DIRETTORIO GENERALE PER LA CATECHESI (15)

Evangelizzazione: convertiti, lassi...

La formazione per il servizio della catechesi. Importanza della formazione dei catechisti. Finalità e natura della formazione dei catechisti. Criteri ispiratori della formazione dei catechisti. Maturità umana, cristiana e apostolica dei catechisti. La formazione biblico-teologica del catechista. Le scienze umane nella formazione del catechista. La formazione pedagogica. La formazione dei catechisti all’interno delle comunità cristiane

CONGREGAZIONE PER IL CLERO



DIRETTORIO GENERALE
PER LA CATECHESI


 


PARTE QUINTA


LA CATECHESI NELLA CHIESA PARTICOLARE


 


La catechesi nella Chiesa particolare


« Salì poi sul monte, chiamò a sé quelli che egli volle ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici che stessero con lui e anche per mandarli a predicare e perché avessero il potere di scacciare i demoni » (Mc 3,13-15).
« Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa » (Mt 16,17-18).
La Chiesa di Gerusalemme, spinta dallo Spirito Santo, genera le Chiese: « Chiesa di Gerusalemme » (At 8,1); « La Chiesa di Dio che è in Corinto » (1 Cor 1,2); « Le Chiese dell’Asia » (1 Cor 16,19); « Le Chiese della Giudea » (Gal 1,22); « Le sette Chiese: Efeso, Smirne, Pergamo, Tiatira, Sardi, Filadelfia, Laodicea » (cf Ap 2,1-3,22)


Significato e finalità di questa parte


215. Da quanto esposto nelle precedenti parti in merito alla natura della catechesi, al suo contenuto, alla sua pedagogia e ai suoi destinatari, scaturisce la pastorale catechistica che, di fatto, si realizza nella Chiesa particolare.


Questa quinta parte ne espone gli elementi più importanti.


216. Nel primo capitolo si riflette sul ministero catechistico e i suoi agenti. La catechesi è una responsabilità comune, ma differenziata. I vescovi, i presbiteri, i diaconi, i religiosi e i fedeli laici operano in essa secondo le loro rispettive responsabilità e carismi.


La formazione dei catechisti, analizzata nel secondo capitolo, è elemento decisivo nell’azione catechizzatrice. Se è importante dotare la catechesi di validi strumenti, è ancora più importante preparare catechisti idonei. Nel terzo capitolo si studiano i luoghi dove, di fatto, si realizza la catechesi.


 


Nel quarto capitolo si studiano gli aspetti più direttamente organizzativi della catechesi: gli organismi responsabili, la coordinazione della catechesi e alcuni compiti propri del servizio catechistico.


L’indicazione e i suggerimenti offerti in questi capitoli non possono trovare immediata e contemporanea applicazione in tutte le parti della Chiesa. Per quelle nazioni o regioni, nelle quali l’azione catechistica non ha ancora avuto modo di raggiungere un sufficiente livello di sviluppo, questi orientamenti e suggerimenti segnalano solo una serie di mete da raggiungere con gradualità.


 


CAPITOLO I


Il ministero della catechesi nella Chiesa particolare e i suoi agenti


La Chiesa particolare (129)


217. L’annunzio, la trasmissione e l’esperienza vissuta del Vangelo si realizzano nella Chiesa particolare (130) o Diocesi. (131) La Chiesa particolare è costituita dalla comunità dei discepoli di Gesù Cristo (132) che vivono in uno spazio socioculturale determinato. In ogni Chiesa particolare « si fa presente la Chiesa universale con tutti i suoi elementi essenziali ». (133) Realmente, la Chiesa universale, fecondata come prima cellula il giorno della Pentecoste dallo Spirito Santo, « partorisce le Chiese particolari come figlie e si esprime in esse ». (134) La Chiesa universale, come Corpo di Cristo, si manifesta così come « Corpo delle Chiese ». (135)


218. L’annunzio del Vangelo e dell’Eucaristia sono i due pilastri su cui si edifica e attorno a cui si riunisce la Chiesa particolare. Come la Chiesa universale, anch’« essa esiste per evangelizzare ». (136)


La catechesi è un’azione evangelizzatrice basilare di ogni Chiesa particolare. Per mezzo di essa, la Diocesi offre a tutti i suoi membri e a tutti quelli che si avvicinano con il desiderio di consegnarsi a Gesù Cristo un processo formativo che permetta di conoscere, celebrare, vivere e annunziare il Vangelo entro il proprio orizzonte culturale. In questo modo, la confessione della fede — meta della catechesi — può essere proclamata dai discepoli di Cristo « nelle loro lingue ». (137) Come nella Pentecoste, anche oggi la Chiesa di Cristo, « presente e operante » (138) nella Chiese particolari, « parla tutte le lingue », (139) poiché, come albero che cresce, getta le sue radici in tutte le culture.


Il ministero della catechesi nella Chiesa particolare


219. Nell’insieme dei ministeri e dei servizi, con i quali la Chiesa particolare attua la sua missione evangelizzatrice, occupa un posto di rilievo il ministero della catechesi. (140) Di esso si segnalano i tratti seguenti:


a) Nella Diocesi, la catechesi è un servizio unico, (141) attuato in modo congiunto dai presbiteri, diaconi, religiosi e laici, in comunione con il Vescovo. Tutta la comunità cristiana deve sentirsi responsabile di questo servizio. Anche se i sacerdoti, religiosi e laici realizzano in comune la catechesi, lo fanno in modo differenziato, ognuno secondo la sua particolare condizione nella Chiesa (ministri sacri, persone consacrate, fedeli cristiani). (142) Attraverso loro, nella differenza delle funzioni di ognuno, il ministero catechistico offre, in modo completo, la Parola e la testimonianza della realtà ecclesiale. Se mancasse qualcuna di queste forme di presenza la catechesi perderebbe parte della propria ricchezza e del proprio significato.


b) Si tratta, d’altra parte, di un servizio ecclesiale indispensabile per la crescita della Chiesa. Non è una azione che possa realizzarsi nella comunità a titolo privato, o per iniziativa puramente personale. Si agisce in nome della Chiesa, in virtù della missione da essa conferita.


c) Il ministero catechistico — nell’insieme dei ministeri e dei servizi ecclesiali — ha un carattere proprio, che deriva dalla specificità dell’azione catechistica entro il processo di evangelizzazione. Il compito del catechista, come educatore della fede, differisce da quello degli altri agenti della pastorale (liturgica, della carità, sociale…), anche se, ovviamente, dovrà agire in coordinazione con essi.


d) Affinché il ministero catechistico nella Diocesi sia fruttuoso, ha bisogno di fare assegnamento su altri agenti, non necessariamente catechisti diretti, i quali appoggiano e sostengono l’attività catechistica, realizzando compiti che sono imprescindibili, come: la formazione dei catechisti, l’elaborazione di materiali, la riflessione, l’organizzazione e la pianificazione. Questi agenti, insieme con i catechisti, sono al servizio di un unico ministero catechistico diocesano, anche se non tutti svolgono gli stessi ruoli, né allo stesso titolo.


La comunità cristiana e la responsabilità di catechizzare


220. La catechesi è una responsabilità di tutta la comunità cristiana. L’iniziazione cristiana, infatti, « non deve essere opera soltanto dei catechisti o dei sacerdoti, ma di tutta la comunità dei fedeli ». (143) La stessa educazione permanente della fede è una questione che spetta a tutta la comunità. La catechesi è, pertanto, una azione educativa realizzata a partire dalla responsabilità peculiare di ogni membro della comunità, in un contesto o clima comunitario ricco di relazioni, affinché i catecumeni e i catechizzandi si incorporino attivamente nella vita della comunità.


Di fatto, la comunità cristiana segue lo sviluppo dei processi catechistici, sia con i bambini, sia con i giovani o con gli adulti, come un fatto che la coinvolge e la impegna direttamente. (144) È ancora la comunità cristiana che, alla fine del processo catechistico, accoglie i catechizzandi in un ambiente fraterno « in cui potranno vivere nel modo più pieno ciò che hanno appreso ». (145)


221. La comunità cristiana non soltanto dà molto al gruppo dei catechizzandi, ma riceve anche molto da essi. I nuovi convertiti, soprattutto i giovani e gli adulti, aderendo a Gesù Cristo, apportano alla comunità che li accoglie nuova ricchezza umana e religiosa. Così la comunità cresce e si sviluppa, poiché la catechesi non soltanto conduce alla maturità della fede i catechizzandi, ma la stessa comunità in quanto tale.


Anche se tutta la comunità cristiana è responsabile della catechesi, e anche se tutti i suoi membri devono dare testimonianza della fede, solo alcuni ricevono il mandato ecclesiale di essere catechisti. Insieme con la missione originaria che hanno i genitori nei confronti dei loro figli, la Chiesa conferisce ufficialmente a determinati membri del Popolo di Dio, specificamente chiamati, la delicata missione di trasmettere organicamente la fede in seno alla comunità. (146)


Il Vescovo, primo responsabile della catechesi nella Chiesa particolare


222. Il Concilio Vaticano II rileva l’importanza eminente che, nel ministero episcopale, hanno l’annunzio e la trasmissione del Vangelo: « Tra i principali doveri dei Vescovi eccelle la predicazione del Vangelo ». (147) Nella realizzazione di questo compito i Vescovi sono, prima di tutto, « araldi della fede », (148) che cercano di guadagnare nuovi discepoli a Cristo e sono, allo stesso tempo, « dottori autentici », (149) che trasmettono al popolo loro affidato la fede da professare e da vivere. Nel ministero profetico dei Vescovi, l’annunzio missionario e la catechesi costituiscono due aspetti, intimamente uniti. Per svolgere questa funzione, i Vescovi ricevono « un carisma certo di verità ». (150)


I Vescovi, sono « i primissimi responsabili della catechesi, i catechisti per eccellenza ». (151) Nella storia della Chiesa è evidente il ruolo preponderante di grandi e santi Vescovi che, con le loro iniziative e i loro scritti, segnano il periodo più florido dell’istituzione catecumenale. Essi concepivano la catechesi come uno dei compiti fondamentali del loro ministero. (152)


223. Questa preoccupazione per l’attività catechistica porterà il Vescovo ad assumere « l’alta direzione della catechesi » (153) nella Chiesa particolare, la qual cosa implica, fra l’altro:


– Assicurare alla sua Chiesa la priorità effettiva di una catechesi attiva ed efficace, « che metta in opera le persone, i mezzi e gli strumenti, come pure le risorse economiche necessarie ». (154)


– Esercitare la sollecitudine per la catechesi con un intervento diretto nella trasmissione del Vangelo ai fedeli, vigilando allo stesso tempo sulla autenticità della confessione della fede e sulla qualità dei testi e strumenti che debbano essere utilizzati. (155)


– « Suscitare e mantenere una vera autentica passione per la catechesi; una passione però che si incarni in un’organizzazione adeguata ed efficace », (156) operando con la convinzione profonda dell’importanza che ha la catechesi per la vita cristiana di una Diocesi.


– Adoperarsi « perché i catechisti siano convenientemente preparati al loro incarico; così che questi conoscano a fondo la dottrina della Chiesa e apprendano in teoria e in pratica le leggi della psicologia e le materie pedagogiche ». (157)


– Stabilire nella Diocesi un progetto globale di catechesi, articolato e coerente, il quale risponda alle vere necessità dei fedeli e sia convenientemente situato nei piani pastorali diocesani. Tale progetto può essere coordinato, nel suo svolgimento, con i piani della Conferenza episcopale.


I presbiteri, pastori ed educatori della comunità cristiana


224. La funzione propria del presbitero nel compito catechistico scaturisce dal sacramento dell’Ordine che ha ricevuto. Per il sacramento dell’Ordine, i presbiteri, in virtù dell’unzione dello Spirito Santo, si configurano a Cristo sacerdote, come ministri del Capo, per costruire ed edificare tutto il suo Corpo che è la Chiesa, come cooperatori dell’ordine episcopale. (158) Per questa ontologica configurazione con Cristo, il ministero dei presbiteri è un servizio che plasma la comunità, che coordina e dà forza agli altri servizi e carismi. In relazione alla catechesi, il sacramento dell’Ordine costituisce i presbiteri come « educatori nella fede ». (159) Si adoperano, quindi, perché i fedeli della comunità si formino adeguatamente e raggiungano la maturità cristiana. (160) Consapevoli, d’altra parte, che il loro « sacerdozio ministeriale » (161) è al servizio del « sacerdozio comune dei fedeli », (162) i presbiteri stimolano la vocazione e il lavoro dei catechisti, aiutandoli a realizzare una funzione che sgorga dal battesimo e si esercita in virtù di una missione che la Chiesa affida loro. I presbiteri realizzano, così, la raccomandazione del Concilio Vaticano II, quando chiede a essi che « riconoscano e promuovano la dignità dei laici e il ruolo specifico che loro spetta nella missione della Chiesa ». (163)


225. Compiti propri del presbitero nella catechesi e, in particolare, del parroco (164) sono:


– suscitare nella comunità cristiana il senso della comune responsabilità verso la catechesi, come compito che tutti coinvolge, così come la riconoscenza e l’apprezzamento verso i catechisti e la loro missione;


– curare l’impostazione di fondo della catechesi e la sua adeguata programmazione, facendo assegnamento sulla partecipazione attiva degli stessi catechisti, e badando che essa sia « ben strutturata e ben orientata »; (165)


– suscitare e discernere vocazioni per il servizio catechistico e, come catechista dei catechisti, badare alla loro formazione, dedicando a questo compito la massima sollecitudine;


– integrare l’azione catechistica nel progetto evangelizzatore della comunità e curare in particolare il legame fra catechesi, sacramenti e liturgia;


– assicurare il legame della catechesi della sua comunità con i piani pastorali diocesani, aiutando i catechisti a farsi cooperatori attivi di un progetto diocesano comune.


L’esperienza attesta che la qualità della catechesi di una comunità dipende, in grandissima parte, della presenza e dall’azione del sacerdote.


I genitori, primi educatori della fede dei propri figli (166)


226. La testimonianza di vita cristiana, offerta dai genitori nel seno della famiglia, arriva ai bambini avvolta di tenerezza e di rispetto materno e paterno. I figli percepiscono, così, e vivono gioiosamente la vicinanza di Dio e di Gesù manifestata dai genitori; questa prima esperienza cristiana lascia frequentemente una traccia decisiva che dura per tutto il tempo della vita. Tale risveglio religioso infantile nell’ambito familiare ha un carattere « insostituibile ». (167)


Questa prima iniziazione si consolida quando, in occasione di certi avvenimenti familiari o di feste, ci « si preoccupa di esplicitare in famiglia il contenuto cristiano o religioso di tali avvenimenti ». (168) Tale iniziazione si approfondisce di più se i genitori commentano e aiutano a interiorizzare la catechesi più metodica che i loro figli, più cresciuti, ricevono nella comunità cristiana. Infatti, « la catechesi familiare precede, accompagna e arricchisce ogni altra forma di catechesi ». (169)


227. I genitori ricevono nel sacramento del matrimonio la grazia e la responsabilità dell’educazione cristiana dei loro figli, (170) ai quali testimoniano e trasmettono insieme i valori umani e religiosi. Tale azione educativa, al contempo umana e religiosa, è un « vero ministero », (171) per mezzo del quale si trasmette e si irradia il Vangelo fino al punto che la stessa vita di famiglia si fa itinerario di fede e scuola di vita cristiana. Nella misura in cui i figli crescono, anche lo scambio si fa mutuo e, « in un dialogo catechistico di questo tipo, ognuno riceve e dà ». (172)


Per questo occorre che la comunità cristiana presti una attenzione specialissima ai genitori. Attraverso contatti personali, incontri, corsi e anche mediante una catechesi per adulti diretta ai genitori, bisogna aiutarli ad assumere il compito — oggi particolarmente delicato — di educare nella fede i loro figli. Questo è ancora più urgente nei luoghi nei quali la legislazione civile non permette o rende difficile una libera educazione nella fede. (173) In questi casi, la « chiesa domestica » (174) è, praticamente, l’unico ambito dove i bambini e i giovani possono ricevere una autentica catechesi.


I religiosi nella catechesi


228. La Chiesa convoca, in modo particolare, le persone di vita consacrata all’attività catechistica e auspica « che le comunità religiose consacrino il massimo delle loro capacità e delle loro possibilità all’opera specifica della catechesi ». (175)


Il contributo peculiare dei religiosi, delle religiose e dei membri delle Società di Vita apostolica alla catechesi deriva dalla loro condizione specifica. La professione dei consigli evangelici, che caratterizza la vita religiosa, costituisce un dono per tutta la comunità cristiana. Nell’azione catechistica diocesana, il loro originale e peculiare apporto non potrà mai essere surrogato né dai sacerdoti né dai laici. Questo contributo originale nasce dalla testimonianza pubblica della loro consacrazione, che li costituisce segno vivente della realtà del Regno: « È la professione di tali consigli, in uno stato di vita stabile riconosciuto dalla Chiesa, che caratterizza la vita consacrata a Dio ». (176) Sebbene i valori evangelici debbano essere vissuti da ogni cristiano, le persone di vita consacrata « incarnano la Chiesa in quanto desiderosa di abbandonarsi al radicalismo delle beatitudini ». (177) La testimonianza dei religiosi, unita alla testimonianza dei laici, mostra il volto unico della Chiesa che è segno del Regno di Dio. (178)


229. « Molte famiglie religiose, maschili e femminili, sono sorte per l’educazione cristiana dei fanciulli e dei giovani, soprattutto dei più abbandonati ». (179) Lo stesso carisma dei fondatori fa sì che molti religiosi e religiose collaborino oggi nella catechesi diocesana degli adulti. Nel corso della storia sempre essi « si sono trovati molto impegnati nell’attività catechistica della Chiesa ». (180)


I carismi fondazionali (181) non rimangono al margine quando i religiosi assumono il compito catechistico. Mantenendo intatto il carattere proprio della catechesi, i carismi delle diverse comunità religiose connotano questo compito comune con accentuazioni proprie, spesso di grande profondità religiosa, sociale e pedagogica. La storia della catechesi dimostra la vitalità che questi carismi hanno apportato all’azione educativa della Chiesa.


I catechisti laici


230. Anche l’azione catechistica dei laici ha un carattere peculiare dovuto alla loro condizione nella Chiesa: « Il carattere secolare è proprio e particolare ai laici ». (182) I laici esercitano la catechesi a partire dal loro inserimento nel mondo, condividendo tutte le forme di impegno con gli altri uomini e donne e apportando alla trasmissione del Vangelo sensibilità e connotazioni specifiche: « Questa evangelizzazione (…) acquista una certa nota specifica e una particolare efficacia dal fatto che viene compiuta nelle comuni condizioni del secolo ». (183)


Infatti, nel condividere la stessa forma di vita di coloro che catechizzano, i catechisti laici hanno una speciale sensibilità per incarnare il Vangelo nella vita concreta degli esseri umani. Gli stessi catecumeni e catechizzandi possono trovare in loro un modello cristiano nel quale proiettare il loro futuro di credenti.


231. La vocazione del laico per la catechesi scaturisce dal sacramento del Battesimo ed è irrobustita dalla Confermazione, sacramenti mediante i quali egli partecipa all’« ufficio sacerdotale, profetico e regale di Cristo ». (184) Oltre alla vocazione comune all’apostolato, alcuni laici si sentono chiamati interiormente da Dio ad assumere il compito di catechisti. La Chiesa suscita e discerne questa vocazione divina e conferisce la missione di catechizzare. Il Signore Gesù invita così uomini e donne, in una maniera speciale, a seguire Lui maestro e formatore dei discepoli. Questa chiamata personale di Gesù Cristo e il rapporto con Lui, sono il vero motore dell’azione del catechista. « Da questa amorosa conoscenza di Cristo nasce irresistibile il desiderio di annunziare, di evangelizzare e di condurre altri al “sì” della fede in Gesù Cristo». (185)


Sentirsi chiamato a essere catechista e ricevere dalla Chiesa la missione per farlo, può acquisire, di fatto, gradi diversi di dedizione, secondo le caratteristiche di ciascuno. A volte, il catechista può collaborare al servizio della catechesi per un periodo limitato della sua vita, o anche semplicemente in modo occasionale; resta pur sempre un servizio e una collaborazione preziosa. L’importanza del ministero della catechesi, tuttavia, consiglia che nella diocesi vi sia un certo numero di religiosi e di laici, stabilmente e generosamente dediti alla catechesi, riconosciuti pubblicamente, i quali — in comunione con i sacerdoti e il Vescovo — contribuiscono a dare a questo servizio diocesano la configurazione ecclesiale che gli è propria. (186)


Diversi tipi di catechista oggi particolarmente necessari


232. Il tipo o figura del catechista nella Chiesa presenta diverse modalità, giacché le necessità della catechesi sono varie.


– « I catechisti in terra di missione », (187) ai quali questo titolo si applica in modo del tutto speciale. « Chiese ora fiorenti non sarebbero state edificate senza di loro ». (188) Vi sono coloro che hanno « il compito specifico della catechesi »; (189) e vi sono coloro che collaborano nelle diverse forme di apostolato ». (190)


– In qualche Chiesa di antica cristianità con grande scarsità di clero, vi è la necessità di una figura in certo modo analoga a quella del catechista delle terre di missione. Si tratta, infatti, di far fronte a urgenti necessità: l’animazione comunitaria di piccole popolazioni rurali carenti della presenza assidua del sacerdote; la convenienza di una presenza e di una penetrazione missionaria « nei quartieri popolari della grande metropoli ». (191)


– Nelle situazioni dei paesi di tradizione cristiana che reclamano una « nuova evangelizzazione », (192) la figura del catechista dei giovani e quella del catechista degli adulti, diventano imprescindibili per animare processi di catechesi di iniziazione. Questi catechisti devono provvedere anche alle catechesi permanente. In tali compiti il ruolo del sacerdote sarà ugualmente fondamentale.


– Continua a essere basilare la figura del catechista dei bambini, dei fanciulli e degli adolescenti, al quale spetta la delicata missione di offrire « le primi nozioni del catechismo e la preparazione al sacramento della riconciliazione, alla prima comunione e alla Confermazione ». (193) Questo compito è ancora oggi più urgente quando i bambini e gli adolescenti « non ricevono una conveniente formazione religiosa in seno alle loro famiglie ». (194)


– Un tipo di catechista che occorre formare è quello del catechista per gli incontri presacramentali, (195) destinato al mondo degli adulti, in occasione del Battesimo o della Prima Comunione dei loro figli, o in occasione del Sacramento del Matrimonio. È un compito che ha in sé una propria originalità, nella quale confluiscono l’accoglienza, il primo annuncio e l’opportunità di farsi compagno di viaggio nella ricerca della fede.


– Altri tipi di catechisti vengono urgentemente richiesti da settori umani di speciale sensibilità: le persone della terza età, (196) che necessitano di una presentazione del Vangelo adattata alle loro condizioni; le persone disadattate e disabili, che necessitano di una pedagogia catechistica speciale, (197) oltre alla loro piena integrazione alla comunità; i migranti e le persone emarginate dalla moderna evoluzione. (198)


– Possono essere consigliabili altri tipi di catechisti. Ogni Chiesa particolare, analizzando la propria situazione culturale e religiosa, scoprirà le proprie necessità e profilerà, con realismo, i tipi di catechisti, di cui ha bisogno. È un compito fondamentale il momento in cui occorrerà orientare e organizzare la formazione dei catechisti.


(Continua)


 


NOTE


(129) In questa parte quinta, come nel resto del presente documento, l’espressione « Chiesa particolare » si riferisce alla Diocesi e ai suoi assimilati (CIC 368). L’espressione « Chiesa locale » si riferisce alle aggregazioni di Chiese particolari, bene stabilite in una regione o nazione, o anche in un insieme di nazioni unite tra loro da vincoli particolari. Cf parte I cap. 3: « La catechesi è una azione di natura ecclesiale » e parte II, cap. 1: « La ecclesialità del messaggio evangelico ».


(130) Come indica LG 26a, le legittime aggregazioni dei fedeli ricevono il nome di « Chiese » nel NT; cf i testi biblici con i quali si apre questa parte.


(131) Cf CD 11.


(132) La Chiesa particolare è descritta, prima di tutto, come «porzione del Popolo di Dio » (CD 11).


(133) Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera Communionis Notio », 7 AAS 85 (1993), p. 842.


(134) Ibidem, 9b.


(135) LG 23b, raccoglie la testimonianza di sant’Ilario di Poitiers: In Ps 14,3 (PL 9, 206) e di san Gregorio Magno: Moral. IV, 7, 12 (PL 75, 643 C).


(136) EN 14.


(137) Cf At 2,11.


(138) « Communionis Notio » 7 l.c. 842.


(139) Ibidem, 9b: l.c. p. 843; cf AG 4.


(140) L’espressione ministero della catechesi è utilizzata in CT 13.


(141) È importante sottolineare il carattere di servizio unico che la catechesi ha nella Chiesa particolare. Il « soggetto » delle grandi azioni evangelizzatrici è la Chiesa particolare. È lei che annunzia, che trasmette il Vangelo, che celebra. Gli agenti « servono » a questo ministero e operano « in nome della Chiesa ». Le implicazione teologiche, spirituali e pastorali di questa « ecclesialità » della catechesi sono grandi.


(142) Cf CT 16: È una responsabilità differenziata ma comune. Cf anche la nota 54, apposta al n. 50 come chiarificazione del termine « ministero della Parola »


(143) AG 14. In questo senso si esprime CT 16: « La catechesi è stata sempre e resterà un’opera, di cui tutta la Chiesa deve sentirsi e voler essere responsabile ». Cf anche: MPD 12; RICA 41; CIC 774, 1.


(144) « La catechesi deve poggiarsi nella testimonianza della comunità ecclesiale » (DCG 1971 35); cf parte IV, cap. 2.


(145) CT 24.


(146) « Oltre a questo apostolato, che spetta assolutamente a tutti i fedeli, i laici possono anche essere chiamati in diversi modi a collaborare più immediatamente coll’apostolato della Gerarchia, a somiglianza di quegli uomini e donne che aiutavano l’apostolo Paolo nell’evangelizzazione, faticando molto per il Signore » (LG 33). Questa dottrina conciliare è stata raccolta dal CIC 228 e 759.


(147) LG 25; cf CD 12a; EN 68c.


(148) LG 25.


(149) Ibid.


(150) DV 8.


(151) CT 63b.


(152) Cf CT 12a.


(153) CT 63c.


(154) CT 63d; cf CIC 775 § 1.


(155) Cf CT 63c; CIC 823 § 1.


(156) CT 63d.


(157) CD 14b; cf CIC 780.


(158) Cf PO 8; 6; 12a; Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica post-sinodale Pastores dabo vobis (25 marzo 1992), n. 12: l.c. 675-677.


(159) PO 6b.


(160) Cf CIC 773.


(161) LG 10.


(162) LG 10. Circa i « due modi di partecipare nell’unico sacerdozio di Cristo » cf CCC 1546-1547.


(163) PO 9b.


(164) Cf CIC 776-777.


(165) CT 64. Rispetto a questo orientamento di fondo che i presbiteri devono collaborare a dare alla catechesi, il Concilio Vaticano II indica due esigenze fondamentali: « non insegnare la propria sapienza ma la parola di Dio » (PO 4) e « esporre la parola di Dio e non « limitarsi ad esporre in termini generali e astratti ma applicandola alle circostanze concrete della vita » (ibid).


(166) Cf nel capitolo 3 di questa parte il numero dedicato alla «famiglia come ambito o mezzo di crescita nella fede », dove si analizzano le caratteristiche della catechesi familiare. Questo numero verte più sulla considerazione dei genitori come agenti della catechesi; cf CIC 226 § 2; 774 § 2.


(167) CT 68.


(168) Ibid.


(169) Ibid.


(170) Cf ChL 62; FC 38.


(171) FC 38.


(172) CT 68; cf EN 71b.


(173) Cf CT 68.


(174) LG 11; cf EC 36b.


(175) CT 65; cf CIC 778.


(176) CCC 915; cf LG 44.


(177) EN 69; cf VC 33.


(178) Cf VC 31 circa « i rapporti fra i diversi stati di vita del cristiano »; cf CCC 932.


(179) CT 65; cf RM 69.


(180) CT 65.


(181) Cf 1 Cor 12,4; LG 12b.


(182) LG 31. In ChL 15 si analizza dettagliatamente questo «carattere secolare ».


(183) LG 35.


(184) AA 2b; cf Rituale Romanum, Ordo Baptismi Parvulorum, n. 62, Edito Typica, Typis Polyglottis Vaticanis 1969; RICA 224.


(185) CCC 429.


(186) Il Codice di Diritto Canonico stabilisce che l’autorità della Chiesa possa affidare ufficialmente un officio o servizio ecclesiale ai laici, prescindendo dal fatto che quel servizio sia o no un « ministero » non ordinato formalmente istituito come tale: « I laici che risultano idonei, sono giuridicamente abili ad essere assunti dai sacri Pastori in quegli uffici ecclesiastici e in quegli incarichi (officia ecclesiastica et munera), che sono in grado di esercitare secondo le disposizioni del diritto » (CIC 228 §1); cf EN 73; ChL 23.


(187) CT 66b; cf GCM.


(188) CT 66b.


(189) GCM 4.


(190) Ibid.


(191) CT 45; cf RM 37, ab, par 2o.


(192) RM 33.


(193) CT 66a.


(194) Ibid.; cf CT 42.


(195) Cf DCG (1971) 96c.


(196) Cf CT 45; cf DCG (1971) 95.


(197) Cf DCG (1971) 91; cf CT 41.


(198) CT 45a.