Omosessualità e sacerdozio. Il nodo gordiano dei cattolici?

Sacerdozio e vita religiosa

di Andrzej Kobyliński 1
Università Cardinale Stefan Wyszyński di Varsavia
da Poznań Theological Studies 31(2017), p. 117-143

Riassunto. Questo paper offre uno sguardo sintetico sul rapporto esistente tra l’omosessualità e il sacerdozio cattolico. L’analisi rivela che il fenomeno dell’omosessualità divide sempre più il mondo cristiano. La comprensione dell’omosessualità richiede delle analisi interdisciplinari serie ed approfondite. La domanda cruciale per i cattolici, di carattere piuttosto ontologico che morale, riguarda la visione del sacerdote che agisce «nella persona di Cristo» (in persona Christi). La comprensione degli elementi essenziali della conformità del prete cattolico a Cristo, sembra essere determinante per interpretare correttamente il rapporto tra l’omosessualità e il sacerdozio.

(le note al presente testo sono state riportate nella pagina http://www.paginecattoliche.it/omosessualita-e-sacerdozio-il-nodo-gordiano-dei-cattolici-note/ per necessità tecniche)

1. Introduzione

A novembre del 2015 sono passati 10 anni dalla pubblicazione di un documento dottrinale della Santa Sede che, oggi, viene spesso contestato in diversi ambienti cattolici. Si tratta dell’Istruzione della Congregazione per l’Educazione Cattolica, approvata dal Santo Padre Benedetto XVI, che ha vietato l’ordinazione dei preti con tendenze omosessuali. Purtroppo, questo anniversario importante, è passato quasi totalmente inosservato. Di conseguenza, non sono state organizzate conferenze scientifiche dedicate a questa problematica, non sono usciti nuovi libri, né articoli per approfondire il rapporto esistente tra l’omosessualità e il sacerdozio cattolico dal punto di vista biblico, teologico, filosofico o psicologico.

L’unica voce molto forte e provocatoria, che si è sentita nell’autunno del 2015, e ha toccato, expressis verbis, il problema dell’Istruzione del 2005, è stata quella del monsignore polacco Krzysztof Charamsa. Facendo, a Roma, il suo spettacolare «coming out» del 3 ottobre 2015, alla vigilia del Sinodo dei Vescovi sulla famiglia, Charamsa ha annunciato, in 10 dieci punti, Il nuovo manifesto di liberazione gay. Il punto numero 5 di questa dichiarazione contiene le seguenti parole: «L’immediata cancellazione della discriminatoria istruzione circa la non ammissione delle persone omosessuali al sacerdozio cattolico. Esigiamo che il papa cancelli immediatamente la vergognosa istruzione circa la non ammissione delle persone omosessuali all’ordinazione sacerdotale, firmata da papa Benedetto XVI nel 2005» 2.

In molte interviste, rilasciate nelle settimane successive ai giornalisti di molti Paesi, Charamsa ha ribadito che l’Istruzione del 2005 era stata, per lui, l’episodio più doloroso della sua esperienza nella Congregazione per la Dottrina della Fede, essendo legato alla sua omosessualità. Charamsa ha perfino paragonato questa Istruzione «alle peggiori leggi razziali», che gratuitamente «stigmatizzano e discriminano un intero gruppo sociale». Secondo lui, la decisione del 2005 è disumana – offende e discrimina le persone omosessuali. Va però ricordato che questo divieto è stato confermato dal documento della Congregazione per il Clero, pubblicato l’8 dicembre 2016 (3).

Come valutare le opinioni presentate da Krzysztof Charamsa? Perché, nel 2005, è stato introdotto il divieto di ordinare candidati al sacerdozio che fossero gay, se per 2000 anni nella Chiesa cattolica non esisteva in realtà un documento dottrinale che regolasse l’ammissione di tali candidati al sacramento dell’ordine?

Quale era la lunga storia della preparazione dell’Istruzione del 2005? Come e quando il problema dei preti omosessuali sarà risolto dai cattolici nel Terzo Millennio?

Lo scopo principale di questo articolo è quello di analizzare il processo che ha portato, dopo molti anni di duro dibattito, alla pubblicazione del documento del 2005 e di mostrare possibili scenari futuri nella comprensione del sacerdozio nella Chiesa cattolica.

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