I TESORI DI CORNELIO A LAPIDE: Trinità

 1. Trinità in Dio.
 2. Unità nella Trinità.
 3. Noi portiamo in noi medesimi l\’Immagine della Trinità.
 4. L\’immagine della Trinità si vede dappertutto.

1. TRINITÀ IN DIO. – «I cieli, canta il Salmista, furono creati per mezzo della parola del Signore, e la loro potenza e stabilità viene dal soffio della sua bocca» (Psalm. XXXII, 6). I santi Padri vedono qui indicata la santissima Trinità: il Padre, nel Signore che crea; lo Spirito Santo, nel soffio della sua bocca che dà consistenza alle cose create. Un chiaro accenno della Trinità, pare ancora ai Dottori della Chiesa di trovarlo, per ciò che spetta all\’antico Testamento, in Isaia che dice di avere udito in un\’estasi i Serafini cantare nel cielo: «Santo, Santo, Santo è il Dio degli eserciti» (ISAI. VI, 3). I Serafini ripetono tre volte la voce Santo, perché adorano tre persone in un solo Dio.
Più aperta è la testimonianza del Nuovo Testamento. Qui si legge che Gesù, nell\’atto di dare la missione ai suoi Apostoli, disse loro: «Andate, ammaestrate tutte le genti, e battezzatele nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo» (MATTH. XXVIII, 19). E un\’altra volta: «Io pregherò il Padre, ed egli vi darà un altro Paracleto, Spirito di verità, il quale dimorerà con voi in eterno» (IOANN. XIV, 16-17). Essendo Gesù stato battezzato nel Giordano, al suo uscire dalle acque i cieli si aprirono e fu veduto lo Spirito Santo, in forma di colomba, discendere e fermarsi sopra di lui, mentre una voce dal cielo disse: Questi è il Figliuol mio diletto, nel quale ho posto le mie compiacenze (MATTH. III, 16-17). Altri passaggi s\’incontrano e nel Nuovo e nel Vecchio Testamento che non indubbiamente accennano alla Trinità.

2. UNITÀ NELLA TRINITÀ. – Nella prima Epistola di S. Giovanni, capo V, noi leggiamo testimonianza la quale mentre prova chiaramente la Trinità delle persone in Dio, non meno chiaramente stabilisce l\’unità di natura o di essenza in queste tre persone: «Tre sono, così si legge al verso 7°, che dànno testimonianza nel cielo; il Padre, il Verbo, e lo Spirito Santo» – (ecco la Trinità), e questi tre sono una cosa sola (ecco l\’unità nella Trinità). E già il Salvatore aveva detto: «Io e il Padre siamo una cosa sola» (IOANN. X, 30). Sono una cosa sola, perché hanno tutte e tre la medesima natura ed essenza, ed eternità, ed immutabilità, e scienza, e santità, ecc. «Vi sono in Dio tre persone, dice Tertulliano, non per lo stato, ma per il grado; non nella sostanza, ma nella forma: non nella potenza, ma nell\’immagine; ed esse hanno una medesima età, una medesima potenza: perché vi è un solo Dio nel quale si trovano questi gradi, questa forma, questa specie, sotto il nome di Padre, di Figlio, di Spirito Santo (In Apolog.)».
«Vi è nel Padre, scrive S. Agostino, nel Figlio e nello Spirito Santo un\’eterna ed incomunicabile unità; un solo Dio, una sola luce, un solo principio. Io non trovo un nome che convenga a così grande eccellenza; ed ecco che il meglio che a mio giudizio si possa dire: Questa Trinità è un solo Dio, dal quale, per il quale e nel quale sono tutte cose, e queste tre persone non hanno che una sola e medesima sostanza. Ciò nonostante, l\’una non è l\’altra; vi è in tutte tre la medesima potenza, la medesima eternità, l\’immutabilità, e la maestà medesima; unità nel Padre; uguaglianza nel Figlio, accordo di unità e di uguaglianza nello Spirito Santo. E queste tre persone sono una medesima cosa per il Padre, eguali in tutto per il Figlio, unite fra di loro per mezzo della Spirito Santo (De Doct. christ. lib. I, c. V)». Esclamiamo dunque con S. Bernardo: «Gloria al Padre, dal quale sono tutte le cose; gloria al Figlio, per il quale sono tutte le cose; gloria allo Spirito Santo, nel quale sono tutte le cose» (Serm. in Cant.).
Le tre persone hanno una triplice sussistenza, e sono l\’oggetto di un\’adorazione personale, poiché noi adoriamo il Padre, perché è Padre che genera il Figlio; adoriamo il Figlio come generato dal Padre; adoriamo lo Spirito Santo, come procedente dal Padre e dal Figlio. Così, benché l\’adorazione essenziale di Dio, come Dio, sia una, tuttavia l\’adorazione personale è triplice; perché l\’adorazione personale che è propria al Padre, come Padre, non può essere rivolta al Figlio, come Figlio; né allo Spirito Santo, come Spirito Santo; sarebbe questo un confondere, con Sabellio, le persone realmente distinte le une dalle altre; esse formano tre ipostasi e sussistenze reali. Bisogna adorare, come canta la Chiesa nel Prefazio della Messa in onore della Santissima Trinità, la proprietà nelle persone, l\’unità nell\’essenza, l\’uguaglianza nella maestà. «Il Padre è tutto nel Figlio e nello Spirito Santo, dice S. Agostino: Il Figlio è tutto nel Padre e nello Spirito Santo: lo Spirito Santo è tutto nel Padre e nel Figlio (Lib. II, de Doct. Christ. c. V)». Quindi il medesimo Santo esclama nei suoi Soliloqui: «A te sola; o Trinità, tu sei interamente nota; tu sola perfettamente conosci te stessa, o Trinità augusta, ammirabile, inenarrabile, inaccessibile, incomprensibile, inintelligibile, sopraessenziale, che superi sopressenzialmente ogni senso, ogni ragione, ogni intelligenza, ogni sostanza degli spiriti celesti; Trinità della quale è impossibile perfino agli intelletti angelici formarsi una perfetta idea, un adeguato concetto, o pensarne, o dirne, o intenderne l\’essenza». S. Tommaso dice: «Quantunque le opere della SS. Trinità, non meno che la sua natura, la sua potenza, il suo spirito e la sua volontà siano indivise, tuttavia per causa dell\’affinità che conviene alla proprietà di ciascuna persona, si attribuisce con ragione l\’onnipotenza al Padre, l\’onniscienza al Figlio, perché è il Verbo e l\’idea del Padre, la suprema e immensa bontà allo Spirito Santo, perché è l\’amore cognizionale del Padre e del Figlio (2.a 2.ae q. art. 8)».
L\’eternità è assegnata al Padre, la verità al Figlio, la carità allo Spirito Santo.
Al Padre la provvidenza, al Figlio la speranza, allo Spirito Santo l\’ordine e l\’unione.
Al Padre la creazione, al Figlio il governo, allo Spirito Santo la conservazione.
Al Padre la predestinazione, al Figlio la redenzione, allo Spirito Santo la santificazione.
Al Padre la vocazione, al Figlio la giustificazione, allo Spirito Santo la glorificazione.
Al Padre la purificazione, al Figlio l\’illuminazione, allo Spirito Santo la perfezione.
Al Padre il passato, al Figlio il presente, allo Spirito Santo l\’avvenire.
Al Padre il principio, al Figlio il mezzo, allo Spirito Santo la fine e il termine.
La santa Trinità è l\’eternità alla quale tutti i tempi sono presenti e coesistenti: per conseguenza il passato non è passato per lei, ma è presente; l\’avvenire non è per lei avvenire, ma è presente. O Trinità Sacrosanta, o triplice Unità, o immensità una, o carità immensa, o verità cara, o soavità vera, o fedeltà dolce, o eternità felice, nostro Dio, nostro amore, nostro onore, nostra gioia, nostro tutto!
I Serafini ripetono tre volte: Santo, santo, santo, per indicare 1 ° la santa Trinità nell\’unità di essenza; 2° per denotare l\’abisso di santità, dal quale tanto gli uomini, quanto gli Angeli, e Gesù Cristo medesimo, come uomo, derivano tutta la loro santità, a quel modo che i raggi escono dal sole e ne traggono tutta la loro luce; 3° per significare che chi vuole andare a Dio nel cielo, dev\’essere santo… Dio è chiamato tre volte grande, tre volte beato, tre volte santo, per indicare che la Trinità è santissima, felicissima, grandissima; ch\’essa è tutto, che contiene ella stessa tutti i beni all\’infinito.
Il Padre e il Figlio, infiammati l\’uno per l\’altro di un immenso amore, producono un torrente di fiamme, un amore personale e sussistente che la Scrittura chiama Spirito Santo: amore che è comune al Padre e al Figlio, perché procede dal Padre e dal Figlio… S. Bernardo chiama lo Spirito Santo il bacio della bocca di Dio, torrente di gioia, fiume di vino schietto, mare di fuoco celeste, legame che viene dai due e che unisce i due, legame vitale e vivente (Serm. in Cant.) S. Agostino lo chiama il legame comune del Padre e del Figlio (Enchir. c. LVI); e S. Basilio, il complemento della Trinità (De Spiritu l. V, c. XXVIII).
Può un Dio venire da un Dio? Può un Dio trarre l\’essere da altri che non sia egli medesimo Dio? Sì, se questo Dio è figlio, risponde Bossuet (Mystères 2e élévation). Ripugna che un Dio venga da un altro, come da un creatore che lo tragga dal nulla; ma non ripugna che un Dio venga da un altro, come da un padre che lo genera della propria sostanza. Quanto più un figlio è perfetto, tanto più è della medesima natura e sostanza del padre, tanto più forma una cosa sola con lui; e più sarebbe figlio perfetto, se potesse essere della medesima natura e sostanza individuale del padre. Ma quale natura può essere così ricca, così infinita, così immensa, se non è la cosa infinita, la sola immensa, cioè la sola natura divina? Così ci fu rivelato che Dio è padre, che Dio è figlio, e che il Padre e il Figlio sono un solo Dio, perché il Figlio generato della medesima sostanza del suo Padre, che non soffre punto divisioni e che non può avere parti, non può essere niente meno che un Dio, ed un medesimo Dio col suo Padre; perché chi dice sostanza di Dio la dice tutt\’intera e dice per conseguenza Dio tutto intero. Chi esce da Dio in questa maniera, cioè da I tutta la sostanza di lui, possiede nel medesimo tempo tutta la eternità di lui, perché l\’eternità è la sostanza di Dio: e chiunque è uscito da Dio e dalla sua sostanza, ne esce necessariamente con una medesima eternità, una medesima vita, una medesima maestà. Quindi il figlio di Dio è necessariamente coeterno al Padre, non potendovi essere nel seno di Dio nulla di nuovo, nulla di temporale. La mutazione e il tempo di natura sua mutabile, non si accostano a quel seno augusto; quella medesima perfezione, quella medesima pienezza di essere che ne esclude il niente, ne esclude pure ogni natura mutevole. In Dio tutto è permanente, tutto è immutabile; niente si logora del suo essere, niente vi sopravviene di nuovo; e quello ch\’egli è in un dato punto (se di punto può parlarsi in Dio) egli lo è sempre.
Considerate quel raggio, quello splendore che è la produzione e, diremmo, il figlio del sole; esso ne esce senza scemarlo, senza separarsene, senza aspettare il progresso del tempo; tutto d\’un tratto, appena formato il sole, il suo splendore nasce e si diffonde con lui, e vi si scorge la bellezza di quest\’astro. Così dice Salomone, la sapienza (cioè il Verbo) uscita dal seno di Dio, è il sottile vapore, la purissima emanazione, il vivo getto, lo splendore della sua luce eterna (Sap. VII, 25). Dal punto in cui la luce è, essa risplende; se il fulgore e lo splendore del sole non è eterno, questo avviene perché neppure la luce del sole è tale e, per ragione contraria, se la luce fosse eterna, sarebbero pure eterni il suo fulgore e il suo splendore. Ora Dio è una luce in cui non vi sono mai tenebre; luce che non essendo fatta, sussiste eternamente di per se stessa e non conosce né principio né tramonto. Perciò il suo splendore, che è suo figlio, è eterno come lui e non si separa, né si divide dalla sostanza di lui. Tutti i raggi, per così dire, aderiscono al sole, il suo splendore non se ne stacca giammai; e così, senza staccarsi dal Padre, il figlio di Dio ne esce eternamente; e immaginare Dio senza suo figlio, è immaginare il sole o la luce senza raggi e senza splendore. Come Salomone si esprime anche S. Paolo e le parole dell\’Apostolo rischiarano quelle del Savio; egli chiama il figlio, «splendore della gloria di Dio e immagine o impronta della sostanza di lui» (Hebr. I, 3). Ora, quando si applica un suggello su la cera, questa, senza che nulla stacchi dal suggello che in lei s\’imprime, ne ritrae però e ritiene tutta intera la rassomiglianza e se l\’incorpora, di guisa che non si può più separarnela: guardatela attentamente, non gliene è fuggito alcun tratto, e tuttavia ogni cosa rimase nel sigillo sotto cui prese la forma. Così il Figlio di Dio ha tutto preso al Padre, senza togliergli nulla; ne è l\’immagine perfetta, l\’impronta assoluta, l\’espressione tutta intera, non della figura, perché Dio non ne ha, ma come parla S. Paolo, della sua sostanza. Egli ne porta tutti i tratti, perciò dice: «Chi vede me, vede il Padre mio» (IOANN. XIV, 9); di modo che se, per ipotesi impossibile, si potesse vedere il Figlio senza, vedere il Padre, vedremmo questo tutto intero nel Figlio il quale è, come dice il Savio, uno specchio tersissimo della maestà del Padre e l\’immagine della sua bontà (Sap. VII, 26).
Se il Figlio è generato, perché non lo è anche lo Spirito Santo? Non cerchiamo, risponde Bossuet (Méditat. sur l\’Evang., 71 jour), le ragioni di questa incomprensibile differenza; diciamo solamente: Se vi fossero molti figli, molte generazioni, il figlio sarebbe imperfetto e sarebbe imperfetta la generazione. Tutto ciò che è infinito, che è perfetto, è unico, e il figlio di Dio è unico, perché perfetto. La sua generazione esaurisce, se così è lecito esprimersi parlando dell\’infinito, tutta la fecondità paterna. Che cosa rimane dunque ancora allo Spirito Santo? qualche cosa di non meno perfetto, sebbene meno distintamente conosciuto. L\’essere però meno distintamente conosciuto, non fa sì che sia meno perfetto, anzi, questo carattere non serve che a mettere la sua processione tra i misteri più reconditi di Dio, i quali nessuno certamente vorrà asserire che siano i meno perfetti. Basta sapere che egli è unica come è unico il Figlio; unico in quanto Spirito Santo, a quel modo che unico è il Figlio in quanto Figlio, e procedente tanto nobilmente e tanto divinamente come il Figlio, perché procede per essere uguale a lui. Il Padre genera eternamente il Verbo, suo Figlio, contemplando se stesso; col Padre e col Figlio noi conosciamo anche lo Spirito Santo, amore dell\’uno e dell\’altro e loro eterna unione. Dio si conosce e si ama, ecco il Figlio e lo Spirito Santo. Il Figlio è generato per intelligenza, lo Spirito Santo procede per amore…
Notate, scrive S. Bernardo, che come nella divinità vi è la Trinità nelle persone e l\’Unità nella natura, così nell\’unione dell\’umanità con la divinità nell\’incarnazione, vi è la Trinità di sostanza e l\’Unità nella persona: poiché il Verbo, l\’anima e la carne si sono uniti in una medesima persona e queste tre cose non ne fanno, che una, e quest\’una ne forma tre, non per la confusione di sostanza, ma per l\’unità di persona (Serm., in Cantic.).

3. NOI PORTIAMO IN NOI MEDESIMI L\’IMMAGINE DELLA TRINITÀ. – «Facciamo l\’uomo a nostra immagine e somiglianza», disse la Trinità santissima sul punto di creare Adamo (Gen. I, 26). L\’anima, come osserva il Cardinale Bellarmino, in quanto alla sua essenza è l\’immagine di Dio uno, ed anche, sebbene in modo più oscuro, quanto alla trinità delle persone; infatti nell\’anima, vi è l\’intelligenza, come il Padre; vi è la conoscenza prodotta, come il Verbo dal Padre; vi è l\’amore prodotto dalla conoscenza, come lo Spirito Santo. Oltre l\’intelletto, vi è ancora nell\’anima la memoria e la volontà che sono la rappresentazione delle tre persone divine; e queste tre facoltà non sono che un\’anima sola (In Psalm.). E già prima di lui, S. Agostino aveva notato che queste tre cose, memoria, intelletto, volontà, non essendo tre vite, ma una sola vita, né tre menti, ma una sola mente, ne segue che non sono tre sostanze, ma una sola sostanza. Perciò queste tre cose ne formano una sola, perché non formano che una vita, un\’anima, un\’essenza, come in Dio le tre persone sono una sola vita, un solo spirito, una sola essenza divina (6).
Sono belle le riflessioni che fa S. Bernardo su questo argomento. Nell\’uomo si trova la Trinità creatrice, Padre, Figliuolo, Spirito Santo. Questa Trinità creatrice ha formato nell\’uomo una trinità, dandogli la memoria, la ragione, la volontà. Questa trinità creata decadde in una trinità disgraziata che è la debolezza, la cecità, la sozzura. Vi è una trinità mediante la quale quella risuscita ed esce da questa infelice condizione; e questa è la fede, la speranza, la carità. Ogni membro di questa ultima trinità ne forma tre altre, poiché nella fede vi sono i precetti, i miracoli, le promesse; nella speranza vi è il perdono, la grazia, la gloria; nella carità si trova un cuore puro, una buona coscienza, una fede sincera (Serm. in Cant.).
S. Agostino ravvisa ancora l\’impronta della Trinità nel nostro corpo ed in ciascun senso; nella vista, per esempio, egli dice, vi sono tre cose: l\’oggetto veduto, la facoltà visiva e la percezione dell\’anima. Insegna pure che solo nei giusti si trova la perfetta immagine di Dio, perché essi soli vivono secondo la trinità dell\’uomo interiore, che consiste nella fede, nella speranza, nella carità (Enchirid.).

4. L\’IMMAGINE DELLA TRINITÀ SI VEDE DAPPERTUTTO. – Bella immagine della Trinità scorgiamo nel sole; infatti, come il sole diffonde i suoi raggi, e i raggi mandano il calore, così il Padre produce il Figlio, e il Figlio col Padre producono lo Spirito Santo. Nel sole vi è la materia, la luce, il calore, e tutto ciò non forma che un sole. Altra immagine l\’abbiamo nell\’albero: l\’albero produce il ramo per mezzo della radice; e il ramo unito alla radice produce il frutto; come il Padre produce il Figlio, e per mezzo del Figlio e col Figlio produce lo Spirito Santo.
Dappertutto si trova la trinità. Il numero tre si presta a sciogliere ogni difficoltà, perché contiene in sé il principio, il mezzo, il fine; queste tre cose sono tutto… Tre cose s\’incontrano nel culto di Dio: l\’adorazione, l\’incenso, l\’inno… Vi sono tre virtù teologali: fede, speranza, carità… Si contano tre principali opere buone: preghiera, digiuno, limosina… L\’aritmetica insegna che s\’incontra il numero tre in ogni operazione… Tre cose si trovano in tutto: la larghezza, l\’altezza, la lunghezza, ovvero l\’essenza, la virtù, l\’operazione; ovvero l\’essere, la figura, l\’ordine… Nelle composizioni si trova la materia, la forma, l\’unione… Triplice è il mondo, cioè angelico, umano, fisica… Tre sono le gerarchie degli spiriti celesti, composta ciascuna di. tre ordini, i quali hanno tre doveri: purificare, illuminare, perfezionare; ed una triplice conoscenza: quella del mattino che è nel Verbo; quella della sera che è la cognizione delle cose in se stesse; quella del mezzodì, che è la piena vista di Dio.
Vi sono tre regni: animale, vegetale, minerale… Tre operazioni vegetali: il nutrimento, la crescenza, la generazione… Tre ordini di cose: l\’ordine della natura, della grazia, della gloria… Tre cause nell\’arte: la causa efficiente, la formale, la finale… Tre stati nel tempo: passato, presente, avvenire… Triplice è la legge: la naturale, la mosaica, la cristiana… Triplice è la castità: la verginale, la vedovale, la coniugale… Triplice è il bene: l\’utile, il dilettevole, l\’onesto… Finalmente Dio ha tutto disposto e ordinato in tre maniere: in numero, peso e misura (Sap. XI, 21).
Così la santa Trinità ha messo in tutte le cose la sua somiglianza, affinché ciascuno, a suo modo, la riconosca e le renda omaggio. E non vi è cosa più ragionevole, perché noi dipendiamo interamente dalla Trinità santissima. Tutte le creature dipendono dalla Trinità, come i raggi dipendono dal sole; perché dal Padre viene ogni paternità, e in cielo e su la terra…; dal Figlia viene ogni filiazione e generazione…; dallo Spirito Santo viene ogni amore, ogni grazia, ogni liberalità, ogni dono… Dia Trinità, dice S. Agostino, viene a noi quando noi andiamo a lui; egli viene a noi soccorrendoci, noi andiamo a lui obbedendo; egli viene a noi illuminandoci, noi andiamo a lui guardandolo e vedendo in tutto la volontà sua; egli viene a noi colmandoci di beni, noi andiamo a lui ricevendo da lui questi beni medesimi (Tratt. LXXVI, in Ioann.).