MINISTRO

Teologia: fondamentale, ascetica...

"Cardinale Pietro Parente; Mons. Antonio Piolanti; Mons. Salvatore Garofalo: Voci selezionate dal Dizionario di Teologia Dogmatica". MINISTRO (lat. minister = aiutante, servo, ecc.): è la persona legittimamente deputata (v. Ordine) a distribuire la grazia per mezzo dei sacramenti e ad offrire il sacrificio della Nuova Legge.

Gesù Cristo, fissato il sacrificio e istituiti i sacramenti, non si accontentò di assistere come semplice spettatore, allo svolgersi dell'opera sua, ma rimase al centro della sua economia sacramentale e sacrificale, invisibile ma eternamente operoso perché è Lui che offre, è Lui che santifica attraverso i santi segni.
 Però avendo stabilito un piano di redenzione in cui l'invisibile si manifestasse sempre nel visibile, l'armonia esigeva che la sua attività velata sotto il rito sacrificale e i simboli sacramentali venisse in qualche maniera resa sensibile attraverso il ministero umano. E ministri visibili si scelse infatti Gesù tra i suoi discepoli (cfr. Lc. 27, 19; Giov. 20, 21-23; 1 Cor 1, 4; 2 Cor 5. 18-20) cui, ad imitazione del Padre che comunica realmente alle creature la dIgnità di causa, trasmise una vera partecipazione del suo potere santificatore, ma sempre subordinata alla sua azione di causa principale. Talché i ministri non sono che un'irradiazione del sacerdozio di Cristo, una estrinsecazione della sua attività di Pontefice Eterno, quasi la «longa manus» attraverso cui opera.
  In una economia, in In una economia, in cui l’efficacia dei sacramenti dipende totalmente dalla santità e dalla misteriosa azione di Cristo, è facile comprendere come per la loro validità non si richieda nel ministro né la fede né lo stato di grazia.
  Nei primi secoli del cristianesimo si agitarono delle vivaci polemiche in proposito, prima tra cattolici (tra S. Cipriano Martire e S. Stefano Papa) poi tra S. Agostino e i Donatisti (sec. V), i quali ostinatamente sostenevano che i sacramenti amministrati da eretici e da peccatori non sono validi perché «nemo dat quod non habet». Il genio e la santità del Vescovo d'Ippona riuscirono a fiaccare il secolare scisma e a porre in chiara luce la dottrina cattolica, secondo la quale «sacramenta sancta per se non per homines», perché della loro grazia Cristo è il principale distributore mentre i ministri non sono che degli strumenti che incanalano le acque destinate a fecondare il campo delle anime: non importa che il canale sia d'oro o d'argento, di ferro o di piombo, purché faccia scorrere l'acqua. Però perché i ministri agiscano validamente devono avere l'intenzione di fare ciò che fa la Chiesa (V. Intenzione).
  Il ministro, in via ordinaria, è sempre un uomo viatore, generalmente insignito del carattere sacerdotale (v. Ordine) e distinto dalla persona ricevente, eccetto il caso dell'Eucaristia, in cui il sacerdote amministra a sé stesso la comunione.