I TESORI DI CORNELIO A LAPIDE: Messa

Vita cattolica: Matrimonio, laicato...

1. Significato della parola Messa.

2. I sacrifizi e il loro scopo.

3. I sacrifizi nell’antica legge.

4. Eccellenza e vantaggi della Messa.
5. Significato delle vesti sacre.

6. Come si deve udire la santa Messa.


1. SIGNIFICATO DELLA
PAROLA «MESSA». – Alcuni derivano la parola Messa
dal vocabolo ebraico missah; ma è più probabile,
secondo S. Agostino, S. Avito di Vienna, S. Isidoro di Siviglia, che
derivi dalla parola latina missio, che significa rinvio,
licenziamento; perché nell’antica liturgia, dopo le
preghiera e le istruzioni che precedono l’oblazione dei sacri
doni, si licenziavano dalla chiesa i catecumeni e i penitenti,
rimanendo presenti alla celebrazione dei divini misteri i soli
fedeli, che erano supposti degni di assistere al santo sacrifizio.
La messa è il sacrifizio
della nuova legge, nel quale la Chiesa offre a Dio, per mano del
sacerdote, il corpo e il sangue di Gesù Cristo, nascosti sotto
le specie del pane e del vino. È di fede che l’oblazione che
si fa nella messa è il sacrifizio del corpo e del sangue di
Gesù Cristo, e da ciò bisogna conchiudere in modo
sicuro, che la messa non è solamente un sacramento, ma è
veramente anche un
sacrifizio. E non si offre in tutto
il mondo cattolico altro sacrifizio fuori di questo.
 
2. I SACRIFIZI E IL LORO scopo. –
Dopo il peccato vi furono sempre e dappertutto dei sacrifizi…
Abele, Noè, Abramo, Isacco, Giacobbe, Melchisedech, gli Ebrei
nell’Egitto e nel deserto, e nella terra promessa, offrirono a Dio
dei sacrifizi… Non si trova nazione né barbara né
civile che non abbia avuto e non abbia i suoi sacrifizi… Essi sono
necessari a placare Dio…; a rendergli onore e culto…; ad espiare
le colpe degli individui e della società…; a ottenere
grazie…; a ringraziare delle grazie ottenute…

3. I SACRIFIZI
NELL’ANTICA LEGGE. – Nell’antica legge vi erano tre specie di
sacrifizi: 1° il sacrifizio di olocausto, destinato
unicamente a lodare e onorare Dio; la vittima vi era interamente
consumata e ridotta in cenere, per indicare con ciò che si
riconosceva e professava il supremo dominio di Dio su tutte le cose
create. 2° Il sacrifizio pacifico e salutare, che
offrivasi per ottenere la pace, cioè la salute di chi
l’offriva o di altra persona, di un individuo in particolare o di una
famiglia o della nazione. 3° Il sacrifizio di espiazione,
che aveva per fine di ottenere il perdono dei peccati e chiamavasi
anche sacrifizio di propiziazione.
Essendo imperfetta la
legge antica, erano imperfetti anche i sacrifizi che ne facevano
parte: «E’ impossibile, scriveva S. Paolo agli Ebrei, che
il sangue dei tori e dei capri scancelli i peccati» (Hebr.
X, 4). A placare Dio e santificare gli uomini, ben altro pontefice e
altro sacrifizio si richiedeva che non fosse il grande sacerdote ed
il sacrifizio di animali… Si richiedeva un sacrifizio veramente
degno di Dio, e abbastanza efficace per lavare i peccati…
Gli antichi sacrifizi non erano
altro che la figura del sacrifizio della nuova legge, e in tanto
erano graditi a Dio in quanto simboleggiavano il sacrifizio della
croce e dell’altare… E la legge la quale ordinava che le vittime di
quei sacrifizi fossero affatto senza macchia, da ciò appunto
traeva la sua ragione, perché dovevano significare la
perfezione di Gesù Cristo divenuta vittima…
Ecco la dichiarazione espressa che
fece il Signore per bocca di Malachia, ultimo dei profeti, vissuto in
tempo vicinissimo alla venuta di Gesù Cristo: «La mia
affezione non è per voi, e non accetterò più
doni dalla vostra mano. Poiché dall’oriente all’occidente
suona grande il mio nome fra le nazioni; in ogni luogo si sacrifica,
e viene offerta a me un’oblazione monda» (MALACH. I, 10-11). E
manifesto che il profeta parla del sacrifizio della croce e
dell’altare, poiché dopo Gesù Cristo non vi è
più altro sacrifizio che questo, il quale è in tutta
verità offerto in ogni luogo e in tutte le ore dal nascere al
calare del sole…
Venuto Gesù
Cristo su la terra, tutti i sacrifizi cessarono, rigettati da Dio,
come più non si bada alla figura, quando si possiede la
realtà, o si spegne la candela quando arriva la luce del sole.
Perciò S. Paolo, togliendo le frasi al Salmista, scriveva agli
Ebrei: «Entrando il Figlio nel mondo, disse: Tu, o Padre, non
hai più voluto né ostia, né oblazione, ma hai
vestito me di un corpo: ed io allora vedendo che gli olocausti più
non ti erano graditi, ho detto: Ecco che io vengo per fare la tua
volontà, o mio Dio. Egli abroga il primo sacrifizio per
stabilire il secondo» (Hebr. X, 5-6, 9). Tu non hai
voluto; – hostiam et oblationem noluisti, – cioè, tu
non hai più accettato le vittime offerte, gli olocausti, i
sacrifizi che si offrono secondo la legge; ora eccomi qua io, io il
Messia, il Salvatore, il Redentore, pronto e disposto, o Padre, a
fare la tua volontà; per essere immolato prima sul Calvario,
poi tutti i giorni su gli altari, a perpetuo ricordo e quotidiana
l’innovazione del sacrifizio del Calvario.

 
4. ECCELLENZA E
VANTAGGI DELLA MESSA. – Il sacrifizio di Gesù Cristo tiene il
luogo di tutti gli altri sacrifizi, ed è a loro superiore in
dignità ed eccellenza, come il corpo è superiore
all’ombra. Perciò i molti sacrifizi della legge mosaica tutti
disparvero, coi loro ministri,. in faccia a quest’uno, per non mai
più ricomparire… Gesù solo è nostra vittima e
nostro sacrifizio… «Gesù Cristo, dice S. Paolo agli
Efesini, si è dato egli medesimo in offerta per noi a Dio, ed
in ostia e sacrifizio di grato odore» (Eph. V, 2).
Il sacrifizio della messa è
un olocausto, perché Gesù Cristo vi è offerto
tutto intero a Dio in virtù della consacrazione… E
sacrifizio pacifico, che placa la giustizia di Dio, dà la pace
agli uomini… E sacrifizio di propiziazione, che ci ottiene il
perdono dei nostri peccati… E sacrifizio di ringraziamento, che
rende a Dio tutto quello che gli è dovuto; perché qui
vi è un Dio che si offre a un Dio.
La messa è un sacrifizio
che di per se stesso ci procura la grazia preveniente, la quale ci
eccita alla fede, alla penitenza e a ricevere i sacramenti la cui
virtù ci giustifica. A questo proposito dobbiamo notare che
appartiene all’azione dei sacramenti il giustificare, e all’azione
del sacrifizio il piegare Dio a nostro favore e rendercelo propizio.
In quanto sacrifizio dunque, la messa ci ottiene primieramente la
grazia preveniente, poi la remissione della pena dovuta ai peccati ed
il perdono delle colpe veniali, ma non toglie né cancella di
per se stessa il peccato mortale, eccetto che colui il quale la
celebra, o partecipa al sacrifizio per mezzo della comunione, ignori
in buona fede lo stato in cui si trova. In questo caso l’eucaristia
gli rimette la colpa mortale e gli conferisce la prima grazia e la
giustizia; ma la messa non opera ciò in quanto è
sacrifizio, ma in quanto è sacramento…
«Il sacerdote
che celebra la messa, dice l’autore dell’Imitazione di Cristo, dà
gloria a Dio, letizia agli angeli, sostegno alla Chiesa, aiuto ai
vivi, suffragio ai defunti, e rende se medesimo partecipe di tutti i
beni (Lib. IV, c. V)». S. Giovanni Crisostomo ci
assicura che, mentre viene immolato sui nostri altari l’Agnello di
Dio, vi assistono venerabondi i serafini, coperto il volto con le
loro ali; poi aggiunge che mentre siamo nella presente vita, questo
sacrifizio cambia per noi la terra in cielo (De Sacerdot.,
lib. VI).
La messa è il ricordo della passione e
della morte del Salvatore, come affermò egli medesimo agli
apostoli, quando disse: «Fate questo in memoria di me»
(Luc. XXII, 19). Ma che dico, memoriale della passione del
Salvatore? Essa è quel medesimo sacrifizio che fu offerto su
la croce: infatti e su la croce, e su l’altare una e medesima è
la vittima che viene offerta, uno e medesimo è il sacerdote
che l’offre; su la croce Gesù Cristo fu sacrificatore a un
tempo e sacrifizio, lo stesso avviene su l’altare; e sebbene qui sia
incruento mentre là fu con spargimento di sangue, ciò
nulla toglie a che abbiano tutti e due il medesimo valore e la stessa
efficacia… «Era conveniente, osserva San Paolo, che noi
avessimo un sacerdote, santo, innocente, immacolato, segregato dai
peccatori, e più alto dei cieli; un pontefice che non abbia
necessità, come i sacerdoti, di offrire vittime prima per i
suoi peccati, poi per quelli del popolo; poiché questo egli
fece una volta, immolando se stesso» (Hebr. VII, 26-27).
«E offerendosi, egli fu esaudito a cagione della sua dignità
e della venerazione che gli è dovuta» (Id. V, 7).
Dio nei suoi stratagemmi di amore
per l’uomo, ha ordinato il sacrifizio della messa in modo che il
pontefice il quale l’offre per riconciliarci con Dio, si unisce a
formare una cosa sola con colui al quale è offerto il
sacrifizio, e con quelli per i quali è offerto; affinché
questo sacrifizio riesca pienamente accetto a Dio ed efficace, la
vittima si trova anch’essa nelle medesime condizioni. Quindi
l’apostolo S. Giovanni scrive che «Gesù Cristo è
egli medesimo propiziazione per i nostri peccati; né solo per
i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo» (IOANN. I, II,
2).
La santa messa basta
da sola a dare abbondante soddisfazione a Dio, perché vince
infinitamente in pregio tutti i pesi dell’iniquità del mondo.
Questo sacrifizio vale assai meglio a placare il Padre, di quanto sia
valuta la nostra iniquità a sdegnarlo, secondo la sentenza di
S. Paolo: «Dove era abbondato il peccato, sovrabbondò la
grazia» (Rom. V, 20). Così grande è il
sacrifizio dell’altare, che non può essere offerto ad altri
fuorché a Dio solo!…
Nella sua bontà infinita,
Gesù Cristo ha voluto lasciare alla Chiesa visibile e
indefettibile, un sacrifizio visibile e permanente. Il sacrifizio
della croce fu la prima messa celebrata in questo mondo… Di che
immenso amore ardeva il cuore del Salvatore, se ha voluto perpetuare
ogni giorno, fino alla fine del mondo, il sacrifizio del suo corpo e
del suo sangue!
Cinque sono i frutti principali che si possono
raccogliere dalla santa messa: 1° un aumento di grazie…; 2°
la remissione della pena dovuta al peccato…; 3° un più
facile conseguimento di ciò che si dimanda…; 4° la
professione di atti di fede, di speranza, di carità, di
religione…; 5° chi assiste al sacrifizio della messa,
trovandosi in presenza di Gesù Cristo, non vede nessuna sua
preghiera rimanere senza effetto.
In tre parti principali si divide
la messa: 1° l’offertorio; 2° la consecrazione; 3° la
comunione del sacerdote.
La prima parte, che
va dalla confessione all’offertorio, è la preparazione al
santo sacrifizio. Col Confiteor, atto di umiltà e
contrizione, ci disponiamo al grande fatto che sta per incominciare.
Col Kyrie, invochiamo il soccorso e la misericordia di Dio…
Col Gloria, ne cantiamo le lodi, ed inneggiamo in suo onore…
L’Oremus, unisce tutti gli assistenti a pregare insieme… Col
Dominus vobiscum, il sacerdote e i fedeli si augurano a
vicenda i doni dello Spirito Santo…L’Epistola, ci fa
comunicare coi santi dell’antica legge… Il Graduale, segna
la penitenza che faceva il popolo ad esortazione di S. Giovanni
Battista… L’Alleluia, è il grido di gioia del
peccatore riconciliato… Il Vangelo, figura della nuova
legge, ricorda la dottrina e la morale predicate da Gesù
Cristo… Il segno di croce su la fronte, dice che non dobbiamo
arrossire della fede; su la bocca, denota che il cristiano dev’essere
prudente nelle parole e che deve discorrere frequentemente della
croce di Gesù Cristo; sul petto, significa l’amore di cui deve
ardere il cuore dell’uomo, per Dio; sul Vangelo, figura che bisogna
annunziare e seguire Gesù crocefisso… I lumi che si portano
accesi, simboleggiano la luce che il Vangelo ha sparso per il
mondo… Ci leviamo in piedi, per dichiararci pronti ad obbedire agli
insegnamenti del Salvatore. Segue poi la professione di fede col
Credo… Ai catecumeni era solo permesso assistere a questa parte
della messa.
La seconda parte, che
è la principale, la più santa, la più divina, e
che costituisce propriamente il sacrifizio, parte alla quale
assistevano i soli cristiani, va dall’Offertorio al Pater.
L’Offertorio, così è chiamato perché
allora si fa l’offerta del pane e del vino che devono essere
consacrati… L’acqua che si versa nel calice, figura quella che uscì
mescolata al sangue, dal costato, di Gesù Cristo trafitto in
croce… Il vino e l’acqua sono offerti da chi serve alla messa, per
accennare che i fedeli hanno parte nel sacrifizio… Il pane,
composto di molti grani di frumento, e il vino, prodotto di molti
acini d’uva, rappresentano la Chiesa composta di molte membra tratte
dalla massa corrotta degli uomini, affinché siano trasformati
in Gesù Cristo e più non abbiano fra tutti che un cuore
ed un’anima sola. Sotto altro aspetto si può dire, che siccome
il pane ed il vino formano il principale nostro nutrimento, perciò
offrendo a Dio questi due prodotti, gli offriamo la nostra vita… Il
prete si lava la sommità delle dita, per mostrare quanta
purità si richieda per offrire il santo sacrifizio.
All’ Orate
fratres
, il celebrante si raccomanda alle orazioni dei fedeli,
affinché il sacrifizio che egli offre in unione con essi, sia
ricevuto da Dio; e i fedeli rispondono che essi desiderano che le
intenzioni e i voti del sacerdote si compiano… Si arriva al
Prefazio, il qual nome indica preludio, preambolo. Infatti, il
prefazio è destinato a preparare gli animi alle orazioni del
canone e specialmente dell’elevazione. È un canto di trionfo e
di gloria, un invito ad elevarsi fino al cielo, per lodare di
concerto con i cori angelici, il Dio dell’universo… Il Sanctus
viene dal cielo; colà lo impararono e di là lo
portarono in terra Isaia e Giovanni Evangelista…
La parola canone,
vuol dire regola… Ad esempio di Mosè, il prete tiene alzate
le mani, per innalzare la terra fino al cielo e per far discendere il
cielo su la terra. Nel Memento dei vivi, il sacerdote prega in
nome della Chiesa, per tutti i fedeli e specialmente per coloro a cui
richiesta offre il sacrifizio, e per quelli che assistono alla
messa… Siamo all’istante meraviglioso e divino della Consecrazione;
l’assemblea si prostra a terra alla vista del miracolo dei
miracoli… Un grande fìat ha luogo, e il re dei re si
trova su l’altare… Il pane e il vino sono divenuti il corpo, il
sangue, l’anima e la divinità di Gesù Cristo… I
molteplici segni di croce fatti dal sacerdote, hanno lo scopo di
ricordarci Gesù su la croce… Le sue genuflessioni indicano
l’adorazione che si deve a Dio e il profondo rispetto dovuto
all’augusta sua persona… Il Memento dei morti è un
ricordo delle anime purganti, una preghiera indirizzata per loro a
Dio, in nome di tutta la Chiesa… Dopo questo si recita la preghiera
per eccellenza, il Pater; e da questo punto comincia la terza
parte della messa.
Il sacerdote divide
l’ostia sacrosanta, per imitare Gesù Cristo il quale prese del
pane, lo spezzò e distribuì ai suoi apostoli, dicendo:
«Prendete e mangiate: questo è il mio corpo». Poi
lascia cadere nel calice una porzioncella dell’ostia, per indicare
che la pace la quale egli ha or ora augurato ai fedeli col Pax
Domini
, è suggellata col sangue medesimo di Gesù
Cristo… La mescolanza dell’ostia col sangue di Gesù
significa: 1° l’unione di Dio con l’uomo, nell’incarnazione; 2°
l’unione di Dio con l’uomo, nella santa comunione; 3° l’unione
degli eletti con Dio, nel cielo… Ma per godere di questa pace così
preziosa, di quest’unione così cara e gloriosa, bisogna essere
mondo di peccato. Ed ecco perché il sacerdote recita l’Agnus
Dei ed il Domine non sum dignus… Il prete si
comunica; i fedeli si dispongono attorno alla sacra mensa… Il
rimanente della messa va nel ringraziare Iddio.
 
5. SIGNIFICATO DELLE VESTI SACRE.
– Tutto ciò che ha attinenza alla messa, rappresenta il
sacrifizio adorabile della croce… L’amitto figura il velo che
copriva il volto di Gesù Cristo quando era schiaffeggiato…;
il camice, la bianca veste di cui lo fece coprire per ischerno
Erode…; il cingolo, le funi, e le catene con cui fu legato nel
giardino degli Olivi e flagellato nel Pretorio…; il manipolo, le
ritorte con cui fu legato alla colonna; e si applica al braccio
sinistro, più vicino al cuore, quasi per farci notare il
grande amore di Gesù Cristo…; la stola, rappresenta i tre
legami che lo fermarono su la croce; indica ancora il potere del
ministro consecratore…; la pianeta, ricorda lo straccio di porpora
di cui fu coperto il Redentore, e la tunica di cui fu spogliato e
sopra cui furono messe le sorti…; la croce che si vede figurata
sopra gli abiti sacri, mette continuamente sotto gli occhi del
sacerdote e degli assistenti, lo strumento del supplizio del
Salvatore… Ogni ornamento dunque rappresenta una circostanza della
passione e della morte di Gesù Cristo. Tutto eccita i fedeli a
meditare seriamente e a pregare con fervore… Tutto inspira loro
confidenza.
 
6. COME SI DEVE UDIRE LA SANTA
MESSA. – 1° I fedeli devono procurare di unirsi d’intenzione col
celebrante e per ciò ricordarsi che per tre motivi principali
si offre il santo sacrifizio: 1) in rendimento di grazie per i beni
ricevuti…; 2) per dare soddisfazione dei peccati commessi…; 3)
per implorare gli aiuti e le grazie di cui abbiamo bisogno.
2° Bisogna offrire se medesimo
a Dio insieme con la vittima eucaristica.
3° Durante il santo sacrifizio
è cosa utile considerare: 1) chi sia colui al quale si
offre…; 2) colui che l’offre…; 3) colui che è offerto…;
4) perché si offre.
4° Poiché il sacrifizio
della messa è il memoriale dell’amore di Gesù Cristo
per gli uomini, e la rappresentazione, o meglio, la l’innovazione
incruenta della sua passione e morte, quale occupazione più
utile e naturale, che quella di meditare, nel tempo che si offre, sui
patimenti e su l’amore del Salvatore? È questo il vero mezzo
di udire la messa con profitto.
5° Bisogna assistere alla
santa messa con quel profondo rispetto interiore ed esteriore, che
naturalmente provoca, in chi vi ponga mente, la vista del luogo
santo, la presenza di Dio, la compagnia degli angeli e dei fedeli e
finalmente il pensiero del grande mistero che si compie… Chi è
penetrato di queste verità, assisterà alla santa messa
con fede, umiltà, compunzione, timore, confidenza, ecc…