LUME DELLA GLORIA

Teologia: fondamentale, ascetica...

"Cardinale Pietro Parente; Mons. Antonio Piolanti; Mons. Salvatore Garofalo: Voci selezionate dal Dizionario di Teologia Dogmatica". LUME DELLA GLORIA: è un aiuto soprannaturale largito da Dio all'intelletto dei beati per renderlo capace di vedere intuitivamente la divina essenza.

Nella S. Scrittura c'è solo qualche indizio di questo lume. come per es. nel Salmo 35, v. 10: «E vedremo la luce nella tua luce»; nell'Apoc. 22, 4 ss. si dice che i beati vedranno il volto di Dio senza bisogno di luce. perché Dio stesso li illuminerà.
 I Padri commentando questi testi accennano a un aiuto divino che rende l'intelletto umano capace di vedere Dio. Così IRENEO, Adv. Haereses, l. IV, c. 20; EPIFANIO, Adv. Haereses, 70. 7.
 Sul finire del sec. XIII i Beguardi e le Beguine (v. Beguardi), sette di Spirituali, andavano predicando che l'uomo con le sue forze può raggiungere la beatitudine anche in questa vita, senza alcun soccorso divino. Il Conc. di Vienne (1311-12) condanna, tra altri errori ad essi attribuiti, anche questo: «che l'anima non ha bisogno del lume della gloria, che la elevi fino a vedere Dio e a goderne felicemente» (DB, 475).
 Il Magistero Ecclesiastico dichiara così l'esistenza del lume della gloria, senza entrare nella questione della sua essenza.
 In base a questi dati i Teologi hanno sviluppato tutta una dottrina intorno al lume della gloria: tutti convengono, specialmente dopo il Conc. di Vienne, nell'ammetterne l'esistenza, ma non tutti sono d'accordo nel determinarne la natura.
 Alcuni, ispirandosi al Nominalismo, parlano della visione beatifica come di una cosa increata che si attua per virtù di Dio nell'anima beata, che resta semplicemente passiva: perciò il lume della gloria sarebbe Dio stesso in quanto illumina. Questa teoria è antipsicologica perché non tiene conto che la cognizione, sia nell'ordine naturale come nell'ordine soprannaturale, è atto vitale e però deve scaturire dalle potenze dell'anima e rimanere in esse come proprio. S. Tommaso, coerentemente all'analisi della visione beatifica e ai principi della psicologia umana. insegna che l'intelletto creato, non essendo proporzionato all'intuizione immediata dell'essenza divina, dev'essere disposto, preparato ad essa con una energia inerente e permanente. Con linguaggio più chiaro egli riduce il lume della gloria a una qualità abituale (simile a una virtù) infusa da Dio nell'intelletto dei beati per elevarlo operativamente alla visione immediata dell'essenza divina. Questa qualità infusa forma un sol principio operativo con l'intelletto. in modo che l'atto vitale della visione beatifica procede tutto intero dall'uno e dall'altro sotto diverso aspetto. Questa dottrina è ormai comune. Il lume della gloria (= id sub quo) non toglie l'immediatezza della visione ed è più o meno intenso secondo il grado di grazia santificante in cui l'anima si trova nel momento della morte.