DIRETTORIO GENERALE PER LA CATECHESI (13)

Catechesi in contesto socio-culturale. Catechesi e cultura contemporanea. Compiti di una catechesi per l’inculturazione della fede. Processo metodologico. Necessità e criteri di valutazione. Responsabili del processo di inculturazione. Forme e vie privilegiate. Il linguaggio. I mezzi di comunicazione. Ambiti antropologici e tendenze culturali. Intervento nelle situazioni concrete. Compiti delle Chiese locali. Iniziative guidate

CONGREGAZIONE PER IL CLERO


DIRETTORIO GENERALE
PER LA CATECHESI


 


 


CAPITOLO IV


Catechesi in contesto socio-religioso


La catechesi in situazione di pluralismo e di complessità(89)


193. Molte comunità e singoli individui sono chiamati a vivere in un mondo pluralistico e secolarizzato,(90) dove si possono incontrare forme di incredulità e indifferenza religiosa, ma anche forme vivaci di pluralismo culturale e religioso; in molti appare forte la ricerca di certezze e di valori, ma non mancano anche forme spurie di religione ed incerta adesione alla fede. Di fronte a questa condizione di complessità può avvenire che diversi cristiani si trovino confusi e smarriti, non sappiano confrontarsi con le situazioni né giudicare i messaggi in esse circolanti, abbandonino una regolare pratica religiosa e finiscano con il vivere come se Dio non ci fosse, ricorrendo sovente a surrogati pseudoreligiosi. La loro fede è esposta alle prove e minacciata, rischia di estinguersi e morire se non è continuamente alimentata e sostenuta.


194. Diventa indispensabile una catechesi evangelizzatrice, ossia « una catechesi piena di linfa evangelica e corredata da un linguaggio adatto ai tempi e alle persone ».(91) Essa mira a educare i cristiani al senso della loro identità di battezzati, di credenti e di membri della Chiesa, aperti e in dialogo con il mondo. Richiama loro gli elementi fondamentali della fede, li stimola a un reale processo di conversione, approfondisce loro la verità e il valore del messaggio cristiano di fronte alle obiezioni teoriche e pratiche, li aiuta a discernere e vivere il Vangelo nel quotidiano, li abilita a rendere conto delle ragioni della speranza che è in loro,(92) li incoraggia a esercitare la loro vocazione missionaria con la testimonianza, il dialogo e l’annuncio.


La catechesi in relazione alla religiosità popolare(93)


195. Nelle comunità cristiane esistono, come dimensione vitale della realtà cattolica, espressioni particolari di ricerca di Dio e di vita religiosa, cariche di fervore e di purezza d’intenzioni talora commoventi, che ben si possono chiamare « pietà popolare ». « Essa manifesta una sete di Dio che solo i semplici e i poveri possono conoscere; rende capaci di generosità e di sacrificio fino all’eroismo, quando si tratta di manifestare la fede; comporta un senso acuto degli attributi profondi di Dio: la paternità, la provvidenza, la presenza amorosa e costante; genera atteggiamenti interiori raramente osservati altrove al medesimo grado: pazienza, senso della croce nella vita quotidiana, distacco, apertura agli altri, devozione ».(94) È una realtà ricca e insieme vulnerata, dove la fede, che vi sta alla base, ha bisogno di purificazione e di rafforzamento.


Si richiede, dunque, una catechesi che di tale risorsa religiosa sia capace di cogliere le dimensioni interiori e i valori innegabili, aiutandola a superare i rischi del fanatismo, della superstizione, del sincretismo e della ignoranza religiosa. « Ben orientata, questa religiosità popolare può essere sempre più, per le nostre masse popolari, un vero incontro con Dio in Gesù Cristo ».(95)


196. Anche la venerazione dei fedeli verso la Madre di Dio ha assunto forme molteplici, secondo le circostanze di luogo e di tempo, la diversa sensibilità dei popoli e la loro differente tradizione culturale. Le forme in cui tale pietà mariana si è espressa, soggette all’usura del tempo, appaiono bisognose di una rinnovata catechesi che permetta di sostituire in esse gli elementi caduchi, di dare valore a quelli perenni e di incorporare i dati dottrinali acquisiti dalla riflessione teologica e proposti dal magistero ecclesiastico.


Una tale catechesi è sommamente necessaria. È anche conveniente che essa esprima chiaramente la nota trinitaria, cristologica ed ecclesiale, intrinseca alla mariologia. Inoltre, nel rivedere o creare esercizi di pietà mariana, sono da tenere presenti gli orientamenti biblico-liturgico-ecumenico-antropologico.(96)


La catechesi in contesto ecumenico(97)


197. Ogni comunità cristiana per il fatto di essere tale è mossa dallo Spirito Santo a riconoscere la sua vocazione ecumenica nella situazione in cui si trova, partecipando al dialogo ecumenico e alle iniziative destinate a realizzare l’unità dei cristiani. La catechesi pertanto è chiamata ad assumere sempre ed ovunque una « dimensione ecumenica ».(98) Essa si realizza anzitutto con l’esposizione di tutta la rivelazione di cui la Chiesa Cattolica custodisce il deposito nel rispetto della gerarchia delle verità;(99) in secondo luogo, la catechesi mette in luce l’unità di fede che esiste tra i cristiani e allo stesso tempo spiega le divisioni che sussistono e i passi da fare per superarle; (100) ancora, la catechesi suscita ed alimenta un vero desiderio di unità in particolare con l’amore alla Sacra Scrittura; ed infine si impegna a preparare fanciulli, giovani ed adulti, a vivere in contatto con fratelli e sorelle di altre confessioni, coltivando la propria identità cattolica nel rispetto della fede degli altri.


198. In presenza di differenti confessioni cristiane, i Vescovi possono giudicare opportune, o anche necessarie, determinate esperienze di collaborazione in ambito di insegnamento religioso. È importante che ai cattolici sia in altro modo assicurato, con tanto maggior cura, una catechesi specificamente cattolica. (101)


Anche l’insegnamento della religione, impartito nella scuola dove sono presenti membri di diverse confessioni cristiane, riveste valore ecumenico, quando viene genuinamente presentata la dottrina cristiana. Esso offre infatti l’occasione di dialogo, per cui si possono superare ignoranza e pregiudizi ed aprirsi ad una migliore comprensione reciproca.


La catechesi in relazione all’ebraismo


199. Una attenzione speciale deve essere data alla catechesi riguardante la religione ebraica. (102) Infatti, « la Chiesa, Popolo di Dio nella Nuova Alleanza, scrutando il suo proprio mistero, scopre il proprio legame con gli Ebrei, che Dio scelse primi fra tutti gli uomini ad accogliere la sua parola ». (103)


« L’insegnamento religioso, la catechesi e la predicazione debbono formare non solo all’obiettività, alla giustizia e alla tolleranza, ma anche alla comprensione e al dialogo. Le nostre due tradizioni sono troppo apparentate per ignorarsi. È necessario incoraggiare una reciproca conoscenza a tutti i livelli ». (104) In particolare un obiettivo della catechesi è il superamento di ogni forma di antisemitismo. (105)


La catechesi nel contesto di altre religioni (106)


200. I cristiani oggi vivono per lo più in un contesto multireligioso e non pochi in condizione di minoranza. In tale situazione, particolarmente in relazione all’Islam la catechesi riveste un’importanza rilevante ed è chiamata ad assumere una responsabilità delicata, che sfocia in più compiti.


Anzitutto essa approfondisce e rafforza la identità dei credenti — specie dove sono minoranza — mediante un adattamento o inculturazione conveniente, in un necessario confronto tra il Vangelo di Gesù Cristo e il messaggio delle altre religioni. Per tale processo sono indispensabili comunità cristiane solide e fervorose, e catechisti indigeni ben preparati.


In secondo luogo, la catechesi aiuta a rendersi consapevoli della presenza di altre religioni. Necessariamente abilita i fedeli a discernere in esse gli elementi contrastanti l’annuncio cristiano, ma li educa anche a cogliere i semi evangelici (semina Verbi) che vi si trovano e possono costituire un’autentica preparazione evangelica.


In terzo luogo, la catechesi promuove in tutti i credenti un vivo senso missionario. Esso si manifesta con una testimonianza limpida della fede, con un atteggiamento di rispetto e di comprensione reciproca, con il dialogo e collaborazione in difesa dei diritti della persona e a favore dei poveri e, dove possibile, con l’annuncio esplicito del Vangelo.


La catechesi in relazione ai « nuovi movimenti religiosi » (107)


201. Nel clima di relativismo religioso e culturale, e talora anche a causa della condotta non retta dei cristiani, proliferano oggi « nuovi movimenti religiosi », chiamati anche sette o culti, con abbondanza di nomi e di tendenze, difficili da ordinare in un quadro organico e preciso. Per quanto è dato di cogliere, si possono distinguere movimenti di matrice cristiana, altri derivanti da religioni orientali, altri attingenti a tradizioni esoteriche. Preoccupano per le dottrine e pratiche di vita che si allontanano sovente dai contenuti della fede cristiana. Rimane quindi necessario promuovere a favore dei cristiani, esposti al rischio della fede, l’« impegno per una evangelizzazione e una catechesi integrali e sistematiche che devono essere accompagnate da una testimonianza che le traduca nella vita ». (108) Si tratta infatti di superare la grave insidia dell’ignoranza e del pregiudizio, aiutare i fedeli ad incontrare correttamente la Scrittura, suscitando tra loro esperienze vive di preghiera, difendendoli dai seminatori di errori, educandoli alla responsabilità della fede ricevuta, venendo incontro con la carica dell’amore evangelico a pericolose situazioni di solitudine, povertà, sofferenza. Per l’anelito religioso che tali movimenti possono esprimere, meritano di essere considerati un « areopago da evangelizzare », in cui i problemi più sentiti possono trovare risposta. « La Chiesa ha un immenso patrimonio spirituale da offrire all’umanità, in Cristo che si proclama “la via, la verità e la vita” (Gv 14,6) ». (109)


(Continua)


 


NOTE


(89) Cf EN 51-56; MPD 15.


(90) Cf Esposizione Introduttiva, 23-24.


(91) EN 54.


(92) Cf 1 Pt 3,15.


(93) Cf DCG (1971) 6; EN 48; CT 54.


(94) EN 48.


(95) EN 48.


(96) Cf Paolo VI, Esort. ap. Marialis cultus (2 febbraio 1974), nn. 24, 25, 29: AAS 66 (1979), pp. 134-136, 141.


(97) Cf DCG (1971) 27; MDP 15; EN 54; CT 32-34; Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, Direttorio per l’applicazione dei principi e delle norme sull’ecumenismo (25 marzo 1993) 61: AAS 85 (1993), pp. 1063-1064; TMA 34; Giovanni Paolo II, Litt. enc. Ut unum sint (25 maggio 1995), n. 18: AAS 87 (1995), p. 932.


(98) CT 32.


(99) Cf UR 11.


(100) Cf Direttorio per l’ecumenismo, n. 190, l.c., p. 1107.


(101) Cf CT 33.


(102) Cf NA 4; Segretariato per l’Unione dei Cristiani (Commissione per i rapporti religiosi con l’ebraismo), Ebrei ed ebraismo nella predicazione e nella catechesi cattolica (24 giugno 1985).


(103) CCC 839.


(104) Ebrei ed ebraismo, cit., n. VII.


(105) Cf NA 4.


(106) Cf EN 53; MPD 15; ChL 35; RM 55-57; CCC 839-845; TMA 53; Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso e Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, Ist. Dialogo e annuncio (19 maggio 1991): AAS 84 (1992), pp. 414-446; 1263.


(107) Segretariato per l’Unione dei Cristiani – Segretariato per i non Cristiani – Segretariato per i non credenti – Pontificio Consiglio per la Cultura, Rapporto Il fenomeno delle sètte o nuovi movimenti religiosi: sfida pastorale: « L’Osservatore Romano » del 7 maggio 1986.


(108) Il fenomeno delle sètte o nuovi movimenti religiosi: sfida pastorale, cit., n. 5.4.


(109) RM 38.