I TESORI DI CORNELIO A LAPIDE: Mondo

1.
Il mondo è pieno di errori e d’inganni.
2.
Il mondo è pieno di errori, perché è nella cecità spirituale.

3.
Pericoli del mondo.

4.
Falsa sapienza del mondo.

5.
Non vi è pace per il mondo.

6.
Vita corrotta del mondo.
7.
Il mondo è egoista, traditore e crudele.

8.
Cure dell’uomo mondano.
9.
Miseria e schiavitù del mondo.

10.
Il demonio è il re del mondo.

11.
Le calamità sono il patrimonio del mondo.

12.
Soltanto il vizioso ama il mondo.
13.
Chi ama il mondo perirà.

14.
Dio ha maledetto il mondo.

15.
Non si può servire Dio e il mondo.

16.
Il cristiano detesta il mondo.
17.
Bisogna fuggire il mondo.
18.
Come deve diportarsi chi vive nel mondo.

 

1. IL MONDO È PIENO DI ERRORI E D’INGANNI. –
«Io pregherò il Padre, disse Gesù agli apostoli, ed egli vi darà un altro Paraclito, perché dimori in voi, eternamente; spirito di
verità: che il mondo non può ricevere perché né lo vede né lo conosce punto.
Voi sì lo conoscerete, perché abiterà in voi e farà con voi una sola cosa»
(IOANN. XIV, 16-17). Gesù Cristo, come si vede da questo testo, oppone lo
Spirito Santo, che è spirito di verità, allo spirito del mondo, che è spirito
di menzogna… Gesù asserisce che il mondo non può accogliere il Paraclito, perché non lo vede e non lo conosce; ora non è
questo un dire chiaramente che il mondo è pieno di errori e di tenebre? E il
giudizio di Gesù Cristo non sbaglia.
   Scrivendo S. Paolo ai Corinzi, dice: «In
quanto a noi, non abbiamo ricevuto lo spirito di questo inondo, ma lo spirito
che viene da Dio, affinché conosciamo i doni che Dio ci ha fatto» (I Cor
II, 12). Lo spirito del mondo non comprende, dice l’Apostolo, i doni di Dio;
esso vive dunque nell’errore.
   Il mondo è casi immerso nell’errore, che
scambia la verità con la menzogna, la felicità con l’infelicità, le vere
ricchezze con la povertà, la morte con la vita. Perciò S. Agostino scriveva:
«Tutto quello che il mondo reputa croce, io lo stimo una delizia; e quello che
al mondo sembra piacevole e delizioso, a me riesce noioso e grave (De Civ. Dei)».
   Del mondo si può dire quello che diceva il
Salmista, dei Giudei
vaganti
per il deserto: «Errarono nella solitudine in una terra senz’acqua, e non
trovarono mai la strada della città abitabile» 
(Psalm. CVI, 4). «Lasciato in balìa al suo spirito perverso, il mondo, osserva S.
Gregorio, preferisce il tumulto alla tranquillità, le cose pesanti alle
leggere, le penose alle dolci, le dubbiose alle sicure, le passeggere alle
eterne (Moral.)». La vita del mondo, dice S.
Agostino, è vita miserabile, tenebrosa, macchiata di colpa, gonfia di orgoglio
(Medit. c. XIX). «Non vi è su la terra, come
già lamentava Osea, né verità, né misericordia, né scienza di Dio»  (OSE. IV, 1).
   Tutto ciò che il mondo loda, merita biasimo;
quello che esso vitupera, è degno di encomio; quello che esso pensa, è vano;
quello che dimentica, è eccellente; quello che dice, è falso; quello che
condanna, è buono; quello che approva, è cattivo; quello che esalta, è infame.
   O mondo traditore, diceva un’anima piena di
nobile sdegno: tu prometti ogni bene e non dài che
mali; prometti vita, e rechi morte; prometti gioia, e porti afflizione;
prometti riposo, e dài scompiglio; prometti fiori, ma
sono fiori sgualciti che avvizziscono sul punto di coglierli; prometti fermezza
e stabilità e intanto tu vacilli e cadi. Guai a chi si confida in te! felice
chi ti contrasta! più beato chi può lasciarti senza ferita! Parlino pure tutti
gli uomini, parli il vecchio Adamo con tutta l’innumerevole sua famiglia, e
dicano tutti se essi o alcuno di essi ebbe mai, in questo mondo d’inganni,
gioia senza tristezza, pace senza discordia, riposo senza timore, sanità senza
malattia, luce senza tenebre, pane senza stento, riso senza lagrime. O mondo
impuro! abitare in te e non essere ingannato e amareggiato, è impossibile;
sperare in te e non temere, è follia; amarti e non perire, è cosa non mai né
udita, né veduta! E noi imbecilli! noi amiamo questo mondo che passa, che ci
illude, che ci conturba! egli ci inganna, e noi lo crediamo fedele! ci uccide,
e noi lo desideriamo come vita! O mondo seduttore! il tuo miele e la tua
dolcezza, è fiele, è gioia fallace, è dolore certo, è lavoro opprimente, è
riposo inquieto; tu sei pieno di miserie e non hai ombra di felicità
consistente (Auct. serm.
ad fratr. in eremo serm.
XXXI inter Op. S. Aug
.).
   Sì, gli errori e le menzogne abbondano nel
mondo; o meglio, il mondo intiero non è che errore e menzogna…

   2. IL MONDO È PIENO DI ERRORI, PERCHÈ È
NELLA CECITÀ SPIRITUALE. ­ S. Giovanni, parlando del Verbo, dice «che in lui
era la vita, e la vita era la luce degli uomini, e la luce splende nelle
tenebre, ma le tenebre non l’hanno compresa. Egli era la vera luce che illumina
ogni uomo che viene in questo mondo. Egli era nel mondo, e il mondo fu creato
da lui e il mondo non lo conobbe; venne in casa sua, ed i suoi non lo
ricevettero» (IOANN. I, 4-5, 9-11). Gesù medesimo, volgendosi al Padre, dice:
«Padre santo, il mondo non ti ha conosciuto» (IOANN. XVII, 25).
   «L’uomo animalesco, scrive S. Paolo, non
comprende quello che è dello spirito di Dio; per lui questa è follia, e da lui
non può essere compresa, perché se ne giudica con lo spirito»  (I Cor II, 14). «Non amate il mondo,
dice S. Giovanni, né quello che nel mondo si trova» (I, II, 15). Quelli che
amano il mondo. sono ciechi ed insensati; prepongono ciò che fugge a quello che
resta; quello che perisce a ciò che è eterno, la terra al cielo, l’uomo a Dio,
il creato all’increato. Perciò essi passano insieme
alle sciocchezze a cui si sono aggrappati; muoiono e cadono preda dell’inferno…
   «Che cosa sceglierete voi, domanda S.
Agostino, amare le cose temporali e passare col tempo; ovvero non amare il
mondo e vivere eternamente con Dio? Pensate che l’amore del mondo vi porta al
peccato (Epistola XXXVI)». Invece, come osserva S. Cipriano:
«Nessuna cosa al mondo può sedurre colui che è più grande del mondo (Serm. in Orat. Dom.)». Profonda
ignoranza e grande accecamento è stringersi al mondo, tutto tenebre e
ignoranza.
    S. Paolino paragona coloro che amano il
mondo, a quei giumenti ciechi che girano senza posa la macina. Ludibrio
dell’errore dei loro sensi, con gli occhi della mente ottenebrati dall’impurità
dei loro costumi, girano incessantemente trascinando un enorme peso e, dopo una
esistenza sventurata, finiscono di morte disgraziata (Epl.
ad Sever
.). «Il mondo ha le sue notti, e quante!
esclama S. Bernardo. Ma che dico, ha le sue notti? e
non è forse esso medesimo una notte profondissima, coperta di oscurità e di
caligine? (Serm. LXXV)».
   Origene, spiegando quel versetto dell’Esodo
in cui si dice che la terra ingoiò i nemici d’Israele (Exod.
XV, 12), osserva che la terra divora anche oggi i mondani, gli empi; ingoia
quegli uomini i quali pensano sempre alla terra, si occupano di terra, trattano
e litigano di terra, bramano la terra e in essa mettono tutte le loro speranze;
al cielo non guardano, del futuro non si dànno
pensiero, il giudizio di Dio non temono, le sue promesse non li allettano. Se
incontrate uno di questi, dite pure che la terra lo ha ingoiato.  Se vedete una persona data alla lussuria e
affogata nei piaceri del sensi, una persona in cui lo spirito non serve più a
nulla, perché è fatta zimbello alle passioni, dite: la terra lo ha divorato (Comment. in Exod).
E ben presto se la divoreranno anche la morte e l’inferno… Il profeta
definisce molto bene il mondo, chiamandolo «terra di oblio» (Psalm. LXXXVII, 13). Tutta infatti in esso è posto
in oblio: Dio, la sua legge, la religione, le buone opere, la salvezza, il fine
dell’uomo, la vita, la morte, l’eternità… Tutta vi è dimenticato, eccetto il
male…

   3. PERICOLI DEL MONDO. – Io temo, scriveva
S. Paolo ai Corinzi, che siccome l’astuzia del serpente sedusse Eva, così i
pensieri nostri non si corrompano e si allontanino dalla semplicità che è in
Cristo (II Cor X, 3). I pensieri si corrompono nell’atmosfera del mondo.
Lo stesso Apostolo dice ancora che si trovò spesso in pericolo nei viaggi, nei
fiumi, sul mare, nel deserto, nella città, per parte dei masnadieri, per parte
dei suoi connazionali, per parte dei gentili, per parte dei falsi fratelli (Ib. XI, 26). S. Giovanni in poche parole traccia i
pericoli del mondo: «Tutto ciò che vi è nel mondo, è concupiscenza della carne,
concupiscenza degli occhi, orgoglio di vita» (I, II, 12). In una parola, tutta
nel mondo è egoismo.
   «Ogni cosa nel mondo è piena di pericoli e
di tranelli, dice San Leone; le passioni commuovono, i piaceri solleticano, i
guadagni dilettano, le perdite scoraggiano, le maldicenze amareggiano (Serm. VI de Nativ. Ch.)». «Nessuno cammina sicuro tra serpenti e
scorpioni, dice S. Gerolamo; e voi credete di trovare la pace e la sicurezza su
questa terra tutta ingombra di triboli e di spine, abitazione del serpente che
sedusse Eva? (Epist.)». Piena di
sapienza e di verità è la sentenza dell’Imitazione: «Ogni volta che sono
stato fra gli uomini, ne sono tornato meno uomo! (Imitat.
Crist
., lib. I,
c. XV)». Anche noi, con S. Bernardo, chiameremo beato
colui che non cammina dietro le orme del mondo, e non desidera quei beni che
posseduti opprimono, amati insozzano, perduti
tormentano
(Epist. CIII).

   Il mondo è il soggiorno dei dolori, scuola
di vanità, piazza pubblica piena di bari, di ciurmadori
e di ciarlatani… Tutte le volte che Democrito
usciva di casa e andava tra la gente, rideva; al contrario Eraclito piangeva;
interrogati del perché, risposero: quegli ridere, questi piangere al vedere le
vane e frivole occupazioni degli uomini, le cure, le sollecitudini che si dànno per un nulla (Plutarco). Di Democrito
ci riferisce ancora il medesimo Plutarco, questa frase: «Poche persone mi
bastano, di una mi contento e volentieri faccio a meno di tutte (PLUTARCH.)».
   «Tu mi chiedi, scriveva Seneca
a Lucillo, che cosa devi evitare; ti rispondo: la gente. Tu non la potrai mai
frequentare, senza danno. Io per me, confessa la debolezza mia, non sono mai
rientrata in casa così costumato come n’ero uscito. Ritorno alla mia stanza più
avaro, più ambizioso, più fastoso, e voluttuoso, anzi più crudele ed inumano,
perché ho praticato con gli uomini (Epistol.)».
E poco dopo soggiunge che nessuno può resistere con buon successo all’impetuoso
assalto dei vizi che arrivano circondati da tanto e sì terribile corteggio. Un
famigliare scaltro snerva e indebolisce a poco a poco: un vicino ricco eccita
la cupidigia: un cattivo compagno inocula i suoi vizi all’anima più candida (Ib.).

   4. FALSA SAPIENZA DEL MONDO. – «La sapienza
di questa mondo è stoltezza in faccia a Dio», sentenzia il grande Apostolo (I Cor
III, 19). 1° La sapienza del mondo è stoltezza perché, gonfia della sua pretesa
saggezza, il mondo  non sa, non gusta, e
non si cura di sapere e di gustare le verità della salute e le case divine…
   2° E’ stoltezza, perché Dio non ha voluto
servirsene per annunziare il Vangelo e farlo trionfare, ma ha scelto a questo
ministero uomini che non conoscevano affatto il mondo. E questo appunto dice S.
Paolo nella prima Epistola ai Corinzi: «Sta scritto: disperderò la prudenza dei
prudenti. Dov’è il savio? dove la scriba? dove l’indagatore di questo secolo?
Non ha Dio infatuata la sapienza di questo mondo? Poiché nella Sapienza di Dio,
il mondo non ha conosciuto Dio per la sapienza, piacque a Dio di salvare i
credenti per mezzo della stoltezza della predicazione. I Giudei chiedono
miracoli, i Greci cercano la sapienza; ma noi predichiamo Cristo crocefisso,
scandalo per i Giudei, stoltezza per i Gentili; per quelli poi che sano eletti,
Giudei e Gentili, virtù e sapienza di Dio: poiché la follia è più saggia della
sapienza, e la debolezza di Dio più forte della fortezza degli uomini. Ora
osservate, fratelli, in mezzo a vai, pochi saggi, pochi nobili, pochi potenti
secondo il mondo vi trovate; ma Dio ha eletto quello che è semplice, per
confondere i sapienti; quello che è debole, per soggiogare i forti; quello che
è plebea e vile, per distruggere i nobili e i superbi» (I Cor I, 19-28).
   3° La sapienza del mondo è follia; perché
sovente questa sapienza si oppone ai dogmi, alla morale, alle opere della fede.
Volendo tutto comprendere e tutto spiegare coi soli lumi della ragione, essa
nega la rivelazione, l’incarnazione, la redenzione, e più altri punti della
dottrina cristiana… Dio ha parlato; essa nega questo fatto… Dio ha ordinato
di credere questo e quel mistero; essa nega ancora… e si spinge fino a negare
Dio… Qual è poi la sapienza del mondo, in fatto di morale e di condotta? Non
sona forse le sue massime il rovescio di quelle di Cristo? Gesù Cristo, per
esempio, dice: Beati i poveri; beati quelli che piangono; beati quelli che
hanno il cuore puro; beati quelli che soffrono!… Il mondo grida: Beati i
ricchi; beati quelli che se la godono; felici quelli che non hanno. nulla da
soffrire! Ecco due morali affatto opposte: ora chi s’inganna, tra Gesù e il
mondo? Ah! l’albero si conosce dai frutti… Osservate la differenza che corre
tra il sapiente secondo Gesù Cristo e il sapiente secondo il mondo… Tutti i
filosofi che si vantarono di conoscere essi soli i principi della sapienza e
vollero insegnarli, non fecero che degli illusi e degli infelici; accumularono.
rovine su rovine. La loro sapienza risultò ai fatti una pericolosa follia ed un
pubblico flagello.. «Dicendosi savi, divennero stolti»  (Rom. I, 22), sentenziò S. Paolo, e la
sua sentenza è confermata in tutti i secoli.

   5. NON VI È PACE PER IL MONDO. – «Io vi
lascio la pace, disse Gesù agli apostoli, io vi dò la
mia pace, non però come la dà il mondo» 
(IOANN. XIV, 27)… Così è; il mondo non avrà mai la vera pace
dell’anima, perché 1° egli fugge e abomina tutta ciò che potrebbe dargliela: la
pratica del bene, l’obbedienza alla legge, ecc… 2° perché va in cerca di
tutto ciò che la distrugge; le ricchezze, gli onori, il piacere, l’adempimento
della propria volontà, ch’egli sostituisce a quella di Dio.
«Il
Signore non si trova nell’agitazione e fra i tumulti», dice la Scrittura  (III
Reg.
XIX, 11). Ora che altro è il mondo se non tumulto, agitazione, scompiglio,
rumore continuo? non vi può dunque essere in lui né la pace, né il Dio della
pace… «Non vi è pace per gli empi»  –
dice il Signore (ISAI. XL VIII, 22). Ora, vi sono degli uomini pii in quella
fogna che si chiama mondo?..
 
   6. VITA CORROTTA DEL MONDO. – Dice S. Paolo:
«Già più volte ve l’ho detto, ed ora ve lo ripeto piangendo, che molti si
regolano come nemici della croce di Cristo; la cui fine sarà la loro perdizione;
si fecero un Dio del proprio ventre, si vantano della loro vergogna e non
gustano se non le cose della terra»  (Philipp. III, 18-19). Ecco la pietà che vi è nel
mondo!
   Il mondo è adultero, e tale è ancora chi lo
ama; perché col dare l’anima sua al mondo, la toglie a Gesù Cristo di cui
dovrebbe essere la sposa… Invece di applicarsi a conoscere, amare e servire
Dio, i mondani si logorano a conoscere, amare e servire il mondo. Per
ingraziarsi questo, calpestano la legge di Dio e Dio medesimo… Sodoma ci offre il tipo del mondo; siccome Lot si allontanò da quella città per scampare dal fuoco,
così noi dobbiamo allontanarci dal mondo, se non vogliamo dividerne la
corruzione e l’infelice sorte… E come mai non sarebbe corrotto il mondo, se
per sentenza dello Spirito Santa, tutto quello che vi è nel mondo è
concupiscenza di occhi, concupiscenza di carne, superbia di vita? (I IOANN. II,
16).
   «Il mondo, dice ancora S. Giovanni, giace
tutto quanto nel male» (1, V, 19). 1° Il mondo, cioè i mondani, appartengono
anima e corpo. al maligno, perché soggetti al tirannico potere del demonio;
curvi sotto il suo giogo, essi menano una vita immonda, malvagia, scandalosa…
2° Giacciono nel male, perché marciscono. nella malizia del peccato, preda
della brutale concupiscenza che li spinge ad ogni delitto. 3° Il mondo
appartiene al cattivo, perché tutti gli uomini nascono nel peccato. 4°
Appartiene al cattivo, perché occupa un luogo stretto, tenebroso, seminato di
scogli, sparso di precipizi… Questa frase significa ancora che i mondani
hanno un cuore cattivo, sterile, simile a terreno sassoso o irto di spine è
rovi, che non produce buon frutto. Hanno un cuore malvagio, cioè duro, avaro,
che non si dà mai a Dio, e non fa nulla per meritarsi la sua grazia; un cuore nemico
della giustizia, astuto, frodolento, di sentimenti
diabolici…, « Il mondo, dice il profeta, si è affondato nella morte che egli
medesimo si è preparata» (Psalm. IX, 15).
   «Cade in un brutto inganno, scrive S.
Agostino, chi si lusinga di poter conoscere la verità, mentre vive
nell’iniquità. Ora vivere nell’iniquità è amare questo mondo, è tenere in gran
pregio quello che nasce e che muore, desiderarlo, affaticarsi per ottenerlo,
rallegrarsi quando se ne ha in abbondanza, temere di perderlo, contristarsi
quando si è perduta (De morib. Eccles)».
   Gli inviati da Mosè
a esplorare la terra promessa, portarono per risposta che avevano veduto dei
mostri e che il suolo divorava i suoi abitatori (Num.
XIII, 33-34). La stessa risposta potrebbero dare quanti hanno conoscenza ed
esperienza del mondo. Chi per poco conosce il mondo, lo chiamerà con S. Bernardo: «Stalla, prigione, atrio del demonio, notte
tenebrosa, strada dei peccatori, campo di spine, croce, nemico di Dio, infido,
sospinto dal vento della vanità, amatore del nulla (Serm.
in Psalm
)».
   Il mondo è talmente inclinato al male, che
snatura e corrompe tutto. Assale i dogmi della religione con dubbi e
negazioni… Corrompe la morale con insegnamenti contrari a quelli virtuosi e
morigerati… Calpesta il culto col disprezzo e con l’indifferenza religiosa…
Nel
mondo si trova avverata quella sentenza di Osea: «La bestemmia, la menzogna,
l’omicidio, il furto, l’adulterio, inondarono la terra, e il sangue vi si è
mischiato col sangue» (OSE. IV, 2).
   Altra descrizione
non meno vera né meno viva si legge nel capo XIV della Sapienza: «I mondani,
immolarono i loro nati, istituirono sacrifizi
tenebrosi e vigilie in cui si commette ogni pazzia. Non rispettano la vita di
coloro che hanno da nascere, non la santità del letto nuziale; si uccidono per
invidia e si contristano per adulterii. Ogni cosa è
tumulto e confusione; il sangue, l’omicidio, il furto, la finzione, la
corruzione, l’infedeltà, lo spergiuro, la persecuzione dei giusti, la
dimenticanza di Dio, il deturpamento delle anime, l’aborto, i disordini del
matrimonio, le dissolutezze dell’adulterio e dell’impudicizia, tutto va insieme
mescolato e confuso… Le loro gioie vanno nella pazzia, le loro predizioni nel
falso; vivono nell’ingiustizia, spergiurano continuamente… Ma la pena del
peccato cammina insieme con la prevaricazione dell’empio».
   S. Anselmo, rapito in estasi, vide un giorno
un immenso fiume che travolgeva tutte le immondizie della terra, di modo che
non si sarebbe potuto trovare nulla di più ributtante, di più pestifero. Le
nere e fangose onde di quella fiumana travolgevano uomini, ragazzi, ricchi,
poveri, che tutti mangiavano di quella melma. Avendo il santo domandato che
cosa significava quella visione, gli fu risposto che il fiume era il mondo, e
gli annegati, gli amatori del mondo (SURIO, In Vita).

   7. IL MONDO È EGOISTA, TRADITORE E CRUDELE.
– Al mondo conviene quella sentenza di S. Paolo: «Tutti cercano il proprio
interesse, e nessuno gli interessi di Gesù Cristo» (Philipp.
II, 21). Il mondo opera in tutto per egoismo, non vede più in là del proprio
vantaggio; questo solo desidera e a questo unicamente attende… La carità è
per lui nome sconosciuto o vano o aborrito… In esso non s’incontra nessun
disinteresse, né generosità, né sacrifizio per sollievo di chi soffre… Poche
limosine, scarsi soccorsi, piccoli servigi, mille volte rinfacciati… I ricchi
gareggiano a chi più strappi larghe usure; i poveri vanno a gara a chi rubi di
più o inganni meglio; non fiducia, né onestà, né buona fede; ciascuno cerca il
suo interesse, ne dovesse anche morire l’universo intero.
   Ma non basta: non pago il mondo di badare
solamente al proprio interesse, calpesta ogni senso di fedeltà e di onoratezza
quando gli torna conto. Esso è veramente immerso, come dice S. Giovanni, nella
malignità, e quindi nelle crudeltà e nei tradimenti che ne sono la conseguenza
e il frutto. ­ La sua dimora è nell’officina degli inganni, e delle frodi,
secondo la frase di Geremia  (IEREM. IX,
6). Il mondo è il soggiorno degli ipocriti e degli impostori.
   «Il mondo sorride per incrudelire, adula per
ingannare, accarezza per trafiggere, esalta per abbassare; con l’avidità di un
usuraio, tanto più si ripaga, tormentando i suoi, quanto più largheggiò con
loro di dignità e di onori (Epist. ad Donat.)». Perciò scrive S. Agostino: «Di due cose
l’una: o noi ci burliamo del mondo, o il mondo si befferà di noi: se non
disprezziamo lui, egli disprezzerà noi (Serm.
LV de Temp.
)».
   Il mondo tradisce coi beni,
con gli onori, coi piaceri che procura, con le promesse, con le adulazioni, con
gli elogi, e perfino con le minacce… Egli non ha mai fatto, in ogni tempo,
altro che illusi, o infelici, o vittime… È la sirena che canta, alletta,
addormenta, per attirare gli incauti… Si arma di esche e di ami avvelenati,
per trarre al delitto e precipitare a perdizione. «O secolo malvagio e crudele,
che non sai rendere .felici i tuoi seguaci in altro modo se non facendoli
ribelli a Dio! (S. BERN. Epist. CVII)».
   Il mondo arricchisce l’uno e spoglia
l’altro; a uno dà, all’altro toglie. L’uno non può nuotare nell’abbondanza, se
altri non si trovi nella miseria e di qui l’invidia e le maledizioni. Come il
sole non illumina un emisfero se prima non lascia l’altro nelle tenebre, così
nel mondo nessuno risplende se un altro non si oscura; nessuno si alza, se un
altro non gli serve di sgabello… Al contrario, Dio è ricco per tutti gli
uomini; perciò il Salmista dice a proposito del giusto che lo serve, «che la
gloria e i tesori abbondano sulla sua casa; la sua giustizia durerà per i
secoli… la sua virtù sarà coronata di gloria» (Psalm.
CXI, 3, 8). Ed in un altro salmo (XXXVI): «Sperate nel Signore e fate il bene,
e voi, abiterete la terra e vi nutrirete delle sue ricchezze. Ponete le vostre
delizie nel Signore, ed egli adempirà tutti i voti del vostro cuore. Attirate
gli sguardi del Signore su le opere vostre, affidatevi a lui ed egli opererà;
farà splendere la vostra giustizia come una fiaccola e la vostra innocenza come
il sole in pieno meriggio».
   Quanti tradimenti, quante crudeltà non si
commettono nel mondo col pensiero, col desiderio, con la parola, coi fatti, con
le omissioni! E come non sarebbe il mondo traditore e crudele? Non promette
forse a tutti i suoi idolatri la felicità? e intanto quanti la ottengono? Che
cosa ha fatto, da circa seimila anni, di quanti lo hanno amato che ricompense
ha loro dato? una vita miserabile, una morte disperata, l’inferno eterno. Il
mondo non ha mai salvato nessuno.
   S. Gregorio dipinge al vivo questa sapienza
traditrice del mondo: «La sapienza di questo mondo sta nel coprire di finta
maschera il cuore, nel nascondere le intenzioni con parole, nel dare per vero
ciò che è falso, e mostrare falso quello che è vero. Il secolo chiama urbanità
la perversità della mente, insegna ad ambire i beni, a vantarsi del vano
bagliore di una gloria che passa, a vendicarci del male ricevuto, a non mai
cedere in faccia a chi ci contrasta. Al contrario, per i giusti è sapienza il
non ostentare nulla, l’aprire candidamente il proprio pensiero, amare la
verità, schivare il falso, fare del bene senza pretendere mercede, soffrire il
male anziché farne, non cercare vendetta degli affronti e avere come guadagno,
gli insulti ricevuti per la causa della verità; ma questa semplicità dei buoni
è derisa, perché alla sapienza del secolo, la virtù della sincerità pare
stoltezza; e tutto ciò che è fatto con purità d’intenzione, essa chiama
dabbenaggine (Moral., 1. X, c. XXVII)».

   8. CURE DELL’UOMO MONDANO. – «O vane cure
degli uomini, esclama S. Gerolamo, qual vuoto si trova in fondo alle cose! Un
solo pensiero ci rende felici: il pensare a Dio (In Psalm.
XCIII)». «Il mondo corre di desiderio in desiderio, scrive Cassiodoro;
ed è questo il circolo per cui gli empi sono costretti di girare (Tract. de Amicit.)»,
avverandosi negli uomini mondani quelle imprecazioni di David: «Fa’, o Signore,
dei principi del mondo, come altrettante ruote» (Psalm.
LXXXII, 12).
   A questo proposito anche Sant’Agostino dice:
«Io penso che il mondo sia stato paragonato ad un molino, perché fatto girare
dalla ruota del tempo, stritola coloro che lo amano (In psalm.
XXXVI, conc. 1)».
   In questo basso mondo è un continuo andare,
venire, avanzarsi, indietreggiare; si compra, si vende, si baratta, si perde,
si guadagna, sempre nell’agitazione, spesso nel dolore, qualche volta nella
disperazione. Il mondo è una fiera continua in cui il diavolo tiene la piazza;
gli si vende l’anima ed egli dà l’inferno in pagamento; tutti gli uomini si
vendono, chi all’avarizia, chi all’orgoglio, chi alla gola, chi alla lussuria;
uno si fa servo del tale stato, quell’altro di quella professione; qua trovate
chi s’imprigiona in un negozio, là chi s’impicca nei tribunali, altrove chi si
lega alla terra. Tutti però sono divorati dalle cure e sollecitudini, pensieri
per il corpo, oblio dell’anima; pensieri per il tempo, oblio dell’eternità;
pensieri per il nulla, oblio dei più sacri doveri e dell’unica cosa necessaria:
la salute eterna.

   9. MISERIA E SCHIAVITÙ DEL MONDO. – «Nei
legami di questo mondo, diceva per esperienza S. Agostino, vi è patimento vero,
gioia apparente; dolore certo, piacere incerto; timore pungente, riposo
inquieto; vana speranza di felicità in mezzo ad assoluta miseria. In questi
ceppi noi mettiamo mani e piedi! I beni temporali di cui andiamo in cerca,
accendono di fiamme ardenti il nostro cuore, quelli che già svanirono ci
tormentano. Quando si bramano, abbruciano; quando si
posseggono, perdono il loro pregio; quando si perdono, svaniscono per sempre (Epist. XXXIX ad Licent.)». «Nella regione dei morti, dice altrove il medesimo padre, non
s’incontra che dolore, affanno, timore, fatica, tribolazione, gemiti, sospiri.
Nel secolo non si hanno che giorni cattivi, ma in Dio si godono sempre giorni
buoni (In Epist. Sancti Iacobi)».
   «In ogni parte di questo mondo, dice S.
Gregorio, corrono la morte e le lagrime, regna la desolazione. Da tutti i lati
noi riceviamo ferite, in tutte le ore siamo abbeverati di amarezza; tuttavia
l’anima nostra, accecata dalla concupiscenza, si aggrappa da forsennata ai
falsi beni del mondo; noi corriamo loro dietro quando si allontanano, e ci
teniamo più stretti ad essi, quando minacciano di sparire. Non potendo poi
trattenere quello che ci sfugge, anche noi cadiamo e scompariamo con esso. La
presente vita, paragonata alla futura ed eterna, è piuttosto da dirsi morte che
vita (Hom. XXXVII
in Evang.
)». Il mondo è davvero, come lo chiama il Salmista:
«Terra deserta, senza strade e senza acqua» (Psalm.
LXII, 2). Dite ai mondani che preghino, che pensino alla loro eterna salute, e
vi rispondono che non ne hanno il tempo. Non è questa una deplorevole
schiavitù, una orribile miseria!

   10. IL DEMONIO È IL RE DEL MONDO. – Il
Redentore chiama il demonio «principe di questo mondo» (IOANN. XII, 3); S.
Paolo lo chiama il «Dio di questo secolo» (II Cor IV, 4), e S. Giovanni
ci mostra il mondo che striscia incatenato ai piedi di questo mostro: (I, V,
19).
   S. Bernardo vede
nel mondo l’atrio del demonio (Serm. in Psalm.), e S. Lorenzo Giustiniani
scrive: «Quando fu detto al serpente: mangerai la terra, fu anche detto al
peccatore: tu sei terra, e in terra dovrai ritornare. Questo vuol dire che il
peccatore è dato in cibo al demonio: non siamo dunque terra, se ci preme di non
essere mangiati dal serpente (De ligno vitae)».
Sì, il mondo ha per re, per padre, per guida, il diavolo, ma l’avrà ancora per
rimuneratore. In premio della fedeltà con la quale i mondani hanno ascoltato le
sue parole, gli hanno obbedito e servito, il demonio loro darà la disperazione
e le fiamme eterne.

   11. LE CALAMITÀ
SONO IL PATRIMONIO DEL MONDO – «Guai al mondo» – disse Gesù Cristo (MATTH.
XVIII, 7). «Guai, guai, guai agli abitatori della terra!», annunziò S. Giovanni
nell’Apocalisse  (VIII, 13);
questo vuol dire che disgrazie sopra disgrazie cadranno su gli uomini mondani e
carnali che si attaccano di anima e di cuore alla terra e alle creature.
   «Non pensate di trovare qualche felicità
nell’arena di questo mondo, dove la nostra missione è di lottare e combattere
(In Chronic)», scrive Eusebio. S. Agostino ci
avverte che tutti i giorni del mondo sono nefasti e segnati di qualche
disgrazia (Serm. XLII de Verb. Dom.). Quindi, se noi amiamo Dio,
non conosceremo il timore e l’ansia del mondo, e cammineremo, sicuri di non
annegare, su le sue onde. Se invece amiamo il mondo, egli c’inghiottirà nei
suoi gorghi, poiché esso divora e non porta quelli che lo amano (Serm.
XIII de
Verbo Dom.
).
   Quanto più crescono i
patimenti e le prove durate per Gesù Cristo, tanto più aumentano anche le
consolazioni. Al contrario, i patimenti e le prove che si soffrono per il
mondo, sono fiele senza stilla di miele; più crescono in intensità e in numero,
più aumentano e si aggravano i disgusti, i dolori, le angosce, i crucci… O
cecità! il mondo non dà che mali, dolori e disgrazie, e si ama; Dio non dà che
consolazioni e beni, e si dimentica e si offende!…

   Vedi la fine del § IL MONDO È PIENO
DI ERRORI.

   12. SOLTANTO IL VIZIOSO AMA IL MONDO. – «Se
il mondo ti piace, dice S. Agostino, è segno che ti piace stare nel fango; se
invece il mondo non ti piace, fa’ in modo che dimori in te colui che monda, e
tu sarai mondo; ma quando sarai mondo, non potrai mai più abitare nel mondo (Tract. XXXVIII)». Dunque non si può essere mondano e
vivere bene; ma dal punto in cui si comincia a viver bene, si cessa di essere
mondano. Amare quello che imbratta e rende viziosi, è lo stesso che essere
macchiati e viziosi. E affare del mondo adescare allo sfogo di ogni passione,
spingere a tutti gli eccessi del male; perciò chi lo ama e lo ascolta, è
degradato e sepolto nella melma e nella sporcizia.
 
   13. CHI AMA IL MONDO PERIRÀ. – Vi è una gran
differenza, scrive S. Agostino (bisticciando su due opposti significati del
vocabolo mondo – mundus – , tra l’uscire dal
mondo (cioè dal secolo), e abbandonare il mondo (cioè la mondezza della vita,
ossia la strida del bene); altra cosa è andare a un padre, e altra andare a un
nemico. Gli Egiziani uscirono dall’Egitto, perché inseguendo il popolo
d’Israele non rimasero in Egitto; tuttavia non passarono dal mare alla terra
promessa, ma dal mare allo sterminio (Tract.
XXXVIII in Ioann
.). Questo capita ai mondani che
passano dal mondo alla morte eterna… Incontrano la sorte degli abitanti di Sodoma; le loro passioni e i loro delitti ricadono sopra di
essi come pioggia di fuoco e di zolfo, che soffoca in loro la vita spirituale e
li seppellisce nel lago infocato che la collera di
Dio ha acceso per loro.
    La croce è strada alla vita; il mondo
strada al precipizio, alla perdizione, alla morte; arriva a salvamento soltanto
colui che disprezza il mondo, perché questo, dice. S. Agostino, schiaccia e
stritola i suoi amanti.  (Loc. cit.).
 
   14. DIO HA MALEDETTO IL MONDO. – «Io non ti
prego per il mondo»  (IOANN. XVII, 9),
disse Gesù Cristo al Padre. Gesù abbandona dunque il mondo al suo reprobo
senso; e che cosa farà il mondo senza Dio?… Se alcuno pensa di potersene
stare col mondo e non essere abbandonato da Dio, senta che cosa dice S.
Giacomo: «Non sapete che l’amore del mondo è nemico di Dio? Chiunque pertanto
gode le grazie del mondo, incontra la disgrazia di Dio; chi è amico del secolo,
è nemico di Dio» (IACOB. IV, 4). Dio e il mondo non possono abitare sotto un
tetto, nello stesso tempo. Il mondo abbandona Dio, e Dio rigetta il mondo; il mondo
oltraggia Dio e Dio maledice il mondo. «Non amate dunque il mondo, conchiude S.
Giovanni, né quello che vi è nel mondo; perché in colui che ama il mondo non vi
è l’amore del Padre» (I, II, 15).
 
   15. NON SI PUò SERVIRE DIO E IL MONDO. – E
sentenza del Redentore, che nessuno può servire due padroni a un tempo; perché
o amerà l’uno e odierà l’altro; o sarà obbediente e docile a questo e sprezzerà
quello  (MATTH. VI, 24).
   «Nessuno può abbracciare in un amplesso,
dice S. Gregorio, il mondo e Dio (Homil. XXXVII in Evang.)». S. Paolo raccomandava ai Romani, che non imitassero i costumi del
secolo (Rom. XII, 2). E altrove diceva: «Se io piacessi ancora agli
uomini, non sarei servo di Gesù Cristo» 
(Gal. I, 10). E protestava che quello che era guadagno, egli lo
stimava perdita, per Gesù Cristo. Anzi, ammaestrato dalla scienza sublime di
Gesù Cristo, suo Signore, per amore del quale si era spogliato di ogni avere,
guardava come perdita e come fango tutte le cose del mondo (Philipp.
III, 8).

   «Due amori costruirono due città, scrive S.
Agostino; l’amor di Dio, fino al disprezzo di noi medesimi, ha edificato la
città di Gerusalemme; l’amore di noi medesimi, fino al disprezzo di Dio, ha
fabbricato la città di Babilonia (De Civit. Dei,
c. XX, III)». E in altro luogo (De XII illusion. saeculi, gradu VII) nota che
come è impossibile che un occhio guardi nel medesimo punto e cielo e terra,
così l’amor di Dio e l’amore del secolo non possono stare insieme nel medesimo
cuore.
   L’amore del mondo genera l’odio di Dio…
Dio non spande il profumo delle sue grazie, se non in un’anima libera e pura
che schiva ogni macchia del mondo, e si dà soltanto a lui.
   «Disprezziamo come leggero, fallace, vano e
indegno del nostro amore, tutto ciò che si trova sotto il cielo», dice S. Cipriano (De Ab. Virg. I. I). «E che cosa importa la terra, dice il Crisologo, a colui che possiede il cielo? Che cosa
importano le cose umane a colui che ha gustate le divine? Eccetto che vi sia
del diletto nel gemere, del gusto nei travagli, nelle pene e nei rischi;
eccetto che ci conforti una morte pessima, e ci piaccia di più soffrire del
male che godere del bene! (Serm. VII)».
   «Se la patria dell’uomo, secondo S. Gregorio
Nazianzeno, si trova dappertutto e in nessun luogo su
la terra (Orat. X)», savio consiglio è
quello di Ugo da S. Vittore che ci esorta, come a grande principio di virtù, ad
esercitare poco per volta l’anima a disprezzare quello che è visibile e
transitorio, per poterlo poi abbandonare. Chi ama ancora il suo paese, è
debole; colui per il quale è patria ogni paese, è forte; ma chi considera il
mondo come un esilio, è perfetto. Il primo ha tuttavia il cuore nel mondo, il
secondo lo ferisce, ma il terzo l’ha già ucciso. (Instit.
mon
., c. VIII).
   Tutti i cristiani devono essere morti al
mondo, crocefissi con Gesù Cristo; devono essere stranieri alle pompe e alle
opere del mondo, affinché il Cristianesimo sia l’immagine della croce e il
cristiano raffiguri Gesù Cristo. Tutti abbiamo promesso al fonte battesimale e
tutti dobbiamo dire con S. Paolo: «Per me, non piaccia a Dio che ponga la mia
gloria in altro, fuorché nella croce del nostro Signore Gesù Cristo, per amore
del quale il mondo è crocefisso a me, ed io al mondo» (Galat.
VI, 14):
   «Tu sei cielo, purché lo voglia, dice S. Agostino;
ma per ciò devi scacciare dal cuore tutto ciò che sa di terra. Allora sarai
veramente cielo, quando non cederai più ai desideri della terra, e non
risponderai invano, che hai il cuore in alto. Se siete risuscitati con Cristo,
cercate le cose che sono lassù, dove il Cristo siede alla destra del Padre;
abbiate gusto per le cose celesti, non per le terrene. Tu dici che cominci a
preferire le cose del cielo a quelle della terra; in questo caso, non sei tu
divenuto cielo? Tu porti tuttavia il peso della carne, ma il tuo cuore sta più
in alto, tu sei cielo. Infatti la tua dimora sarà nei cieli (In Psalm. XCVI)».

   16. IL CRISTIANO DETESTA IL MONDO. – «Non
amate né il mondo, né le cose che sono nel mondo»  – dice S. Giovanni (I, II, 15). E un segno
certo di essere figlio di Dio, il non amare il mondo, perché «tutto ciò che è
nato da Dio, vince il mondo; e la vittoria che abbatte il mondo, sta nella
nostra fede» (I, V, 4). «Viveva, dice S. Gregorio, ma non della vita del mondo
colui che poteva dire: Io vivo; ma non sono più io che vivo: è Gesù Cristo che
vive in me (In Epist. ad Galat.)». E della vita di Cristo mostrava anche di
vivere colui che esclamava: «Oh! quanto mi fa schifo la terra, se guardo al
cielo!» (RIBADEN. In Vita S. Ignat. de Loyola).
   S. Agostino dice: «E’vissuto da vero
cristiano, chi ha disdegnato le carezze del mondo e giunse a ottenere la palma
da Dio, perché non cedette alle persecuzioni. Avendo seguito l’Agnello, vinse
il leone. Fremeva e ruggiva il leone, ma il cristiano levando le pupille al
cielo verso l’Agnello, calpestava quaggiù il leone. Egli sapeva per quale vita
disprezzava la vita presente; sapeva per quale felicità sopportava
un’infelicità passeggera, e a quali premi sarebbe arrivato se non avesse badato
ai mali presenti (Enchirid.)». Poi in
altro luogo così conchiude: Hai tu il cuore alla terra? sarai terra; ami Iddio
sarai Dio. Se dunque volete essere dèi e figli dell’Altissimo, non amate né il
mondo, né le cose mondane (Tract. II in Epist. I, Ioann).

   17. BISOGNA FUGGIRE IL MONDO. – «Levatevi,
esclama Michea, andatevene via di qua, perché non vi
è qui per voi riposo, a cagione dell’impurità che tutto allaga» (II, 10).
«Fuggite da Babilonia, ripete Geremia, e ciascuno salvi l’anima sua» (LI, 6).
«Culto puro e immacolato innanzi a Dio, è preservarsi mondo dalle brutture di
questo secolo», scrive S. Giacomo (IACOB. I, 27).
   «Fuggi il mondo, se vuoi essere mondo, dice
S. Agostino; fuggi la creatura se vuoi avere il Creatore. perché il Creatore ti
sia dolce, bisogna che la creatura ti sia amara (Medit.)».
Il Surio riferisce questo detto di S. Tommaso
d’Inghilterra: «Il mondo non è mondo, perché macchia; e come sarà mondo colui
che rimane nel mondo?».

   18. COME DEVE DIPORTARSI CHI VIVE NEL MONDO.
– Chi è costretto a vivere nel mondo, deve: 1° considerarsi come straniero e
viaggiatore. «I padri nostri, scriveva agli Ebrei S. Paolo, salutando da lungi
le promesse, confessavano che erano stranieri e pellegrini su la terra»  (Hebr. XI,
13). «Carissimi, diceva S. Pietro, io vi esorto come viaggiatori e stranieri, a
guardarvi dai desideri carnali che fanno guerra allo spirito» (1, II, 11).
   «Nessuna cosa ci deve stare tanto a cuore in
questo mondo, quanto l’uscirne al più presto», scrive Tertulliano (Epist. ad Maeety);
S. Agostino dice che «chi appartiene alla città di Dio, è straniero al mondo.
Finché si serve della presente vita, egli vive in un paese che non è sua patria
e dove, in mezzo a mille seduzioni e tranelli, è vanto di pochi il conoscere ed
amare Dio (Sentent. XVII)».
   2°
Dobbiamo gemere su le iniquità del mondo, ed essere dolenti di doverci abitare,
come se fossimo chiusi in carcere o se vivessimo in schiavitù. Dobbiamo dire
come gli Ebrei, schiavi in Babilonia: «Su le rive dei fiumi di Babilonia
sedemmo muti e piangemmo ricordandoci di te, o Sionne.
Ai salici appendemmo le nostre cetre e a quelli che ci dicevano: Cantate a noi
un inno di quelli che si cantano in Sionne,
rispondevamo: E come mai canteremo il cantico del Signore in una terra
straniera? Se io mi dimenticherò di te, o Gerusalemme, sia messa in oblio la
mia destra. Si attacchi la mia lingua al palato, se non avrò memoria di te: se
non metterò Gerusalemme al di sopra di ogni mia allegrezza» (Psalm. CXXXVI).
   3° E necessario mettere in pratica le
eccellenti lezioni del grande postolo ai Corinzi: «Io vi avviso, o fratelli, il
tempo è breve; quelli adunque che hanno moglie, si
contengano come se non l’avessero; quelli che piangono, come se non
piangessero; quelli che godono, come se non godessero; quelli che comprano,
come se non possedessero; quelli che si servono del mondo, come non se ne
servissero; perché la figura di questo mondo svanisce» (1 Cor VII,
29-31).
   4° Bisogna seguire in tutto la legge di Dio
e aborrire le massime, la morale, gli esempi del mondo.