I TESORI DI CORNELIO A LAPIDE: Gesù Cristo (VI)

Vita cattolica: Matrimonio, laicato...

 44. Gesù Cristo pietra angolare.
 45. Gesù Cristo fine della legge.
 46. Gesù Cristo mediatore.
 47. Gesù Cristo Salvatore.
 48. Gesù Cristo è salvatore, non redentore degli angeli.
 49. Gesù Cristo nostro protettore e padre.
 50. Gesù Cristo è buon pastore, sacerdote e pontefice.
 51. Gesù Cristo è la porta.
 52. Gesù Cristo è la via, la verità, la vita.
 53. Gesù Cristo ci ama e ci protegge.

44. GESÙ CRISTO PIETRA ANGOLARE. – Gesù Cristo è la base di ogni cosa; non ve n'è mai stata, né mai ve ne sarà altra. «Nessuno, dice S. Paolo, può gettare altro fondamento da quello che già è stato gettato; e questo è Gesù Cristo» (I Cor III, 11); S. Agostino dice che Gesù Cristo è il fondamento dei fondamenti (Sentent. CVI).
S. Paolo, parlando degli Ebrei peregrinanti nel deserto, dice che bevettero tutti la medesima bevanda spirituale, scaturita dalla pietra spirituale che li seguiva; e quella pietra era Cristo
(I Cor X, 4). Il masso di Oreb e l'acqua che ne zampillava, raffigurava Gesù Cristo, la sua dottrina, il suo sangue, i suoi sacramenti. E la roccia su la quale sta fondata la Chiesa; è la sorgente dei favori che ricevettero gli Israeliti, e di quelli che riceviamo noi continuamente da Dio. Quella pietra era la figura di Gesù Cristo, vera pietra fondamentale, la quale seguiva gli Ebrei nel deserto ed accompagnava e accompagnerà per sempre la sua Chiesa, secondo la sua promessa: «Ecco che io mi troverò con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo» (MATTH. XXVIII, 20).
Qual disegno ebbe Dio Padre nella missione di Gesù Cristo? Questo, risponde S. Paolo, «di ristorare e riparare e unire in Gesù Cristo le cose tutte che nel cielo e nella terra si contengono» (Eph. I, 10). «Il cielo è da Gesù Cristo restaurato, commenta qui S. Agostino, perché per mezzo di lui gli uomini vi occupano i seggi lasciati vuoti dagli angeli; la terra è rinnovata e ristabilita, perché gli uomini predestinati alla vita eterna, vengono mondati dell'antica corruzione e ringiovaniti in Gesù Cristo (Serm.)».
«Noi siamo fattura, edifizio di Gesù Cristo, continua il medesimo Apostolo, basati sopra di lui come sopra la pietra angolare, su la quale è necessario che posi ogni fabbrica che si voglia innalzare come tempio santo di Dio, e su la quale anche voi siete edificati per essere la dimora di Dio nello Spirito Santo» (Eph. II, 20-22). «In Gesù Cristo furono create tutte le cose nel cielo e nella terra, le visibili e le invisibili; i troni e le dominazioni, i principati e le podestà, tutto insomma fu creato da lui. Ed egli è innanzi a tutti, ed ogni cosa in lui sussiste. Egli è il capo del corpo della Chiesa, è il principio, il primogenito dei morti, di maniera che egli tiene il primato in tutte le cose: perché piacque al Padre che in lui dimorasse ogni pienezza (Coloss. I, 16-19), e volle riconciliare a è ogni cosa per mezzo di lui, pacificando, mercé il sangue della sua croce, tutto che in cielo e in terra si trova: nel quale anche noi troviamo la redenzione per il suo sangue, la remissione dei peccati» (Coloss. I, 20, 14).
La medesima dottrina di S. Paolo è insegnata da S. Giovanni il quale dice apertamente, che «tutte le cose furono fatte per mezzo del Verbo e senza di lui niente fu fatto di ciò che è stato fatto. Il mondo fu creato per mezzo di lui» (IOANN. I, 3).
Gli Atti Apostolici narrano che S. Pietro, mosso dallo Spirito Santo, disse ai principi del popolo e ai seniori d'Israele, parlando di Gesù Cristo: «Questa è la pietra rigettata da voi che fabbricate, la quale è divenuta testata dell'angolo. Né in alcun altro vi è salvezza: poiché non vi è sotto il cielo altro nome dato agli uomini, per mezzo del quale abbiamo ad essere salvati» (Act. IV, 11-12). E nella sua Epistola I scriveva: «Accostandovi a lui, pietra viva, rigettata dagli uomini, ma eletta e onorata da Dio, voi pure come pietre vive siete edificati sopra di lui, casa spirituale, sacerdozio santo per offrire vittime spirituali gradite a Dio per Gesù Cristo. Perciò leggiamo nella Scrittura: Ecco ch'io pongo in Sion una pietra principale, angolare, eletta, preziosa, e chi in lei crederà non rimarrà confuso» (II, 4-6).
1 ° Gesù Cristo è la pietra angolare e fondamentale della Chiesa…; 2° Gesù Cristo è saldo come un macigno…; 3° Gesù Cristo colpisce e atterra il demonio, come il sasso di Davide abbatté Golia…; 4° Gesù Cristo è la pietra di rifugio per tutti quelli che sperano in lui. Le sacre Scritture ci offrono simboleggiato Gesù Cristo: 1° Nella pietra su cui riposava Giacobbe, allorché vide una scala che, poggiata su la terra, toccava colla sommità al cielo, e lungo la quale ascendevano gli angeli (Gen. XXVIII, 11-12), 2° Nella pietra su cui Mosè pregava tenendo le braccia levate al cielo, mentre Giosuè col suo esercito combatteva gli Amaleciti (Exod. XVII, 12). 3° Nel masso che, toccato dalla verga di Mosè, diede una fonte di acqua al popolo assetato (Num. XX, 11). 4° Nella pietra della grotta, nella quale Mosè vide la gloria di Dio che passava (Exod. XXXIV, 5-6). 5° Nella pietra con cui Davide prostrava il gigante (I Reg. XVII, 49). 6° Nella pietra delle tavole, su le quali Dio scrisse il Decalogo… 7° Nella pietra che Giosuè innalzò in testimonianza del miracoloso passaggio del Giordano (IOSUE. IV, 5-11). 8° Nella pietra su la quale fu collocata l'arca dell'alleanza (I Reg. VI, 15). 9° Nella pietra di rifugio e di soccorso (I Reg. VII, 12).
Gesù Cristo è la pietra vivente e vivificante ogni cosa… A lui già accennava il Salmista quando diceva: «La pietra che gli architetti scartarono, divenne la testata dell'angolo. Questa è opera del Signore, e noi la osserviamo meravigliando» (Psalm. CXVII, 21-22).

45. GESÙ CRISTO FINE DELLA LEGGE. – «Gesù Cristo è il fine della legge, per la giustificazione di chiunque ha la fede», leggiamo in S. Paolo (Rom. X, 4).
Gesù Cristo è il fine della legge, 1° perché l'ha terminata, dice S. Agostino, l'ha fatta cessare, adempiendone le figure (Sentent.). 2° E’ fine, cioè consumazione della legge, perché, come osserva il Crisostomo, ha fatto quello che non poté fare la legge, cioè rendere giusto l'uomo (Homil. in Epistola B. Pauli). 3° E’ fine, o perfezione della legge, scrive S. Anselmo, perché senza la fede in Gesù Cristo, la legge né ha potuto né può essere praticata ed adempita (In Monolog .). 4° Fine, ossia scopo della legge, è Gesù Cristo perché, secondo l'osservazione di Teodoreto, tutta la legge si riferisce, tende, mira e conduce a Cristo, come a suo proprio fine, termine e scopo (In Epistola S. Pauli).
«Il fine dei fedeli, nota S. Agostino, è Gesù Cristo; quando siamo arrivati a lui, non ci rimane più nulla da trovare, ma dobbiamo riposare in lui (Sentent. CVI)».
Cristo è il fine della legge, per la giustificazione di chiunque ha la fede. – Dio ha posto questa giustizia, o giustificazione, non nella legge, ma nella fede in Gesù Cristo. Mosè promette, secondo la giustizia legale, ed ai giusti secondo la legge, solamente la vita temporale; ma Dio promette là salute e la vita eterna alla giustizia che proviene dalla fede in Gesù Cristo, ed ai fedeli che vivono di lui… Gesù Cristo è l'autore, la causa, il fine della legge, della grazia, della virtù di tutti i fedeli, secondo quelle parole di S. Paolo ai Corinzi: «Vi sono grazie diverse, ma un solo Spirito; diversi ministeri, ma un solo Signore; diverse operazioni, ma un solo Dio che opera tutto in tutti» (I Cor XII, 4-6).
Dio ha radunato e unito ogni cosa in Gesù Cristo, acciocché egli sia la base, la perfezione, il fine, la conclusione, la corona, il compendio, l'unione, non solamente della legge e dei profeti, ma di tutte quante le opere di Dio e di tutto l'universo secondo la sentenza dell'Apostolo agli Efesi: «Dio si è proposto di ristorare in Cristo tutto ciò che vi è in cielo e in terra» (Eph. I, 9-10). Quindi Gesù Cristo è detto nell'Apocalisse: «Principio e fine» (Apoc. I, 8); il Salvatore dall'alto della croce, sapendo che tutto era compito, disse: Tutto è consumato; e abbassato il capo, rese lo spirito (IOANN. XIX, 28-30).
La Chiesa, i profeti, gli apostoli, i santi tutti cominciano, continuano e terminano tutte le loro parole ed opere in Gesù Cristo e per Gesù Cristo; a lui dicono con S. Gregario Nazianzeno come al fine e al centro dei loro cuori: «Tutto si compie per voi, o Principio di tutto» (In Distich.). Come chi si consacra tutto ad un oggetto, a questo pensa del continuo, di questo parla frequentemente, e se lo rappresenta perfino nel sogno, così i profeti, feriti di amore divino, con tanto ardore desideravano il Messia, che a lui miravano col pensiero, con le parole, con le azioni; non altro cercavano, non altro cantavano, non altro annunziavano che lui: tutta la loro persona e vita, era una figura di quello in cui solo era la salute, la vita, la redenzione del mondo, i beni spirituali, i misteri, la risurrezione, la felicità suprema…
Gesù Cristo è dunque il principio, il termine, il fine, lo scopo, il modello, il nodo, il legame, il centro, la vita, la salute, la beatitudine di tutto l'universo. Egli unisce tutte le cose, tutte le ristora: egli è il capo di tutto; tutto si è compito e si compie in lui. Perciò egregiamente scrive S. Agostino: «Gesù Cristo nacque di una Vergine, perché noi nascessimo dal seno della Chiesa vergine. E stato tentato, per liberare noi dalla tentazione; arrestato, per dare a noi campo alla fuga; legato, per sciogliere a noi i ceppi della maledizione; beffato, deriso, oltraggiato, per difendere noi dagli insulti e dalle burle del demonio. È stato venduto, per riscattarci; umiliato per esaltarci; spogliato, per vestire la nudità del primo uomo, nudità che aprì la porta alla morte, per entrar nel mondo. Fu coronato di spine, per estrarre da noi le spine del peccato; abbeverato di aceto per inebriarci della dolcezza dei celesti desideri e dell'eterno gaudio; crocefisso per distruggere il regno della morte; sepolto, per benedire la tomba dei santi e seppellire le concupiscenze e i vizi nostri» (Serm. CLXXXI de tempo C. VI).

46. GESÙ CRISTO MEDIATORE. – «Per lui (Gesù Cristo) abbiamo accesso al Padre, mediante il medesimo spirito» (Eph. II, 18), dice S. Paolo, e altrove ci esorta così: «Avendo noi un pontefice grande, che penetrò nei cieli, Gesù, Figliuolo di Dio, riteniamo la nostra confessione. Poiché noi non abbiamo un pontefice il quale non possa avere compassione delle nostre infermità, ma similmente provato in tutto, eccetto il peccato. Accostiamoci dunque con fiducia al trono di grazia, per ottenere misericordia, e trovare grazia dell'aiuto opportuno (Hebr. IV, 14-16). Poiché non entrò Gesù nel santuario manofatto, immagine del vero; ma nel cielo stesso per comparire adesso a nostro vantaggio dinanzi a Dio» (Ib. XI, 24). «Per questo può salvare in perpetuo coloro che per mezzo suo si accostano a Dio; vivendo sempre per supplicare per noi». «Infatti conveniva che noi avessimo un pontefice santo, innocente, immacolato, sceverato dai peccatori e sublimato sopra dei cieli; il quale non ha bisogno, come i sacerdoti, di offrire ostie ogni giorno prima per i suoi peccati, poi per quelli del popolo: perché ciò egli fece una volta, offerendo se stesso» (Ib. VII, 25-27).
Si riferiscono a Cristo quelle parole della Sapienza: « Quando già s'innalzavano mucchi di morti, egli s'interpose mediatore; fermò la vendetta di Dio e la trattenne. Innanzi a lui si arrestò la spada del Signore» (Sap. XVIII, 23). Dice S. Ambrogio: «Dov'è Gesù Cristo, vi è ogni bene; ivi è la sua dottrina, la remissione dei peccati, la grazia, la separazione dei vivi dai morti. Egli separa le virtù dai cadaveri delle passioni mortifere, e scaccia la peste dei malvagi pensieri. Qui egli sta pronto, essendo per ciò venuto nel mondo, a spuntare il pungolo della morte, a chiudere la bocca divoratrice, a dare ai vivi l'eternità della grazia, e ai defunti la risurrezione alla gloria (Lib. III, de Virg)».
«Io ti ho dato, disse Iddio a Gesù Cristo nella persona d'Isaia, per alleanza tra me e il popolo» (ISAI. XLIX, 8); cioè io ti ho stabilito mediatore tra me e gli uomini; tu farai una nuova alleanza, un nuovo patto tra Dio e le nazioni, tra il cielo e la terra e lo suggellerai col tuo sangue, con la tua morte sulle croce.
Osserva S. Ambrogio: «Gesù è sospeso alla croce tra il cielo e la terra, come mediatore per riconciliare l'uomo con Dio; per ricevere sopra di sé le infocate saette della collera di Dio, lanciate contro i malvagi e impedire che giungano a colpirli; per riceverle tutte nella sua carne santa e pagare lui solo per le iniquità di tutti. Egli stende, in forma d'arco le braccia su la croce, e il Padre suo scaglia sopra di lui i dardi destinati ai peccatori. Egli poi da parte sua, o mirabile vendetta di Gesù Cristo! tende le braccia verso il Padre, e gli rimanda le frecce ardenti di preghiera e di amore per ferirne il cuore e farne uscir il perdono per l'uomo!» (lib. III, de Virg.).
Gesù Cristo è mediatore per calmare la collera di Dio e ottenere il perdono dei peccati. Il suo sangue lava la terra e la muta in cielo. Egli risuscita i morti, espia i peccati, uccide la morte medesima, chiude l'inferno, cancella l'anatema fulminato, contro Adamo e la sua discendenza… Gesù Cristo è mediatore e riparatore, «Egli riedificherà, dice il Signore degli eserciti, la mia città e metterà in libertà i prigionieri» (ISAI. XLV, 13), Costruirà la Chiesa, romperà le catene del peccato e del demonio… Gesù Cristo è la causa formale, finale della giustificazione… Gesù Cristo ripara il cielo col popolarlo; la terra col perdonarle; libera le anime del purgatorio…

47. GESÙ CRISTO SALVATORE. – Geremia predisse che ai tempi di Gesù Cristo Giuda sarebbe stato salvato e Israele sarebbe vissuto in piena sicurezza (IEREM. XXIII, 6); Gesù per bocca d'Isaia ci dice: «Volgetevi a me e sarete salvi» (ISAI. XLVI, 22).
I santi Padri applicano a Gesù Cristo quelle parole del Signore ad Isaia: «La mia giustizia si avvicina; già non è più lontana e non tarderà a mostrarsi. Darò la luce in Sionne» (ISAI. XL VI, 13). Infatti, Gesù Cristo porta a Sionne, cioè alla sua Chiesa, la vera ed eterna giustizia, la salvezza e la gloria. Perché la nostra giustizia e salute e gloria si avvicinano a misura che si avvicina Gesù Cristo. Quanto uno è lontano da Cristo, tanto è lontano dalla giustizia, dalla salvezza, dalla gloria; più uno è vicino a Gesù Cristo, e più è vicino alla giustizia, alla salute, alla gloria…
«Rafforzate le mani deboli, rassodate i ginocchi tremanti, dice anche Isaia profetando il Cristo. Dite ai cuori timidi: Rinvigoritevi e non temete; ecco che il vostro Dio viene in persona e vi salverà. Allora gli occhi dei ciechi e gli orecchi dei sordi si apriranno. Lo zoppo camminerà veloce come cervo, la lingua del muto si snoderà sciolta e spedita; allora i macigni del deserto si spaccheranno e ne scaturiranno fiumi (ISAI. XXXV, 3-6).
«Gesù Cristo, dice S. Paolo, ci ha salvati non per riguardo delle opere buone che abbiamo fatto noi, ma per la sua misericordia» (Tit. III, 5); – «ed è morto per tutti, affinché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per essi» (II Cor V, 15); «ed è suo volere che tutti gli uomini siano salvi, e giungano alla conoscenza del vero» (I Tim. II, 4).

48. GESÙ CRISTO È SALVATORE, NON REDENTORE DEGLI ANGELI. – Gli angeli sono anch'essi del gregge, di Gesù Cristo. Egli è loro salvatore, perché ha meritato ad essi tutte le, grazie e tutta la loro gloria, cioè la loro elezione, predestinazione, vocazione, tutti gli aiuti prevenienti, sufficienti ed efficaci; in fine tutti i loro meriti e l'aumento della grazia e della gloria. Avendo gli angeli avuto una viva fede in Gesù Cristo, furono in virtù di questa fede giustificati; così insegnano unanimi i teologi.
Gesù Cristo è salvatore degli angeli, non redentore, perché gli angeli buoni e fedeli, non avendo peccato, non hanno bisogno di redenzione…

49. GESÙ CRISTO NOSTRO PROTETTORE E PADRE. – «O Dio protettore nostro, esclama il Salmista, guardate e mirate in faccia al vostro Cristo» (Psalmus LXXX, 9). Gesù Cristo ci protegge contro la giustizia del suo Padre, offerendosi in vittima… Ci protegge contro i demoni incatenandoli… Ci protegge contro il mondo, additando cene gli scogli e gli errori… Ci protegge contro noi medesimi aiutandoci… Ci protegge contro il peccato, dando ci la sua grazia, ecc…
Gesù Cristo è a ben più forte titolo nostro padre che non Adamo, perché questi fu autore della morte, mentre Gesù è l'autore della vita… Egli è nostro Creatore…, Conservatore…, Redentore…, ecc. A lui siamo debitori di tutto…, della vita del corpo…, di quella dell'anima…, della grazia…, della gloria…

Vedi: BONTÀ DI DIO.

50. GESÙ CRISTO È BUON PASTORE, SACERDOTE E PONTEFICE. – «Io salverò il mio gregge, diceva Dio per bocca di Ezechiele; stabilirò sopra di lui un pastore che lo pascerà» (EZECH. XXXIV, 22-23). Questo pastore è Gesù Cristo il quale disse di sé: « lo sono il buon Pastore, e dò la mia vita per salvare quella delle mie pecore (IOANN. X, 14-15). Si, Gesù Cristo è il vero ed unico pastore, i papi, i vescovi sono suoi vicari. Questo buon pastore ci nutre della sua grazia, del suo Vangelo, della sua parola, dei suoi sacramenti, della sua carne, del suo sangue, della sua anima, della sua divinità; e ci nutrirà della sua gloria eterna, se sappiamo giovarci del cibo che ci offre nel tempo…
«Tu sei il sacerdote eterno secondo l'ordine di Melchisedecco» (Psalm. CIX, 5), diceva Davide guardando al Cristo.
Tutti i secoli sospirano il Cristo come il grande sacerdote, che deve salvare l'uomo da tutti i mali e procurargli tutti i beni. Gesù Cristo è il pontefice del grande tempio, cioè dell'universo. Il mondo è come il tempio sacro di Dio, il cui sacerdote è l'uomo, che deve rendere grazie a Dio per tutte le creature e ottenere a ciascuna di esse l’abbondanza dei beni e l'allontanamento del male. Ora siccome gli uomini, curvi quasi sempre verso la terra, non guardano al cielo e non possono più compiere convenientemente tale uffizio, Gesù Cristo fu mandato come pontefice ad adempiere a questi doveri e a porgere a Dio il tributo della riconoscenza, dell'amore e della gloria, che gli si deve, perché offra un degno culto a nome di tutti e muova gli uomini ad imitarlo.
Questo grande pontefice ha offerto il sacrifizio della croce; si è immolato egli stesso per il mondo intero; si sacrifica tutti i giorni su gli altari cattolici per mano dei sacerdoti.

51. GESÙ CRISTO È LA PORTA. – «Io sono la porta, disse Gesù Cristo; chiunque entrerà per me, sarà salvo; e entrerà e uscirà, e troverà pascolo» (IOANN. X, 9).
Verso questa porta salutare e divina, correva S. Paolo: «Io tendo al termine, dice, alla sublime ricompensa, a cui mi ha chiamato Dio in Gesù Cristo. Siano questi i nostri sentimenti, se siamo perfetti» (Philipp. III, 14-15), E altrove: «Mi studio ad aggiungere quello per cui io pure fui preso. da Cristo Gesù. lo non credo d'aver toccata la mèta; ma, dimentico di quello che ho dietro le spalle, tendo alle cose che mi stanno dinanzi» (Ib. 12-13).
Gesù Cristo è la porta della luce, della grazia, del perdono, della buona morte, del cielo, dell'eterna gloria. Egli è la sola e vera porta; per nessun'altra si entra in cielo, come non vi è altro nome nel quale si possa avere salute, come afferma S. Pietro.

52. GESÙ CRISTO È LA VIA, LA VERITÀ, LA VITA. – «Io sono, dice Gesù Cristo, la via, la verità, la vita. Nessuno viene al Padre, se non per mezzo mio» (IOANN. XIV, 6).
Gesù è la via: perché 1° ci ha aperto il cielo col suo sangue… 2° Ci traccia il cammino con la sua dottrina… 3° C'inspira la fede, la grazia, le buone opere; per mezzo delle quali, come condotti da guide sicure, noi andiamo alla vita eterna… 4° Ci ha preceduti egli stesso in questa via del cielo, con la sua vita e con la sua passione, affinché imitando lui, possiamo seguirlo e giungere alla suprema felicità del cielo.
« Deh fate, o Signore, prega S. Bernardo, che noi vi seguiamo e che per mezzo vostro arriviamo a voi, perché voi siete la via, la verità, la vita: la via per l'esempio, la verità per le promesse, la vita per là ricompensa. Io sono, avete detto voi medesimo, la via per la quale bisogna camminare, la verità a cui bisogna andare, la vita nella quale bisogna rimanere. Io sono la via senza traviamento, la verità senz'errore, la vita senza morte. Io sono la via diritta, la verità irrevocabile, la vita interminabile. Io sono la via larga e spaziosa, la verità forte ed universale, la vita dilettevole e gloriosa» (Serm. II, de Ascens.).
Gesù Cristo è la via; egli viene dal cielo; è la verità della fede, è la regola del nostro credere; è la vita, e nessun altro può darci la vita che speriamo, «Gesù Cristo, dice S. Agostino, secondo l'umanità è la via, perché venne a noi e ritornò al Padre; secondo la divinità è la verità. Dove volete voi andare? io sono la verità. Dove volete voi dimorare? io sono la vita. Ognuno desidera la verità e la vita. Gesù Cristo va per se stesso, a se stesso ed al Padre: noi andiamo per lui, a lui e al padre suo» (Serm. LV, de Verbo Dom. in Ioann.).
«Gesù Cristo non ci travia, dice S. Ilario, perché è la via; non c'inganna, perché è la verità; non ci lascia nell'orrore della morte, perché è la vita. S'egli è la via, non abbiamo bisogno di altra guida; se è la verità, è infallibile, se è la vita, si va a lui anche per mezzo della morte» (De Trinit. lib. VIII).
«Ah sì, venite a me voi che siete affranti e stanchi», – ci dice il divin Salvatore, perché io sono, come spiega S. Bernardo, «la via della luce e della pace, la verità vivente senza dolore, la vita felice e amena. Io sono la strada al Calvario, la verità nell'inferno, la vita nella gioia della risurrezione. Io sono la via diritta, la verità perfetta, la vita senza fine. Io sono la via della riconciliazione, la verità della ricompensa, la vita dell'eterna beatitudine (Serm. VII, in Coena Dom.)
«Gesù Cristo, dice S. Cirillo, è la nostra via per la sua santa vita, la verità per la sicurezza della fede, la vita per la santificazione» (Catech. lib. IX, c. 35). O, come si esprime S. Leone, «è la via del sante conversare, è la verità della divina dottrina, è la vita dell'eterna beatitudine (Serm. III, De Resurr.)».
«Entriamo dunque, vi dirò con S. Ambrogio, in questa via che è Gesù Cristo, teniamo la verità, seguiamo la vita. Egli è la via che conduce, la verità che conferma, la vita che è data ai perseveranti. La possibilità è nella via, la fede nella verità, la ricompensa nella vita. O Gesù, accogli ci come via, confermaci come verità, vivificaci come vita (De Bono mortis. c. XII)». E con S. Agostino: «Voi bastate a Gesù Cristo, e anche a voi basti Gesù che è la via, la verità, la vita» (De Trinit. lib. I, c. 8).,
Gesù Cristo, secondo la bella osservazione di S. Gerolamo, è la verità perché egli è testimonio di tutto quello che il Padre ha promesso e dato al mondo. È testimonio del compimento di tutte le profezie e di tutte le promesse di Dio. È testimonio della volontà divina, perché c'insegna quello che Dio vuole da noi, affinché gli siamo cari e operiamo la nostra salute. È testimonio della verità, della vera, sana e salutare dottrina: perciò dice a Pilato: «Io sono nato per rendere testimonianza al vero» (IOANN. XVIII, 37); ed Isaia aveva profetato che il Messia Gesù sarebbe la guida e il dottore delle genti. È testimonio delle cose future nell'eternità; perché ci assicura che vi è un giudizio universale, una risurrezione generale, una ricompensa per le buone opere, un castigo per il delitto, un premio per le anime pie, un fuoco eterno per gli increduli e gli empi. Egli però non è soltanto testimonio di queste grandi cose, ma è la guida per la via alla beata eternità, e c'insegna i mezzi per giungervi (De Incarn.).
«Per un uomo, dice l'Apostolo, la morte entrò nel mondo, e per un uomo la risurrezione dei morti: e chi sono questi due uomini, l'uno della morte, l'altro della vita?». «Come tutti moriamo in Adamo, così tutti riceviamo vita in Gesù Cristo» (1 Cor XV, 21-22). Il motivo ce lo dice S. Giovanni: Gesù Cristo è il verbo di Dio; ora nel Verbo era la vita e la luce degli uomini (IOANN. I, 4). «Anzi questa è una splendida prova che Dio ci ha dato del suo amore, poiché ha inviato nel mondo il suo unigenito, affinché noi viviamo per esso. Ed in lui vi è talmente la vita, che chi ha il Figlio, ha la vita, chi non ha il Figlio, non ha la vita. Sappiate perciò, voi tutti che credete nel nome del Figliuolo di Dio, che avete in voi la vita eterna»
(1 IOANN. IV, 9); (Ib. V, 11-13).
Con tutta ragione poteva affermarlo S. Giovanni, che era stato ammaestrato da quel Cristo il quale già aveva detto volgendosi al Padre: «Questa è la vita eterna, il conoscere te solo vero Dio e colui che tu hai inviato, Gesù Cristo » (IOAN. XVII, 3).
A proposito dell'annunzio dato da Gesù Cristo dell'istituzione della santa Eucaristia, l'evangelista nota che alcuni dei suoi seguaci si staccarono da lui; e allora Gesù disse ai dodici: Volete anche voi andarvene? Ma Simon Pietro pronto rispose: «A chi ce ne andremo, Signore? Voi solo avete parole di vita eterna» (Ib. VI, 67-69). S. Pietro aveva compreso bene la sentenza pronunziata poco innanzi da Gesù Cristo: «Io sono il pane della vita; chi viene a me, non patirà più fame» (Ib. 35).

53. GESÙ CRISTO CI AMA E CI PROTEGGE. – «Il soffio della nostra bocca, il Cristo Signore, è stato avviluppato nei nostri peccati, a lui abbiamo detto: Sotto l'ombra tua noi vivremo», leggiamo in Geremia (Lam. IV, 20). Sì, noi vivremo del suo respiro, all'ombra della sua protezione, all'ombra della sua passione, del suo sangue, della sua morte, della sua risurrezione.
Gesù Cristo è chiamato nostro soffio, nostro respiro: perché l° da lui viene lo spirito di profezia…; 2° perché egli è il fine, lo scopo, il termine di tutte le profezie…; 3° perché è nostra anima e nostra vita…; 4° perché coloro che amano Gesù lo respirano continuamente e da lui s'inspirano. in tutto; essi l'hanno sempre dinanzi agli occhi, su le labbra, nel cuore; ripetono con S. Bernardo: «Gesù è miele alla mia bocca, armonia al mio orecchio, giubilo al mio cuore» (Serm. XV, in Cant.); 5° perché egli solo è nostro rifugio e nostro respiro nei travagli e nelle afflizioni…; 6° perché dev'essere dolce e caro al nostro cuore, come il respiro e lo spirito vitale; poiché come la respirazione tempera il calore del cuore e conserva la vita, così la grazia di Gesù tempera la concupiscenza e mantiene la vita dell'anima. Finalmente non è Gesù come afferma S. Paolo, l'atmosfera nella quale ci muoviamo, viviamo e siamo? (Act. XVII, 28).
L'anima fedele, l'anima consecrata a Dio, dice spesso tra sé: Sia Gesù il mio respiro, la mia ombra, la mia anima, la mia vita; Gesù Cristo è colui che io respiro; Gesù Cristo mi è più caro, più intimo, più prezioso che il mio respiro; la mia anima, la mia vita; perché egli è l'anima della mia anima, lo spirito del mio spirito, il battito e il centro del mio cuore. Come l'anima vivifica il corpo, muove, regge, governa tutti i membri, così che parla per la bocca, vede per gli occhi, ode per le orecchie, cammina coi piedi, tocca con le mani, così Gesù Cristo anima e vivifica l'anima mia e, per mezzo di essa, il mio corpo, i miei sensi, le mie facoltà e tutto me stesso; egli dirige le mie membra e le mie potenze verso il bene e l'obbedienza alla sua legge; conduce la lingua, perché preghi e narri i suoi benefizi; gli occhi, perché vedano i suoi prodigi; le orecchie, perché ascoltino la sua voce, i suoi consigli, i suoi precetti; il cuore, perché l'ami; l'anima, perché lo ringrazi; le mani e i piedi, perché lavorino a sua gloria e a salute di tutto il corpo. Tale era lo spirito, l'anima, il cuore di S. Paolo, il quale perciò diceva: «Non sono più io che vivo, ma è Gesù che vive in me
(Gal. II, 20)». «Gesù Cristo è la mia vita e la morte è per me un guadagno» (Philipp. I, 21).
Senza Gesù Cristo, tutta la nostra vita si consuma senza pro e inutilmente; lo disse egli medesimo: «Senza di me voi non potete fare nulla» (IOANN. XV, 5). Ora questo importa il dovere di vivere, parlare, operare in Gesù Cristo e per Gesù Cristo, secondo l'esortazione dell'Apostolo: «Sia che viviamo, viviamo pel Signore; sia che moriamo, moriamo per il Signore: e vivendo adunque e morendo, noi siamo del Signore» (Rom. XIV, 8). E allora noi possiamo in punto di morte, ripetere con S. Stefano: «Ricevi, o Signore Gesù, lo spirito mio» (Act. VII, 58).
Questo era il vivere dei santi i quali erano uniti così familiarmente e intimamente con Gesù Cristo, che in essi compariva più la sembianza di Gesù Cristo che la loro propria e pareva di udire e vedere in essi Gesù Cristo stesso. Perciò S. Dionigi ed i maestri della vita spirituale insegnano che l’apice della perfezione consiste in questa unione con Gesù Cristo, la quale sostituisce all'operazione dell'uomo l’operazione di Gesù; cioè l’anima pregando, operando, soffrendo, diventa passiva piuttosto che attiva; riceve tutte le sue inspirazioni, e i suoi movimenti da Gesù Cristo, e si lascia da lui condurre ciecamente in tutto.
Quelli che così si comportano riposano tranquilli in Gesù Cristo, nella sua provvidenza, nelle sue cure, nel suo amore; essi gettano tutti i loro pensieri e timori e patimenti in Gesù Cristo, dicendo col Salmista: «Per me io sono povero e misero, ma il Signore veglia alla mia cura. Tu sei mio soccorso e mio liberatore, o Dio, non indugiare» (Psalm. XXXIX, 17). Essendo in Gesù Cristo, essi non temono nulla, né l'uomo, né la carne, né il mondo, né il demonio, né le malattie, né le croci, né la morte, né l'inferno stesso; perché con Gesù non si discende nell'inferno, ma si ascende al cielo. È questa la via del paradiso e il principio della celeste ed eterna beatitudine.
O Gesù dolcissimo, siate la mia respirazione e aspirazione e inspirazione; la mia ombra, il mio asilo. Deh! fate che quando io respiro, aspiri voi, mi ricordi di voi, parli di voi, senta e gusti voi in ogni istante; fate che io inspiri questi sentimenti a tutto il mondo, affinché fino a tanto che l'anima mia governerà questo corpo, voi abitiate nella mia anima; l'animiate e governiate per modo che non dica, né scriva, né faccia, né pensi se non per voi, in voi e con voi. Perché tutto ciò che posso e devo desiderare, è in voi; voi la mia salute e redenzione, voi la mia speranza e la mia forza, voi la mia luce e la mia felicità, voi il mio onore e la mia gloria, voi mia vita, mio amore, mie delizie, mia eternità, mia suprema corona. O viva o muoia, nelle vostre mani consegno la mia anima, il mio spirito, il mio cuore; o meglio, dirò con S. Caterina da Siena: Io vi dono l'anima e il cuore nostro, perché il mio cuore non appartiene a me, ma a voi (In Vita).
All'ombra vostra, sotto la vostra protezione, ed a vostra imitazione, o amabile Gesù, noi vivremo. ­ Ah sì! noi vivremo all'ombra di Gesù Cristo, cioè protetti dal suo nome, all'ombra della sua umanità, della sua carne adorabile, sotto cui, quasi all'ombra salutare della divinità, abbiamo ricevuto la vita spirituale. Perché come dice S. Bernardo, i beati nel cielo, non vivono più all'ombra, ma in mezzo agli splendori divini. «Che dire, esclama S. Ambrogio, dell'efficacia dell'ombra di Gesù Cristo, se l'ombra medesima di S. Pietro guariva d'ogni malore? La vostra ombra, o Gesù, è la vostra carne che ha rinfrescato, temperato il calore della nostra concupiscenza, frenato l'insolenza dei nostri vizi, estinto l'incendio delle nostre passioni» (In Psalm. ex VIII, Serm. XIX).