IMMAGINI E SANTI

Evangelizzazione: convertiti, lassi...

Opuscolo N° 12 della Piccola collana “I Testimoni di Geova”. Statue ed immagini. Che cosa dice la Bibbia? I Santi: errori e verità . Contro l’uso delle immagini. Il titolo di PADRE nella BIBBIA.


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Padre Nicola Tornese


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Cronaca milanese


Un testimone di Geova anzianotto con baffetti neri, che la pronunzia non purgata dalla scuola teocratica indicava come proveniente da Bari, avvicinò cortesemente il cronista proponendo l’acquisto d’un pacchetto di opuscoli, e intanto avvertiva che questo mondo è agli sgoccioli: “Non è precisato il giorno giusto – diceva – ma… tutto sta per finire.


Eravate cattolico? – chiedo. sì.


E come mai … ? Il barese dai baffetti neri, tirando fuori la Bibbia, disse: “Perché nella religione cattolica ci sono troppi santi e madonne, mentre qua, legga, la Scrittura dice: Maledetto è l’uomo che fa immagine scolpita o una statua di metallo, cosa detestabile a Geova”.


Tema preferito


In effetti, quello delle immagini è uno dei temi preferiti dalla propaganda anticattolica dei testimoni di Geova (tdG). Una delle prime cose che impongono alle vittime della loro propaganda è la distruzione di tutte le immagini sacre. Sarebbero idoli, opera diabolica.


Per la verità, non dicono nulla di nuovo. Ripetono meccanicamente ciò che da secoli vanno dicendo piccoli gruppi di eretici. Nonostante la loro petulanza, non hanno per nulla scalfito una pratica più che millenaria della Chiesa Cattolica.


L’arte sacra, promossa e incoraggiata da un autentico cristianesimo, ha dato e dà meravigliosi capolavori nel campo della pittura e della scultura. E non è per nulla contraria alla Bibbia. Anzi…


 Oggi come prima, più di prima, l’immagine è uno dei mezzi più ricercati e più efficaci per educare il popolo, per una conoscenza più ricca della Bibbia, per promuovere la pietà e la vera devozione verso Dio. Ipocritamente, se ne servono abbondantemente gli stessi testimoni di Geova. I loro libri, le loro riviste sono piene di immagini. Come mai?


Tuttavia van dicendo che non si possono usare le immagini come semplice ausilio per adorare il vero Dio. Due pesi e due misure come conviene a una propaganda menzognera.


Il comportamento dei tdG è un vero fanatismo. Essi tentano di giustificarlo mediante citazioni bibliche sfasate come quella usata dal barese dai baffetti neri. Questo modo di citare la Bibbia rivela solo ignoranza e abuso della Parola di Dio. Ma non prova nulla contro l’uso delle immagini sacre.


Quando, perciò, i propagandisti della setta geovista incontrano persone istruite, segnano il passo e si dileguano. Forse vi promettono dì ritornare con uno dei loro assai più bravo a vendere la merce … Non li vedrete mai più! Quante di queste esperienze nella mia vita!


Doverose conclusioni


1 – La stragrande maggioranza dei tdG hanno della Bibbia una conoscenza superficiale e a senso unico, quella conoscenza che i maestri comandati martellano nei cervelli della docile base.


I cattolici devono esserne certi. I tdG conoscono la Bibbia assai male, nonostante il loro vanto di conoscerla bene. Hanno venduto il loro cervello ai dirigenti della setta.


2 – Una conoscenza ordinata e seria del Libro Sacro mette a nudo i cavilli dei geovisti, rivela le assurdità di ciò che essi propinano a gente poco istruita e svuota l’altezzosa ampollosità della loro propaganda.


Purtroppo il loro fanatismo li induce a chiudere gli occhi davanti alla luce fino a negare: l’evidenza di ciò che veramente dice la Bibbia. Ma non pochi, usando la libertà dei veri cristiani (cfr. Giovanni 8, 32), vogliono accertarsi di ogni cosa (cfr. 1 Tessalonicesi 5, 21) e tenere ciò che è buono. Hanno lasciato la setta. Sono milioni!


 


PARTE PRIMA


STATUE ED IMMAGINI


Che cosa dice la Bibbia?


Quanto detto finora vale sempre e perciò vale a proposito della venerazione delle statue e delle immagini. La propaganda geovista cita e strumentalizza alcuni testi biblici, dando ad essi un significato radicalmente diverso da quello che essi hanno. Riesce così ad ingannare ì meno accorti. Noi vogliamo vederci chiaro e sapere che cosa realmente dice la Bibbia.


Certo la Bibbia parla più d’una volta di proibizione di statue ed immagini, ma non nel senso in cui la spiegano i tdG ed altri gruppi settari. Amore alla verità e alla Parola di Dio esige che noi riportiamo almeno i principali testi biblici riguardanti le statue ed immagini, ed esige pure che di essi sia data una spiegazione corretta, oggettiva e conforme a una fedele ed onesta conoscenza della Bibbia.


Vogliamo prima far notare che la nostra citazione dei principali testi biblici riguardanti le statue ed immagini non sarà un’accozzaglia di frasi scritturistiche disordinata e confusa come avviene nei libri e nelle riviste dei tdG.


Noi seguiremo un ordine, quello appunto seguito dalla Sacra Bibbia. Questo aiuta a capire spiegare come si conviene la Parola di Dio. Possiamo perciò distinguere tre gruppi di citazioni bibliche.


Il primo gruppo: la Legge


Il primo gruppo sarà preso dai primi cinque libri della Bibbia detti comunemente Pentateuco o anche Legge (cfr. Matteo 5, 17; 7, 12; 22, 40 ecc.). In essi, insieme a notizie storiche sull’origine dell’uomo e del popolo ebraico, sono contenuti i comandamenti di Dio e altre disposizioni legislative atte a conservare negli antichi israeliti la fedeltà a Jahve.


In effetti, i testi biblici di questi cinque libri, come del resto di tutta la Bibbia, riguardanti le statue ed immagini, miravano solo a preservare pura  da infiltrazioni pagane la religione di Israele. Questo è il loro contesto, che ne fa capire il significato.


Ecco i principali testi


1 – In Esodo 20, 2-5 sta scritto: “Sono io Jahve tuo Dio che ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla casa di schiavitù. Tu non avrai altri dèi all’infuori di me. Non ti farai immagini scolpite né alcuna figura di quanto è in alto nei cieli né di quanto è in basso sulla terra né di quanto è sotto la terra nelle acque. Non ti prostrerai davanti ad essi né renderai loro un culto, poiché io, Jahve tuo Dio, sono un Dio geloso”.


 


2 – Nel libro del Levitico 19, 4 leggiamo:


“Non volgetevi agli idoli né fatevi dèi di metallo fuso: io sono Jahve vostro Dio”.


E in quello dei Numeri 33, 51-52:


“Jahve si rivolse a Mosè: “Parla ai figli d’ Israele, dì loro: Quando avrete attraversato il Giordano verso la terra di Canaan, caccerete innanzi a voi tutti gli abitanti della terra (… ), distruggerete le loro statue di metallo fuso e demolirete tutte le alture”.


 


3 – Molto più esplicito e particolareggiato appare il seguente testo del Deuteronomio 4, 15-19:


“Riflettete bene in voi stessi: nel giorno in cui Jahve, all’Horeb, vi ha parlato in mezzo al fuoco, non avete visto nessuna figura. State attenti quindi a non prevaricare facendovi figura scolpita di qualsiasi genere: immagine di maschio o di femmina, immagine di qualsiasi animale terrestre, immagine di qualsiasi uccello che vola nel cielo, immagine di qualsiasi rettile che striscia sul suolo, immagine di qualsiasi pesce che si trova nell’acqua, sotto terra. Quando alzerai gli occhi verso il cielo e vedrai il sole, la luna, le stelle, cioè tutto l’esercito dei cielo, non lasciarti trascinare, non prostarti innanzi ad essi e non rendere loro culto”.


 


4 – Nell’eventualità che il popolo segua culti idolatrici Jahve minaccia maledizioni e castighi:


“Quando vi farete una figura scolpita di qualsiasi genere è certo che scomparirete dalla terra, di cui state per prendere possesso…” (Deuteronomio 4,25-26).


“I Leviti intoneranno e diranno a voce alta a tutti gli Israeliti: “Maledetto colui che fa un idolo scolpito e fuso; abominio per Jahve, opera delle mani di un artigiano, e lo pone in un luogo segreto”” (Deuteronomio 27,14-15).


Il secondo gruppo: i libri storici


In effetti, gli Israeliti non sempre si mantennero fedeli alle disposizioni divine indicate dalla Legge. Specialmente durante la monarchia, dopo il regno di Davide, a comunicare cioè dal nono secolo avanti Cristo, fino all’esilio babilonese (586 a.C.), si ebbero di tanto in tanto in Israele infiltrazioni di culti idolatrici con l’apparato di statue, di altari, di riti in onore di idoli o divinità pagane.


Di queste cose siamo informati dai cosiddetti Libri Storici, dove si trovano testi riguardanti statue ed immagini.


Bisogna però fare una distinzione


1 – Alcuni re d’Israele, sotto la spinta di alleanze politiche con nazioni pagane o delle loro mogli di origine pagana, permisero e anche incoraggiarono deviazioni idolatriche in mezzo al popolo. E Jahve fece seguire il castigo. Così, per esempio, dando le ragioni della distruzione del Regno dei Nord, con capitale Samaria, lo storico spiega:


“Questo avvenne perché i figli di Israele avevano peccato contro Jahve (…). Essi infatti avevano venerato le divinità straniere. I figli di Israele si eressero stele e pali (… ) adorarono gli idoli, sebbene Jahve avesse loro comandato: “Non fate una cosa simile!” (…) Si fecero statue dì metallo fuso, si prostrarono a tutto l’esercito del cielo e servirono Baal” (2 Re 17,7-16).


 


2 – Non tutti però i re d’Israele si comportarono in questo modo. Alcuni si mantennero fedeli al comandamento di Jahve e vigilarono sulla purezza della fede   del popolo loro affidato. Spesso si opposero energicamente alle deviazioni idolatriche e punirono severamente i trasgressori. Tra questi sovrani si distinse Ezechia che regnò a Gerusalemme, capitale del Regno di Giuda, tra la fìne dell’ottavo secolo e l’inizio del settimo avanti Cristo (715-693 a.C.).


Di lui scrive lo storico: “Egli fece ciò che è retto agli occhi di Jahve. Fece scomparire le alture, infranse le stele, recise il palo sacro e fece a pezzi il serpente di bronzo, che Mosé aveva costruito. Fino a quell’epoca infatti i figli di Israele gli avevano offerto sacrifici e lo chiamavano Necustan” (2 Re 18,3-4).


Terzo gruppo: profeti e salmisti


Fu in quel contesto storico, durante la monarchia e le deviazioni idolatriche del popolo, che Jahve suscitò  i  grandi profeti e i salmisti per richiamare gli Israeliti all’osservanza della vera religione. Di loro è detto:


“Jahve, per mezzo di ogni profeta e di ogni veggente, aveva ingiunto a Israele e a Giuda (Regno del Nord e del Sud): “Allontanatevi dalle vostre vie malvagie”…” (2 Re, 18,3-4).


Ricordiamo prima la voce di due grandi profeti, Isaia e Geremia, e poi quella del salmista.


1 – Con parole roventi e con amaro sarcasmo i profeti si scagliano contro il fatuo culto degli idoli. Tra i profeti eccelle Isaia, che visse al tempo del pio re Ezechia sopra ricordato e cooperò con lui per estirpare da mezzo al popolo i culti idolatrici. Ecco qualche pezzo del grande Isaia


“Il fabbro lavora il ferro al fornello, gli dà forma d’idolo con martelli, lo rifinisce con il braccio vigoroso (… ). Il falegname si taglia i cedri, prende un elce o una quercia che cresce per lui robusta nella selva (…). Tutto ciò serve all’uomo per bruciare; con una parte egli si riscalda (…), con il resto costruisce un idolo e lo adora, ne forma una statua e la venera (…). E prega dicendo: “Salvami, perché sei il mio dio!”. Non sanno e non comprendono: i loro occhi sono così coperti che non vedono, il loro cuore è annebbiato perché non capiscano…” (Isaia 44,12-17).


Un altro testa di Isaia pittoresco e sarcastico il seguente:


“A chi mi paragonate e mi uguagliate? A chi mi mettete alla pari, quasi fossimo simili? Traggono l’oro dal sacchetto e pesano l’argento con la bilancia; pagano un òrafo perché faccia un dio, che poi venerano e perfino adorano. Lo alzano sulle spalle e lo portano, quindi lo depongono sulla base; egli sta fermo (…). Si grida a lui, ma non risponde (…). Ricordatevi di ciò, riflettete un poco, o prevaricatori. Ricordatevi il lontano passato, perché io sono Dio. Non c’è altri. Sono Dio, nulla è simile a me” (Isaia 46,5-9).


Un altro grande profeta non meno vivace e sarcastico di Isaia nel riprendere le aberrazioni ídolatriche della sua gente è Geremia. Egli visse in tempi assai burrascosi per il Regno di Giuda (650- 586 a.C.) e come aveva fatto Isaia un secolo prima si adoperò con grande zelo per preservare la purezza della fede nell’unico Dio Jahve. Diceva dunque Geremia:


“Non imparate la condotta delle genti e non abbiate paura dei segni del cielo, perché le genti hanno paura di essi. Poiché lo spavento dei popoli è nulla, non è che un legno tagliato nel bosco, opera delle mani di chi lavora con l’ascia. E’ ornato di argento e di oro, è fissato con chiodi e con martelli, affinché non si muova. Gli idoli sono come uno spauracchio in una poponaia, non possono parlare. Bisogna portarli perché non camminano        Non sono come te, Jahve; tu sei grande e grande è il tuo nome nella sua potenza” (Geremia 10, 2-6).


 


2 – Strettamente legata all’opera dei profeti è quella dei salmisti.  Sono veggenti, poeti e cantori sacri, anime    grande pietà e rettitudine, che spesso fanno sentire la loro voce in tono di protesta e di disgusto contro la vanità degli idoli.


Il Signore regna, esulti la terra, gioiscano le isole tutte…


Siano confusi tutti gli adoratori di statue


e chi si gloria dei propri idoli    (Salmo 97, 1 e 7).


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Il nostro Dio è nei cieli,


Egli opera tutto ciò che vuole.


Gli idoli delle genti sono argento e oro opera delle mani dell’uomo (Salmo 115,í-4).


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O Jahve, il tuo nome sta in eterno;


Jahve, la tua memoria di generazione in generazione …


Gli idoli delle genti sono oro e argento, fattura di mano d’uomo.


Hanno bocca e non parlano; hanno occhi ma non vedono.


Hanno orecchi ma non odono,


non c’è fiato nella loro bocca (Salmo 135,13-18).


Idoli, non santi


Abbiamo riportato con la massima fedeltà alcuni testi biblici riguardanti la proibizione divina delle immagini e delle statue. Passiamo ora alla spiegazione, seguendo il consiglio dell’Apostolo che diceva: “Esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono” (1 Tessalonicesi 5, 21). I tdG conoscono e citano queste parole di san Paolo, ma si guardano bene dal metterle in pratica. Essi fanno di tutto per impedire ai membri della setta un’analisi imparziale e oggettiva della Parola di Dio. La loro scuola è solo e sempre un ossessivo lavaggio di cervello, un martellamento a senso unico di ciò che impone, secondo i tempi, il Corpo Direttivo.


 


1 – Come ogni onesto lettore della Bibbia sa e pratica, per una retta spiegazione e comprensione della Parola di Dia bisogna sempre leggere e spiegare i singoli testi nel contesto, dove lo scrittore ispirato li ha collocati. Bisogna cioè considerare tutto ciò che l’autore sacro scrive prima e dopo il testo citato, le circostanze in cui lo scrive, lo scopo che si prefigge, le parole che usa ecc. Quasi sempre la retta comprensione dei testi biblici dipende dall’accurata conoscenza ed analisi del contesto. Ignorarlo o non tenerne conto, strappare cioè i singoli testi dal loro contesto e spiegarli in modo arbitrario e capriccioso equivale a tradire la Parola di Dio. Questo fanno spesso e volentieri i tdG.


Nel caso che vogliamo analizzare, il contesto ci assicura al di là d’ogni possibile dubbio che la costante e severa proibizione delle immagini e delle statue, che ricorre nei testi biblici sopra citati, ha come oggetto l’idolatria, ossia l’adorazione i dèi pagani o idoli al posto dell’unico Dio della Bibbia. Le immagini e le statue proibite nella Bibbia sono rappresentazioni di  divinità pagane. Anzi alcune volte gli antichi pagani credevano che l’immagine o statua fosse proprio un dio da adorare.


 


2 – Di tutto questo il Libro Sacro ci dà minuziose informazioni nei testi da noi riportati.


In effetti,  alcune  volte  quelle  immagini e quelle statue avevano forma umana, erano cioè “figura di quanto è in basso sulla terra” (Esodo 20, 4), erano rappresentazioni di maschi o di femmine mai esistite, e perciò frutto della immaginazione di gente ignorante e superstiziosa. Nella Bibbia si parla spesso di Astarte e di Baal, di cui si adoravano le statue (cfr. 1 Samuele 7, 3-4; 12, 10). La dea Astarte adorata nel vicino Oriente altro non era o rappresentava che la forza generativa della donna elevata ,al rango di divinità.


Molto spesso gli idoli avevano la forma di animali terrestri come il toro (cfr. Salmo 106, 19-20) ,o celesti come lo sparviero o di rettili come il serpente o di acquatici come i pesci e il coccodrillo. Da qui le proibizioni di cui nel Deuteronomio 4, 17-18: “Non prevaricate facendovi figura scolpita di  qualsiasi genere (…) immagine di qualsiasi animale terrestre, immagine di qualsiasi uccello che vola nel cielo, immagine di qualsiasi rettile che striscia sul suolo, immagine di qualsiasi pesce che si trova nell’acqua, sotto terra”.


Vi era poi un tipo di idolatria astrale, erano cioè oggetto di culto e di adorazione corpi celesti come il sole, la luna, le stelle, tutto l’esercito celeste (cfr. Deuteronomio 4, 19). Le loro statue ‘ed immagini si trovavano nei templi pagani.


Infine, vi era il culto o adorazione di uomini, che si attribuivano onori divini. Tali gli imperatori babilonesi (cfr. Daniele 3, 12), i faraoni d’Egitto e più tardi gli imperatori romani.


Da questa breve analisi risulta inequivocabilmente che la Bibbia condanna solo e sempre la raffigurazione e l’adorazione delle immagini e delle divintà pagane ossia degli idoli, in contrasto con l’adorazione dell’unico Dio Jahve.


Santi, non idoli


Nulla di tutto questo nella venerazione cattolica delle immagini e delle statue. Ciò che dice la Bibbia a riguardo delle immagini e delle statue adorate dai pagani e alcune volte anche da alcuni antichi israeliti non ha nulla a che vedere con la pratica cattolica di venerare immagini e statue. Solo una grande ignoranza o una propaganda settaria e velenosa contro la Chiesa Cattolica deve dirsi responsabile d’un simile menzognero accostamento. Una breve analisi di come stanno le cose dimostrerà quanto siano assurde e antiscritturali le accuse mosse dai nemici della Chiesa Cattolica contro la pia pratica di usare e venerare le immagini e le statue dei Santi.


 


1 – Negativamente diciamo che le immagini e le statue venerate dai cattolici non sono idoli, non sono cioè divinità pagane. Questa semplice osservazione, che esprime solo e tutta la verità, è suffìciente a qualificare come errata e calunniosa l’applicazione dei testi biblici sopra citati alla venerazione cattolica delle immagini e delle statue. I testi biblici citati precedentemente condannano solo il culto e I’adorazione di dèi pagani, non l’uso delle arti decorative come diremo dopo.


Domandiamo a tutte le persone oneste ed equilibrate:


Avete mai visto adorata in qualche chiesa cattolica o in qualche famiglia di veri cattolici la statua o l’immagine di Astarte o di Baal, di Giove o di Saturno, di ‘Venere o di Giunone o del sole o della luna o delle stelle o del toro o del coccodrillo o del pesce, oppure di qualche imperatore babilonese o romano o di qualche faraone d’Egitto? Avete mai visto qualche cattolico prostrarsi davanti a tali immagini e statue come se fossero divinità e metterle al posto dell’unico Dio, in cui egli crede? Pensarlo è semplicemente ridicolo e i tdG ed altri settari cadono nel ridicolo quando insinuano tali insulsaggini nei loro creduli seguaci.


A dire il vero, dì statue e di immagini di divinità pagane, di faraoni d’Egitto, d’imperatori romani ve n’è un gran numero nei musei, nei giardini pubblici, nelle ville… Ma chi mai ha avuto la strana idea di adorarle o anche venerarle con offerte di fiori, dì candele, d’incenso? Chi mai sosta a pregare davanti ad esse o chiedere la loro intercessione per ottenere da Dio grazie e favori?


 


2 – Positivamente va detto con la massima chiarezza che le immagini e le statue venerate dai cattolici ricordano e rappresentano persone realmente esistite. Sono coloro che, lungo il corso della storia umana, hanno fatto conoscere il vero Dio e hanno portato molti, con l’esempio e la parola, alla sua vera adorazione.


In altre parole, le immagini e le statue sono ausili, cioè mezzi e strumenti, per ricordare  queste insigni figure di bontà e di zelo, che hanno operato su questa terra, e oggi ancora mediante    il loro ricordo possono condurci alla conoscenza  e alla adorazione del vero Dio. L’immagine o la       statua è la parola visibile, più efficace di quella   scritta, che ci sprona ad amare l’unico vero Dio, Lui solo adorare e servire, e per amore suo amare e servire il nostro prossimo.


Col passare del tempo l’uomo sapiens, lungi dal disprezzare l’uso delle immagini, l’ha sempre valorizzato con crescente interesse per educare ed educarsi alla conoscenza del vero, del bello, del buono. La nostra civiltà è la civiltà delle immagini. Come negare, come tentare di distruggere tanta ricchezza umana e cristiana? Solo gente miope può lavorare in questa direzione!


Guarda e agisci secondo il modello (Esodo 25, 40)


Mediante l’immagine o la statua la Chiesa Cattolica ci rende presente innanzi tutto Gesù Cristo, l’Uomo – Dio, l’Emmanuele, ossia Dio-con-noi. Egli è l’immagine del Dio invisibile (Colossesi 1, 15). Chi ha visto Lui, ha visto il Padre (Giovanni 14, 9).


Mediante la sua immagine, Egli, che è la Parola o Verbo di Dio, fa sentire la sua voce agli uomini di buona volontà di ogni tempo. Per sentire questa voce ci si può rivolgere alla Bibbia, al Vangelo scritto. Ma nulla vieta che anche l’immagine o la statua sia un canale di questa voce, del messaggio di verità e di amore trasmesso al mondo duemila anni fa da Gesù il Cristo. L’immagine del Crocifisso o del Cristo trasfigurato (Raffaello) può dire molto di più che una pagina scritta del Vangelo.


Mediante l’immagine o la statua la Chiesa Cattolica ci fa sentire la voce delle più nobili creature umane, che hanno cooperato col Figlio di Dio alla nostra salvezza. Tali sono Maria Santissima, la Madre di Gesù, san Giuseppe suo sposo, gli Apostoli ed Evangelisti, i martiri cristiani dei primi secoli e dei secoli successivi, tanti nostri fratelli nella fede, che si sono distinti nella pratica delle virtù cristiane, nell’amore eroico per Dio e per l’uomo: san Paolo, san Francesco d’Assisi, sant’ignazio, san Francesco Saverio, san Massimiliano Kolbe, santa Maria Goretti, san Giovanni Bosco, san Vincenzo de’ Paoli e tantissimi altri, di cui la Bibbia dice: “Benché morti, ossia passati a vita migliore, ancora parlano” (cfr. Ebrei 11, 4), parlano anche mediante le loro immagini e statue. L’arte decorativa ci fa sentire ancora la loro voce.


Le arti decorative nella Bibbia


L’uso delle immagini e delle statue nella Chiesa Cattolica è solo un aiuto – utile ma non necessario – di metterci a contatto coi nostri fratelli veramente esistenti in uno stato di gloria. in altre parole, immagini e statue hanno lo scopo – là dove ce ne fosse bisogno – di rendere in qualche modo presenti e visibili realtà invisibili.


E’ conforme alla Scrittura questa pia pratica? La risposta deve essere decisamente affermativa: La Bibbia insegna che anche la pittura e la scultura – vale a dire gli artisti – possono prestare la loro opera a scopo religioso, per attirare le menti e i cuori verso Dio e le realtà invisibili.


Nel libro dell’Esodo è detto che Mosè chiamò “tutti gli uomini d’ingegno” perché adornassero convenientemente con immagini di realtà invisibili la Dimora o Arca. Uno degli artisti “fece due cherubini in lavoro d’oro battuto, alle due estremità dell’Espiatorio” (Esodo 37, 7). Così aveva ordinato Jahve: “Farai due cherubini d’oro: li farai lavorati a martello sulle due estremità del coperchio  (dell’Espiatorio)” (Esodo 25, 18). Se questo era l’ordine di Jahve, è segno evidente che l’uso delle immagini non poteva essere assolutamente una violazione del comandamento dato dallo stesso Jahve quando aveva detto: “Non ti farai immagini scolpite …” (Esodo 20, 4).


Secoli più tardi anche Salomone adornerà di cherubini la cella in fondo al Tempio, dov’era custodita l’Arca dell’Alleanza. Lo scrittore sacro si compiace di descrivere minuziosamente queste sculture del Tempio fatto costruire da Salomone all’unico Dio Jahve (cfr. 1 Re 6, 19-32; Cronache 3, 8-13). Certo Salomone, ordinando queste sculture, non pensava di violare alcun comandamento del Decalogo.


Rimosso perciò il pericolo di idolatria, la Bibbia non ha nulla da dire contro l’uso delle immagini e delle statue o sculture. Al contrario, è in armonia con la Bibbia che le arti figurative come la scultura e la pittura concorrano a ricordarci e renderci presenti realtà invisibili a scopo di culto, avendo cioè come unico scopo la conoscenza e l’adorazione dell’unico Dio. Questo è il pensiero dei grandi biblisti:


“Il secondo comandamento del decalogo (Esodo 20,4-6; Deuteronomio 5, 8-10) proibisce la manifattura di immagini di qualunque tipo, né “in alto nei cieli, né in basso sulla terra, né nelle acque sotto terra”. La enumerazione è completa e include qualsiasi oggetto visibile che possa essere rappresentato. E’ improbabile che si tratti della proibizione totale di ogni forma di arte raffigurativa, come la interpretavano alcuni rabbini di vedute più rigide. Nell’antico Israele i cherubini erano immagini; nel giudaismo del secolo 1 dopo Cristo e anche posteriore si permettevano decorazioni artistiche di tombe e sinanoghe”.


Concludendo possiamo e dobbiamo dire ancora una volta che l’applicazione geovista e di altre sette dei testi biblici riguardanti la proibizione delle immagini e delle statue è errata. Tali testi non si riferiscono alla venerazione cattolica delle immagini e delle statue, ma a cose completamente diverse.


L’insegnamento della Chiesa Cattolica


Certo, nella pia pratica di venerare le immagini e le statue vi possono essere stati e vi possono essere abusi e deviazioni. Questa è la condizione umana. Ma è proprio di gente gretta generalizzare e soprattutto servirsi dell’abuso per negare ciò che Dio permette. Le persone oneste vigilano e correggono eventuali abusi, ma rispettano sempre la verità, che ci salva. Questo è stato sempre ed è l’atteggiamento della Chiesa Cattolica.


Riportiamo alcune precisazioni del Concilio Vaticano Il (dalla Sacrosanctum Concilium, Costituzione sulla Sacra Liturgia):


122. Fra le più nobili attività dell’ingegno umano sono, con pieno diritto, annoverate le arti liberali, soprattutto l’arte religiosa, e il suo vertice, l’arte sacra. Esse, per loro natura, hanno relazione con l’infinita bellezza divina che deve essere in qualche modo espressa dalle opere dell’uomo (…). Nessun altro fine è, stato loro assegnato se non quello di contribuire il più efficacemente possibile (…) a indirizzare religiosamente le menti degli uomini a Dio.


Per tali motivi la santa Madre Chiesa ha sempre favorito le arti liberali, ed ha sempre ricercato il loro nobile servizio, specialmente per far sì che le cose appartenenti al culto sacro splendessero veramente per dignità, decoro e bellezza, segni e simboli delle realtà soprannaturali…


124. Abbiano cura i Vescovi di allontanare dalla casa di Dio e dal altri luoghi sacri quelle opere d’arte che sono contrarie alla fede e ai costumi, e alla pietà cristiana; che offendono il genuino senso religioso, o perché depravate nelle forme, o perché mancanti, mediocre o false nell’espressione artistica.


125. Si mantenga l’uso di esporre nelle chiese alla venerazione dei fedeli le immagini sacre. Tuttavia si espongano in numero moderato e nell’ordine dovuto, per non destare ammirazione nei fedeli, e per non indulgere ad una devozione non del tutto retta.


127. Tutti gli artisti, poi, che guidati dal loro ingegno intendono glorificare Dio nella santa Chiesa, ricordino sempre che la loro attività è in certo modo una sacra imitazione di Dio Creatore e che le loro opere sono destinate al culto cattolico, alla edificazione, alla pietà e all’istruzione religiosa dei fedeli.


 


PARTE SECONDA


I SANTI


La Bibbia, dunque, a volerla leggere e capire correttamente, non autorizza nessuna mania iconoclasta, ossia la volontà selvaggia di distruggere immagini, statue, crocifissi, ecc. Al contrario, la Parola di Dio è favorevole a che le arti figurative, quando e dove ci fosse bisogno e in una forma corretta, aiutino ad elevare la mente e il cuore a realtà invisibili, alle persone che ci hanno preceduto nella gloria del paradiso, nella Casa del Padre.


Nella Chiesa cattolica l’uso delle immagini e delle statue è connesso in gran parte con la pia pratica della venerazione dei Santi. In questa Seconda Parte vogliamo ricordare e spiegare alcune verità riguardanti i Santi e la loro venerazione, avendo sempre come guida il Libro Sacro.


Chi sono I Santi?


Nella Bibbia la parola santo e santi ricorre innumerevoli volte. Secondo l’opinione della maggior parte,   se non di tutti gli studiosi, il termine santo ha il   significato di separato.


1 – Dio   Jahve è il Santo per eccellenza, il tre volte Santo   (cfr. Isaia 6, 3), il Santo di Israele (cfr. Isaia 1, 4; 5, 19; ecc.), il totalmente separato non solo perché è al di sopra di tutto il creato, ma anche perché è separato da tutto ciò che è profano, ingiusto, immorale.


Nel Nuovo Testamento Gesù è detto il Santo di Dio (cfr. Marco 1, 24; Luca 1, 35; Giovanni 6, 69 ecc.). Questo titolo dato a Gesù è una chiara professione della sua divinità perché indica che Gesù, come Sahve, è al di sopra di tutto ciò che è profano, imperfetto, immorale, anzi al di sopra di tutte le creature. Perciò egli ha un Nome al di sopra di ogni nome (cfr. Filippesi 2, 9). Questo vuol dire che Egli è per natura (nome = natura) al di sopra di qualsiasi natura creata sia terrena che angelica (cfr. Efesini 1, 21; Ebrei 1, 4; 1 Pietro 3, 22). “In Lui abita corporalmente tutta la pienezza della divinità” (Colossesi 2, 9).


 


2 – Tutto questo è insegnamento biblico. A noi comunque interessa sapere se e come il termine santo è applicato alle creature umane. Sì, Dio ha voluto che anche i credenti in Lui, i membri del suo popolo, fossero chiamati santi.


Nell’Antico Testamento, Israele, il Popolo di Dio, è detto “una nazione santa” (Esodo 19, 6) perché in virtù della elezione divina e dell’Alleanza,. è stato separato dal mondo pagano e consacrato al servizio del vero Dio. Ed è volontà di Jahve che tutti si sforzino di essere santi a imitazione di Dio: “Siate santi, perché io Jahve, Dio vostro, sono Santo” (Levitico 19, 2; 11, 44). Da notare che tutti i membri della comunità israelitica sono esortati a essere santi. La vocazione e la dignità di santi sono comuni a tutti, mai riservate solo ad alcuni, escludendo gli altri (cfr. Daniele 7, 25-26).


 


3 – Identico linguaggio, eguale significato nel Nuovo Testamento: tutti quelli che hanno fatto la scelta cristiana, tutti i membri della comunità di Cristo sono detti santi. Mediante la purificazione dal peccato per mezzo dell’acqua vivificata dallo Spirito (cfr. Giovanni 3, 5; Matteo 3,’ 11), ossia in virtù del battesimo che rimette i peccati (cfr. Atti 2, 38), le creature umane, senza limite di numero, già su questa terra sono qualificate come santi. Perché Cristo santifica tutti i credenti in Lui, ossia tutti i membri della Chiesa: “Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola per mezzo del lavacro della acqua” (Efesini 5, 25-26).


Questo crede ed insegna san Paolo quando chiama santi tutti i cristiani di Gerusalemme (cfr. 2 Corinzi 8, 4), tutti i cristiani di Roma (cfr. Romani 1, 7), di Corinto (cfr. 1 e 2 Corinzi 1, 1), di Efeso (cfr. Efesini 1, 1 ecc.).


Questo crede ed insegna san Pietro: “Ad immagine del Santo che vi ha chiamati, diventiate santi anche voi in tutta la vostra condotta, perché sta scritto: voi sarete santi, perché io sono Santo” (1 Pietro 2, 9).


Commenta La Sacra Bibbia di Salvatore Garofalo:


Santi sono i cristiani non già perché tutti di una virtù eccezionale, bensì perché Dio, chiamandoli alla fede, li ha separati dagli altri uomini, li ha liberati dal peccato col battesimo e li ha fatti partecipi della sua vita divina col l’obbligo d’una vita nuova”.


 


4 – Santi sono tutti i credenti in Dio, che ci hanno preceduto nella gioia e nella gloria del Re- gno di Dio. Già in Daniele è detto che “i santi dell’Altissimo riceveranno il regno e lo possederan- no per secoli e secoli” (7, 18). Dopo le sofferenze, le persecuzioni e la morte causate dai nemici di Dio “il regno, il potere e la grandezza di tutti i regni che sono sotto il cielo saranno dati al popolo dei santi dell’Altissimo” (Daniele 7, 27).


Evidentemente si tratta di tutti gli Israeliti, cioè di tutti gli appartenenti al Popolo di Dio, rimasti fedeli nel tempo della prova. Ad essi sono promesse la gioia e la gloria non di una terra paradisiaca su questo pianeta, ma di “una patria migliore, cioè quella celeste” (Ebrei 11, 16). Questa era la loro speranza.


Questa speranza diventa particolarmente chiara nelle parole di Cristo, Maestro di verità, che assicura che dove sarà lui, là sarà anche chi lo serve (cfr. Giovanni 12,26). Perciò san Paolo considerava la morte un guadagno e preferiva essere sciolto dal corpo per essere con Cristo (cfr. Filippesi 1, 21-23). E a Timoteo scriveva:


“Certa è questa parola: se moriamo con lui (con Cristo), vivremo anche con Lui; se con Lui perseveriamo, con Lui anche regneremo” (2 Timoteo 2,11-12).


E’ chiaro che l’apostolo assicura la gloria e la gioia del regno con Cristo a tutti coloro che vogliono perdere la propria vita per Cristo (cfr. Luca 9, 24), ossia morire al peccato per vivere e regnare con Lui.


Per Paolo una sola è la speranza di tutti quelli che seguono Cristo. Scrive infatti agli Efesini:


“Un solo corpo, un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione” (Efesini 4, 4) 9.


Nell’Apocalisse di Giovanni la visione di Daniele (7, 18.27) è vista come una realtà. Con Cristo è giunto il tempo di dare la mercede ai santi (cfr. Apocalisse 11, 18). Giovanni chiama santi tutti i martiri di Cristo (cfr. Apocalisse 16, 6; 17, 6) che sono centinaia di migliaia. Tutta la popolazione dei santi, a motivo delle loro giuste opere, forma come “una veste di lino puro splendente della Chiesa trionfante” (Apocalisse 19, 8).


Un grosso errore, una presuntuosa discriminazione.


Alla luce di queste e di molte altre testimonianze bibliche, la pretesa dei tdG secondo cui santi (o unti) sarebbero solo 144.000, deve dirsi grossolanamente antiscritturale. La Bibbia non li chiama santi là dove parla di 144.000 (cfr. Apocalisse 7,4, 14, 1 e 3). Ed è pure antiscritturale che solo essi avrebbero speranze celesti (Efesini 4,4).


Mai né in san Paolo né in san Pietro né in tutta la Bibbia appare l’affermazione che il titolo di santi debba essere riservato solo a 144.000 in mezzo a decine di miliardi di creature umane, che conoscono, amano e servono Dio in ogni epoca della storia. Affermare il contrario è una presunzione orgogliosa, una disumana discriminazione. Ripetiamo la inequivocabile consolante parola di san Paolo rivolta a tutti i credenti in Cristo: “Se con Lui perseveriamo, con Lui anche regneremo” (2 Timoteo 2, 12).


Chi fa i Santi?


Restringiamo ora il nostro discorso ai santi, che hanno già raggiunto lo stato di gloria con Cristo, a quei servi del Signore che già sono con Lui (cfr. Giovanni 12, 26; 17, 24). Di alcuni di essi i discepoli di Cristo ancora sulla terra conservano un ricordo particolare a motivo delle loro virtù. Sono i Santi, che noi veneriamo.


Alcuni si domandano: Chi fa questi Santi?


La risposta non è difficile. Li fa Dio con la loro collaborazione quasi sempre eroica. Dio sparge in essi il seme dell’amore. Essi coltivano questo seme con una cura particolare, totale, gioiosa e sofferta fino a dare frutti di santità. Dio è l’artefice principale, la creatura è una sua fedele collaboratrice. La santità è un fiore del giardino di Dio che giunge a perfetta maturazione grazie alla cura dell’uomo.


Non è dunque la Chiesa che fa i Santi. La Chiesa o comunità dei discepoli di Cristo ancora sulla terra verifica l’opera di Dio in questi campioni della fede e della carità, e ne permette una speciale venerazione. Ma vediamo come sono andate e come vanno le cose.


I Martiri


I Santi che noi veneriamo sono cristiani che nel corso dei secoli, in ogni epoca della storia, si sono distinti e si distinguono per la pratica delle virtù umane e cristiane in grado eroico. Perciò i loro fratelli ancora sulla terra non hanno mai lasciato cadere in oblio o sbiadire il loro ricordo e il loro esempio.


Fin dai primissimi tempi della Chiesa il martirio fu considerato come l’espressione massima della fede e dell’amore di Dio e del prossimo, ossia della santità. Il martire fu considerato un eroe, un Santo in modo del tutto particolare. Non solo i parenti, ma tutta la comunità circondavano di ve- nerazione il corpo e la tomba. Di Stefano, il primo martire, dice la Bibbia: “Persone pie seppellirono Stefano e fecero grande lutto per lui” (Atti 8, 2). Del martire si ricordava l’anniversario della morte e si implorava il suo aiuto a favore dei vivi come un degno rappresentante presso Dio dei fratelli ancora in lotta sulla terra (cfr. – Apocalísse 6, 9-11).


Il primo esempio storicamente documentato della commemorazione anniversaria di un martire è quello di san Policarpo, che subì il martirio a Smirne nella odierna Turchia, il 23 febbraio dello anno 155, verso le due del pomeriggio. Di lui leggiamo:


“Noi adoriamo Lui (il Cristo), perché è Figlio di Dio; i martiri invece li amiamo come discepoli e imitatori del Signore (…). Pertanto il centurione, visto l’accanimento dei Giudei nella contesa, fece portare in mezzo il corpo e lo fece bruciare secondo il costume pagano. Così noi, solo più tardi, potemmo raccogliere le sue ossa, più preziose delle gemme più insigni e più stimabili dell’oro, e le collocammo in luogo conveniente. Quivi, per quanto ci sarà possibile, ci raduneremo con gioia e allegrezza, per celebrare, con l’aiuto del Signore, il giorno natalizio del suo martirio, per rievocare la memoria di coloro che hanno combattuto prima di noi, e per tenere esercitati e pronti quelli che dovranno affrontare la lotta”.


Da questo documento appare chiaro come già nella seconda metà del secondo secolo, vale a dire circa due secoli prima di Costantino, i cristiani veneravano i loro più insigni fratelli nella fede, ossia i martiri.


I Confessori


Qualche secolo dopo, un altro gruppo di cristiani passati alla gloria con Cristo cominciò ad attirare una speciale attenzione da parte della comunità cristiana. Sono questi i confessori, ossia quei cristiani che durante la loro vita si erano distinti per la loro grande fede, per l’amore di Dio e del prossimo, per il loro coraggio, anche se non avevano subìto il martirio. Dopo la sua morte un confessore cominciò a divenire oggetto d’una venerazione simile a quella riservata al martire.


Così avvenne per Atanasio, il grande campione della fede cattolica contro Ario nel quarto secolo. Atanasio soffrì persecuzioni, prigionia ed esilio per la difesa della divinità di Gesù Cristo negata da Ario e dai suoi seguaci come è negata oggi dai tdG. Così pure avvenne per sant’Agostino un secolo dopo, uno dei più grandi geni dell’umanità e umile figlio della Chiesa Cattolica; e lo stesso avvenne in seguito per san Benedetto da Norcia, san Francesco d’Assisi, san Domenico, sant’Ignazio, san Vincenzo dei Paoli, san Giovanni Bosco, tutti fondatori di grandi Ordini religiosi. Uguale venerazione la Chiesa ha tributato ai grandi missionari come sant’Agostino, vescovo di Canterbury, che dall’Italia portò il Vangelo ai popoli pagani dell’Inghilterra; ai santi Cirillo e Metodio, apostoli degli Slavi; a san Francesco Saverio, che con zelo instancabile predicò il Vangelo in India e Giappone e mori poco prima di poter penetrare anche nell’immenso impero cinese.


Pasci le mie pecorelle (Giovanni 21, 17)


In ogni tempo la Chiesa Cattolica ha avuto ed ha uomini e donne di grande fede e di carità instancabile, che a causa del Vangelo hanno impegnato ed impegnano la loro vita in modo integrale. La Chiesa è veramente Madre di Santi. Non pochi di loro hanno chiuso la loro vita col martirio come nei primi secoli; altri hanno esercitato le virtù cristiane in grado eroico. Questo è il motivo perché i fedeli sono portati alla loro venerazione.


Tuttavia l’iniziativa della venerazione pubblica non fu lasciata ai privati, cioè a singoli fedeli. I responsabili delle chiese locali, quali sono i Vescovi, ebbero sempre cura che fossero controllati facili entusiasmi ed evitati abusi. In ogni singola diocesi la venerazione pubblica doveva essere autorizzata dal Vescovo dopo accurato esame dell’avvenuto martirio a causa della fede o della vita cristianamente eroica del defunto. Si ebbero così i primi processi di canonizzazione a livello diocesano. Più tardi il controllo della Chiesa fu meglio determinato fino alla prassi odierna.


Oggi nella Chiesa Cattolica alla venerazione di nuovi Santi si arriva dopo lungo, minuzioso e severo esame. Questo consiste in un’accurata ricerca di tutte le possibili e attendibili testimonianze comprovanti il martirio per la fede o le virtù eroiche. Determinante è, la prova dei miracoli per i confessori. Dopo il processo a livello diocesano, vi è quello più severo a livello centrale, cioè a Roma. Solo il Papa può dichiarare ufficialmente la liceità della venerazione di nuovi Santi.


Riepilogando:


a) Nella Bibbia sono chiamati santi tutti i membri del Popolo di Dio, ossia tutti i battezzati, che rimangono fedeli a Cristo fino alla morte. E’ contrario alla Bibbia l’insegnamento   geovista secondo cui santi o unti sono solo 144.000  in tutto il genere umano. Là dove la Bibbia parla di 144.000 non li chiama santi (cfr. Apocalisse 7, 4  e 14, 1).


b) Alcuni dei santi, ossia dei discepoli di Cri- sto, hanno corrisposto in modo eroico all’amore che Dio ha per ogni uomo. L’esercizio delle virtù umane e cristiane in essi ha raggiunto l’eroismo. A questi santi fin dai primissimi tempi del cristianesimo la comunità dei fedeli, ossia la Chiesa ha riconosciuto un titolo speciale di santità o perché avevano dato la vita per la fede (i martiri) o perché hanno esercitato in grado eroico le virtù dell’amore di Dio e del prossimo (i confessori). Dio ha sigillato coi miracoli la loro santità.


Sono i Santi che noi veneriamo e di cui esperimentiamo l’intercessione.


La venerazione dei Santi


1 – Che cosa è venerazione?


Venerazione significa “sentimento di grande riverenza, rispetto, stima” e simili. Nella pietà religiosa cristiana vuol dire particolare rispetto dovuto ai Santi, ai Servi di Dio e ai Venerabili. Per estensione, venerare e venerazione può significare anche adorazione, manifestazione di culto dovuto a Dio “. Ma questo non è il caso dei Santi, non è la mente o intenzione della Chiesa Cattolica. I tdG e altri settari che accusano la Chiesa Cattolica di idolatria perché pratica la venerazione dei Santi devono dirsi ignoranti o in mala fede.