S. Giuseppe in compagnia di Gesù. Pratica della presenza di Dio

Devozioni: Fatima, Lourdes, Guadalupe...

Se anche è vero che non giungeremo mai alla sublime contemplazione a cui fu innalzato questo grande santo, dobbiamo tuttavia cercare di imitarlo per quanto possiamo in tutte le sue disposizioni verso il Salvatore.


Testo tratto e riadattato da P. Huguet, Glorie e virtù di S. Giuseppe, Torino 1884, pp. 261-73.

S. Giuseppe in compagnia di Gesù.
Pratica della presenza di Dio.



Per me infatti il vivere è Cristo (Fil 1, 21).



Non havvi pratica di pietà più dolce e più vantaggiosa alle anime pie del santo esercizio della presenza al Dio. Il Signore è in tutte le creature; l’anima può trovarvelo e unirsi a lui. Egli é presente nei nostri cuori come in un tempio sacro, nel quale risiede con compiacenza, e fa gustare a coloro che gli sono fedeli delizie che sorpassano ogni sentimento. “Convertitevi a Dio di tutto cuore, dice il pio autore dell’Imitazione, lasciate questo mondo fallace e l’anima vostra troverà riposo. Gesù Cristo verrà in voi e vi farà provare le dolcezze di sue consolazioni, se gli preparerete nell’anima vostra una dimora degna di lui”.
Il cristiano fedele nel camminare alla presenza di Dio, trova Dio ovunque, al di fuori e al di dentro di sé; egli vive, come S. Giuseppe, con Dio, in Dio e di Dio medesimo.
Egli vive con Dio per una conversazione quasi continua con lui; vive in Dio perché riposa unicamente in lui: vive di Dio, poiché pel commercio interiore e famigliare ch’egli ha con Dio, Dio diviene la vita ed il nutrimento del suo spirito e cuore.
Se la memoria di Dio, se la fedeltà a tenersi alla sua santa presenza sono un mezzo tanto efficace di perfezione, ed una pura ed abbondante sorgente d’inenarrabili consolazioni, quale non sarà stata la felicità di Giuseppe, il quale aveva il vantaggio, di vivere nella compagnia dell’unigenito di Dio?
S. Teresa, quell’anima tanta illuminata nelle vie di Dio, quell’anima formata da S. Giuseppe alla vita interiore, ci dice che l’umanità di Gesù Cristo è la porta che ci introduce nel santuario della divinità. Se tal cosa è, chi più di Giuseppe poté penetrare in quell’oceano di luce e di maestà, egli che non cessava di adorare, di contemplare e d’amare quel Verbo incarnato, che vide con i suoi occhi, toccò di sue mani e nutrì del frutto dei suoi sudori?
Egli godeva di già in questo mondo, dice la Chiesa, la felicità dei santi del paradiso. “La pratica della presenza dí Dio, è, dice S. Francesco di Sales, il caro esercizio dei beati, anzi il continuo esercizio della beatitudine secondo queste parole del Signore: Gli angeli vedono sempre la faccia di mio Padre che è nei cieli. Che se la regina di Saba stimava beati i servi ed i cortigiani di Salomone, perché erano continuamente alla sua presenza ed ascoltavano le parole di sapienza che uscivano dalla sua bocca, quanto è più beata l’anima fedele che vive continuamente nell’intrinseca compagnia di colui che gli angeli desiderano dì vedere, benché lo vedano incessantemente! Il qual desiderio li tiene in una perpetua fame di sempre vedere di più in più colui ch’essi contemplano; imperciocchè, più possono vedere colui ch’essi desiderano, e più desiderano vederlo, non essendo mai sazi della loro sazietà “.
Oh! quanto S. Giuseppe doveva stimarsi beato di poter conversare sì lungo tempo e tanto famigliarmente con Gesù, la parola del Padre, la sapienza increata! Quale diletto, quali dolcezze in quei colloqui col più amabile tra i figli degli uomini! La sua compagnia non dà amarezza, né dolore la sua convivenza! (Sap 8,16)
Oh! quali meravigliosi effetti produceva sopra il cuore così puro di Giuseppe la presenza visibile, e continua di Dio!
Più privilegiato ciò, che non lo fu mai verun santo, i suoi sensi e gli oggetti esteriori da cui era colpito non servivano se non ad aumentare il suo raccoglimento e ad inspirargli sempre nuovo fervore. Egli dimora allato a Gesù; più fortunato della Sposa dei Cantici, non occorre ch’egli vada errando per le piazze della città per trovare il suo diletto.
Ah! Se il padre di Origene portavasi nel silenzio della notte a baciare il petto del suo figlio, qual tabernacolo del Dio che tanto ama l’innocenza, quante volte la pietà doveva svegliare Giuseppe e condurlo alla culla del divin Salvatore! S’egli viaggiava era con Gesù che portava tra le braccia o di cui dirigeva i passi; se prendeva un pasto frugale, era in presenza di Gesù, il quale cibavasi alla medesima tavola di Giuseppe, seduto a lui daccanto, e lo nutriva internamente della sua divinità. I discepoli d’Emmaus, per aver rotto una sola volta il pane con Gesù Cristo, sentirono il loro cuore tutto acceso dell’amor divino. Se Giuseppe esercitava la sua professione, era in compagnia di Gesù, dividendo con lui la fatica, ricevendo eziandio servizi da Gesù; se parlava era sempre a Gesù ed a Maria; se ascoltava, ascoltava la dolce voce di Gesù: Le tue labbra stillano miele vergine, o sposa, c’è miele e latte sotto la tua lingua (Ct 4,11); ed era col dolce nome di padre che si sentiva chiamare dalla divina bocca di tanto figlio.
Ah egli può ben dire con più ragione della Sposa de’ Cantici: La mia anima si è liquefatta alla voce del mio diletto, ed il suono di sua voce è di una dolcezza ammirabile (Ct 5, 6. 16 secondo la Vulgata)!
Quali effusioni d’amor paterno e qual ricambio d’amor figliale! Giuseppe è creduto padre di Gesù, Gesù passa per suo figlio! Ambedue si rendono i doveri che richiedono l’uno e l’altro titolo. Il santo patriarca alberga Gesù e lo provvede del necessario. E Gesù pienamente corrisponde alle paterne cure di Giuseppe, con amore, colle carezze, coll’obbedienza; egli lo accompagna ovunque, e, dopo averlo onorato nel tempo di sua vita, lo assiste alla morte, ne riceve l’ultimo sospiro, e gli chiude gli occhi.
Quante volte, colpito da rispetto e da meraviglia alla vista di cotanto ammirabile favore non avrà egli esclamato: Come! Mio Dio, voi siete così grande che quando gli uomini e gli angeli facessero tutti i loro sforzi per comprendervi, non troverebbero mai l’ultimo termine della vostra grandezza, e, quantunque più sublime dei cieli degnate abbassare i vostri sguardi sopra una miserabile creatura, sopra un puro atomo: Tu, sopra un tal essere tieni aperti i tuoi occhi (Gb 14,3)? Come! Voi trovate diletto infinito a contemplare le vostre perfezioni, e portate sul vostro servo sguardi pieni di bontà, lo cercate, ci attaccato il vostro cuore, venite ad abitare con lui, sedete alla sua mensa; l’amate, e volete permettere ch’egli vi ami; stabilite con lui un’amicizia tenera, famigliare e cordiale; Che è quest’uomo che tu nei fai tanto conto e a lui rivolgi la tua attenzione? (Gb 7,17).
Gli effetti di questa presenza di Dio e di questa contemplazione che ne è la conseguenza, non si facevano solamente sentire nel cuore di Giuseppe; riflettevasi eziandio su tutto il suo esterno: la qual cosa edificava chi lo vedeva.
È privilegio delle anime interiori e ferventi, inspirare a chi le vede e seco loro favella i sentimenti di cui sono animate. La santità che, risplendeva in tutta la persona di S. Giuseppe, la sua angelica modestia, la serenità del suo volto, l’innocenza e la purità dei suoi sguardi, la dolcezza e l’affabilità delle sue parole, il candore della bella sua anima dipinto in tutti suoi lineamenti, la calma del suo cuore sparsa in tutte le sue azioni, erano altrettanti meravigliosi frutti della sua unione con Gesù, i quali edificavano chi aveva la ventura di vederlo, e lo innalzavano a Dio.
Vero è, o anime interiori, che non giungerete mai alla sublime contemplazione a cui fu innalzato questo grande santo; ma dovete tuttavia procurare d’imitarlo per quanto la vostra debolezza lo comporta in quel culto interiore e perfetto, in tutte le sue disposizioni verso il Salvatore.
Dovete perciò aver un’attenzione continua a Gesù Cristo, il quale abita nel vostro cuore come in un cielo interno in cui vuol dilettarsi, farsi conoscere ed amare. Applicatevi a fare tutte le vostre azioni anche le più indifferenti col principio della grazia seguendo i lumi dello Spirito Santo, ed in un’intiera dipendenza dal suo aiuto. Conservate il vostro cuore in una grande purezza ed in un perfetto distacco da tutte le creature: Beati coloro che hanno il cuor puro perché vedranno Iddio.
È impossibile, dice S. Ambrogio, che la nostr’anima possa ricevere la luce cotanto pura della presenza di Dio, se essa è appannata dalla macchia del peccato. Sfuggite con gran diligenza quanto può turbare la pace e la calma dell’anima vostra. “Solamente, dice S. Efrem, quando trova ogni cosa in riposo nel nostro cuore, lo Spirito Santo vi sparge la sua grazia ed il suo lume interiore”. Nella stessa guisa che l’acqua di un lago non può riflettere il sole e gli astri, se non in piena bonaccia, così l’immagine di Dio non può imprimersi nella nostr’anima se non quando è pura e tranquilla.
Avvezzatevi, come il profeta, a prevalervi di tutte le crea e per innalzarvi a Dio e contemplare, la sua sapienza ed immensità. “Se il vostro cuore fosse retto, dice l’Imitazione, allora tutte le creature vi sarebbero uno specchio di vita ed un libro pieno di sante istruzioni. Non c’è creatura per quanto piccola e vile, che non offra qualche immagine della bontà di Dio. Che l’universo sia dunque come un vasto tempio nel quale adoriate Dio ed un libro ammirabile in cui tutto vi richiami la sua presenza e divina Provvidenza. Poiché mi rallegri, Signore, diceva Davide, con le tue meraviglie, esulto per l’opera delle tue mani (Sal 92 (91), 5).
Finalmente tra tutti i mezzi per mantenervi alla santa presenza di Dio il migliore e più efficace, si è, d’aver sempre come S. Giuseppe, la vita di Gesù Cristo, i suoi misteri e le sue divine parole nel vostro spirito e nel vostro cuore, ricevendo una luce interiore dalla sua faccia.
Al mattino quando vi svegliate rappresentatevi l’adorabile Bambino di Nazaret il quale, al suo svegliarsi, si offriva in sacrificio a Dio suo Padre. A suo esempio, aprendo gli occhi del corpo, aprite quelli dell’anima per guardar Dio al di dentro di voi, adorarlo interiormente e consacrargli tutti i vostri pensieri, i vostri affetti e le vostre azioni. Quando vi vestite, ricordatevi che Gesù fu da Erode vestito di bianco, come un insensato; oppure immaginatevi Maria al presepio che lo avvolge in poveri panni con un amore pieno di rispetto. Quando fate orazione pensate a Gesù pregando l’Eterno Padre, e come faceva S. Giuseppe unitevi alle sue divine disposizioni. Quando lavorate ed adempite ai doveri del vostro stato, ricordatevi che Gesù servì di aiutante a S. Giuseppe nel corso di trent’anni: In laboribus a juventute mea; ch’egli si prese molte pene per vostra salute, e lungi dal lamentarvi, unite con amore e rassegnazione alle sue fatiche, le fatiche e le opere vostre.
Se vi si comanda qualche cosa di penoso alla natura, rammentatevi del Figliuol di Dio sottomesso e ubbidiente a Maria ed a Giuseppe, e unite subito la vostra ubbidienza alla sua.
Quando prendete i vostri pasti, invitateci Gesù Cristo; ammirate con qual modestia, con quale frugalità egli ristorava le forze per poter meglio faticare per la gloria di suo Padre e per la salute delle anime. Allorché date al vostro spirito ed al vostro corpo il ricreamento necessario, ricordatevi quanto Gesù era dolce, affabile e santo conversando con Giuseppe e cogli apostoli. Se udite cattivi discorsi, o vedete commettere qualche peccato, domandatene perdono a Dio, ricordandovi del dolore che feriva il cuore adorabile del divin Salvatore, quando vedeva il suo Padre offeso e sconosciuto dagli uomini. Dite con lui: Ah! Padre santo, il mondo non vi conosce!
Allorché vi confessate, considerate Gesù profondamente afflitto nel giardino degli olivi, dove pianse amaramente i vostri peccati. Se assistete alla santa messa, unite il vostro spirito ed il vostro cuore alle divine intenzioni di Gesù Cristo, il quale si sacrifica sopra l’altare per la gloria di suo Padre e per i vostri peccati. Quando vi disponete al sonno, non dimenticate che il Salvatore non prendeva riposo se non per consacrare in seguito di nuovo le sue forze per la salute delle anime; e ripetete queste parole ch’egli pronunziò sul doloroso letto della croce: Padre mio, io metto il mio spirito tra le vostre mani.
Con quest’esercizio della presenza di Dio e di unione col Salvatore, si acquista una facilità mirabile di praticare nel medesimo tempo gli atti delle principali virtù: Cammina alla mia presenza, disse il Signore ad Abramo e sarai perfetto.


Massime della vita Interiore.

Aver sempre Dio presente dentro di sè e non aver il cuore alle cose esteriori, è lo stato dell’uomo interiore. (L’Imitazione).

Abbiate per quanto è possibile, il vostro cuore in Dio, e Dio nel vostro cuore, pensando incessantemente a lui. (S. Ignazio).

Molti hanno Dio sovente in bocca ma poco nel cuore. (L’Imitazione).

Affetti.

O beato Giuseppe, che avete avuto il vantaggio inestimabile di vivere in Gesù , per Gesù e con Gesù , degnatevi ottenermi da quest’adorabile Salvatore la grazia di pensare frequentemente a lui e di conservarmi alla sua divina presenza, affinché sia nel novero dei veri fedeli che lo adorano in spirito e verità.
Ottenetemi l’amore al raccoglimento, acciocché io imiti , per quanto potrò , quella vita interiore e nascosta che avete fatto voi sopra la terra, e quell’unione continua che avevate con Gesù Cristo. Così sia.

Pratica.

Cominciando ogni azione importante rinnovare il pensiero della presenza di Dio.

G. M. G.