S. OTTONE di BAMBERGA (1062-1139)

Vite di Santi, Beati, Venerabili...

Ottone nacque a Mistelbach, in Franconia, nel 1062, ai tempi della «lotta per le investiture». Fu nominato dall’imperatore Enrico IV vescovo di Bamberga. Dopo la sua morte Ottone scese a Roma dove il Papa Pasquale Il gli conferì il pallio, confermandolo vescovo di Bamberga. Vescovo legittimo per la Chiesa e ben accetto all\’Imperatore, gli sforzi di Ottone contribuirono alla definizione di un Concordato tra Chiesa e Impero, stipulato nella famosa Dieta di Worms, nel 1122. Boleslao, re di Polonia lo chiamò ad evangelizzare la Pomerania, dove, insieme a venti sacerdoti battezzò ventimila pagani, convertì sette città e fondò altre undici chiese. Ma cadde in un\’imboscata tesagli dai pagani. Morì poco dopo a Bamberga, nel 1139.

Ottone, grande vescovo e missionario, nacque da una famiglia di Mistelbach, nella Franconia (Germania), verso il 1062, nel secolo cioè in cui i Sommi Pontefici, e specialmente S. Gregorio VII (+1085), conducevano una implacabile lotta contro il concubinato e la simonia del clero, e le ingerenze del potere politico nella Chiesa mediante l\’Istituto delle investiture.
Fin dalla sua infanzia Ottone diede prova di indubbia propensione allo studio delle lettere e delle scienze. I genitori perciò lo avviarono allo stato ecclesiastico nel quale, con la sua dolcezza e umiltà, si guadagnò l\’affetto di quanti lo conobbero. I suoi meriti dovettero essere eccezionali se l\’imperatore della Germania, Enrico IV, dopo l\’ordinazione sacerdotale, lo volle assegnare come cappellano di corte a sua sorella, Sofia, quando andò sposa a Boleslao III, duca di Polonia (1088). Dopo la morte della principessa, egli prese il santo al proprio servizio, tanto ne apprezzava il talento e la saggezza.
A motivo della proibizione fatta ai laici da Gregorio VII nel sinodo romano (1075) di dare le investiture ecclesiastiche, e ai chierici di riceverle, pena la nullità, l\’interdetto e la scomunica, ne era derivata una furibonda lotta tra l\’imperatore e la Chiesa anche dopo la dubbia penitenza di Enrico IV a Canossa (1077). Costui, essendo stato scomunicato dal papa una seconda volta, favorì a Bressanone (1080) l\’elezione dell\’antipapa Clemente III (Guiberto di Ravenna), da cui si fece incoronare imperatore dei romani in Laterano, nella Pasqua del 1084, mentre Gregorio VII era chiuso in Castel Sant\’Angelo. Ottone non mancò di fargli le sue rimostranze per lo scisma causato e la sua sistematica disubbidienza ai legittimi successori di Gregorio VII, ma l\’imperatore non perdette per questo la stima che aveva concepito di lui. Difatti, nel 1101 lo elesse cancelliere dell\’impero e l\’anno successivo lo nominò vescovo di Bamberga e lo investì del beneficio feudale con la "tradizione" del pastorale e dell\’anello.
Nel 1105 Ottone passò dalla parte di Enrico V, figlio dell\’imperatore, ribellatesi al padre dopo che Pasquale II (+1118) aveva rinnovato contro di lui, pervicace e prepotente, la scomunica e sciolto i sudditi dal giuramento di obbedienza. Lo zelante pastore volle che la sua nomina fosse riconfermata dal papa, il quale lo consacrò vescovo ad Anagni il 13-5-1106. Fin dal 1104, alla dieta di Ratisbona, egli aveva dispiegato molto zelo per ristabilire la pace nella Chiesa. Il nuovo imperatore, più spregiudicato del padre, e geloso dei suoi diritti nella lotta contro la Chiesa a motivo delle contrastate investiture, gli dimostrò un uguale attaccamento per la capacità e sobrietà della vita. Difatti lo condusse con sé a Roma (1110) per instaurare in Italia l\’autorità germanica e farsi incoronare imperatore da Pasquale II.
In quell\’occasione Ottone ricevette il pallio. Benché sia stato biasimato nel sinodo di Fritziar (1118) a causa del suo atteggiamento, egli non desistette, nel congresso di Wurtzbourg (1121), dal condurre un\’azione molto decisiva per la pacificazione delle due supreme autorità della terra: l\’ecclesiastica e la civile. La sua opera di persuasione sfociò nel concordato di Worms, del 1122, in cui Enrico V rinunciò alla investitura dei prelati con l\’anello e il pastorale, simbolo dell\’autorità spirituale, e Callisto II (+1124) riconobbe all\’imperatore il diritto di assistere alle elezioni dei prelati in Germania e di conferire loro l\’investitura feudale, prima della consacrazione, con lo scettro, simbolo dell\’autorità temporale.
Nella vita di Ottone è degno di considerazione il fatto che, in un periodo nel quale la lotta tra l\’imperatore di Germania e il papa era così aspra e sanguinosa, egli abbia saputo conservare l\’amicizia degli imperatori e la fedeltà ai Sommi Pontefici senza incorrere nella riprovazione di questi o nello sdegno di quelli. La qual cosa dimostra come una lealtà senza sotterfugi e una autentica santità possono conciliare le peggiori opposizioni e dimostrarsi più efficaci della più abile diplomazia.
Più ancora che per la prosperità del consorzio civile, il buon pastore lavorò per il benessere spirituale di quanti erano stati affidati alle sue cure. La città di Bamberga, deve a lui il compimento del duomo, iniziato per volere dell\’imperatore e della chiesa collegiata di San Giacomo, delle torri di San Galdolfo, della chiesa e del monastero benedettino di San Michele. In tutta la diocesi fece costruire quattordici chiese e sei castelli, fondò e rinnovò vari monasteri, che chiamava "locande" poste sulla strada dell\’eternità. Per questo meritò di essere chiamato il padre dei monaci.
Promosse pure la riforma dell\’abbazia benedettina di Hirsau, fondata nella diocesi di Spira nel secolo IX da Erìafrido, conte di Calw, la quale svolse una preziosa opera di risanamento morale nella scia della riforma gregoriana; protesse il nuovo Ordine dei Cistercensi, fondato a Citeaux nel 1098 da S. Roberto, abate di Molesme; favorì il nuovo Ordine dei Premostratensi, fondato presso Laon nel 1121 da S. Norberto, prima mondano cortigiano dell\’imperatore Enrico V e poi arcivescovo di Magdeburgo. Col suo aiuto queste diverse famiglie religiose fondarono ventun monasteri, oltre che a Bamberga, nella diocesi di Wùrtzburg, Ratisbona, Passavia, Eichstàtt, Halberstadt e Aquileia.
Poiché Ottone dispiegava uno zelo veramente apostolico, nella santificazione dei suoi diocesani, Boleslao IV, duca di Polonia, avendo conquistato la Pomerania, lo supplicò di andare ad evangelizzare gli idolatri che si trovavano ancora in quella provincia. Il Santo, che per la salvezza delle anime avrebbe dato la vita, accettò l\’invito e, dopo aver provveduto alla amministrazione della sua vasta diocesi, nel 1124 si diresse verso quella regione con una ventina di ecclesiastici e un numeroso seguito. In Polonia gli fu dato un interprete, Adalberto, prima monaco e poi cappellano del duca.
Poté in tal modo evangelizzare in un anno Pyritz, Julin, Kammin, Stettin, Wollin, Kolberg e Belgrado. Tra pericoli e fatiche indicibili fondò undici chiese e battezzò più di 20.000 pagani. Bisogna notare però che, a parte il coraggio del santo, la sua capacità organizzativa e la collaborazione avuta dal clero nella predicazione del Vangelo, l\’apostolato gli fu facilitato dalla naturale onestà di quei popoli ancora primitivi. Soltanto a Julin, Ottone corse il pericolo di morire martire. Poté infatti mettersi in salvo a stento, dopo che fu trascinato nel fango e percosso.
Tre anni dopo il suo ritorno a Bamberga, avendo appreso che qualche città, tra cui Stettin e Julin, erano ricadute nell\’idolatria, l\’intrepido missionario si portò di nuovo nel settentrione, e richiamò gli erranti con una più assidua predicazione, la cura dei malati e dei poveri ad una fede più sentita e più solida. Egli non avrebbe esitato a spingersi fino all\’isola di Rugen se non ne fosse stato impedito dai venti contrari, e non avesse avuto il timore di dispiacere al vescovo della Danimarca. Anche in Pomerania avrebbe voluto stabilire un vescovado, ma ne fu impedito dalle contrarietà dei vescovi di Magdeburgo, Gnesen, e Lund, gelosi dei loro diritti. Soltanto dopo la sua morte, uno dei suo compagni, Adalberto di Pomerania (+1162), fu eletto vescovo di Julin (1140) da Innocenze II.
Ottone morì a Bamberga il 30-6-1139 e fu seppellito nella chiesa di San Michele, che aveva fatto costruire. Per i grandi miracoli che si verifìcarono sulla sua tomba, Clemente III lo canonizzò nel 1180. S. Ottone è invocato contro il morso dei cani arrabbiati. Nel suo nome viene benedetto del vino che, per i meriti di lui, dovrebbe guarire dalla febbre.
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Sac. Guido Pettinati SSP,
I Santi canonizzati del giorno, vol. 7, Udine: ed. Segno, 1991, pp. 12-15
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