I TESORI DI CORNELIO A LAPIDE: La tepidezza

Vita cattolica: Matrimonio, laicato...

 1. Che cosa è la tepidezza?
 2. Come cammina e dove va la tepidezza.
 3. Pericolo della tepidezza.
 4. Quanto è colpevole la tepidezza, e come difficilmente si esce da questo stato.
 5. Cause della tepidezza.
 6. Mezzi di uscire dalla tepidezza. 

1. CHE COSA È LA TEPIDEZZA? – La tepidezza è una volontà irreso­luta, sonnecchiante, dubbiosa, indebolita… L\’uomo tiepido non sente gusto per nulla, nemmeno per il cielo (Psalm. CV, 24). Per lui non hanno attrattiva né la grazia, né la virtù, né la preghiera, né la parola di Dio, né la confessione, né la comunione; – egli è come uomo in agonia (Psalm. CVI, 18). L\’accidia lo addormenta, lo intorpidisce; di modo che non bada più alla legge di Dio, se ne allontana, e sviene di sfinimento spirituale (Psalm. CXL VIII, 28); (Psalm. CXLII, 7). È simile a quegli dèi dei Gentili, che hanno bocca, dice il Profeta, e non parlano; hanno occhi e non vedono; hanno orecchi e non odono; hanno narici e non odorano; hanno mani e non le muovono; hanno piedi e non camminano (Psalm. CXIII, 5-7). Di lui si può dire quello che Isaia lamentava del popolo israelitico: pare che preghi ed onori ancora Iddio, ma lo fa senza gusto, e a fior di labbra; il suo cuore è lontano da Dio (ISAI. XXIX, 13); è veramente una terra sterile e vuota (Gen. I, 2). Dei tiepidi così parla S. Bernardo: Vi sono delle persone pusillanimi e infingarde che cadono sotto il peso, avendo bisogno, per camminare, delle verghe e dello scudiscio; sono senza gioie vere e senza tristezza profonda; rara e di poca durata è la loro semicompunzione, lenta e codarda la loro obbedienza, senza nervo e gusto la loro conversazione, divagata e fredda la loro preghiera; i loro pensieri sono terreni e le loro parole leggere; a poco o nulla loro giova la lettura; mediocre è il loro pu­dore, e senza forza la ragione; nulla ha la disciplina, e pesante il timore dell\’inferno. A questi segni si conosce l\’uomo tiepido (Serm. LXIII, in Cant.). Egli somiglia a Sansone tra le braccia di Dalila; la sua anima ha perduto ogni energia; egli cade in uno spossamento poco differente dalla morte (Iudic. XVI, 16).
L\’uomo tiepido, accidioso, ha una fede quasi morta, una speranza che barcolla, una carità che languisce. L\’uomo tiepido è nel peccato e non lo sa; è infermo e non se n\’accorge, se pure non si crede sano e robusto. Si persuade di essere buono, vive nella sicurezza, come se non gli mancasse nulla e non vede, il disgraziato, che manca di tutto; che si trova nella condizione di quell\’infelice dell\’Apocalisse, che si credeva ricco, ed era miserabile, povero, nudo, cieco (Apoc. III, 17).
L\’uomo tiepido è irresoluto…, tentennante…, esitante…, zoppica tra il vizio e la virtù; non osa commettere a occhi aperti e di propo­sito deliberato una colpa grave, e perciò si stima giusto e trascura di darsi a vita più fervorosa…; adempie certi doveri di religione, come per esempio, assistere alla messa, accostarsi ai sacramenti, ecc.; ma tutto questo fa con negligenza e con poca voglia, senza gusto e senza frutto di progresso spirituale…
 
2. COME CAMMINA E DOVE VA LA TEPIDEZZA; – La malattia e la morte di Lazzaro sono una figura dei gradi della tepidezza. 1° Languiva, languens… 2° Cadde infermo, infìrmabatur… 3° Dormiva – Lazarus dormit… – 4° Venne a morte, mortuus est… 5° Andò in putrefazione, iam foetet... O tepidezza, dove hai tu condotto Lazzaro? – Ubi posuisti eum? – Signore, venite e vedete questo spaventoso stato: ­ Domine, veni et vide. – E Gesù, vedutolo, ne rabbrividì e pianse. Una pietra chiudeva il sepolcro; Gesù comanda che si tolga, poi grida ad alta voce: « Lazzaro, sorgi!» (IOANN. XI, 33-43). Oh come è necessario un simile prodigio per ridonare la vita all\’uomo tiepido!
Per la tepidezza, osserva S. Bernardo, il nervo dello spirito s\’indebolisce; il languore accascia le forze; il rigore della penitenza spa­venta; l\’anima diviene pusillanime, la grazia se ne va a poco a poco; il torpore aumenta; la carità diminuisce; la voluttà seduce; la sicurezza inganna e intanto si forma l\’abitudine. Dirò di più: la legge è misconosciuta, il timor di Dio si dilegua (Serm. LXIII, in Cant.). In questa deplorevole tepidezza, la parola di Dio, i buoni esempi, i savi consigli, non sono più che un bronzo sonante, una voce nel deserto.
Alla languidezza tiene dietro la negligenza, poi la freddezza, quindi la sterilità ed una somma indigenza. Riesce assai difficile non ca­dere nelle colpe gravi quando si è fatto il callo alle leggere, dice Eusebio (In Chron.); e la sua sentenza è avvalorata dalla parola dello Spirito Santo: «Chi non bada alle cose piccole, cadrà a poco a poco nelle gravi» (Eccli. XIX, 1). Segreto, ma giusto giudizio di Dio! «Ah, voi prevedete, dice S. Agostino, e vi guardate dalle gravi cadute, ma delle piccole che conto fate? Badate che gettando lungi da voi un enorme sasso, non vi lasciate poi schiacciare dalla sabbia! (In Eccles.)».
 
3. PERICOLO DELLA TEPIDEZZA. – Spaventosa è quella sentenza di Dio nell\’Apocalisse: «Io conosco le tue opere, tu non sei né freddo né caldo. Oh! se almeno tu fossi o tutto freddo, o tutto caldo! Ma perché sei tiepido, io comincerò a rigettarti dalla mia bocca» (Apoc. III, 15-16). Dio rigetta l\’uomo tiepido, cioè 1° gli nega i suoi favori; 2° questo vomito significa che i tiepidi sono frutti verdi e bacati, che non essendo maturati per mancanza di calore, riescono indigesti, allo stomaco; 3° significa ancora che i tiepidi fanno a Dio quella nausea che a noi fa il cibo vomitato… 4° Dio rigetta con violenza l\’uomo tiepido, come avviene nel vomito: perché la sua bontà non può sopportare senza patirne gli effetti della tepidezza; 5° Dio non dice: ti vomiterò dalle mie viscere, ma dalla mia bocca; perché i tiepidi sono tanto in uggia a Dio, che non li ammette giammai nel suo cuore, ma tosto li ributta appena si accostano alla sua bocca divina. Incipiam te evomere: comincerò a vomitarti; non è ancora interamente compiuto il tuo rigetto, ma sono pronto a farlo e lo farò.
Ah! voi dite, anima tiepida, che siete ricca, e che non abbiso­gnate di nulla; e non sapete che siete povera e nuda e cieca (Ibid. 17). Siete povera, cioè senza carità; cieca, perché mancate di provvidenza; nuda, perché spoglia di buone opere. Ovvero, come spiega S. Gregorio Papa, povera, perché priva delle ricchezze delle virtù; cieca, perché non vede la sua povertà; nuda, perché ha perduto la sua bianca stola, e, quel che è peggio, non si accorge di averla perduta (Moral. lib. XXXIV. c. III).
Il Vangelo ci dice che le vergini stolte non essendosi per indo­lenza provvedute di olio per rifornire le lampade all\’arrivo dello sposo, non si trovarono pronte a riceverlo, e, quando giunsero, trovarono la porta chiusa e, gridando che per pietà loro fosse aperto, si udirono rispondere dallo sposo: Andatevene, io non vi conosco (MATTH. XXV, 3-5, 11-12). Ecco i tiepidi, ecco i pericoli della tepidezza ed il suo castigo. Su di loro pesa la maledizione di Osea: «Da\’ loro, o Signore; e che cosa darai tu? Viscere ste­rili ed aride mammelle» (OSEAE, IX, 14). Non più fecondità spirituale nell\’anima tepida; ella non si nutre più del latte spirituale. A lei avviene come all\’infelice Baldassarre è messa su la bilancia ed è trovata leggera (DAN. V, 27). Ha il capo chino, il cuore languido; dalla testa ai piedi è tutto una piaga e le sue piaghe invermiscono ogni giorno più (ISAI. I, 5-6). La sua forza si è disseccata come argilla nella fornace, la sua lingua gli si è at­taccata al palato, ed egli è condotto alla corruzione del sepolcro (Psalm. XXI, 16).
Io sono passato, dice il Signore nei Proverbi, per il campo dell\’indolente e per la vigna dell\’insensato: ed ho trovato tutto il suolo ingombro di spine, coperto di rovi, e la muraglia di pietre rovinata. O uomo tiepido e negligente, tu sonnecchi, tu dormi, ed ecco la povertà venirti addosso di corsa, la miseria sopraggiungerti come ca­valiere armato (Prov. XXIV, 30-34). Chi trascura la sua vigna, com­menta S. Bernardo, la distrugge. Non vi è tralcio dove non c\’è succo: e il succo è Gesù Cristo. Che cosa produrrà la vigna, se è secca? Forse che un albero sterile non è quasi morto? Come vivrà l\’uomo tiepido nel quale non circola quasi più il succo divino? Per ciò stesso che mena una vita inutile, la sua vita è una morte. Un campo ed una vigna non coltivati diventano sterili e senza valore e tale è la condizione di un\’anima tiepida. Quest\’anima, coperta d\’ignominia e di confusione, discende dal cielo nell\’abisso; rotola dal trono nel fango, dallo splendore nelle tenebre, da un palazzo in una cloaca, dal chiostro nel secolo, dal paradiso nell\’inferno (Serm. in Cant.). Guai al tiepido! egli sarà come il tamarisco del deserto, che non conosce giorni di abbondanza; perché abiterà nei luoghi aridi del deserto, in una terra seminata di sale (IEREM. XVII, 5-6).
I tiepidi dormono e al loro svegliarsi, credendosi ricchi, saranno poveri; perché la tepidezza consuma, dice S. Giovanni Crisostomo, l\’ingegno e le forze (Ho­mil. ad pop.). L\’uomo tiepido è in uno spaventoso accecamento. Non s\’immagini, dice S. Agostino, non si lusinghi di conoscere Iddio, se pretende di servirlo senza buone opere. Per quanto si creda ricco, egli in verità è poverissimo (In Psalm.). Il tiepido è zimbello del demonio… Racconta Ruffino che l\’abate Pimedio diceva: Le mosche fuggono dall\’acqua bollente, cadono nella tiepida e vi generano la corruzione delle passioni e dei vizi (In Vit. Patr. l. VII, c. 39). «Gesù Cristo, scrive S. Agostino, è venuto ed ha incatenato Satana. Ma qual­cuno domanderà: se Satana è stato legato, perché mena ancora tante stragi? È vero,egli fa molto male; ma solamente ai tiepidi ed ai negligenti» (Serm. CXCVII, de Temp.).

4. QUANTO È COLPEVOLE LA TEPIDEZZA E COME DIFFICILMENTE SI ESCE DA QUESTO STATO. – S. Gregorio scrive: È caldo colui che ha l\’amor di Dio; è freddo chi si trova volontariamente e scientemente in istato di colpa grave; è tiepido chi è in peccato, ma non vuole conoscerlo, e, per ipocrisia, vuol essere tenuto per giusto. A rigore, il tiepida non vorrebbe peccare mortalmente di proposito deliberato; ma tracannando come acqua i peccati veniali, se gli si presenta l\’occasione e la tentazione è un po\’ forte, cade in colpe gravi (Moral. lib. XXXIV, c. II). Ora, quantunque sia cosa intrinsecamente più cattiva essere freddo e rimanersene in questo stato glaciale, che non l\’essere tiepido; quantunque sia cosa più cattiva peccare scientemente e volontariamente, cioè l\’essere freddo, che non peccare per ignoranza, per accidia, per debolezza, il che vuol dire essere tiepido; tuttavia il Signore nell\’Apocalisse condanna e biasima più severamente la tepidezza che non la freddezza; perché:
1° La tepidezza è più pericolosa della freddezza, sia per motivo dell\’estrema indolenza per cui il tiepido non bada ai rischi che corre, ma pensa solo a vivere tranquillo, a riposarsi, a dormire; sia per motivo del pericolo di essere abbandonato da Dio. Infatti Dio, che è fuoco consumatore e che vuol essere servito dai Serafini, ha in abo­minio la tepidezza e sottrae la sua grazia al tiepido; permette che si addormenti di profondo sonno e cada così a poco a poco nell\’abisso. Il peccato dell\’uomo tiepido è dunque più leggero in se stesso, ma più pericoloso che lo stato di chi ha il cuore freddo.
2° Coloro che sono freddi, sono più facili a rientrare in se stessi e convertirsi, e infatti sovente si volgono al pentimento; i tiepidi o non mai o ben di rado; dunque il pericolo è più grave nella tepi­dezza che nella freddezza. Voi vedrete, osservava già S. Bernardo, convertirsi e ritornare sinceramente a Dio assai più numerosi i grandi peccatori, che non i mediocri e i tiepidi. I freddi di cui parla la Scrittura sono gli infedeli che peccano per ignoranza; peggiori di questi sono i tiepidi, cioè i cristiani indolenti e vili (Epist. LVI, ad Richardum). Spesso ci accade di vedere cuori freddi diventare fer­venti, dice Cassiano, ma non abbiamo veduto mai cuori tiepidi cam­biarsi in fervorosi (Collat. IV, c. XIX). A loro fa eco S. Gregorio Papa il quale scrive: Vi è da sperare che un cuore freddo si volgerà un giorno ad amare Dio, ma per il cuore tiepido, decaduto dal suo fervore, vi è poca speranza. Infatti colui che si trova in peccato non perde la fiducia di uscirne; ma colui che dopo la sua conversione cade nella tepidezza, più non ha la speranza che aveva mentre era grande peccatore. Una colpa grave è presto conosciuta e prontamente riparata, al contrario una colpa creduta leggera rimane, appunto perché non se ne tiene conto. Da ciò ordinariamente ne segue che l\’anima avvezza alle mancanze leggere a poco andare non teme più le gravi e vi cade senza rimorso (Pastor.).
Anche S. Doroteo diceva che vi è molto da temere che il tiepido non precipiti in un\’assoluta insensibilità (In Vita). E così non fosse! ma la quotidiana esperienza ci costringe, pur troppo, a dover ripe­tere con S. Giovanni Crisostomo: «Abbiamo conosciuto parecchi in ogni genere di virtù compitissimi, i quali essendo caduti per tepi­dezza, precipitarono poi nel baratro di tutti i vizi (Homil. ad pop.)». E la ragione ne è questa, nota l\’Alvarez, che i peccati mortali sono meno peri­colosi, perché il loro aspetto orribile spaventa, mentre i leggeri sono tanto più pericolosi e da temere, quanto meno ci atterriscono e ci portano insensibilmente all\’estrema rovina (In Isai.). Ecco perché Sant\’Agostino esce in questa sentenza: lo ardisco dire ai casti orgogliosi che è meglio per loro che cadano; io oso dire ai superbi che è me­glio per loro che inciampino in qualche pubblica colpa, la quale li porti a non più compiacersi e invaghirsi di se stessi, poiché per questa vana loro compiacenza non cessano di cadere (De Civit. Dei, lib. XIV, c. XIII).
Non meno terribile per i tiepidi è quest\’altra sentenza di Papa S. Gregorio: «Ordinariamente una vita fervente di amore dopo. la colpa piace più a Dio, che non l\’innocenza la quale intorpidisce nella sicurezza (Pastor. l. III, admonit. XXXIX)»; molto saggio è perciò quel consiglio del Crisostomo: «Con più cura e con maggiore premura sono da evitare le colpe piccole che le colpe gravi; perché queste ripugnano alla natura; quelle invece, appunto perché leggere, rendono pigri, indolenti, sconsiderati. Se l\’anima non tiene conto delle colpe leggere, non può levarsi animosa a scacciarle; e per ciò dalle piccole passa ben presto alle enormi (Homil. ad pop.)». Secondo l\’Alvarez, il segnale di un amore tiepido sta in questo, che l\’uomo non vuole offendere in cosa grave colui che ama, ma non ne cura la volontà in tutto ciò che questi non gli ordina in tono severo (In Ezech.).

5. CAUSE DELLA TEPIDEZZA. – Le principali cause della tepidezza sono: 1° l\’accecamento spirituale; 2° l’allontanamento da Dio; l\’anima tepida fa come Pietro il quale nel tempo della Passione seguiva Gesù, ma da lontano e così finì col negarlo (MATTH. XXVI, 58, 70); 3° il raffreddamento del primiero fer­vore (Apoc. II, 4); 4° la dimenticanza della preghiera, dell\’esame di coscienza, dell\’elevazione del cuore a Dio; 5° la confidenza in se stesso, la vanità, l\’orgoglio, la presunzione, il poco conto delle cose sante; 6° il disprezzo delle colpe leg­gere e l\’abitudine di cadervi senza scrupolo; 7° l\’abuso delle grazie ordinarie; 8° attendere alle cose sante per abitudine.
 
6. MEZZI DI USCIRE DALLA TEPIDEZZA. – «Ti avverto, scriveva S. Paolo a Timoteo, che tu faccia rivivere la grazia di Dio, che si trova in te per l\’imposizione delle mie mani» (II Tim. I, 6). Non imitiamo i giudei i quali nel deserto non facendo nessun conto della terra promessa, perirono tutti prima di entrarvi. Dio non dà la sua grazia agli indolenti e ai tiepidi, ma a quelli che desiderano e si affrettano di avanzare, che si applicano allo studio ed alla pratica delle virtù e della perfezione; perciò lo Sposo dice alla Sposa dei Cantici: «Sorgi, affrettati a venire a me, diletta mia» (Cant. II, 10). E quando, l\’An­gelo sciolse i ceppi a Pietro nel carcere, non gli ordinò forse di levarsi prontamente? (Act. XII, 7).
Cuori tepidi, anime languide, affrettatevi a correggervi dei vostri difetti, ad umiliarvi, a conformarvi alla volontà di Dio, ad esercitarvi Delle opere di carità. Questa è la via per uscire dalla tepidezza e per guadagnarvi la grazia di Dio… Dice infatti S. Ambrogio (Offic. lib. III): «Dio è presente a quelli che lo amano, ma si nasconde ai tiepidi; i benefizi celesti sono concessi non a quelli che dormono, ma agli avveduti e vigilanti».
Per uscire poi dallo stato di tepidezza sono mezzi efficacissimi: l° Un amore fervido verso Iddio. 2° L\’applicazione alle buone opere. 3° La frequente meditazione dei Novissimi. 4° La fuga dell\’accidia spirituale: «Sorgi, o tu che dormi, dice l\’Apostolo, ed esci fuori dai morti, e il Cristo ti illuminerà» (Eph. V, 14). 5° La parola divina letta, ascoltata, meditata e praticata. 6° Siccome tutti i giorni offen­diamo in qualche cosa il Signore, così pratichiamo tutti i giorni qualche penitenza. 7° Nutriamo un\’avversione sincera al peccato. 8° Vigiliamo continuamente a nostra difesa, come i nostri nemici studiano continuamente alla nostra rovina. 9° Lavoriamo alla no­stra salute con timore e tremore. 10° Non perdiamoci mai di coraggio alla vista delle molte colpe in cui cadiamo ogni giorno, ma pentiamocene, e rinnoviamo sovente i buoni proponimenti.