San Marcellin Joseph Benoît Champagnat (1789-1840) presbitero

Vite di Santi, Beati, Venerabili...

fondatore dei Fratelli Maristi delle Scuole (Piccoli Fratelli di Maria)

 


Educò i giovani animato dallo Spirito


di H. BENITO ARBUÉS


Superiore Generale dei Fratelli Maristi delle Scuole


 


Nel parlare del carisma di Marcellin Champagnat, non si può non riconoscervi l’ispirazione dello Spirito Santo. Nella sua esperienza personale e soprattutto nella sua attività parrocchiale a La Valla-en-Gier, allora Diocesi di Lione, egli percepì l’urgenza di formare educatori cristiani che non fossero meri catechisti o semplici maestri.

Di fronte all’esperienza straziante che fece nell’assistere un adolescente moribondo che non sapeva nulla dell’esistenza di Dio, sentì l’urgenza di formare dei catechisti.


Dinanzi all’abbandono in cui versavano le scuole rurali nella Francia post-rivoluzionaria, percepì l’urgenza di formare dei maestri. Trovò rapidamente soluzioni a queste urgenze, poiché le interpretò come segni e chiamate dello Spirito. I primi Fratelli visitarono così i villaggi e i borghi della sua estesa parrocchia, insegnando le «lettere e il catechismo» ai bambini più poveri. In tal modo disseminò di semplici scuole rurali quei pendii e quelle valli del Pilat.


Spesso diceva: «Abbiamo bisogno, Fratelli, di educatori che si rendano presenti fra i bambini e che facciano vedere il grande amore che Dio nutre per loro».


Marcellin Champagnat rivolse quindi ogni suo sforzo alla fondazione di un Istituto religioso di Fratelli in grado di offrire un’educazione integrale ai bambini e ai giovani, in particolare ai più bisognosi, quelli di cui nessuno si occupava.


Voleva che quei religiosi educatori fossero Fratelli, ossia testimoni che condividessero e mettessero in pratica la fraternità di Gesù Cristo, religiosi consacrati che formassero nella Chiesa un istituto laicale. Offrì, perciò, ai suoi Fratelli una spiritualità apostolica, laicale, fraterna e mariana, di modo che la loro presenza fra i bambini e i giovani fosse segno della presenza viva dell’amore di Cristo e di Maria.


Il nostro carattere di Fratelli è un elemento fondamentale della nostra vocazione. Si tratta di una vocazione completa in seno alla Chiesa, radicata nel battesimo e nella confermazione, che racchiude una ricca spiritualità, esprime la santità del nostro essere cristiani e ha un valore profetico che è valido e attuale nel mondo di oggi.


Marcellin, con l’audacia che lo Spirito gli conferì, formò un gruppo di giovani contadini, gente del popolo per il popolo, che chiamò i «Piccoli Fratelli di Maria» e li mandò a insegnare ai bambini contadini che, per mancanza di mezzi, non andavano a scuola e, nella maggior parte dei casi, vivevano nell’ignoranza religiosa.


Intese così il messaggio dello Spirito: «Formare buoni cristiani e onesti cittadini». Fondò la sua pedagogia su un principio elementare: «Per educare un giovane bisogna volergli bene, occorre saperlo amare».


Marcellin Champagnat scelse quali pilastri fondamentali del suo progetto fondazionale la fraternità, l’amore per Maria «la buona Madre», lo spirito di famiglia, la semplicità di vita, lo spirito apostolico e l’amore per il lavoro.


Possiamo certamente dire che il carisma di Padre Champagnat, come quello di tutti i fondatori e di tutte le fondatrici, comporta una missione specifica e insieme una spiritualità propria.


Mosso dallo Spirito, Marcellin Champagnat fu avvinto dall’amore di Gesù e di Maria per lui e per gli altri. Questa esperienza, unita alla sua apertura agli eventi e alle persone, divenne la fonte della sua spiritualità e del suo zelo apostolico. La fede e il desiderio di compiere la volontà di Dio gli rivelarono la sua missione, che condivise con i Fratelli: «Far conoscere Gesù Cristo e farlo amare: è questo il fine della vostra vocazione, la principale ragion d’essere del nostro Istituto».


Strettamente unita a questa esperienza di Dio fu la sua spiritualità mariana. Marcellin, membro della nascente Società di Maria, condivise con i suoi compagni di sacerdozio la convinzione che Maria, che aveva svolto un ruolo tanto importante nella Chiesa nascente, continuasse a svolgerlo nella Chiesa attuale. La fondazione dell’Istituto dei Fratelli Maristi ebbe un marcato carattere mariano. Si trattava di un programma di vita e di una missione in cui Maria era presente: «Lei ha fatto tutto fra noi…».


«Questa Congregazione è opera sua…». Marcellin ripose tutta la sua fiducia in Maria. Voleva che fosse presente e viva, come a Nazareth, nella vita delle sue comunità e nell’opera apostolica dei Fratelli: Maria, educata da Gesù, è stata e sarà sempre modello e ispirazione nella vita e nell’opera del fondatore e dei Fratelli Maristi.


Come Marcellin Champagnat riuscì, nel suo zelo apostolico, a dare risposte adeguate a problemi concreti, oggi i segni dei tempi e gli appelli della Chiesa invitano noi Fratelli a vivere nella fedeltà creativa, a rileggere il nostro carisma fondazionale e a soddisfare i bisogni e le aspettative dei giovani moderni.


Gli orizzonti e le prospettive di questa rilettura si presentano immensi e urgenti. È come se il Fondatore avesse percepito che nel divenire storico vi sono bisogni permanenti in situazioni mutevoli e altri specifici del momento.


È qui che occorre attualizzare e rendere significativo il suo carisma nella fedeltà creativa. In una lettera a Monsignor Cattet, nel marzo del 1827, parlando del suo Istituto, Marcellin scrisse: «Sono fermamente convinto che Dio vuole questa opera e la vuole in questo tempo in cui l’incredulità fa progressi così spaventosi…».


Sono trascorsi tanti anni ma molti di noi oggi possono certamente avvalorare questa osservazione di Champagnat. Le sfide che dobbiamo affrontare in questa rilettura del carisma passano principalmente per le persone. Sono le sfide che implicano la fedeltà personale e istituzionale e il presente e il futuro dei giovani e dei bambini fra i quali siamo inviati.


L’attualizzazione del carisma di P. Champagnat alla luce dei segni dei tempi, in questo intenso passaggio dello Spirito che è la sua canonizzazione, ci spinge, nella preghiera, nel discernimento e nella comunione, a optare per «non restare quieti» di fronte alle numerose situazioni di disuguaglianza e d’ingiustizia che caratterizzano la nostra società e che, messe a confronto con il nostro carisma, ci interpellano profondamente.


Questo carisma incarnato nel nostro stile e nella nostra missione educativa ed evangelizzatrice, maturato nella tensione della fedeltà ai segni dei tempi, è un’autentica chiamata a vivere profeticamente nel nostro mondo, nell’oggi e nell’ora che ci sono stati assegnati.


La nostra vocazione di Fratelli si trasforma così in un segno profetico che annuncia la fraternità al di là delle razze, delle culture, delle lingue e delle nazionalità e che al contempo denuncia una società che spesso genera egoismo, individualismo e solitudine.


Noi Fratelli Maristi desideriamo realizzare tutto ciò con cuore mariano, ossia, agendo come Maria, lasciandoci ispirare dalla sua disponibilità, dal suo distacco, dalla sua semplicità e dalla solidarietà universale, soprattutto verso il mondo dei «piccoli», di quelli che spesso si trovano ai margini della società.


Così il nostro essere Fratelli si traduce nell’attività di catechisti, di educatori, di compagni di cammino dei giovani, di presenza vicina e fraterna che li libera e li guida verso il Signore Gesù. Questa missione che Marcellin ci ha trasmesso non è solo nostra, ma la condividiamo con molti laici, uomini e donne che si sentono attratti e interpellati dalla forza del suo carisma.


Con il suo messaggio e la sua vita, Marcellin continua ad invitarci ad evangelizzare educando, soprattutto i giovani più bisognosi.


Le nostre opere educative offrono alla Chiesa e alla società un progetto che armonizza fede, cultura e vita, che presenta la cultura come uno strumento di comunione fra gli uomini e il sapere, come un impegno di servizio. Aperti al dialogo fra persone di culture e credi diversi, con il nostro servizio di evangelizzazione miriamo a formare autentici discepoli di Gesù Cristo e a fare dell’annuncio diretto della Parola un elemento essenziale della nostra missione.


Le sfide che la gioventù ci presenta in questo momento storico della canonizzazione, alle porte del Terzo Millennio, continuano ad essere enormi: educazione alla fede, educazione ai valori, educazione alla solidarietà, attenzione ai giovani in situazioni di rischio, di conflitto, di discriminazione.


Guidati da Maria, noi Fratelli Maristi cerchiamo di rispondere con l’entusiasmo di Marcellin, dando la priorità all’azione pastorale e creando spazi di fraternità, soprattutto per i più poveri e i più piccoli.



 


Il cristianesimo pratico di un cuore senza frontiera


di H. SEÁN D. SAMMON


Vicario Generale dei Fratelli Maristi delle Scuole


 


Marcellin non nacque santo, ma impiegò tutta la sua vita per diventarlo. Come fondatore dei Piccoli Fratelli di Maria, conosciuti in tutto il mondo come Istituto dei Fratelli Maristi, diede ai suoi primi discepoli questo solido consiglio: «Divenire Fratelli significa impegnarsi a divenire santi». Giunse a questa conclusione attraverso le dure lezioni della sua vita.


La madre di Marcellin, Maria Teresa Chirat e sua zia Luisa, una religiosa di San Giuseppe, furono le prime a risvegliare nel giovane la vita spirituale. Il loro esempio e la loro guida furono fondamentali. Egli assorbì dalle due donne le pratiche caritatevoli e l’eredità spirituale della zona montagnosa del Centro della Francia.


Marcellin ebbe la fortuna di crescere nel distretto di Marlhes, una regione dalla fede profonda che aveva come Patrono san Giovanni Francesco Régis e fece della sua chiesa di La Lovesc un luogo di pellegrinaggio. Il santo impressionò Marcellin e influenzò la sua formazione spirituale.


Sappiamo anche che Marcellin nutriva una grande devozione verso Maria, la Madre di Gesù. Visse nel distretto mariano dei Vescovi Pothin e Ireneo, in un Paese influenzato dagli scritti dei mariologi, come Olier e Grignion de Montfort.


La sua devozione alla Madre di Dio fu modellata dalla spiritualità e dalla mariologia della fine del XVIII secolo e inizio del XIX in Francia.


Il cammino di fede di Marcellin tuttavia aveva come meta Gesù e non Maria. Il mistero dell’Incarnazione era al centro della sua spiritualità. La cristologia del fondatore poneva l’enfasi sulla natura umana di Gesù. I suoi scritti non sono la fonte della devozione dei Fratelli Maristi al Presepe, alla Croce e all’Altare; egli approvava queste pratiche e incoraggiava i suoi discepoli a usare tali misteri per la riflessione e la preghiera.


 


Fede sempre più profonda


Un continuo processo di conversione dava vigore a una relazione sempre più profonda con Dio. Da giovane, nella sua ricerca spirituale pose sempre l’enfasi sulla disciplina personale, conseguendola con l’aiuto di un programma di preghiera e di penitenza ben ideato, prima durante i giorni di vacanza del seminario e poi come giovane sacerdote a La Valla.


Quindi dipese dalla regola della Legge, che divenne una guida nella sua vita. Lo aiutò a dominare il suo comportamento e a ottenere una certa serenità di spirito.


Grazie a Dio, il buon senso di Marcellin e la sua capacità di giudizio lo aiutarono ad andare oltre le regole e la rigidità che caratterizzavano gran parte della teologia morale che si insegnava nei seminari della Francia agli inizi del XIX secolo.


Con il tempo, il Fondatore giunse a basare la sua spiritualità sull’amore di Dio e del prossimo. Come abbiamo detto, Marcellin amava il Signore nella sua natura umana. Amava la gente e gli piaceva stare in sua compagnia. Il futuro santo aveva compreso che il cammino per un rapporto d’amore con Dio passava per il rapporto con gli altri. Con il tempo si rese conto che ogni persona che incontrava era l’immagine di Cristo risorto che era riuscito ad amare e a conoscere.


Vi sono tre elementi al centro della spiritualità che Marcellin trasmise ai suoi Fratelli e alla Chiesa: fiducia nella presenza di Dio, devozione a Maria e fiducia nella sua protezione e la pratica delle virtù della semplicità e dell’umiltà. La spiritualità del Fondatore fu cristologica (Incarnazione) e decisamente mariana.


 


Una spiritualità incarnata


La prima caratteristica della spiritualità di Marcellino fu di essere incentrata sull’incarnazione. Questo elemento fu la fonte della sua pratica della presenza di Dio. Egli credeva che Gesù fosse a portata di mano. Per questo il suo dialogo con il Signore non si interruppe mai e la sua fiducia in Gesù e il suo abbandono alla sua volontà crebbero continuamente. Il fondatore citava spesso le parole del Salmo 127: «Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori».


Questa spiritualità appariva anche nel linguaggio utilizzato in molte sue lettere. In una nota dell’8 aprile scriveva al Fratello Marie-Laurent: «La sua lettera, mio carissimo amico, ha stimolato in modo singolare la mia compassione. Da allora ogni volta che salgo sul Santo Altare chiedo a Colui nel quale non si spera mai invano di aiutarci a superare gli ostacoli più grandi. Non disperi mai per la sua salvezza; è in buone mani».


Marcellin firmava le sue lettere con questa frase caratteristica: «vi lascio nei sacri cuori di Gesù e di Maria». Poi gli piaceva aggiungere: «sono luoghi tanto buoni, si sta molto bene lì».


La seconda caratteristica della spiritualità di P. Champagnat fu la sua devozione mariana. Il fondatore dei Fratelli Maristi era molto legato a Maria. Nominò i suoi Fratelli in suo onore e Maria divenne parte centrale della sua eredità spirituale; la vide come la prima Superiora dell’Istituto.


La relazione con Maria maturò con il tempo. Egli aveva piena fiducia nella sua protezione. Diceva spesso ai suoi Fratelli: «Con Maria abbiamo tutto, senza Maria non abbiamo nulla». Nel suo rapporto con Maria non vi erano segni di turbamento. Più vicino si sentiva a lei, più lei era presente nella sua vita come una persona vivente. Con il tempo il rapporto, come quello fra due persone, si tramutò in devozione verso Maria, che divenne la sua confidente. Nella sua preghiera mariana, era solito utilizzare l’espressione familiare francese «come già sai», rivelando così quanto il loro rapporto fosse intimo.


 


Devozione mariana


La devozione a Maria si esprimeva nei sermoni, nelle novene e nelle lettere. La lettera del 4 aprile 1831 ai Fratelli Antoine e Gonzaga è un esempio di questo aspetto della sua vita spirituale. Il fondatore scriveva: «Interessate Maria a vostro favore, ditele che dopo aver fatto tutto il possibile ricorrete a lei perché le cose non vanno come dovrebbero».


Marcellin confidava completamente nell’intercessione di Maria: quando i suoi fedeli avevano fatto il massimo, lei doveva assumersi la responsabilità di aiutarli. Il Fondatore incoraggiava i Fratelli affinché continuassero nella loro devozione a Maria. Chiedeva loro di porre la sua immagine nella casa e voleva che portassero con sé qualcosa che la ricordasse. In seguito consigliò la tenera pratica di offrirle le chiavi della casa e di porre i nomi dei Fratelli che non risiedevano nella comunità dell’Hermitage in un cuore e appenderlo al collo della statua della «Bonne Mère». «Maria è la nostra patrona e la nostra protettrice», diceva.


Marcellin consigliava ai suoi Fratelli di prendere Maria come Madre. Doveva essere un modello da imitare e una persona a cui avvicinarsi con la fiducia di un bambino. La risposta di Maria nell’Annunciazione fu fidata e diretta. Il fondatore voleva che il sì dei suoi Fratelli fosse a sua volta incondizionato. Nella regola del 1837 incluse una preghiera speciale: «Abbandono alla Santissima Madre di Dio».


La devozione a Maria ci dice molto sulla sua personalità. Marcellin fu un uomo che, con il tempo, imparò a riconoscere i propri limiti. Si rese conto che i doni necessari per l’avventura che aveva intrapreso trascendevano le sue capacità naturali. Allora, come spiegare il suo successo? Con la coscienza sincera, egli attribuì tutto ciò che era stato realizzato a Maria, il cui aiuto aveva sempre richiesto e la cui ispirazione seguì il più fedelmente possibile.


 


Semplicità e umiltà


La pratica di queste semplici virtù fu il terzo elemento della spiritualità del Fondatore. La semplicità fu la qualità che contraddistinse Marcellin Champagnat. Era diretto, entusiasta e fiducioso. Incoraggiò i suoi fratelli a sviluppare questa virtù.


Era umile. Man mano che maturava, imparava a conoscersi e ad accettarsi. Marcellin non fu un uomo dalle grandi pretese. Parimenti consigliò ai suoi Fratelli di essere sinceri e senza pretese.


Il mondo del 1789, quando nacque Marcellin Champagnat, stava per essere stravolto dal cambiamento. Quello che lasciò, cinquantun’anni dopo, aveva visto la pace e la guerra, la prosperità e la penuria, la morte di una Chiesa e la nascita di un’altra.


Come uomo del suo tempo, Marcellin portò dentro di sé tutta la sua grandezza e i suoi limiti. La sofferenza lo temprò, le difficoltà lo rafforzarono, la determinazione lo spinse ad andare avanti, la grazia lo aiutò a trascendere le situazioni contingenti.


Il Fondatore è un modello, non per suo merito, ma perché permise che la grazia di Dio vivesse nel suo cuore, dove si radicò e fiorì. Lo suggerì scrivendo nel suo testamento spirituale: «È duro vivere come un buon religioso, ma la grazia addolcisce tutto».


Marcellin Champagnat prese seriamente la Buona Novella del Vangelo di Gesù Cristo. Visse la vita di ogni giorno in modo eccezionale e fece le cose ordinarie con un amore straordinario. Scoprì la gioia 


del Vangelo e si lasciò trasformare da esso. Volle condividere con gli altri, in particolare con i giovani, tutto ciò che aveva visto e udito. «Amare Dio», diceva, «amare Dio e adoperarsi per farlo conoscere e amare: è così che deve essere la vita di un Fratello». Con queste poche parole dipinse il suo ritratto e ci raccontò la sua vicenda umana. Il suo fu un cuore senza frontiere.


 


L’Istituto in sintesi


Nome ufficiale Institutum Fratrum Maristarum a Scholis (FMS) Fratelli Maristi delle Scuole Parvolorum Fratrum Mariae


Data di fondazione 2 gennaio 1817


Luogo La Valla, Saint-Chamond


Dipartimento della Loira (Francia)


Nome del fondatore Marcellin Joseph Benoît Champagnat


Data e luogo di nascita del fondatore 20 maggio 1789 Rosey, Marlhes, Dipartimento della Loira (Francia)


Data e luogo di morte del fondatore 6 giugno 1840 Hermitage (Francia)


Carisma L’educazione cristiana dei bambini e dei giovani, soprattutto di quelli più bisognosi.


Opere apostoliche Scuole, facoltà universitarie per la formazione del corpo docente, università, scuole tecnico-professionali, scuole agrarie, giovani in difficoltà (tossicodipendenza, inserimento sociale), bambini di strada («meninos de rua»), quartieri periferici, assistenza agli emigranti, aborigeni, centri di missione, volontariato (ONG)


Numero di Fratelli 4887 (al 31 dicembre 1988)


Presenza in 74 Paesi (cinque continenti)


La presenza nel mondo Europa Germania, Belgio, Spagna, Francia, Gran Bretagna, Grecia, Olanda, Ungheria, Irlanda, Italia, Portogallo, Romania, Svizzera Nord America Stati Uniti, Canada Centro America Costarica, Guatemala, Haiti, Honduras, Messico, Nicaragua, Portorico, El Salvador Sud America Argentina, Bolivia, Ecuador, Paraguay, Brasile, Cile, Colombia, Perù, Uruguay, Venezuela Africa Sud Africa, Angola, Camerun, Repubblica Centrafricana, Costa d’Avorio, Ghana, Guinea Equatoriale, Kenya, Liberia, Madagascar, Malawi, Mozambico, Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Rwanda, Tanzania, Ciad, Zambia, Zimbabwe Asia Libano, Siria, Cambogia, Cina, Corea del Sud, India, Giappone, Malaysia, Pakistan, Filippine, Singapore, Sri-Lanka Oceania Australia, Figi, Isole Salomone, Kiribati, Nuova Caledonia, Nuova Zelanda, Papua Nuova Guinea, Samoa, Tonga, Vanuatu


 


Il messaggio ai Fratelli: «Che tra di voi ci sia un sol cuore ed un’anima sola»


 


Marcellin, uomo di fede robusta, non desiste dal ricercare la volontà di Dio nella preghiera e nel dialogo con le autorità religiose e con i suoi Fratelli. Pienamente consapevole dei propri limiti, conta solo su Dio e sulla protezione di Maria, la «Buona Madre», la «Risorsa Ordinaria», la «Prima Superiora». La profonda umiltà, il vivo sentimento della presenza di Dio gli consentono di vivere le numerose prove con una grande pace interiore.


Spesso la sua preghiera si esprime col Salmo 126: «Se il Signore non costruisce la casa… », convinto che l’Istituto dei Fratelli è l’opera di Dio, l’opera di Maria. «Tutto a Gesù per mezzo di Maria, tutto a Maria per Gesù» è il motto, che ne sintetizza lo spirito.


«Fare conoscere ed amare Gesù Cristo» è la missione che assegna ai suoi Fratelli. La scuola è il luogo privilegiato per la missione evangelizzatrice. Marcellin ispira ai suoi discepoli l’amore e il rispetto per i fanciulli, l’attenzione per i poveri, la dedizione ai più ingrati e ai più emarginati, in particolare agli orfani. La presenza prolungata accanto ai giovani, la semplicità, lo spirito di famiglia, l’amore al lavoro, tutto secondo il modo di operare di Maria, sono i punti basilari della sua concezione educativa.


Nel 1836 la Chiesa riconosce la Società di Maria e le affida la missione dell’Oceania. Marcellin pronuncia i voti come membro della Società di Maria. Invia tre Fratelli con i primi Padri Maristi missionari nelle isole del Pacifico. Si dilata e prende concretezza il suo sogno apostolico: «Tutte le diocesi del mondo entrano nelle nostre vedute!». Le pratiche per ottenere l’autorizzazione legale dell’Istituto assorbono molto del suo tempo e lo obbligano ad un grande dispendio d’energie, mettendo alla prova il suo spirito di fede. Non cessa dal ripetere: «Quando si ha Dio con sé, quando si conta soltanto su di lui, nulla è impossibile!».


Ai suoi Fratelli ha lasciato questo messaggio: «Che tra di voi ci sia un sol cuore ed un’anima sola. Che si possa dire dei Piccoli Fratelli di Maria, come dei primi cristiani: «Guardate come si amano!l.».


HENRI VIGNAU


 


© L’OSSERVATORE ROMANO Domenica 18 Aprile 1999