S. GERMANA COUSIN (1579-1601)

Vite di Santi, Beati, Venerabili...

Nata in un piccolo villaggio a pochi chilometri da Tolosa da modestissimi operai, restò per tutta la vita una povera pastorella. Con una malformazione congenita all\’arto superiore destro e una costituzione gracile, si ammalò ben presto di scrofolosi. Perse la madre poco tempo dopo la nascita. Ogni giorno andava a Messa, ogni giorno recitava il Rosario e l\’Angelus. Morì silenziosamente quasi addormentandosi nella pace eterna il 15 giugno 1601. Dopo la morte, per sua intercessione si verificarono numerosissimi miracoli.

Germana fu una fanciulla che si santificò vivendo in seno alla famiglia. Durante la sua breve esistenza edificò con la sofferenza e il nascondimento il paese di Pibrac, nella diocesi di Toulouse (Francia), dove nacque nel 1579 da Lorenzo e Maria Laroche, poveri contadini. Al fonte battesimale le fu imposto il nome di Germana.
La santa crebbe gracile di salute, piccola di statura, con una mano rattrappita, e fin dalla più tenera età fu tormentata da scrofole, cioè da ingrossamenti delle glandole linfatiche alla parte inferiore della faccia e a quella superiore del collo.
Ancora fanciulla rimase orfana di madre. Il babbo passò a seconde nozze, ma la donna che condusse in casa concepì verso Germana un\’avversione così sorda, un odio così implacabile, che le rese molto penoso il restante della vita. Germana, fisicamente minorata, non era in grado di aiutare il padre nei lavori dei campi e neppure di soddisfare l\’esigente matrigna nel disbrigo delle faccende domestiche. Sua principale occupazione fino alla morte sarà quella di condurre al pascolo l\’armento della famiglia.
Ogni mattina, prima di uscire con il gregge verso i prati e le colline confinanti con la foresta di Bouconne, infestata dai lupi, Germana si recava alla chiesa per ascoltare la S. Messa, nonostante la distanza e gli ostacoli da superare quali il caldo d\’estate e la neve d\’inverno, nonché la pioggia, il fango e gli straripamenti del torrente Courbet che doveva attraversare. La domenica e le feste principali dell\’anno faceva la comunione benché allora fosse ancora molto rara persino tra i fedeli più ferventi, dopo che si era confessata delle mancanze, soprattutto degli sdegni provati a contatto della insopportabile matrigna.
Le preghiere iniziate con fervore al mattino in chiesa erano continuate dall\’umile pastorella mentre faceva la guardia all\’armento. Anche allora la sua unione con Dio era continua ed il pensiero del Paradiso promesso da Gesù ai poveri e ai tribolati le riempivano l\’animo di giubilo. Le istruzioni catechistiche udite in chiesa dal parroco le servivano di orientamento e di guida per risolvere i suoi piccoli problemi quotidiani.
I viandanti che sovente la vedevano passare per le carraie con la corona al braccio ed il vincastro in mano; i contadini che la osservavano segnarsi con devozione e inginocchiarsi per terra al suono delle campane; le donne che la contemplavano in mezzo ai campi sempre intenta a filare, a pregare o a fare il catechismo alle compagne, finirono con il dileggiarla chiamandola "bizzoca" o "bacchettona". In quel tempo, veramente, gli abitanti di Pibrac godevano fama di amare i divertimenti e di abbandonarsi a piaceri disordinati. Nessuna meraviglia, perciò, che considerassero la santa pastorella, soverchiamente zelante di pratiche religiose.
Germana non si lasciava scoraggiare per i titoli ingiuriosi che le davano coloro che trovavano la sua devozione ridicola ed eccessiva. Non rispondeva neppure alle loro recriminazioni e, senza lasciarsi vincere dal rispetto umano, continuava a praticare le buone azioni che si era proposta di fare con l\’ispirazione del Signore.
A mezzogiorno, dopo aver consumato il suo tozzo di pane nero accompagnato da scarso companatico, diviso sovente con le pastorelle più povere di lei, si recava un\’altra volta in chiesa per effondere davanti al Tabernacolo la piena dei suoi affetti. Prima di allontanarsi dal gregge non aveva che da conficcare il suo bastone o la sua rocca per terra perché tutte le pecorelle vi si coricassero torno torno per meriggiare. Non c\’era pericolo che, durante la sua assenza, se ne andassero a fare il più piccolo danno ai raccolti nei campi dei vicini. Il Signore non permise neppure che i lupi uscissero dalla foresta di Bouconne a farne strage come era successo più volte ad altri pastori.
La prosperità del gregge custodito da Germana era manifesta. Molte persone, sdegnate per i continui rimproveri che la matrigna le faceva, più di una volta le dissero che, anziché sgridarla e percuoterla, avrebbe fatto meglio a ritenersi fortunata di possederla perché alla diligenza di lei era dovuto lo stato florido del suo armento. La cattiva donna non se ne dette per inteso. Anzi, quando le nacquero i primi figli, temendo che a contatto di Germana potessero contrarre i medesimi mali, la condannò a dormire appartata sotto una scala fredda e umida, su di un saccone di paglia e di sarmenti. La santa, priva di salute e di affetto materno, di cui sentiva tanto bisogno, pur soffrendo nell\’intimo del cuore, visse rassegnata sempre alla misteriosa volontà di Dio, in cui soltanto aveva riposto tutte le sue speranze, distaccata completamente dai beni e dai piaceri della terra.
Con la sua vita serena nonostante tanto patire, ella esercitava un salutare influsso sulle sue coetanee che spingeva al bene, che istruiva negli incontri domenicali e che ammoniva caritatevolmente quando le vedeva dedite a pericolosi divertimenti e a vanità. L\’adempimento degli obblighi del proprio stato e i quotidiani esempi di ogni virtù riuscivano di edificazione e di stimolo anche agli indifferenti e a quanti vivevano lontani dai sacramenti. Per tollerare a lungo con pazienza parole dure e pungenti, per opporre un rispettoso silenzio alle vessazioni continue, per ubbidire con pietà filiale a comandi odiosi, occorreva evidentemente possedere una buona dose di fede, di speranza e di autentico amor di Dio. Le pene cui andò soggetta Germana per vari lustri erano sufficienti per abbattere un coraggio ordinario. Ma la grazia di Dio era con lei ed i doni dello Spirito Santo fruttificavano continuamente nel suo cuore. In breve tempo Germana percorse da gigante la via della perfezione.
Quando a 22 anni morì, nessuno se ne accorse. Una mattina, non vedendola uscire in testa al gregge, la matrigna mandò uno dei suoi figliuoli a chiamarla. Costui tornò ad avvertirla, spaventato, che la sorellastra non dava segni di vita. L\’angelo della morte era sceso improvvisamente, nel cuore di una notte del 1601, nel misero sottoscala per recidere quella viola mammola, destinata a fare parlare di sé nei secoli, e trapiantarla nelle aiuole eternamente fiorite del regno dei cieli.
Secondo l\’usanza dei tempi, Germana fu sepolta sotto il pavimento della chiesa parrocchiale di Pibrac, dirimpetto al pulpito. Nessun segno distingueva la sua sepoltura da quelle ordinarie. Dopo 44 anni dalla sua morte, il becchino dovette un giorno seppellire nello stesso sito una parente di Germana. Al primo vigoroso colpo di vanga ebbe la sensazione di avere urtato contro un cadavere che era stato collocato quasi a fior di terra. Allargò maggiormente la buca fatta e con sua grande sorpresa s\’accorse di aver mutilato il naso di una giovane donna. Esso conservava ancora il suo autentico colore di carne viva. Il becchino, dinanzi a quello strano fenomeno, gettò un grido e poi fuggì a darne la nuova al parroco e agli abitanti del paese. Gli anziani accorsero in massa. In quel viso ancora segnato dalle cicatrici delle scrofole e in quel braccio monco, non tardarono a ravvisare i segni che contraddistinguevano Germana Cousin.
A glorificazione della sua serva fedele Iddio aveva disposto che la salma della tanto disprezzata pastorella di Pibrac si fosse conservata non solo intatta, ma persino flessibile. Anche la corona di spighe e di fiori che le era stata posta in testa, la camicia che indossava e il lenzuolo in cui era stata avvolta avevano soltanto assunto il colore della terra.
Affinché il prodigio potesse essere ammirato da tutti, il parroco dispose che il corpo di Germana fosse collocato in piedi contro la parete vicino alla porta della chiesa. Una distinta signora di Beauregard, per la grande ripugnanza che provava alla vista di quel cadavere non molto distante dal suo banco, chiese che fosse rimosso. Si verificò allora un altro prodigio. Alla signora, che stava allattando un bambino, si disseccarono le mammelle ed ai capezzoli si manifestò un male resistente a tutte le cure mediche. Il marito intuì che quello era un castigo dovuto al disprezzo dimostrato dalla sposa per la vicinanza in chiesa delle spoglie mortali della pastorella. La esortò a chiederle perdono e a impetrare da lei la grazia della guarigione. La sua preghiera fu esaudita. La signora, riconoscente, offrì una cassa di piombo in cui fu collocato il corpo della santa e conservato in sacrestia.
Gli abitanti di Pibrac e dintorni, alla notizia di quel primo prodigio, dopo d\’allora non cessarono di ricorrere con fiducia all\’intercessione della loro umile compaesana. A diciassette anni di distanza dal ritrovamento del corpo di Germana, l\’Arciv. di Toulouse, Mons. Pietro De Marca, mandò il 22-9-1661 il Vicario generale della diocesi, Giovanni Dufour, a fare una ricognizione canonica dei resti di Germana di cui si era diffusa la fama un po\’ ovunque.
Nella sacrestia della chiesa parrocchiale il rappresentante dell\’arcivescovo trovò effettivamente un corpo intero in una cassa costruita a forma di feretro. La carne del corpo era molle al tatto in più punti, la camicia ed il lenzuolo in cui era ravvolto apparivano intatti. Mancavano soltanto alcuni pezzi a quegli indumenti perché erano stati tagliati dai devoti evidentemente allo scopo di poterli applicare come reliquie sulle persone malate. Il Vicario generale chiese informazioni di quella giovane ventiduenne il cui sepolcro era diventato glorioso. Due ottuagenari,
Pietro Paillé e Giovanna Salaires, dichiararono di riconoscere in quel corpo incorrotto Germana Cousin, la pastorella scrofolosa e monca che gli abitanti di Pibrac chiamavano, per dileggio, la "bacchettona". Ebbe modo di avvicinare pure molti infermi che si ritenevano guariti per intercessione della santa. Ciò nonostante, in ottemperanza ai sacri canoni, proibì ogni forma di culto. Poi, per assicurarsi che la perfetta conservazione del corpo di Germana non dipendeva dalla qualità del terreno in cui era stata sepolta, ordinò che fosse dissotterato il cadavere di una persona defunta da pochi anni. Da tutti si constatò che era ormai ridotto in ossa.
Il 18 gennaio 1700 un\’altra ricognizione canonica fu effettuata per ordine dell\’Arciv. di Toulouse, Mons. Giovanni de Lucaze de la Gliliole alla presenza del chirurgo Pietro Marquès. Dopo 39 anni dalla prima ricognizione canonica, la salma di Germana Cousin fu ritrovata ancora intatta con la camicia, il lenzuolo e le spighe di segale, con tutte le membra collegate tra loro e ricoperte dalla pelle, e la carne molle in più punti. La lingua e le orecchie apparivano intere. I capelli soltanto erano stati tagliati in parte da fedeli devoti.
All\’epoca della Rivoluzione francese, nel 1793, certi sanculotti di Toulouse, con furore diabolico divisarono di recarsi a Pibrac per distruggere tutti gli oggetti di culto che vi si trovavano. Appena gli abitanti seppero che stavano per arrivare, decisero di sottrarre il venerato corpo della loro paesana alla profanazione sotterrandolo alla svelta un\’altra volta. Quando i rivoluzionari giunsero sul posto, invece di fare rimuovere la salma di Germana dalla fossa in cui era stata collocata, si limitarono a gettarle sopra alcuni secchi di calce viva e di acqua.
Gli uomini che presero parte all\’atto sacrilego, secondo la deposizione di testimoni oculari, furono immediatamente puniti da Dio. Uno, difatti, fu colpito da paralisi in un braccio, un altro rimase con il collo irrigidito e la testa rivoltata verso una spalla, e un terzo rimase incurvato. Non furono liberati dalle loro infermità fino alla morte, che li colpì oltre una ventina di anni dopo.
Nel 1795, approfittando della proclamazione della libertà di culto da parte della Repubblica francese, il sacerdote Montastruc, che era già stato parroco di Buzet e che si trovava momentaneamente a Pibrac, fece dissotterrare la salma di Germana. La proibizione ecclesiastica di ogni forma di culto conservava il suo vigore, ma fu inutile perché il popolo accorse ugualmente a pregarla e a chiederle grazie da regioni anche lontane. L\’Ordinario del luogo dispose allora che Germana Cousin fosse seppellita in un monumento del cimitero che sorgeva accanto alla chiesa. La fama dei miracoli ottenuti dai devoti per intercessione della "bizzoca" e della "bacchettona" di Pibrac si diffuse senza contrasti per ogni dove. Per questo Pio IX la beatificò il 1-7-1853 e la canonizzò il 29-6-1867.
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Sac. Guido Pettinati SSP,
I Santi canonizzati del giorno, vol. 6, Udine: ed. Segno, 1991, pp. 182-187
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