S. BRIGIDA VEDOVA (1303-1373)

Vite di Santi, Beati, Venerabili...

Compatrona d'Europa, venerata dai fedeli per le sue «Rivelazioni», nacque nel 1303 nel castello di Finsta, in Svezia. Sposò Ulf Gudmarson, governatore dell'Östergötland, dal quale ebbe otto figli. Cristo le affidò il compito di fondare un nuovo ordine monastico. Nel 1349 Brigida lasciò la Svezia per recarsi a Roma, per ottenere un anno giubilare e l'approvazione per il suo ordine ma poi rimase a Roma fino alla sua morte avvenuta il 23 luglio 1373. La sua canonizzazione avvenne nel 1391 ad opera di Papa Bonifacio IX.

Questa eroina nazionale degli svedesi nacque nel 1303 nel castello di Finsta in Uplandia, centro di alta cultura religiosa, dal potente e ricco governatore Birger Persson e dalla nobildonna Ingeborg, entrambi imparentati con la famiglia regnante dei Foikunghi. Brigida trascorse l'infanzia sotto la tutela dei genitori che avevano l'abitudine di confessarsi tutti i venerdì. A dieci anni, dopo aver inteso un sermone sulla Passione, ebbe di notte la prima visione e conversazione con il Crocifisso. Rimasta a dodici anni orfana di madre, fu affidata a sua zia Ingrid, moglie del gran cancelliere del regno, perché ne completasse l'educazione. Nel 1318 sposò, per ragioni politiche, il mite Ulf Gudmarson divenuto in seguito governatore di Ostrogotia, da cui ebbe otto figli.
Donna volitiva, energica, attiva, Brigida trascorse la sua vita nel castello di Ulvasa tra l'amministrazione dei suoi vastissimi possedimenti e i doveri di sposa e di madre. Nel 1335 venne chiamata a corte dal re Magnus II Ericsson quale prima dama di corte della sua sposa, Bianca di Namur, ma non essendo riuscita in due anni a esercitare un benefico influsso sull'autoritaria coppia, raggiunse suo marito per assisterlo nella sua missione, sorvegliare l'educazione dei figli e darsi a un crescente ascetismo. Chiamò al castello come confessore e consigliere personale Magister Matthias, canonico di Linkòping, e altri teologi e religiosi che trasformarono la sua residenza in un centro di cultura, di vita religiosa e di beneficenza. Brigida prese così contatto con la letteratura mistica e apocalittica del tempo, studiò la Bibbia, il suo "più prezioso tesoro che aveva fatto tradurre in svedese dal suo confessore, e lesse le opere di S. Bernardo.
Seguendo la tradizione della sua famiglia, nel 1341 fece col marito un pellegrinaggio a San Giacomo de Compostela (Spagna), che le permise di conoscere meglio i problemi dell'Europa vedendo i danni provocati dalla guerra dei Cent'anni tra Inghilterra e Francia, dalla lotta tra il papa e l'imperatore e la permanenza del papa ad Avignone. Al ritorno in patria il marito si ammalò, e andò a morire (1344) nell'abbazia cistercense di Alvastra, fondata nel 1143 con l'aiuto del re Sverker e di sua moglie Alvida. Brigida, vedova di 40 anni, lasciò il castello di Ulvasa e, per eccezionale concessione, poté prendere dimora come "oblata" in una dipendenza di detta abbazia. Sotto la dirczione del priore del monastero, Pietro Olafsson, e del maestro Pietro di Skànninge, che l'accompagneranno fino alla morte, si spogliò dei suoi beni, della sua libertà, perfino del suo anello nuziale per non essere che la sposa orante e penitente del Crocifisso.
In quel tempo si moltiplicarono i favori spirituali, le frequenti visioni e rivelazioni in stato di veglia e di estasi, che la spinsero progressivamente a lavorare per il ritorno del papa a Roma, il ristabilimento della pace tra Francia e Inghilterra, la riforma della società e della Chiesa. Dopo due anni di preparazione alla nuova missione, colei che amava definirsi "la messaggera d'un grande Signore", si recò (1346) alla corte di Svezia per portare al re, alla nobiltà, al clero e ai monaci del suo paese, sia pure a costo di violente opposizioni, gli avvisi che ricevette per loro dal cielo. Ritornata ad Alvastra per la morte del figlio Benedetto, le fu rivelato che doveva fondare un nuovo Ordine doppio di uomini e donne, chiamato del Santo Salvatore, di cui le fu dettata la regola. Per il futuro grande convento le pervennero copiose donazioni, tra cui il castello di Vadstena con estese terre annesse, da parte del re Magnus II.
Ad Alvastra Brigida trascorse quasi quattro anni in missioni profetiche. Il Signore la incaricò di scrivere a Papa Clemente VI una lettera di rimproveri e le indicò i termini. Poi le ordinò di recarsi a Roma per lucrare l'indulgenza giubilare (1350), ottenere l'approvazione dell'Ordine, consigliare, minacciare, sollecitare ancora il papa a ritornare nella sua legittima sede. Brigida, piccola di statura, ma robusta, dovrà intraprendere una quantità di viaggi e pellegrinaggi fino alla vigilia della morte, seguita sempre da un gruppetto di "amici di Dio" che condurranno con lei una vita monastica. ARoma, stabilitasi a Campo Marzio (Piazza Farnese), trascorse la vita in opere di carità, pietà e penitenza, nello studio e nella dettatura delle sue rivelazioni presto diffuse per tutta l'Europa. Le basiliche dell'Urbe saranno testimoni dei suoi rapimenti, le catacombe della Via Appia e i sepolcri degli Apostoli e degli antichi martiri delle sue estasi. La santa strinse molte relazioni tra il clero romano e la nobiltà, tra cui si distinse la famiglia degli Orsini. A costo di essere soprannominata "la strega del nord" a tutti ella portò i messaggi che il Signore di volta in volta le affidava sotto diversi simboli, ma di contenuto quasi sempre uguale.
Erano rimproveri circostanziati dei disordini commessi da questo o quel signore, da questo o quel prelato; erano minacce di terribili giudizi e castighi; erano esortazioni alla penitenza con l'assicurazione del perdono. Da Roma, scossa dalle rivendicazioni sociali suscitate da Arnaldo da Brescia (+1354), Brigida seguì pure gli avvenimenti politici della sua patria e diede i suoi avvisi al re e ai nobili. Un giorno il Signore le disse che avrebbe visto con i suoi occhi il ritorno del papa a Roma. Altre rivelazioni le erano concesse per la sua utilità personale a dilucidazione di misteri della fede, della vita di santi, di angosciosi dubbi sulla validità dei fenomeni che si verificavano in lei.
Nel 1364 questa donna forte intraprese una serie di pellegrinaggi per venerare ad Assisi S. Francesco; ad Ortona a Mare S. Tommaso Apostolo; al monte Gargano S. Michele Arcangelo; a Bari S. Nicola; a Benevento S. Bartolomeo; ad Amalfi S. Andrea e a Salerno S. Matteo. Varie missioni svolse pure alla corte della regina Giovanna di Napoli e della nobiltà, ma senza alcun risultato. Rientrò a Roma in tempo per assistere il 16-10-1367 al ritorno di Urbano V da Avignone. L'anno successivo presenziò pure, come le era stato predetto quindici anni prima, all'incontro del papa con l'imperatore Carlo IV. Urbano V con qualche riserva approvò la regola dell'Ordine che voleva fondare. Poi volle ritornare ad Avignone nonostante che la santa gli avesse predetta la morte per quell'anno.
Al gruppetto di "amici di Dio" che la seguivano si aggiunse Pietro d'Olafsson e l'eremita Alfonso de Vadaterra, che aveva rinunciato al governo della diocesi di Jaén (Spagna). All'inizio del 1372 con i figli Birger e Carlo, intraprese un grande pellegrinaggio in Terra Santa.
Ovunque passò, a Napoli e a Cipro, esercitò il suo ministero profetico con ammonimenti, messaggi ai popoli, alle corti e persino all'imperatore bizantino, ma non ebbe alcun risultato. Percorse pregando i Luoghi Santi e rivisse in visione tutte le scene della Passione. Il Signore e la Madonna le imponevano sempre di sottoporre le rivelazioni al giudizio dei suoi direttori. Quanto udiva nell'estasi le rimaneva distintamente impresso nella memoria finché non lo confidava ai suoi segretari, che lo traducevano in latino.
Quel pellegrinaggio l'aveva stancata assai. Rientrata a Roma l'anno successivo, cadde malata e morì il 23-7-1373 tra grandi desolazioni di spirito e senza neppure aver potuto dare inizio all'Ordine del Santo Salvatore. Lasciò il gruppetto di "amici di Dio" che aveva maternamente stretto attorno a sé, penetrati del suo spirito e pieni di zelo per la diffusione del suo messaggio. Caterina, sua figlia, vedova dal 1351, ne divenne l'anima. Nel 1374 portò in patria, a Vadstena, il corpo di sua madre, quale prima pietra del monastero di cui ella assunse la direzione e lavorò attivamente, con gli altri testi oculari, alla raccolta di notizie per la composizione di una vita della defunta, che Bonifacio IX canonizzò nel 1391.
Le rivelazioni che Brigida ci ha lasciato senz'ordine cronologico, sono un capolavoro letterario e mistico da cui traspare l'anima cavalleresca di lei, fremente per le ingiustizie, le indegnità del clero e dei grandi, da cui traluce lo spirito suo religioso incline alla scuola cistercense con riflessi francescani. Tali rivelazioni "probabili e piamente credibili" non furono accolte con entusiasmo da tutti. Non mancarono i diffidenti che provarono difficoltà a dare credito a una donna "visionaria", che si atteggiava, come Caterina da Siena, a consigliera dei papi. Fu, però, riconosciuta dotata di spirito profetico benché, secondo i padri del Concilio di Basilea, molti passi delle sue rivelazioni avessero bisogno di chiarimento e revisione.
I cattolici ne hanno sempre avuto grande stima quantunque sia difficile stabilire fin dove l'attività umana della grande mistica del nord si sia mescolata con l'azione divina. I suoi scritti occupano un posto d'onore nella letteratura svedese e hanno esercitato un grande influsso sulla spiritualità del tardo medioevo.
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Sac. Guido Pettinati SSP,
I Santi canonizzati del giorno, vol. 7, Udine: ed. Segno, 1991, pp. 219-224
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