I TESORI DI CORNELIO A LAPIDE: Religione

1. Che cosa è la religione.  
2. La divinità della religione cattolica provata dal suo disegno.  
3. La maniera con cui questa dottrina fu rivelata è divina.  
4. Divinità della religione cristiana provata dal suo stabilimento:
        1° Debolezza dei mezzi;
        2° Severità del dogma e della morale.  
5. Grandezza degli ostacoli superati.  
6. Divinità della religione provata dalla sua durata.  
7. Effetti divini della religione cristiana.

1. CHE COSA È LA RELIGIONE. – La parola religione deriva, secondo S. Agostino, dal verbo legare o rilegare (De Civ. 1. X, c. IV). La religione, presa nel suo vero senso e considerata nel suo oggetto, è la conoscenza di Dio e delle sue leggi; è l'osservanza dei suoi precetti, è la fede in lui, ed il culto che gli si rende… La religione è il rapporto, il commercio che passa tra Dio e l'uomo… «Tutta la religione consiste, dice S. Agostino, nell'imitare quel Dio che venerate» (De Civ. 1. VIII, c. XVII); quindi possiamo, col Nisseno, chiamare il Cristianesimo imitazione della vita divina (Serm. ).

2. LA DIVINITÀ DELLA RELIGIONE CATTOLICA PROVATA DAL suo DISEGNO. ­ Il disegno della religione cristiana è divino. Quello che la religione cattolica apostolica romana c'insegna intorno a Dio, all'ultimo fine dell'uomo, ai mezzi ammirabili, che conducono a questo fine, è dottrina tutta celeste, dottrina infinitamente superiore ad ogni intelligenza creata, e quindi tale che non sarebbe mai stata conosciuta, se Dio non l'avesse rivelata agli uomini. Infatti questa dottrina non ci ha solamente rivelato quello che poteva essere compreso dalla più raffinata ragione e scoperto per mezzo della legge naturale, ma si spinge oltre ogni immaginazione al di là di questi limiti, poiché va fino a penetrare nei più profondi segreti della divinità (I Cor II, 10).
Dov'è la mente che saprebbe ideare cose tanto sublimi come quelle che la religione nostra c'insegna intorno alla natura di Dio? Che egli è in tre persone; che queste tre persone sono realmente distinte in una medesima essenza; che in lui è l'apice di tutte le perfezioni possibili, senza nessuna mescolanza di difetto o d'imperfezione; ch'egli è il primo principio e l'ultimo fine di tutte le cose; ch'egli è assolutamente indipendente da tutti gli esseri; che esercita un impero assoluto su tutto l'universo; che accoppia ad una grandissima libertà una perfetta immutabilità; che ha l'eternità senza successione, l'immensità senza eccezione di parti; una sapienza infinita alla quale niente è nascosto né di ciò che fu né di ciò che sarà, perché a lui tutto è presente; una potenza infinita nelle sue operazioni, una prudenza illimitata nel governo del mondo, una santità impareggiabile nei comandi che ci fa. E pensare che nel possesso di questo essere infinito sotto ogni rispetto, la religione cristiana stabilisce l'ultimo fine dell'uomo! Poteva lo spirito umano, senza una rivelazione divina, immaginare misteri così alti riguardo alla divinità, un fine così nobile, così eccellente riguardo all'uomo?
Si può trovare qualche cosa di più santo di ciò che la religione prescrive agli uomini, perché raggiungano questo ultimo fine: di amare Dio sopra tutte le cose, e di riferire a lui tutte le nostre azioni; di amare il prossimo come noi medesimi, e trattarlo come vorremmo essere trattati noi? E siccome la natura corrotta ci porta del continuo ad ogni sorta di prevaricazioni che ci allontanano da Dio, questa religione ci ordina di frenare le nostre passioni, di mortificare i sensi, di vilipendere le ricchezze, di non curare gli onori che sono esca al vizio; e di essere disposti a rinunziare al guadagno di tutto il mondo, prIma che perdere l'anima. Finalmente, questa religione prescrive tutto ciò che l'umanità, la pietà, la giustizia, la ragione esigono dall'uomo; e tutto ciò in ordine al servizio di Dio, al quale tutto si deve riferire come ad ultimo nostro fine.
E quali mezzi ci propone la religione cristiana per operare e consumare 1a nostra salute? Mezzi ammirabili, efficacissimi e pienamente adatti. La presenza di un Dio che veglia incessantemente su tutte le nostre, azioni e che penetra i più riposti nascondigli del cuore; l'aspettazione di un giudizio terribile, in cui si renderà conto di tutti i pensieri non meno che di tutte le azioni; la giustizia e la severità del sommo giudice che non lascerà nessun peccato senza castigo, né alcuna virtù senza premio; la grandezza delle ricompense per i giusti, la gravità dei supplizi per i peccatori, e quelle e questi per un'eternità. Inoltre, di quanto aiuto non ci sono gli esempi di Gesù Cristo nostro Dio, nostro re, nostro Salvatore, che cammina innanzi a noi nella strada della salute, che ci ha segnati del suo sangue, che è asceso al cielo dove regnerà in eterno, e che dall'alto del suo trono c'invita alla corona e alla gloria? Ripetiamolo: mezzi così acconci, così efficaci, così ammirabili, potevano essere d'invenzione umana? E dove avrebbero potuto gli uomini impararli, se Dio non li avesse loro rivelati?
Ma non meno stupenda è la connessione che rannoda insieme tutti i misteri che la religione insegna. Infatti se Dio è il primo principio di tutte le cose, ne consegue che Dio solo è da tutta l'eternità; che ha tratto dal nulla l'universo; che è il solo padrone sovrano di tutti gli uomini. Se Dio è l'ultimo fine dell'uomo, ne deriva che le anime sono immortali; che i corpi risusciteranno un giorno; che non in questo mondo si deve cercare la felicità; che tutto ciò che ci conduce a Dio si deve considerare come un bene, per quanta difficoltà vi si incontri, per quanta pena costi; che tutto ciò che ci allontana da, Dio, sia soddisfazione intellettuale o sensuale, dev'essere guardato come un male. Finalmente, nulla si trova nella religione cattolica che non sia ammirabilmente insieme legato e che non si riferisca al medesimo fine che è Dio…
Se poi la fede ci presenta misteri infinitamente superiori alla capacità di ogni intelletto creato, come per es. il mistero della santissima Trinità e dell'Incarnazione del Verbo, anche questo è conforme alla sana ragione, perché la ragione ci suggerisce che noi dobbiamo avere intorno a Dio idee e sentimenti che superino infinitamente la capacità naturale del nostro spirito; che non meglio e più perfettamente sentiamo di Dio, che quando comprendiamo come i suoi attributi e le sue perfezioni sono incomprensibili ad ogni spirito umano; che Dio non sarebbe più Dio, se ne potessimo comprendere tutta l'estensione delle perfezioni. Ed ecco il più grande motivo di credibilità, e la più invincibile ragione che prova incontestabilmente la verità e la divinità della religione cristiana; è la rivelazione del mistero della Trinità, che ci svela in qualche modo l'interiore di Dio; interiore che non essendo né potendo essere conosciuto da altri fuorché da lui solo, invano sarebbe provato e si proverebbero a penetrarlo ogni studio e sforzo d'intelletto umano, se Dio non lo manifestasse agli uomini, parlando loro. Perciò il vero fondamento di una religione veramente divina, e la prova più innegabile che Dio ha rivelato questa religione, sta nella rivelazione del mistero, perché nessuno, eccetto lui, lo ha potuto rivelare… E così pure che cosa vi è di più conforme alla sana ragione, che il mistero dell'Incarnazione del Verbo? Non era forse conveniente che il mediatore fra Dio e gli uomini fosse Dio e un uomo insieme; Dio, per apportarci il rimedio, uomo per darci l'esempio? E da ciò è facile comprendere quanto terribile è la giustizia di Dio, se non poté essere puramente soddisfatta da altri se non da un Uomo­Dio. E facile intendere, in secondo luogo, come eccessiva sia stata la misericordia di Dio, poiché volle sostenere la morte per riscattare degli schiavi. E facile intendere, in terzo luogo, quanto ammirabile sia la sapienza di Dio, che seppe volgere in bene il male, e fare del peccato una sorgente di benefizi e di grazie.
Ci dicano gli increduli da quale fonte sia sgorgata una così meravigliosa dottrina. Quale spirito così sublime ha potuto inventare un tale cristianesimo? Qual genio così trascendente e prodigioso ha saputo scoprire tutti questi altissimi segreti della divinità? Ci additino quest'uomo straordinario, ci dicano dove sia nato, ed in qual tempo vissuto. Può darsi che abbia formato un tale disegno, togliendone i brani alle varie sètte degli antichi filosofi? Ma non sa forse tutto il mondo, ch'essi non fecero mai altro che combattersi e contraddirsi? Poterono essi mai accordarsi sull'ultimo fine dell'uomo, che essi stabilirono in cose vili e vergognose? Una buona parte delle loro pretese virtù, di cui menavano tanto scalpore, non era forse in fin dei conti una raffinatezza di vizi? Che altro produssero le loro scuole, se non discepoli vanitosi e corrotti? E la scienza che loro insegnarono, non è forse una scienza prettamente umana la quale, ridotta al suo vero valore, si deve chiamare goffa pazzia? Ma la dottrina della religione cristiana si mantenne sempre costante, invariabile, ridondante di sapienza tutta celeste, conforme in tutto alla più schietta verità, e così mirabile nella sua morale, che se fosse esattamente osservata, questo mondo godrebbe d'inalterabile pace… Non ne risulta dunque evidente che una tale dottrina non poté essere rivelata fuorché da Dio? che il disegno di una tale religione appartiene a Dio solo?

3. LA MANIERA CON CUI QUESTA DOTTRINA FU RIVELATA È DIVINA. – Per provarlo invincibilmente, mi,restringo alle profezie ed ai miracoli. 1° Le profezie. lo metto innanzi tutto come principio incontestabile,che non vi è che Dio il quale possa infallibilmente predire l'avvenire, perché egli solo lo vede e può avverarlo; gli uomini non lo possono predire che a caso e per azzardo, perché non vedono e non sanno che deve succedere, né possono fare che succeda. Ora tutti i misteri della religione cristiana furono da secoli innanzi figurati nella religione dei Giudei, la cui legge, come dice l'Apostolo, non era che l'ombra della legge futura, non l'espressione vera delle cose (Hebr. X, .1); cioè il cominciamento di una legge più perfetta; ed è certo per tutti gli oracoli dei Profeti, che tutti i misteri della religione cristiana furono predetti perfino nelle loro più piccole particolarità, ed in sì chiaro modo che si direbbe che i Profeti videro questi misteri coi loro occhi (Vedi, su GESÙ CRISTO, Le Profezie). 2° I miracoli (Vedi, su GESÙ CRISTO, i Miracoli).

4. DIVINITÀ DELLA RELIGIONE CRISTIANA PROVATA DAL SUO STABILIMENTO: 1° Debolezza dei mezzi. – L'Evangelista S. Luca ci narra come Gesù chiamati intorno a sé i discepoli, ne scelse dodici fra loro i quali nominò Apostoli (Luc. VI, 13). Queste parole sono così commentate da S. Agostino: – O misericordia infinita del divino fondatore della Chiesa! Egli sapeva che se avesse scelto un senatore, il senatore avrebbe detto: la mia dignità è quella che mi ha fatto eleggere. Se avesse scelto un ricco, questi avrebbe veduto nella sua ricchezza il motivo della sua elezione. Se un re, questi avrebbe creduto che la sua potenza avesse determinato la sua scelta. Se avesse scelto un oratore, questi ne avrebbe dato il merito alla sua eloquenza. Se un filosofo, questi avrebbe attribuito la sua nomina alla fama della sua sapienza. Ma Egli che cosa fa? Chiama dei pescatori; venite a me voi che siete poveri, voi che non avete nulla, che non sapete nulla, seguitemi. Perché state a logorarvi a pescare nel mare? io voglio farvi pescatori di uomini (MATTH. IV, 19). I pescatori lasciano le loro reti, ricevono la grazia, diventano oratori divini. Ben presto si leggeranno per il mondo le parole dei pescatori, e i filosofi e gli oratori chineranno il capo.
«Quello che il mondo ritiene stolto, Dio l'ha scelto per confondere quello che vi è di sapiente, diceva S. Paolo; e quello che è debole per rovesciare quello che è forte; quello che è ignobile, spregevole e non ha consistenza, per distruggere quello che è nobile, onorevole e saldo, affinché nessuno abbia da vantarsi al suo cospetto» (I Cor. I, 27-29). Dio, nella vocazione degli uomini alla fede, alla giustizia, alla salute, non ha tenuto conto delle tre cose che il mondo suole ammirare, la sapienza, la potenza, la nobiltà; al contrario ha scelto tre cose a quelle affatto opposte, che sono la follia, l'impotenza, l'abiezione, per mostrare che tutta divina era l'opera sua. La parola della croce è follia per quelli che vanno perduti, dice S. Paolo; essa, al contrario, è la virtù di Dio per quelli che si salvano. Infatti sta scritto: lo sperderò la sapienza dei sapienti, e metterò alla prova la prudenza dei prudenti. Dov'è il saggio? Dov'è lo scriba? Dov'è il partigiano di questo secolo? Non ha egli Iddio sfatata la sapienza di questo mondo? Poiché non avendo il mondo conosciuto Iddio per mezzo della sapienza, piacque a Dio salvare, per mezzo della follia della predicazione, i credenti. La follia di Dio è ben più saggia della sapienza umana, e la debolezza di Dio vale assai più che tutta la fortezza umana (ut supra).
Oramai, o Pietro, tu prenderai gli uomini, non ferendoli come belve, ma senza ferita, come si prendono i pesci nella rete. Così tu prenderai, tu pescherai gli uomini, non con armi micidiali, ma con la virtù e l'efficacia dello Spirito Santo. I pescatori prendono i pesci vivi per ucciderli e mangiarli; tu, o Pietro, prenderai e trasporterai gli uomini dalla morte alla vita, tu li nutrirai della divina parola, e loro darai a mangiare la carne di Gesù Cristo. Tu pescherai i morti, e loro darai la vita; li pescherai nell'acqua corrotta e avvelenata delle passioni e dei vizi, che li ha uccisi, e li getterai nell'onda viva, fresca e vivificante della grazia, per risuscitarli, lavarli, farli vivere, e renderli beati.
La virtù e la potenza di Gesù Cristo, secondo l'osservazione del Crisostomo, risplendette non solo in se stessa, ma ancora nella predicazione dei suoi inviati. Essa risplendette, 1) in ciò che un piccolo .drappello di Apostoli, semplici pescatori, poveri, oscuri, senza studio, di nascita giudei, senza appoggio al mondo, ha tuttavia assoggettato l'universo pagano alla croce…; 2) in ciò che quei dodici stranieri hanno vinto i più agguerriti nemici, i demoni, le diverse concupiscenze, le passioni, i peccati, la morte, l'inferno, i re, i principi, i filosofi, gli oratori orgogliosi, i greci, i barbari, le leggi, i costumi, i giudici, ogni sorta di sètte…; 3) in ciò che hanno convinto gli spiriti e ne hanno trionfato, non con le armi, non cm la scaltrezza umana, non con l'eloquenza profana, ma con la loro semplice predicazione…; 4) in ciò che sparsero in breve tempo la fede per tutto il mondo…; 5) in ciò che, mediante la grazia di Gesù Cristo, hanno superato, con una volontà perfettamente sottomessa e con indomabile cuore, le minacce dei tiranni, le battiture dei manigoldi, le catene, le prigioni, le torture, le mannaie dei carnefici, e cento altre prove insopportabili alle forze della natura, e finalmente la morte…; 6) in ciò che trassero a credere alla dottrina, non di un Dio tutto potenza e tutto gloria, ma di un Dio crocefisso; fecero credere a questo crocefisso e lo fecero adorare; ne fecero accettare e praticare la legge, opposta e ripugnante alla natura ed alla carne…; 7) in ciò che i lupi sono divenuti agnelli; i persecutori, vinti e divenuti mansueti, si sono fatti difensori della religione…; 8) in ciò che gli agnelli hanno trionfato dei lupi (De Apostol.).
O religione sublime, esclama S. Nilo, più potente dei re, più regale della sovranità medesima! poiché essa atterrava senz'armi quello che i re preparavano con le armi; faceva praticare, morendo col martirio, quello che i re, i tiranni proibivano sotto pena di morte, ed innalzava i suoi trofei contro i suoi carnefici, con la morte dei suoi figli (Homil. II, de Christi Asciens.).
Innanzi tutto, rappresentatevi alla mente, dice un celebre predicatore, qual era la faccia dell'universo prima dell'annunzio di Gesù Cristo: voi vedete tutti i popoli infatuati di mille errori, abbandonati alle più vergognose passioni, immersi nella caligine di una mostruosa idolatria, che collocava su gli altari un furfante, attribuendo gli a merito l'essere un assassino ed adultero. Il legno, la pietra, il metallo erano adorati; le divinità dei pagani erano mostri di delitti, e tali le volevano gli uomini corrotti, per scusare, con l'esempio di queste, gli eccessi delle loro iniquità. Tutto era Dio, eccetto Dio, dice Bossuet, e l'universo non era che un vasto tempio d'idoli. Così erravano quasi tutti gli uomini. Ora in mezzo a quell'accecamento universale, a quella rovina totale di ogni principio, a quel diluvio di disordini, sorge il Cristianesimo e si volge alle nazioni. Esso impiega, per la rapida conquista del mondo, strumenti di una debolezza estrema, strumenti che, stando alle apparenze, devono riuscire del tutto inefficaci, perché qual proporzione si trova fra tali strumenti, e lo scopo che si tratta di raggiungere? Chi crederà che dodici pescatori siano adatti alla scelta che si fa di loro, e che vorranno accettarla? Che differenza tra il modo che tennero i grandi conquistatori dell'antichità, e quello che tiene Gesù Cristo! Per soggiogare la Giudea, Oloferne, Nabucodonosor, i Romani mettono in campo numerosi ed agguerriti eserciti. Per sottomettere l'Asia, Alessandro marcia a capo di formidabili falangi; ora che cosa direbbero essi, vedendo Gesù Cristo mandare alla conquista del mondo intero non più che dodici uomini? Noi medesimi oggidì, quando considerassimo la cosa coi soli lumi della ragione, e scorgessimo questi dodici uomini gettare su le nazioni uno sguardo da padroni, e dividersele fra di loro come eredità, prendendo ciascuno per sé imperi immensi, regni vastissimi, popoli innumerabili, non saremmo tentati di paragonarli a quel ragazzo che volesse mettere in un piccolo vaso tutte le acque del mare?
Ma saranno almeno questi dodici uomini, altrettanti monarchi che portino in fronte un carattere di grandezza? Oibò; sono gente tolta dalla feccia della plebe, nutrita su le rive dei laghi e avvezza fin dall'infanzia a lavori oscuri. Ma saranno saggi famosi, geni superiori, capaci di trarsi dietro, incantati da una eloquenza vittoriosa, i popoli? Tutt'altro; sono uomini grossolani senza studio e senza lettere, che parlano idiotamente la loro lingua materna, e d'altro non s'intendono che di reti, nel maneggio delle quali passarono tutta la loro vita. Ma saranno ricchi che fecero incetta di tesori, e che sanno distribuirli a tempo e luogo, per guadagnarsi dei seguaci? Nemmeno; sprovvisti di ogni agiatezza e perfino del necessario, non vogliono possedere nulla. Vorreste dire che siano invulnerabili, e che ogni colpo che loro si dia cada invano? Seguiteli nelle varie contrade che percorrono, e le tracce del loro sangue vi serviranno di guida; sensibili al dolore al pari di tutti gli altri uomini, essi muoiono fra le torture, nelle croci, sotto le mannaie, tra le fiamme. Vivranno almeno tutti insieme in un paese, per aiutarsi e appoggiarsi a vicenda? No: hanno, è vero, fra tutti un cuore solo ed un'anima sola e parlano come una bocca sola, ma essi volano separatamente da un polo all'altro e, colonne della Chiesa, mentre sostengono il medesimo edifizio, pongono fra di loro grandissima distanza. Ma finalmente, si limiteranno essi a scorrere piccoli borghi e rozze capanne? Ah no! Il loro zelo li spinge fra i centri più popolosi, in mezzo alle città più rinomate, nei più sontuosi palazzi.
Così parla S. Giovanni Crisostomo su questo argomento: Ecco, egli dice, Pietro che vestito di una semplice tonaca, e un bastone alla mano, si avanza, armato di una croce di legno, in mezzo a un mondo fradicio di corruzione, in mezzo a religioni maestre di dissolutezza. – Dove vai, o Pietro? – A Roma. – E a che fare? – A soggiogare la padrona del mondo, ad abbattere il Campidoglio, a rovesciarne le are, a spezzarne i simulacri, e farla, non ostante il suo orgoglio, cadere ai piedi di un uomo crocefisso. – O cielo, che impresa! E per riuscirvi dove sono i tuoi appoggi, i tuoi mezzi, i tuoi soldati? – Io non ne ho; se il mondo fosse con me, io sarei meno sicuro di vincere; io sono invincibile, perché solo, perché non posseggo altro che questa croce di legno. – Ma dici sul serio? Quando mai si è data impresa più temeraria e pazza di questa? – Sarà temerità e follia, come vi piace, ma il cielo mi assicura del buon esito. Ora non sembra questo un compito superiore alle forze della natura? E udendo quest'uomo da nulla parlare così reciso e franco, vedendolo atteggiarsi a tanta intrepidezza e sicurezza, che ne pensate? Ma quale non sarà il vostro stupore, quando queste magnifiche promesse si compiano appuntino! Non ne dubitate, egli le adempirà, e più e meglio di quello che possiate pensare. In questo mentre egli entra in Roma; ed io starei per dirvi che al suo avvicinarsi il Campidoglio trema, e gli dèi del paganesimo dondolano spaventati su le loro basi di porfido, presaghi della prossima loro rovina. Giunto in questa metropoli, in questa città piena d'orgoglio, egli parla, ed è ascoltato; insegna, ed è ammirato; comanda, ed è ubbidito; tuona, e la croce, questo splendente vessillo, questa sacra insegna di pace e di salute, sventola in tutta la sua ampiezza su le rovine del paganesimo rovesciato. I Cesari gelosi ne avevano giurato la distruzione; ed eccolo, questo segno divino, sormontare il trono dei Cesari, sfavillare su le loro fronti, posare maestoso su gli idoli frantumati. Di maniera che si può dire a più buona ragione di Pietro, quello che fu detto del primo dei Cesari: Egli viene, vede e trionfa. Ben presto i frutti del suo zelo si estendono nelle più remote contrade, e la voce di Pietro rimbomba in luoghi dove le legioni romane non erano mai penetrate. Dopo più di seicento anni di guerre e di combattimenti Roma non era giunta che ad essere la capitale di un impero; e in poco tempo sotto un solo uomo, che di guerra nulla s'intende, diventa la metropoli del mondo cristiano. Vi sarà dopo di questo, un uomo tanto ardito il quale osi asserire che lo stabilimento di cui si tratta, non è l'opera di Dio? che Dio non è il solo e vero autore, vedendo dalla parte degli uomini mezzi così sproporzionati ed insufficienti? No, no, il Re dei re non ha bisogno, per adempire la sua volontà, dei nostri deboli aiuti; il suo braccio basta a se stesso; e quando per fare grandi cose impiega deboli strumenti, allora più che mai sfoggia in miracoli (De S. Petro). E in altro luogo il medesimo santo esce in questa esclamazione: «O sommo dei prodigi, o miracolo dei miracoli, vedere l'orbe intero accorrere a Cristo, trattovi da dodici poveri e idioti uomini! (In Act.)».
Egregiamente dice Tertulliano: Salomone regnò, ma nei confini della Giudea, da Dan fino a Bersabea. Regnò Dario sui Babilonesi e sui Parti, ma non oltre. Regnò Faraone, ma sui soli Egizi. Regnò Nabucco dalla Giudea fino all'Etiopia. Alessandro non occupò l'Asia intera. Così pure i Germani, i Brettoni, i Galli, i Mauritani, i Romani hanno avuto un limite al loro impero. Ma il nome di Gesù ed il suo impero si stendono in tutte le parti del mondo; dappertutto si crede a Gesù; tutte le lingue lo adorano; tutti i popoli lo venerano. Egli è per tutti, re di tutti, giudice di tutti, Dio e signore di tutti; e il suo regno è un regno eterno, il suo impero non avrà fine (Lib. Contra Iudaeos). O santa e divina religione, possa io amarti e praticarti fino all'ultimo respiro!…
Per mezzo della sua passione, della sua morte, della sua croce, Gesù stabilì divinamente la sua religione col ministero dei suoi Apostoli e la conserva con quello dei loro successori… Quando il popolo giudeo gridava che il Salvatore meritava la morte perché si era fatto re, certo quei furibondi, osserva Bossuet, parlavano molto più da senno di quello che non pensavano; perché Gesù Cristo deve regnare per la sua morte. Quando lo si vede portare su le innocenti spalle la croce; ogni uomo che non sia cristiano, sarebbe stupito della sua impotenza; ma il fedele deve ricordare quello che di lui aveva detto Isaia: «Il suo principato porterà su le proprie spalle». Quest'impero, questo principato ch'egli porta su gli omeri, è la sua croce divina. La sua croce è il suo scettro. Essa chiamerà e schiererà tutti i popoli sotto lo stendardo del Salvatore. Scrivi, o Pilato, in tre lingue, questo bel titolo su la croce del Redentore: Gesù Nazareno, re dei Giudei! Sì, la sovranità di Gesù Cristo: sia scritta in ,lingua ebraica, che è il linguaggio del popolo di Dio; e in lingua greca, che è la lingua dei dotti e dei filosofi; e in lingua romana, che è la lingua dell’impero del mondo. E voi, o Greci, inventori e cultori delle arti; voi, o Giudei, eredi delle promesse; voi, o Romani, padroni della terra, venite, leggete quest'ammirabile scrittura, piegate il ginocchio dinanzi al vostro re. Ben presto vedrete quest'uomo, abbandonato dai suoi medesimi Apostoli, raccogliere tutti i popoli sotto l'invocazione del suo nome! Ben presto si avvererà quello che altra volta predisse, che cioè dopo la sua morte avrebbe attirato a sé ogni cosa, e cambiato lo strumento del più infame supplizio in una macchina celeste per innalzare i cuori. Ben presto le nazioni incredule alle quali stende le braccia, verranno a ricevere tra i suoi paterni amplessi quel bacio di pace che, secondo le antiche profezie, deve riamicarle col vero Dio ch'esse non conoscono. Ben presto questo crocefisso sarà coronato di onore e di gloria, perché per la grazia di Dio, ha gustato la morte per tutti, come dice l'Epistola agli Ebrei (XI, 9). Egli vedrà sorgere dal suo sepolcro una numerosa posterità e sarà gloriosamente compito quel celebre oracolo d'Isaia: «Se sacrificherà l'anima sua per il peccato, vedrà lunga discendenza di figli» (LIII, 10). La pietra rigettata nella costruzione della fabbrica, sarà posta pietra angolare e fondamentale che sosterrà tutto il nuovo edifizio; e quel misterioso grano di frumento, che figura il nostro Salvatore, essendo caduto in terra, si moltiplicherà in forza della sua propria corruzione; cioè il figlio di Dio cadrà dalla croce nel sepolcro, e per un meraviglioso rimbalzo tutti ì popoli cadranno ai suoi piedi (Psalm. XLIV, 6).
E che queste non siano esagerazioni né amplificazioni, si rileva, senza parlare di altri testi, da quello solo di S. Paolo ai Romani: « La vostra fede, e quindi il culto di Gesù Cristo, è annunziata per tutto il mondo» (Rom. I, 8). E Tertulliano fin dal secolo III altamente diceva in faccia ai gentili: «Noi cristiani formiamo quasi la maggior parte delle vostre città». – «Gesù Cristo regna dappertutto, è adorato in ogni luogo. E mirabile a credere! non già i nobili e gli imperatori condussero a Cristo i semplici e i poveri; ma al contrario Gesù condusse a sé i re col magistero dei peccatori» (Apolog.). I Parti non mai soggiogati dai Romani, i Traci insofferenti di ogni legge, subirono volenterosi il regno di Cristo. I Medi, gli Armeni, i Persi, i più lontani Indi, i Mauri, gli Arabi, gli abitatori delle sterminate regioni d'Oriente, l'Egitto, l'Etiopia, l'Africa selvaggia, gli Sciti sempre vagabondi, i Sarmati, i Geti, e tutte le altre nazioni barbare di nome e di costumi, furono rese civili ed educate alla modesta ed umile dottrina del Salvatore Gesù…
Severità del dogma e della morale. – E fino a quando, a profani, gridano gli Apostoli alle nazioni pagane, vivrete voi nella seduzione? Sarà mai vero che non cessiate una volta dal prostituire il vostro incenso a divinità sacrileghe e bugiarde? Voi ignorate il Dio vero, e noi veniamo ad insegnarvelo. Quel Dio che regna da tutti i secoli, non è quale ve lo dipinge l'errore; la sua potenza ha formato tutti gli esseri, la sua immensità abbraccia tutti i luoghi, la sua sapienza dispone tutti gli avvenimenti. Un giorno chiamerà dalla tomba tutti gli uomini per giudicarli, e seconda le loro virtù o i loro vizi, distribuirà premi a castighi eterni. Questo Dio è unico; e quantunque sia unico, la sua semplice e indivisibile essenza, in una perfetta unità, contiene tre persone essenzialmente distinte. La seconda di queste adorabili persone si è per amor vostro, vestita di carne umana. Questo gran Dio fatto uomo, è morto per voi sopra una croce. Mortali, adorate questa croce, adorate questo Dio morto crocefisso. A tal vista e a tali parole quale non dovette essere la sorpresa, lo stupore, lo stordimento dell'universo idolatra? Come! hanno dovuto tra loro esclamare quei pagani, tutto ciò che ha vita è tratto dal nulla! I morti risusciteranno! Per punire il peccato, una pena eterna! Un Dio unico, e non per tanto in tre persone! Un Dio immenso, eppure fatto uomo! Un Dio adorabile, e ciò non di meno crocefisso! Che strani paradossi! Sono verità, o sono favole? E ci si chiede che ci assoggettiamo a crederle; lo possiamo noi? questo per i misteri e per i dogmi…
Ma udite le cose ancora più dure alla mollezza umana, che si contengono nella morale apostolica. Gli Apostoli continuano: Uomini ciechi, voi correte dietro ai piaceri, alle ricchezze, agli onori; sappiate che tutte queste cose sono quelle appunto che dovete disprezzare. Volete voi essere felici? piangete, mortificatevi, rinnegate voi medesimi, crocifiggetevi; qui sta la felicità. Avari, voi darete i vostri tesori ai poveri. Vendicativi, voi non vi vendicherete, ma perdonerete, renderete bene per male. Lussuriosi, voi vivrete casti. Questa morale inaudita ed austera, quei misteri e quei dogmi incomprensibili sano accettati, creduti, praticati. Ecco il massimo dei miracoli, miracolo che prova all'evidenza la divinità di questa morale, e della religione che li insegna…

5. GRANDEZZA DEGLI OSTACOLI SUPERATI. – Se la debolezza degli strumenti adoperati da Dio per fondare la sua religione, se i dogmi astrusi e la morale severa che sono proposti e ricevuti, provano chiaramente la divinità della religione cristiana, non meno evidentemente la dimostrano gli ostacoli formidabili che sempre ha incontrato, e che ha sempre felicemente vinto… La religione di Gesù Cristo eccita una sollevazione generale: calunnie, promesse, artifici, tradimenti, furori, crudeltà, tutto è messo in opera ai suoi danni. Tutte le potenze infernali e terrestri vengono a scagliarsi a un tempo contro il Cristo e contro la sua religione. No, dice la ragione, tu non regnerai sopra di me; i tuoi dogmi e i tuoi misteri sono incomprensibili. No, dice la passione, tu non regnerai sopra di me; troppo pesante è la tua morale. No, dice la politica, tu non regnerai sui popoli, perché ne inceppi troppo la licenza; non regnerai sui re, perché ne freni troppo la tirannia.
Infatti, scrive l'autore del Saggio su l'indifferenza, alle splendide feste del paganesimo, alle seducenti immagini di una magica mitologia, alla comoda licenza della morale filosofica, a tutte le attrattive delle arti volte al piacere, il Cristianesimo oppone le pompe del dolore, le lagrime della penitenza, gravi e lugubri cerimonie, minacce terribili, misteri formidabili, il fasto spaventoso della povertà, la cenere, il cilizio, la croce e tutti i simboli di uno spogliamento assoluto e di una costernazione profonda. Infatti questo è quanto vide a primo aspetto il paganesimo nella religione cristiana. Quindi ecco tosto le passioni tutte slanciarsi furibonde contro il nemico che si presenta a disputare loro l'impero. I popoli si precipitano a torme sotto la loro bandiera; l'avarizia vi trascina i sacerdoti degli idoli, l'orgoglio vi spinge i sapienti; la politica vi conduce gli imperatori. Allora s'ingaggia una lotta spaventosa che non bada ad età, non risparmia sesso, non guarda a condizione; le piazze, i campi e perfino i più deserti luoghi, formicolano di sempre nuovi strumenti di tortura, di sempre nuove invenzioni di morte. I giuochi si mescolano alle carneficine; da tutte parti è un accorrere frettoloso per godere dell'agonia e della morte dei poveri innocenti che sono scannati in modo orrendo; e il barbaro grido: – I cristiani ai leoni – fa palpitare di gioia una turba briaca di sangue. Ma in quegli orribili olocausti che il mondo offre alle sue divinità spiranti, bisogna che ciascuno abbia le sue vittime scelte, ed una crudeltà ingegnosa inventa nuovi supplizi per il pudore. Finalmente, stanchi i carnefici si arrestano, la mannaia cade loro di mano; ma non so quale virtù celeste uscita dalla croce, comincia a toccare essi per i primi; seguendo l'esempio di nazioni intere, già soggiogate prima di loro, cadono anch'essi, i dominatori del mondo, ai piedi del Cristianesimo che in cambio del pentimento loro promette l'immortalità, e già ne dà loro la spéranza.
Voi avete dunque congiurato tutti insieme, re, filosofi, passioni, terra ed inferno; voi avete collegato le vostre forze; tutto il mondo rimbombò dei vostri colpi; ora quale ne sarà l'esito? – Regnavit a ligno Deus. – La croce domina inalberata su le vostre città, splende tra i diamanti in fronte ai vostri re: io vedo le vostre macchinazioni sventate, rotte le trame, spezzate le catene. Il glorioso stendardo della croce, benché lacero e insanguinato, ottiene l'impero del mondo. Voi vi ribellate, o passioni, voi vi scalmanate a gridare ai quattro venti, che se il Vangelo è seguito bisogna essere in continua guerra con se stesso; ed al contrario a chi vi segue, promettete le più seducenti dolcezze: chi la vincerà? – Regnavit a ligno Deus. – La croce
trionfa. Essa non offre, è vero, che un rigido legno, nodi crudeli, chiodi enormi, lagrime mescolate a sangue; tuttavia, o passioni, la parte più eletta del genere umano trova nella croce più attrattive che in voi e si svincola dalle vostre braccia per gettarsi nelle sue. Tiranni, voi raccogliete i vostri littori, armate i vostri sgherri, forbite le vostre armi, preparate le vostre torture; di tanta gente che vi è condotta innanzi, gli uni vengono affogati nelle onde, gli altri gettati sui roghi; questi dati in pasto alle fiere, quelli dilaniati dai pettini di ferro; tutti spirano tra gli orrori di una morte crudele; che anzi, la raffinata vostra barbarie non versa il sangue che a gocce, per prolungare il supplizio ai pazienti; mentre il figlio di Maria è senz'armi e senza difesa, voi assiepati da soldati presiedete a barbare esecuzioni. Tuttavia chi tra voi ed esso troverà seguaci? chi finirà per trionfare? – Regnavit a ligno Deus. – L'Agnello immolato diventa l'Agnello dominatore della terra. Generali di armata, governatori di province, prefetti del pretorio vengono a domandarvi la morte per amore del Crocefisso; e con loro vengono teneri giovanetti e fanciulle. Tiranni, in mezzo allo sfarzo della vostra grandezza, voi siete vinti da ragazzi; e vedete ragazzi non vinti dai vostri manigoldi. Il mondo assiste ad uno spettacolo non mai veduto; torture e gioia, dolori acerbissimi e grida di alle grezza congiunti insieme; più s'immolano vittime e più se ne presentano, e la Chiesa cresce fertile su le sue medesime rovine; vogando sopra fiumi di sangue sgorgato dalle vene dei suoi figli, essa è più prontamente e più maestosamente portata fino alle estremità della terra.
Dove siete, o persecutori del Cristo? esclama Bossuet; che cosa ne è di quei leoni ruggenti i quali volevano divorare la greggia del Salvatore? Non sono più; Gesù li ha o messi in fuga, o uccisi, o ridotti umili e mansueti ai suoi piedi. Avvenne di loro quello che avvenne di S. Paolo del quale scrive S. Agostino: «Gesù fece morire in lui il suo persecutore, e nascere un sublime e santo Apostolo» (De S. Paulo). Così quei popoli bestiali i quali fremevano come leoni contro gli innocenti agnelli del Salvatore, non sono più, scomparvero; Gesù li ha feriti al cuore. Nel cuore e col cuore essi insorgevano contro di lui e nel cuore egli li ha abbassati, ferendoli col dardo del suo santo amore. I nemici sono disfatti; il Salvatore ne ha fatti degli amici. Come mai? Per mezzo della croce. Il regno che non era di questo mondo ha domato il mondo superbo, non con la fierezza di un combattimento, ma con l'umiltà della pazienza. Io ti venero, o religione santa e divina, i tuoi trionfi, riportati per mezzo della croce nei primi secoli, mi forniscono invincibile prova che tu sei la sacra sposa di un Dio crocefisso…

6. DIVINITÀ DELLA RELIGIONE PROVATA DALLA SUA DURATA. – Dalla croce parte la luce della verità e va ad illuminare il mondo; in faccia alla montagna sacra del Calvario, le altre montagne si abbassano; la nuova religione acquista la preminenza. Sussisterà, continuerà, durerà essa? Un sapiente del secolo risponde arditamente di no; e per prima ragione ci dice che l'attrattiva della novità, attrattiva invincibile e seducente, tosto o tardi cesserà e allora l'uomo, non trovando più nulla in essa, che lo alletti, se ne disgusterà; quanti esempi nella storia non attestano questa incostanza naturale dell'uomo? Per seconda ragione accampa che questa religione, senza mai nulla smettere della sua inflessibile carità, combatte a oltranza le inclinazioni, non si adatta mai alle tendenze, soggioga e frena la cupidigia. Sia pure che, per ostentazione, per fanatismo, per ostinazione, si viva qualche tempo nella soggezione e nel costringimento; ma dov'è quel tale che voglia sottomettersi per tutta la vita a un padrone imperioso e severo? Dov'è l'uomo che scelga di proprio talento il continuo soffrire? L'attrattiva del piacere sparisce con la noia: ma le spine del dolore pungono sempre in una parte sensibilissima dell'uomo: e non vi si fa l'abitudine: e poiché la legge cristiana incomoda eternamente, deve di necessità perire. Sarà di lei come di quegli spettacoli che attirano i popoli interi; sono grandi, sono sorprendenti, ma hanno un atto finale. Così pure si dovrebbe ragionare e credere della religione, stando alle regole della prudenza ordinaria. Eppure che cosa avviene? Essa campa a tutte le persecuzioni, a tutti i pericoli, a tutte le insidie; essa dura. Tanti celeberrimi prodigi dell'arte, tanti magnifici palazzi, tanti superbi mausolei, tante città opulente ed immense giacciono rovinate. Gli Egizi, i Greci, i Romani, ecc. non sono più. In un giro di sconvolgimenti sociali, leggi, costumi, imperi, regni, cambiarono o disparvero: e in mezzo a tutte queste rovine, a queste rivoluzioni, la religione non cambia, essa sussiste sempre, la fede è sempre la stessa. Mentre intorno a lei tutto traballa, crolla e scompare, mentre tutte le sètte se ne vanno nell'oblio e nella dissoluzione le une dopo le altre, la religione cattolica, apostolica, romana resta sola in piedi inconcussa, immobile, invincibile. E tutto ciò donde viene, se non dalla mano onnipotente che la sostiene? ma se Dio la regge sempre ed esclusivamente, non è questa una prova palpabile che essa è divina, e sola divina; solo essa l'opera di Dio, la sposa di Gesù?
La religione è sempre stata in tutti i tempi, fin dalla sua origine, soggetta a prove. Incessantemente agitata da qualche uragano, essa segue il suo destino di non godere mai quaggiù di un riposo perfetto. L'orgoglio, la licenza, l'avarizia, tutte le passioni insomma, collegate contro di lei, le suscitano continuamente nuove guerre, ma le preparano anche nuovi allori. Forza prodigiosa della società cristiana! l'eresia, ora audace, ora insinuante, si atteggia a tutte le forme, veste tutte le maschere, si piega e si ripiega in tutti i versi per scalzarne i dogmi; ma sempre invariabile nella sua dottrina, la Chiesa vede i secoli ribelli spirarle l'un dopo l'altro ai piedi. Lo spirito d'indipendenza, o la voluttà di dominio suscita nel medesimo seno di lei divisioni seguite ben spesso da deplorevoli scismi; ma ben presto dalle lacerate sue viscere, sempre feconde, escono a torme nuovi figli che la consolano di quelli che ha perduto. Prìncipi gelosi attentano ai suoi diritti e si sforzano di manomettere la divina gerarchia; non ostante le loro violenze e i loro raggiri, il suo governo, fatto sempre più solido per gli urti che riceve, sussiste inalterabile e si perpetua d'età in età in mezzo allo spostamento ed alla rovina dei governi umani.
Ora poi, diciamo con un famoso scrittore, il Cristianesimo è o assalito nella sua base. Si riconobbe che la religione e tutti i suoi dogmi riposano su l'autorità, come sopra immobile scoglio: ed ecco la turba dei settari, divisi tra di loro in tutto il resto, far lega per scalzare questo fondamento di tutte le verità. La riforma è il loro grido di guerra; a udirli, essi vengono a liberare la terra da abusi introdotti dal tempo o dalle passioni, e guarire lo spirito umano dai pregiudizi che l'offuscano. Armati di questo seducente pretesto, moltiplicano senza fine le distruzioni; la supremazia del Papa, l'episcopato, l'ordine presbiterale, i sacramenti, il culto, le sacre cerimonie, cadono sotto il martello demolitore del loro zelo riformatore. Mutilando a gara la fede, si affrettano, per così dire, a liberarsi, dal tormento di credere e dal tormento di obbedire: giungono a breve andare all'abolizione di tutti i dogmi religiosi e sociali, non indugiando a proclamarla nei loro o effimeri simboli. Luterani, sociniani, deisti, atei, ecc., essi proseguono, sotto questi diversi nomi che indicano le fasi successive di una medesima dottrina, con instancabile perseveranza, il loro piano di attacco contro l'autorità. Negano i misteri del Cristianesimo, negano la sua morale, negano il suo autore, negano Dio, negano se stessi; e qui finisce la ragione umana.
Tale è il delirio delle opinioni dei nemici della religione; ma chi ne dipingerà la rabbia forsennata? chi ne racconterà gli empi sforzi? chi saprà ridire le nere congiure? Insensati! invano assalgono una religione contro la quale non è dato all'uomo di prevalere: essa innalza la sua testa coronata di luce, leva la sua fronte maestosa segnata da diciotto secoli di nobili cicatrici; mentre i suoi avversari, rotolando di abisso in abisso, percorrendo nella loro caduta tutti i gradi dell'errore, senza mai fermarsi in alcuno, schiacciati sotto il peso vendicatore della verità che bestemmiano, precipitano e si affondano nel baratro tenebroso dell'indifferentismo, dove il misfatto, stupidamente tranquillo, si addormenta in seno alla voluttà, ai piedi dello spaventevole idolo del niente.
E con qual rabbia non fu perseguitata nel 1793 la religione nella Francia! Allora sui frantumi dell'altare e del trono, su le ossa insepolte dei preti e dei re, si inaugurò il regno dell'odio e del terrore, spaventoso adempimento di quella profezia che dice: Un popolo intero si leverà in gran tumulto contro se stesso avventandosi l'uomo all'uomo, il vicino al vicino: il ragazzo sorgerà contro il vecchio, e la plebaglia si scaglierà contro i grandi, perché opposero le loro lingue, e applicarono le loro invenzioni contro Dio. A ritrarre quella scena spaventosa di disordini e di delitti, di dissolutezza e di carneficina, quell'orgia di dottrine, quell'urto tempestoso di ogni sorta di interessi e di passioni, quella mistura di proscrizioni e di feste impure, quei gridi di bestemmia quei canti sinistri ed osceni, quel rumore sordo e continuo del martello che demolisce, della mannaia che uccide; quei rombi tremendi, e quei muggiti di gioia, lugubre annunzio di una larga strage, quelle città deserte, quei fiumi e quelle gore ingombre di cadaveri, quei templi e quei villaggi in cenere, e l'omicidio, e la voluttà, e il pianto, e il sangue di quei nefasti giorni, bisognerebbe prendere a imprestito dall'inferno i suoi colori e da Satana la sua lingua, come alcuni mostri ne copiarono i furori. Tale è una nazione che rinnega Dio, che abiura la religione!… E allora si credette di aver distrutto la religione cristiana; ma essa uscì da quella tempesta orrenda più raggiante di bellezza e più invigorita di forze. Dunque la religione cattolica è divina, poiché niente può abbatter la, niente può scuoterla; poiché resiste ad ogni assalto, supera ogni ostacolo, vince ogni nemico, scampa ad ogni trama, sopravvive a tutto…

7. EFFETTI DIVINI DELLA RELIGIONE CRISTIANA. – 1° L'idolatria distrutta, i pagani convertiti alla conoscenza e all'amore del vero Dio, una ineffabile santità di costumi in ogni genere di persone, sono gli effetti mirabili che appoggiano la divinità della religione cattolica, apostolica, romana. Questa divinità non è meno chiaramente dimostrata dai cambiamenti prodigiosi prodotti dalla religione in tutti i secoli, dalle opere sublimi di ogni genere da lei create e mantenute… Come non proverà splendidamente la divina origine di questa religione, quella innumerevole moltitudine di persone di ogni età, sesso e condizione, di tutti i secoli, di tutti i luoghi, che dopo di aver dato addio a tutte le superstizioni dell'idolatria, a tutte le pompe del mondo, a tutte le sue promesse, e ricchezze, e attrattive, e piaceri, e onori, andarono a nascondersi nelle solitudini e nei chiostri, per consacrarsi interamente a Gesù Cristo, senza contare quelle altre che a milioni diedero la vita e il sangue per non rinunziare all'amore di questo Cristo?
S. Agostino parlando dei convertiti alla fede, non esita a dire che se alcuno avesse gridato ad alta voce quelle parole che già fin d'allora si pronunziavano nella Messa: – Sursum corda – «Eleviamo i nostri cuori»; si sarebbe potuto con verità rispondere da tutte le città, da tutti i villaggi, dalle campagne, dai deserti, dai monti, dalle foreste, da tutte insomma le regioni del mondo: – Habemus ad Dominum – «Noi abbiamo i nostri cuori elevati al Signore». Tanto la religione cristiana sa distaccare gli uomini dalla terra e fermarli al servizio di Dio! (De Civ. Dei).
Quello però che è più notevole e portentoso, è che tali ammirabili cambiamenti avvennero in quello che c'era di più malvagio, di più vizioso, di più scellerato tra la razza umana… Con due o tre parole di Dio, attesta Lattanzio, si mutavano i più insigni furfanti in grandi Santi; si vedevano i più sensuali praticare austerità sorprendenti, i più delicati disprezzare le torture e la morte. Tutti questi prodigi avvenivano senza forza, senza violenza, senz'armi, senza soccorso umano; e quel che è più, per mezzo della povertà, dell'umiltà, dei patimenti, del martirio (Lib. III, c. V). E non si videro forse in tutti i tempi, e non si vedono anche oggi dì i miracoli della religione nello zelo dei missionari che abbandonano parenti, amici, patria, per andarsene in contrade sconosciute, su spiagge inospiti a illuminare i selvaggi e condurli all'ovile di Gesù Cristo? non risplendono forse quei miracoli in quelle torme di vergini che valicano i mari, si chiudono negli ospedali e nelle carceri per salvare anime, per alleviare le miserie spirituali, curando le corporali?.. Si può dire della religione cristiana quello che il sacro storico notò di Cristo: «Egli passò facendo del bene a tutti» (Act. X, 38). E considerandone i felici effetti, gli inestimabili benefizi, perché non esclameremo noi, come già i maghi di Faraone alla vista dei prodigi di Mosè: «Qui vi è il dito di Dio» (Exod. VIII, 19)? Osservate, dice Tertulliano, vedete l'impudicizia vinta dalla castità; l'incredulità abbattuta dalla fede; la crudeltà distrutta dalla misericordia; la collera spenta dalla dolcezza; tutti i vizi sbaragliati da tutte le virtù (Apoc.).
2° Il cristianesimo civilizza il mondo seguendo tre vie sicure: 1° lo civilizza facendo dell'autorità una cosa inviolabile e sacra… 2° facendo dell'obbedienza una cosa santa… 3° facendo dell'abnegazione e del sacrifizio, o per tutto dire, della carità, una cosa divina… Che cosa è il cattolicismo? è libertà, saggezza, umiltà, dolcezza, carità, eroismo…
3° Alla religione noi andiamo debitori della scienza (Vedi l'articolo CHIESA).
4° Dalla religione noi riconosciamo la distruzione della schiavitù, la vera libertà, la vera uguaglianza, la vera fraternità (Vedi l'articolo CHIESA).
5° Solo la religione è il soccorso ed il sostegno degli infelici. Rechiamo anche qui un tratto dell'autore del Saggio su l'indifferenza: – Venite, seguite passo passo la religione di amore, contate, se potete, i benefizi che sparge a larga mano su l'umanità, le opere di misericordia ch'ella sola sa inspirare e compiere e che essa sola può ricompensare. In una peste che nel terzo secolo menò strage di una parte dell'impero romano, i pagani, abbandonando i loro amici e congiunti, nulla ebbero più a cuore che rifuggirsi in luoghi immuni dal contagio; ma i cristiani, fieramente perseguitati in quei giorni, fermi al loro posto, si addossarono la cura di tutti i malati, e fedeli ed infedeli, e si vendicarono dei propri nemici come si vendicano i cristiani, che è immolarsi per loro. Quanti simili esempi non registra la storia della Chiesa! I discepoli di Gesù hanno sempre colmato di benefizi i loro detrattori : a tal punto che Giuliano l'Apostata diceva scrivendo ad Arsace: Non è per noi un'ignominia e un'onta, che i Galilei, oltre i loro poveri, mantengano ancora i nostri? Il cristianesimo non degenerò punto invecchiando; i suoi annali sono una mostra continua di servizi da lui resi in ogni età al genere umano. Quel medesimo spirito di amore che fece tanti prodigi nei primi tempi, ne produce tutto dì dei simili in mezzo alla nostra società. Chi non ricorda con profonda commozione, quei religiosi spagnuoli i quali percorrevano le strade di una città appestata, suonando un campanello, affinché, avvertiti del loro passaggio, i bisognosi potessero chiedere i loro generosi soccorsi? Morirono quasi tutti martiri della loro abnegazione.
Ma lasciando da parte i fatti particolari i quali darebbero materia a molti volumi, non ricordiamo né i Gerolamo Miani, né i Belzunce, né i Carlo e i Federico Borromeo, né quel Vincenzo de' Paoli, che in tempo di calamità nutriva province intere, la cui immensa carità oltrepassando i mari, si spingeva fino su le rive del Madagascar e nelle foreste della nuova Francia, e che pareva si fosse preso lui solo l'incarico di sollevare tutte le mise.rie umane: uomo prodigioso che ha costretto il suo secolo a credere alla virtù; consideriamo solamente gli stabilimenti durevoli, i benefizi permanenti della religione. Chi innalzò quegli asili salutari all'innocenza e al dolore, che i popoli impareranno ogni dì meglio ad apprezzare; quei ritiri tranquilli agl'infelici, quei superbi palazzi ricovero dell'indigenza; chi, dico, li innalzò, li dotò, li protesse? Non è forse la religione cattolica? Padrona un istante, la filosofia non seppe fare altro che accumulare rovine; la ragione umana non lasciò nulla in piedi di ciò che a favore dell'umanità aveva creato la fede. E con quale profusione non aveva il Cristianesimo moltiplicato queste commoventi istituzioni così eminentemente sociali? Il loro numero quasi infinito uguagliava quello delle nostre miserie. Qua la figlia di S. Vincenzo visitava il vecchio infermo, ne fasciava le piaghe, parlandogli del cielo; o divenuta, per effetto di carità tenerissima, madre senza cessare di essere vergine, riscaldava al suo seno il bambino abbandonato. Più lungi la suora infermiera assisteva, consolava il malato, e dimenticava se stessa per prodigargli, giorno e notte, le cure più penose e più ripugnanti. Là il religioso di S. Bernardo, fissando, la sua dimora in mezzo alle nevi, abbreviava la sua vita, per salvare quella del viandante smarritosi nei monti. Preti, frati, monaci di tutti gli ordini, spezzando per sovrumana virtù i più dolci legami, se n'andavano lieti e gioiosi a bagnare del loro sangue contrade lontane e selvagge, senz'altro desiderio che strappare all'ignoranza, al delitto, alla infelicità, uomini a loro affatto sconosciuti. Dopo di aver fecondato dei suoi sudori le nostre incolte colline, le nostre sterili campagne, il laborioso benedettino, ritirato nella sua cella, travagliavasi a disboscare il non meno arido terreno della nostra antica storia e delle nostre antiche leggi. L'educazione, la cattedra, le missioni, nessuna opera utile era straniera ai figli del Loyola: il loro zelo tutto abbracciava, e a tutto bastava. L'umile religioso di S. Francesco percorreva del continuo le campagne, per aiutare i pastori nelle loro sante funzioni, discendeva in fondo alle segrete per recarvi parole di pace alle vittime della giustizia umana; e simile alla speranza di cui era ministro, accompagnando fino al capestro l'infelice che ascendeva il patibolo, ne divideva le ambasce, ne rianimava il coraggio e lo fortificava sia contro i terrori del supplizio, sia contro quelli del rimorso. Le sue mani compassionevoli non si distaccavano più, per così dire, dallo sventurato ch'esse avevano ricevuto ai piedi del tribunale inflessibile dell'uomo, se non dopo di averlo deposto ai piedi del tribunale del Dio clemente.
Io non la finirei più, se volessi accennare, anche compendiosamente, a tutti i servizi resi all'umanità dalla religione cattolica. Quante inimicizie spente, quanti sposi, parenti, concittadini riconciliati, quante vittime strappate al vizio, quanti torti riparati, quante iniquità impedite, quante pene consolate, quante segrete miserie addolcite pel ministero dei suoi sacerdoti! Io ho ricordato alcuni beni portati dalla religione cattolica al genere umano; essi sono non meno grandi che innegabili; ora come mai avviene che una religione sì favorevole all'umanità, madre della civiltà e della scienza, amica della libertà, della fratellanza e dell'uguaglianza, una religione che porta sollievo a tutte le miserie, incontri avversari e nemici fra gli uomini? È possibile che tanto amore non dissipi i pregiudizi e l'odio? O Dio! quello che eccita quest'odio, è la bellezza, la perfezione medesima della legge evangelica. La severità dei doveri ch'ella impone, spaventa le passioni, mette i brividi all'uomo carnale; si contrasta il bene ch'essa fa, a cagione del bene che ordina di fare.
Ma prima di rigettare con disprezzo la religione, l'uomo deve imparare a conoscerla. Il disprezzo è facile; è un piacere che l'ignoranza procura con poca spesa all'orgoglio; ma bisognerebbe ancora, spingendo più innanzi gli occhi, guardare le conseguenze di questo disprezzo e pensare a ciò che si risponderà al legislatore supremo, quando ce ne chiederà conto. Tutto non sta nel sorridere; anche Dio riderà, dice la Scrittura (Psalm. II, 4); ma nel giorno tremendo della sua giustizia, la creatura ribelle, contemplando l'ordine ch'essa ha sconvolto e con disperato livore ammirandolo, lo sentirà talmente conforme alla sua natura, che sarà per lei minore tormento concorrervi col suo supplizio, che turbarlo, se fosse possibile, col godimento ingiusto della felicità che merita di perdere. A che giova lusingarci? qual pro ne ricaviamo? E che cosa è mai quel breve sopore che ci procuriamo per mezzo d'inebrianti sofismi, paragonato a quello svegliarsi terribile che lo segue ed al quale nulla più tiene dietro?.. Cediamo dunque a questa religione così feconda di beni, così perfetta, così divina; amiamola, rispettiamola, pratichiamola.