I TESORI DI CORNELIO A LAPIDE: Predestinazione e prescienza

Vita cattolica: Matrimonio, laicato...

 1. Che cosa é la predestinazione? 
 2. Come si deve intendere la predestinazione.
 3. I riprovati non possono dire a Dio: perché ci hai fatti cosi?
 4. La nostra predestinazione dipende da noi.
 5. Non bisogna indagare i segreti di Dio.
 6. Mezzi per assicurarci la predestinazione.

1. CHE COSA È LA PREDESTINAZIONE? – Secondo S. Tommaso, la predestinazione è la maniera con cui Dio conduce la creatura ragionevole al suo fine che è la vita eterna (1.a, 1.ae q. XXIII. art. 1). S. Agostino nel libro del Dono della perseveranza, cap. VII, definisce la predestinazione: la prescienza e la preparazione di tutti i benefizi di Dio, per mezzo dei quali vanno certamente salvi tutti quelli che si salvano. Nel medesimo capo il santo Dottore insegna che tutto ciò che Dio dà, ha stabilito di darlo da tutta l\’eternità; tutto quello che eseguisce nella dispensazione della sua grazia nel tempo, l\’ha preveduto e predestinato prima di tutti i tempi. In questa dispensazione e distribuzione della sua grazia nel tempo, vi è una preferenza gratuita per tutti i Santi, cioè per tutti quelli che vivono e operano santamente. Questa preferenza è dunque preveduta, voluta, ordinata da tutta l\’eternità; ed in ciò appunto sta la predestinazione. Nel capitolo XVII scrive: Dio dispone quel che farà egli medesimo secondo la sua infallibile prescienza; questo, e nient\’altro che questo, significa predestinare. Nel libro poi della predestinazione al cap. X, nota che tutta la differenza tra la grazia e la predestinazione è, che la predestinazione è la preparazione della grazia, mentre la grazia è il dono stesso che Dio ci fa; quindi conchiude: «La predestinazione è una prescienza per la quale Dio ha preveduto quel che farà (De Praedest. c. X)».

2. COME SI DEVE INTENDERE LA PREDESTINAZIONE. – S. Paolo nella sua Epistola ai Romani, dice: «Dio ha pietà di chi vuole, e indura chi vuole» (IX, 18). Queste parole così si devono intendere e spiegare secondo il senso dell\’Apostolo: I Giudei increduli, e tutti gli altri non credenti, sono stati rigettati dalla giustizia, ma i cristiani credenti hanno ricevuto la giustizia. I cristiani sono stati scelti, predestinati alla giustizia e i Giudei ne furono ributtati; perché i cristiani hanno abbracciato la fede di Gesù Cristo, dai Giudei rifiutata. Questa spiegazione appiana ogni difficoltà e d\’altronde è consentanea alle altre sentenze dell\’Apostolo.
La ragione per cui i Giudei non furono predestinati, mentre lo furono i Gentili, sta in ciò che i Giudei cercarono la giustizia e la salute là dove non dovevano, cioè nelle opere della legge e non nella fede in Gesù Cristo, in cui Dio ha posto la giustificazione e la salute. I Gentili, al contrario, cercarono la giustizia e la salvezza nella fede in Gesù Cristo, secondo quello che dice il medesimo S. Paolo poco dopo il tratto sopra citato: «Le nazioni che non seguivano la giustizia, appresero la giustizia, ma la giustizia, che viene dalla fede. Israele all\’opposto, seguendo la giustizia, non pervenne alla legge di giustizia. Perché? non mercé la fede, ma in certo modo mediante le opere; avendo essi urtato contro la pietra d\’inciampo; secondo che sta scritto: Ecco che io pongo in mezzo a Sionne una pietra d\’inciampo, una pietra di scandalo, e chiunque crede in lei non sarà confuso» (Rom. IX, 30-33).
Gesù Cristo fu per i Giudei pietra d\’inciampo, perché essi vedendo la sua umiltà, la sua povertà, la sua morte, offesi dalla sua abiezione, non vollero riconoscerlo per il Messia, perché essi si aspettavano un Messia ricco e potente… Non perché Dio avesse preveduto che i Giudei sarebbero rigettati, essi furono rigettati; «ma essi di propria volontà uscirono, di proprio volere caddero, dice S. Agostino; e perché Dio aveva previsto che cadrebbero, perciò non furono predestinati; lo sarebbero stati, se fossero stati per ritornare e rimanere nella verità e nella santità; e per ciò stesso la predestinazione di Dio è per molti un motivo di vivere santamente. La predestinazione non è per nessuno causa di cadere (Art. XII, in artico sibi falso impositis)».
L\’uomo non cade perché Dio ha preveduto la sua caduta; ma Dio ha previsto la caduta dell\’uomo, perché essa sarebbe avvenuta. Dio predestina alla vita eterna gli eletti perché vede che corrisponderanno alle sue grazie; quelli che sono riprovati, lo sono perché resistono alla grazia; e questa resistenza è volontaria. Dio non ha creato nessuno per l\’inferno, chi ci va, ci va per propria colpa, per effetto della sua volontà depravata. Dio non salva né danna alcuno necessariamente, altrimenti l\’uomo non sarebbe libero, e quindi non potrebbe né meritare né demeritare…
Vi sono molti decreti di Dio che non sono assoluti ma condizionali; a questi ultimi appartiene la predestinazione la quale, sebbene abbia luogo indubitatamente, non avviene però se non condizionatamente. Dio, per esempio, manda una peste la quale stermina tutti gli abitanti di un paese; ma questo sterminio dipende dalla condizione che gli abitanti resteranno nel luogo appestato, o non si serviranno di nessun rimedio che loro sia alla mano… Quello che chiamiamo in Dio prescienza, non è che una scienza, perché in Dio non si dà né passato né futuro ma tutto per lui è presente. L\’eternità non ha né passato né avvenire; il passato e l\’avvenire appartengono solamente al tempo.

3. I RIPROVATI NON POSSONO DIRE A DIO: PERCHÈ CI HAI FATII così? ­ S. Agostino insegna che i reprobi non possono mai dire al Signore: perché ci hai fatti vasi di disonore e di spregio? perché essi sono già un mucchio di fango, ossia di peccato, dopo la prevaricazione di Adamo. E conchiude con questa esortazione: «Se volete poter dire a Dio: perché mi hai tu fatto? cessate di essere fango e divenite i figli di Dio, per sua misericordia (Lib. LXXXIII, q. 4, 68)». Gli induriti si fecero tali essi medesimi positivamente; ecco perché sono vasi di collera. Dio non li ha fatti, ma li sopporta; cioè, nella sua pazienza, permette che pecchino differendo lungo tempo la punizione; in questo senso è detto che indurisce. Dio non ha fatto dei vasi di collera; ma sono essi che si fecero tali per loro propria colpa e a cagione della loro impenitenza. D\’altronde, Dio è sempre disposto a concedere il perdono a chi gliela domanda. Il bene, e la predestinazione sono di Dio; ma il male e la riprovazione vengono dall\’uomo. L\’uomo solo può peccare e pecca, ma Dio solo libera dal peccato. Tutto obbedisce a Dio, eccetto il peccatore..
Quelli che disperano, gli indifferenti e gli empi vanno dicendo: Perché inquietarmi? Se sono predestinato alla gloria, non posso andare perduto; se poi non sono predestinato, non potrò mai, per quanto faccia, andare al paradiso. Questo ragionamento è falso, perché suppone una sorte inevitabile. Ecco, come bisogna ragionare: Se mi tengo lungi dal male e pratico il bene, io sarò scelto e predestinato alla gloria; e sta da me il fare così. Se vivo male, sarò riprovato, predestinato all\’inferno. Io procurerò dunque di regolarmi bene, per non andare dannato, ma essere predestinato alla gloria e salvare l\’anima mia. Infatti dal vivere bene dipende l\’elezione e la predestinazione alla gloria; come dal vivere male dipende la riprovazione e l\’inferno. Quindi la buona condotta è la causa dell\’elezione al cielo come la vita malvagia è causa della riprovazione. Ma la buona o cattiva vita stanno nel libero arbitrio ed in potere di ciascuno; perché può ciascuno, con la grazia di Dio, vivere rettamente se vuole, come può vivere da scapestrato. Dunque l\’elezione alla gloria e la riprovazione stanno nella libera scelta dell\’uomo: chi è padrone della causa è anche padrone degli effetti di detta causa. Perciò l\’Apostolo S. Pietro scrive: «Fratelli miei, studiatevi di sempre meglio accertare la vocazione e l\’elezione vostra, per mezzo di buone opere; perché cosi facendo voi non cadrete. E in questo modo vi sarà aperto un largo adito al regno eterno del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo» (I, I, 10-11).
Il Langravio Luigi, rimproverato da personaggi santissimi dei dissoluti suoi costumi, rispose: Se io sono predestinato per il cielo, nessun delitto m\’impedirà di andarvi, se sono destinato all\’inferno, nessuna virtù gioverà a scamparmi; e quindi non cessò punto dagli infami suoi disordini. Ora avvenne che, caduto infermo, mandò per il medico il quale, preso il buon destro di guarire l\’anima del malato meglio ancora che il corpo, gli disse: Signore, se voi dovete morire, le mie cure non vi strapperanno alla morte; se poi non dovete morire, sono inutili i miei rimedi. E a lui il Langravio: Che parlare è cotesto? Se io non ho soccorso potrò morirmene prima di tempo. Allora il savio medico soggiunse: Signore, se voi vedete che la vostra vita possa essere protetta e prolungata con la medicina, perché ricusate di credere questo della penitenza e delle opere di giustizia, che sono i rimedi dell\’anima? Senza tali rimedi, l\’anima muore, senza di loro nessuno arriva alla sanità che è nella vita futura. Convinto da questo assennato ragionare, il Langravio finì col dire: Voi siete non solamente il medico del corpo, ma anche dell\’anima mia; perché per la vostra parola medicinale, il Signore mi ha liberato da un pernicioso errore (CAESARIUS, lib. I, Hist. c. XXIII).

4. LA NOSTRA PREDESTINAZIONE DIPENDE DA NOI. – La riprovazione al pari della predestinazione, dipende da noi: essa dipende dalla previsione della nostra cooperazione futura, e la cooperazione dipende dal libero arbitrio, dalla libertà di ciascuno. Infatti Dio non si propone di scegliere delle grazie e fare ch\’esse riescano utili ed efficaci per darle ai reprobi; ma dà agli uni ed agli altri tal grazia con la quale possono, se vogliono, fare il bene e salvarsi. Di più, vuole, ordina, desidera sinceramente che tutti vi cooperino e si salvino. Chiunque pertanto lavora con energia e coraggio a cooperare alla grazia, renderà la grazia efficace e sarà salvo; chi, al contrario, non vi compera, abbia pure qualunque grazia, andrà dannato.. Che fareste voi, se Dio vi volesse condannare all\’inferno? Rispondete con un santo: Io l\’abbraccerei con ambo le braccia, cioè con l\’umiltà e con l\’amore, e lo terrei sì gagliardamente stretto, che l\’obbligherei a discendere con me nell\’inferno, e allora, l\’inferno sarebbe per me un paradiso, avendo Dio con me.

5. NON BISOGNA INDAGARE I SEGRETI DI DIO. – Ma perché voler comprendere il mistero della predestinazione, come tanti altri misteri?… «Chi sei tu, o uomo, dice S. Paolo, chi sei tu per rispondere a Dio? Forse che hai già veduto la stoviglia dire allo stovigliaio: Perché mi hai tu dato questa forma?» (Rom. IX, 20). «Chi porta il nome di uomo, osserva S. Gregorio, è costretto a confessare che non può domandare conto a Dio della sua condotta; per ciò stesso che è cavato dalla terra, non è degno di discutere i giudizi divini (Lib. IX, Moral. c. VIII)».
Coloro ai quali Dio non dà quelle grazie particolari che conducono infallibilmente alla fede, od anche alla salute ed alla perseveranza finale non hanno ragione, dice Bossuet, di lamentarsene, perché, secondo l\’osservazione di S. Agostino (De Dono persev., c. VIII), il padre di famiglia, che di nulla è tenuto verso nessuno, avrebbe diritto, secondo l\’Evangelista, di rispondere a quelli che si lagnassero: Amico mio, non ti fo nessun torto; forse che non mi è permesso disporre dei miei beni come più mi garba? ora perché lo sguardo tuo sarà maligno solo perché io sono buono? E se questi mormoratori rispondono ancora che in questa parabola si tratta di avere più o meno, non però di essere privati di tutto, come lo sono i reprobi, il padre di famiglia non avrà meno ragione di rispondere ancora: Io non fa nessun torto, poiché se vi lascio nella massa giustamente dannata da cui uscite, nessuno vi dà diritto a lagnarvi della, giustizia che con voi esercito; e se vi ho tratti, per mia semplice grazia, da quella massa corrotta, e voi vi ci siete nuovamente ripiombati seguendo la concupiscenza, tanto meno io vi fa torto, perché non vi ho rifiutato le grazie assolutamente necessarie per conservare la giustizia che vi aveva dato; quindi non altri che voi medesimi dovete incolpare della vostra perdita. E se questi mormoratori soggiungono ancora che tutto ciò riesce difficile conciliarsi con la preferenza gratuita, bisognerà finalmente turare loro la bocca con quella sentenza di S. Agostino (De Dono persev., c. XIV, n. 37): Bel modo! negare quello che è certo e lampante, perché non si arriva a comprendere quello che è oscuro e nascosto. O bisognerà affermare che quello che si vede chiaramente non esiste, perché da noi se ne ignora la causa dell\’esistenza? E se l\’autorità e la ragione di S. Agostino a loro non bastano, che cosa risponderanno all\’Apostolo, allorché loro dice (Rom. IX, 20; XI, 34): Chi conosce i disegni di Dio, o chi penetra i suoi consigli? O uomo, e che sei tu che ti misuri con Dio? Non sapete voi che impenetrabili sono i suoi segreti, e incomprensibili i suoi divisamenti? (Defense de la Tradit., l. XII, c. XVIII). Ah! lasciamo il nostro destino nelle mani della misericordia divina, sarà ben meglio collocato che tra le nostre. Lavoriamo a procurare la nostra salute e speriamo; non resteremo, delusi…

6. MEZZI PER ASSICURARCI LA PREDESTINAZIONE. – Noi leggiamo nel lib. I, cap. XXV dell\’Imitazione di Gesù Cristo: Un uomo titubante tra la speranza e il timore della propria salute, si trovava un giorno oppresso da mortale angoscia presso un altare e andava dicendo a se stesso: Oh! se sapessi che dovessi perseverare! In quel punto gli si fa sentire una voce divina che gli dice: E che vorresti fare, se lo sapessi? Fa\’ al presente quello che vorresti fare allora e tu sarai nella vera sicurezza. A tali parole tutto rasserenato, si confidò interamente alla volontà divina. Facciamo noi lo stesso… Di qui apprendete com\’è
importante applicarsi alla virtù ed alle buone opere. Chi fa così ha un segno sicuro che è predestinato da Dio alla gloria… Preservarsi dal peccato, fare degni frutti di penitenza, equivale a schivare l\’inferno e andare al paradiso…