatore di Dio e di uomini, uomo, Cristo Gesù”.


Infìne:


Atti 4: 12, NA “E non vi è in nessun altro (che Gesù) la salvezza. Non esiste, infatti, sotto il cielo altro nome dato agli uomini per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvi” .


La verità


I tdG attribuiscono a noi cattolici errori dottrinali, che mai abbiamo né pensato né detto. Si creano – per così dire – dei mulini a vento contro cui spezzare le loro lance. Devono tentare ogni mezzo per mettere in crisi i meno accorti. A loro interessa poco la verità.


I cattolici hanno sempre creduto e professato che “uno sola è il Mediatore tra Dio e gli uomini: l’uomo Gesù Cristo” (1 Timoteo 2, 5). Chi ci attribuisce una dottrina diversa dimostra una grande ignoranza, a meno che non sia in mala fede.


Questa dottrina cattolica antica quanto il Vangelo è stata ribadita recentemente e solennemente dal Concilio Vaticano 11, che è, per chi non Io sapesse, l’unica voce autentica della Chiesa Cattolica. Dice dunque il Concilio:


“Uno solo è il nostro Mediatore secondo le parole dell’Apostolo: “Non vi è che un solo Dio, uno solo anche è il Mediatore tra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù che per tutti ha dato se stesso quale riscatto”.


E ancora:


“Nessuna creatura infatti può mai essere paragonato al Verbo Incamato”.


Questa dottrina sull’unica mediazione di Gesù Cristo noi cattolici la professiamo più volte a giorno. Forse voi non ve ne accorgete, ma tutte le preghiere ufficiali della Chiesa rivolte a Maria e ai Santi si concludono sempre con le parole: Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio


Questo vuol dire che qualsiasi cosa noi chiediamo a Dio, in qualsiasi tempo, sotto qualsiasi  forma, noi la chiediamo sempre nel nome, cioè per mediazione di Gesù, che è l’unico Mediatore insostituibile.


 


La mediazione dei Santi


Tuttavia quanto abbiamo detto sull’unica mediazione di Gesù Cristo non contrasta – per chi conosce bene la Bibbia – con la pia pratica di rivolgersi ai Santi, specialmente alla Madonna, vale a dire con la mediazione o intercessione dei Santi.


Due cose diremo a questo riguardo.


La prima. Proveremo che la dottrina della mediazione dei Santi possiamo dimostrarla da numerosi testi biblici, primo tra tutti – dico – proprio da quel testo di 1 Timoteo 2, 1-5, che i tdG usano erroneamente per negarla. Ma dobbiamo prima citare il testo per intero, e non già accorciato o dimezzato come fanno i geovisti.


Eccolo: “Ti raccomando dunque, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché noi possiamo condurre una vita quieta e tranquilla in tutta pietà e dignità. Questa è una bella cosa e gradita al cospetto di Dio, nostro Salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità. Uno solo, infatti, è Dio e uno solo il Mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti” (1 Tim. 2, 1-5).


Qual è il significato di queste parole di san Paolo?


A giudizio di tutti gli esegeti (= specialisti nello studio della Bibbia) san Paolo dà al suo discepolo Timoteo istruzioni riguardanti le funzioni religiose o pie pratiche dei fedeli. Tra le cose che egli raccomanda sta in cima la preghiera per gli altri: Timoteo faccia pregare i fedeli “per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere”.


Ora pregare per gli altri equivale a intercedere o mediare presso Dio per la salvezza di terzi. Paolo perciò chiede la intercessione o mediazione dei fedeli per tutti gli uomini, anche e specialmente per chi non crede o è nemico di Dio e della sua Chiesa. Egli dichiara inoltre che questa intercessione è una cosa bella e gradita a Dio I.


La seconda. Distrugge forse questa dottrina l’insegnamento biblico dell’Unico Mediatore Gesù Cristo?


No, certamente. Ed é lo stesso san Paolo, nello stesso testo a Timòteo, a ricordarcelo. Infatti, egli aggiunge chela preghiera o intercessione dei fedeli farà sì che anche i lontani, ossia gli increduli e i peccatori arrivino alla conoscenza della verità, ossia dell’unico vero Dio e dell’Unico Mediatore Gesù Cristo. Chi salva è Dio, che opera la salvezza di tutti mediante Gesù Cristo. Ma Dio avrà pure riguardo alle preghiere e alle buone opere (= intercessione) dei fedeli per illuminare e salvare mediante Cristo chi ancora giace nella ignoranza e nell’errore. L’intercedere dei fedeli è secondario, subordinato alla mediazione di Cristo. Questa è sempre necessaria, quella dei fedeli può esserci e anche non esserci.


E’ evidente che il testo di 1 Timòteo 2, 1-5 dice tutto l’opposto di ciò che a Paolo fanno dire i testimoni di Geova.


La serva del Signore (Luca 1, 38)


Fedele all’insegnamento biblico, la Chiesa Cattolica ritiene cosa lecita e buona l’intercessione di Maria, madre del Signore (Luca 1, 43) e madre nostra (Giovanni 19, 26-27). Ella è la benedetta tra tutte le donne, perché ha creduto più di tutte le creature umane ed ha amato fìno ad essere l’Addolorata. Ella è perciò la Santa Vergine, la prima, la fedelissima tra i discepoli dell’unico Signore e Mediatore Gesù Cristo. Dio avrà riguardo alla sua intercessione più che a quella di qualsiasi altro fedele.


Dice la Chiesa Cattolica:


“La funzione materna di Maria verso gli uomini in nessun modo oscura o diminuisce quest’unica mediazione di Cristo, ma ne mostra l’efficacia… Si fonda sulla mediazione di Lui, da essa assolutamente dipende ed attinge tutta la sua efficacia; non impedisce minimamente l’immediato contatto dei credenti con Cristo, anzi lo facilita… La funzione di Maria è una funzione subordinata. La Chiesa non dubita di riconoscerla apertamente, continuamente la esperimenta e raccomanda all’amore dei fedeli, perché, sostenuti da questo materno aiuto, siano più intimamente con- giunti col Mediatore e Salvatore”.


 


Una difficoltà che non regge


Ma dicono:


La Bibbia parla di preghiere d’intercessione di persone ancora in vita su questa terra, non di quelle che sono già morte. Maria non è più tra i vivi.


Rispondiamo:


1 – L’intercessione di Maria si fonda sulla dottrina biblica della comunione dei santi. Con questa espressione la Chiesa Cattolica dice quanto afferma san Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi, capitolo 12. Tutti i credenti in Cristo formano come un organismo vivente, in cui le varie parti o membra si aiutano reciprocamente sotto la guida dell’unico Capo che è Cristo.


2 – Essendo nello stato di gloria, più vicine a Signore, le anime dei credenti, martiri o confessori, gridano a gran voce: “Fino a quando, o Sovrano santo e verace, non scendi in giudizio e non vendicherai il nostro sangue?” (Apocalisse 6, 9-10). Essi cioè intercedono davanti a Dio per i loro fratelli ancora sulla terra.


Perciò ancora nell’Apocalisse è detto che i Santi con le loro preghiere riempiono di profumo vasi d’oro  che salgono continuamente al trono dell’Agnello (Apocalisse 5, 8). In altre parole, essi compiono una funzione mediatrice a favore della Chiesa militante sulla terra: “E salì il fumo d’in- censo con le preghiere dei Santi, dalla mano dell’angelo, a Dio” (Apocalisse 8, 4).


Tra i Santi davanti a Dio, intorno al trono dell’Agnello, la Prima a offrire preghiere per noi è la Santissima Vergine, perché una madre non può disinteressarsi dei suoi figli. Ella vuole la salvezza di tutti.


Ad Jesum per Mariam


Dopo quanto abbiamo detto, rimane sempre vero, e nessun cattolico l’ha mai negato, che “Cristo è Via, Verità e Vita” e che “nessuno può venire al Padre mio se non per me” (Giovanni 14, 6). Rimane sempre vero che “in nessun altro (che in Cristo) vi è salvezza” (Atti 4, 12).


Ma per amorosa disposizione di Dio (e questa è pure Bibbia), Maria, nello stato di gloria in cui ora si trova, continua ancora il suo servizio a favore della Chiesa. “Per questo Ella è invocata dalla Chiesa coi titoli di Avvocata, Ausiliatrice, Soccorritrice, Mediatrice”.


Maria conduce a Gesù quanti a Lei si rivolgono.


 


MARIA SEMPRE VERGINE


Esaminate ogni cosa


I tdG contestano la perpetua verginità della Madonna. E’ un tema da loro preferito per creare il dubbio, mettere in crisi. Maria, dicono  non fu sempre vergine. Ella generò altri figli e fìglie mediante regolari rapporti con Giuseppe.


La loro contestazione è basata soprattutto sulla spiegazione errata di alcuni testi biblici e sulla omissione di altri testi che potrebbero far luce in senso contrario alla loro negazione.


Vogliamo analizzare serenamente tutti i testi biblici riguardanti la verginità perpetua della Madonna. La nostra analisi ha lo scopo di far sapere ai cattolici che forse lo ignorassero come realmente stanno le cose, che cosa cioè dice la Bibbia. E’ poi – chi sa! – qualche testimone di Geova che non avesse fretta di dileguarsi nella folla, potrebbe forse fermarsi a riflettere, ad esaminare ogni cosa come insegna l’apostolo:


“Esaminate ogni cosa e ritenete ciò che è buono” (1 Tessalonicesi 5, 21).


I cosiddetti fratelli di Gesù


Cavallo di battaglia per i geovisti contro la perpetua verginità di Maria è il fatto che i vangeli ci informano dell’esistenza di fratelli e sorelle di Gesù I.


Ecco ciò che dicono i vangeli:


Matteo 13, 55-56: “Non è egli (Gesù) forse il figlio del carpentiere? Sua madre non si chiama Maria? E i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle non sono tutte fra noi?”


Marco 6, 3: “Non è costui il carpentiere, il  fìglio di Maria, il fratello di Giacomo, di Joses (Giuseppe), di Giuda e di Simone?”.


Luca 8, 19-20: “Un giorno andarono a trovarlo la madre e i fratelli, ma non poterono avvicinarlo a causa della folla. Gli fu annunziato: ” Tua madre * i tuoi fratelli sono qui fuori e desiderano vederti “. Ma egli rispose: ” Mia madre e i miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica “”.


Giovanni 2, 12: “Dopo questo fatto, discese (Gesù) a Cafarnao insieme con sua madre, i fratelli e i suoi discepoli”.


Atti 1, 14: “Tutti questi erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la Madre di Gesù, e con i fratelli di lui”. (Cf. anche 1 Cor. 9, 5; Galati 1, 19).


Sì, tutti e quattro gli evangelisti, l’autore degli Atti, san Paolo parlano di fratelli e sorelle del Signore.


Il Vangelo è Vangelo e non si può cambiare. A tutti, comunque, incombe il dovere di leggere e spiegare la Bibbia come si conviene, a regola d’arte per così dire, e non superficialmente,  ignorantemente, settariamente. La Bibbia va letta e spiegata secondo le norme indispensabili per la comprensione di un libro scritto in tempi assai lontani, in una lingua diversa dalle lingue moderne, con proprietà, sfumature, immagini, modi di dire di tempi passati, in una cultura diversa dalla nostra.


Tenendo presente questa norma, ci domandiamo: Che cosa hanno voluto dire gli autori dei vangeli con l’espressione “fratelli e sorelle di Gesù”?


Non figli di Maria


Un particolare molto significativo, che non deve sfuggire, è il fatto che gli autori ispirati par- lano solo e sempre di fratelli di Gesù, mai di figli di Maria. Solo Gesù è detto figlio di Maria (cf. Marco 6, 3) e Maria è detta solo e sempre madre di Gesù, e non di altri (cf. Giovanni 2, 1; 19, 25; Atti 1, 14).


Esaminiamo brevemente quest’ultimo testo del libro degli Atti (1, 14), dove l’autore sacro dice che nel cenacolo, assieme agli Apostoli, c’era “nominatamente Maria madre di Gesù, e con i fratelli di lui” (Garofalo). Se quei fratelli fossero veramente figli di Maria, lo scrittore avrebbe detto meglio: “C’era Maria madre di Gesù con gli altri suoi fìgli”. Noi Egli ha preferito dire in modo più appropriato: “C’era Maria madre di Gesù, e con i fratelli di lui”.


In chi legge i vangeli come si conviene, questo particolare: “,fratelli di Gesù e non figli di Maria”, dovrebbe far sorgere il dubbio che i cosiddetti “fratelli di Gesù” non siano necessariamente “fìgli di Maria”. Il dubbio diventa certezza se leggiamo tutta la Bibbia e non solo alcuni testi, ignorando od omettendo deliberatamente tanti altri come fanno abitualmente i tdG .


Lo stato di famiglia


Cominciamo coll’interrogare la Bibbia sullo “stato di famiglia” dei cosiddetti “fratelli di Gesù”. Fortunatamente i vangeli ci hanno conservato i loro nomi che sono: Giacomo, Giuseppe,(o Joses), Giuda (non il traditore) e Simone. Sia san Matteo che san Marco hanno avuto l’ispirazione di indicarci questi nomi (cf. Matteo 13, 56; Marco 6, 3).


1 – Di chi erano figli? Chi erano i loro genitori? Anche a queste domande la risposta è data dagli evangelisti, cioè dalla Bibbia. Raccontando i fatti del venerdì santo l’evangelista Matteo c’informa che tra le donne presenti al Calvario c’era una Maria “Madre di Giacomo e di Giuseppe”.


Scrive Matteo:


“C’erano là molte donne che osservavano da lontano: quelle stesse che dalla Galilea avevano seguito Gesù per servirlo. Tra esse, c’era Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedeo” (Matteo 27, 55-56; Garofalo).


Le stesse informazioni le abbiamo da san Marco, il quale scrisse:


“C’erano là anche alcune donne che osservavano da distanza, tra le altre: Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo il minore  e di Giuseppe, e Salome, le quali lo seguivano e lo servivano, e molte altre venute con lui a Gerusalemme” (Marco 15, 40-41, Garofalo).


San Marco ancora ci dice che questa Maria “Madre di Giuseppe (o Joses)” assieme alla Maddalena stavano ad osservare dove veniva deposto il corpo del Signore (cf. Marco 15, 47), e che le stesse, passato il sabato, comprarono gli aromi (o balsami) per cospargere il corpo del Signore secondo l’uso (Marco 16, 1).


Identiche informazioni ci vengono date da san Matteo, che chiama la madre di Giacomo e di Giuseppe “l’altra Maria”. Questa e la Maddalena (Maria di Magdala) erano sedute là, di fronte al sepolcro (Matteo 27, 61), e dopo il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, andarono a visitare il sepolcro (cf. Matteo 28, 1).


E’ lecito pensare che in quelle ore tragiche di supremo dolore la madre di Gesù non avesse tanta forza fisica e morale da correre su e giù e rendere gli estremi omaggi al cadavere del figlio secondo le consuetudini del luogo. Questi devoti uffici sempre e dovunque sono resi da parenti stretti e da amici.


A conferma vale il fatto che Maria, appena affidata a Giovanni, dovette lasciare il Calvario e ritirarsi a casa del fidato discepolo di Gesù. E’ lo stesso Giovanni a farcelo capire quando scrive:   “Da quel momento il discepolo la prese in casa sua” (Giovanni 19, 27).


“L’altra Maria”, madre di Giacomo e di Giuseppe, che assieme alla Maddalena si dava da fare intorno al sepolcro per rendere al morto gli estremi devoti uffici, non poteva perciò essere la madre di Gesù.


2 – Possiamo sapere chi era?


Sì, perché lo dice espressamente Giovanni quando enumera le pie donne che stavano presso la croce:


“Presso la croce di Gesù stavano sua madre e la sorella di lei, Maria di Cleopa e Maria di Magdala” (Giovanni 19, 25).


E’ chiaro dunque che “l’altra Maria”, che gli evangelisti associano sempre a Maria di Magdala in queste ore tragiche della vita terrena di Gesù, era una sorella della Madre di Gesù, chiamata anch’essa Maria. E possiamo concludere legittimamente e sicuramente che Giacomo e Giuseppe (o Joses), i cosiddetti fratelli di Gesù, in realtà sono suoi cugini, figli d’una sorella della Madre di Gesù.


,Alcuni  studiosi della Bibbia, comunque, notano che sembra inverosimile che due sorelle portassero lo stesso nome, cioè quello di Maria. Di conseguenza essi sono del parere che “l’altra Maria” fosse in realtà “cugina” della Madonna. In questo caso i cosiddetti “fratelli di Gesù” sarebbero suoi “secondi cugini” o meglio “parenti”.


Questo particolare conferma la convinzione che per la scarsità di termini ebraici indicanti i vari gradi di parentela, “fratello” e “sorella” potevano indicare anche parenti di secondo grado. “L’altra Maria”, chiamata “sorella” (greco adelfè) poteva essere in realtà una “cugina”. Come i cosiddetti fratelli (greco adelfòi) e le cosiddette sorelle (greco adelfài) di Gesù erano in realtà suoi cugini e cugine di primo o secondo grado cioè “parenti”.


Il testo greco della Bibbia


a – Questa ricchezza di significati del termine ebraico fratello fu conservata nella versione greca della Bibbia detta dei Settanta. I dotti ebrei, autori di quella traduzione, conoscevano bene sia l’ebraico che il greco. Essi usano abitualmente il termine greco adelfòs per tradurre il termine ebraico anche quando evidentemente si tratta di cugini o anche di parenti. Ne daremo subito due esempi. Tanto più che nella lingua greca, come in quella ebraica, adelfòs può significare anche cugino. I traduttori della Bibbia ebraica in lingua greca avevano fìducia nella intelligenza dei lettori!


b – Ecco due esempi.


In Genesi 13, 8 Abramo chiama Lot ” suo fratello “: “Abramo disse a Lot: Non ci sia discordia tra me e te, tra i miei pastori e i tuoi, perché noi siamo fratelli” (greco adelfòi). in realtà Lot era nipote di Abramo perché fìglio di suo fratello Haran (cf. Genesi 11, 27).


Un esempio assai più chiaro si ha nel Primo Libro delle Cronache. Ivi è detto che Eleazaro e Kish erano figli di Macli, cioè fratelli carnali. Poi lo storico aggiunge:


“Eleàzaro morì senza figli; ebbe solo figlie. I figli di Kish, loro fratelli (greco adelfòi), le sposarono” (2 Cronache 23, 21-23).


E’ fuor di dubbio che i fìgli di Kish, che sposarono le figlie di Eleàzaro, erano in realtà loro cugini; eppure sono chiamati loro fratelli (greco adelfòi).


c – Anche nel Nuovo Testamento si verifica lo stesso fenomeno: adelfòs può significare cugino.


E’ risaputo infatti che i vangeli, prima di essere scritti in greco, costituivano l’insegnamento orale o tradizione fatto originariamente in lingua aramaica molto affine a quella ebraica. Anche nella lingua aramaìca il termine “fratello” equivaleva spesso a “cugino”. Quando poi l’insegnamento orale o tradizione fu messa in iscritto in lingua greca, il greco dei vangeli e degli altri scritti neo-testamentari ha conservato il colore aramaico. Caso tipo di questa dipendenza è l’uso indifferenziato di adelfòs col significato di fratello o di cugino come già era avvenuto nella Bibbia dei Settanta.


d – Aggiungiamo infìne che anche nelle versioni della Bibbia in lingue moderne, oltre che in quella latina, i traduttori non esitano a usare ancora il termine fratello (brother, frère, Bruder, Hermanos ecc.) col significato di cugino. Questi traduttori hanno fiducia nella intelligenza dei let- tori, che vogliano e sappiano leggere e capire la Bibbia come si conviene e non fare di essa uno strumento di propaganda settaria a discapito del suo genuino insegnamento.


Un gesto significativo


Dalla croce Gesù morente affidò la propria madre a un ;discepolo: “Poi disse al discepolo: ” Ecco tua madre “. E da quel momento il discepolo la prese in casa sua” (Giovanni 19,, 27).


Questo discepolo non era un figlio di Maria. Quasi certamente era Giovanni, l’evangelista, figlio di Salome e di Zebedeo !(Matteo 4, 21).


Il gesto di Gesù morente è comprensibile solo se si ammette che Gesù era figlio unico. Se Maria avesse avuto altri fìgli  quattro maschi e un irnprecisato numero di fìglie – quel gesto di Gesù sarebbe stato offensivo o almeno poco riguardoso ed anche illegale. I supposti figli di Maria, le fìglie, i generi, le nuore, oltre a sentirsi offesi, avrebbero contestato a Giovanni il diritto di avere con sé la loro madre. Avrebbero giudicato irresponsabile il gesto di un morente.


Nulla di tutto questo nei vangeli. Giovanni prese Maria con sé in casa sua, pacificamente, senza contestazione alcuna. Gesù, perché figlio unico, poteva e doveva provvedere a sua madre un rifugio conveniente dopo la sua morte. Scelse quello di un discepolo.


Obiettano i geovisti:  Gesù affidò sua madre a un estraneo perché i suoi fratelli non credevano in lui (cf. Giovanni 7,5).


Si risponde:


Dal Vangelo appare che a principio della vita pubblica di Gesù i suoi parenti (eccetto sua madre) non l’hanno capito troppo. Ma con l’andare del tempo cambiarono idea e divennero suoi discepoli.


Infatti, li troviamo concordi con gli Apostoli ed assidui nella preghiera in attesa dello Spirito Santo (cf. Atti 1, 14). Giacomo fu messo alla guida della comunità cristiana di Gerusalemme       (cf. Galati 2, 9; Atti 15, 13,) e gli altri parenti si dedicarono alla predicazione del Vangelo anche fuori della Palestina (cf. 1 Corinzi 9, 5).


Non ebbe rapporti finché … (Matteo 1,25)