I Miracoli Eucaristici: ASTI (1535)

Sacramenti: Natura-Forma, sacramentali

Di Padre Giorgio Finotti dell’Oratorio. Pochi sanno cosa è avvenuto il 25 luglio 1535, una domenica, nella chiesa romanico – gotica di San Secondo martire, patrono della città. State però tranquilli, è un miracolo “dolce”, senza violenze, senza infedeltà.  È un dono di Gesù, incomparabilmente pieno d’amore.


Jean Ladame e Richard Duvin hanno raccolto in un libro, intitolato semplicemente “I miracoli eucaristici” (Edizioni Dehoniane Roma, 1992, in traduzione italiana dal francese) la narrazione documentata di ben 60 prodigi eucaristici, avvenuti variamente in tutto il mondo. Per stendere questo libro, i due autori francesi hanno percorso migliaia di chilometri.  Ma in una targa commemorativa posta nella chiesa di Paray-le-Monial sono segnati ben 1 32 miracoli eucaristici con la loro data e col nome dei luoghi in cui avvennero e sono distribuiti lungo i venti secoli di cristianesimo e sono così suddivisi:
32 in Francia, 20 in Germania, 17 in Italia, 16 in Spagna, 13 in Oriente, 9 in Belgio e Olanda, 5 in Gran Bretagna, 4 in Austria, in Belgio e in Africa, 3 in Olanda e 1 rispettivamente in Svizzera, in Portogallo, Polonia e persino in Vietnam del Nord.  Ma questa lista è ben lontana dall’essere completa.
Nell’Histoire du Sacrament de l’Eucharistie/ il Corbiet ha raccolto un’abbondante documentazione al riguardo, con critica storica, indispensabile per avvalorare apologeticamente il miracolo.
“La molteplicità dei fatti miracolosi, scrive Louis Birot, nell’Enciclopedia Eucaristica, curata per l’Italia da Inos Biffi (ed. Paoline 1964) – la loro sicura pubblicità, le autorità che le riferiscono, la testimonianza dei santi che li corrobora, i monumenti elevati come ricordo e le decisioni delle autorità ecclesiastiche che spesso sono altrettante garanzie delle quali abbiamo creduto di poterci fidare” (p. 819-20), offrono la migliore credibilità sui miracoli stessi.
Si possono ricavare ben sette serie di miracoli: le prime, le guarigioni miracolose avvenute attraverso: l’Eucaristia, come nel caso ad esempio, di Santa Gorgonia come narra suo fratello San Gregorio di Nazianzio, fu guarita una paralisi al contatto con l’ostia santa.  E Sant’Agostino racconta che un fanciullo cieco, di nome Acacie, ricevette vista in seguito all’applicazione dell’ostia consacrata sugli occhi.  E molti altri, fino ai miracoli di guarigione a Lourdes fa seconda serie: la punizione di bestemmiatori e sacrileghi, esempio, cita fra i molti, uno: nel 1834 a Boston un soldato fanatico si era impossessato del Santo Sacramento conservato nel convento delle Orsoline del Monte Benedetto, si portò poi all’albergo, vantandosi della sua bravata, facendo mostra delle sacra specie.  Un istante dopo veniva trovato morto nel gabinetto;
una terza serie: salvezza da incidenti, tempeste e da altri periodi scongiurati per la potenza dell’Eucaristia.  Ad esempio, si legge nella vita di Santa Chiara che essendo il suo monastero assalito dai soliti di Federico Barbarossa la santa si fece loro avanti con in mani santo ciborio dì avorio, guarnito d’argento, contenente il Santissimo Sacramento.  Terrificate, le truppe se ne fuggirono in disordine;
una quarta serie: ostie grondanti sangue, fra tutti i miracoli ho già narrato cito un episodio famoso, quello di Bolsena, tutti conosciuto;
una quinta serie: le apparizioni di Gesù nell’ostia consacri come ad esempio avvenne a Braine allorché la contessa Agnese ottenne che Gesù le apparisse sotto la forma di bambino durante la messa dell’arcivescovo, davanti ad moltitudine di fedeli, per la conversione di una giovane
una sesta serie: ostie che diventano carne o che ottengono altri prodigi, come ho più volte narrato, come a Lanciano
ed infine una settima serie,  che comprende ancora una numerosissima testimonianza di diversi fatti prodigiosi accadimenti 23 santi canonizzati,  tra cui Angela da Foligno, Caterina da Siena, Chiara d’Assisi,  Francesca Romana, Ignazio di Loyola, Margherita da Cortona, Filippo Neri…
Ma chi può dire i prodigi quotidiani che Gesù compie nei segreti dei cuori che a Lui si affidano e in Lui confidano?
Ma perché tanti e tali segni prodigiosi?
Stasera devo narrare il fatto prodigioso di un’ostia sanguinante, avvenuto nella chiesa di San Secondo di Asti nel Piemonte, il 25 luglio 1535.
Ma prima di narrare questo ennesimo prodigio eucaristico, permettete che risponda alla domanda che più volte mi è stata posta: “Perché questi miracoli eucaristici?”.
Non c’è altra risposta che questa: per venire incontro alla nostra fede, tante volte debole, tante volte incerta, tante volte dubbiosa, anche nei riguardi dei doni più grandi che Dio ci ha fatto, come l’Eucaristia.  Spesso anche noi gridiamo: “Credo Signore, ma aiuta la nostra debolezza!”.  È per dissipare la nostra poca fede che il Cristo, nella sua pietà, ci aiuta coi miracoli, elargendo a coloro che camminano quaggiù nella notte dell’ignoranza e del dubbio e a coloro che rischiano di inciampare, la sua luce per una fede chiara e sicura.  Ogni volta dunque che verso il S.S.mo Sacramento si sono levate le voci del dubbio, dell’errore e dell’eresia, Dio attraverso i miracoli, ha protetto e fortificato la fede dei suoi.
E ad Asti cos’è successo, mi chiedete ora, un po’ impazienti!  Vi accontento subito, anche perché al di là delle mie parole, delle mie esortazioni, valgono di più i fatti, prodigiosi poi, come quello che sto per narrare.
Asti è situata sulle colline a sud del Tanaro, nella regione più occidentale d’Italia, il Piemonte. È capoluogo di provincia ed è soprattutto nota per i suoi vini eccellenti.
Ma pochi sanno cosa è avvenuto il 25 luglio 1535, una domenica, nella chiesa romanico – gotica di San Secondo martire, patrono della città. State però tranquilli, è un miracolo “dolce”, senza violenze, senza infedeltà.  È un dono di Gesù, incomparabilmente pieno d’amore.
Fin da quel mattino di domenica, dunque, il pio sacerdote Domenico Occelli, canonico della insigne collegiata di San Leonardo in Asti, stava per salire i gradini dell’altare maggiore sul quale stava l’icona del Santissimo Crocifisso.
Era un Sacerdote dall’ardente anima eucaristica; di suo pugno aveva scritto in un registro della Collegiata: “8 ottobre 1532 (dieci mesi prima del fatto che sto per narrare) io prete Domenico D. Occelli entrai nella pia compagnia del S.S.mo Sacramento e per mia devozione mi obbligo a celebrare una messa in onore del Sacramento il giovedì di ogni settimana”.
E Dio proprio per benedire questo santo proposito fece un grazioso dono alla pietà eucaristica del degno ministro dell’altare.
Don Domenico, mentre celebrava con tanto fervore, giunto al momento della frazione del pane consacrato, all’atto di spezzare l’ostia santa, sospirò devotamente, esprimendo così il suo amore per Gesù Sacramento: Gesù mio ti amo, ti adoro… Ma ecco che dalle due parti divise dell’ostia, stillarono alcune gocce di sangue che caddero nel calice e sulla patena, tingendo di rosso anche le dita del celebrante, che confuso e tremante rimase senza parole.  L’inserviente o accolito, un certo Bartolomeo Carretto,  si alzò dal suo luogo e avvicinandosi all’altare vide il sacerdote con le dita insanguinate e divenne così il fortunato testimone del prodigio.  Essendo una messa festiva, domenica c’era molta gente presente, e in un attimo tutti furono al corrente dell’accaduto.
Anzi dicono le antiche testimonianze scritte che c’erano presenti anche alcuni soldati luterani dell’esercito imperiale di Carlo V, i quali dinanzi all’eccezionalità del fatto, provarono una fortissima emozione, a tal punto che nei giorni seguenti si convertirono alla fede cattolica.
La messa, passato il momento del grande tremore, finì normalmente, ma a perenne ricordo del fatto prodigioso rimasero il calice e la patena che non più utilizzati, furono religiosamente conservati sino ai nostri giorni, mentre le gocce di sangue furono assunte dal sacerdote e l’ostia insanguinata ritornò al suo aspetto consueto e fu anch’essa assunta dal sacerdote.
Chissà quante volte, nei giorni seguenti, il fortunato Don Domenico, guardando le sue dita che un giorno furono imporporate dal sangue santissimo del Redentore, avrà esclamato: “Ti adoro o Sangue prezioso di Gesù/ versato sulle mie mani…”.
Il vescovo di allora, monsignor Scipione Roero, prontamente informato, fece redigere un atto notarile e ne inviò una copia al Papa che era Paolo III.
Il Sommo Pontefice, con un Breve del 6 novembre 1535 rispose accordando la benedizione e l’indulgenza plenaria a quanti, alle richieste condizioni, avessero visitato la chiesa di San Secondo nel primo anniversario del miracolo, partecipando anche alla solenne processione.
Sopra l’altare del Sacro Cuore si legge un’antica iscrizione che tradotta dal latino dice: “Qui, dove Cristo, avendo effuso il Suo Sangue dal sacro pane, potentemente attirò la sviata fede (degli eretici) e confermò (la fede) degli Astesi”.
Colpiti da così dolcissimo evento di misericordia per lo squisito dono del Cristo Signore, non ci resta che alzare le mani in preghiera verso l’augustissimo Sacramento della Santissima Eucaristia e magari ci lasciamo suggerire da S. Bonaventura queste parole:
“O dolcissimo Gesù, trafiggi con la ferita, altamente salutare del tuo amore le viscere della mia anima, perché veramente essa arda, soffra, si strugga e venga meno per il solo desiderio di tè; ami sciogliersi ed essere con tè!
Abbia fame solo di tè, pane di vita celeste, che sei disceso dal cielo.  Abbia sete di tè, fonte di vita, fonte di eterna luce, torrente di vera gioia.  Te cerchi, in tè dolcemente riposi”.
Prima di concludere, vorrei suggerire come trovo scritto in un libro di p. Bernardo, missionario del Preziosissimo Sangue, la brevissima coroncina dedicata alle sette effusioni di sangue di Gesù durante la sua vita terrena:
– prima effusione: Gesù versò sangue nella circoncisione
– seconda: sudò sangue nell’orto degli ulivi
– terza: nella flagellazione
– quarta: nella coronazione di spine
– quinta: nel viaggio al Calvario
– sesta: nella terribile crocifissione
– settima: nella lanciata al costato.
Eterno Padre ti offriamo il sangue preziosissimo che Gesù versò sulla Croce e ogni giorno offre sull’altare per la nostra salvezza.