PRESBITERO

"Cardinale Pietro Parente; Mons. Antonio Piolanti; Mons. Salvatore Garofano: Voci selezionate dal Dizionario di Teologia Dogmatica". PRESBITERO (dal gr.: anziano). Dopo l'istituzione dei diaconi (v. questa voce), gli Atti degli Apostoli menzionano a più riprese i «presbiteri» che, nella Chiesa di Gerusalemme, sono investiti di funzioni amministrative e di un ministero spirituale.

Nel Concilio di Gerusalemme appaiono accomunati agli Apostoli nelle decisioni (Atti 11, 30; 15, 2. 4. 6. 22. 23; 20. 28 ecc,). San Giacomo (5, 4) attribuisce ad essi l'unzione degli infermi (v. Estrema unzione). Paolo istituisce in ogni Chiesa i presbiteri con poteri e compiti di pastori e di dottori (Atti 14, 23; 20, 28-31) perché siano i continuatori del suo ministero apostolico. In alcuni testi (Atti 20, 28 con 20, 17; cfr. I Petr. 5, 1-5) è chiaramente affermata l'equivalenza tra presbiteri ed episcopi (v. Vescovi) la cui designazione spetta ai delegati di Paolo, Tito e Timoteo, che trasmettono i necessari poteri con l'imposizione delle mani (I Tim. 4. 14; II Tim 1, 6).
Probabilmente i presbiteri erano semplici preti che, nelle Chiese fondate da S. Paolo, avevano cura del gregge di Dio sotto l'alta autorità dell'Apostolo fondatore che era l'unico vescovo. Accanto a Paolo hanno poteri vescovili (l'ordinazione dei diaconi e dei presbiteri) i suoi delegati Tito e Timoteo.
Dagli inizi del II sec. il termine «presbiteri» è riservato – salvo poche eccezioni – agli ecclesiastici inferiori ai vescovi che ancora oggi comunemente chiamiamo preti.