I SANTI AUSILIATORI (III e IV secolo)

I Santi Ausiliatori erano un gruppo di santi invocati dal popolo cristiano in casi di particolari necessità, generalmente per guarire da particolari malattie. La devozione a questi santi nacque probabilmente in Germania attorno al XIII secolo, ma si diffuse velocemente, soprattutto durante le grandi epidemie di peste del XIV secolo, tanto che per loro venne istituita una festa collettiva dalla Santa Congregazione dei Riti.

Sono così chiamati dieci santi, tutti martiri, fatta eccezione di S. Egidio, la cui intercessione è ritenuta particolarmente efficace in determinate necessità e pericoli della vita, secondo una tradizione popolare che risale al medioevo. L'origine di questa devozione è tedesca. Antichi messali di Bamberga, Magonza e Costanza ne riportano la festa a varie date, tra cui 1'8 agosto e la quarta domenica dopo Pasqua. Questa devozione dalla Germania si diffuse nella Svizzera, in Austria e in Italia soprattutto nel secolo XIV, rimasto tristemente famoso per le pestilenze che flagellarono l'Europa.
La leggenda s'impadronì di questi santi, inventò strazianti tormenti e attribuì loro portenti strabilianti. Ciò non toglie che siano realmente esistiti. Difatti ad essi furono dedicate città, chiese, ospedali con le relative cappelle e associazioni. Tra i santuari più celebri occorre ricordare quello di Vierzehnheiligen (Wùrzburg), ancora oggi meta di numerosi pellegrinaggi da tutte le parti della Germania meridionale. Il loro culto ispirò artisti, che lasciarono sculture, pitture, affreschi, pale d'altare, raffiguranti questi santi, insieme o singolarmente, con i loro emblemi caratteristici. L'elenco dei santi ausiliatori non fu ovunque identico. Sono comunemente ritenuti tali:
1) S. Acacio, centurione dell'armata di Cappadocia. Greco di stirpe, ma indigeno, fu citato come cristiano davanti a Flavio Fermo, tribuno della legione Marzia. Costui ne affidò il giudizio a Bibiano, funzionario imperiale residente a Perinto, o Eraclea, nella Tracia, e preside della provincia. Bibiano, dopo averlo sottoposto ad atroci torture, tra cui la distorsione dei piedi, la flagellazione e la rottura delle mandibole, lo rinviò al proconsole Flaviano. Questi, letti gli atti inviati da Bibiano, fece immediatamente decapitare Acacio nei pressi di Bisanzio, mentre si pronunziava contro di lui la formula ingiuriosa della degradazione militare. Era 1'8-5-303 o 305, al tempo, quindi, in cui con l'imperatore Caio Aurelio Valerio Diocleziano (+313) regnava Costanzo Cloro (+306), padre di Costantino il Grande, Massimo Galerio (+311), Massimiano Erculeo (+305) al cui feroce odio anticristiano era dovuta in gran parte la persecuzione che è passata alla storia con il nome di Era dei Martiri.
Sul luogo della sepoltura di Acacio fu eretta una chiesa. Le sue reliquie furono traslate a Squillace (Catanzaro) di cui è il principale patrono. E' invocato contro l'emicrania e i tormenti dell'agonia. Nella liturgia se ne fa memoria 1'8 maggio.
2) S. Biagio, vescovo di Sebaste, in Armenia, e martire sotto l'imperatore Licinio (+323). Scoppiata la persecuzione, Biagio andò a vivere in una caverna. La leggenda dice che gli animali ammalati andavano a lui ed egli li guariva con un segno di croce. Alcuni cacciatori lo scoprirono in mezzo ad un branco di bestie feroci e lo denunciarono al magistrato. Fu catturato e rinchiuso in una prigione dove cominciò a ricevere e a risanare gl'infermi. Un giorno si recò da lui una donna col figliuoletto afflitto da una spina di pesce che gli era rimasta conficcata nella gola.
Biagio lo benedisse e il bambino fu all'istante guarito.
Più volte Biagio fu condotto davanti al governatore, e siccome perseverava nel confessare la divinità di Gesù Cristo, ogni volta veniva sottoposto a nuovi tormenti. In premio di tante sofferenze Dio gli concedeva di operare strepitosi miracoli. Un giorno restituì ad una povera vecchia un porcellino che un lupo le aveva rapito. Riconoscente, la donna portò dei cibi e delle candele al Santo che, commosso, le disse: "Offri ogni anno una candela nella chiesa che sarà innalzata a mio nome, e avrai molto bene e nulla ti mancherà".
Biagio fu decapitato. Il suo culto è tra i più diffusi tanto in oriente quanto in occidente. Lo dimostrano le chiese e gli oratori edificati in suo onore un po' dovunque. La sua memoria ricorre il 3 febbraio. In passato il sacerdote soleva benedire la gola invocando il suo nome.
3) S. Ciriaco, martire. Nella Depositio martyrum del cronografo romano del 354 viene menzionato in data 8 agosto, al settimo miglio della Via Ostiense, una gruppo di martiri, Ciriaco, Largo e Smaragdo, vittime forse della persecuzione di Diocleziano. Il papa Onorio I (+638), fece erigere una basilica nello stesso luogo in loro onore i cui resti furono scoperti nel 1915 nel cimitero che aveva preso il nome di S. Ciriaco. Al santo è attribuita efficacia contro le ossessioni diaboliche, e specialmente a favore dei moribondi.
4) S. Cristoforo, martirizzato in Licia nel 250, al tempo della persecuzione dell'imperatore Decio. Fu uno dei santi più venerati nel medio evo, specialmente in Dalmazia, in Austria e in Spagna. Cristoforo era venerato soprattutto dai pellegrini. In suo onore sorsero istituzioni e congregazioni aventi lo scopo di aiutare i viaggiatori che dovevano superare difficoltà di ogni genere. Attorno a lui fiorirono molte leggende. Secondo il B. Jacopo da Voragine OP. (+1298), autore della Leggenda Aurea, il santo era un gigante che voleva servire il signore più potente del mondo. Fu perciò successivamente al servizio di un re, di un imperatore e quindi del demonio stesso. Avendo da lui appreso che Gesù Cristo era più forte di tutti, concepì il desiderio di farsi cristiano.
Un pio eremita istruì Cristoforo sui precetti della carità. Per esercitarsi in questa virtù e prepararsi al battesimo, fissò la sua dimora presso le rive di un fiume allo scopo di aiutare i viaggiatori a traghettarlo. Una notte un grazioso fanciullo lo destò dal sonno e lo pregò di trasportarlo all'altra riva. Cristoforo ben volentieri se lo prese in spalla, ma di mano in mano che s'inoltrava nell'acqua il peso del fanciullo aumentava. Quando, aiutandosi con un lungo bastone, riuscì a guadagnare la riva, lo sconosciuto fanciullo gli rivelò che era il Signore Gesù, e gli predisse il martirio a breve scadenza.
Dopo aver ricevuto il battesimo, Cristoforo si recò a predicare nella Licia, dove fu ucciso perché non aveva voluto rinnegare la propria fede. Chiese e monasteri furono eretti in suo onore. Si affidano al suo patrocinio i portalettere, gli atleti, i facchini, gli scaricatori e, in genere, tutti coloro che esercitano un lavoro pesante ed esposto ai pericolo come quello degli automobilisti. La sua memoria si celebra il 25 luglio.
5) S. Dionigi, martire a Parigi durante la persecuzione dell'imperatore Valeriano (+258). Nelle stesse circostanze a Roma morì S. Lorenzo e a Cartagine S. Cipriano. È probabile che Dionigi sia stato un vescovo del III secolo, mandato in Gallia da Roma e che, dopo il martirio nei pressi di Parigi, sia stato sepolto in un cimitero pagano. Non si può identificare con Dionigi l'areopagita, convertito da S. Paolo con Damaride, secondo S. Giovanni Crisostomo moglie di lui, durante la sua predicazione ad Atene. S. Genoveffa (1500) fece costruire in onore del martire a Parigi una chiesa. Gli è attribuita una potenza taumaturgica contro le possessioni diaboliche e i dolori del capo. La sua memoria si celebra il 9 ottobre.
6) S. Egidio, abate. Ateniese di origine, sarebbe passato in Francia e avrebbe condotto vita eremitica a Nimes nel secolo VII o VIII. Secondo la leggenda, Dio aveva dato al santo penitente una cerva perché nella solitudine gli fornisse il latte necessario alla vita. Un giorno fu inseguita dai cacciatori del re, ed essa si rifugiò ai piedi dell'eremita. Essendo stato scoperto, egli raccontò al sovrano che aveva abbandonato la propria patria per sottrarsi alla venerazione che il popolo gli dimostrava. Il re gli offrì ripetutamente dei doni, ma Egidio gli suggerì di aiutarlo a costruire un monastero benedettino in onore dei SS. Pietro e Paolo. Diversi discepoli accorsero a lui ed egli ne diventò abate. Nella regione veniva invocato dai fedeli per essere liberati dalla febbre, dalla paura e anche dalla follia. La sua memoria si celebra il 18 settembre.
7) S. Erasmo, vescovo di Formia, vittima forse della persecuzione di Diocleziano. Secondo la leggenda era già stato vescovo di Antiochia di Siria. L'angelo del Signore, per sottrarlo alla persecuzione, lo aveva condotto nell'Illirico dove convertì alla fede numerosi fedeli. Scoperto dalla polizia imperiale e sottoposto a nuovi tormenti, l'angelo lo ricondusse a Formia dove fu martirizzato. Fin dal tempo di S. Gregorio il Grande (+604) in detta città esisteva un monastero intitolato al martire. Lo stesso papa ne avrebbe fondato uno a Roma sul Celio in suo onore. Erasmo è invocato contro le epidemie ed è il protettore dei marinai, che ne hanno corrotto il nome in S. Elmo. La sua memoria si celebra il 2 giugno.
8) S. Giorgio, nobile e ricco giovane della Cappadocia, tribuno dell'armata imperiale. Jacopo da Voragine, nella sua Leggenda Aurea, gli attribuisce l'uccisione del drago di Sileno (Libia), che abitava in un vasto stagno, al quale gli abitanti erano costretti ad offrire quotidianamente due pecore, e in seguito anche delle creature umane. Il giorno in cui il tribuno comparve in città, la sorte aveva designato come vittima l'unica figlia del re. Per liberarla, Giorgio montò in groppa al suo cavallo e con la lancia ferì il mostro. Ordinò quindi alla giovanotta di cingere il collo del drago con la sua cintura e di condurlo in città. Agli abitanti accorsi a vedere il prodigio, il santo cavaliere fece promettere che avrebbero ricevuto il battesimo, poi uccise il drago.
Giorgio sarebbe stato vittima della persecuzione di Diocleziano a Nicomedia. Esistono molti antichi attestati del suo culto. A Bisanzio l'imperatore Costantino il Grande fece erigere una basilica in suo onore.
Soltanto nell'Egitto furono intitolate a lui 40 chiese e 3 monasteri.
Almeno dal secolo VI la sua tomba era molto venerata a Lydda (Palestina). Anche in occidente, come a Monaco e a Genova, fu onorato nella stessa epoca. I crociati contribuirono a diffonderne il culto specialmente negli eserciti di Francia e d'Inghilterra. Un concilio nazionale tenuto ad Oxford (1222) sotto il regno di Enrico III, istitutore dei Cavalieri di San Giorgio, ordinò di considerare come festa di precetto il giorno del martire. Benedetto XIV dichiarò S. Giorgio patrono di Inghilterra. È invocato contro le infezioni della pelle, ed è il patrono dei Giovani Esploratori e dei guerrieri. La sua memoria si celebra il 23 aprile.
9) S. Pantaleone, medico di Nicomedia in Bitinta e martire. Affidato alla cure di un medico, ne sarebbe diventato talmente l'emulo da meritare di essere chiamato alla corte dell'imperatore Massimino Galerio. Un cristiano che vi viveva nascosto per timore della persecuzione lo convertì al cristianesimo. Dio concesse al santo il dono dei miracoli. Guarendo i malati, egli non riuscì a nascondere la sua appartenenza alla setta dei cristiani e a impedire che i suoi colleghi, invidiosi e gelosi, lo denunciassero all'imperatore. Fu arrestato e sottoposto a svariati tormenti. Poiché rimaneva fermo nella sua convinzione religiosa, fu condannato alla decapitazione. I medici lo onorano come loro patrono. La sua memoria si celebra il 27 luglio.
10) S. Vito, martire in Lucania durante la persecuzione di Diocleziano. Fin dal secolo V furono dedicati al santo monasteri e chiese a Roma, in Sicilia e in Sardegna. Il suo culto ebbe uno straordinario sviluppo nel medioevo, soprattutto tra i tedeschi e gli slavi, i quali lo invocavano per la sua virtù taumaturgica contro l'idrofobia e la malattia nervosa, detta "ballo di San Vito". Le reliquie del martire furono traslate prima nel monastero parigino di St-Denis, nel secolo VIII, e poi in quello Nuova Gorbia in Sassonia nel secolo IX.
S. Vito è rappresentato immerso in una caldaia di acqua bollente in cui sarebbe stato martirizzato. La sua memoria si celebra il 15 giugno.
Tra gli ausiliatori non figurano più S. Barbara, S. Caterina di Alessandria, S. Eustachio, S. Margherita o Marina. Con la pubblicazione da parte della S. Congregazione dei Riti dell'edizione tipica del Calendario Romano (1969), detti santi sono stati soppressi perché, con ogni probabilità, non sono realmente esistiti.
___________________
Sac. Guido Pettinati SSP,
I Santi canonizzati del giorno, vol. 8, Udine: ed. Segno, 1991, pp. 60-64
http://www.edizionisegno.it/