I TESORI DI CORNELIO A LAPIDE: Necessità di servire Dio da giovani

Vita cattolica: Matrimonio, laicato...


1. Quanto è stimabile chi
serve Dio da giovane.

2. E’ facile servire Dio dalla
giovinezza.

3. Vantaggi del servire a Dio dalla
giovinezza.

4. Motivi di servire Dio nella
gioventù; 1° perché questa età passa presto;
2° Perché quale è la gioventù, tali sono le
altre età; 3° Perché questa età è la
più esposta al male; 4° Perché questa età
appartiene in modo speciale a Dio.

5. E cosa vergognosa sciupare la
giovinezza.

6. Castighi minacciati a quelli che
non servono il Signore da giovani.

7. Mezzi per servire Dio dalla
giovinezza.

1. QUANTO È
STIMABILE CHI SERVE DIO DA GIOVANE. – «Chi piace a Dio (dalla
giovinezza) diventa il suo prediletto», dice il Savio (Sap.
IV, 10). A somma lode di Tobia la Sacra Scrittura dice che egli non
fece mai nessuna azione da ragazzo, mentre pure era il più
giovane di tutta la sua tribù (Iob.
I, 4). E perché aveva temuto e obbedito Dio fino dai più
teneri anni, la Scrittura dice che egli non mormorò contro Dio
perché lo avesse colpito di cecità; ma stette saldo nel
timore del Signore che egli ringraziava ogni giorno (TOB. II,
13-14).
Leggiamo nel 2° libro dei
Maccabei, al capo VII, l’esempio di coraggio e di fermezza nel
proprio culto, che fra acerbe torture diedero i sette fratelli,
perché avvezzi dalla prima età ad obbedire e servire
Dio… E quanti altri batterono la medesima via!… Che spettacolo
più dolce e più bella può offrirsi agli occhi di
Dio, degli angeli e degli uomini, che quello di un giovanetto o di
una fanciulla i quali passano la giovinezza nella modestia, nella
purità, nella saviezza, nella prudenza, nell’umiltà,
nella pietà, nella preghiera! O spettacolo che tanto più
innamora, quanto più è raro!
Volesse il cielo, che di molti dei nostri
giovani si potesse fare l’elogio che di S. Malachia fece l’abate di
Chiaravalle: «Benché tenerissimo di anni, non mostrava
nulla della petulanza giovanile, ma si diportava in tutto con costumi
degni della gravità di un vecchia (In morte B. Malach.)».
Volesse il cielo che
della nostra società si potesse ripetere col medesimo dottore:
«Noi vediamo tutto dì molti giovani più assennati
che i vecchi, mostrare provetta età nei loro costumi;
anticipano il tempo coi loro meriti e compensano con le virtù
quello che manca ai loro anni (Serm. in
psalm.
)». Ecco a questo proposito una
sentenza. di S. Agostino, degna di essere scritta .a lettere d’oro:
«La vostra vecchiezza tenga della puerizia, e nella puerizia
traspiri la vecchiaia; cioè la vostra saggezza senile sia
senza alterigia e la giovanile timidità sia accompagnata dalla
saviezza, affinché lodiate Dio ora e nell’eternità
(Sentent.)».

2. È FACILE
SERVIRE DIO DALLA GIOVINEZZA. – Il tempo e le circostanze più
adatte all’innesto sono la primavera e il vento caldo del
mezzogiorno. L’innesto spirituale riesce mirabilmente nella primavera
della vita, nell’età in cui i sentimenti sono sul fiorire e lo
Spirito Santo spira su l’anima ancora tenera il sacro e ardente
soffio del suo amore. Infatti la gioventù somiglia a un ramo
novello, per la sua flessibilità e la facilità con cui
riceve l’innesto divino il quale, nutrito del succo della grazia,
forma un albero fruttifero, l’albero della vita. Udite, o giovani,
che cosa vi dice il Signore: «Ascoltatemi, o frutti divini, e
fruttificate come il rosaio piantato lungo le sponde di fresco
ruscello; spandete un odore balsamico come il Libano; portate i fiori
che siano, nel candore e nel profumo; come i gigli, adornatevi di
verde fogliame, cantate inni di lode e benedite il Signore nelle sue
opere. Magnificate il suo nome e rendetegli testimonianza con le
parole della vostra bocca» (Eccli.
XXXIX, 17-20).
«Mentre ero
ancora giovinetto, narra di sé l’autore dell’Ecclesiastico,
ho cercato la sapienza con le mie preghiere; la domandava a Dio nel
tempio e diceva: io le terrò dietro fino alla fine di mia
vita; ed essa fiorì in me, come vite che dà frutto
precoce, e il mio cuore trovò in lei la sua letizia. I miei
piedi camminarono per la strada retta; dai primi anni io mi misi in
traccia di lei: ho abbassato l’orecchio, e l’ho ricevuta»
(Eccli. LI, 18-21).
Ecco l’esempio da imitarsi dai giovani i quali sono disposti più
che ogni altra età, ad accogliere prontamente e praticare
facilmente i dettami della divina sapienza, perché la
giovinezza è l’età più prossima all’innocenza,
la più atta a ricevere le buone impressioni e la più
pronta a fare una buona azione; è l’età più cara
a Dio. «Lasciate che i fanciulli vengano a me», diceva il
Maestro divino (MATTH. XIX, 14).
S. Benedetto
ammetteva nel suo ordine specialmente i giovani, affinché si
avvezzassero presto alla disciplina monastica. Anzi la storia ci dice
che nei primi tempi del Cristianesimo vi era l’uso di disporre i
ragazzi, i giovani e le fanciulle ai tormenti e al martirio. Cari
modelli ce ne forniscono la madre dei Maccabei e Santa Felicita le
quali, nell’educazione dei loro figli, non tralasciarono d’insinuarvi
l’amore al martirio e, giunto il tempo, ve li condussero. Così
leggiamo che fece, sotto il tiranno Dunaano, re di Arabia, una pia
madre la quale aveva istruito e preparato al martirio un suo bimbo.
Ora avvenne che il fanciullo, all’età di cinque anni, vide un
giorno strapparsegli la madre, per ordine del tiranno, ed essere
condannata ad ardere viva. A quella vista, mosso dal desiderio del
martirio, il ragazzino cominciò a piangere e sospirare dietro
la madre; avendogli Dunaano domandato se amasse meglio essere con lui
in un bel palazzo, ovvero con la madre in una caldaia infocata:
Preferisco, rispose, starmene con la mamma, affinché ella mi
prenda e conduca con sé al martirio. – E sai tu che cosa è
il martirio? riprese Dunaano. – E il bambino a lui: – Il martirio è
morire per Gesù Cristo per vivere di nuovo. – Chi è
Gesù Cristo? replicò il tiranno. – Venite alla chiesa,
soggiunse il bambino, e ve lo farò vedere. Ma non cessando il
tiranno di sollecitarlo con lusinghe e promesse, quel mirabile
fanciullo finì col dirgli: – Taci, o mostro; non cerco, né
voglio te, ma la madre mia. – Riunito a lei, si strinse al suo petto
e ricevé con essa la corona del martirio (Stor.
Eccl
.).

3. VANTAGGI DEL
SERVIRE A DIO DALLA GIOVINEZZA. – «Coloro che mi cercano di
buon mattino, mi troveranno», dice il Signore (Prov.
VIII, 17). Chi giunge a buona vecchiaia, gode i frutti raccolti nel
tempo della giovinezza, che sono la saggezza, l’autorità, il
diritto di dare consigli, l’onoratezza, la speranza dell’eternità
beata.. Ha dei figli e dei nipoti saggi, prudenti, gravi e onorati…
Chi al contrario ha fatto cattivo uso degli anni giovanili, raccoglie
nella tarda età dispiaceri, malinconia, disonore,
disperazione, sia per conseguenza della vita malvagia che ha menato,
sia per la mala condotta dei figli e dei nipoti. «Figlio mio,
dice il Signore, se avrai l’animo saggio, il mio cuore ne gioirà
con te» (Prov.
XXIII, 15). «Ricevi, figlio mio, l’istruzione nei tuoi
primi anni, e otterrai la sapienza fino alla vecchiaia. Avvicinati a
lei e aspettane i buoni frutti in pazienza, come colui che ara e
semina il terreno, aspettando la messe; in questo lavoro poco avrai
da faticare e ti nutrirai ben presto dei suoi prodotti»
(Eccli. VI, 18-20).
Cercate la virtù nel tempo della vostra giovinezza, e la
troverete come un frutto precoce; sarete colmi di felicità
(Eccli. LI, 18-20).
«Io mi sono ricordato di
voi, dice il Signore; ebbi pietà della vostra giovinezza e del
mio amore per l’anima vostra, sposa mia» (IEREM. II, 2). Io mi
sono ricordato, anima infedele, ed ha richiamato alla tua memoria la
tua prima età, durante la quale io, tuo Dio, non già
per riguardo alla bellezza, o alla sapienza, o alla ricchezza, o ad
altro tuo merito, ma per pura mia misericordia ho preso te in mia
sposa, te debole, povera, inferma; ti ha tratta a me e protetta e
dotata del battesimo, della scienza cristiana, della grazia, ecc.; ti
ho vestita di abiti preziosissimi e ornata di splendentissimi
brillanti, affinché tu mi serbassi la fedeltà che le
spose devono ai loro sposi…
«E’
vantaggioso per l’uomo, dice Geremia, ch’egli porti il giogo del
Signore fina dall’adolescenza» (Lament.
III, 27). Portare il giogo del Signore, vuol dire obbedire alle sue
leggi e ai suoi precetti, accettare gli obblighi che importa il
servizio di Dio; essere umile, dolce, paziente nelle contrarietà.
Colui che si è sottoposto al giogo del Signore fino dai primi
anni, e che ha diretto, col freno di una savia moderazione, la sua
giovinezza, riuscirà, dice S. Ambrogio, a vincere le proprie
passioni: dominerà i suoi sensi, e terrà in freno le
concupiscenze della carne; saprà discernere e sradicare le
cattive inclinazioni del proprio cuore, godrà tranquillità
e pace. Il giogo potente e amabile del Signore porta a desiderare Dio
e cercarlo; se la gioventù, quasi indomabile, si mette sotto
questo giogo, tutto le diventa facile, dolce e piacevole (In
Psalm. ex VIII, serm. IX
).
Per mezzo del giogo del suo
servizio, Dio doma la gioventù, la mantiene in piedi, la
preserva dalle cadute pericolose, la rende dolce, l’informa al bene e
finalmente la perfeziona. Egli suole alleggerire il suo giogo e far
sì che vi si gusti la vera felicità, calmando di grazie
e di consolazioni quelli che lo portano, secondo la parola di Gesù
Cristo medesimo: «Dolce è il mio giogo, soave il mio
peso» (MATTH. XI, 30).
Quanta saggia e generosa è
l’anima la quale fu educata di buon’ora alla scuola di Gesù
Cristo, e volle conservarsi veramente libera, sottoponendosi al giogo
divino, oppure geme di aver passato alcuni giorni fuori di questa
disciplina, che è principio di vita e di forza! Quest’anima
eroica è ferma nel proposito di sottoporsi e consecrarsi fina
alla morte al servizio del Signore nel silenzio, nella pazienza,
nella rassegnazione; senza mai scuotere il suo giogo e astenendosi da
ogni mormorazione; poiché l’anima la quale cerca di liberarsi
di questo giogo, lo porta a malincuore, lo trascina e lo aborre; e
allora essa ne è schiacciata, e perde ogni merito…
Buona cosa è
avvezzarsi da giovani alla disciplina, alla mortificazione,
all’austerità, alla pazienza, alla pratica della virtù,
in una parola al servizio di Dio. E questa la via che conduce alla
salute eterna e a grande perfezione. Dalla loro infanzia Sansone e
Samuele si astennero dal vino e da ogni bevanda fermentata e furono
consecrati Nazarei. In età tenerissima, S. Giovanni Battista
si ritirò nel deserto, vestì il cilizio, si cibò
di locuste, e meritò di essere il precursore e il martire di
Gesù Cristo. Il Salvatore divino cominciò dal presepio
a praticare la povertà e l’obbedienza, a menare una vita di
stenti e a prepararsi alla croce. Egli di se stesso diceva, per mezzo
del profeta: «Menai vita travagliata e povera fin dai giorni
della mia giovinezza» (Psalm.
LXXXVII, 16).
Gesù ama
l’infanzia che lo serve, dice S. Leone, quell’infanzia ch’egli
assunse nell’anima e nel corpo suo. Gesù ama l’infanzia che è
un modello di umiltà, d’innocenza, di dolcezza. Gesù
ama l’infanzia, secondo la quale informa i costumi ed a cui riconduce
la vecchiaia, e che propone per esempio a quelli che chiama a entrare
nel regno dei cieli (Serm. in Epiph.
n. 7).
Dove trovare utilità eguali
a quelle che s’incontrano nel servizio di Dio accettata fin dalla
giovinezza? Sapete che cosa vuol dire servire Dio dalla gioventù?
Vuol dire conservare la propria innocenza e purità; essere
nelle grazie di Dio, avere Dio in noi stessi, i suoi favori, le sue
benedizioni; vuol dire non perdere mai il prezioso tesoro del
battesimo e rimanere fedeli ai sacri impegni quivi contratti i vuol
dire avanzare di virtù in virtù e aumentare ogni anno,
ogni giorno, ogni ora, i propri meriti e la propria corona; vuol dire
conservare la pace del cuore e prepararsi ineffabili conforti,
assicurare la propria salvezza, restare tempio dello Spirito Santo,
ornato di tutti i suoi doni; mostrarsi degno membro di Gesù
Cristo, riuscire vincitore dell’inferno, del mondo, di noi medesimi;
vuol dire cominciare su la terra la vita degli angeli, e gustare un
saggio anticipato delle ineffabili delizie della città
celeste; vuol dire essere la consolazione del Padre, del Figlio,
dello Spirito Santo, di Maria, degli angeli, dei santi, della Chiesa,
della società, della famiglia; spargere dappertutto il buon
odore di Gesù Cristo e invitare col proprio esempio, gli altri
a fare lo stesso, a schivare il peccato, a praticare la virtù
e a santificarsi.
Felice nel tempo e nell’eternità quel
giovane che serve al Signore con tutto il cuore e con tutta l’anima e
con tutte le forze e che persevera in questo dolce e salutare
servizio!

4. MOTIVI DI SERVIRE DIO NELLA
GIOVENTÙ: 1° perché questa età passa presto.
– Che cosa è la gioventù? un’età che passa come
il fiore sbocciato la mattina, appassito la sera; come leggero
vapore, o goccia di rugiada al comparire del sole; come sogno, o
baleno, o volo di uccello… Che casa sono tutte le età, prese
ad una ad una? Che casa è la vita intera, paragonata
all’eternità?
Per quanti poi la giovinezza è
l’ultima età della vita? Quanti devono dire con Ezechia, re di
Giuda: Sul fine dei miei anni discendo nel sepolcro… La mia vita fu
tolta e piegata ad un tratto, come la tenda di un pastore: fu
troncata come la tela del tessitore. Mentre io ero tuttavia sul
crescere, la mano del Signore mi ha reciso; dal mattina alla sera i
miei giorni ebbero fine. Speravo di vedere ancora l’aurora del giorno
seguente, ma il male stritolò come leone le mie ossa (ISAI.
XXXVIII, 10, 12-13)? Oh, di quante persone si può dire quello
che Geremia diceva del popolo di Gerusalemme: «Il sole tramontò
per lui, mentr’era ancora giorno alto» (XV, 9)!
Se volete sapere
perché mai una morte prematura abbia colpito quel giovane
virtuoso, aprite la Sapienza al capo IV, e vedrete che siccome egli
piaceva a Dio, perciò Dio lo amò più degli altri
e lo tolse di mezzo ai peccatori fra cui viveva, affinché la
malizia non gli traviasse l’intelletto e l’illusione non gli
guastasse il cuore. Poiché molto facilmente avviene che l’uomo
semplice e aperto sia colto al laccio della frivolezza dei beni e
dell’incostanza dei desideri terreni. Consumato in pochi giorni,
tuttavia visse molto e perché la sua anima piaceva a Dio, egli
si affrettò a toglierlo dalle iniquità del secolo. Ma
la gente vede e non comprende; non pensa che la grazia e la
misericordia del Signore piovono sopra i suoi santi, e il suo sguardo
si posa su di loro. Il giusto morto condanna gli empi vivi; ed una
santa gioventù rapidamente trascorsa è rimprovero alla
vecchiezza del malvagio (Sap.
IV, 10-16).
Perché poi altre volte la morte abbatte,
non meno prematuramente, quel giovane corrotto ed empio? Sebbene
siano impenetrabili i segreti di Dio, che noi dobbiamo adorare e non
scrutare, ci è però lecito asserire che questo avviene:
1° in punizione della rea condotta…; 2° perché non
prolunghi di più la catena delle iniquità e non
accresca di più il già troppo terribile conto che ha da
rendere a Dio…; 3° per mettere fine agli scandali che
semina…; 4° perché serva d’esempio ai suoi coetanei; ai
savi affinché perseverino, ai dissipati perché .si
convertano…; 5° perché era maturo per l’inferno.
Ah! la brevità della
giovinezza grida ad alta voce ai giovani la necessità di
consecrare quest’età al servizio del Signore.
perché
quale è la gioventù, tali sono le altre età
.
– «La vostra vecchiezza ricopierà gli anni della vostra
gioventù», dice il Signore (Deuter.
XXXIII, 25). «L’adolescente, dice il Savio, continuerà
la strada per la quale si è messo e non ne uscirà
nemmeno da vecchio» (Prov.
XXII, 6). «Le ossa dell’empio, scrive Giobbe, saranno penetrate
dei vizi della sua giovinezza, e se li porterà con sé
nella polvere della tomba» (XX, 11). Un vaso di terra, come
nota S. Gerolamo, mantiene a lungo, ed alcune volte anche per sempre,
dice il poeta, l’odore del liquore di cui fu riempito la prima volta
(Epist.).
perché
questa età è la più esposta al male
.
– Chi negherà che h gioventù sia un’età piena
d’ignoranza, d’inesperienza, di debolezza, di presunzione? Quattro
motivi spingono il demonio a muovere più accanita guerra alla
gioventù, che non alle altre età, e sono 1) perché
sa che Dio ama di speciale amore la gioventù più pia e
costumata; perciò egli si adopera mani e piedi per rubare al
Signore l’incantevole fiore, dell’età e della virtù…;
2) perché con questo mezzo egli trascina incatenate per la
strada del peccato tutte le età seguenti…; 3) perché
è più facile adescare i giovani…; 4) perché
quando sono caduti nel vizio, i giovani vi si immergono
perdutamente… Anche il
mondo e la carne fanno ai giovani
guerra più crudele che non agli altri come l’esperienza
c’insegna.
«La gioventù, scrive S. Basilio, è
molto leggera e assai proclive al male; ora sono concupiscenze
indomite e sfrenate, ora collere bestiali e crudeli. Maldicenza di
parole, petulanza di tratto, arroganza di risposte, boria e fasto
figlio dell’orgoglio, uno sciame insomma di vizi ronza continuamente
attorno, e assale e morde l’età giovanile (Homil in
Psalm
)». Ora se i giovani sono esposti a tanti pericoli e
scogli, a tante tentazioni e passioni, ed hanno poco o nulla di
esperienza, non è forse cosa estremamente utile e necessaria
che si consacrino al servizio di Dio, se vogliono scampare a certo
naufragio?
Perché
questa età appartiene in modo speciale a Dio
.
– Certamente tutte le età appartengono al supremo padrone di
tutte le cose, ma per titolo specialissimo a lui appartiene la
giovinezza che rappresenta le primizie della vita dell’uomo e ognuno
sa che le primizie furono in ogni tempo e luogo offerte al Signore…
I bei fiori di primavera e principalmente i primaticci, sono sempre i
più belli, i più graditi, i più preziosi, i più
ricercati, e noi preferiamo questi quando vogliamo fare un regalo a
persona cara. Ora l’età giovanile è il più
eletto fiore del giardino del Signore; a lui dunque bisogna
consacrarla… Sul fiore dell’età, Gesù Cristo diede la
sua vita per la salute del mondo; a questo pensiero, chi non
consacrerà al divin Redentore questa parte della sua vita?…
La gioventù non ci appartiene; toglierla o negarla a Gesù
Cristo, è un furto che noi gli facciamo.

5. E COSA VERGOGNOSA
LO SCIUPARE LA GIOVINEZZA. – La maggior parte dei giovani si avviano
per una cattiva strada e vanno dicendo: Darò la mia gioventù
al piacere e la vecchiaia alla penitenza; la gioventù
concederò all’ozio ed alle passioni, la vecchiezza al lavoro e
alla virtù; sacrificherò la giovinezza alla carne, al
mondo, al demonio, la vecchiaia consecrerò all’anima e a
Dio… Che insulto a Dio, che vergogna per l’uomo è mai
questa, di dare al diavolo il fiore e il frutto della vita, serbando
a Dio il gambo fatto strame! Dove trovare insensatezza più
stupida che questa, di sciupare nell’ozio e nella mollezza un’età
atta al lavoro, e costringere ad una fatica troppo pesante, l’età
fatta per il riposo! Come si regola l’uomo prudente, negli affari del
secolo? Egli dice: bisogna che cerchi, nel vigore dell’età, a
procacciarmi dei mezzi per passare tranquillo i miei ultimi giorni.
Ora perché non si fa altrettanto, trattandosi dell’affare
dell’anima?.. Che spaventoso pericolo non è quello di chi si
abbandona al disordine, nella vana e incerta speranza, prima di una
lunga vita, poi di avere il tempo necessario alla penitenza!… Alla
gioventù tocca preparare, dice Seneca, alla vecchiaia godere
(Prov.).
Grave imprudenza e mostruosa
ingratitudine è abbandonare e offendere Dio nella giovinezza.
A chi si diporta in tale maniera, sono diretti quei rimproveri di
Geremia: «Tu hai dunque abbandonato il Signore Dio tuo nel
tempo in cui ti guidava per la strada. Ed ora cosa ti giova l’aver
lasciato la sorgente d’acqua viva, per bere il fango delle passioni e
del mondo? La tua malizia insorgerà ad accusarti e la tua
avversione si leverà a rimproverarti. Vedi una volta e
comprendi quanto sia per te funesta e amara cosa l’esserti
allontanato dal Signore Dio tuo e non avere più il suo timore.
Tu hai rotto le mie catene, hai spezzato il mio giogo, gridando: Non
servirò!» (IEREM. II, 17-20).
E non sono pochi,
purtroppo, questi giovani che furono divorati dal fuoco delle
passioni, che deviarono dal retto cammino fin dalla prima età
e s’impigliarono nell’errore fino dall’infanzia (Psalm.
LXXVII, 63); (Id.
LVII. 3).
Della maggior parte dei giovani si
può dire con Baruch, che videro il lume, eppure vissero di
vita carnale; ignorarono la strada della sapienza, non ne conobbero
il sentiero; la rigettarono, ed essa si allontanò da loro
(III, 20-21).
«O giovani,
dice il Signore, e fino a quando amerete voi le fanciullaggini? fino
a quando gli insensati brameranno quello che loro è nocevole,
e gli imprudenti volgeranno il tergo alla scienza?» (Prov.
I, 22). Fino a quando avrete voi in uggia la scienza della virtù
e della salute, e farete buon viso alle frivolezze, ai giuochi;
all’ozio, all’infingardaggine, al peccato, alla morte?… «Credete
voi di trovare, domanda l’Ecclesiastico,
nella vostra vecchiaia, quello che non avrete raccolto nella
giovinezza?» (XXV, 5).
Dove sono, ahimè! i giovani
che abbiano conservato la loro innocenza? dove trovare giovani umili,
modesti, casti, docili, saggi, edificanti? Come ne è piccolo
il numero! come grande, al contrario, è la folla di quelli che
perdettero così bella virtù!…


6. CASTIGHI
MINACCIATI A QUELLI CHE NON SERVONO IL SIGNORE DA GIOVANI. – «Godi
pure, o giovane, nei giorni della tua adolescenza, sfoga ogni tuo
capriccio, ma sappi che di tutte queste cose Dio ti chiederà
conto» (Eccle.
XI, 9). «I ragazzi, lamenta Geremia, furono trascinati in
schiavitù dinanzi alla faccia del dominatore» (Lament.
I, 5), cioè innanzi al demonio, come spiegano gli interpreti.
E il profeta Baruch: «Non presero la via della sapienza, perciò
perirono» (III, 27). Ecco finalmente come lo Spirito Santo
descrive, per bocca di Giobbe, i castighi che seguono una giovinezza
colpevole: «Signore, voi mi avete, amareggiato sino al fondo
dell’anima, e mi avete fatto vittima dei trascorsi della mia
adolescenza. Voi avete posto ai miei piedi degli intoppi, e avete
notato tutti i miei procedimenti; io sarò divorato come corpo
roso da cancro, come veste consumata dalla tignola» (IOB. XIII,
26-28).
Da queste parole della Scrittura
si deduce che Dio minaccia alla gioventù viziosa i seguenti
castighi: 1° la peggiore fra le schiavitù, quella del
diavolo; 2° l’amarezza del rimorso; 3° una rovina totale; 4°
una morte spaventosa; 5° un giudizio terribile… Che disgrazia
perdere l’innocenza, la bella età, la virtù, l’anima e
Dio!… Che tremendo castigo essere venduto al vizio e al demonio!…

7. MEZZI PER SERVIRE DIO DALLA
GIOVINEZZA. – Sono molti i mezzi che ci conducono a servire Dio e a
correggerci dei nostri difetti dalla giovinezza.
L’osservanza
della legge divina
. «In qual modo può
mai la gioventù emendare i suoi costumi?», domanda il
Salmista, e risponde: «Con l’osservare i precetti del Signore»
(Psalm. CXVIII, 9).
Il
ricordo di Dio
. «Ricordati del tuo
Creatore nei giorni della tua giovinezza» leggiamo
nell’Ecclesiaste
(XII, 1).
Il
timore di Dio
. Tobia insegnò al suo
figliuolo a temere Dio dall’infanzia e ad astenersi da ogni peccato
(Tob. I, 10).
La
prudenza
. «Uscite dall’infanzia e
vivete e camminate per le vie della prudenza», si legge nei
Proverbi (IX, 6).
L’istruzione
cristiana
. «Figlio mio, dice il Savio,
ricevi l’istruzione dai tuoi primi anni,e troverai la sapienza fino
agli ultimi» (Eccli.
VI, 18).
6° Preporre Dio ad ogni cosa,
e ricordarsi che l’anima è il più prezioso tesoro
affidato alla custodia dell’uomo…
7° Amare di cordiale e tenero
affetto la Beata Vergine Maria, raccomandarsi a lei tutti i giorni e
non lasciarne passare uno solo, senza prestarle qualche particolare
omaggio.
8° Non tenere mai su la
coscienza un peccato mortale; ma pentirsi ogni giorno delle colpe
commesse e confessarsene al più presto.
9° Pensare sovente alla morte
e considerare che, dopo morte, chi fu morigerato da giovane sarà
eternamente felice con Dio e con i santi; che al contrario chi
dimentica Dio nell’aurora della sua vita, ha tutta la ragione di
temere di perdersi eternamente…
10° Rispettare se medesimo e
in pubblico e in privato.
11° Fare tutte le azioni come
se fossimo sotto gli occhi di rispettabili persone.