Trinità: amore o falsità?

Evangelizzazione: convertiti, lassi...

Opuscolo n. 9 della piccola collana “I TESTIMONI DI GEOVA”. Ha qualche senso parlare oggi della Trinità? Dottrina biblica trinitaria. Lo Spirito Santo. Errori e verità.


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Padre Nicola Tornese
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PRESENTAZIONE


Ha qualche senso parlare oggi della Trinità?


Senza dubbio, come sarà evidenziato nelle pagine di questo opuscolo.


In ogni modo quel poco che lo spazio permetterà di dire, ha come scopo principale di dimostrare gli errori, spesso grossolani, dei testimoni di Geova. Mediante reticenze, omissioni e travisamenti della Bibbia essi vorrebbero oscurare il luminoso insegnamento dei libro Sacro.


In vista dunque dell’astuta propaganda geovista abbiamo voluto ricordare alcune pagine della Bibbia dove le testimonianze su Dio Uno e Trino sono abbondanti e chiarissime al di là d’ogni possibile dubbio. I tdG ignorano queste testimonianze.


Lo scopo di questo opuscoletto  è  primariamente concreto e pratico.


Non vogliamo, tuttavia, evadere la questione: Ha senso parlare oggi della SS. Trinità?


La nostra risposta è affermativa.


Diciamo subito che sarebbe errato pensare che Dio si è rivelato Trino per provocare un’astratta ed inutile speculazione: la dottrina trinitaria  – come ogni altra dottrina rivelata – ha un valore salvifico. E’ Dio Trino che salva.


Due aspetti perciò nella dottrina biblica trinitaria.


Da parte di Dio, che rivela. Disse Gesù: – Ho fatto conoscere il tuo Nome – (Gv. 17, 6). Questo non vuoi dire che Egli ha insegnato che il nome di Dio sia Javhè  (Esodo 3,13-15).


Cosa dunque intese dire Gesù?


Ecco. Nello stile biblico nome vuoi dire ciò che è colui che lo porta .. Gesù ha fatto conoscere il Nome dì Dio rivelando agli uomini che Jahvè è Padre – vale a dire fonte primaria e amorosa di tutte le cose –  dell’uomo soprattutto.


In rapporto al Padre, Gesù si pone in una vicinanza assoluta, in uno stato di parentela. Egli è il Figlio Unìgenito, “irradiazíone della Sua gloria e impronta della Sua sostanza – (Ebrei 1, 3). Nel Figlio il Padre si è fatto più vicino a noi. Si è fatto conoscere come Potenza creatrice e Parola di Verità (Gv. 1, 1-18). E’ sempre l’Unico Dio che s’impegna storicamente ad attuare il suo disegno d’amore.


Ha detto ancora Gesù: – Non vi lascerò orfani – (Gv. 14, 18). Manderò un altro Consolatore – lo Spirito Santo – che guiderà l’uomo fino alla conoscenza della verità tutta intera (Gv. 14,15-19; 16,13). E’ ancora l’Unico Dio che attua nel tempo la sua opera salvifica fino al traguardo finale.


Da parte dell’uomo che è salvato. Confortato dalla fede in Dio che crea, redime e assiste, l’uomo può trovare un significato nella vita e intraprendere fiduciosamente il cammino verso la Casa dei Padre.


Vi è una mèta:  il Padre, dal quale tutto proviene e noi siamo per lui (1 Cor. 8,6). Egli vuole che tutti lo chiamino Padre (Galati 4,6) e si considerino fratelli su una base di perfetta uguaglianza senza prefabbricate discriminazioni.


Vi è la Via, che è Cristo – l’Unigenito Dio (Gv. 1, 18) lo sono la Via – (Gv. 14, 6). Nella onnipotenza e nell’amore che salva Egli è coi Padre una sola cosa (Gv. 10, 30).


Vi è una Guida: – lo Spirito dì verità vi guiderà verso la verità tutta intera – (Gv. 16, 13). Egli farà conoscere il senso del- la vita e della morte, e annunzierà le cose future (Gv. 16,13).


In virtù della fede in Dio Uno e Trino l’uomo di sempre si può sentire come immerso in un oceano divino: Dio lo circonda da ogni parte con la sua potenza, con la sua luce, coi suo amore. Il vero cristiano può ripetere con gioia e serenità: – Quale nazione ha la divinità così vicina a sé corre il Signore nostro Dio è vicino a noi ogni volta che l’invochiamo? – (Deutoronomio 4, 7).


Distorsioni


I testimoni di Geova (tdG) negano la dottrina biblica della Santissima Trinità. Per convincere gli ignoranti di questo loro gravissimo errore presentano in modo grossolanamente distorto la dottrina trinitaria professata dalla stragrande maggioranza di quanti credono nella Bibbia, cattolici e non cattolici.


Hanno scritto:


“Una dottrina fondamentale della cosiddetta cristianità è quella nota come    la santa Trinità. E’ accettata come verità scritturale ed  è ritenuta sacra da milioni di persone. Tale dottrina in breve dice che vi siano tre dii uguali in potenza, sostanza ed eternità.


Nulla di vero in tutto questo. Si tratta – ripetiamo – d’una grossolana distorsione della verità perché mai nessun vero cristiano, cattolico e non cattolico, ha detto che vi siano tre dèi. Mai, in nessun libro scritto da cristiani, cattolici e non cattolici, si trova una tale mostruosa affermazione.


E l’affermazione geovista è tanto più mostruosa in quanto gli autori anonimi del libro, da cui abbiamo riportato fedelmente le parole, sanno bene quale sia la dottrina trinitaria professata non da milioni, ma da miliardi di persone, che hanno la Bibbia come guida. Infatti, nello stesso libro, nella stessa pagina, citano le parole del Credo di Atanasio: il  Padre è Dio, il Figlio è Dio ed il Santo Spirito è Dio, e tuttavia non vi sono tre dii, ma un unico Dio” (cf. infra p. 9).


La verità


1 – Nulla dunque di vero in ciò che i geovisti attribuiscono a miliardi di veri credenti nella Bibbia.


I veri cristiani, cattolici e non cattolici, hanno sempre professato e professano la fede in un Unico Dio. Fedeli tuttavia all’insegnamento biblico a differenza dei tdG, essi sanno che l’Unico Dio ha fatto conoscere la sua ricchezza interiore, la sua ricca personalità, mediante Gesù il Cristo e i suoi Apostoli. Con la venuta del Figlio noi conosciamo Dio assai meglio di come Lo conobbero i profeti dell’Antica Alleanza (cf. Giovanni 1, 18; Matteo 5, 17. Ebrei 1, 1-2).


Rivelando la sua ricchezza interiore, la sua ricca personalità e il suo amore per gli uomini, l’unico Dio si è fatto conoscere come Padre, come Figlio e come Spirito Santo. E’ la Bibbia che dice questo come ci assicurano i più fedeli studiosi del Libro Sacro.


Ha scritto un noto biblista:


“Gli elementi della Trinità di persone entro la unità di natura appaiono nella Bibbia nell’uso dei termini Padre, Figlio e Spirito”.


E un altro:


“Quantunque il Nuovo Testamento non formuli una dottrina trinitaria di Dio, la sua testimonianza costante autorizza ed anche esige questa affermazione teologica: il Dio che si rivela all’uomo in vista della salvezza è Uno in Tre persone” .


2. – La Bibbia dunque del Nuovo Testamento contiene inequivocabilmente la sostanza della dottrina trinitaria. I veri discepoli di Cristo poi, guidati dallo Spirito Santo (cf. Giovanni 14,26; 16, 13), hanno esplicitata questa dottrina e l’hanno formulata, cioè l’hanno espressa in modo adatto per essere meglio compresa e meglio difesa contro i nemici della fede. Fin dai tempi più antichi i veri discepoli di Cristo ci hanno dato i simboli o formule di fede.


In una formula di fede, detta “Lettera degli Apostoli”, che risale al secondo secolo Era Cristiana, la fede trinitaria è espressa nel modo seguente:


“Credo nel Padre Onnipotente e in Gesù Cristo, nostro Salvatore, e nello Spirito Paraclito”.


Nell’anno 325 molti vescovi della cristianità si riunirono a Nicea in un Concilio universale e con- dannarono Ario e i suoi seguaci che negavano la uguaglianza sostanziale del Figlio col Padre, e con- fermarono solennemente la dottrina bìblica trinitaria nel simbolo detto appunto niceno:


“Noi crediamo in un solo Dio (… ) e in un solo Signore Gesù Cristo ( … ) della stessa sostanza del Padre    e nello Spirito Santo…”.


Cinquantasei anni dopo, nel 381, un altro grande Concilio,   riunitosi a Costantinopolì  defìnì la divinità e la personalità dello Spirito Santo, come leggiamo nel   simbolo costantinopolitano:


“Noi crediamo in un solo Dio (… ) e in un solo Signore Gesù Cristo (… ) e nello Spirito Santo, che dà la vita che è adorato assieme al Padre e al Figlio”.


La dottrina biblica trinitarìa, approfondita e difesa nei grandi Concili dei secoli quarto e quinto, grazie all’opera di centinaia di vescovi dotti e santi, trovò la sua formula classica nel cosiddetto Simbolo Atanasiano, che dice tra l’altro:


“La fede cattolica è questa: che adoriamo un unico Dio nella Trinità (… ) Padre, Figlio e Spirito Santo hanno una sola divintà, un’eguale gloria e coeterna maestà (    … ). Tuttavia non sono tre dèi, ma un unico Dio. La religione cattolica ci vieta di dire tre dèi”.


3. – Ai nostri giorni la dottrina trinitaria rimane immutata e la Chiesa Cattolica ha ribadito questa sua fede affermando che: “Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelare Se stesso e manifestare il mistero della sua volontà (cf. Efesini 1, 9), mediante il quale gli uomini per mezzo di Cristo, Verbo fatto carne, nello Spirito Santo hanno accesso al Padre”. Ed ha precisato che i veri credenti in Cristo, cattolici e non cattolici, si riconoscono nella confessione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo “.


Ed ancora:


“Noi crediamo in un solo Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo (… ). Noi crediamo che quest’unico Dio è assolutamente Uno nella sua essenza (   … ). Egli è Colui che è (cf. Esodo 3,14); Egli è Amore (cf. 1 Giovanni 4,8) (…  ). Dio solo può darci una conoscenza giusta e piena di Se stesso, rivelandosi come Padre, Figlio e Spirito Santo”.


Il problema


Due dunque sono gli elementi costitutivi o componenti della dottrina trinitaria:


I. – Un solo Dio, ossia una sola essenza o natura o sostanza divina: una sola Divinità.


2. – Tre Persone, vale a dire l’Unico Dio si è fatto conoscere come Padre, come Figlio e come Spirito Santo, che sono e vanno dette Persone distinte, aventi tutte e tre la stessa natura, e perciò sostanzialmente uguali.


Le parole Uno e Tre esprimono due concetti diversi. L’Uno è usato in un senso, per indicare cioè l’unica natura o sostanza divina: vi è un Unico Dio. Il Tre è usato in un altro senso, per indicare cioè le Persone divine. Non è questione di matematica: l’uno non equivale a tre! Quindi non è questione di tre dèi.




Prima Parte


DOTTRINA BIBLICA TRINITARIA


Un testo classico (Mt. 28,19)


Nella Bibbia del Nuovo Testamento vi sono circa quaranta testi trinitari. Uno dei più noti è certamente quello del vangelo di Matteo 28,19, che non può ignorare chiunque abbia una minima co- noscenza dei vangeli. Sono le parole di Gesù dette prima dell’Ascensione e che la Chiesa usa come formula battesimale fin dalle sue origini. Ecco il testo:


“E Gesù, avvicinatosi, disse loro: Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” (Matteo 28,19)12.


Due cose possiamo affermare con certezza riguardo a questo testo biblico:


La prima. Si tratta sicuramente d’una testimonianza scritturistica, sono cioè parole autentiche del Vangelo. Oggi tutti i biblisti ammettono come autentiche queste parole del vangelo di Matteo. E’ Parola di Dio. E’ un testo ispirato che ci conserva il genuino insegnamento di Gesù.


La seconda. Il suo contenuto è inequivocabilmente trinitario. I termini di Padre, Figlio e Spirito Santo e ciò che ad essi è attribuito, ci autorizzano ad affermare la triplice personalità e l’unica natura in Dio: Tre Persone e un solo Dio.


Scrive il biblista John McKenzie: “Le nozioni di Padre, Figlio e Spirito Santo sono rivelate affinché noi conosciamo meglio Dio (  … ). Lo studio di questi tre termini e del loro contesto è il modo migliore per giungere alla comprensione della distinzione delle Persone che viene affermata nel Nuovo Testamento,


Seguendo questo metodo indicato dal McKenzie diciamo anzitutto che gli autori ispirati, anzi lo stesso Maestro divino Gesù, il Testimone verace e fedele (Apocalisse 3,14), si sono dovuti servire d’un linguaggio umano comprensibile per rivelare realtà divine. I termini o parole indicano in qualche modo (in modo analogo) ciò che realmente si trova in Dio. Questo modo di esprimersi si chiama analogia.


 


A – Tre Persone.


I . Nel caso presente di Matteo 28,19, e in tutti i testi trinitari, le parole o termini usati sono quelli di padre e di figlio. Nel linguaggio umano il padre non è il figlio, sono cioè due persone distinte. Hanno tuttavia la stessa natura, appartengono cioè l’uno e l’altro alla stessa specie umana. Sono perciò sostanzialmente identici.


Notiamo subito che la differenza di età non distrugge la identità di natura. Noi siamo esseri umani come tutti i discendenti di Adamo e, a loro volta, i nostri figli saranno esseri umani come noi. La natura umana resta sempre la stessa in tutti.


Notiamo pure che tra padre e figlio vi possono essere differenze di quantità. Il figlio, per esempio, può superare il padre in quanto a intelligenza, forza fisica, capacità artistiche ecc. Ma la natura resta sempre la stessa.


Tuttavia nel padre e nel figlio vi è qualcosa che distingue l’uno dall’altro come persone e consiste nel fatto che il padre agisce da padre e il figlio da figlio: il padre è colui che dà o comunica qualcosa di sé, ossia la natura umana, mentre il figlio è colui che riceve appunto la natura umana. Questa proprietà specifica dell’essere padre e dell’essere figlio costituisce la loro diversa personalità.


Ma ciò che il padre dà o comunica e che il figlio riceve è identico nell’uno e nell’altro. Il padre non crea il fìglio, ma gli comunica la vita umana che egli stesso ha ricevuto dai suoi genitori. Tutti gli uomini hanno avuto la natura umana da Adamo ed Eva. “Dio creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini, perché abitassero su tutta la faccia della terra” (Atti 17, 26).


 


2. – In modo analogo in Dio. I termini usati da Gesù per farci conoscere chi è Dio, la sua ricchezza interiore, la sua ricca personalità, meglio di come avevano fatto Mosé e i profeti e gli autori ispirati dell’Antico Testamento, ci obbligano a pensare che nell’unico Dio, nell’unica natura o sostanza divina, vi è una Personalità che corrisponde all’essere padre: Dio è colui che ama e che comunica la sua stessa natura. Dio Padre.


Il termine Padre chiama necessariamente quello di Figlio. Nell’unica. natura divina, ossia nell’unico Dio, vi è pure una Personalità che corrisponde all’essere figlio. Dio Figlio è perfettamente uguale al Padre ed agisce in perfetta armonia col Padre, di cui è come il prolungamento naturale. Gesù poteva dire: “Tutto quello che il Padre possiede è mio” (Giovanni 16, 15) e “Tutte le cose mie sono tue e tutte le cose tue sono mie” (Giovanni 17, 10)”. La stessa perfetta uguaglianza di natura e di volontà Gesù esprimeva con le parole: “In verità, in verità vi dico, il Figlio da sé non può far nulla se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa (… ). Tutti onorino il Figlio come onorano il Padre” (Giovanni 5, 19-23).


Tuttavia il Padre non è il Figlio, benché comunichi al Figlio di essere sostanzialmente quello che Lui – il Padre – è. E neppure il Figlio è il Padre benché abbia ricevuto da Lui la stessa natura dìvina. Il Padre agisce da Padre e il Figlio da Figlio in perfetta armonia di volontà anche se la volontà del Padre possa essere chiamata un comando rispetto al Figlio (Giovanni 8,27-29).


Dunque in Dio, nell’unico Dio, Padre e Figlio sono due Persone distinte aventi la stessa natura e la stessa volontà.


 


3. – Che cosa dire dello Spirito Santo ossia del. la sua personalità? Qui il vocabolario non ci aiuta molto perché spirito non indica necessariamente una persona come diremo in seguito (cf. pp. 25-43). Tuttavia spirito può indicare anche una persona e questo è appunto il caso di Matteo 28,19 dove Spirito equivale a Persona Divina come il Padre e il Figlio. Perché?


a) Anzitutto la frase di Matteo 28, 19 è una enumerazìone che dipende grammaticalmente da un’unica formula: nel nome di. Ora lo Spirito Santo si trova nella stessa enumerazione dove si trovano il Padre e il Figlio, dipende cioè dalla stessa formula. Dunque deve dirsi Persona come il Padre e come il Figlio.


b) Alla stessa conclusione si arriva se si considera che la formula nel nome di, per il suo stesso significato, deve precedere persone, non realtà impersonali.


Infatti “battezzare nel nome di” significa “consacrare a” oppure “mettere al servizio di”. Il battezzato si consacra o/e si mette al servizio del Padre e del Figlio che sono Persone. Poiché il battesimo è amministrato “anche nel nome dello Spirito Santo”, ne segue che il battezzato si consacra o/e si mette al servizio anche dello Spirito Santo, che come il Padre e il Figlio deve dirsi una Persona Divina.


 


 


B – Un solo Dio.


Dall’analisi oggettiva e fedele delle parole di Gesù in Matteo 28,19 risulta anche la perfetta uguaglianza delle tre Persone Divine, ossia l’unità divina: un solo Dio. Facciamo due considerazioni.


 


La prima. Il battesimo istituito da Gesù, a differenza di quello ricevuto da Gesù, comporta la remissione dei peccati (cf. Atti 2,38; Efesini 5,26; Tito 3, 5) . Ora solo Dio può rimettere i peccati (cf. Luca 5, 21). Se il battesimo è amministrato nel nome delle Tre Persone, ne segue logicamente che tutte e Tre le Persone hanno la stessa autorità, la stessa capacità di santificare, ossia la stessa natura o sostanza divina. Sono un solo Dio.


 


La seconda. Battezzare vuol dire “consacrare a”, “mettere al servizio di”, come già abbiamo detto. Il ‘battezzato si consacra e si mette al servizio del Figlio e dello Spirito Santo nella stessa misura e in virtù della stessa potenza divina (nel nome di … ), che lo consacra e lo mette al servizio del Padre. Se l’essere divino, ossia la natura o sostanza divina appartiene al Padre, e non vi è dubbio che sia così, deve necessariamente appartenere anche al Figlio e allo Spirito Santo.


Ha scritto il biblista già citato John McKenzie:


“Il Figlio appartiene al livello divino dell’essere; né sorge alcun problema sull’appartenenza dello Spirito al livello divino dell’essere .


La testimonianza di san Paolo


Come si sa, le Lettere di san Paolo sono la più ,antica documentazione scritta che noi possediamo degli insegnamenti di Gesù e degli Apostoli. Paolo non senti la voce del Maestro; ma dopo la sua conversione fu debitamente istruito sul contenuto del Vangelo (cf. Atti 9, 10-30; 1 Corinzi 15, 3) e per essere sicuro della sua dottrina volle consultare ]Pietro, il primo degli Apostoli (cf. Matteo 10, 2; Galati 1, 18-19). Più tardi ebbe di nuovo la stessa assicurazione, ancora a Gerusalemme, da parte di Giacorno, Pietro e Giovanni, ritenuti le colonne, per non trovarsi nel rischio di correre o di aver corso invano (cf. Galati 2,1-9).


Le Lettere di san Paolo ci riportano dunque alla fede delle prime comunità cristiane, a pochi anni dall’Ascensione del Signore. In queste antichissime testimonianze la professione nell’Unità e ,trinità di Dio trova larghissimo spazio. “In Paolo sembra che si trovino non meno di una trentina di testi che riuniscono i Tre, distinti da qualsiasi creatura, e messi nell’unica categoria dell’essere divino”.


Dei tanti testi trinitari paolini noi sottoporremo a breve analisi solo due, a motivo dello spazio a nostra disposizione. Il lettore potrà leggere e studiare da sé tanti altri, nei quali è contenuta la dottrina rivelata da Gesù su Dio Uno e Trino.


 


I. – La Trinità nella vita della Chiesa (1 Cor. 12,4-5)


a) A meno di vent’anni dalla prima Pentecoste cristiana san Paolo era arrivato a Corinto, nella parte meridionale della Grecia, e vi aveva fondato una chiesa o comunità cristiana (cf. Atti 17,1-8). Poi si era allontanato per predicare altrove il Vangelo. Trovandosi ad Efeso, nell’odierna Turchia, gli giunsero voci di disordini nella comunità di Corinto. L’Apostolo interviene con uno scritto giunto a noi come la Prima Lettera di san Paolo ai Corinzi.


Vi sono trattate diverse questioni, tra le quali quella riguardante la cooperazione armonica dei fedeli, dei vari membri della comunità, per il buon andamento della vita cristiana. In questa sezione s’inserisce l’insegnamento di Paolo sulla Trinità. Scrive l’apostolo:


“Vi sono poi diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diversità di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti” (1 Corinzi 12,4-5).


 


b) Che cosa insegna l’apostolo?


La vita cristiana – egli dice – è tutta potenziata dall’assistenza divina. Tutto proviene da Dio. Ma in questa assistenza dall’alto sono in opera le Tre Persone divine. In che modo?


I doni (carismi), di cui godono i cristiani, sono distribuiti dallo Spirito, che ne è la fonte immediata. Il Signore (il Figlio) presiede all’esercizio di questi doni, che perciò sono detti servizi (ministeri). Egli governa. Ma è mediante questi stessi doni-servizi che si attua l’opera del Padre (Dio), che ne è la fonte primaria. In altre parole, il piano di salvezza concepito dal Padre si realizza mediante il Figlio e lo Spirito Santo. In questo senso Paolo può dire che Dio (Padre) “opera tutto in tutti”.


c) Commentando questo testo paolino.  La Bibbia di Gerusalemme fa notare la presentazione tri- nitaria del pensiero. Infatti, come nella finale del vangelo di Matteo (28,19), si trova qui il duplice elemento trinitario: Tre Persone e un Solo Dio, che opera per la salvezza dell’uomo:


Tre Persone: Come in Matteo 28,19 anche qui abbiamo una enumerazione, nella quale accanto al Padre e al Figlio è collocato lo Spirito Santo. E a Lui, come al Padre e al Figlio, è attribuita un’attività specifica, propria, intelligente, vale a dire la distribuzione dei doni per il bene comune: “Ma tutte queste cose è l’unico e medesimo Spirito che le opera, distribuendole a ciascuno come vuole” (1 Corinzi 2, 11).


 


Un solo Dio: Alle Tre Persone appartiene l’opera di salvezza, anche se sotto forma diversa. E poiché la salvezza dell’uomo proviene solo da Dio, è scontato che le Tre Persone hanno la stessa natura e potenza divina. E’ sempre l’uníco Dio che salva, mettendo in opera la sua triplice personalità.


 


2. – Il saluto dei primi cristiani (2 Corinzi 13, 13)


a) Ai cristiani di Corinto la fede trinitaria era dunque nota. Essi credevano in Dio Uno e Trino. infatti, la formula trinitaria costituiva il saluto ordinario dei primi cristiani. E’ ancora Paolo a testimoniarlo, quando chiude con questo saluto la sua Seconda Lettera ai Corinzi. Scrive l’apostolo: “La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo sia con tutti voi” (2 Corinzi 13,13) 19.


b) Ed ecco la spiegazione:


Grazia (greco charis) è il favore o azione salvifica gratuita di Dio mediante Gesù Cristo. E’ un dono divino. E’ detta del Signore Gesù Cristo per- ché data da Dio (dal Padre) mediante il Figlio.


Amore (greco agàpe) è la stessa azion6 salvifica divina considerata nel Padre (Dio) come nella sua fonte primaria. E’ un dono divino che parte da Dio (Padre) per ricondurre l’uomo a Dio come alla sua sorgente.


Comunione (greco koínonìa) è la forza o vincolo soprannaturale che unisce i credenti a Cristo e conseguentemente tra loro. E’ un dono divino attribuito allo Spirito Santo perché conferito da Lui.


 


I doni divini della salvezza (grazia, amore, comunione) o piuttosto il dono divino della salvezza nei vari momenti della sua attuazione è attribuito senza sostanziale differenza al Signore Gesù, a Dio (= al Padre) e allo Spirito Santo. Tutti e Tre devono essere perciò collocati allo stesso livello divino: sono un Unico Dio.


Abbiamo anche qui una enumerazione, dove accanto al Signore Gesù e al Padre è collocato le Spirito Santo, al quale è attribuita la sua parte specifica nell’opera di salvezza dell’uomo. Se il Padre e il Figlio sono Persone, anche lo Spirito Sante deve dirsi una Persona uguale e distinta.


Un solo Dio in Tre Persone.


c) In quanto all’origine di questo  saluto trinitario un commentatore moderno della Bibbia ho osservato:


“Questa formula, la più chiaramente trinitaria di tutto il Nuovo Testamento, è forse di origine liturgica”.


Questo vuol dire che la professione di fede trinitaria formava il saluto abituale dei primi cristiani quando si radunavano per istruirsi e pregare insieme e celebrare la Santa Cena (cf. Atti 20,7; 1 Corinzi 11,20 ecc.).


E’ perciò assurdo ed offensivo agli scrittori ispirati, e in modo particolare a san Paolo, affermare che la dottrina trinitaria sia di origine pagana come van dicendo i tdG. Se così fosse, i primi discepoli di Cristo e soprattutto san Paolo avrebbero incorporato credenze pagane nell’insegnamento ricevuto dal loro Maestro. Al contrario, proprio san Paolo lotta energicamente contro ogni eventuale residuo o traccia di paganesimo nella vita dei fedeli di Corinto: “Fuggite l’idolatria!” (1 Corinzi 10, 14; cf . 2 Corinzi 6, 12-16; 1 Giovanni 5, 2 1).


La fede del primo Papa


Anche san Pietro usa il saluto trinitario quando scrive ai fedeli. Egli comincia la sua Prima Lettera nel modo seguente:


“Pietro, apostolo di Gesù Cristo, ai fedeli dispersi nel Ponto, nella Galazìa, nella Cappadocia, nell’Asia e nella Bitinia, eletti secondo la prescienza di Dio Padre, mediante la santificazione dello Spirito, per obbedienza a Gesù Cristo” (1 Pietro 1, 1-2).


a) La struttura di questo saluto è specificamente trinitaria l’iniziativa della salvezza viene dal Padre, che realizza il suo disegno mediante lo Spirito Santo, il quale conduce gli uomini all’obbedienza di Gesù Cristo, ossia sotto la signoria del Figlio.


Come in san Paolo (cf. 1 Corinzi 12, 1-4; 2 Corinzi 13, 13), Padre, Figlio e Spirito Santo vanno collocati a livello dell’essere divino – sono un solo Dio – perché sono autori diretti della nostra salvezza, che è opera divina. E come san Paolo anche lo Spirito Santo è una Persona divina perché associato formalmente al Padre e al Figlio, che sono Persone divine.


 


b) Pure degno di nota è il fatto che san Pietro indirizza la sua Lettera a tutti i cristiani sparsi nel mondo greco-romano. Col suo saluto trinitario il primo Papa ci assicura che i primi cristiani – in Oriente come in Occidente – credevano in Dio Uno e Trino. Professavano tutti una sola fede (cf. Efesini 4, 5): la fede biblica nella triplice personalità dell’Unico Dio.


 


LO SPIRITO SANTO


Osservazioni preliminari


1 – Nella Bibbia, sia Antico che Nuovo Testamento, la parola spirito ricorre centinaia di volta e con diversi significati. I migliori dizionari biblici hanno bisogno di decine e decine di pagine e della penna di non pochi specialisti in materia per spiegare adeguatamente i molteplici significati di spirito. Questa semplice osservazione, che nessuno può negare, mostra quanto sia errato e settario i comportamento dei tdG, che credono di sapere di dire tutto sullo spirito con pochi testi biblici citati senza ordine, fuori del loro contesto, e senza approfondimento.


Errore assai più grave dei geovisti è quello di non precisare i vari significati che la parola spirito può  avere di fatto ha nei diversi libri della Bibbia, e peggio ancora fermarsi a qualche significato, trascurando volutamente gli altri allo scopo di inoculare l’errore negli ignoranti.


2. – Soprattutto non bisogna dimenticare che la Rivelazione divina è stata fatta progressivamente lungo un arco di tempo che copre decine di secoli. I profeti dell’Antico Testamento sapevano assai meno intorno a Dio e al suo proposito di salvezza di quanto ne hanno saputo gli Apostoli di Gesù Cristo alla scuola del loro Maestro (cf. Ebrei 1, 1-2; Giovanni 1, 17-18).


Questo non vuol dire che Dio cambia in se stesso come sofisticano i tdG, spiegando erroneamente alcune parole del libro di Malachìa (3,6). Cambia solo la conoscenza che noi abbiamo di Lui, a misura che Egli ci fa conoscere la sua ricchezza interiore e il disegno della sua volontà salvifica.


In modo particolare, Gesù ci ha fatto conoscere la Personalità dello Spirito Santo e la sua divinità, come sarà evidenziato abbondantemente nelle pagine che seguono.


 


I. – Lo Spirito nell’Antico Testamento


Vari significati di spirito


Nell’Antico Testamento, scritto quasi tutto in lingua ebraica, la parola più comunemente usata per indicare “spirito” è ruach, che può avere diversi significati secondo il contesto.


a) Il significato fondamentale della ruach è quello di vento o aria in movimento. Per l’uomo dell’Antico Testamento il vento appariva come una forza attiva invisibile. il vento infatti agisce come una potenza invisibile, spesso anche disastrosa.


b) Un’analoga realtà invisibile e attiva appariva anche nell’uomo e nelle bestie. Anche tale forza era detta ruach (in latino spiritus, in italiano alito). il respiro o alito dell’uomo e degli animali indicava la forza vitale, ossia la sorgente recondita della vita e di tutte le attività umane. Quando veniva a mancare il respiro, l’uomo e l’animale cessavano di vivere (cf. Qoèlet 3,21; Salmo 104,29-30).


Da ciò tuttavia non seguiva che per l’ebreo dell’Antico Testamento lo spirito o forza vitale (la ruach) indicasse la stessa cosa sia nell’uomo che nella bestia. Egli sapeva bene che lo spirito dello uomo ( neshamah =ruach) era stato comunicato direttamente da Dio alla polvere plasmata in forma umana (cf. Genesi 2,7), mentre quello delle bestie era stato effetto d’una creazione generica (cf. Genesi 1, 24-25). Anche l’autore dell’Ecclesiaste (Qoèìet) poneva una differenza tra lo spirito dell’uomo e quello delle bestie quando si chiedeva: “Chi sa se il soffio vitale (= spirito) dell’uomo salga in alto e se quello della bestia scenda in basso nella terra?” (Qoèlet 3,21; cf. 12,7).


 


c) Di questa stessa parola ruach si sono serviti gli autori sacri dell’Antico Testamento per indicare la potenza invisibile di Jahvè. La Ruach o Spirito divino non è concepito distinto da Jahvè. E’ Dio- Spirito che agisce.


Alla Ruach o Spirito o Potenza invisibile di Jahvè è attribuita la vita dell’uomo: quando Jahvè soffiò sul volto dell’uomo il fiato o alito della vita (neshamah = ruach), l’uomo divenne un essere vivente (cf . Genesi 2, 7; Giobbe 27, 3; Isaia 42, 5 ecc.).


Sotto l’influsso della Ruach di Jahvè i profeti fanno conoscere la mente e la volontà di Dio, sono cioè ispirati (cf. 2 Re 2,9; Osca 9,7 ecc.), Anche la trasformazione morale dell’uomo, l’impegno d’un comportamento migliore, è opera della Ruach divina (cf. Isaia 4,4; Géremia 2, 38-40; Ezechiele 36,25-27). In alcuni uomini la Ruach di Jahve agisce in modo da far compiere azioni straordinarie. Tale è il caso di Sansone (cf. Giudici, cap. 4).


La personalità della Ruach divina


a) In tutti questi casi e in altri ancora la Ruach divina non appare come una persona, ossia come Qualcuno che vuole ed agisce distinto da Jahvè. E’ lo Spirito di Dio che dà la vita, ispira, guida a una condotta migliore, dà la forza a Sansone ecc.


Ciò comunque non vuol dire che la Ruach o Spirito divino non avesse fin d’allora la sua Personalità.


b) Infatti, in alcuni testi biblici dell’Antico Testamento la Ruach divina è descritta come distinta da Jahvè e operante fuori di Lui. E’ come il respiro o alito che esce dalla bocca ed agisce allo esterno. In questo senso è detto che la Ruach divina è inviata (cf. Isaia 48,16), che è data (Isaia 63, 1 1) e simili.


Vi è di più. Qualche volta la    Ruach di Dio si comporta come un maestro o come una guida che indica la via da seguire (cf. Salmo 143, 10; 27, 1 1; Nehemia 9, 20; Zaccarla 7, 12; Isaia 59, 2 1). E’ lecito scorgere in questi testi qualche indizio della futura rivelazione divina sulla personalità dello Spirito Santo. Ma sono solo indizi e nulla più.


c) Aggiungiamo che alcuni studiosi hanno voluto trovare, un indizio della dottrina  trinitaria e quindi della Personalità dello Spirito Santo, nella forma verbale al plurale, con cui la Bibbia racconta la creazione dell’uomo: “Facciamo l’uomo a nostra immagine” (Genesi 1, 26). Ma questa è stata una opinione privata di qualche studioso, non condivisa dalla maggior parte dei biblisti, e tanto meno fatta propria dalla Chiesa per dimostrare la dottrina biblica della SS. Trinità.


La Chiesa Cattolica fa sua l’affermazione secondo cui “non si può provare in alcun testo dello Antico Testamento che lo Spirito di Jahvè sia una persona realmente distinta da Jahvè. Nell’Antico Testamento abbiamo solo qualche indizio circa la dottrina della SS. Trinità .


d) Notiamo pure come la spiegazione geovista delle parole: “Facciamo l’uomo” ecc. deve dirsi sbagliata. A loro avviso, il plurale facciamo indicherebbe che Geova Dio dicesse o piuttosto ordinasse al Figlio (Gesù Cristo) di creare l’uomo, come un superiore comanda a un inferiore. Si tratta d’un errore. Infatti, nel libro dei Proverbi 8, 30 la Sapienza creatrice appare come l’architetto della creazione, e non già come qualcuno che esegue gli ordini di uno a lui superiore.


 


2. – Lo, Spirito Santo nel Nuovo Testamento


Migliore conoscenza di Dio


a) Con la venuta del Figlio proprio di Dio (cf. Romani 8,39)  dell’Unigenito Dio (cf. Giovanni 1, 18), l’uomo è stato introdotto in una più profonda conoscenza di Dio: della sua ricca personalità, della sua opera di salvezza a beneficio dell’uomo. Questo appunto vuole dire l’evangelista Giovanni quando afferma:          “Dalla sua (= di Crìsto) pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia. Perché la legge fu data per mezzo di Mosé, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito (o Dio Unigenito), che è nel seno del Padre, lui l’ha rivelato” (Giovanni 1, 16-18).


 


b) Questo pure voleva dire Gesù con le parole dette nel discorso di addio: “Ho fatto conoscere il tuo Nome” (Giovanni 17. 6 e 27). Far conoscere il Nome di Dio non vuol dire far sapere che Dio si chiama Geova come spiegano erroneamente i tdG. I Giudei, a cui Cristo aveva annunziato il Vangelo del Regno, sapevano assai bene che il Nome di Dio era Jahvè (non Geova). Cristo avrebbe fatto una meschina figura se si fosse presentato ai suoi correligionari con la pretesa di far conoscere una cosa che già sapevano.


Far conoscere il Nome vuol dire far conoscere o rilevare l’intima natura, la ricchezza interiore di Dio. Gesù ci ha fatto conoscere meglio di come avevano fatto Mosé e i profeti Chi è Dio in se stesso e nei rapporti con l’uomo.


Alla conoscenza più completa di Dio data dal Figlio appartiene la certezza che lo Spirito Santo è una Persona Divina come il Padre e come il Figlio.


Significati di spirito nel Nuovo Testamento


Nel Nuovo Testamento, scritto tutto in lingua greca, lo spirito è indicato con la parola pneuma, che come il suo corrispondente ebraico ruach può avere diversi significati. Ne indichiamo solo tre:


 


I. Pneuma, come l’ebraico ruach, significa fondamentalmente vento o aria in movimento. Così in Giovanni 3, 8 Gesù dice a Nicodemo: “Il vento (pneuma) spira dove vuole”. Si tratta d’una forza invisibile e incontrollabile, senza discernimento e volontà. Una forza impersonale.


 


2. – In secondo luogo pneunia è usato nel Nuovo Testamento per indicare lo spirito umano: quella forza o realtà invisibile che dà all’uomo la vita (cf. Genesi 2, 7) e con la vita la capacità di pensare e di volere. In virtù dello spirito l’uomo è una persona, ossia una creatura intelligente e volitiva. Senza lo spirito (pneuma) l’uomo non può né vivere né pensare né volere. In san Luca è detto che Gesù comandò alla fanciulla morta: “Fanciulla, alzati. E il suo spirito (pneuma) ritornò in lei” (Luca 8,54-55). Il martire Stefano, prima di morire, esclamò: “Signore Gesù, ricevi il mio spirito (pneuma)” (Atti 7, 59). Egli imitava il suo Maestro Gesù, l’uomo-Dio, che concludendo la sua vita terrena aveva detto: “Padre, nelle tue mani affido il mio spirito (pneuma)” (Luca 23,44). Certamente né il martire Stefano consegnava a Gesù l’ultima boccata di ossigeno né l’uomo Gesù, morendo, affidava al Padre un pugno d’aria o di vento. Nell’uno e nell’altro caso spirito (pneuma) vuol dire la componente immateriale e immortale dell’uomo. Perciò l’autore della Lettera agli Ebrei può parlare di “Spiriti (pneumata) dei giusti portati alla perfezione” (12,23).


 


3. – A noi comunque interessa soprattutto esaminare il significato di spirito (pneuma) con rife- rimento a Dio.


Dio è spirito in tutta la sua essenza, in tutta la sua dimensione (Giovanni 4,24). In nessuna parte della Bibbia è detto che Dio ha un corpo spirituale come falsamente insegnano i tdG . Quando Gesù dice alla Samaritana: “Dio è Spirito” (Giovanni 4,24) vuol solo dire che il Dio della Bibbia non è legato a un luogo, al monte Garizim o a Gerusalemme e neppure a una parte determinata dei cieli. Gesù qui non parla delle Persone divine.


Lo Spirito Santo come Persona


Tuttavia in un numero considerevole di testi del Nuovo Testamento lo Spirito di Dio si manifesta con una sua personalità tutta propria, distinta da quella del Padre e del Figlio. La Bibbia dà ampia testimonianza della Personalità dello Spirito Santo come appare dalla breve analisi che ora faremo, cominciando da san Paolo.


 


I. – San Paolo


a) Scrivendo ai fedeli di Corinto san Paolo ricorda loro che lo Spirito Santo abita nel cristiano, nel composto umano di chi crede, come in un tempio:


“O non sapete che il vostro corpo è tempio (naòs) dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio e che non appartenete a voi stessi?” (1 Corinzi 6,19).


E poco prima aveva detto:


“Non sapete che siete tempio (naòs) di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?” (1 Corinzi 3,16).


Fate attenzione ai termini o parole usate da san Paolo. Egli parla di tempio (in greco naòs), che signìflca dimora o abitazione divina. Gli antichi ebrei credevano che Dio fosse presente in modo particolare, avesse cioè la sua dimora, nel tempio (naòs) di Gerusalemme (cf. 1 Re 8,14-29). Dire dunque che lo Spirito Santo o Spirito di Dio abita nel cristiano come in un tempio equivale ad affermare non solo la sua divinità, ma anche la sua Personalità. La dimora o abitazione accoglie delle persone, non una forza attiva impersonale. San Paolo afferma chiaramente che lo Spirito Santo è una Persona Divina.


 


b) Altrove l’apostolo ci fa come sentire la voce dello Spirito Santo, che abita nel cristiano: “E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà Padre!” (Galati 4,6). Colui che ci fa invocare Dio come Padre, che è per noi come un suggeritore, non può essere una vaga forza impersonale, ma Qualcuno che sa e ama, cioè una Persona. E’ la Guida dei figli di Dio (cf. Romani 8,14).