Contro Theilard (3 di 16)

Il Magistero contestato, il dissenso...

Dom Georges Frénaud O.S.B. Monaco di Solesmes: Il pensiero filosofico e religioso del padre Teilhard de Chardin. II. ESAME CRITICO SUL PIANO DELLA FILOSOFIA a) LA NOZIONE DI CREAZIONE b) LA CREAZIONE DELLE ANIME UMANE E DEGLI ANGELI – Impossibilità della creazione delle anime nella teoria scientifica di Teilhard c) NECESSITÀ ASSOLUTA DELLA CREAZIONE d) LA COSCIENZA COMUNE A OGNI MATERIA e) CONFUSIONE TRA LO SPIRITO E LA MATERIA e) CONFUSIONE TRA LO SPIRITO E LA MATERIA

II. ESAME CRITICO SUL PIANO DELLA FILOSOFIA

Comincerò con qualche precisazione, sul piano filosofico, d\’ordine naturale. Vedremo in seguito le difficoltà che possono essere sollevate dal punto di vista della fede e della teologia soprannaturale.

a) LA NOZIONE DI CREAZIONE
Un primo punto, già segnalato da molti critici del P. Teilhard, concerne la nozione di creazione e l\’uso che egli ne fa nella sintesi evoluzionistica. Le due opere, da cui abbiamo tratto le citazioni, parlano poco e incidentalmente della creazione. Ma in molti altri opuscoli il P. Teilhard ha affrontato esplicitamente l\’argomento. E le sue dichiarazioni sono abbastanza inquietanti.
Per la filosofia tomista, la creazione, nel senso stretto della parola, è la produzione totale di una cosa a partire dal nulla di se stessa o di ogni materia che entrerà nella sua composizione. E\’ una causalità totale d\’essere in quanto essere. Il P. Teilhard invece concepisce la creazione secondo un senso molto più confuso e più vasto, abbastanza difficile da afferrare esattamente. Identifica l\’atto del creare con l\’atto di unire degli elementi fino ad allora molteplici. Così Dio crea il mondo non solamente al primo istante in cui questo esiste e comincia a evolversi, ma anche lungo questa evoluzione nella misura in cui, per una azione continuamente mantenuta, Egli è causa prima della complessità crescente delle cose. Creare è propriamente unificare, unire.
Quando tenta di applicare questo concetto di creazione-unione alla primissima origine del mondo, P. Teilhard è costretto a fare una identificazione tra il nulla e la pura molteplicità: «Là dove vi è disunione completa del materiale cosmico, non vi è nulla». Così dunque, dire che la creazione è unione del molteplice, rientrerebbe nel caso del molteplice totale, equivarrebbe a dire che è produzione a partire dal nulla.
Ma qui si inserisce un grave errore metafisico. Questo errore consiste nel concepire la molteplicità (pura) come anteriore all\’unità, mentre non vi è molteplicità reale che non sia quella che comporta molte unità reali. L\’unità è per forza anteriore alla molteplicità reale. Una molteplicità che non fosse costituita d\’unità reali, non sarebbe una molteplicità. Come si potrebbe parlare di unire, o meglio di unificare, una molteplicità che non esistesse? Dove non vi è la molteplicità reale, non vi è unione reale.
Il P. Teilhard ci ha spiegato il segreto del suo pensiero su questo punto in alcune righe trascritte dal P. de Lubac che si sforza così di giustificarlo. Queste righe ci dicono che, se si può concepire l\’atto creatore come un atto di unione, questo è possibile solo nel senso che «rigettando la vecchia evidenza di senso comune concernente la distinzione reale tra il mobile e il movimento, si cessa di immaginare che l\’atto di unione non possa esercitarsi che su un substrato preesistente».
Qui si scopre l\’errore filosofico fondamentale del P. Teilhard: è l\’errore di Bergson e della sua filosofia del puro divenire, del movimento senza soggetto che si muti. Si è giustamente rilevato la stretta parentela che unisce il pensiero del Padre Teilhard al Bergsonismo. Li separa una sola differenza: per Bergson la realtà del mondo è costituita da una Evoluzione creatrice, il mondo si crea sviluppandosi ed espandendosi (come un fuoco d\’artificio che sprizza da un fascio di razzi); per Teilhard invece il mondo è costituito da una «unione creatrice», cioè una concentrazione, un insieme, una complessificazione (uno degli opuscoli di Teilhard porta precisamente come titolo l\’espressione L\’Union créatrice). Così il mondo è in perpetua creazione poiché, sotto l\’influenza di Dio, è in perpetua concentrazione su se stesso.

b) LA CREAZIONE DELLE ANIME UMANE E DEGLI ANGELI
Questa nozione confusa e inesatta della creazione permette al P. Teilhard di eludere un gravissimo problema posto da ogni filosofia veramente spiritualista: quello della creazione dell\’anima umana. E\’ una dottrina filosofica sicura, ammessa oggi da tutti i teologi, che l\’anima umana è creata immediatamente ex nihilo da Dio al momento della sua unione al corpo. P. Teilhard non rifiuterà il termine di «creazione» riguardo all\’anima, ma a condizione di attribuirgli il solo senso lato di «azione unitiva». Dio crea l\’anima umana per mezzo dell\’azione continua che esercita sugli organismi viventi in via d\’evoluzione. Questa azione unificatrice delle cellule corporee ottiene una trasformazione dell\’energia psichica animale in energia riflessiva e spirituale. Anche se il termine
«creazione» è mantenuto, la dottrina comune della Chiesa è indubbiamente abbandonata. Egli ammette sì, al momento della produzione dell\’anima, un atto speciale di Dio, poiché in questo momento l\’effetto della causalità divina è speciale e nuovo: ma questo atto non è «creazione ex nihilo», l\’anima è prodotta a partire da una realtà preesistente.
Ora constateremo, approfondendo il pensiero del P. Teilhard, che nella sua sintesi evoluzionista non soltanto Dio non crea le anime, ma non può neppure crearle.

Impossibilità della creazione delle anime nella teoria scientifica di Teilhard
La creazione è infatti in questo sistema talmente identificata con l\’unione che (cito il Padre): «Niente affatto per impotenza… ma in virtù della struttura stessa del Nulla, su cui si sporge, Dio per creare non può agire che in un modo: ordinare, unificare a poco a poco, sotto la sua influenza d\’attrazione utilizzando il gioco dei grandi numeri, una moltitudine immensa di elementi, all\’inizio infinitamente numerosi, estremamente semplici e appena coscienti, poi gradualmente più rari, più complessi e infine dotati di riflessione».
In altri termini Dio non può creare che cominciando a riunire degli elementi estremamente semplici a cui fa subire poi progressivamente una concentrazione evolutiva e compressiva. Con una tale teoria della creazione Dio non creerà mai direttamente ex nihilo dei puri spiriti come gli Angeli, così come non potrà creare dal niente un\’anima umana. Questi sono esseri troppo ricchi di perfezione: non possono apparire che al termine di una lunga evoluzione iniziata da elementi materiali infinitamente piccoli.
Senza dubbio per questo motivo nella Creazione­Evoluzione del P. Teilhard gli Angeli non trovano posto: non ne parla mai in maniera chiara. Ma se gli Angeli non esistono, che cosa diventa tutta la storia biblica, quella soprattutto della tentazione del primo uomo da parte di un Angelo decaduto? E che diventa per lo stesso fatto, tutta la dottrina teologica sulla giustizia originale e sul peccato originale?

c) NECESSITÀ ASSOLUTA DELLA CREAZIONE
Prima di terminare queste note relative alla creazione, devo ancora rilevare un passaggio tolto dall\’opuscolo Le coeur de la Matière in cui la creazione è presentata come un «misterioso prodotto di complessione e il fine dell\’Essere assoluto stesso». Come se Dio non fosse stato di per se stesso pienamente compiuto, come se avesse bisogno della sua creazione per completarsi. Un altro opuscolo Comment je vois spinge ancora più lontano il paradosso in questa strana riflessione: «Non esiste Dio (fino a un certo punto) senza unione creatrice». Si capisce che P. Teilhard si meraviglia lui stesso delle sue audacie. In L\’Union créatrice scrive che la sua teoria… «insinua che la Creazione non è stata assolutamente gratuita, ma rappresenta un\’opera di un interesse quasi-assoluto. Tutto ciò (aggiunge) redolet manicheismun… E’ vero. Ma (scrive ancora) è possibile veramente evitare questi scogli, o piuttosto questi paradossi, senza cadere nelle spiegazioni puramente verbali?»,
Qui bisogna rispondere: sì, è possibilissimo: S. Tommaso e la sua scuola hanno esposto una esatta nozione della creazione ex nihilo che certamente contiene un mistero naturale, ma che non è affatto una spiegazione verbale. E il Concilio Vaticano I ha definito di fede la perfetta libertà di Dio nel compiere questa creazione a partire dal Nulla, creazione che conduce distintamente alle creature corporee, alle creature spirituali e all\’uomo, composto insieme di corpo e di spirito.
Uno dei più ferventi discepoli del P. Teilhard, M. Claude Trémontant, riassume in questi termini il pensiero del suo Maestro sulla creazione:
«Dio si compie creando il Mondo. Dio ingaggia una lotta con la molteplicità (il Caos antico) per ritrovare se stesso, al termine di questa opera, più ricco, più pacificato: vecchia idea gnostica, che si trova in Bohme, in Hegel, in Schelling».
Questo semplice enunciato non basta forse a provarci che su questo punto il pensiero del Padre Teilhard, quale almeno lo interpreta M. Trémontant, non resta nei limiti della fede cattolica?

d) LA COSCIENZA COMUNE A OGNI MATERIA
Mi sono dilungato sugli errori del P. Teilhard relativi alla creazione. Segnalerei ancora brevemente due altre deviazioni dottrinali che dipendono ancora dalla filosofia. La prima riguarda la sua filosofia della conoscenza e della coscienza, che non è altro che una forma privilegiata della conoscenza. Phénomène Humain, abbiamo visto, presenta il fatto della coscienza come una forma di energia che, certamente realizzata nell\’uomo, deve ritrovarsi, in un grado minore, in tutti gli esseri corporei.
Ma una sana filosofia della conoscenza e della coscienza conduce a una conclusione diametralmente opposta. La filosofia mostra infatti che il potere di conoscere in tutti i suoi gradi di realizzazione si basa sull\’immaterialità, cioè su una certa superiorità, una certa libertà rispetto alla materia.
Chi conosce, oltrepassa se stesso per divenire anche, in un certo senso, l\’oggetto della propria conoscenza. Non posso svolgere questo punto della psicologia tomista. Sottolineo solo che se «conoscere» costituisce di per sé un superamento e un affrancamento rispetto alla materia, diventa impossibile applicare alla conoscenza e alla coscienza la famosa legge fisica (d\’altra parte non dimostrata) secondo cui ogni forma di energia riscontrata in un solo essere corporeo deve trovarsi (almeno a un grado infinitesimale) in tutti gli altri corpi. L\’immaterialità, la soprammaterialità non può essere la proprietà comune di ogni materia… L\’errore di P. Teilhard consiste nel mettere l\’energia psichica, e più particolarmente la coscienza, sullo stesso piano delle energie fisiche puramente transitorie, che sono infatti comuni a tutti i corpi. Questo errore è grave e pieno di conseguenze, perché è partendo dall\’immaterialità richiesta per ogni atto di conoscenza che il filosofo può, in seguito, elevarsi alla nozione di spirito e di realtà spirituale, per dimostrarne la esistenza in seno alla creazione.

e) CONFUSIONE TRA LO SPIRITO E LA MATERIA
Così questa conseguenza si tradisce nelle opere del P. Teilhard quando tratta dei rapporti tra lo spirito e la materia. In fin dei conti, e questo è l\’ultimo errore filosofico che sottolineeremo nelle sue opere, sopprime la distinzione radicale tra la Materia e lo Spirito creato.
Ecco un testo che implica nettamente una tale confusione. Ha appena trattato dello Spirito e precisa il senso in cui intende questo termine:
«Non lo Spirito, dice, per evasione fuori dalla Materia, né lo Spirito giustapposto incomprensibilmente alla Materia (Tomismo), ma lo Spirito emergente (per operazione pan-cosmica) dalla Materia».
Questo termine di emergenza esce spesso dalla sua penna per indicare l\’apparizione dello Spirito in seno alla Materia da cui ne è in qualche modo estratto. Ricorrendo a una immagine fisica, considera lo Spirito come la Materia divenuta incandescente:
«Attorno alla Terra, scrive, centro delle nostre prospettive, le anime formano, in qualche modo, la superficie incandescente della Materia immersa in Dio». (Milieu Divin, p. 151).
Altrove è ancora più chiaro:
«Non vi è concretamente della Materia e dello Spirito: ma esiste solo la Materia diveniente Spirito».
Non abbiamo forse ragione, parlando dell\’anima umana, a constatare che in effetti il P. Teilhard rigetta tutta la vera creazione (ex nihilo) dello Spirito? Ora, se lo Spirito o l\’Anima, di cui parla, proviene dalla Materia e ne è estratto, non è più un vero Spirito. Ciò che dipende intrinsecamente dalla materia nella sua origine, ne dipende anche nel suo essere e resta sempre un perfezionamento o determinazione materiale.