S. NICOLA il PELLEGRINO (+1094)

Era nato in Grecia e, dopo aver trascorso alcuni anni in solitudine, giunse in Puglia che percorse tutta intera con una croce in mano e ripetendo l’invocazione ‘Kyrie Eleison’. Al contrario del più celebre s. Nicola patrono di Bari, di lui vi sono pochissime notizie ma certamente degne di fede. Egli è patrono della città di Trani, dove morì nel 1094 dopo appena quindici giorni dal suo arrivo, proveniente da Taranto e prima ancora da Otranto.

Prodigio della grazia fu S. Nicola, soprannominato il Pellegrino, nato nelle vicinanze del monastero di Stiro, nell\’Attica (Grecia), nella seconda metà del secolo XI, quindi nel tempo in cui in Europa ferveva la lotta tra l\’imperatore di Germania e il papato a causa delle investiture. I suoi genitori, poveri contadini, non furono in grado né d\’istruirlo nelle scienze, né d\’insegnargli un mestiere. A otto anni gli affidarono la custodia del gregge, ma Nicola non si dedicò per molto tempo a quel compito, perché lo Spirito Santo aveva particolari disegni su di lui. Un giorno difatti si mise a gridare d\’improvviso: "Kyrie, eleison!" che significa: "Signore, abbi pietà di me". Fu la sola preghiera che, da quel momento, rivolse di continuo al cielo, giorno e notte, fino alla morte.
La madre, nell\’udire quel monotono grido del figlio lo credette folle e, per imporgli silenzio, non gli risparmiò né le sgridate, né le percosse. Non riuscendovi, a dodici anni lo cacciò di casa. Nicola andò allora a ripetere il suo ritornello alla montagna vicino a casa, finché la mamma, mossa a pietà, lo andò a riprendere e lo condusse ai monaci di Stiro perché lo esorcizzassero. I monaci lo sottoposero ad ogni sorta di prove dolorose, ma Nicola continuava a dire sempre: "Kyrie, eleison!". Alfine, i monaci, impazientiti, lo rimisero in libertà, e il giovanetto si rifugiò, con il fratello Giorgio, in una caverna della montagna dove condusse vita eremitica. Ben presto Giorgio tornò a casa, scoraggiato da una vita tanto penitente. Nicola, invece, perseverò continuando a dire il suo "Kyrie, eleison" e a tagliare pezzetti di legno con cui farne delle croci da collocare nei precipizi e sulle alture. Ogni tanto lasciava la sua cella per andare a fare la comunione, ma non sempre gli fu concessa. Afflitto da quei rifiuti, prese la risoluzione di trasferirsi a Roma nella speranza di trovarvi un clero meno severo.
Nicola si recò anzitutto a Lepanto, dove si unì ad un monaco, di nome Bartolomeo, che più non lo abbandonò. Quanto conosciamo della vita meravigliosa del nostro santo lo dobbiamo di certo a costui. Durante la traversata, Nicola fu maltrattato sulla nave, come del resto gli era capitato ovunque. Quando sbarcò a Otranto (Taranto), guarì un energumeno. Nei luoghi per cui passava c\’era chilo considerava un santo, e c\’era chi lo chiamava un insensato. Egli marciava a capo scoperto e a piedi nudi, vestito soltanto di una tunica che gli scendeva fino ai ginocchi. In mano portava una croce di legno e a tracolla una carniera, destinata soprattutto a racchiudere le leccornie da dare ai ragazzini per attirarli dietro di sé, organizzarli in processione e fare loro cantare: "Kyrie, eleison!". Il termine della sua corsa doveva essere la città di Trani. Appena vi sbarcò, egli riunì i bambini e fece con loro il giro dei bastioni della città ridicendo il suo solito canto.
Appena il vescovo ne fu informato, mandò a chiamare Nicola e gli chiese il motivo per cui agiva in quella maniera. "Signore – gli rispose il giovanetto – voi che conoscete tutto il vostro Vangelo, non ignorate che Gesù Cristo ha raccomandato ai suoi discepoli due cose: di portare la propria croce e di diventare simili a dei bambini. Avendo compreso queste verità, non mi sono vergognato di portare il segno della salvezza inferiormente ed esteriormente, come pure di comportarmi alla maniera dei bambini, senza nessuna preoccupazione per gli scherni degli uomini. Tocca a voi giudicare se devo continuare questo apostolato. Se è conforme al vostro beneplacito, io intendo rimanere presso di voi, diversamente me ne andrò altrove".
Il vescovo, nell\’udirlo ragionare con tanto senso, si accorse di avere davanti a sé un servo di Dio e gli rispose: "Riconosco che stai compiendo la volontà di Dio in base alla spiegazione che mi hai dato della tua vita.
Perché dovrei cacciarti dalla nostra città? Restaci fino alla festa dei santi apostoli Pietro e Paolo, e canta la tua solita preghiera: io provvedere" a tutti i tuoi bisogni". Il pastore della diocesi stava ancora parlando quando Nicola fu attratto dal calpestio dei passi della sua piccola truppa che lo attendeva sulla strada. Egli ossequiò l\’arcivescovo e andò ad unirsi a loro. Per tre giorni Nicola percorse gioiosamente le vie di Trani; al quarto cadde improvvisamente malato. Fu portato all\’ospedale dove tante persone, attratte dal candore e dalla nativa pietà di lui, lo andarono a trovare. Inconsolabili erano specialmente i fanciulli. Nicola morì il 2-6-1094 e fu sepolto, per volere dell\’arcivescovo, nella cattedrale.
I miracoli che si verificarono sulla tomba dello strano pellegrino furono così strepitosi che lo stesso arcivescovo, che lo aveva accolto e gli aveva permesso di svolgere la sua missione tra i coetanei, ne chiese la canonizzazione ad Urbano II. Dopo che nel Sinodo romano del 1098 era stata letta la vita curiosa di lui, il papa lo autorizzò ad elevarne il corpo. S. Nicola il Pellegrino è il principale patrono di Trani.
Le sue reliquie sono venerate nella chiesa omonima della città.
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Sac. Guido Pettinati SSP,
I Santi canonizzati del giorno, vol. 6, Udine: ed. Segno, 1991, pp. 33-35
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