I TESORI DI CORNELIO A LAPIDE: Prove

Vita cattolica: Matrimonio, laicato...

 1. Che cosa sono le prove e loro necessità.
 2. Le prove ci vengono da Dio.
 3. In qual modo Dio ci provi, e perché.
 4. Buon indizio è per un cristiano l\’essere messo alla prova.
 5. Dio non abbandona l\’uomo soggetto alle prove.
 6. Le prove fanno conoscere quello che siamo.
 7. Le prove sono spesso grandi e sempre molteplici.
 8. Vantaggi delle prove.
 9. Gesù Cristo e i Santi, modelli nelle prove.
 10. Le prove sono un eccellente rimedio.
 11. Le prove sono la porta del cielo.
 12. Disgraziati quelli che non hanno prove.

1. CHE COSA SONO LE PROVE E LORO NECESSITÀ. – Il vocabolo prova si presta a molti significati. Mettere alla prova, vuoI dire 1° riguardare; 2° indagare, scrutinare; 3° discernere; 4° appurare e sceverare quello, che è puro da quello che non lo è; 5° giudicare; 6° scegliere e ricompensare, rigettare e punire.
«I giorni sono cattivi» – dice il grande Apostolo (Eph. V, 16). I giorni di questa vita sono miserabili, pieni di prove penose, di tentazioni, di pericoli. Perciò Gesù Cristo dice in S. Matteo: «Basta a ciascun giorno il suo male» (VI, 34), che vuol dire: basta a ciascun giorno la propria afflizione e miseria. I giorni sono cattivi, cioè incerti, mobili, brevi, pieni di cure, di distrazioni, d\’insidie, di nemici. Senza prove e senza tentazioni, dice il Crisostomo, non vi è corona; senza combattimento non si dà vittoria; senza patimento non si ottiene perdono. Non c\’è inverno senza estate. Il grano seminato su la terra ha bisogno della pioggia, del freddo, del caldo per macerarsi e per cambiarsi in spiga alla primavera (Homil. IV, de divit. et paup.). La cera deve provare l\’azione del fuoco per ricevere l\’impronta del sigillo, e così pure, l\’uomo, perché sia segnato con l\’impronta della grazia celeste e della divinità, ha bisogno delle prove, del lavoro, delle infermità, delle tentazioni, ecc… Quello che è lordo di terra, di ruggine, di scoria, d\’immondizie, richiede il fuoco per essere purificato, nettato, brunito…

2. LE PROVE CI VENGONO DA DIO. – S. Agostino insegna che le prove le quali ci affliggono, non vengono né dagli uomini né dal demonio, ma da Dio che si serve degli uomini o dei demoni per castigarci o purificarci, come adoperò Satana per provare Giobbe. Dio flagella i suoi figli per disciplinarli e correggerli; flagella i riprovati affinché siano puniti ad esempio degli altri (In Psalm. XXI). «Io vi porrò un freno, dice il Signore per bocca di Isaia, affinché non andiate perduti» (XLVIII, 9). Questo freno sono le prove; esse sono dunque un regalo di Dio, e partono dalla sua benevolenza per noi, sono un frutto della sua beneficenza che vuole domare, arrestare e sterpare le malvagie e pericolose nostre tendenze. È al contrario segno evidente della collera di Dio se nessun freno Egli mette alle perverse inclinazioni dell\’uomo, se lo lascia scapricciare e scapestrare a talento, come cavallo indomito, non frenato da morso, non guidato da briglia.
Le avversità sono spesso, per parte di Dio, dono assai più prezioso che le prosperità, e riescono molto più salutari; inoltre, l\’amore che si porta a Dio molto più puro si mostra in mezzo alle strettezze che non fra l\’abbondanza. Dio è assai più perfettamente amato su la croce e nelle afflizioni, che tra le consolazioni e le delizie. Nelle prove l\’amore carnale e sensuale non trova da amare nulla di quello che ama nelle delizie. Perciò quando si ama Dio su la croce, lo si ama di un amore spirituale e puro, perché non si ama altro che Dio solo. Dalla croce e dal puro amor. di Dio su la croce, noi impariamo ad estendere questo medesimo amore tutto puro e celeste alle cose terrene, alle ricchezze, ai piaceri, alle prosperità di ogni sorta, affinché non amiamo in esse che Dio solo. Perciò S. Gregario Nazianzeno diceva: Io dò lode e ringraziamento a Dio non meno nelle ambasce che nelle allegrezze, perché tengo per fermo che Dio, suprema ragione, opera per noi a nostro vantaggio.

3. IN QUAL MODO DIO CI PROVI, E PERCHÈ. – «Voi ci avete provati, o Signore, esclama il Profeta, ci avete saggiati col fuoco come si saggia l\’argento» (Psalm. LXV, 10); e altra volta: «Signore, io porto il peso della vostra collera, il mio cuore è nell\’affanno. I flutti dell\’ira vostra mi passarono sopra, i vostri terrori mi accasciarono; si riversarono su di me come torrente straripato, e m\’investirono» (Psalm. LXXXVII, 16-18). E il Savio dice: «Li ha provati come oro nel crogiuolo, li ha ricevuti come vittime in olocausto; risplenderanno nel giorno in cui li visiterà; brilleranno come fiamma appresasi ad arido canneto» (Sap. III, 6-7). Ci narra il Genesi che Iddio volendo far prova di Abramo, gli disse: «Prendi l\’unico tuo figlio che tanto ami, Isacco, e va nella terra della visione, e là l\’offrirai in olocausto sopra uno dei monti che t\’indicherò» (Gen. XXII, 1-2).
«Come il fornello prova l\’argento e il crogiuolo saggia l\’oro, così il Signore prova i cuori», leggiamo nei Proverbi (XVII, 3). Il Signore prova i cuori degli uomini esaminandoli… l° per mezzo della sua legge e dei suoi precetti, per mezzo dei dottori e dei predicatori…; 2° per mezzo delle tribolazioni; 3° con le tentazioni.
Ma perché provarci in tante maniere? Perché ci ama, risponde egli medesimo nell\’Apocalisse (Apoc. III, 19: «Quelli che io amo, questi riprendo e castigo perché correggendoli e castigandoli li affina e purifica in modo che in loro non resta più nessuna macchia di peccato. Questo vuole indicare il Salmista con quel verso: «Avete provato il mio cuore, o Signore, e visitato durante la notte; mi avete fatto passare per il fuoco della tribolazione, e non fu più trovalo in me peccato» (Psalm XVI, 3). «Indugiando Iddio a mostrarcisi, osserva S. Agostino, dilata e ingrandisce. il nostro desiderio, crescendo il desiderio ingrandisce e dilata l\’animo, e lo rende maggiormente capace a riceverlo (In Psalm. XXI)».
Gesù Cristo mette alla prova i suoi: l° per aumentare i loro meriti…; 2° per mantenerli bassi…; 3° per dare loro un mezzo da espiare i peccati…; 4° per fare luogo ad una più solenne manifestazione dell\’azione di Dio; come chiaramente si scorge in Lazzaro, nei Martiri, negli Apostoli, nella Chiesa, ecc.
Io mi alzai frettolosa per aprire al mio diletto, diceva la Sposa dei Cantici; ma quando ebbi aperta la porta, egli era già passato e avviato per altro sentiero; corsi al luogo donde aveva udito partire la sua voce, ma più non c\’era; l\’ho chiamato, ma non rispose; l\’ho cercato, ma non l\’ho trovato (Cant. V, 5-6). Così fa Iddio con i suoi servi ed amici per eccitarli a desiderarlo e cercarlo. Inoltre egli li cimenta con prove e persecuzioni diverse, per innalzarli all\’onore della virtù e della gloria… Egli mortifica e vivifica (I Reg. II, 6); percuote per emendare. «Tutta la severità di Dio, scrive Sant\’Ambrogio, ha per iscopo di punire le colpe dei suoi con le tribolazioni, di conservare la loro anima, di distruggere i loro vizi, di fomentare nel loro cuore le virtù più elette (Epist.)». La prova è per il cristiano come la tempesta per il pilota, la lotta per l\’atleta, il combattimento per il soldato.
Nulla accade al fedele senza che Dio lo permetta o voglia; e la sua volontà consiste nel correggerlo dei suoi difetti, nel rinvigorirlo nella virtù e nella pazienza, per accrescerne la corona in cielo. E questa la ragione per cui permise che il giusto Abele fosse ucciso dall\’empio fratello; provò Abramo ordinandogli di sacrificare il figlio Isacco; provò Giuseppe, permettendo che fosse venduto dai fratelli; provò Mosè ed il popolo d\’Israele, lasciandoli opprimere dalla tirannia di Faraone; provò Davide abbandonandolo all\’odio di Saulle; provò la casta Susanna, permettendo che fosse esposta alle nere calunnie dei due! vecchi ani; che Geremia fosse imprigionato; che Daniele fosse gettato nella fossa dei leoni.
Assennatissime sono pertanto le parole rivolte da Giuditta ai seniori di Betulia, per incoraggiarli a continuare la resistenza contro l\’assedio degli Assiri: I padri nostri, disse ella, furono soggettati alla tentazione come ad una prova, finché si vedesse se era sincero il culto loro verso Dio. Si rammenti il popolo del modo con cui il padre nostro Abramo fu provato con molte tribolazioni e divenne l\’amico di Dio; così Isacco, Giacobbe, Mosè e quanti furono cari a Dio, si mostrarono fedeli in mezzo a molte tribolazioni: al contrario, tutti quelli che non hanno ricevuto ]e prove nel timor di Dio e si mostrarono impazienti e mormoratori contro il Signore, caddero sotto la spada dell\’Angelo sterminatore e perirono morsi dai serpenti. Non c\’impazientiamo dunque per i mali che soffriamo; ma considerando che questi tormenti sono da meno dei nostri misfatti, e che siamo puniti come servi, crediamo che Dio vuol emendarci, non perderci (IUDITH, VIII. 21-27). Ah sì. Dio ci manda nelle prove. 1° per ammollire la nostra volontà ribelle, abbattere il nostro orgoglio, e sforzarci a sottometterci a lui; 2° per punirei delle nostre trasgressioni; 3° per distruggere in noi il vecchio Adamo; 4° per condurci alla pazienza; 5° per renderei simili a Gesù Crocifisso.
«In mezzo alla tribolazione, dice il Signore per bocca di Osea, si affretteranno di venire a me. Venite e ritorniamo al Signore; Egli ci ha feriti ed Egli ci guarirà, ci ha percossi ma ci curerà, ci renderà alla vita, ci risusciterà, e noi vivremo nella sua presenza» (OSEAE. VI, 1-3). S. Agostino commentando queste parole di Osea, dice: «Ecco la voce del Signore: Io percuoterò e sanerò: recide la purulenta enfiagione dei nostri misfatti e guarisce il bruciore della ferita. Così fanno i medici: aprono, tagliano, bruciano e sanano; si armano per ferire, portano il ferro e vengono per guarire (In Psalm. L)». Le prove sono come frecce lanciate dalla mano divina, per richiamare a Dio ed alla loro salvezza gli uomini che fuggono e corrono alla loro rovina. Agitati, trapassati, umiliati, atterrati da queste frecce salutari, essi depongono i1 loro orgoglio, riconoscono le loro colpe e dimandano col cuore pentito perdono al Signore; e il Signore li risparmia; loro perdona a cagione delle loro suppliche, e se li stringe al cuore con la tenerezza di una madre: come appunto dice il Salmista in quel versetto: «Le tue saette, o Signore, mi si piantarono nelle carni per ogni lato, la tua mano si è aggravata sopra di me» (Psalm. XXXVII, 3). Perciò S. Agostino vede in Dio un utile e caritatevole medico il quale si serve delle piove, come di prezioso ed efficace rimedio, a guarirci dei nostri vizi. «Posto sotto l\’azione del rimedio, tu sei bruciato e tagliato, dice questo santo Dottore, tu mandi lamenti e grida, ma il medico non si conforma al tuo volere, e fa quello che la tua sanità richiede. Bevi quell\’amaro calice, che tu medesimo ti sei manipolato; bevilo affinché tu viva (In Psalm. LXI)».
Le prove c\’insegnano a distaccarci dal nulla del mondo e ad attaccarci ai soli veri beni; ci aprono, secondo la frase di S. Gregorio, le orecchie del cuore che la prosperità di questa terra bene spesso introna e assorda (Moral.). S. Gerolamo osserva che Dio toglie non di rado ai peccati il loro diletto e ne priva i peccatori, affinché non avendo voluto conoscere Iddio nella prosperità, lo conoscano nell\’infortunio, e avendo fatto cattivo uso delle ricchezze, ritornino alla virtù per mezzo della povertà, cioè siano in certo modo costretti a ritornarvi. S. Agostino poi vede un gran tratto della misericordia divina, quando Dio permette che noi siamo provati dalla tribolazione; esercitando la fede col differire il soccorso, non si rifiuta dal venirci in aiuto, ma pone in movimento il desiderio (Serm. XXXVII, de Verb. Dom.).

4. BUON INDIZIO È PER UN CRISTIANO L\’ESSERE MESSO ALLA PROVA. ­ Le prove non abbattono e non opprimono se non coloro che non sanno sostenerle. I più valenti soldati vengono scelti per le congiunture in cui vi è più bisogno di energia, di coraggio, d\’eroismo; vengono designati per le imprese importanti e decisive; e così pure Iddio elegge, per inviarli alle più gagliarde prove, quelli che più ama; esempio ne sono Mosè, Giobbe, Tobia, gli Apostoli, i Martiri, i Santi più celebri in ogni stato e professione.

1° Sappiano i cristiani, e siano intimamente convinti che le prove sono un segnale non della collera di Dio, ma del suo amore, perché mostrano l\’elezione e la filiazione divina. Questo c\’insegna Iddio per bocca di Zaccaria: «Io li farò passare per il fuoco e li porrò al cimento come si pone l\’argento e l\’oro; e allora essi invocheranno il mio nome, ed lo esaudirò la loro preghiera. lo dirò: questo è il mio popolo; ed essi esclameranno: il Signore è nostro Dio» (ZACH. XIII, 9), e per bocca di S. Giovanni con quelle parole: «Io riprendo e castigo quelli che amo» (Apoc. III, 19). Questo disse l\’Angelo a Tobia divenuto cieco: «Perché tu eri accetto a Dio, bisognò che fossi provato con la tentazione» (TOB. XII, 13). Questo ripete S. Paolo scrivendo agli Ebrei: «Il Signore castiga coloro che ama, e percuote tutti quelli che riceve per suoi figli. Nei castighi tenetevi fermi e di buon animo. Dio vi tratta da figli: e dov\’è il figlio che non sia corretto dal padre? Che se voi siete fuori del castigo cui tutti i figli vanno soggetti, mostrate di essere frutti di adulterio, non figli legittimi. E poi, non abbiamo noi forse avuto per educatori i padri nostri secondo la carne, e non li abbiamo noi avuti in riverenza? a ben più forte ragione dunque dobbiamo obbedire e riverire il Padre degli spiriti, se vogliamo vivere. Quei primi ci castigarono per qualche tempo, come loro talentava, ma questo ci castiga secondo che è utile, affinché partecipiamo alla sua santità. Ogni castigo pare, al presente, un motivo di tristezza e non di gioia; ma in seguito, produce a quelli che lo sopportano, frutto di giustizia pieno di pace» (Hebr. XII, 6-11).
2° Intendano e si persuadano i cristiani, che le prove per se stesse, non che ferire e nuocere, purificano e perfezionano coloro ai quali avvengono. «La fornace cuoce e indura le stoviglie, dice l\’Ecclesiastico, e la prova della tribolazione tempra e raffina l\’uomo giusto» (Eccli. XXVII, 6). Le prove sono, dice S. Agostino, un rimedio che porta salute, non una sentenza che porta condanna (Sent. CCIV). S. Giovanni Crisostomo, parlando di Giuseppe il quale sopportò generosamente e vittoriosamente ogni genere di prove, fa rilevare che quaggiù Iddio non suole liberare dalle prove e dai pericoli le persone più virtuose, ma dimostra in esse la sua potenza, perciocchè le prove riescono per loro un\’occasione di alta gioia e di grande merito, secondo quel detto del Salmista: «Signore, nelle tribolazioni voi mi avete fatto grandeggiare» (Psalm. IV, 2 – Homil. de Cruce). Questo ci apre il senso di quelle parole di S. Gregorio Papa: «Non appena la luce divina batte sul cuore umano, tosto il demonio vi solleva tempeste, non mai provate per l\’innanzi da quel cuore, finché giaceva nelle tenebre (Moral.)».
Tanto meno dobbiamo mormorare contro le prove, quanto più siamo assicurati che esse sono un pegno dell\’amore paterno di Dio. L\’avversità è un segno certo, è una caparra immancabile della divina elezione, e per essa l\’anima è fidanzata a Gesù Cristo, per unirsi a lui in divino connubio. Bisogna dunque conchiudere che le prove sono piuttosto da invidiare e da desiderare, anziché da fuggire. I vasi dello stovigliaio, ricevuto che hanno la forma voluta e designata, non direbbero essi, se fossero capaci di pensiero, di desiderio, e di parola, che il padrone li metta nella fornace a cuocere e diventare solidi? Così i giusti, corretti dalla grazia di Dio, desiderano che il fuoco delle prove bruci e consumi quello che vi è in loro di impuro, che li consolidi e perfezioni nella virtù.

5. DIO NON ABBANDONA L\’UOMO SOGGETTO ALLE PROVE. – «Iddio, leggiamo nella Sapienza, non abbandona il giusto; lo scampa alle insidie dei peccatori, e discende con lui nel pozzo delle tribolazioni; lo toglie dalle mani di quelli che l\’opprimono, non gli si leva dal fianco quando è in catene; entra nell\’anima del suo servo; gli paga il prezzo dei suoi lavori, lo guida per una via miracolosa, gli fornisce immancabilmente tetto e lume» (Sap. X, 13-17).
Quando il popolo di Dio, schiavo in Egitto, fu oppresso di lavoro da Faraone, Dio inviò Mosè a liberarlo. Il soccorso di Dio allora più si mostra, quando più abbondano le traversie. «Il Signore, dice S. Pietro, sa liberare i giusti dalle prove» (II PETR. II, 9). E infatti, ecco Noè, campato dalle acque del diluvio; Lot, dal fuoco di Sodoma; Abramo, dai mali esempi dei Cananei; Giacobbe, dall\’ira di Esaù; Giuseppe, dalle mani dei suoi fratelli e dal carcere; Mosè e gli Ebrei, dal furore di Faraone, dalle onde del Mar Rosso, dalla fame e dalla sete; Davide, dalla lancia di Saulle; Susanna, dalle calunnie dei vecchioni; Daniele, dai denti dei leoni; i tre giovani, dalle fiamme della fornace; Mardocheo, dal capestro di Aman; Giuditta, dal potere di Oloferne; il giovine Tobia, dall\’assalto del demonio; Giuda Maccabeo, dalle armi di Antioco; Elia, dalla rabbia di Gezabele; S. Pietro, dal carcere e dalle catene. Più le prove sono terribili, e più Dio ci sta vicino. Questa verità già proclamava il Salmista in quel versetto: «Gravi tribolazioni stanno riservate per i giusti, ma il Signore li libererà da tutte» (Psalm. XXXIII, 20). Perciò il Signore ci dice: «Invocatemi nel giorno della tribolazione ed io vi libererò, e voi mi onorerete» (Psalm. LXIX, 15). «Chi griderà a me io l\’ascolterò; sarò con lui nelle sue tribolazioni, lo salverò e lo rivestirò di gloria» (Psalm. XC, 15).

6. LE PROVE FANNO CONOSCERE QUELLO CHE SIAMO. – Vi sono due occasioni nella vita, nelle quali ogni uomo vede chiaramente che cosa vi è nel cuore umano; e queste sono l\’occasione di operare in segreto ed il momento delle prove. Molti sono cattivi interiormente, e buoni all\’esterno; ora fate che venga il caso in cui possano peccare, senza timore di essere scoperti, e allora la corruzione e la malizia loro dà fuori e si palesa all\’aperto. Così pure nel tempo della prosperità riesce difficile discernere i cattivi dai buoni, ma, posti al fuoco delle prove, l\’oro splende e la paglia fuma. Allora i cattivi s\’istizziscono, si ribellano, mormorano, bestemmiano; i buoni, all\’opposto, si sottomettono, si rassegnano, pregano, praticano la pazienza e la dolcezza, Al primo genere di prove accenna il Salmista con la frase, Visitasti nocte: Mi avete visitato durante la notte, cioè quando aveva l\’occasione di peccare in segreto; al secondo con quell\’altra: Igne me examinasti: Mi avete fatto passare per il fuoco della tribolazione, per una prova scottante. Ed avendo egli saputo vincere nell\’uno e nell\’altro caso, aggiunge: Et non est inventa in me iniquitas (Psalm. XVI, 3). Chiunque nei sopraddetti due casi sa conservare, come il re Profeta, l\’anima e la virtù sua, può dire con lui: «Nessuna iniquità si trova in me». – Nel crogiuolo, dice S. Agostino, l\’oro si purifica, la paglia è bruciata (In Psalm. LXI). Il pilota, dice Seneca, si fa conoscere nella tempesta, ed il soldato nella zuffa (Lib. de Provv.).

7. LE PROVE SONO SPESSO GRANDI E SEMPRE MOLTEPLICI. – Il santo e famoso patriarca Abramo dieci volte, e sempre fortemente, fu provato da Dio: 1° Dio gli intima che abbandoni patria, parenti e amici, e vada come straniero in terra sconosciuta. 2° Al tempo di una carestia, gli ordina di andare in Egitto. 3° Faraone gli toglie la moglie, la quale è esposta a perdere la castità, mentr\’esso corre rischio di perdere la vita. 4° È costretto a separarsi da Loth, suo nipote carissimo, a cagione delle risse scoppiate fra i loro servi. 5° È obbligato ad ingaggiare una zuffa ostinata e pericolosa per liberare Loth caduto prigioniero. 6° Stimolato da Sara, si vede spinto a dover cacciare di casa sua Agar ch\’egli aveva sposato, e che già stava in procinto di renderlo padre di un figlio. 7° Già avanzato negli anni, è costretto a sottoporsi alla circoncisione. 8° Il re Abimelec gli ruba Sara sua moglie. 9° È obbligato una seconda volta da Sara, per ordine del Signore, di bandire Agar con suo figlio, Ismaele. 10° Dio gli comanda, d\’immolare il figlio suo Isacco. E siccome quest\’ultima prova fu la più tremenda, solamente questa Mosè chiama col nome di tentazione.
Udite quest\’ordine doloroso, ciascuna delle cui parole è al cuore di Abramo un colpo di spada, una crudele prova. Prendi, Abramo, l\’unigenito tuo, l\’amore del tuo cuore, e va ad immolarlo su quel monte che sarò per indicarti (Gen. XXII, 2). 1° Prendi non uno sconosciuto, uno straniero, ma tuo figlio; 2° tuo figlio unico; 30 tuo figlio che tanto teneramente ami, e tanto devi amare; 4° il tuo figlio Isacco, cioè la tua gioia; 5° tu l\’offrirai; il Signore non gli dice: tu lo farai immolare per mano straniera, ma l\’immolerai tu medesimo, con le tue proprie mani. E a tale ingiunzione, Abramo poteva pure rispondere: dove sono, o Signore, le vostre promesse? ma egli non muove labbro; 6° l\’offrirai in olocausto, affinché nessuna parte del suo corpo rimanga presso di te, suo padre; ma il tuo Isacco tutt\’intero sia ridotto in cenere e scompaia; 7° prendilo subito, senza indugio; non ti si concede ritardo nell\’esecuzione.
La madre dei Maccabei imita Abramo. E quanti altri santi uomini ed eroiche donne non furono sottoposti a uguali prove! Quando mai noi fummo posti a così crudeli strette? Eppure osiamo lamentarci!

8. VANTAGGI DELLE PROVE. – «Noi non siamo passati per il fuoco e per l\’acqua, dice il Profeta, e voi, o Signore, ci avete condotti in luogo di refrigerio» (Psalm. LXV, 12). «Io ho trovato dappertutto tribolazioni e dolori; perciò ho invocato il nome del Signore» (Psalm. CXIV, 3). «Signore, voi mi avete provato e conosciuto» (Psalm. CXXXVIII, 1). Le tribolazioni, le prove, le croci, fanno a pro delle anime fedeli quello che il fuoco fa all\’oro, la lima al ferro, il vaglio al grano.
Sottoposto S. Paolo a dure prove e a terribili tentazioni, scongiura il Signore che lo liberi. Ma avendo gli il Signore risposto: Ti basta, o Paolo, la mia grazia; perché la forza nella debolezza si perfeziona, l\’Apostolo soggiunge: «Volentieri mi glorierò adunque delle mie infermità, affinché in me dimori la forza di Cristo. Perciò mi compiaccio e gioisco nelle mie debolezze, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle ambasce per Cristo; perché quando appaio debole, allora sono forte» (II Cor. XII, 9-10).
Chi meglio di Gesù conosceva quello che tornava più vantaggioso all\’uomo? Or bene, sapete voi in che cosa egli pose i più grandi beni e vantaggi dell\’uomo? Andate a meditare il sublime suo sermone del monte, e vedrete che Egli li fa consistere in otto prove le quali chiamò beatitudini, appunto per le grandi utilità che da esse derivano… Le prove sono avvertimenti che hanno lo scopo di conservarci nella grazia e nella virtù. di preservarci dal peccato e dall\’inferno, di assicurarci l\’eterna salute. «L\’oro e l\’argento sono saggiati al fuoco, dice il Savio, e le anime care a Dio passano per la fornace dell\’umiliazione» (Eccli. II, 5). Come il fuoco non nuoce all\’oro, ma gli è vantaggioso, perché lo prova, lo purifica, lo forbisce e lo rende più lucente, così il crogiuolo delle prove, delle umiliazioni, delle afflizioni, mette al cimento colui che le sopporta, lo purifica, lo perfeziona, lo illustra, lo rende accetto a Dio e degno di lui…
S. Bernardo mette in rilievo che tre cose propone Gesù Cristo, l\’Angelo del gran consiglio, all\’anima ragionevole fatta ad immagine della Trinità Santissima: e sono la servitù. l\’annientamento, le spine. La servitù, nell\’abnegazione di se stesso; l\’annientamento, nel portare la croce; le spine, nell\’imitazione di Gesù Cristo; e gliele propone affinché l\’anima, dallo stato di una triplice felicità decaduta, si rialzi dalla sua triplice miseria per mezzo dell\’obbedienza e dell\’umiltà nell\’afflizione. Poiché essa era caduta di per se stessa dalla società degli Angeli e dalla visione di Dio, cioè dalla libertà, dalla dignità, dalla beatitudine. Ascolti dunque il consiglio che le è dato, affinché rinunziando a se stessa, cioè alla propria volontà, ricuperi la sua libertà; portando la sua croce, cioè crocifiggendo la propria carne con le concupiscenze sue, ritorni, per il bene della continenza, nella società degli Angeli; seguendo Gesù Cristo, cioè imitando la sua passione, ritrovi la visione della sua chiarezza; poiché se noi patiamo con lui, regneremo anche con lui (Serm. in Cant.). Non si poteva meglio che con queste parole mostrare l\’intima ragione e la molteplice utilità delle prove.
Le prove sono la verga di Dio; esse fanno ai noi un frumento degno dell\’aia del Signore, sceverandoci dalla paglia… Dice S. Agostino: «Nella fornace la paglia brucia, l\’oro si purga; quella si converte in cenere, questo si spoglia della scoria. La fornace figura il mondo; l\’oro, i giusti; il fuoco, le prove, le tribolazioni, le avversità; il fornaciaio, Iddio. Io faccio quello che vuole il fornaciaio, e dov\’egli mi colloca, io rimango. È mio dovere il sopportare tutto pazientemente, egli sa come purgarmi. Bruci pure la paglia per incendiarmi e consumarmi, io mi adatto; essa viene ridotta in cenere, ed io resto purgato di ogni bruttura. Nessun servo di Gesù Cristo va esente da prove; se tu t\’immagini di poterne fare senza, non hai ancora cominciato ad essere cristiano. Le prove interiori ed esteriori preparano la glorificazione del peccatore; sforzano il riluttante, istruiscono l\’ignorante, proteggono il debole, stimolano il tiepido, custodiscono quello che corre e iniziano a quella, morte che è il cominciamento della vita eterna (Serm. III, in Machab.)».
Beato l\’uomo che è provato da Dio! Non rigettiamo dunque le prove alle quali ci sottopone, perché egli ferisce e risana, percuote e salva… Questo ci assicurano i suoi inspirati; Dio ha moltiplicato sopra di loro le prove, le infermità, le croci, diceva già il Salmista, e dopo queste essi avanzano a grandi passi per il buon cammino (Psalm. XV, 4). Le acque, dice Giona, mi assalirono così impetuose ed alte, che mi cacciarono fino alle porte della morte; l\’abisso mi ha ingoiato, l\’oceano mi seppellì nei suoi gorghi. Quando l\’anima mia fu tutta concentrata in me, io mi ricordai di voi, o Signore, e la mia preghiera fu esaudita; voi avete parlato al pesce, ed esso mi ha rigettato sul lido (ION. II, 6, 8-11). «I sapienti del popolo, dice Daniele, cadranno sotto il fendente delle spade, tra le fiamme ed in prigione. E cadranno, affinché siano rinnovati e scelti e purificati» (DAN. XI, 33, 35). Il profeta Malachia raffigura Iddio al fuoco che divora, all\’erba dei gualchierai; e lo presenta come seduto al fornello dove purga i figli di Levi, come si purifica l\’oro e l\’argento nel crogiuolo (III, 2).
In mezzo alle prove, bisogna mantenere sempre l\’anima tranquilla, essendo certo che il soccorso divino arriva quando manca ogni aiuto umano… Inoltre la virtù messa al cimento ingigantisce, dice S. Leone (Serm.). Perciò quel detto del Dottore di Chiaravalle: «Più siete provati, e più vi arricchite» (In Sentent.). Il medesimo Santo poi osserva ancora, che dalle tribolazioni ricaviamo tre principali beni: l\’esercizio, affinché la virtù non si intiepidisca per l\’accidia e la noncuranza; il patimento, affinché la forza della nostra costanza sia esempio ed incoraggiamento degli altri; la ricompensa, affinché il peso della gloria aumenti in ragione della gravità delle prove (Sentent.). Assennatissime pertanto e sempre da ricordare sono quelle parole di Giuditta: «Non inquietiamoci per i mali che soffriamo, ma considerando che questi mali sono molto più lievi di quelli che meriterebbonsi i nostri peccati, e che noi siamo castigati come servi, teniamo per certo che Dio vuole correggerei, non perderci» (IUDITH. VIII, 26-27).
«Per quelli che amano Dio, tutto riesce a bene», dice il grande Apostolo (Rom. VIII, 28). Il cristiano non deve mai dimenticare un istante queste parole. Nella povertà, nelle malattie, nelle persecuzioni, nelle calunnie, nei naufragi, negli incendi, negli smarrimenti, nell\’esilio, nella morte, ricordi che ogni cosa torna a vantaggio di chi ama Dio. In ogni genere di prove, il vero cristiano deve dire a se stesso: Io sono certo che nulla può succedermi di penoso, di disgustoso, di amaro, di crudo, che non sia anticipatamente regolato secondo l\’ordine paterno della Provvidenza. lo sono sicuro che né gli uomini, né i demoni, né le creature tutte potranno giammai provarmi oltre quello che Dio vuole, che ha preveduto, ed oltre il potere ch\’egli ha loro concesso, perché tutto volga a mio vantaggio. Qualunque prova dunque piaccia a Dio mandarmi, io l\’accetto, non mi vi rifiuto, non indietreggio; perché altra cosa io non voglio fuori della santa volontà di Dio; deh! si compia essa pienamente in me ed in tutte le creature. Non cade infatti un capello dalla nostra testa senza il volere di Dio. Sottomettermi ad esso in tutte le prove, le avversità, le afflizioni, i dolori, le croci, è mio sommo vantaggio; è il vero mezzo di tesoreggiare per l\’eternità e di essere felice in questa vita…

9. GESÙ CRISTO E I SANTI, MODELLI NELLE PROVE. – Ogni vero cristiano deve bere il calice delle prove; gli è necessario tracannarlo, se vuole guarire e vivere. E perché nessuno dica: Non posso bere, non mi regge l\’animo d\’appressarvi le labbra, non lo berrò, Gesù Cristo, pieno di sanità, Gesù Cristo, l\’innocenza e la santità in persona, l\’ha sorbito egli il primo, fino alla feccia; sì, l\’ha bevuto, affinché noi, miseri infermi, coperti di ferite e di piaghe, carichi di peccati, oppressi dai debiti, lo beviamo per guarire, cancellare i peccati, ricuperare l\’innocenza, pagare i debiti, assicurarci il cielo, dove nulla di macchiato può entrare. Quale amarezza vi è in questo calice delle prove, che Gesù prima di noi non l\’abbia assaggiata? Si tratta forse di disprezzi e d\’ingiustizie? Egli ne fu abbeverato quando, cacciati i demoni dagli ossessi, senti dirsi dai suoi nemici: Nel nome di Belzebù costui mette in fuga i diavoli: sono amari i patimenti, i dolori? Egli fu legato, flagellato, incoronato di spine, inchiodato su la croce. E amara la morte? Ci mette ribrezzo il genere di morte che ci minaccia? Eccolo rendere l\’ultimo fiato in mezzo a due ladroni, sopra una croce, il supplizio più ignominioso che fosse in uso a quei tempi… Sia dunque Gesù Cristo nostro modello in tutti i generi di prove.
Anche i Santi ci offrono modelli da imitare nelle prove; e senza fare parola di altri, Tobia e Giobbe furono, sono e saranno in ogni tempo due esempi chiarissimi e due lucidissimi specchi di pazienza per tutti i ciechi, gli afflitti, i disgraziati, i poveri, i perseguitati. Di Tobia la Sacra Scrittura dice che si mantenne saldo nel timore di Dio, rendendo grazie al Signore tutti i giorni della sua vita (TOB. II, 14). Vi è qui un atto eroico di pazienza: è questo lo stato di un uomo santo e perfetto che nulla curandosi di tutte le cose terrene, aiuti od ostacoli, tiene lo spirito in cielo, e gusta anticipatamente la felicità celeste… Così pure Giobbe, oppresso da afflizioni di ogni genere e di ogni lato, esclamava: « Dio mi ha dato dei beni, Dio me li ha tolti; accadde come piacque al Signore; sia benedetto il suo nome» (IOB. I, 21)… In mezzo alle più dure prove, che ammirabili modelli non ci presentano i patriarchi, i profeti, gli apostoli, i martiri, i confessori, le vergini, i missionari, i santi di tutte le età, di tutti i sessi, di tutti i tempi, di tutti i luoghi, di tutte le condizioni!
Singolari e meravigliose sono certamente le vie, le maniere, e le ragioni secondo le quali Dio conduce i suoi eletti per il deserto di questa vita. A traverso le prove, le insidie, i pericoli, i nemici, le angustie, i travagli, le tentazioni, le persecuzioni, le croci, il martirio egli li guida alla terra promessa, li introduce nella terra dei viventi.

10. LE PROVE SONO UN ECCELLENTE RIMEDIO. – Vi sono delle ferite che invece di nuocere alla sanità, ne sono anzi efficacissimo rimedio: questo fanno nell\’ordine spirituale le prove. Da S. Giovanni Crisostomo vengono paragonate al ferro dell\’aratro; perché con esse noi apriamo e solchi amo il terreno del nostro cuore, affinché se vi si tengono abbarbicate erbe cattive, rovi e spine, siano interamente schiantate, e noi diventiamo terreno diligentemente coltivato, atto a ricevere il seme della grazia e della virtù (Homil. de Cruce).
Ma che cosa dobbiamo fare per profittare delle prove? Bisogna imitare la pazienza di Giobbe e con lui ripetere: Il Signore mi ha dato ogni mio avere, il Signore è padrone di ritoglierselo; è avvenuto come piacque al Signore; sia benedetto il nome di Dio! (IOB. I, 21). Bisogna imitare Tobia il quale diceva: « Io vi benedico, o Signore Dio d\’Israele, perché mi avete castigato e salvato» (Tob. XI, 17). Figlio mio, dice il Signore per bocca del Savio, quando tu ti consacri al servizio di Dio, sta nella giustizia e nel timore, e prepara l\’anima tua alla prova. Umilia il tuo spirito e attendi con pazienza. Sopporta gli indugi di Dio. Accetta tutto quello che ti succede e rimani in pace nel tuo dolore. Affidati a Dio ed egli ti libererà; conserva il suo timore e in esso invecchia (Eccli. II, 1-4, 6).
Chi desidera di piacere a Dio e diventare suo erede per la fede, per essere chiamato figlio di Dio, deve anzitutto, dice S. Efrem, armarsi di longanime pazienza per prevenire le tribolazioni, le angustie, le strettezze, le malattie, i patimenti, gli affronti, le ingiurie, le tentazioni, i demoni, e poter sopportare tutte queste prove (Tract. de Patientia). «Quando l\’anima si attacca fortemente a Dio, nota S. Gregorio Papa, cosicché altro non veda fuori che lui in tutte le cose, ogni amarezza si cambia per lei in dolcezza; ogni afflizione le è riposo (Moral. lib. V)». Il più cospicuo vantaggio che, a parere del Crisostomo, uno può ricavare dalle prove, quello che ne aumenta infinitamente il merito e la ricompensa, è di rendere grazie a Dio (Homil. de Cruce).

11. LE PROVE SONO LA PORTA DEL CIELO. – Le prove pazientemente sopportate sono la porta del paradiso, e vi ci introducono. Questo ci insegna la Sacra Scrittura con quel testo: «Non bisognava forse che il Cristo patisse tutte queste pene (la sua passione), e così entrasse nella sua gloria?» (Luc. XXIV, 26), e con quell\’altro chiarissimo che si legge negli Atti Apostolici: «Bisogna che per mezzo a molte tribolazioni noi entriamo nel regno di Dio» (XIV, 21). Ora se bisognò che Gesù Cristo soffrisse, sostenesse ogni genere di prove, e entrasse alla gloria per la via dei patimenti e della croce, non ci ha egli, con questo, chiaramente indicato che se non si dà altra strada che metta al cielo, questa però vi mette sicuramente, e che chiunque la calca è certo di entrarvi? Le prosperità e la felicità di questa vita sono, al contrario, la porta dell\’inferno. Perciò vediamo Dio concederle bene spesso ai tristi ed agli empi, e negarle ai buoni…
«Chiunque adora voi, o Signore, diceva Tobia, è sicuro che se sostiene prove in vita sua, sarà coronato; se è afflitto, sarà liberato; se percosso, otterrà misericordia» (TOB. III, 21). «Coloro che hanno seminato nel pianto, mieteranno nella gioia, dice il Salmista. Essi andavano e piangevano spargendo la loro semenza; ritorneranno lieti e giubilanti portando in mano i loro covoni» (Psalm CXXV, 5-6).

12. DISGRAZIATI QUELLI CHE NON HANNO PROVE. – Vivere senza prove, è un vivere per l\’inferno… Sappiano quelli i quali rifiutano le prove loro mandate da Dio, che in essi non è l\’impronta di Dio, ma quella del demonio, e che saranno infelici e in questa e nell\’altra vita. Infatti è chiara la parola dello Spirito Santo: «Coloro che non hanno ricevuto le prove nel timor del Signore, ma dimostrarono la loro impazienza e mormorarono contro Dio, furono abbandonati alla spada dell\’Angelo sterminatore» (IUDITH. VIII, 24-25)… Non accettare le prove con cui Dio ci cimenta, è un resistere a Dio; ora non è questo colpa gravissima e terribile disgrazia?
Forse che le prove bussano meno alla porta di chi si rifiuta di accoglierle? Oibò: molte volte anzi vi si affollano in maggior numero e più gravi… Si perde il merito che dovrebbero procurare… Si cambiano in peccato… Invece di essere principio di ricompensa, diventano principio di castighi… Il mondo tutto è un vasto fornello in cui sono gettati gli uomini, Là il giusto rassomiglia all\’oro, l\’empio alla paglia. Per mezzo del medesimo fuoco, il giusto è purificato, santificato; l\’empio è divorato, consumato, condannato. E Dio, osserva S. Agostino, è nell\’uno e nell\’altro caso lodato; in quello per la ricompensa, in questo per il castigo; nel primo per la sua misericordia, nel secondo per la sua giustizia (Dei civit. Dei).

Vedi anche AFFLIZIONI, CROCI.