S. MARGHERITA BOURGEOYS (1620-1700)

Vite di Santi, Beati, Venerabili...

Nella prima domenica di ottobre del 1640, prese parte alla processione che si svolgeva nel convento delle Suore Domenicane. Passando davanti al portale dell’abbazia, Margherita sollevò lo sguardo ad una massiccia statua di Maria SS. che era stata posta a protezione dell’ingresso. In quell’istante il volto della Vergine le apparve vivo e sorridente e il suo animo le sembrò libero dai sentimenti di vanità. Chiamò quel singolare fenomeno “la sua conversione”, e per corrispondere alla grazia divina la Santa si ascrisse alla congregazione delle Suore di nostra Signora, fondata da S. Pietro Fourier (+1640).

12 gennaio
Troyes, antica capitale della Champagne (Francia), ebbe la gloria di dare i natali a Santa Margherita il 17-4-1620.
Ella fu la sestogenita di dodici figli. Sotto la guida dei genitori, commercianti di ceri, la Santa crebbe giudiziosa, generosa e anche bella. Nei disegni di Dio avrebbe dovuto fare l’istitutrice, ma nella città natale frequentò soltanto le scuole elementari. Nelle sue Memorie ella attesta: “Fin dalla mia prima gioventù il Signore mi aveva dato una particolare inclinazione per adunare delle fanciulle della mia età”. Con esse non solo giuocava, ma cuciva e pregava.
A diciannove anni, in seguito alla morte della mamma, la Santa dovette assumere la direzione della casa. Ebbe modo cosi di diventare una sagace amministratrice. Nelle sue Memorie non parla dei sacrifici che dovette compiere a favore dei familiari. Confessa solamente di essersi lasciata dominare del rispetto umano e dalla vanità femminile. Ne fu guarita dalla Madonna quando, nella prima domenica di ottobre del 1640, prese parte alla processione che si svolgeva nel convento delle Suore Domenicane. Passando davanti al portale dell’abbazia, Margherita sollevò lo sguardo ad una massiccia statua di Maria SS. che era stata posta a protezione dell’ingresso. In quell’istante il volto della Vergine le apparve vivo e sorridente e il suo animo le sembrò libero dai sentimenti di vanità.
Chiamò quel singolare fenomeno “la sua conversione”, e per corrispondere alla grazia divina la Santa si ascrisse alla congregazione delle Suore di nostra Signora, fondata da S. Pietro Fourier (+1640). Si pose sotto la guida spirituale di Mons. Jendret e con il consenso di lui emise i voti di povertà e castità. Per “purificarsi” dei suoi peccati con una vita di penitenza cercò di entrare prima in un monastero di clarisse e poi di carmelitane, ma trovò tutte le porte sbarrate. Mons. Jendret le propose la fondazione di una Congregazione di religiose che, pur vivendo in comunità, potessero lavorare nel mondo a favore dei poveri, dei malati e degli ignoranti. La signora de Chuiy, sorella di Paul Chomedey de Maisonneuve (+1676), governatore dell’isola di Montreal nel Canada, allora possedimento francese, mise a loro disposizione un appartamento, ma l’impresa per il momento fallì. Margherita riprese la sua abituale vita di preghiera e di assistenza ai poveri e ai malati. Dio la favorì di un’altra grazia straordinaria. Il giorno dell’Assunta 1650, mentre stava prostrata m adorazione davanti al SS. Sacramento, accanto all’ostia vide Gesù Bambino che le sorrideva senza dirle nulla. Comprese allora che doveva moltiplicare le sue buone opere per compiacerlo maggiormente.
In quel tempo era stata costruita nell’isola canadese di Montreal una città, Ville-Marie, allo scopo di aiutare i Gesuiti nell’evangelizzazione degli irochesi e degli uroni. Il governatore, l’ex ufficiale Paul Chomedey de Maisonneuve, considerato dai contemporanei “un vero cavaliere, forte e coraggioso come un leone e pio come un monaco”, era tornato in patria per fare una leva di soldati, capaci di assicurare la difesa dei colonizzatori francesi e di donne disposte a darsi all’educazione dei bambini e alla cura dei malati. Arrivato a Troyes andò a trovare sua sorella, monaca tra le religiose di nostra Signora, la quale gli suggerì di condurre con se in Canada la trentaduenne Margherita Bourgeoys. Il governatore la mandò a chiamare desiderando conoscerla. Appena la Santa fu alla sua presenza, congiunse le mani, levò gli occhi al cielo ed esclamò: “Ecco qui il mio sacerdote! Ecco colui che mi è apparso in sogno…”. E narrò come la notte precedente avesse visto in sogno S. Francesco d’Assisi in compagnia di due uomini di cui uno era in tutto simile al signor de Maisonneuve. Senza tanti preamboli costui le chiese: “Siete disposta a seguirmi a Montreal per aprire una scuola elementare?” La Santa gli rispose senza indugio: “Se i superiori me lo consentiranno, sarò ben felice di consacrarmi al servizio di Dio e del prossimo in quella lontana colonia”.
Una certa titubanza le era rimasta però in fondo all’animo, ma il cielo non mancò di rassicurarla. Racconta nelle sue Memorie: “Una mattina, mentre ero assolutamente sveglia, vidi comparirmi dinanzi una maestosa Signora avvolta in un mantello di seta bianca. Ella mi disse: “Va’! Io non ti abbandonerò”. Ed io compresi che era la Vergine SS., nonostante non mi fosse riuscito di vederne il volto”. I parenti cercarono di trattenerla in patria, ma ella al principio del 1653 partì soltanto con un piccolo involto, “senza denaro, né vestiario”, dopo avere legalmente rinunciato alla parte di eredità che le spettava.
Il viaggio durò tre mesi e fu dei più disastrosi. A bordo della nave scoppiò la peste e in quel terribile frangente Margherita divenne infermiera, medico e sacerdote per gli uomini della spedizione. Poco prima dello sbarco a Quebec potè scrivere dei suoi beneficiati: “Essi erano docili come veri religiosi, e questo mi rallegrava pensando che dovevo andare con loro a Ville-Marie”. Annotò ancora: “Poco dopo il loro arrivo in questo luogo, questi cento uomini erano cambiati come la biancheria, che sia stata messa in bucato”. Segno evidente che l’apostolato da lei esercitato in mezzo a loro era stato molto efficace.
Nel borgo di Ville-Marie, accanto al forte in cui prese stanza Margherita, sorgeva il minuscolo ospedale fondato nel 1645 da Giovanna Mance (+1673). Le due eroine della carità divennero amiche e collaboratrici. Occupazione precipua della Santa doveva essere quella di fare scuola ai bambini dei coloni. In attesa di svolgere il suo compito, faceva da massaia in casa del governatore, da infermiera nell’ospedale e da soccorritrice dei soldati più poveri. Fu lei che, scortata da trenta uomini, fece ricostruire sulla montagna di Ville-Marie la grande croce che il signor de Maisonneuve vi aveva eretta in adempimento di un voto e che gl’irochesi avevano abbattuto; fu lei che liberò il governatore da gravi tentazioni, esortandolo non a sposarsi, ma a fare il voto di castità; fu lei che ideò la costruzione della prima chiesa in muratura dedicata alla Madonna.
Dopo quattro anni di intensa attività, nonostante i continui assalti degl’indigeni, Margherita aprì la prima scuola (1658) in una stalla in muratura che le era stata donata in perpetuo con un terreno adiacente. I fanciulli non tardarono ad aumentare di numero, tanto che dovette moltiplicare le classi elementari. Quando poi fu costretta a costruire anche un giardino d’infanzia le forze sue e quelle della compagna che la coadiuvava furono impari al bisogno.
La Santa pensò allora di ritornare in Francia per fare ricerca di giovani donne desiderose di servire Dio nel prossimo, tanto più che pensava di fare sorgere accanto alle altre opere un piccolo istituto per i bambini indigeni, un’associazione per le fanciulle e un circolo per le giovani da marito allo scopo di prepararle a diventare buone madri di famiglia. Giovanna Mance, essendosi rotta un braccio e stentando a guarire, aveva manifestato il desiderio di recarsi in Francia a La Flèche per supplicare le Suore Ospedaliere di S. Giuseppe di assumere la direzione del suo ospedale. Avendo bisogno di assistenza nel viaggio, Margherita si offerse di accompagnarla. A Troyes e a Parigi la Santa trovò quattro giovani disposte a seguirla. I Sulpiziani, che avevano la cura spirituale di Ville-Marie, approfittarono del suo ritorno in Canada per inviare un contingente di uomini e di giovanette, che la Santa assistette fintanto che non riuscirono a sistemarsi.
Dopo un anno dalla partenza, Margherita riprese l’insegnamento e il cucito per sopperire alle crescenti necessità. Mentre pensava ad attuare il genere di vita religiosa già ideato da Mons. Jendret a Troyes, eresse un pensionato per le giovanotte di agiate condizioni e una scuola di avviamento al lavoro per quelle più povere, che il governo francese mandava in Canada per popolare la colonia. Gli attacchi degl’indigeni contro i centri abitati dai bianchi si moltiplicavano, ma la Madre Bourgeoys, che anche nei pericoli e nelle contrarietà vedeva il dito di Dio, con molta calma e garbo sapeva infondere fiducia in tutti gli abitanti della zona. Se, in mezzo alla bufera, le sue opere si sviluppavano e consolidavano, era segno che la Provvidenza voleva da lei la progettata Congregazione di nostra Signora di Montreal. Le donazioni di terre che nel 1662 le fece il governatore ne erano una ulteriore conferma.
L’Istituto per volere del B. Francesco de Montmorency-Laval (+1708), Vicario Apostolico di Montreal, corse pericolo di essere unito alle Suore Orsoline, stabilite a Quèbec dalla B. Madre Maria dell’Incarnazione (+1672). Margherita non ne volle sapere perché le suore che lei sognava dovevano essere libere dalla clausura per darsi alle opere di misericordia spirituale. Il signor Talon, intendente della colonia francese, domati gl’irochesi dopo la destituzione del signor de Maisonneuve, si era recato in visita ufficiale a Ville-Marie e aveva suggerito alla fondatrice di chiedere al re Luigi XIV l’invio di una patente che l’autorizzasse ad esercitare l’insegnamento scolastico con le sue compagne. A tale scopo la Santa diede un migliore assetto alla sua opera, fece sfruttare più razionalmente le terre ricevute in dono e volle rendere proprietà comune della nascente Congregazione tutti i beni immobili a lei donati o da lei acquistati. Mons. de Laval ne rimase tanto edificato che spontaneamente autorizzò la comunità della Rourgeoys a darsi all’istruzione e all’educazione della gioventù.
Per sollecitare l’autorizzazione reale e raccogliere vocazioni, la fondatrice si recò un’altra volta in Francia (1670). Con l’aiuto della “Compagnia di Montreal” potè essere ricevuta in udienza da Luigi XIV e ottenere quanto desiderava. A Troyes giovani risposero al suo appello e il signor de Maisonneuve donò a ciascuna di esse una dote di 200 monete d’argento. Quando sbarcò a Quèbec la Santa sentì dirsi che, dopo due anni di assenza, la sua congregazione stava per andare in rovina. Ella si limitò a rispondere: “Colui che la farà cadere, potrà anche rialzarla, quando a Lui piacerà”. Sua preoccupazione principale era quella di dare forma religiosa alla comunità. Scrive nelle Memorie: “Ci è sempre sembrato che un certo spirito di umiltà, di semplicità, di docilità, d’ubbidienza, di povertà, di distacco da tutte le cose e d’abbandono nella divina Provvidenza dovesse essere il vero spirito della Congregazione”.
Con un programma di vita così evangelico l’Istituto e le annesse attività prosperarono. Mons. de Laval, eletto nel 1674 primo vescovo di Quèbec, ne rimase tanto soddisfatto che non esitò ad erigere in Congregazione religiosa le Suore di nostra Signora (1676), benché fossero appena una dozzina. Uopo la pace imposta dai francesi agli irochesi (1667), la colonia di Montreal si era estesa con relativa tranquillità. Anche le figlie spirituali della Santa si diffusero in altre località, non esclusa la montagna popolata dai selvaggi. I risultati die le suore conseguirono furono talmente consolanti che il governo francese impose loro l’onere dell’istruzione anche delle fanciulle indiane uscite dalla scuola delle Orsoline. Alla fondatrice premeva ormai sostituire i regolamenti provvisori dell’Istituto con le regole definitive compilate dal P. Remy, sulpiziano, e poi dimettersi dalla carica di superiora generale perché, angustiata da dubbi e pene inferiori, si riteneva incapace di governare.
Madre Margherita ritenne opportuno recarsi per la terza volta in Francia (1680), per raggiungere gli obbiettivi che si era prefissi. Andò a trovare Mons. de Laval, in quel tempo a Parigi, ma egli, confessa la Santa: “Mi disse che avevo fatto male ad intraprendere il viaggio per le nostre regole e che non trovava a proposito che conducessi delle giovani per aiutarci a Montreal”. La fondatrice ubbidì, ma le vocazioni che non aveva potuto cercare in Francia Dio gliele fece trovare in Canada tra le giovani che ella aveva educato. Ciò nonostante ella si considerava strumento indegno nelle mani della Provvidenza, e continuava a insistere perché altre religiose prendessero il suo posto nel governo dell’Istituto. Un violento incendio che distrusse la casa che le suore abitavano la costrinse a soprassedere, mentre Mons. de Laval, quasi per toglierla d’impaccio, le propose ancora una volta la fusione della sua Congregazione con le Orsoline di Quèbec. La Santa fu irremovibile nel suo rifiuto, ritenendo che non fosse quella la volontà di Dio. Pur essendo senza soldi diede principio ai lavori di ricostruzione della casa bruciata, la popolazione l’aiutò e in pochi anni l’opera rifiorì talmente che Mons. de Saint-Vallier, succeduto a Mons. de Lavai, affidò alle Suore di nostra Signora, come campo di apostolato, anche l’isola di Orléans e tutta la zona intorno a Quèbec.
Come da tanto tempo aveva desiderato, per l’età avanzata, il logorio fisico e lo stato d’animo angustiato, la fondatrice il 19-9-1693 radunò la comunità, annunzio le dimissioni e disse con straordinaria umiltà: “Ora non si tratta più di parlare di me che come una miserabile, la quale per non essere stata fedele all’impegno che mi era stato confidato cosi amorosamente, merita grandissimi castighi, che aumenteranno ancora per la pena che la mia rilassatezza vi ha fatto soffrire. Vi chiedo perdono e l’aiuto delle vostre preghiere. Metteteci voi rimedio in quanto vi sarà possibile. Bisogna cambiare prontamente superiora, e quella che sarà eletta faccia osservare esattamente le regole, anche le più minuziose, perché senza di ciò, che cosa ci farebbe di più in questa comunità di quello che fanno le persone del mondo, che vivono cristianamente? Mantenetevi pertanto in quello spirito che dovete avere, che è di povertà, di mortificazione, di obbedienza e d’abbandono nelle mani di Dio”.
Nel primo regolare consiglio a Suor Margherita fu riservato il compito di consigliera ammonitrice. In realtà non ebbe nessuna occasione di esercitare il suo nuovo ufficio perché fu lasciata in una forzata inazione, che sentì assai, e in un isolamento che le sembrò doloroso abbandono. La fondatrice visse i suoi ultimi anni serena e in perfetta conformità al volere di Dio, a Lui riconoscente perché l’aveva liberata dalle interiori ansietà per cui temeva di profanare i sacramenti ricevendoli e si considerava come reproba.
Il Signore le concesse di vedere approvata da Mons. de Saint-Vallier, dopo quarant’anni di attesa, la congregazione così come l’aveva concepita (1698). Oltre i tre voti, le suore avrebbero emesso anche quello di istruire ed educare la gioventù femminile.
Tutta la vita dalla Santa era stata una preparazione alla morte con l’esercizio di una fede eroica nella sua missione, di un indefesso zelo, di una continua mortificazione e orazione. Nella comunione trovava la forza e il conforto. Il mistero eucaristico produceva in lei un tale trasporto che la metteva in una specie di estasi. Dio l’aveva dotata di un grande equilibrio, l’aveva fatta intelligente e operosa, ed ella con l’esempio e con le parole seppe trasfondere nelle discepole un alto senso di responsabilità.
Confinata nell’infermeria, Suor Margherita si preparò alla morte lavorando d’ago, pregando, ed esortando le consorelle che andavano a trovarla alla fedeltà al dovere, alla carità e all’osservanza delle regole. Morì il 12-1-1700. Pio XII la beatificò il 12-11-1950 e Giovanni Paolo II la canonizzò il 31-10-1982.

 Sac. Guido Pettinati SSP,
I Santi canonizzati del giorno, vol. 1, Udine: ed. Segno, 1991, pp. 163-170.
http://www.edizionisegno.it/