I TESORI DI CORNELIO A LAPIDE: Modestia


1. Necessità della modestia.

2. La modestia rivela l’interiore
della persona.
3. Modelli di modestia.

4. Eccellenza e vantaggi della
modestia.

5. La modestia dev’essere interiore
ed esteriore; mezzi per acquistarla.


1. NECESSITÀ
DELLA MODESTIA. – «Sia la vostra modestia palese e conosciuta
da tutto il mondo. E stia in cima ai vostri pensieri tutto ciò
che è vero, che è puro, che è giusto, che è
santo, che è amabile, che procura buon nome, che appartiene
alla virtù, che merita lode» (Philipp.
IV, 5, 8).
S. Agostino ci
ammonisce di far sì, che in tutti i nostri portamenti non vi
sia mai cosa che offenda la vista, ma ogni movenza si accordi con la
santità della professione di cristiano (Reg.
3). «Componi, dice San Ambrogio, l’abito, la voce, il volto, il
passo, in modo che riesca di gradimento a Dio, a te di ornamento, al
prossimo di edificazione (De Pudicit.)».
E altrove ripete che bisogna osservare la modestia anche nel
camminare, nel gestire, nei modi (Offic.
lib. I, c. XXIII). Tale riserbatezza è tanto più
necessaria in una donna, in quanto che la sfrontatezza dello sguardo
è già in lei indizio d’impudicizia (Eccli.
XXVI, 12). Questa sentenza del Savio serve pure a farci intendere
quanto sia necessario e indispensabile il procurare e conservare la
modestia degli occhi.
 
2. LA MODESTIA RIVELA
L’INTERIORE DELLA PERSONA. – «La saviezza dell’uomo è
dipinta sul suo viso» (Eccle.
VIII, 1), dice l’Ecclesiaste.
Questo avviene in tre modi: 1° l’anima, per una naturale
simpatia, si manifesta e trapela nella parte più nobile del
corpo, che è la faccia, nei cui lineamènti imprime le
passioni e gli affetti che alimenta dentro di sé…; 2° la
saviezza, cioè la prudenza e la modestia, dà non solo
all’anima, ma anche al corpo, e specialmente al volto, un non so che
di grave, di pio, di sereno, di bello, che naturalmente e
necessariamente attrae gli sguardi… 3° la saggezza splende sul
volto, perché lo Spirito Santo dimorando in un’anima e
illuminandola, spande la sua bellezza e la sua luce sul viso e sul
corpo intero, quasi come la luce di una lampada trapela dal vetro che
la chiude. Quindi Ugo da S. Vittore dice che lo stato di un’anima si
rivela nella compostezza del corpo e i movimenti delle membra sono
una certa voce, una specie di linguaggio dell’animo (De
Modest.
).
«La persona si
dà a conoscere dal suo portamento e la sua assennatezza si
rivela nell’aspetto della sua faccia. Il modo con cui veste, ride e
si presenta un uomo, dicono di lui quello che è internamente»
(Eccli. XIX, 26-27),
leggiamo nell’Ecclesiastico.
Queste sentenze hanno il consenso di tutti i fisiologi e il suggello
della quotidiana esperienza. Il volto e gli occhi principalmente sono
lo specchio dell’anima. Siccome riflettono la gioia e la tristezza,
l’amore e l’odio, così lasciano travedere il candore e la
schiettezza, l’infingimento e l’ipocrisia.
«Dal portamento
del corpo, scrive S. Ambrogio, si giudica dello stato dell’anima. Di
qui si giudica della leggerezza, dell’alterigia, dell’incontinenza,
ovvero della gravità, dell’amabilità, della purezza e
della maturità dell’uomo interiore (Offic.
lib. I, c. XVIII)». Questa osservazione non era sfuggita al
filosofo romano, in una delle cui arringhe troviamo queste frasi:
«Ogni movimento dell’animo ha dalla natura una certa
espressione di volto, un suono di voce ed un sapore tutto suo
proprio: la faccia: è immagine dell’anima (Lib. III
de Orat.)».
Da ciò
possiamo dedurre che i segni ai quali si conosce la modestia, sono
quelli già da Aristotele assegnati, cioè: la gravità
di andamento e di movenza, assennatezza e prudenza di parole, tono di
voce moderato a bontà e dolcezza, occhio allegro e chino, non
troppo aperto né troppo chiuso (Physiogn.
c. VI).
 
3. MODELLI DI MODESTIA. – Ecco il ritratto che
ci fa di S. Bernardo l’autore della Vita di lui (Lib. III, c. 1). Una
certa grazia tutta spirituale spiccava dalla sua persona, un dolce
splendore, che non aveva nulla di terreno, ma che veniva dal cielo,
illuminava il suo volto; una purità angelica e una semplicità
di colomba spiravano i suoi occhi. Tanto era la bellezza dell’anima
sua, che si manifestava al di fuori con visibilissimi segni; il suo
esteriore mostrava l’abbondanza di purità e di grazia di cui
l’anima sua riboccava.
S. Malachia si
segnalava per ammirabile modestia. Basti dire che S. Bernardo, tra le
cui braccia spirò l’anima in Chiaravalle, credette di dover
notare a suo elogio, che non moveva mai membro alcuno senza ragione
(In Vita Malach.). Di
S. Luciano, prete e martire, si legge che convertì non pochi
infedeli col solo suo aspetto modesto, allegro e pio. L’imperatore
Massimiano avendo udito dire che tanto modesto era il volto di
Luciano e tanta venerazione inspirava, che se egli lo avesse visto
una sola volta, si sarebbe sentito tentare dI farsi cristiano, ordinò
che prima di presentarglielo innanzi, gli si coprisse la faccia col
velo (BARON. Annal.).
In tutti i tempi e in tutti i
luoghi fu carattere distintivo delle persone pie e sante una grande e
continua modestia…
 
4. ECCELLENZA E
VANTAGGI DELLA MODESTIA. – Porpora della primavera è la rosa;
porpora della giovèntù è la modestia. Essa è
il fiore che deve ornare tutte le età perché è
il profumo di tutte le virtù. Euripide la chiama il più
grazioso dono fatto dagli dèi agli uomini (In
Medea
), ed il Crisostomo dice che il più
prezioso monile di una donna consta, come di altrettante gemme, del
silenzio, della modestia, della tranquillità, e della
ritiratezza (Homil. ad pop.).
La modestia regola le parole, il portamento, i modi, i gesti, il
camminare, tutto insomma l’esteriore dell’uomo… Perciò delle
tre cose che Socrate inculcava ai suoi discepoli come necessarie
all’uomo per bene, una era questa: un volto ed un esteriore modesti
(Anton. in Meliss.).
E così bella, così
amabile, principalmente nelle donne e nella gioventù la
modestia, che si guadagna le lodi, il rispetto, l’affezione di
chiunque l’osservi. Si professa una specie di culto verso le persone
veramente modeste.
La modestia è il più
bel fiore dell’anima e del corpo; è come la rosa e il giglio
uniti insieme; è un nuovo paradiso terrestre. Una donna
modesta è la pupilla di Dio il quale la visita con le sue
grazie e la colma dei più singolari favori…; forma la
felicità del marito, la gloria della parentela, l’amore della
società, il decoro della religione..

Ecco gli elogi che fa
S. Bernardo, della modestia: «Essa è la perla dei
costumi, la verga della disciplina. la sorella della continenza, la
fiaccola dell’anima casta; fa scomparire il male, propaga la purità;
è la gloria speciale della coscienza, la guardiana del buon
nome, l’amore della vita, la sede della forza, le primizie delle
virtù; è ciò che la natura ha di più
lodevole, l’ornamento di ogni onestà. Se il pudore imporpora
le guance, che grazia e che incanto non sparge sul volto (Serm.
LXXXVI in Cantic
.)». La modestia, dice
altrove il medesimo santo, governa l’anima ed il corpo; impedisce
alla fronte d’insuperbire, spiana il viso burbero, incatena lo
sguardo procace, modera l’eccesso del riso, frena la lingua, atteggia
a severa dolcezza la bocca, calma la collera, dirige il passo (De
modo bene viv
. c. IX).
La modestia,
conchiudiamo col Savio, conduce al timor di Dio, alla ricchezza, alla
gloria, alla vita (Prov.
XXII, 4). Ecco l’eccellenza, e le magnifiche ricompense date alla
modestia…
 
5: LA MODESTIA DEVE ESSERE
INTERIORE ED ESTERIORE; MEZZI PER ACQUISTARLA. – La modestia deve
dominare gli occhi, le orecchie, la lingua, l’espressione del volto,
i piedi, le mani, il contegno, i movimenti, ecc…Essa deve regnare
su l’anima, su l’intelligenza, su la volontà, su lo spirito,
sul cuore come su le membra del corpo… La modestia unicamente
esteriore non basta, come non basta la modestia puramente interiore:
bisogna che l’una sia unita all’altra.
I mezzi poi per
acquistarla, sono: 1° il pensiero della presenza di Dio; 2°
la vigilanza dei sensi e principalmente degli occhi…; 3° il
basso sentire della propria persona…; 4° il pudore…; 5°
la dolcezza: la prima di queste virtù, cioè l’umiltà,
è la madre della modestia, la seconda è sua figlia, la
terza è sua sorella…; 6° la fuga dei pericoli;
scansatevi, scrive S. Gerolamo, dalla compagnia della gioventù
scapigliata, non esponetevi senza bisogno in pubblico, frequentate
persone assennate, gravi, pie e caste (Epist.)…;
7° schivate la vanità…; 8° prendetevi per modello
Maria.