Il presbitero Cristóbal Magallanes e i 24 compagni, presbiteri e laici, martiri.

Vite di Santi, Beati, Venerabili...

Il martirologio della Chiesa messicana


Pubblichiamo in questa pagina alcuni cenni biografici dei 25 martiri messicani che hanno offerto la loro testimonianza di sangue nel ventesimo secolo.

1. Parroco Cristóbal Magallanes Jara


Nacque a Totatiche, Jalisco (Arcidiocesi di Guadalajara) il 30 luglio 1869. Parroco nella sua terra natale. Sacerdote dalla fede ardente, prudente direttore dei suoi fratelli sacerdoti e pastore pieno di zelo fu dedito al miglioramento umano e cristiano dei suoi fedeli. Missionario tra gli indigeni «huicholes» e fervente divulgatore del Rosario a Maria Vergine Santissima. Il 25 maggio 1927 venne fucilato a Colotlán, Jalisco (Diocesi de Zacatecas, Zac.). Di fronte al carnefice ebbe la forza di confortare il suo ministro e compagno di martirio, Padre Agustín Caloca, dicendogli: «Stai tranquillo, figliolo, solo un momento e poi il cielo». Dopo, rivolgendosi alla truppa, esclamò: «Io muoio innocente, e chiedo a Dio che il mio sangue serva per l’unione dei miei fratelli messicani».


2. Parroco Román Adame Rosales


Nacque a Teocaltiche, Jalisco (Diocesi di Aguascalientes) il 27 febbraio 1859. Parroco di Nochistlán, Zacatecas., (Arcidiocesi di Guadalajara). Sacerdote profondamente umile. Non si lamentò mai; di fronte al dolore diceva con serenità: «Sia fatta la volontà di Dio». Si occupò di catechesi, missioni popolari, costruzione di cappelle affinché i fedeli avessero vicino il  Santissimo. Aiutò gli ammalati e cercò di educare i bambini. Queste furono le principali attività del suo ministero parrocchiale. Giunto il momento dell’esecuzione, il giorno 21 aprile del 1927, con un gesto di bontà cercò di salvare il soldato che renitente sarebbe stato anche lui fucilato. Poi deciso e irremovibile ma umilmente, consegnò la sua vita.


3. Parroco Rodrigo Aguilar Alemán


Nacque a Sayula, Jalisco (Diocesi di Ciudad Guzmán) il 13 marzo 1875. Parroco di Unión de Tula, Jalisco (Diocesi di Autlán). Sacerdote poeta molto sensibile sia di cuore che di fede. All’alba del 28 ottobre 1927 lo condussero sulla piazza di Ejutla. Agganciarono un cappio ad un grosso ramo di albero di mango e lo posero al collo del sacerdote. Poi vollero provare la sua forza e con arroganza gli chiesero; «Chi vive?». La valorosa risposta fu: «Cristo Re e la Santa Maria di Guadalupe!». Allora la corda venne tirata con forza ed il signor parroco Aguilar restò appeso. Si fece nuovamente scendere e di nuovo gli chiesero: «Chi vive?». E per la seconda volta, con voce sicura rispose: «Cristo Re e Santa Maria di Guadalupe!». Un nuovo identico supplizio e quindi, per la terza volta la stessa domanda: «Chi vive?». Il martire agonizzante, sussurrandole rispose: «Cristo Re e Santa Maria di Guadalupe!».


4. Parroco Julio Álvarez Mendoza


Nato a Guadalajara, Jalisco il 20 dicembre 1866. Parroco di Mechoacanejo, Jalisco (Diocesi di Aguascalientes). In questo luogo trascorse tutta la vita sacerdotale. Parroco affettuoso ed amico dei bambini. Povero che visse tra i poveri. Sacerdote semplice, insegnò alcuni piccoli lavori affinché la gente potesse sopravvivere. Il 30 marzo 1927 fu posto su un cumulo di spazzatura per essere fucilato e disse dolcemente: «Sto per morire innocente. Non ho fatto nessun male. Il mio delitto è quello di essere ministro di Dio. Io vi perdono». Incrociò le braccia ed attese la scarica.


5. Parroco Luis Batis Sainz


Nacque a San Miguel Mezquital, Zacatecas (Arcidiocesi di Durango) il 13 settembre 1870. Parroco di San Pedro Chalchihuites, Zacatecas (Arcidiocesi di Durango). Erano appena trascorsi quindici giorni dalla soppressione del culto pubblico, ordinata dai Vescovi, quando venne preso prigioniero. Quando gli venne comunicato che lo cercavano, disse: «Che si faccia la volontà di Dio, se Lui lo desidera io sarò uno dei martiri della Chiesa!». Il giorno seguente, il 15 agosto del 1926, fu condotto insieme ai suoi più vicini collaboratori nell’apostolato: Manuel Morales, Salvador Lara y David Roldán per essere fucilati.


6. Sacerdote Agustín Caloca Cortés


Nacque a San Juan Bautista de Teúl, Zacatecas (Arcidiocesi di Guadalajara), il 5 maggio 1898. Priore (diacono, economo) nella parrocchia di Totatiche e Prefetto del Seminario Ausiliare sito nello stesso paese, fu un esempio di purezza sacerdotale. Un militare, commosso per la sua giovane età, gli offrì la libertà, lui l’avrebbe accettata solo se veniva concessa anche al parroco. Di fronte al plotone, di esecuzione, l’atteggiamento le parole del suo parroco lo colmarono di forza, tanto che esclamò: «Grazie a Dio viviamo e per Lui moriamo». Il 25 maggio 1927 venne fucilato a Colotlán, Jalisco (Diocesi de Zacatecas, Zac.). Incoraggiò il compagno di martirio Padre Agustín Caloca, mentre alla truppa ribadì di essere innocente e offrì a Dio la sua vita per i fratelli messicani.


7. Parroco Mateo Correa Magallanes


Nacque a Tepechitlán, Zacatecas (Diocesi di Zacatecas) il 23 luglio 1866. Parroco di Valparaíso, Zacatecas, (Diocesi di Zacatecas). Il padre Mateo svolse fedelmente tutti gli incarichi sacerdotali: evangelizzare e servire i poveri, ubbidire al suo Vescovo, unirsi a Cristo Sacerdote e Vittima, specialmente convertendosi in martire a causa del sigillo sacerdotale. Lo tennero in carcere alcuni giorni a Fresnillo, Zacatecas, quindi venne condotto a Durango. Il generale gli chiese di confessare alcuni prigionieri, e di riferire poi ciò che aveva appreso in confessione, altrimenti lo avrebbe ucciso. Il Signor Parroco Correa rispose con dignità: «Lei può farlo, ma non sa che un sacerdote deve saper conservare il segreto della confessione. Sono disposto a morire». Fu fucilato in un campo, nei dintorni della città di Durango, il 6 febbraio 1927 e così quel parroco mite e pronto al sacrificio iniziò la sua vera vita.


8. Sacerdote Atilano Cruz Alvarado


Nacque ad Ahuetita de Abajo, appartenente alla parrocchia di Teocaltiche, Jalisco (Diocesi de Aguascalientes) il 5 ottobre 1901. Venne ordinato sacerdote quando esserlo era il maggior delitto che poteva commettere un messicano. Ma lui, con una allegria che sprizzava da tutti i pori, stese le sue mani affinché fossero consacrate sotto il cielo azzurro dello stato di Jalisco vicino al quale si nascondevano sia l’Arcivescovo che il Seminario. Undici mesi dopo il tranquillo ed allegro sacerdote, mentre esercitava, come poteva, il suo ministero, venne chiamato dal suo parroco il Signor Justino Orona. Obbediente si avviò verso il «Rancho de las Cruces» luogo che sarebbe stato il suo calvario. Mentre dormiva giunsero le forze militari e le autorità civili. Il padre Atilano udendo la scarica che troncò la vita al suo superiore, si inginocchiò sul letto ed attese il momento del suo sacrificio. Lui venne fucilato, dando prova della sua fedeltà a Cristo Sacerdote, all’alba del 10 luglio 1928.


9. Sacerdote Miguel de la Mora de la Mora


Nacque a Tecalitlán, Jalisco (Diocesi di Colima) il 19 giugno 1878. Cappellano della Cattedrale di Colima, Col. Sacerdote semplice, modesto, ordinato, puntuale, fu particolarmente caritatevole con i poveri e pronto a servire tutti. Fu scoperto e minacciato di essere imprigionato a vita se non apriva il culto nella Cattedrale, contro le disposizioni del Vescovo. Di fronte alle pressioni del governo militare preferì andare via dalla città. Per la strada fu arrestato e condotto di fronte al generale, che lo condannò alla fucilazione. Camminò in silenzio fino al luogo indicatogli e, come proclama della sua fede e del suo amore a Maria Santissima, tirò fuori il suo rosario, iniziò a pregare, e con questo in mano, cadde ucciso dai proiettili. Era mezzogiorno del 7 agosto 1927.


10. Sacerdote Pedro Esqueda Ramírez


Nacque a San Juan de los Lagos, Jalisco (Diocesi de San Juan de los Lagos) il 29 aprile l 887: Vicario di San Juan de los Lagos. Si dedicò con particolare cura e con vera passione alla catechesi dei bambini. Fondò vari centri di studio ed una scuola per la formazione catechistica. Nutrì devozione al Santissimo. Nel momento in cui fu carcerato fu malmenato così duramente che gli si aprì una ferita sul volto. Un militare, dopo averlo colpito, gli disse: «Ora sarai pentito di esser stato sacerdote», ed, a ciò rispose dolcemente Padre Pietro: «No, neppure un attimo, e mi manca poco per vedere il cielo». Il 22 novembre 1927 lo tirarono fuori dal carcere per giustiziarlo, i bambini lo circondarono e Padre Esqueda ripeté con insistenza ad un piccolo che camminava al suo fianco: «Non tralasciare di studiare il catechismo, né per alcun motivo tralascia la dottrina cristiana». Gli spararono tre colpi che cambiarono la sua vita terrena in eterna.


11. Sacerdote Margarito Flores García


Nacque a Taxco, Guerrero (Diocesi di Chilapa) il 22 febbraio 1899. Parroco di Atenango del Río, Guerrero (Diocesi di Chilapa). I tre anni trascorsi nel ministero furono sufficienti per conoscere la sua indole sacerdotale. Il Vicario generale della Diocesi lo nominò vicario con funzioni di parroco di Atenango del Río, Guerrero. Il Padre Margarito si mise all’opera Fu scoperto, identificato come sacerdote, quando stava per giungere alla meta; fu imprigionato e condotto a Tulimán, Guerrero, luogo in cui venne dato l’ordine di fucilarlo. Il Padre Margarito chiese il permesso di pregare, si inginocchiò per qualche secondo, baciò il suolo e quindi, in piedi, attese gli spari che gli distrussero la testa e lo unirono per sempre a Cristo Sacerdote, il giorno 12 novembre 1927.


12. Sacerdote José Isabel Flores Varela


Nacque a Santa María de la Paz, della parrocchia di San Juan Bautista del Teúl, Zacatecas (Arcidiocesis di Guadalajara) il 20 novembre 1866. Cappellano di Matatlán, della parrocchia di Zapotlanejo, Jalisco (Arcidiocesi di Guadalajara). Per 26 anni diffuse la carità del suo ministero in quella cappellania, mostrandosi a tutti un padre affettuoso che li edificò con la sua abnegazione e con la sua povertà, il suo spirito di sacrificio, la sua pietà e la sua sapienza. Un vecchio compagno che era stato protetto da Padre Flores lo denunciò al capo di Zapotlanejo e venne incarcerato il 18 giugno 1927, quando stava dirigendosi verso un campo per celebrare l’Eucarestia. Cercarono di ucciderlo impiccandolo ma non vi riuscirono. Il capo ordinò di sparare, ma un soldato riconobbe in lui il sacerdote che lo aveva battezzato e non volle farlo; infuriato l’aguzzino assassinò il soldato. Misteriosamente le armi non spararono contro padre Flores e, quindi, uno di quegli assassini tirò fuori un grosso coltello e scannò il valoroso martire.


13. Sacerdote David Galván Bermúdez


Nacque a Guadalajara, Jalisco il 29 gennaio 1881. Professore nel Seminario di Guadalajara. La sua grande carità verso i poveri ed i lavoratori lo spinsero ad organizzare ed aiutare il gruppo dei calzolai, lavoro che effettuò a fianco del padre. Strenuo difensore della santità del matrimonio aiutò una ragazza perseguitata da un militare, che, già coniugato, desiderava contrarre matrimonio con lei. Questo fatto procurò al padre Galván l’inimicizia del tenente che, alla fine, divenne il suo giustiziere. Il 30 gennaio 1915 mentre cercava di aiutare spiritualmente i soldati feriti in un combattimento avvenuto a Guadalajara, fu fatto prigioniero. E, di fronte a coloro che erano incaricati di giustiziarlo, mostrò il petto per ricevere le pallottole.


14. Ragazzo Salvador Lara Puente


Nacque nel paese di Berlín, Durango, appartenente alla parrocchia di Súchil (Arcidiocesi di Durango) il 13 agosto 1905. Salvatore era giovane nel pieno degli anni, alto e robusto, dedito allo sport della «charrería»; educato e dai modi distinti con tutti; rispettoso ed affettuoso con sua madre che era vedova, onesto e responsabile come impiegato in una ditta mineraria. Viveva la sua fede con purezza e si dedicava all’apostolato come militante nell’Azione Cattolica della Gioventù Messicana. Quando giunsero i soldati per arrestarlo, insieme a Manuel e Davide, rispose quando è chiamato: «Sono qui». Camminò sorridente, come sempre, insieme al suo compagno e cugino Davide fino al luogo indicatogli per essere fucilato. Si erano appena resi conto che il parroco, il Signor Batis e il suo amico Manuel Morales erano stati fucilati. Pregando a voce bassa Salvador ricevette una scarica che gli causò delle ferite dalle quali uscì il suo sangue di martire e si scoprì la sua grandezza di cristiano.


15. Sacerdote Pedro de Jesús Maldonado Lucero


Nacque nella città di Chihuahua, Chih (Arcidiocesi di Chihuahua) il 15 giugno 1892. Parroco di Santa Isabella, Chihuahua. Sacerdote innamorato di Gesù Sacramento, fu uno strenuo animatore di molti turni di adorazione notturna tra i parrocchiani a lui affidati. La persecuzione religiosa che danneggiò il centro della Repubblica Messicana dal 1926 al 1929, annullò apparentemente i patti del Presidente Emilio Portes Gil. Nello Stato di Chihuahua la persecuzione fu più dura a partire dall’anno 1931, quando il Governo iniziò ad applicare


drasticamente le leggi anticattoliche. Il 10 febbraio 1937, Mercoledì delle ceneri, celebrò l’Eucarestia, impartì le ceneri e si dedicò alla confessione. Improvvisamente si presentò un gruppo di uomini armati per arrestarlo. Padre Pedro prese un reliquario con ostie consacrate e seguì i suoi sequestratori. Quando giunsero alla presidenza municipale sia i politici che i poliziotti incominciarono ad insultarlo ed a malmenarlo. Un colpo esploso sulla fronte gli fratturò il cranio e gli fece saltare l’occhio sinistro. Il sacerdote bagnato di sangue, cadde perdendo quasi i sensi. Il reliquario si aprì e ne uscirono le ostie. Uno dei carnefici lo prese e, con cinismo, ne dette una al sacerdote dicendogli: «Mangiati questa». Quindi, attraverso le mani del suo carnefice si compì il desiderio di ricevere questo Sacramento prima di morire.


Agonizzante fu trasportato in un ospedale pubblico di Chihuahua e, il giorno seguente, l’11 febbraio 1937, anniversario della sua ordinazione sacerdotale consumò il suo glorioso sacrificio di sacerdote martire.


16. Sacerdote Jesús Méndez Montoya


Nacque a Tarímbaro, Michoacán (Arcidiocesi di Morelia) il 10 giugno 1880. Vicario di Valtierrilla, Guanajuato (Arcidiocesi di Morelia). Fu un sacerdote completo che dedicò completamente se stesso agli altri, e non lesinò mezzi per intensificare la vita cristiana tra i suoi fedeli. Si sottopose a confessare per lunghe ore e da queste confessioni uscivano cristiani convertiti o anuati a maggiore perfezione grazie ai suoi giusti consigli. Conviveva con le famiglie povere, era un catechista ed una guida per gli operai e per i contadini; un solerte maestro di musica che riuscì ad organizzare un nutrito coro per le celebrazioni. Il 5 febbraio 1928 le forze federali cercarono di reprimere un gruppetto di praticanti e si diressero verso l’abitazione in cui si nascondeva il Padre Jesús, che cercò di salvare un calice contenente ostie consacrate. Notato dai soldati chiese loro che gli venisse concesso un attimo per poter consumare il Santissimo Sacramento; gli venne concesso. Successivamente con dolcezza si avvicinò ad una sorella e le disse: «È la volontà di Dio. Che si compia la sua volontà». I soldati lo condussero a pochi metri dal tempio, fuori dell’atrio, e lo sacrificarono con tre colpi d’arma da fuoco. Il sacerdote che seppe cogliere le sue doti umane e la sua conoscenza di Dio per far amare Gesù Cristo, con il suo sangue proclamò il suo gran amore a Cristo Re.


17. Signor Manuel Morales


Nacque a Mesillas, Zacatecas, appartenente alla parrocchia Sombrerete, Zacatecas (Arcidiocesi di Durango) il giorno 8 febbraio 1898. Cristiano di un sol pezzo: sposo fedele, padre affettuoso con i suoi tre figli piccoli, buon lavoratore, laico dedito all’apostolato della sua parrocchia e all’intensa vita spirituale alimentata dall’Eucarestia. Membro dell’Associazione Cattolica della Gioventù Messicana e presidente della Lega Nazionale in Difesa della Liberta Religiosa, associazione che, con mezzi pacifici, cercava di ottenere la deroga delle empie leggi. Il giorno 15 agosto 1926 quando venne a conoscenza che il Signor Parroco Batis era stato incarcerato si mosse per andare ad intercedere per la sua libertà. Aveva appena riunito un gruppo di giovani per decidere sul da farsi quando si presentò una truppa ed il capo gridò: «Manuel Morales!». Manuel fece un passo avanti e con molto garbo si presentò: «Sono io, a sua disposizione!». Lo insultarono ed iniziarono a colpirlo con ferocia. Fu portato fuori della città insieme al Signor Parroco, e quando udì che questi chiedeva grazia per la sua vita, considerando che aveva famiglia, con audacia disse: «Signor Parroco, io muoio, ma Dio non muore, Lui si occuperà di mia moglie e dei miei figli». Poi si sollevò ed esclamò: «Viva Cristo Re e la Vergine di Guadalupe!». La prova della sua vita restò firmata con il suo sangue di martire.


18. Parroco Justino Orona Madrigal


Nacque a Atoyac, Jalisco (Diocesi di Ciudad Guzmán) il 14 aprile 1877. Parroco di Cuquío, Jalisco (Arcidiocesi di Guadalajara). Fondadore della congregazione religiosa delle sorelle Clarisse del Sacro Cuore. La sua vita fu segnata da dolori ma sempre si mantenne cortese e generoso. Una volta scrisse: «Coloro che perseguono il cammino del dolore con fedeltà, sicuramente possono salire al cielo». Quando la persecuzione divenne più pesante rimase tra i suoi fedeli dicendo: «Io resterò tra i miei vivo o morto». Una notte, dopo aver deciso con il suo vicario e compagno di martirio, padre Atilano Cruz, una speciale pastorale, da tenersi in mezzo ad innumerevoli pericoli, entrambi si ritirarono in una casa del «Rancho de Las Cruces», vicino a Cuquío per riposare. All’alba del 1 o luglio 1928 forze federali ed il presidente municipale de Cuquío irruppero violentemente nel rancho e colpirono la porta della stanza in cui dormivano. Il Signor Orona aprì e con voce forte salutò il giustiziere: «Viva Cristo Re!». La risposta fu una pioggia di pallottole.


19. Sacerdote Sabás Reyes Salazar


Nacque a Cocula, Jalisco (Arcidiocesi di Guadalajara) il 5 dicembre 1883. Vicario a Tototlán, Jalisco (Diocesi di San Juan de los Lagos). Semplice e fervente aveva una speciale devozione per la Santissima Trinità. Invocava frequentemente anche le anime del purgatorio. Si interessò molto della formazione dei bambini e dei giovani, tanto nella catechesi come nell’insegnamento delle scienze, arti e mestieri, soprattutto nella musica. Affabile e dedito al suo ministero. Esigeva molto rispetto per tutto ciò che si riferiva al culto e desiderava che si eseguissero prontamente tutti gli incarichi. Durante il periodo più pericoloso per i sacerdoti, quando gli si consigliava di lasciare Tototlán, lui replicava: «Mi hanno lasciato qui e qui attendo. Vediamo che cosa determina Iddio». Nella Settimana Santa del 1927 giunsero le truppe federali e i proprietari di terre cercando il Signor Parroco Francisco Vizcarra ed i suoi ministri. Trovarono solo padre Reyes e su lui riversarono tutto l’odio. Lo presero, lo legarono con forza ad una colonna del tempio parrocchiale, lo torturarono per tre giorni con la fame e la sete e, con inqualificabile sadismo gli bruciarono le mani. Il 13 aprile 1927 di Mercoledì Santo, venne condotto al cimitero. Finirono di ucciderlo, ma, prima di morire, più con l’anima che con la voce, il sacerdote martire riuscì a gridare: «Viva Cristo Re!».


20. Parroco José María Robles Hurtado


Naque a Mascota, Jalisco (Diocesi di Tepic) il 3 maggio 1888. Parroco di Tecolotlán, Jalisco e fondatore della Congregazione religiosa Sorelle del Cuore di Gesù Sacramentato. Fervido apostolo della devozione al Sacro Cuore di Gesù, scrisse piccole opere divulgative. Poco prima di uscire dal carcere per essere ucciso, scrisse una poesia con i suoi ultimi desideri. Desidero amare il tuo Cuore, Gesù mio, con partecipazione totale, desidero amarlo con passione, desidero amarlo fino al martirio. Con l’anima ti benedico, mio Sacro Cuore; dimmi; Si arriva all’attimo della felice ed eterna unione? Nella sierra di Quila, Jalisco (Diocesi di Autlán), venne appeso ad un albero il 26 giugno 1927.


21. Ragazzo David Roldán Lara


Nacque a Chalchihuites, Zacatecas (Arcidiocesi di Durango) il 2 marzo 1902. Orfano di padre quando era molto piccolo, fu per la madre un figlio buono ed affettuoso. Per i suoi fratelli fu come padre. I suoi amici lo stimavano per la sua allegria e per la generosità. I suoi compagni di lavoro per la bontà e comprensione. Per il proprietario della impresa mineraria, in cui lavorava, fu impiegato attento, onesto e lavoratore. Per la sua fidanzata fu giovane tutto di un pezzo e sincero. Condivideva con il suo parroco, il Signor Batis, i problemi dell’apostolato come membro dell’Azione Cattolica della Gioventù Messicana, le angustie della situazione in cui si trovava la Chiesa e le aspirazioni di essere fedele a Cristo fino al martirio. Dato che era unito dagli stessi ideali del suo amico Manuel Morales e di suo cugino Salvador Lara, fu con essi imprigionato e quindi giustiziato. A pochi metri dal luogo furono martirizzati il Signor Luis Batis e Manuel. Senza impaurirsi, percorse serenamente gli ultimi passi sulla terra che lo separavano dal cielo e venne ucciso con il cugino Salvador. Quel 15 agosto 1926, il sole si trovava a zenit, la vita in fiore e l’amore di Cristo al massimo si unirono nel martirio di David.


22. Sacerdote Toribio Romo Gonzáles


Nacque a Santa Ana de Guadalupe, appartenente alla parrocchia di Jalostotitlán, Jalisco, (Diocesi di San Juan de los Lagos) il 16 aprile del 1900. Vicario con funzioni di parroco a Tequila, Jalisco (Arcidiocesi di Guadalajara). Sacerdote dal cuore sensibile e di assidua orazione. Profondamente preso dal mistero dell’Eucaristia chiese molte volte: «Signore non mi lasciare nemmeno per un giorno senza dire la Messa, senza abbracciarti nella Comunione». In occasione di una Prima Comunione, tenendo l’Ostia Sacra nelle sue mani disse: «Signore, accetteresti il mio sangue che ti offro per la pace della Chiesa?». Mentre si trovava ad «Agua caliente», luogo vicino a Tequila, che serviva come rifugio e centro del suo apostolato, volle aggiornare i registri parrocchiali. Lavorò tutto il giorno del venerdì ed anche la notte. Alle cinque della mattina del sabato 25 febbraio 1928, volle celebrare l’Eucaristia ma, sentendosi molto stanco e con sonno, preferì dormire un po’ per celebrare meglio. Si era appena addormentato quando un gruppo di contadini e soldati entrarono nella stanza e uno di questi lo indicò dicendo: «Quello è il sacerdote, uccidetelo», il Padre Toribio si svegliò impaurito, si sollevò e lo colpirono. Ferito e vacillante camminò un po’, ma una nuova scarica, alle spalle gli tolse la vita ed il suo sangue generoso tinse di rosso la terra di questa zona di Jalisco.


23. Sacerdote Jenaro Sánchez Delgadillo


Nacque a Zapopan, Jalisco (Arcidiocesi di Guadalajara) il 19 settembre 1876. Vicario di Tamazulita, della parrocchia di Tecolotlán, Jalisco (Diocesi di Autlán). Il suo parroco elogiava la sua obbedienza. I fedeli ammiravano la sua rettitudine, il suo fervore, la sua eloquenza nella predicazione, ed accettavano con piacere l’immagine del padre Jenaro quando chiedeva una buona preparazione per poter ricevere i sacramenti. I soldati ed alcuni coloni lo individuarono mentre insieme ad alcuni suoi amici andava per i campi. Vennero tutti lasciati liberi mentre il Padre Jenaro venne condotto su un colle vicino a Tecolotlán e su un albero prepararono la forca. Padre Jenaro posto di fronte del plotone, con eroica serenità proferì le seguenti parole: «Paesani, mi impiccheranno, io li perdono, che anche mio Padre Iddio li perdoni e che sempre viva Cristo Re!». I carnefici tirarono la corda così forte che la testa del martire batté violentemente su un ramo dell’albero. Dopo poco morì in quella stessa notte del 17 gennaio 1927. L’astio dei soldati continuò e tornati all’alba fecero scendere il cadavere, gli spararono sulla spalla e una pugnalata quasi attraversò il corpo ormai inerte del testimone di Cristo.


24. Parroco David Uribe Velasco


Nacque a Buenavista de Cuéllar, Guerrero (Diocesi di Chilapa) il 29 dicembre 1889. Parroco di Iguala, Guerrero (Diocesi di Chilapa). Esercitò in modo esemplare il suo ministero in una regione attaccata dalla massoneria, dal protestantesimo e dallo scisma. Il militare che lo catturò gli propose ampia libertà nel caso mai avesse accettato le leggi e fosse diventato Vescovo della chiesa scismatica creata dal governo della repubblica. Il Padre David, ribadì ciò che già aveva scritto, appena un mese prima, e che denota tutta la forza della sua fede e della sua fedeltà: «Se sono stato unto con l’olio santo che mi fa ministro dell’Altissimo, perché non essere unto con il mio sangue in difesa delle anime redente con il sangue di Cristo?… Quale felicità morire in difesa dei diritti di Dio! Morire prima di rinnegare il Vicario di Cristo!». Ormai in carcere, scrisse le sue ultime parole: «Dichiaro di non aver commesso i delitti che mi vengono imputati… Sto nelle mani di Dio e della Vergine di Guadalupe. Domando a Dio perdono e perdono i Miei nemici; chiedo perdono a tutti quelli che ho offeso». Condotto in un luogo vicino alla stazione di San José Vistahermosa, Morelos (Diocesi di Cuernavaca) fu sacrificato con un colpo alla nuca il 12 aprile 1927.


25. Padre Tranquilino Ubiarco Robles


Nacque a Zapotlán el Grande, Jalisco (Diocesi di Ciudad Guzmán) l’8 luglio 1899. Vicario con funzioni di parroco a Tepatitlán, Jalisco (Diocesi di San Juan de los Lagos). Fu uno degli instancabili ministri nei tempi difficili della persecuzione. Non veniva fermato da nulla. Pieno di carità, andava ad amministrare i sacramenti ed a sostenere la vita cristiana tra i fedeli impartendo l’Eucaristia nelle case. All’inizio del mese di ottobre del 1928 andò a Guadalajara a comprare quanto era necessario per il Sacrificio Eucaristico: Los Altos de Jalisco. Allora il Padre Ubiarco con molta semplicità replicò: «Ormai ritorno alla mia parrocchia, vediamo che posso fare e se mi toccherà morire per Dio, sia benedetto». Una notte si stava preparando a celebrare l’Eucaristia ed a benedire un matrimonio, quando lo fecero prigioniero e lo condannarono a morire impiccato su un albero del viale, fuori città. Con fermezza cristiana benedisse la grossa fune, strumento del suo martirio, e ad un soldato che non volle partecipare al crimine, disse, ripetendo le parole del Maestro: «Oggi verrai con me in Paradiso». Era la mattina del 5 ottobre 1928.


© L’OSSERVATORE ROMANO Domenica 21 Maggio 2000