I Miracoli Eucaristici: BOLSENA (1263)

Sacramenti: Natura-Forma, sacramentali

I Miracoli Eucaristici, di Padre Giorgio Finotti dell’Oratorio. Al mattino presto, si recò al Santuario di Santa Cristina, una bellissima chiesa romanica a tre navate, per celebrare la messa. Gli fu concesso di celebrarla proprio all’altare della Santa Martire. Anche stavolta mentre saliva all’altare, il sacerdote Pietro aveva un terribile tormento interiore che da tempo lo angustiava e contro il quale ogni giorno pregava: “Signore dammi fede nella tua santissima presenza eucaristica! Dammi fede, perché un terribile dubbio mi tenta costantemente: ci sei davvero, Signore? Come è possibile – pensava – che questo pane e questo vino, che sono nelle mie mani, diventino davvero il Corpo e il Sangue di Nostro Signore?”

I Miracoli Eucaristici: BOLSENA (1263)



In questa magnifica notte che ci conduce, con la sacra liturgia, alla festa solenne dell’immacolata Vergine Madre di Dio, desidero congiungere insieme l’Eucaristia e Maria.



Ho pensato tante volte se davvero la Madonna, mentre viveva sulla terra, ha fatto la comunione eucaristica.  Lo vuoi sapere anche tu che mi ascolti?  lo credo che la risposta non solo giovi alla nostra devozione eucaristico – mariana, ma soprattutto sia senza dubbio salutare per crescere con Maria nell’amore a Cristo Eucaristia.



Proviamo dunque a ricercare una risposta, mentre ci disponiamo stanotte a recarci con l’immaginazione a Bolsena, per scoprire cos’è avvenuto di straordinario in quel luogo santo.



Un fatto certo conosciamo della vita dei cristiani dopo l’Ascensione di Gesù al Cielo.



Gli Atti degli Apostoli ci riferiscono che quei primi fedeli “erano assidui o nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle Preghiere” (Atti 2, 42).  La frazione del pane è la comunione eucaristica che seguiva al sacrificio della messa.



S. Paolo dice: “II calice della benedizione che noi benediciamo non è forse comunione con il Sangue di Cristo?” (I Cor. 10,16).



Quelle preghiere e quei sacrifici erano frequenti, quotidiani: “Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane nelle loro case” (Atti 2, 46).



I cristiani si moltiplicavano rapidamente e le case private si mutavano in templi dove sì pregava, si offriva il sacrificio, si condivideva il pane dell’Eucaristia.


Si


Sicuramente la Madonna partecipava a quelle assemblee cristiane.  Era la prima cristiana, era la Madre del Cristo Risorto e la Madre di tutti i cristiani; non poteva mancare a quelle riunioni e anch’ella riceveva la comunione,  trasformandosi di nuovo in Tabernacolo vivente di quel Gesù che si era fatto uomo nel Suo grembo verginale.



Chissà cosa provava Maria!  Quella partecipazione al santo sacrificio della messa, quella comunione al corpo del Suo Santissimo Figlio, riempivano il cuore e il grembo di una nuova esultanza!



Quando il sacerdote pronunciava le parole della consacrazione e faceva discendere Gesù dal cielo nelle sue mani, Maria ricordava il momento dell’Incarnazione, quando lei pronunciò il suo Sì è il Figlio di Dio discese dal Gelo e si fece uomo nel Suo grembo.



Quando ancora il Sacerdote diceva: “Questo è il mio Corpo”, “questo è il mio Sangue”, Maria rifletteva che quel corpo e quel sangue, ora celati dalle specie eucaristiche, li aveva dati lei a Figlio divino!



Quando il sacerdote le consegnava Gesù velato dalle bianche specie, allora Ella ricordava la notte di Betlemme quando Gesù neonato, adagiato sul suolo protendeva verso di lei le sue manine ed ella lo raccoglieva, lo avvolgeva in bianchi pannolini e se lo stringeva al cuore!



Adesso che riceve nel pane consacrato Gesù, sente e sa che è Suo Figlio ed Ella stessa si riuniscono di nuovo rinnovando l’unione santissima che seguì la concezione verginale.



Avverte che il Sangue del Figlio suo ora le scorre di nuovo nelle arterie; che la carne di Suo Figlio entra di nuovo nel suo grembo ove si era formato un giorno. E oltre il corpo e il sangue si uniscono i cuori, i sentimenti, gli animi.



Col figlio nel cuore, Maria ora si ritira nel silenzio e nel raccoglimento della sua camera per adorare Gesù, per parlare con Gesù.



Chi può dire quali cose intime e sublimi si dicono e si ripetono ora?



(UNA PREGHIERA ALLA MADONNA)



Prima di passare oltre voglio rivolgere a Maria Immacolata una bellissima preghiera di S. Santità Giovanni Paolo II:



“Se penso a queste mirabili effusioni d’amore, non mi rimane che arrossire confuso, dal momento che anch’io pur essendo chiamato a tanto intimo amore di consacrazione, di comunione, sono invece così freddo, distratto e negligente!”.



Fu così anche per quel sacerdote straniero che, pellegrino, s’era messo in strada per giungere dal suo paese verso Roma, presso la sede di S. Pietro, il centro della cristianità.



A quei tempi – correva l’anno 1263 – era molto diffusa l’abitudine dei pellegrinaggi in luoghi santi (in Palestina, a Roma, in Compostela,..).



Il vecchio prete tedesco, un certo Pietro di Praga, tutto bianco di capelli e curvo per gli anni, aveva deciso di andare proprio a Roma.  Ma la strada era tanto lunga e il viaggio tanto faticoso.



Giunto, sulla via Cassia, una cittadina medievale, di nome Bolsena nel Lazio/ vicino ad Orvieto/ volle fermarsi per riposare durante la notte.



Al mattino presto, si recò al Santuario di Santa Cristina, una bellissima chiesa romanica a tre navate, per celebrare la messa.  Gli fu concesso di celebrarla proprio all’altare della Santa Martire.  Anche stavolta mentre saliva all’altare, il sacerdote Pietro aveva un terribile tormento interiore che da tempo lo angustiava e contro il quale ogni giorno pregava: “Signore dammi fede nella tua santissima presenza eucaristica!  Dammi fede, perché un terribile dubbio mi tenta costantemente: ci sei davvero, Signore?  Come è possibile – pensava – che questo pane e questo vino, che sono nelle mie mani, diventino davvero il Corpo e il Sangue di Nostro Signore?”.



“Mio Dio, mio Dio implorava baciando il santo altare, perché questo dubbio terribile?”.  “Ho consacrato per lunghi anni della mia vita, ogni giorno, il pane e il vino; per tanti anni della mia vita ho sentito nelle mie mani compiersi il mistero della transustanziazione: ed ora perché non credo?”.



Sudori copiosi scendevano dalla fronte del buon prete; le mani gli tremavano e gli occhi gli si annebbiavano per le lacrime.



“Mio Dio/ ti chiedo troppo di darmi finalmente una prova, un segno del grande mistero?”.



I minuti passavano, il vecchio prete era ormai giunto a momento della consacrazione; il popolo era in attesa e avvertiva che qualcosa stava per accadere di strano.



“Signore abbi pietà di me”, mormorò ancora il prete e facendo forza contro se stesso, disse:



“Il giorno prima della passione, prese il pane nelle sue ma sante e venerabili e sollevati gli occhi al cielo a te Dio, suo Padre onnipotente, ringraziandoti lo benedisse, lo spezzò e lo diede


suoi discepoli dicendo: “Prendete e mangiate tutti: questo il mio Corpo…””.



Proseguì con la consacrazione del vino: “Questo è il Calice è il mio Sangue…”.



Quando giunse al momento della comunione, prese l’ostia consacrata e lentamente la mostrò al popolo, poi piegato verso l’altare, spezzò l’ostia… Fu proprio in quel momento che sul corporale bianco caddero alcune rosse gocce di Sangue.



Il vecchio prete s’afferrò all’altare per non cadere… Poi facendosi forza, prese il corporale insanguinato e mostrandoli al popolo disse: “Fratelli ho peccato, il dubbio mi sconvolse, non riuscivo più a credere.  Ma Dio è stato Padre misericordioso.  A mia vergogna, ecco la prova del divino miracolo: il Sangue di Gesù è zampillato dall’ostia consacrata”.



Il prezioso corporale era macchiato da ben 83 gocce di Sangue.



Il miracolo fece accorrere molta gente da ogni parte: tutti volevano vedere, toccare…



Il papa Urbano IV si trovava ad Orvieto proprio in quei giorni.  Si organizzò allora una solenne processione che si snodò tra canti e suoni, a scorta della preziosa reliquia.  Era il 19 giugno 1264.



Fiori cadevano dai balconi delle case, mentre fanciulli e fanciulle spargevano altri fiori dai loro cesti, lungo il cammino che avrebbe percorso il Sacro Corporale che sorreggeva l’ostia del miracolo.



Papa Urbano IV. a ricordo del miracolo istituì la festa del Corpus Domini che si celebra ogni anno, la domenica dopo la Pentecoste con una processione solenne che tra canti e fiori ricorda quella del 1264.



Ma gli orvietani vollero che restasse un segno mirabile di quelle gloriose giornate e decretarono di costruire il loro meraviglioso Duomo, vera gloria dell’arte e della fede.



Il grande pittore Raffaello raffigurò il miracolo di Bolsena nella stanza di Eliodoro, in Vaticano…



Nel concludere riprendo il pensiero di Maria che è la serva immacolata, mediante la quale, lo Spirito ha formato la tenda e il corpo di Gesù.



Per sapersi amato, l’uomo ha bisogno di vedere l’Amore.  In Maria, come sull’altare, Gesù si fa visibile, per mostrare a tutti gli uomini che Dio li ama.



Maria è il ciborio di fuoco.  Il tabernacolo è il nuovo grembo di Maria in cui Gesù si cela, ma chi lo riceve, nasce portando la vita ed ognuno di noi diviene tabernacolo vivente: il Regno di Dio è davvero tra noi, in noi, per noi!



“Venite dunque, guardate Dio che senza patire mutamenti s’è fatto pane: danzate di gioia e ammirate come la sua casa d’oro (grembo di Maria o tabernacolo che sia) porti fra le sue braccia il figlio suo e nostro!”.



Cantiamo a Dio inaccessibile, indicibile, incomprensibile che in un batter di ciglia lancia le galassie nello spazio, pilota le folgoranti orbite dei pianeti e la dolce alternanza delle nostre stagioni!  Ora Egli è qui: proprio luì.  Lui in persona, piccolo pane fragile per essere da me mangiato e per essere io da lui trasformato.



Stupirsi, meravigliarsi ecco quello che dobbiamo fare dinanzi ad un Dio che ha preso un volto affinché ognuno di noi lo possa vedere, un nome con cui lo possa chiamare…



Gesù, dopo la sua Risurrezione, fece toccare ai suoi discepoli per convincerli che era proprio lui e non un fantasma, le sue mani e i suoi piedi (Le. 24, 38).



Oggi con la nostra fede viva con i fiori che ornano la sua casa con le lampade che splendono al suo cospetto, noi offriamo al mondo i segni sensibili della sua reale presenza tra noi.  Perché meravigliarsi se il Fuoco che in Cristo alberga, continua a bruciare fino a che rimarrà un cuore da guarire e un volto da trasfigurare?



Diventare uno con Cristo, questo conta!  Egli è il Primogenite e noi in Lui siamo tutti fratelli, proprio per quel Corpo che tutti possiamo mangiare. Egli “arde” per ciascuno di noi, arde in ciascuno di noi!