Una lettura teologica del fenomeno del satanismo

Evangelizzazione: convertiti, lassi...

Un contributo di Sua Eminenza il Card. Giacomo Biffi, Arcivescovo di Bologna, che tratta del crescente e preoccupante fenomeno di pratiche legate al mondo dell’occulto, anche da parte di fedeli cattolici

L’OSSERVATORE ROMANO, Giovedì 17 Settembre 1998


Una lettura teologica del fenomeno del satanismo


Facendo seguito alla precedente pubblicazione di una serie di sei articoli – da noi raccolti nel «Quaderno» n. 36 – che si soffermano a trattare il crescente e preoccupante fenomeno di pratiche legate al mondo dell’occulto, anche da parte di fedeli cattolici, proponiamo un nuovo contributo di carattere teologico-pastorale a firma di Sua Eminenza il Card. Giacomo Biffi, Arcivescovo di Bologna.


NOTE: Un contributo di carattere teologico-pastorale


Card. GIACOMO BIFFI – Arcivescovo di Bologna


 


Perché oggi si ricerca da molti un contatto con l’occulto, quando non addirittura con il demoniaco? I motivi possono essere tanti: lo smarrimento e il disagio tipico della nostra epoca, il senso di solitudine che spinge le persone a cercare dei legami stretti a tutti i costi, la ricerca affannosa di senso, la perdita dei valori su cui si fondava la società fino a qualche decennio fa, la conseguente perdita della distinzione oggettiva tra bene e male, la volontà di trasgredire le regole, un disagio sociale diffuso, la pretesa dell’uomo di autoredimersi, di ottenere la salvezza con le sue stesse mani, e in fondo la ricerca spasmodica e narcisista di se stessi che porta all’idolatria della propria persona. Tutti motivi che avvicinano le persone al mondo del satanico. Non bisogna né sopravvalutare né sottovalutare questi dati. Essi manifestano una situazione profonda: la perdita della fede. È proprio qui dove la nostra analisi abbandona il terreno fenomenologico e si addentra nel terreno teologico. La domanda di partenza è proprio questa: qual è l’identità del demonio all’interno della rivelazione cristiana? Quali sono le sue opere? Come agisce? E come i figli del regno possono reagire di fronte alla sua volontà di dominio?


L’insegnamento di Gesù


Alcuni teologi, più o meno implicitamente, sono arrivati a dichiarare la «morte del diavolo», lo hanno liquidato; essi sono partiti da un’ermeneutica dei testi della Scrittura e del magistero che non teneva tanto conto dei dati oggettivi trasmessi ma della mentalità moderna che relegava il diavolo a mito e a simbolo. Non che i problemi a livello ermeneutico manchino, ma la loro risoluzione deve tener conto dei criteri sempre adottati dalla Chiesa nella sua ricerca (1).


Lo stesso invio in missione post-pasquale contiene l’esplicita indicazione dell’attività missionaria: «E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove» (Mt 16, 7). Questo dato è confermato da altre citazioni; esse fanno parte dell’attività esorcistica di Gesù che continua nella Chiesa.


La domanda che sorge a questo punto è: quale figura di Satana emerge nel Nuovo Testamento? Innanzitutto va premesso che la prospettiva in cui si colloca la Scrittura intera non è fornire delle risposte di carattere ontologico ma la descrizione della storia della salvezza attuata in Cristo. L’azione di Gesù fin dal suo inizio si pone come un’azione che contrasta quella del demonio: il Regno di Dio è giunto sulla terra e lotta contro l’altro regno, quello del «padre delle tenebre» (2). Per questo non ci interessa tanto il demonio in se stesso ma perché inserito nella vicenda di Cristo. L’episodio che apre praticamente la vita pubblica di Gesù, le tentazioni nel deserto, è per noi altamente significativo (CCC 539) (3). Satana vuole distogliere Gesù dal progetto del Padre, cioè vuole spezzare il suo rapporto di figliolanza: «Terminato questo periodo, Satana lo tenta tre volte cercando di mettere alla prova la sua disposizione filiale verso Dio» (CCC 538). Si presenta come il liberatore, come colui che apre nuovi orizzonti di libertà, come colui che può dare la vera ed eterna felicità all’uomo. È l’invidia di colui che per scelta volontaria si è posto al di fuori del dono della paternità divina cerca di spezzare questo rapporto anche alle altre creature, a partire da Adamo ed Eva, fino allo stesso Gesù, il quale, in quanto ha assunto la natura umana, viene tentato, come ci ricorda la lettera agli Ebrei: «Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia compatire le nostre infermità, essendo stato lui stesso provato in ogni cosa, a somiglianza di noi, escluso il peccato» (Eb 4, 15) (4). L’evangelista Luca ci ricorda la perseveranza del demonio; ritornerà nella Passione: «Dopo aver esaurito ogni specie di tentazione, il diavolo si allontanò da lui per ritornare al tempo fissato» (Lc 4, 13). Qui la prova diventa decisiva: la solitudine diventa quasi insostenibile causa dell’abbandono dei suoi discepoli (5), la tentazione dello sconforto e della disperazione giungono fino a far dubitare della presenza di Dio. Gesù in questa ora suprema rinnova la sua fedeltà a Dio, Padre celeste che mai dimentica i suoi figli e vince proprio con la sua morte di croce il dominio del demonio: «La vittoria sul “principe del mondo”(Gv 14, 30) è conseguita, una volta per tutte, nell’Ora in cui Gesù si consegna liberamente alla morte per darci la sua Vita. Avviene allora il giudizio di questo mondo e il principe di questo mondo è «gettato fuori» (Gv 12, 31) [Cfr Ap 12, 10]» (CCC 2853). Un secondo dato emerge dall’analisi dei Vangeli: l’attività esorcistica di Gesù.


È un dato costante e qualificante e non può essere ridotto a una semplice azione taumaturgica. In essa si avverte la portata del combattimento escatologico tra Dio e il demonio, la radice di tutti i peccati. Il dialogo che intercorre tra Gesù e il demonio ci permette di cogliere sia la realtà personale del demonio (ci si può forse rivolgere ad un niente, ad un nulla?), sia l’obbedienza da parte di Satana, un’obbedienza che a volte suscita anche il timore e la paura (Lc 8, 37; Mt 8, 34). In questo scontro viene fuori una certa identità del demonio, anche se sembra difficile cogliere nella sua essenza colui che è il «principe delle tenebre» (6). Egli è il padre della menzogna: «voi che avete per padre il diavolo, e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin da principio e non ha perseverato nella verità, perché non vi è verità in lui. Quando dice il falso, parla del suo, perché è menzognero e padre della menzogna» (Gv 8, 44).


Giovanni Paolo II commenta così: «Respingendo la verità conosciuta su Dio con un atto della propria libera volontà, Satana diventa il menzognero cosmico e il padre della menzogna. Per questo egli vive nella radicale e irreversibile negazione di Dio e cerca di imporre alla creazione, agli altri esseri creati ad immagine di Dio, ed in particolare agli uomini, la sua tragica menzogna sul Bene che è Dio» (7).


Gli effetti sono sotto la vista di tutti: la ricerca della verità viene sempre più ritenuta un’effimera presunzione del passato; il criterio delle scelte non è più la distinzione tra bene e male ma le proprie volubili valutazioni, la menzogna non viene più considerata un male da combattere ma, il più delle volte, come un male da sopportare inevitabilmente o addirittura come un bene da ricercare. Nello stesso versetto evangelico il demonio viene descritto come «l’omicida».


Anche qui le parole del Papa risultano esplicative: «In questa condizione di menzogna esistenziale Satana diventa – secondo San Giovanni – anche l’omicida, cioè distruttore della vita soprannaturale che Dio sin dall’inizio aveva innestato in lui e nelle creature, fatte ad immagine di Dio: gli altri puri spiriti e gli uomini; Satana vuol distruggere la vita secondo la verità, la vita nella pienezza del bene, la soprannaturale vita di grazia e di amore».


Il demonio vuole spezzare il legame vitale che unisce gli uomini a Dio in Cristo: «poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui». (Col. 1, 16). Il Verbo anima, illumina e vivifica l’intera creazione; però la libera scelta dell’uomo, condizionata e sedotta dal principe delle tenebre, vi si può opporre: «In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta» (Gv 1, 4-5) (8).


L’autentica concezione dell’uomo


All’inizio Dio crea in Cristo tutte le cose, quelle visibili e quelle invisibili: in lui e in vista di lui sono state fatte (Col 1, 15-16). Questo «essere in Cristo» è in perfetta sintonia con la frase della Genesi «e vide che era cosa buona»: la bontà essenziale della creazione scaturisce dall’essere stata pensata in Cristo. A maggior ragione il discorso si può fare con le creature dotate di libertà: gli angeli. Parlando del demonio il CCC al n. 391 si richiama al Concilio Lateranense IV: «La Chiesa insegna che all’inizio era un angelo buono, creato da Dio. “Diabolus enim et alii dèmones a Deo quidem natura creati sunt boni, sed ipsi per se facti sunt mali” Il diavolo infatti e gli altri demoni sono stati creati da Dio naturalmente buoni, ma da se stessi si sono trasformati in malvagi». Al contrario si cadrebbe nell’errore di fare di Satana «una specie di “Dio malvagio”, contrapposto al Dio buono, a lui coeterno e comprincipio con lui delle cose create La sua malvagità non può che essere frutto di una ribellione sopraggiunta della sua libera volontà. Sulle modalità di questa prevaricazione nulla c’è dato di sapere; ma sul fatto non ci possono essere dubbi» (9).


È nello spazio di libertà che intercorre tra Dio e l’uomo che si situa l’azione del demonio, l’angelo decaduto, la creatura che ha voluto adorare se stessa anziché il suo Creatore. Il libro della Genesi ci mostra come l’azione di ribellione sia dovuta «sì alla libera e assurda decisione dei progenitori, ma per istigazione di un altro essere che presenta già tutte le caratteristiche che la Rivelazione successiva attribuirà al demonio: volontà di tentazione, attitudine alla menzogna, desiderio di portare alla morte» (10). La determinazione della presenza di tre soggetti: Dio, l’uomo e il demonio, nei loro reciproci rapporti ci permette di escludere sia l’origine divina del male (11) sia la piena libertà dell’uomo che può o no acconsentire alla proposta diabolica (12). Al di là delle fini e accurate analisi esegetiche del testo della Genesi ci sembra di potere sintetizzare il suo significato nella considerazione dell’importanza della libertà umana. L’uomo è tentato da Satana di opporsi a Dio, di dare senso e consistenza alla sua esistenza al di fuori del disegno del Padre, imboccando la strada dello sforzo prometeico di «farsi dio». Satana ha l’intenzione di «insegnare chi sia Dio», di dipingere Dio come colui che è geloso di ciò che ha, di porre, dunque, in antitesi l’uomo a Dio. La libertà dell’uomo, che in origine è chiamata alla comunione con il Creatore, nell’attuale condizione storica è minacciata dalla potenza del nemico, di colui che dopo avere scelto in maniera radicale e irreversibile la ribellione a Dio, vuole sedurre gli uomini, per invidia, e rapirli da Colui che è Sommo Bene. L’uomo dunque può scegliere di opporsi a Dio: e quindi non si può negare la possibilità della dannazione eterna senza negare definitivamente la libertà creata (13).


Dal punto di vista ontologico possiamo rilevare la consistenza personale di una tale creatura. Non lo si può confondere con il peccato; vi è un intrinseco legame ma non un’identificazione. Paolo VI nel suo famoso intervento del 1972 afferma: «Il peccato, perversione della libertà umana, e causa profonda della morte, perché distacco da Dio fonte della vita, e poi, a sua volta, occasione ed effetto d’un intervento in noi e nel nostro mondo d’un agente oscuro e nemico, il Demonio. Il male non è più soltanto una deficienza, ma un’efficienza, un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore. Terribile realtà. Misteriosa e paurosa» (14).


Il peccato è frutto anche della nostra debolezza umana dell’incapacità della nostra natura decaduta di seguire il bene e evitare il male: «Io non riesco a capire neppure ciò che faccio: infatti non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto» (Rom 7, 15), ma non possiamo tacere e ignorare l’influsso di colui che per definizione evangelica è il «il tentatore» (1 Ts 3, 5) (15).


Annotazioni pastorali


Possiamo ora trarre alcune conclusioni di carattere pastorale (16). Le considerazioni fatte fanno emergere che al di là del caos, delle intrigate e spesso tragiche storie umane, al di là dell’incomprensibilità del male c’è il disegno divino: è il disegno di ricapitolare tutte le cose in Cristo, è il disegno del Padre che chiama alla comunione con lui i suoi figli. «Nell’ambito dell’evangelizzazione non si deve in alcun modo sottovalutare il primato del mistero di Cristo, della sua morte e risurrezione su ogni altro aspetto. La stessa demonologia e i problemi che essa pone, per quanto gravi come si è avuto modo di segnalare, non rappresentano un “primum” in una visione adulta e integrale della fede e all’interno di un corretto concetto della gerarchia cristiana della verità» (17).


All’interno del rapporto filiale tra Dio e l’uomo si colloca una presenza che intende spezzare, interrompere il dialogo rendendo l’uomo solo e muto. L’uomo indebolito nella propria natura ma sempre rinnovato dalla grazia di Cristo, intesse una lotta quotidiana e decisiva: «Rivestitevi dell’armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo: la nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti» (Ef 6, 12). La lotta si fa ancora più dura perché spesso il demonio si veste da angelo della luce: «Ciò non fa meraviglia, perché anche Satana si maschera da angelo di luce» (2 Cor 11, 14) e agisce nelle tenebre tanto che non è facile discernere la sua presenza. La Chiesa è impegnata in prima persona nella fatica di un discernimento onesto e veritiero. Non può demandare ad altri questo compito, che a volte si presenta impopolare e difficile.


Il fenomeno del satanismo va compreso all’interno di questa cornice: vanno distinti e riconosciuti da una parte i segni della volontà corrotta dell’uomo, delle sue depravazioni morali, della sua disperata negazione della verità e del bene, le situazioni di dissociazione psicologica e isterismo e dall’altra l’azione del demonio (18).


La vita dell’uomo è questo cammino di libertà che culminerà nella pienezza escatologica; i frutti dello Spirito rendono inoperante l’azione di Satana, riducendo i suoi spazi, spuntando le sue lance, ridando al credente tutta la responsabilità etica di fronte alle proprie scelte. La preghiera di Gesù per i discepoli, nell’ora della prova, non intende preservarci dalle contraddizioni che caratterizzano la presenza nel mondo ma ci garantisce l’assistenza e la difesa del Padre dal maligno: «Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno» (Gv 17, 15). Ancora oggi la preghiera del cristiano, il Padre Nostro, è un’invocazione continua per chiedere al Signore il dono della libertà dal maligno.


S. Ambrogio ci ricorda: «Il Signore, che ha cancellato il vostro peccato e ha perdonato le vostre colpe, è in grado di proteggervi e di custodirvi contro le insidie del diavolo che è il vostro avversario, perché il nemico, che suole generare la colpa, non vi sorprenda. Ma chi si affida a Dio, non teme il diavolo. “Se infatti Dio è dalla nostra parte, chi sarà contro di noi?” (Rm 8, 31)» (19).


Lo sguardo finale a cui la fede ci porta è la speranza: è la speranza che fa fuggire il demonio; una speranza non nelle proprie forze, nelle ideologie che si intrecciano lungo la storia, nei progetti puramente umani ma nell’amore di Cristo da cui nulla e nessuno ci potrà mai separare: «Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Proprio come sta scritto: Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo trattati come pecore da macello. Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore» (Rm 8, 35-39).


Note:


1) Sulla complessa problematica ermeneutica si possono consultare:
AA. VV., Angeli e diavoli, Queriniana, 1989 (2a ed.);
W. Kasper, K. Lehmann (edd.), Diavolo, demoni, possessione. Sulla realtà del male, Queriniana, 1985 (2a ed.);
J. Ratzinger, Liquidazione del diavolo?, in ID, Dogma e predicazione, Queriniana, 1974, 189-197;
R. Lavatori, Satana. Un caso serio. Studio di demonologia cristiana, EDB, 1995, 13-58;
AA.VV. Angeli e demoni. Il dramma della storia tra il bene e il male, EDB, 1991, 252-283; 329-360;
G. Gozzelino, Il mistero dell’uomo in Cristo. Saggio di protologia, Elle Di Ci, 1991, 236-343.
Risultano utili per la sinteticità e la chiarezza due catechismi:
Conferenza Episcopale Tedesca Catechismo cattolico degli adulti, Paoline 1990 (2a ed), 126-127 e Conferenza Episcopale Italiana, Signore da chi andremo?, C.E.I. 1981, 508-511.


2) G. Colzani, Il diavolo, 730: «In ogni caso, al di là dei dibattiti sul concetto di redenzione, si dovrà riconoscere che tanto nella Scrittura quanto nella Tradizione le raffigurazioni della salvezza stanno in stretto rapporto con quelle del male e della perdizione: in pratica si dovrà riconoscere che la lotta contro Satana e la vittoria su di lui è un momento decisivo dell’opera di Gesù e della vita della Chiesa».


3) Ambrogio ha alcune pagine molto interessanti su questo episodio nel libro IV dell’Esposizione del Vangelo secondo Luca: nn. 4-42.


4) Il verbo usato e tradotto con «provato» è quello tipico delle tentazioni: «tentato in ogni cosa».


5) Giuda è visto in relazione diretta con Satana: Lc 22, 3; Gv 13, 2.27.


6) Il dibattito sull’attribuzione del concetto di persona al demonio è stato aperto da un intervento di J. Ratzinger nell’articolo «Liquidazione del diavolo?» in ID, Dogma e predicazione, Queriniana, 1974, 189-197.
Altri teologi hanno riflettuto su questo tema:
cfr i contributi di K. Lehmann e W. Kasper in W. Kasper, K. Lehmann (edd.), Diavolo, demoni, possessione. Sulla realtà del male, Queriniana, 1985 (2a ed.), 45-111.
Per un tentativo di definizione, R. Lavatori, Satana, un caso serio, 419: «Dal punto di vista teologico si può ulteriormente precisare la sua sagoma come anti-icona o deformazione negativa dell’essere assoluto creato inteso come similitudine e partecipazione dell’essere assoluto divino, in riferimento al mistero trinitario in cui risplende al massimo la pienezza dell’essere in comunione, nella distinzione inconfondibile delle persone. Satana, all’opposto, è l’espressione dell’impossibilità di comunione nella indeterminatezza della soggettività, che non è mai autenticamente se stessa, ma si confonde e si dilania in molteplici forme inconsistenti e vanitose».


7) Giovanni Paolo II, Catechesi del 13 agosto 1986, in La Traccia (1986) 822-824.


8) S. Ambrogio afferma che il demonio è il vero nemico del genere umano poiché non sopporta che l’uomo sia ricolmato dei beni che lui ha perso; è scontento del fatto che l’uomo ha ciò che lui non ha più; cfr In Ps 37 enarr. 21: «Appunto leggiamo che, quando nel consesso degli angeli il Signore si rivolgeva al diavolo per celebrare il suo fedele servo Giobbe, per accendere l’invidia dell’avversario del genere umano (infatti la lode dell’uomo, essere a lui inferiore, suona condanna per lui – il diavolo – che è stato spodestato da una condizione più alta), il diavolo ha risposto». Inoltre cfr Exp. Ev. sec. Luc. 4, 67; PL 15, 1632-1633.


9) G. Biffi, La bella, la bestia e il cavaliere. Saggio di teologia inattuale, Jaca Book 1984, 83-91; qui 85.


10) G. Biffi Esplorando il disegno, Elle Di Ci, 1994, 227.


11) Il demonio si situa non nel versante di Dio ma delle creature.


12) Conferenza Episcopale Toscana, Magia e demonologia, in Regno Documenti, 39 (1994) 528-536, su questo punto p. 534: «Non potendo avere il dominio dell’anima, il demonio non può servirsi della libertà umana, così come si serve degli organi corporali per farli agire a modo suo. Di conseguenza la perdita della libertà nell’uomo può derivare solo da un suo volontario rifiuto». Congregazione per la Dottrina della Fede, Fede e demonologia, 26 giugno 1975 in E.V. V, 1355: «Il diavolo esercita sui peccatori solo un’influenza morale, nella misura in cui ciascuno acconsente alla sua ispirazione: liberamente essi ne eseguono i “desideri: e fanno ala sua opera”. Soltanto in questo senso e in questa misura Satana è il loro “padre”, perché tra lui e la coscienza della persona umana resta sempre la distanza spirituale che separa la “menzogna” diabolica dal consenso che ad essa si può dare o negare». Cfr anche LG 16.


13) Qui si apre il discorso serio sulla dannazione dell’uomo. Cfr G. Biffi, La bella, la bestia e il cavaliere, 87: «A meno di vanificare la libertà creata nella sua significazione più alta e di ridurre il dramma dell’esistenza una commedia dal lieto fine immancabile come nei vecchi film americani, la possibilità che l’uomo deliberatamente si perda e finisca in uno stato irrimediabile di malvagità e di infelicità non può essere negata». Cfr GS 13.


14) Paolo VI, Liberaci dal male, 1169, in Insegnamenti di Paolo VI, 10 (1972) 1168-1173.


15) Congregazione per la Dottrina della Fede, Fede e demonologia, 1353: «Paolo non identifica il peccato con Satana: nel peccato, infatti, egli vede prima di tutto ciò che esso è essenzialmente, un atto personale degli uomini, e anche lo stato di colpevolezza e di accecamento nel quale Satana effettivamente cerca di gettarli e mantenerli. In tal modo, Paolo distingue bene Satana dal peccato. Certamente Satana induce al peccato, ma si distingue dal male che egli fa commettere».


16) Cfr M. Moronta Rodríguez, Atteggiamento pastorale di fronte al fenomeno del satanismo, in AA.VV. Il satanismo contemporaneo, 112-121.


17) Conferenza Episcopale Toscana, Magia e demonologia, 536.


18) In questi casi si parla di «possessioni diaboliche. Il fenomeno delle possessioni e dell’attività esorcistica della Chiesa esulano dall’intento di questo intervento; cfr CCC 1673. Il problema del discernimento in situazioni patologiche è di difficile soluzione. Occorre un’analisi accurata caso per caso. Conferenza Episcopale Toscana, Magia e demonologia, 533: «Le forme di influsso demoniaco non possono essere interpretate solo come situazioni a sfondo patologico; esse devono ricevere una valutazione teologica nella misura stessa in cui si presentano come in antitesi col progetto di salvezza di Dio sulle sue creature. La persona umana, creata ad immagine e somiglianza del Creatore e redenta da Cristo, è chiamata alla comunione con Dio e alla partecipazione della sua vita trinitaria; tale è l’evento della grazia battesimale e il dono dello Spirito Santo diffuso nei nostri cuori. L’azione di Satana, nelle sue diverse espressioni, si contrappone oggettivamente alla vocazione salvifica dell’uomo e alla sua chiamata alla vita di Dio. Per questo la Chiesa non può restare indifferente di fronte a simili casi; essa si sente autorizzata a intervenire per quanto sia difficile discernere i confini tra situazioni psicotiche e situazioni di effettivo influsso demoniaco non si può – in nessun caso – sottovalutare la gravità della sofferenza di quei fedeli che si sentono vittime di simili fatti». Anche per ciò che riguarda il legame tra riti satanici, messe nere e altri fenomeni simili e l’azione di Satana il discernimento deve essere fatto con cura analizzando le diverse situazioni sia per non creare confusione sia per non rischiare di diffondere una mentalità satanica. Occorre una forte prudenza pastorale.


19) S. Ambrogio, De sacramentis, 5, 30: PL 16, 454 AB.