La collaborazione ad una legge ingiusta

Morale: contraccezione, dissenso...
Testo di approfondimento

di Tommaso Scandroglio

Parliamo di collaborazione al varo di una legge ingiusta con l’intenzione di limitarne gli effetti negativi e lo facciamo partendo da un paio di esempi.

1) Tizio cammina per strada e vede un palazzo in fiamme. Il fuoco è arrivato al secondo piano. Tizio decide di intervenire e così grazie al suo aiuto le fiamme si sono fermate al secondo piano dello stabile. L’intervento di Tizio teso a limitare i danni è stato lecito sotto il profilo morale?  Nei limiti delle sue capacità e quindi tenendo conto dei rischi che avrebbero potuto attentare alla sua incolumità, la risposta è positiva.

2) Altro esempio simile. Caio vuole appiccare un incendio ad un palazzo. Sempronio, suo amico, non è assolutamente d’accordo e così tenta di persuaderlo dall’astenersi da tale gesto parlandogli più volte. Nulla da fare: Caio persevera nella sua decisione. Allora Sempronio pensa tra sé: “Non posso evitare il peggio, però mi è venuta un’idea:  se aiuto il mio amico Caio ad appiccare l’incendio avrò modo – a sua insaputa – di prodigarmi per spegnerlo subito dopo o almeno di limitarne i danni”. I due quindi appiccano l’incendio al palazzo e poi Sempronio riesce a domare le fiamme e queste arrivano solo al secondo piano dello stabile. L’effetto ottenuto è il medesimo dell’esempio precedente (le fiamme si sono fermate al secondo piano), ma la valutazione morale delle condotte di Tizio e Sempronio è assai differente.

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La cooperazione con azioni moralmente cattive contro la vita umana

Morale: contraccezione, dissenso...

di Mons. LIVIO MELINA
Presidente del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per gli Studi su Matrimonio e Famiglia

   Nel terzo capitolo dell’Enciclica Evangelium vitae Giovanni Paolo II esprime un giudizio di elevata autorità dottrinale sul disordine morale grave dell’aborto procurato (EV, (2), delle sperimentazioni sugli embrioni umani (EV, 63) e dell’eutanasia (EV, 65), applicando a questi tre tipi di azioni la valutazione etica negativa che sempre merita «l’uccisione diretta e volontaria di un essere umano innocente» (EV, 57). Questa rigorosa delimitazione dell’oggetto specifico del documento pontificio ad alcuni particolari attentati contro la vita umana nascente o terminale è esplicitamente motivata col fatto che essi presentano «caratteri nuovi rispetto al passato e sollevano problemi di singolare gravità». (EV, 11).

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Alle radici del rahnerismo: l’Opzione fondamentale

Il Magistero contestato, il dissenso...,Morale: contraccezione, dissenso...

La diffusione del rahnerismo in Italia: G.B. Libanio, E. Chiavacci

L’opzione fondamentale esistenzialistica e il peccato

di P. Alberto Galli O.P., maestro di P. Tomas Tyn O.P.
Tratto da «Sacra Doctrina», n° 2 del marzo-aprile 1985,
Edizioni http://www.esd-domenicani.it/

 

 

Ho già detto, in alcuni articoli precedenti (1), come alcuni moralisti seguaci del trascendentalismo e più precisamente del soggettivismo fenomenologico o esistenzialistico, si trovino nell’impossibilità di riconoscere una base oggettiva alla morale in genere, e in particolare alla riflessione sul peccato.

Mi propongo ora di ritornare su quest’ultimo tema analizzando soprattutto lo scritto di G.B. Libanio il quale dedica al nostro argomento la parte centrale del libro Peccato e opzione fondamentale (Cittadella, Assisi 1977). Mi riferirò anche ad alcuni testi di B. Haring, F. Bockle, K. Rahner e E. Chiavacci.

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Le cause della divisione nella lotta dei cattolici alla Rivoluzione francese

Storia della Chiesa

Rafael Gambra Ciudad

LE DIVERSE SCUOLE DELL’OPPOSIZIONE CATTOLICA ALLA RIVOLUZIONE FRANCESE (*)

Juan Vázquez de Mella y Fanjul (1861–1928)

 

[…] Benché l’origine dell’opera [di Vazquez de Mella] non possa trovarsi in fonti intellettuali, ma piuttosto in un ambiente spirituale, dobbiamo indicare le correnti di pensiero che confluiscono nella genesi di questo ambiente — e pertanto nel pensiero di Mella — per comprendere la posizione tipica e cruciale della sua opera all’interno del tradizionalismo politico europeo.

Il processo si deve fare risalire, a mio giudizio, all’ultimo decennio del XVIII secolo, a quella che è stata chiamata la prima reazione contro la Rivoluzione, che è anche la prima autocoscienza dell’Antico Regime, fino ad allora non messo in discussione nei suoi fondamenti politici e spirituali.

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’68, socialismo e rivoluzione sessuale dall'”utopia alla scienza”

Morale: contraccezione, dissenso...

Rivoluzione o rivolta?

Per parlare del fenomeno denominato «Rivoluzione sessuale» bisogna innanzitutto chiarire i termini. Fu veramente una rivoluzione o si trattò semplicemente di una rivolta? In altri termini: questo movimento fu il tentativo di sovvertire completamente i significati sociali, filosofici e morali della sessualità umana oppure, senza motivazioni ideologiche particolari, si propose obiettivi immediati e particolari, senza sovvertimenti globali? Sembra di poter affermare con sicurezza che la Rivoluzione sessuale ebbe una base ideologica e si pose come tappa di un processo rivoluzionario globale nei confronti dell’ordine religioso, politico, economico e sociale.

Essa, trovò come pretesto una visione della sessualità realmente caratterizzata da ipocrisia e discriminazione nei confronti delle donne: la visione borghese che voleva lui «cacciatore, lei preda» (1), lui «padrone, lei schiava» (2). Una visione della sessualità e dei rapporti tra uomo e donna molto diversa da quella maturata all’interno della Chiesa cattolica durante il pontificato di Giovanni Paolo II (3).
Quale fu il sovvertimento dei significati della sessualità umana? Lo riassume così la dottoressa Marina Castaneda: «La rivoluzione sessuale degli anni Sessanta e Settanta ha trasformato il senso della sessualità. Il piacere è diventato uno scopo in sé, indipendente dalla procreazione e da ogni legame affettivo o legale tra individui» (4).

Una conferma di questa lettura della Rivoluzione sessuale intesa come Rivoluzione strictu sensu la troviamo nell’opuscolo del marchese Donatien-Alphonse-François de Sade intitolato Francesi! Ancora uno sforzo se volete essere repubblicani!, contenuto nel suo libro La filosofia del Boudoir (5). In questo libello vengono indicate le tappe successive la Rivoluzione Francese, intese come progressiva negazione di tutti i doveri che il pensiero tradizionale impone all’uomo: doveri verso Dio, doveri verso il prossimo, doveri verso sé stesso. Relativamente ai doveri verso l’uomo, de Sade si scaglia con particolare violenza contro il pudore e la libertà sessuale altrui: un vero Stato repubblicano deve essere «immorale per necessità» (6).

Con de Sade la Rivoluzione sessuale viene enunciata come programma: ma rimane ancora utopia. Sarà Wilhelm Reich, utilizzando Sigmund Freud e Karl Marx, a far passare la Rivoluzione sessuale, in analogia con il socialismo, dall’«utopia alla scienza»; infine, con il periodo denominato «Sessantotto» (7), questa «scienza» si trasformerà in prassi rivoluzionaria: ecco la Rivoluzione sessuale (8). Sarebbe tuttavia errato considerare, ai fini della Rivoluzione sessuale, come «inutili» le teorizzazioni di de Sade: egli ha posto un traguardo, ha indicato le tappe per raggiungerlo ed è stato un modello per coloro che lo hanno seguito (9).

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Don Dariusz Oko: Dinamica e metodo dell'”omoeresia”

Il Magistero contestato, il dissenso...
Le note di questo paper sono state spostate nella pagina: http://www.paginecattoliche.it/don-dariusz-oko-dinamica-e-metodo-dellomoeresia-note/

del prof. don Dariusz Oko
Dipartimento di Filosofia dell’Università Pontificia Giovanni Paolo II di Cracovia
[traduzione del saggio Mit dem Papst gegen Homohäresie, “Theologisches” 9/10 (2012), pp. 403-426 presente qui: http://www.theologisches.net/files/2012%20-%20Theolog%20-%2009%20+%2010.pdf]

 

Da molte settimane in  Polonia ha luogo un’accesa discussione sulla “omosessualità clandestina nella Chiesa” causata dalle dichiarazioni di don Tadeusz Isakowicz-Zaleski nel suo ultimo libro Mi importa della verità [1].

Alcuni negano l’esistenza di questo mondo sommerso e divulgano tesi del tutto contrarie all’insegnamento della Chiesa; in entrambi i casi ciò non corrisponde al vero [2].

Vista la serietà del problema, mi sento in dovere di prendere la parola, perché anch’io vorrei la verità; ma soprattutto vorrei il bene, il bene fondamentale dell’uomo e della Chiesa, la comunione fondamentale della sua vita.

Nella discussione bisogna sempre partire dal principio fondamentale e assiomatico che sicuramente ognuno di noi ha una conoscenza solo parziale di ogni argomento, e che questa conoscenza è probabilmente in parte inesatta. Questo principio dovrebbe portare alla semplice esposizione del proprio punto di vista e all’ascolto attento degli argomenti degli interlocutori o degli avversari. Così ciascuno di noi può, nel miglior modo possibile, arricchire le proprie convinzioni di base eventualmente ampliandole e correggendole da possibili errori. La validità e la soddisfazione di un dialogo onesto consistono proprio in ciò, ed io vorrei attenermi a questo „modus operandi”.

Il dovere di prendere posizione sul problema dell’omosessualità clandestina nella Chiesa è legato al mio impegno nella critica filosofica dell’ideologia e della propaganda omosessuale (in breve omoideologia e omopropaganda), della quale mi occupo da tanti anni su richiesta e con l’incoraggiamento di molti cardinali e vescovi [3].

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Don Dariusz Oko: Dinamica e metodo dell'”omoeresia” (NOTE)

Il Magistero contestato, il dissenso...

Don Dariusz Oko, nato nel 1960 ad Oświęcim, è stato ordinato sacerdote nel 1985, è prete dell’Arcidiocesi di Cracovia, dottore di ricerca in filosofia ed in teologia, professore al Dipartimento di Filosofia dell’Università Pontificia Giovanni Paolo II di Cracovia.
I principali settori delle sue ricerche scientifiche sono: metafisica, filosofia di Dio, teologia contemporanea, zone di confine tra filosofia e teologia, critica dell’ideologia atea. Per sei anni ha studiato in diverse università in Germania, Italia e negli Stati Uniti. Dopo l’ordinazione sacerdotale, insieme al lavoro scientifico, ha sempre svolto quello di ministro cristiano come sacerdote residente in diverse parrocchie europee ed americane. Per sedici anni è stato direttore spirituale degli studenti, e dall’anno 1998 è direttore spirituale dei medici nella sua diocesi. Nel corso di studi, congressi scientifici e pellegrinaggi con i medici ha visitato circa quaranta paesi di tutti i continenti. In Polonia è conosciuto come editorialista, ed i suoi articoli sono stati spesso accolti con riconoscimento ed hanno dato origine a discussioni e dibattiti a livello nazionale.

Ricezione dell’articolo

Il presente testo è una traduzione di Józef  Kowalski dell’articolo pubblicato originariamente in polacco sotto il titolo: Z papieżem przeciw homoherezji, “Fronda” 63 (2012), pp. 128-160 (http://www.fronda.pl/news/czytaj/tytul/z_papiezem_przeciw_homoherezji_(cz.i)_22079/strona/2) apparsa su https://www.corrispondenzaromana.it/con-il-papa-contro-lomoeresia-di-don-dariusz-oko/.

L’articolo in questione è apparso anche in Germania sul mensile “Theologisches”, una delle riviste teologiche più importanti. Il periodico è molto apprezzato da papa Benedetto XVI che vi abbonato da decenni (prima come sacerdote e cardinale Ratzinger). Su questa rivista hanno pubblicato spesso i loro articoli non soltanto Joseph Ratzinger, ma anche cardinali come Hans Urs von Balthasar, Avery Dulles S.I., Leo Scheffczyk e molti altri. Cfr. D. Oko, Mit dem Papst gegen Homohäresie, “Theologisches” 9/10 (2012) pp. 403-426.

In Polonia ed all’estero è stato accolto con grande interesse ed ha suscitato un’accesa discussione. È stato subito tradotto in lingua ceca e nel luglio del 2011 per cinque mercoledì successivi (4, 11, 18, 25 ed il 31 luglio 2011) è stato trasmesso a puntate dalla Sezione Ceca della Radio Vaticana (al posto delle catechesi delle udienze generali del Santo Padre, che vengono sospese durante le vacanze). L’articolo è stato molto discusso in Slovacchia e nella Repubblica Ceca perché spiegava in parte la situazione dell’arcivescovo Robert Bezak di Trnawa, che proprio in questi giorni è stato rimosso dal vescovato. Cfr. : “S Papežem proti homoherezi”.

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Omosessualità e sacerdozio. Il nodo gordiano dei cattolici?

Sacerdozio e vita religiosa

di Andrzej Kobyliński 1
Università Cardinale Stefan Wyszyński di Varsavia
da Poznań Theological Studies 31(2017), p. 117-143

Riassunto. Questo paper offre uno sguardo sintetico sul rapporto esistente tra l’omosessualità e il sacerdozio cattolico. L’analisi rivela che il fenomeno dell’omosessualità divide sempre più il mondo cristiano. La comprensione dell’omosessualità richiede delle analisi interdisciplinari serie ed approfondite. La domanda cruciale per i cattolici, di carattere piuttosto ontologico che morale, riguarda la visione del sacerdote che agisce «nella persona di Cristo» (in persona Christi). La comprensione degli elementi essenziali della conformità del prete cattolico a Cristo, sembra essere determinante per interpretare correttamente il rapporto tra l’omosessualità e il sacerdozio.

(le note al presente testo sono state riportate nella pagina http://www.paginecattoliche.it/omosessualita-e-sacerdozio-il-nodo-gordiano-dei-cattolici-note/ per necessità tecniche)

1. Introduzione

A novembre del 2015 sono passati 10 anni dalla pubblicazione di un documento dottrinale della Santa Sede che, oggi, viene spesso contestato in diversi ambienti cattolici. Si tratta dell’Istruzione della Congregazione per l’Educazione Cattolica, approvata dal Santo Padre Benedetto XVI, che ha vietato l’ordinazione dei preti con tendenze omosessuali. Purtroppo, questo anniversario importante, è passato quasi totalmente inosservato. Di conseguenza, non sono state organizzate conferenze scientifiche dedicate a questa problematica, non sono usciti nuovi libri, né articoli per approfondire il rapporto esistente tra l’omosessualità e il sacerdozio cattolico dal punto di vista biblico, teologico, filosofico o psicologico.

L’unica voce molto forte e provocatoria, che si è sentita nell’autunno del 2015, e ha toccato, expressis verbis, il problema dell’Istruzione del 2005, è stata quella del monsignore polacco Krzysztof Charamsa. Facendo, a Roma, il suo spettacolare «coming out» del 3 ottobre 2015, alla vigilia del Sinodo dei Vescovi sulla famiglia, Charamsa ha annunciato, in 10 dieci punti, Il nuovo manifesto di liberazione gay. Il punto numero 5 di questa dichiarazione contiene le seguenti parole: «L’immediata cancellazione della discriminatoria istruzione circa la non ammissione delle persone omosessuali al sacerdozio cattolico. Esigiamo che il papa cancelli immediatamente la vergognosa istruzione circa la non ammissione delle persone omosessuali all’ordinazione sacerdotale, firmata da papa Benedetto XVI nel 2005» 2.

In molte interviste, rilasciate nelle settimane successive ai giornalisti di molti Paesi, Charamsa ha ribadito che l’Istruzione del 2005 era stata, per lui, l’episodio più doloroso della sua esperienza nella Congregazione per la Dottrina della Fede, essendo legato alla sua omosessualità. Charamsa ha perfino paragonato questa Istruzione «alle peggiori leggi razziali», che gratuitamente «stigmatizzano e discriminano un intero gruppo sociale». Secondo lui, la decisione del 2005 è disumana – offende e discrimina le persone omosessuali. Va però ricordato che questo divieto è stato confermato dal documento della Congregazione per il Clero, pubblicato l’8 dicembre 2016 (3).

Come valutare le opinioni presentate da Krzysztof Charamsa? Perché, nel 2005, è stato introdotto il divieto di ordinare candidati al sacerdozio che fossero gay, se per 2000 anni nella Chiesa cattolica non esisteva in realtà un documento dottrinale che regolasse l’ammissione di tali candidati al sacramento dell’ordine?

Quale era la lunga storia della preparazione dell’Istruzione del 2005? Come e quando il problema dei preti omosessuali sarà risolto dai cattolici nel Terzo Millennio?

Lo scopo principale di questo articolo è quello di analizzare il processo che ha portato, dopo molti anni di duro dibattito, alla pubblicazione del documento del 2005 e di mostrare possibili scenari futuri nella comprensione del sacerdozio nella Chiesa cattolica.

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Omosessualità e sacerdozio. Il nodo gordiano dei cattolici? (NOTE)

Devozioni: Fatima, Lourdes, Guadalupe...

NOTE al Saggio di Andrzej Kobyliński:

Omosessualità e sacerdozio. Il nodo gordiano dei cattolici?

Fonte: https://journals.indexcopernicus.com/api/file/viewByFileId/261531.pdf

1 Andrzej Kobyliński – dopo gli studi compiuti presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma, è attualmente professore di Filosofia presso la Facoltà di Filosofia Cristiana dell’Università del Cardinale Stefan Wyszyński di Varsavia. Ha pubblicato in italiano diversi articoli ed un libro sotto il titolo Modernità e postmodernità. L’interpretazione cristiana dell’esistenza al tramonto dei tempi moderni nel pensiero di Romano Guardini (1998). E-mail: a.kobylinski@uksw.edu.pl.

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DOSSETTI E IL DOSSETTISMO. UN APPROCCIO IDEOLOGICO ALLA FEDE

Il Magistero contestato, il dissenso...

INTRODUZIONE – Ho esitato a lungo prima di scegliere il titolo per questo intervento. Tra l’altro, pensando al titolo avevo immaginato anche quest’altro titolo possibile, cioè Dossetti, ovvero dell’inquietudine cattolica. Perché una ragione psicologica all’attivismo straordinario di questo personaggio deriva proprio dall’irrequietezza con cui ha vissuto il suo impegno politico prima, ed ecclesiale poi, incapace, perché teso certamente alla grandezza della fede, di accettare i limiti con cui questa poteva essere vissuta, praticata e predicata sia nella politica, sia nelle comunità cristiane, sia nella Chiesa. Ed è un limite enorme, questo, che lo ha portato ad un ipercriticismo ea un attivismo dove, in nome del meglio, si è spesso perso il bene possibile. La contrapposizione ideale non deve tuttavia far venir meno l’onestà intellettuale e capisco che con un titolo del genere la dimensione spirituale di un personaggio come Giuseppe Dossetti (1913-1996) sembra venirne inevitabilmente ridotta. Dunque, prima di entrare nel vivo del mio intervento voglio anch’io rendere in qualche modo omaggio a un personaggio che pur distantissimo dalle mie convinzione resta un fratello nella fede, dotato di una intelligenza e di un’acutezza straordinarie, e usando le «parole che il card. Giacomo Biffi (1928) ha speso per lui, pur criticandolo aspramente, si può dire che è stato un autentico uomo di Dio, un asceta esemplare, un discepolo generoso del Signore che ha cercato di spendere totalmente per lui la sua unica vita. Sotto questo profilo egli resta un raro esempio di coerenza cristiana, un modello prezioso seppur non facile da imitare» (G. Biffi, Memorie e digressioni di un italiano cardinale, Siena 2008, Cantagalli, p. 477).

Resta comunque impossibile tacere dei limiti di quella che è stata non solo la sua opera in campo politico, ma anche e soprattutto in seno alla Chiesa cattolica pensando in particolar modo al suo lascito raccolto e sviluppato dai suoi eredi, riferendomi non solo alla sinistra politica cattolica dei vari Rosy Bindi (1951) e Romano Prodi (1939) ma soprattutto all’opera culturale intrapresa dalla cosiddetta “officina bolognese”, cioè dal Centro di studio da lui fondato a Bologna all’indomani del suo “abbandono” politico oggi trasformato in Istituto superiore di scienze religiose, e divenuto anche Fondazione, che da anni egemonizza l’intellighenzia cattolica soprattutto in relazione alla interpretazione della ricezione conciliare.

PERCHE’ UN APPROCCIO IDEOLOGICO? – Per ideologia intendo una costruzione della mente che intende imporsi sulla realtà, anche quando questa naturalmente gli resiste. Allora occorre qui, ripercorrendo sinteticamente le tappe del percorso politico-culturale di Dossetti vedere che genere di ideologia si sviluppa e in che modo si è venuta formando.

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