I TESORI DI CORNELIO A LAPIDE: Zelo

Vita cattolica: Matrimonio, laicato...

 1. In che cosa consiste lo zelo.
 2. Necessità e motivi dello zelo.
 3. Eccellenza a vantaggi dello zelo.
 4. Meraviglie dello zelo.
 5. Qualità dello zelo.
 6. Perseveranza nello zelo.
 7. Mezzi per eccitare in noi lo zelo.
 

1. IN CHE COSA CONSISTE LO ZELO. – In che cosa consista lo zelo cristiano, ce lo dichiarano le seguenti sentenze di S. Paolo: «Io corro, ma non a caso; combatto, ma non menando colpi al vento; ma castigo il mio corpo e lo riducono in servitù, perché non vi avvenga che, dopo aver predicato agli altri, io vada dannato» (I Cor. IX, 26-27). «Che importa? purché Gesù Cristo sia annunziato, si faccia questo con qual fine di voglia, io ne godo e ne godrò sempre… Perché Gesù Cristo è per me la mia vita, e il morire per lui mi è guadagno» (Philipp. I, 18-21). E tale era lo zelo che per Gesù dimostrava dovunque, che poteva dire «di spargere in ogni luogo il buon odore di Cristo» (II Cor. II, 15). Perciò Tertulliano, per incoraggiare lo zelo dei martiri, scriveva loro: Il grande Apostolo infiamma di zelo per il combattimento i soldati cristiani, col dire loro: Non regni il peccato nel corpo vostro mortale (Rom. VII). Ma il peccato regna dove non si mette freno alle concupiscenze; bisogna dunque resistere loro per distruggere il peccato. L\’Apostolo fa ancora appello allo zelo, quando ordina di mortificare con lo spirito le opere della carne; mostra la guerra che dobbiamo sostenere, ed eccita il nostro zelo a combattere da forti e ad atterrare i nostri nemici, affinché non restiamo battuti da loro (Ad Mart.).
«La lingua gridi, e il cuore ami» (Tract. X, in Ioann.), dice S. Agostino, ed in queste quattro parole c\’insegna e dove consista, e in che cosa si dimostri il vero zelo… Da un medico, da un pastore si pretende una cura piena di zelo, ma non si esige la guarigione… «Signore, esclamava il Profeta, io ho avuto a cuore il decoro della vostra casa, ed amato il luogo in cui abita la vostra gloria» (Psalm. XXV, 8). Ecco un altro indizio ed un altro effetto dello zelo… Finalmente, vi è zelo vero e santo in colui che può dire con Geremia: «Si è acceso dentro di me un fuoco ardente, che mi fece ribollire entro di me, così che svenni, non potendone sopportare la fiamma; perché ho inteso le bestemmie della moltitudine ed ho veduto tutto intorno a me cose da inorridirne» (IEREM. XX, 9-10).

2. NECESSITÀ E MOTIVI DELLO ZELO. – Quanto sia necessario, principalmente ai ministri di Dio, avere zelo, e dimostrarlo, altamente lo dichiara Iddio con gli ordini che diede ai Profeti e agli Apostoli. «Lèvati, dice a Giona, e va nella grande città di Ninive, e alza la voce perché la sua malizia è ascesa fino a me» (ION. I, 2). «Date nelle trombe, dice per bocca del Profeta Gioele, ordinate un pubblico digiuno, convocate l\’assemblea, riunite il popolo, purificateli; assembrate i vecchi, i ragazzi, e perfino i bambini lattanti; esca lo sposo dal talamo, lasci la sposa il letto nuziale. Piangano i sacerdoti ed i ministri di Dio tra il vestibolo e l\’altare, e gridino: Perdonate, o Signore, perdonate al vostro popolo, e non permettete che la vostra eredità sia fatta ludibrio agli insulti delle genti» (IOEL. II, 15-17). «Affrettati, corri, scuoti il tuo amico, non chiudere palpebra al sonno, finché non abbi liberato dalla schiavitù i prigionieri, e scampato dalla morte i condannati. Guai a te se non te ne dài pensiero!» (Prov. VI, 3-4 – XXIV, 11).
«Se io evangelizzo, scrive S. Paolo, non lo faccio per averne gloria, ma perché vi sono obbligato; e guai a me se non predico il Vangelo!» (I Cor IX, 16). Fra le esortazioni che fa a Timoteo, la più frequente e la più calda è di animarlo allo zelo per la salute delle anime, per l\’adempimento del suo ministero, per la predicazione della parola divina. «Lavora come valente soldato di Cristo, e pensa che non sarà coronato se non chi avrà legittimamente combattuto» (II Tim. II, 3). «Annunzia la parola, insisti e a tempo e fuor di tempo, riprendi, supplica, garrisci, con tutta longanimità e dottrina. Sta attento, non rifiutarti a nessun\’opera; attendi all\’uffizio di evangelista, adempi il tuo ministero» (Id. IV, 2-5). Ecco, dice a tutti Iddio nell\’Apocalisse, ecco che io ho aperto una larga porta al vostro zelo, alle vostre fatiche (Apoc. III, 8).
S. Agostino c\’insegna che lo zelo impone il dovere ad ogni cristiano di non soffrire, per quanto è in lui, in nessun luogo il male. Vedete vostro fratello incamminarsi all\’osteria, ai ridotti, ai bagordi, alle rappresentazioni oscene e pericolose? avvertitelo, fermatelo, trattenetelo, mostratevene corrucciato, scongiuratelo, impedite a tutto vostro potere un tanto delitto, se avete un po\’ di zelo divino. Adoperatevi incessantemente a ricondurre al bene il vendicativo, l\’avaro, il lussurioso, e simili (Tract. X, in Ioann.). Per quello che poi riguarda lo zelo verso di noi medesimi, se ci aspetta il combattimento, vi dirò con S. Cipriano, se l\’ora della mischia è suonata, affrontiamola da coraggiosi, sosteniamola da prodi, resistiamo con costanza, sapendo che combattiamo sotto gli occhi di Dio e che, confessando il suo nome, arriviamo alla gloria eterna (Epl. ad M.).
«Il mio cibo, diceva Gesù, sta nel fare la volontà di colui che mi ha inviato, per compire l\’opera sua» (IOANN. IV, 34). Imparino da ciò i cristiani e principalmente i pastori delle anime, che il loro nutrimento spirituale deve essere lo zelo. Oh! come starebbe a loro bene Su le labbra quei gemiti e quegli sfoghi del Salmista: «Io mi sentii venire le vampe al viso vedendo la prosperità degli empi» (Psalm. LXXII, 3). «L\’anima mi venne meno alla vista dei peccatori che abbandonano la vostra legge, o Signore, e i miei occhi si convertirono in una fonte di lagrime, perché trasandarono i vostri precetti» (Psalm. CXVIII, 53, 236). «Il fuoco del mio zelo mi divora, o Signore, perché i miei persecutori dimenticarono le vostre parole… Ho veduto i prevaricatori, e impallidii di angoscia, perché non osservarono i vostri comandi» (Id. 139, 158). Questi sono motivi puri e santi di zelo sincero e disinteressato!
«Che cosa fai? dimanda il Signore ad Elia; ed egli: Io brucio di zelo per il vostro onore, o Dio degli eserciti, addolorato perché i figli di Israele abbandonarono la vostra alleanza, distrussero i vostri altari» (III Reg. XIX, 9-10). «Chi darà tant\’acqua al mio capo, esclama Geremia, e tante lagrime ai miei occhi, che pianga giorno e notte quelli del mio popolo che incontrarono la morte?» (IEREM. IX, 1). Chi non conosce i lamenti, i gemiti, e i pianti, l\’afflizione e l\’angoscia di Matatia, alla vista dei mali che faceva Antioco in Gerusalemme, e della prevaricazione dei suoi connazionali, e del saccheggio dato al tempio? Chi non sa, come nell\’impeto del suo zelo, avendo scorto un ebreo avanzarsi all\’ara di Modin per sacrificare agli idoli, gli si scagliò sopra e lo uccise su l\’istante? (I Machab. II). Il divin Salvatore si scioglie in lagrime pensando all\’infedeltà di Gerusalemme, alla sua ostinazione nel male e alle sciagure orrende che le stavano sospese sul capo, e delle quali, ancorché avvisata, non si dava pensiero. Entrato poi nel tempio e vedutolo ingombro dei banchi dei mercanti, fu così addolorato di quella profanazione, che acceso di zelo per la casa santa di Dio, ne cacciò via a colpi di sferza quanti facevano colà traffico indegno (Luc. XIX). Specchiamoci in questi esempi e impareremo quali motivi debbano accendere il nostro zelo.

3. ECCELLENZA E VANTAGGI DELLO ZELO. – Quando Gesù Cristo profferì quella sentenza: «A chi ha, sarà dato, e a chi non ha, sarà ancora tolto quello che ha» (MARC. IV, 25), intese dire: Se voi comunicate con zelo la mia dottrina agli altri, se predicate con le parole e molto più coi fatti, io vi darò in larga misura, e molto più abbondantemente che agli altri, la mia intelligenza, la mia sapienza, la mia gloria, in premio del vostro zelo. Si avvera anche qui il detto di S. Paolo: Chi semina poco, raccoglierà poco; e chi sparge copiosa semenza, raccoglierà abbondante messe (II Cor IX, 6).
Gesù Cristo si manifesta a quelli che, da buoni pastori, vegliano con zelo alla custodia del loro gregge… Perché, dice S. Gregorio, l\’angelo, alla nascita del Salvatore, compare primieramente ai pastori, e perché la luce di Dio li investe, se non perché quelli i quali vegliano con zelo e sollecitudine a custodia dei fedeli meritano, più che tutti gli altri, di vedere le cose celesti? Mentre lavorano con zelo all\’altrui salute, la grazia piove su di loro in maggior copia, e brilla di più acceso splendore. Lo zelo del pastore splenda per i suoi costumi e per la sua condotta, affinché i fedeli a lui confidati possano scorgere in lui, come in uno specchio, ciò che devono eleggere, per praticarlo, ciò che devono schivare, per non andare perduti (Homil. VIII, in Evang.). «I pastori che s\’affrettano alla capanna dove nacque il Salvatore, c\’insegnano, dice S. Ambrogio (In Luc. lib. II, n. 53), che nessuno deve cercare Gesù con negligenze e tepidezza». «I pastori vanno con passo affrettato, dice il Venerabile Beda, perché la presenza di Gesù Cristo non si deve cercare così alla svogliata; e per ciò se tra quelli che cercano Gesù alcuni non meritano di trovarlo, è perché lo cercano pigramente e senza zelo (In Luc. l. I. c. II)».
1° Lo zelo sostiene la vita dell\’anima; 2° la nutrisce e rinforza, come il cibo rinvigorisce le membra; 3° ci fa crescere e arrivare all\’età perfetta dello Spirito Santo e della virtù, come il nutrimento fa crescere il bambino e lo porta all\’età virile. Lo zelo dell\’Apostolo Paolo gli faceva considerare come perdita ogni guadagno che non fosse per Cristo, e come fango le cose tutte di questo mondo, delle quali si era spogliato per fare acquisto del Cristo (Philipp. III, 7-8).
Così il nostro zelo ci deve distaccare da tutto ciò che sa di mondo e unirci a Dio solo. E allora anche noi avremo la ricompensa dello zelo, la corona di gloria per l\’eternità, la quale l\’Apostolo diceva che è sicuro di ricevere dalle mani del giusto giudice, in premio di aver sostenuto il buon combattimento finito la sua corsa e conservato la fede (II Tim. IV, 7-8).
La limosina spirituale è la migliore; quanto più noi faremo del bene all\’anima del prossimo per mezzo di un santo zelo, tanto più Dio ci colmerà di favori e di gloria. Le fonti zampillano secondo l\’abbondanza delle acque che ricevono: se l\’acqua non arrivasse fino a loro, non ne darebbero; se facesse ingorgo nel canale, la prima impedirebbe alla seguente di arrivare all\’orifizio. Così è del pastore, del predicatore; quanto più egli dà e si spende per il prossimo, tanto più riceve da Dio. Per mezzo di un grande e santo zelo, si possiede Dio intero… Chi ricondurrà un peccatore sul buon sentiero, salverà, per sentenza di S. Giacomo, l\’anima sua dalla morte e cancellerà la moltitudine dei suoi peccati (IAC. c, 20). Non è dunque un\’opera eccellentissima quella che viene premiata così magnificamente?
Lo zelo riempie il cuore di amore, o meglio, lo zelo è l\’amor di Dio, e l\’amor di Dio è vita dell\’anima (Psalm. LXVIII, 33). Lo zelo fa che il cristiano, e specialmente il sacerdote, sia in mezzo al popolo come un muro di bronzo, un muro inespugnabile, contro il quale chiunque oserà cozzare, resterà fiaccato, perché Dio è con lui per liberarlo e salvarlo (IEREM. XV, 20). Chi ha zelo è come Elia del quale si legge che si accendeva come fuoco, e le sue parole erano ardenti come fiaccola (Eccli. XLVIII, 1). Imita Paolo il quale ardeva di tanto zelo per la gloria di Gesù Cristo e la salvezza delle anime, che poteva dire ai Corinzi: «Io muoio ogni giorno per la vostra gloria, o fratelli, che è mia in Cristo Gesù Signor nostro» (I Cor XV, 31).
La sposa dei Cantici dice di aver cercato lo sposo, e di non averlo trovato. Allora deliberò di perlustrare tutta la città in cerca di esso, e a quanti incontrava, domandava: Avete voi veduto colui che è l\’amore dell\’anima mia? Nemmeno dopo queste ricerche le venne fatto di trovarlo: tuttavia non si stancò di cercarlo; e finalmente lo trovò, l\’abbracciò e non lo lasciò più (Cant. III, 1-4). Questa è l\’eccellenza di zelo! questo è zelo ardente e vero! ed ecco come resta coronato! La sposa cerca con premura e perseveranza il suo celeste sposo che le si era nascosto, e il suo zelo che non si stanca per difficoltà, ostacoli e disdette, le merita la grazia di trovarlo. Di questo zelo può dirsi quello che la scrittura dice della sapienza, che cioè chi andrà a cercarla di buon mattino, la troverà seduta su la soglia (Sap. VI, 14-15). E infatti, mossa da ardente zelo, va la Maddalena, prima dell\’aurora, al sepolcro per cercarvi Gesù, e merita di vederlo risuscitato, prima ancora degli Apostoli.
S. Ambrogio osserva che specialmente il sacerdote, il quale ha per uffizio di vegliare all\’incorruttibilità della Chiesa, dev\’essere fornito di tale zelo. Lo zelo di Dio è vita. Elia fu pieno di zelo, perciò venne trasportato al cielo. Lo zelo è carità. Lo zelo vero e puro non è trattenuto né vinto da nessuna cosa. Per mezzo suo noi moriamo al peccato, per vivere di Dio. Gerusalemme è vendicata per effetto di zelo; la Chiesa si unisce per zelo; per zelo si acquista la fede; per zelo si possiede la purità (In Psalm. CXVIII). Si dovrebbe dire a lode di ogni sacerdote, quello che leggiamo di Davide, che nel suo zelo si applicò a dare lustro e pompa ai giorni festivi, e fino all\’estremo di sua vita studiò di rendere sempre più belli e splendidi i giorni sacri, affinché Israele lodasse il nome santo di Dio. E il Signore lo mondò dei suoi peccati e lo rese celebre per sempre (Eccli. XLVIII, 12-13). Lo zelo è definito, da Ugo di S. Vittore, un fervore dell\’anima, che la porta a compatire alla natura castigando la colpa. Lo zelo per conseguenza, batte utilmente lo schiavo, corregge salutarmente il figlio, conserva accuratamente e fedelmente la santità del matrimonio (Lib. de Anima). S. Bernardo dà questi consigli a Papa Eugenio: Fate quello che da voi dipende; perché Dio, in ciò che lo riguarda, non abbisogna delle vostre sollecitudini. Piantate, innaffiate, soccorrete, e avrete adempito il vostro uffizio. Dio darà poi l\’accrescimento quando sarà suo volere. Dio, dico, non voi. Se avviene che non voglia, voi non ci perdete nulla, perché il vostro zelo, il vostro lavoro, la vostra carità, i vostri meriti, la vostra mercede, a voi rimangono nella loro integrità e pienezza (De Considerat.).

4. MERAVIGLIE DELLO ZELO. – S. Paolo, parlando dell\’esito della sua missione presso i Gentili, scriveva ai Romani che in forza dei prodigi e dei miracoli, per la potenza dello Spirito Santo, egli aveva riempito il mando del Vangelo di Gesù Cristo (Rom. XV, 19). Il suo zelo meraviglioso, immenso, gli aveva fatto percorrere in pochi anni gran parte del mondo allora conosciuto: Damasco, Antiochia, Seleucia, Cipro, la Pamfilia, la Siria, l\’Arabia, la Cappadocia, la Pisidia, la Licaonia, la Frigia, la Galazia, la Misia, la Troade, l\’Acaia, l\’Epiro, la Tessaglia, Gerusalemme e Roma, odono la sua parola, vedono gli strepitosi suoi fatti. Perciò poteva annunziare ai Romani, che venendo egli a loro, sarebbe venuto nell\’abbondanza delle benedizioni del Vangelo di Gesù Cristo (Ibid. 29). Per quest\’abbondante benedizione bisogna intendere 1° i miracoli; 2° i pericoli che dovette correre; 3° le limosine che doveva raccogliere a Roma per i fedeli di Gerusalemme; 4° la grazia e tutti i tesori del Vangelo. La predicazione del Vangelo trionfa, per lo zelo degli Apostoli, dell\’inferno e del mondo; la fede vince l\’ignoranza e l\’incredulità; la verità sbaraglia la menzogna; la carità di Gesù Cristo ammansa l\’odio; la pazienza supera ogni ostacolo.
Ma volete sapere quali prodigi di fatiche e di stenti costarono agli Apostoli questi prodigi di zelo? uditelo dall\’Apostolo Paolo a nome di tutti: «Noi siamo esposti a continui rischi per voi… Ma siamo pronti a spendere con gioia non solamente quello che abbiamo, ma noi medesimi per la salute delle anime vostre», scriveva ai Corinzi (I, XV, 30), (II, XII; 15). «Quantunque in prigione, non cesso però dal mio ministero di predicare il Vangelo», diceva agli Efesini (VI, 20). Ai Tessalonicesi fa sapere che era suo accesissimo desiderio non solamente di dare loro il Vangelo di Dio, ma di suggellarlo con la sua vita medesima (I, II, 8). Egli sostiene battiture, lapidazioni, piaghe, prigioni, naufragi, fame, sete, freddo, caldo, nudità, digiuni, veglie, lavori, travagli, persecuzioni, su la terra e sul mare, per parte dei fratelli e dei gentili, nei deserti e sui fiumi; ma di nessuna cosa impaurisce, niente arresta o fiacca il suo zelo, essendo questo l\’unico suo intento, cioè di terminare la sua corsa, nel ministero della parola, affidatogli dal Signore Gesù (Act. XX, 24).
Il grande Apostolo, dice qui S. Giovanni Crisostomo, svelleva le spine dal cuore dei peccatori e vi seminava la parola di pietà; scacciava gli errori e stabiliva la verità; di uomini ne faceva Angeli, anzi cambiava in Angeli uomini che prima erano demoni. Paolo poteva applicare a se stesso quel motto di Giulio Cesare: Venni, vidi, vinsi. Percorreva il mondo intero e si adoperava con tutte le forze a farne il regno di Dio, istruendo, promovendo, meditando, pregando, supplicando, rimproverando, minacciando, cacciando dalle anime i demoni. Ora con le lettere, ora di persona; ora coi discorsi, ora coi fatti; talvolta di per né, talaltra per mezzo dei discepoli si sforzava di rialzare i caduti, di confermare i forti, di guarire i feriti, di rincorare i deboli, di richiamare a vita i morti spirituali (Homil. I de Laud. Pauli). Che prodigi non operò lo zelo di quel S. Gregorio, detto il Taumaturgo, Vescovo di Neocesarea, il quale avendo domandati, in punto di morte, quanti infedeli contasse la città, ed essendogli risposto: diciassette – Sia benedetto Iddio, esclamò: lascio tanti infedeli, quanti erano i fedeli nel principio del mio episcopato! (In Vita).
Ammirabile fu lo zelo di Matatia; resiste da solo ad Antioco, re potente e crudele; sacrifica sostanze, famiglia e vita per Iddio, per la fede, per la patria. Fu un eroe di zelo e fece dei suoi cinque figli tanti eroi che combatterono contro i tiranni, e debellarono eserciti interi di persecutori e di nemici di Dio. E per eccitare e mantenere saldo questo zelo, ricordava le gesta dei padri, e proponeva loro gli esempi degli avi. Mostrava Abramo a cui fu imputato a giustizia l\’essersi mantenuto forte nella tentazione. Esaltava Giuseppe che, essendo si conservato fedele osservatore dei divini comandi nel tempo della sciagura, divenne il Signore di tutto l\’Egitto. Elogiava Finees che in premio del suo zelo per la legge di Dio, ricevette la promessa di un sacerdozio eterno. Rammentava Elia trasportato al cielo, perché infiammato di zelo; Anania, Azaria, Misaele scampati alle fiamme perché pieni di fede e di zelo (1 Mach. II, 52-59), Non minore zelo spiegò Giuda, soprannomi nato Macabeo, figlio del predetto Matatia. Di lui si racconta che proteggeva tutto il campo con la sua spada; che non dava tregua agli empi, inseguendoli da tutte le parti e passando a fil di spada i pervertitori del suo popolo. Il terrore del suo nome sbaragliò i nemici e gettò nello scompiglio tutto l\’esercito dei malvagi; il suo braccio operò la salute d\’Israele. Percorse tutte le città di Giuda, ne scacciò gli empi, e stornò dal suo popolo l\’ira divina (I Mach. III, 1-8).
S. Giovanni Crisostomo dice che basta un solo uomo pieno di zelo di Dio, a correggere tutto un popolo (Homil. ad pop.). Esempi chiarissimi ce ne forniscono Mosè, Giosuè, Eli a, Isaia, Giovanni Battista, i Profeti e gli Apostoli. Ce lo prova la vita di S. Bernardo il quale, chiamato da Dio all\’Ordine Cistercense, fu come un incendio che invade una foresta, come un vulcano che divora un monte. Convertì dapprima i suoi parenti, poi gli altri. Quel fuoco che tutto lo investiva di zelo per la vita religiosa, egli lo comunicò al cuore dei suoi congiunti, poi nel petto di una grande moltitudine di e,stranei, tanto che al suo passaggio le madri nascondevano i figli, e le spose i mariti, e gli amici gli amici, affinché non fossero guadagnati a vestire l\’abito religioso; tanta era l\’efficacia che alla sua voce ed al suo zelo dava lo Spirito Santo! (In Vita). Altro esempio ne abbiamo in S. Domenico il quale come un angelo, e con le prediche e coi costumi, e con la vita, chiamava tutti al cielo; che infiammato del sacro fuoco dell\’amore divino, si sforzava di comunicarlo a tutti i cuori. Interrogato donde mai attingesse così ardenti discorsi, rispose: Dal libro della carità; io non studio altro libro che questo, dal quale imparo parole non gonfie e fredde, ma piene e ardenti (In Vita).
Narra S. Bonaventura che dietro a S. Francesco d\’Assisi accorreva in folla la gente, e al suo passaggio si versavano paesi interi per intendere questo uomo nuovo dato dal cielo: la sua parola era come fiamma ardente che penetrava i cuori e rapiva le anime. Perciò tutti quelli che egli riprendeva, sia in pubblico, sia in privato, lo ascoltavano docilmente e ricevevano le sue correzioni con tanta venerazione che, interiormente, commossi, riformavano i loro costumi o, colti da spavento, più non sapevano rispondere parola contro il sant\’uomo che con forza li rimproverava. A lui si possono riferire quelle parole del Salmo: Vi videro le onde, o Signore, e si arrestarono per lo spavento, vi vide il mare – e si turbò dalle sue profondità; le nubi versarono torrenti di piogge, i cieli tonarono; le vostre saette solcarono l\’aria, la voce del vostro tuono rimbombò nell\’atmosfera: i vostri lampi guizzarono su la terra, che ne fu scossa e tremò (Psalm. LXXVI, 16-19). Simile a quella di S. Francesco era la predicazione di S. Antonio di Padova. Esso viene dipinto con fiamme di fuoco, perché infiammato, come un altro Elia, di Spirito Santo, accendeva le anime dei suoi uditori di amor di Dio; con i suoi discorsi, tutti spiranti carità, scioglieva il ghiaccio dei cuori, metteva in fuga i vizi e al loro posto seminava le virtù (In Vita). S. Francesco Saverio converte col suo mirabile zelo le Indie. S. Francesco Borgia scuote l\’Europa intera, ed ottiene innumerevoli conversioni (In Vita).
Il predicatore deve splendere come un cherubino, e ardere come un serafino. Bisogna che egli possa dire: Nella mia sete mi abbevero dell\’amor di Dio e del cielo, nella mia fame me ne cibo; la povertà per me è ricchezza; io non pavento la morte… In qual modo i dodici Apostoli convertono il mondo pagano? col loro zelo sublime e portentoso… Chi produce le tante migliaia di martiri? lo zelo. Chi popola i deserti? lo zelo. Chi forma i confessori? lo zelo… Chi genera le vergini? lo zelo… Chi ha fatto i Santi? lo zelo… Chi chiude l\’inferno ed apre il paradiso? lo zelo… Chi converte i peccatori? l\’uomo zelante… Ricordino a loro incoraggiamento i pastori, i predicatori, i confessori, che tanti miracoli essi fanno, quante anime convertono a Dio, anzi fanno tanti miracoli, quanti sono i vizi che estirpano; e questi miracoli sono tanto più strepitosi e sublimi, perché non toccano il corpo, ma l\’anima; non sono passeggeri, ma fatti per restare eternamente cinti di splendore nella gloria celeste. Con lo zelo si uccide l\’empietà, si soffoca il libertinaggio, ecc…, e vi si sostituisce la pietà, la sobrietà, la castità, ecc. E\’ questo il più bel trionfo, la più splendida vittoria di cui si possa gloriare un uomo. Infatti non si può trovare impresa più ammirabile, più generosa, più miracolosa di questa, per mezzo della quale, invece di distruggere i propri nemici, si dà loro la vita e si cambiano da empi in pii; da corrotti in casti; da crapuloni in temperanti; da collerici in dolci e pazienti; da odiatori in amanti.

5. QUALITÀ DELLO ZELO. – Che qualità debba aver lo zelo ce lo indicano le seguenti sentenze della Scrittura: «Vedi, qual ministero ti fu confidato, affinché tu l\’adempia» (Coloss. IV, 17). Correte in modo che riportiate il premio (I Cor IX, 24). Andate, prendete animo, e considerate bene quel che avete da fare (III Reg. XX, 22). Vestitevi le armi, siate guerrieri prodi e state pronti al combattimento fin dai primi albori (I Mach. III, 58). In quel giorno, i sacerdoti caddero nella battaglia, volendo farsi onore e mischiandosi nel combattimento senza ordine (I Id. V, 67). Ecco lo zelo prudente, costante, forte, vigilante; ed ecco anche lo zelo falso, indiscreto, sconsigliato.
S. Tommaso ci avverte che lo zelo è buono, quando proviene dell\’intensità dell\’amore (1.a 2.ae, q. XXVIII. art. IV). «Il corno, dice S. Agostino. esce dalla carne, ed è necessario che superando venendo fuori nella carne, s\’indurisca perché possa resistere a dare suono. Chi vuol essere una tromba sonora per scuotere i peccatori, superi la carne e soggioghi le carnali affezioni (Tract. X. in Ioann.)». S. Bernardo così descriveva a Papa Eugenio lo zelo che deve animare un sacerdote del Signore: «Lo zelo tuo sia acceso dalla carità, informato dalla scienza, temprato di costanza; sia fervido, sia prudente, sia circospetto, sia invincibile… Lo zelo non diretto dalla scienza, riesce sempre meno efficace, meno utile, e talvolta è dannoso. Quanto più adunque è ardente lo zelo, più attivo lo spirito, più grande la carità; tanto più è necessaria una scienza accorta e vigilante, la quale trattenga l\’eccesso dello zelo, e calmi l\’effervescenza dello spirito e regoli l\’impeto della carità (De Considerat.)».

6. PERSEVERANZA NELLO ZELO. – Come in tutto il resto, così anche nello zelo la qualità che compie e corona tutte le altre è la perseveranza. Di questa perseveranza nello zelo ci dà un esempio S. Paolo quando scrive ai Galati che egli li considera come suoi figliuolini ai quali sta dando la vita, finché sia in loro perfettamente formato il Cristo (Gal. IV, 19). E poi ancora quando più schiettamente confessa ai Filippesi ch\’egli non crede di avere mai raggiunto lo scopo; ma dimenticando quello che ha fatto e solo guardando a quello che gli rimane a fare si spinge sempre innanzi verso la meta, alla quale è chiamato, da Dio, in Gesù Cristo. E conchiude avvertendo che chiunque tra i cristiani è perfetto, deve aver questi sentimenti (Philipp. III, 13, 15). Altra volta rende testimonianza di zelo di Epafrodito che a cagione dell\’opera di Cristo si era messo a rischio di morte, sacrificando la vita per adempiere il suo dovere (Ibid. II, 30). Di Epafra scrive ai Colossesi, che da fedel servo di Gesù Cristo, si mostra sempre sollecito di loro nelle sue preghiere, affinché essi siano perfetti e soggetti in tutto alla volontà di Dio, potendo egli rendere al medesimo pubblica attestazione, che ha molto zelo per loro (Coloss. IV, 12-13). Ecco lo zelo fermo, saldo, perseverante, continuo.
Il medesimo Apostolo ingiungeva a Timoteo, in presenza di quel Dio che dà vita ad ogni cosa e sotto gli occhi di Gesù Cristo, che osservasse il precetto immacolato, irreprensibile, ma lo osservasse fino alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo (I Tim. VI, 13).
La medesima esortazione fa ai sacerdoti di Efeso, ricordando loro come egli non avesse cessato né giorno né notte dall\’ammonire ciascuno di loro con le lagrime agli occhi (Act. XX, 31-32). Così pure insegna S. Agostino: «Iddio si deve cercare senza fine, perché si deve amare senza fine» (Lib. de Civit. Dei).
«Raccontate di giorno in giorno la gloria di Dio tra le nazioni dice il Salmista, e le sue meraviglie in mezzo ai popoli» (Psalm. XCV, 2-3). «Grida senza stancarti mai, dice Isaia; risuoni la tua voce come suono di tromba che predichi al mio popolo i suoi misfatti, alla casa di Giacobbe le sue prevaricazioni» (ISAI. LVIII, 1). Noi dobbiamo dunque spiegare un santo zelo tutti i giorni della nostra vita e fino all\’ultimo respiro.

7. MEZZI PER ECCITARE IN NOI LO ZELO. – L\’Apostolo esortava gli Efesini affinché con ogni sorta di suppliche e d\’istanze, in ogni tempo vegliassero e pregassero senza tregua in ispirito, per tutti i Santi (Eph. VI, 18). Agli Ebrei scriveva: «Circondati da tanta nube di testimoni, deponiamo ogni peso di peccato che ci preme e corriamo con pazienza l\’arringo che ci fu aperto dinanzi, tenendo l\’occhio su l\’autore e consumatore della nostra fede, Gesù; il quale ha sofferto la croce con la gioia che si era proposta, tenendo in nessun conto le umiliazioni e l\’ignominia» (Hebr. XII, 1-2). Da ciò impariamo che per acquistare e mantenere in noi lo zelo, bisogna 1° vigilare e pregare incessantemente; 2° richiamarci al pensiero la presenza e gli esempi dei Santi; 3° schivare ed aborrire il peccato; 4° vivere di pazienza; 5° non mai togliere lo sguardo da Gesù Cristo; 6° portare la nostra croce; 7° calpestare il rispetto umano…