Perché un Dio uomo (VII)

Teologia: fondamentale, ascetica...

Sant’Anselmo. Al numero degli angeli decaduti devono essere sostituiti altrettanti uomini? Non si può dubitare che le creature razionali siano da Lui previste secondo un numero ragionevole e perfetto. Quindi, o gli angeli caduti erano stati creati per essere compresi in quel numero; oppure essi caddero necessariamente perché, non essendo compresi in quel numero, dovettero esserne esclusi. E questo è assurdo… Libro secondo. 9 – È necessario che solamente  il verbo e l’uomo si uniscano in una sola persona. 10 – Quest’uomo non muore in conseguenza di un debito.  Può egli peccare o no? Come si può lodare lui e gli angeli dal momento che non possono peccare?

LIBRO SECONDO

9
È NECESSARIO CHE SOLAMENTE IL VERBO E L’UOMO SI UNISCANO IN UNA SOLA PERSONA
ANSELMO – Dobbiamo anche chiederci quale persona divina, dal momento che Dio è in tre persone, debba assumere l’uomo. Poiché più persone non possono assumere un solo e identico uomo nell’unità della persona, è necessario che questa assunzione avvenga solamente in una persona. Ho già parlato nella lettera indirizzata al Papa Urbano “sull’Incarnazione del Verbo”, di questa unità di persona di Dio e dell’uomo e della persona divina in cui è più conveniente che essa avvenga. Penso che soddisfi abbastanza la nostra richiesta.
BOSONE – Tuttavia esponi ancora, sia pure brevemente, la ragione per cui debba incarnarsi la persona del Figlio piuttosto che quella del Padre e dello Spirito Santo.
ANSELMO – Se si incarnasse qualche altra persona, ci sarebbero nella Trinità due Figli: il Figlio di Dio che è tale anche prima dell’incarnazione, e quello che per l’incarnazione è figlio della Vergine. Nelle persone poi, che devono sempre essere uguali, ci sarebbe una disuguaglianza nella dignità delle nascite, poiché quello che nasce da Dio ne ha una più onorabile di quello che nasce dalla Vergine.
Inoltre se si fosse incarnato il Padre ci sarebbero due nipoti nella Trinità, perché il Padre sarebbe nipote dei genitori della Vergine attraverso l’uomo assunto; e il Verbo, pur non essendo nulla dell’uomo, sarebbe tuttavia nipote della Vergine, perché egli sarebbe figlio di suo figlio. E questi sono inconvenienti che non si possono verificare nell’incarnazione del Verbo.
C’è anche un altro motivo che rende l’incarnazione del Figlio più conveniente di quella delle altre persone: è meglio dire che il Figlio supplica il Padre e non che un’altra persona supplica le altre.
Così pure sia l’uomo, per il quale egli doveva pregare, e sia il diavolo, che egli doveva vincere, si erano attribuiti volontariamente una falsa somiglianza con Dio. E quindi avevano peccato in modo tutto particolare contro la persona del Figlio, che è secondo la fede la vera somiglianza del Padre (cf Cor 4, 4; Col 1, 15).
A colui dunque che più direttamente è offeso dall’ingiuria, è pure più conveniente attribuire la punizione della colpa o il perdono. Conseguentemente, avendoci la ragione inevitabilmente condotti ad affermare che è necessario che la natura divina e la natura umana s’uniscano in una sola persona e non in più persone di Dio e che evidentemente è più conveniente che si compia nella persona del Verbo che nelle altre, è necessario che il Verbo-Dio e l’uomo si uniscano in una sola persona.
BOSONE – La via per la quale mi conduci è da così bene difesa dalla ragione che non potrei abbandonarla sia a destra che a sinistra.
ANSELMO – Non sono io che ti conduco, ma colui che forma l’argomento del nostro dire e senza il quale nulla possiamo. Egli ci conduce dovunque mantenendoci sempre nella via della verità.
10
QUEST’UOMO NON MUORE IN CONSEGUENZA DI UN DEBITO.
PUÒ EGLI PECCARE O NO?
COME SI PUÒ LODARE LUI E GLI ANGELI DAL MOMENTO CHE NON POSSONO PECCARE?

ANSELMO – Ora dobbiamo vedere se quell’uomo debba morire in conseguenza di un debito, come muoiono tutti gli altri uomini. Ma, posto che Adamo non avrebbe dovuto morire se non avesse peccato, a maggiore ragione non dovrà morire questo nel quale non può esserci peccato perché Dio.
BOSONE – Voglio che ti soffermi un po’ su questo, perché sia che ammettiamo in lui la possibilità di peccare sia che la escludiamo, mi sorge una non piccola questione. Se si dice che non può peccare, ciò sembra un po’ difficile a credersi. Infatti per parlare un po’ di lui non più come di uno che non sia mai esistito – come abbiamo fatto fin qui – ma come di colui che conosciamo nella persona e nelle azioni: chi potrà negare ch’egli abbia la possibilità di compiere molte azioni che noi chiamiamo peccati?
Per esempio, come potremo dire che egli non poteva mentire, (per tacere d’altre cose) cosa sempre peccaminosa? Così, parlando del Padre ai Giudei dice: “Se dicessi di non conoscerlo, sarei bugiardo come voi” (Gv 8, 55) e adopera queste parole “non lo conosco”. Ora chi potrà dire che egli non abbia avuto la possibilità di proferire queste tre sole parole senza le altre, di dire soltanto “non lo conosco”? In questo caso, come lui stesso dice, sarebbe bugiardo, cioè sarebbe peccatore. E dal momento che lo poteva fare, poteva pure peccare.
ANSELMO Poté anche dire questo, ma non poté peccare.
BOSONE – Dimostralo.
ANSELMO – Ogni potere è subordinato alla volontà. Quando dico: “posso camminare o parlare” sottintendo: “se lo voglio”. Se non si sottintende la volontà, non c’è più facoltà ma necessità. Così quando dico: “posso contro la mia volontà essere trascinato o vinto”, non accenno a una mia facoltà ma a una necessità e al potere di un altro. Quindi “posso essere trascinato o vinto” non significa altro se non che un altro può trascinarmi o vincermi.
Possiamo dunque dire del Cristo che poteva mentire purché si sottintenda “se voleva”. E poiché non poté mentire contro la propria volontà né poté voler mentire, si può anche dire che egli non poté essere bugiardo. Così dunque poté e non poté mentire.
BOSONE – Ritorniamo ora a fare delle indagini a suo riguardo, come se ancora non fosse esistito e come abbiamo fatto da principio. Affermo dunque: se non potrà peccare perché, come dici, non potrà volerlo, si conserverà giusto per necessità. Quindi non sarà giusto in forza del libero arbitrio. E qual ricompensa gli si dovrà per la sua giustizia?
Siamo soliti infatti affermare che intenzionalmente Dio ha creato l’angelo e l’uomo con una natura capace di peccare, perché potendo essi abbandonare la giustizia usassero del libero arbitrio per non farlo, meritando così la ricompensa e la lode, alle quali non avrebbero avuto diritto se fossero stati giusti per necessità.
ANSELMO – Gli angeli che ora non possono più peccare non sono dunque degni di lode?
BOSONE – Lo sono certamente, perché tale impossibilità l’hanno meritata in quanto poterono peccare e non vollero.
ANSELMO – Che cosa dici allora di Dio che non può peccare e non ha meritato l’impeccabilità evitando il peccato quando ne aveva la facoltà? Non è degno di lode per questa sua giustizia?
BOSONE – A questo voglio che risponda tu in mia vece. Infatti se dico che non è degno di lode, so di mentire; se poi dico ch’è lodevole temo di indebolire l’argomento che ho esposto parlando degli angeli.
ANSELMO – Gli angeli non devono essere lodati della loro giustizia perché poterono peccare, ma perché, in conseguenza di ciò, la loro impeccabilità proviene in qualche modo da loro. E in questo sono simili a Dio, che ha da se stesso tutto quello che ha.
Diciamo d’altronde di qualcuno che dà una cosa quando non la prende pur potendolo, e che dona la esistenza a una cosa quando potendola distruggere non la distrugge. Così dunque, quando l’angelo poté togliersi la giustizia e non se la tolse, farsi peccatore e non si fece, a ragione si conclude che lui stesso si è data la giustizia e lui stesso si è reso giusto.
In questo senso dunque ha la giustizia da sé, perché la creatura non la può avere in altri modi; e per questo è da lodarsi per la sua giustizia, ed è giusto non di necessità ma per il libero arbitrio, perché impropriamente si parla di necessità dove non c’è alcuna coazione o proibizione. Conseguentemente poiché Dio ha perfettamente da sé tutto quello che ha, è sommamente degno di lode per i beni che ha e conserva non in forza di qualche necessità ma, come ho detto prima, per la sua eterna immutabilità.
Così quell’uomo, che sarà pure Dio, sarà giusto da se stesso e sarà quindi da lodarsi in quanto ogni bene ch’egli avrà, l’avrà da se stesso non per necessità ma dalla libertà. Quantunque infatti la natura umana abbia da quella divina tutto ciò che avrà, tuttavia egli avrà sé da se stesso, poiché le due nature saranno una persona.
BOSONE – Mi hai accontentato e vedo chiaramente che egli non potrà peccare, eppure dovrà ugualmente essere lodato per la sua giustizia.
Ma ora penso che ci si debba chiedere perché mai, dal momento che Dio può creare un simile uomo, non creò così anche gli angeli e i primi due uomini, affinché allo stesso modo non potessero peccare e dovessero venire lodati per la loro giustizia.
ANSELMO – Capisci quello che dici?
BOSONE – Mi sembra di sì e chiedo perché non li abbia fatti tali.
ANSELMO – Perché non era necessario e neppure possibile che tutti costoro fossero identificati personalmente con Dio, come invece affermiamo di questo uomo. E se domandi perché non lo fece in tutte tre le persone divine o almeno in una seconda, rispondo che la ragione esigeva che ciò non avvenisse in alcun modo, anzi lo proibiva assolutamente perché Dio nulla compie senza motivo.
BOSONE – Mi vergogno d’averti chiesto ciò. Prosegui pure e di’ quello che dovevi.
ANSELMO – Diciamo dunque che quest’uomo, non essendo peccatore, non doveva morire.
BOSONE – Te lo devo concedere.