Compendio di Teologia Ascetica e Mistica (1514-1530)

Teologia: fondamentale, ascetica...


Di Adolfo Tanquerey. Parte seconda. Le Tre Vie. LIBRO III. Capitolo III. Fenomeni mistici straordinari. II. Le grazie gratisdate. § II. Fenomeni psicofisiologici. I. La levitazione. II. Le irradiazioni luminose. III. Gli effluvi odorosi. IV. L’astinenza prolungata. V. Le stimmate. Conclusione : Differenze tra questi fenomeni e i fenomeni morbosi.


II. Le grazie gratisdate 1514-1.
1514.   Le rivelazioni di cui abbiamo
parlato sono concesse specialmente per bene proprio di chi le riceve, le
grazie gratisdate invece specialmente per bene altrui. Sono infatti doni
gratuiti, straordinari e passeggieri, conferiti direttamente a
vantaggio altrui
, benchè indirettamente possano pure servire alla propria
santificazione. S. Paolo ne parla col nome di carismi; e
nell’Epistola ai Corinti ne enumera nove, tutti provenienti dallo stesso
Spirito:
1515.   1) La parola della sapienza,
sermo sapientiæ, che ci aiuta a trarre dalle verità della fede,
considerate come principi, conclusioni che arricchiscono il domma.

2) La parola della scienza, sermo
scientiæ
, che ci fa trar partito dalle scienze umane per la spiegazione
delle verità della fede.
3) Il dono della fede, che non è la
virtù di questo nome, ma una certezza speciale, capace di operar prodigi.

4) Il dono delle guarigioni, gratia
sanitatum
, che è il potere di risanar gli infermi.
5) Il dono dei miracoli, o il potere
di far miracoli a conferma della divina rivelazione.
6) Il dono della profezia, o il dono
d’insegnare e predicare il nome di Dio e confermare, occorrendo, l’insegnamento
o la predicazione con soprannaturali profezie.
7) Il discernimento degli spiriti, o
il dono infuso di leggere nel segreto dei cuori e discernere il buono dal
cattivo spirito.
8) Il dono delle lingue, detto anche
con termine greco glossolalia, che in S. Paolo è il dono di pregare
con santo entusiasmo in ignota lingua straniera; secondo i teologi invece è il
dono soprannaturale di parlar varie lingue.
9) Il dono dell’interpretazione, o il
potere soprannaturale d’interpretare i discorsi di colui che aveva il dono delle
lingue, il quale, pur soprannaturalmente parlandole, non sempre le
capiva 1515-1.
Secondo la giustissima osservazione di
S. Paolo e di S. Tommaso, tutti questi carismi sono di molto inferiori
alla carità e alla grazia santificante.

§
II. Fenomeni psicofisiologici.
1516.   Si dà questo nome a fenomeni che
operano nello stesso tempo sull’anima e sul corpo e che si collegano più o meno
coll’estasi di cui abbiamo parlato al n. 1454.
I principali di questi fenomeni sono:


  • 1° la
    levitazione;

  • 2° le
    irradiazioni;

  • 3° gli
    effluvi odorosi;

  • 4° l’astinenza;

  • 5° le
    stimate.


 I. La levitazione 1517-1.

1517.   La levitazione è un fenomeno onde il
corpo viene sollevato in aria e vi rimane pendulo senza alcun naturale appoggio:
è l’estasi ascensiva o salita estatica; talora il corpo viene
rapito a grandi altezze: è il volo estatico; altre volte pare che corra
rapidamente rasente il suolo: è la corsa estatica.
Molti fatti di levitazione si leggono nella
vita di parecchi santi, così nei Bollandisti come nel Breviario;
per esempio: S. Paolo della Croce, 28 aprile; S. Filippo Neri, 26
maggio; S. Stefano d’Ungheria, 2 settembre; S. Giuseppe da Copertino,
18 settembre; S. Pietro d’Alcantara, 19 ottobre; S. Francesco Saverio,
3 dicembre; ecc. Uno dei più celebri è S. Giuseppe da Copertino, il quale,
vedendo un giorno certi operai in grave difficoltà per erigere una pesantissima
croce di missione, preso l’aereo suo volo, afferra la croce e agevolmente la
pianta nella buca preparata.
Si collega a questo fenomeno quello di una
pesantezza straordinaria, onde il corpo non può essere smosso neppure da
forza potentissima 1517-2.
1518.   I razionalisti tentarono di questo
fenomeno una spiegazione naturale recando in mezzo non so quale aspirazione
profonda dell’aria nei polmoni o un’ignota forza psichica o l’intervento di
spiriti o di anime separate; come a dire che non trovano alcuna spiegazione
seria. Ben più savio è Benedetto XIV! Egli vuole prima di tutto che, a
scanso di inganni, il fatto sia bene accertato. Poi dichiara: 1) che la
levitazione bene accertata non può spiegarsi naturalmente; 2) ma che
non supera le forze dell’angelo e del demonio, i quali hanno potere di sollevare
i corpi; 3) che nei Santi questo fenomeno è un’anticipazione della dote
dell’agilità propria dei corpi gloriosi 1518-1.

II.
Le irradiazioni luminose 1519-1.
1519.   L’estasi è talora accompagnata da
fenomeni luminosi; ora è un’aureola di luce che cinge la fronte, ora è tutto il
corpo che diventa luminoso.
Compendieremo anche qui la dottrina di
Benedetto XIV 1519-2. Bisogna prima di tutto studiar bene il
fatto in tutte le sue circostanze, per vedere se la luce non possa spiegarsi
naturalmente.
Si badi specialmente: 1) se il fenomeno
accade di pieno giorno o durante la notte, e, in quest’ultimo caso, se la luce è
più brillante d’ogni altra; 2) se si tratta di semplice scintilla simile
alla scintilla elettrica, oppure se il fenomeno luminoso dura un tempo notevole
e si rinnova più volte; 3) se avviene durante un atto di religione,
un’estasi, una predica, una preghiera; 4) se produce frutti di grazia,
conversioni costanti, ecc.; 5) se virtuosa e santa è la persona da cui
parte questa irradiazione.
Solo dopo aver maturatamente esaminate tutte
queste particolarità si potrà concludere che si tratta veramente di fatti
soprannaturali. Anche qui si ha un’anticipazione della dote dello
splendore onde brilleranno i corpi gloriosi.

III.
Gli effluvi odorosi.
1520.   Dio fa che talora dai corpi dei
santi, in vita o dopo morte, esalino olezzi, a simbolo del buon odore
delle virtù da loro praticate.
Così dalle stimate di S. Francesco
d’Assisi emanavano alcune volte soavi odori. Alla morte di S. Teresa,
l’acqua onde ne fu lavato il corpo, rimase profumata; per nove mesi continui
un’arcana fragranza esalò dalla sua tomba; e, quando ne fu esumato il corpo, ne
fluì olio odoroso 1520-1. E si hanno molti altri fatti simili.

Benedetto XIV insegna come si deve procedere
per accertare il miracolo; si esaminerà: 1) se il soave odore è
persistente; 2) se non c’è nulla nel corpo o nel suolo che ne possa dar
spiegazione; 3) se ci sono miracoli prodotti dall’uso dell’acqua o
dell’olio provenienti dal corpo del santo 1520-2.
 
IV.
L’astinenza prolungata.
1521.   Vi sono Santi, massime fra gli
stimatizzati, che vissero parecchi anni senz’altro cibo che la santa comunione.

Il Dr. Imbert-Goubeyre cita in particolare
alcuni casi mirabili 1521-1: “La B. Angela da Foligno rimase
dodici anni senza prender cibo; S. Caterina da Siena circa otto anni; la
B. Elisabetta di Rente più di quindici anni; S. Liduina ventotto anni;
La B. Caterina da Racconigi dieci anni… ai nostri giorni, Rosa Andriani
ventotto anni… e Luigia Lateau quattordici anni”.
La Chiesa si mostra severissima
nell’inchiesta di tali fatti ed esige vigilanza lunga ed assidua di testimoni
numerosi ed abili a scoprir le frodi 1521-2. Devono esaminare se l’astinenza è
totale che comprende bevande e cibi solidi, se è costante, e se la
persona continua ad attendere alle proprie occupazioni.
È pur da collegare con questo fenomeno
l’astinenza del sonno: così S. Pietro d’Alcantara per quarant’anni
non dormì che on’ora e mezzo per notte; S. Caterina de’ Ricci non dormiva
che un’ora per settimana.

V.
Le stimate.
1522.   1° Natura ed origine. Questo
fenomeno consiste in una specie d’impressione delle sacre piaghe del Salvatore
sui piede, sulle mani, sul costato e sulla fronte, che compaiono spontaneamente
senza essere provocate da esterna ferita ed emettono periodicamente vivo sangue.

Il primo stimatizzato che si conosca è
S. Francesco d’Assisi: stando, il 17 settembre del 1222, sul monte
Alvernia, vide in una mirabile estasi un serafino che gli presentava l’immagine
di Gesù Crocifisso e che gl’impresse le sacre stimate; piaghe che conservò sino
alla morte, onde fluiva sangue vermiglio. Studiossi di tener nascosto il
miracolo ma non vi potè ben riuscire; e alla morte, che avvenne l’11 ottobre del
1226, il prodigio diventò pubblico. D’allora in poi questi casi si
moltiplicarono. Il Dr. Imbert ne conta trecentoventuno, di cui quarantuno di
uomini; e degli stimatizzati sessantadue vennero canonizzati.
1523.   Pare accertato che le stimate non
avvengono che negli estatici e che sono precedute e accompagnate da
vivissimi patimenti fisici e morali, che rendono così la persona conforme
a Gesù sofferente. L’assenza di tali patimenti sarebbe cattivo segni; perchè le
stimate non sono che il simbolo dell’unione col divin Crocifisso e della
partecipazione al suo martirio.
Il fatto delle stimate è provato da
testimonianze così numerose che anche gli increduli generalmente l’ammettono,
cercando però di darne una spiegazione naturale. Dicono che in certe persone
dotate di singolare sensibilità si può, sovraeccitando la fantasia, provocar
sudori di sangue che assomigliano alle stimate. Ma veramente i pochi risultati
così ottenuti sono tutt’altra cosa da ciò che avviene negli stimatizzati.

1524.   2° Segni per discernere le vere
stimate.
Bisogna dunque, per ben distinguere le stimate dai fenomeni
artificiali provocati in certi individui, badar bene a tutte le circostanze che
qualificano le vere stimate.
1) Le stimate sono circoscritte a quelle
parti ove Nostro Signore ricevette le cinque piaghe, mentre l’essudazione
sanguigna degli ipnotizzati non è circoscritta a questo modo.
2) Ordinariamente la rinnovazione delle
piaghe e dei dolori degli stimatizzati avviene nei giorni o nei tempi che
ricordano la Passione del Salvatore, come il venerdì o qualche festa di Nostro
Signore.
3) Queste piaghe non fanno
suppurazione:
il sangue che ne esce è puro, mentre che ogni minima lesione
naturale su altre parti del corpo fa suppurazione, anche negli stimatizzati. E
non guariscono, per quanti rimedi ordinari vi si adoprino, persistendo
talora trenta e quarant’anni.
4) Producono copiose emorragie: cosa
che si capisce nel giorno in cui compaiono, ma diventa inesplicabile nei giorni
seguenti. Inesplicata pure rimane la copia di sangue versato; benchè le stimate
siano ordinariamente alla superficie, lontane dai grossi vasi sanguigni, pure
emettono copioso sangue.
5) Da ultimo, ed è la cosa precipua, le
stimate non si riscontrano se non in persone che praticano le più eroiche
virtù
e che specialmente hanno grande amore alla croce.
Lo studio di tutte queste circostanze
chiaramente dimostra che non siamo qui dinanzi a un caso patologico ordinario,
ma che c’è l’intervento di una causa intelligente e libera, la quale opera sugli
stimatizzati per renderli più conformi al divin Crocifisso.

CONCLUSIONE :
DIFFERENZE TRA QUESTI FENOMENI E I FENOMENI MORBOSI.
1525.   I fenomeni che si connettono
coll’estasi sono così ben provati che i positivisti non possono negarli; si
sforzano però di agguagliarli a certi fenomeni morbosi prodotti da
psiconevrosi e specialmente dall’isterismo; alcuni anzi ci vedono
una forma di pazzia. — I Santi vanno certamente soggetti anch’essi alla
malattie come gli altri uomini, ma non di questo ora si tratta, bensì di sapere
se, non ostante le malattie, abbiano le facoltà mentali sane ed assestate. Ora
su questo punto corrono tra i fenomeni mistici e le psiconevrosi
differenze così sostanziali, che nessuna persona di buona fede può ricusare di
riconoscerle e conchiudere che non c’è tra loro alcuna possibile parità 1525-1. Tali differenze si desumono
specialmente: 1° dalle
persone; 2° dalla
diversità dei fenomeni; 3° dagli
effetti.
1526.   1° Differenze da parte delle
persone.
Paragonando i colpiti da psiconevrosi cogli estatici, si vede che i
primi sono fisicamente e moralmente squilibrati, mentre i secondi
sono, almeno sotto l’aspetto morale, perfettamente sani.
A) I primi sono squilibrati così nelle
facoltà mentali come nel fisico.
Si nota in loro una diminuzione dell’attività
intellettuale e della potenza della volontà; alterata o sospesa è la coscienza,
l’attenzione diminuita, immiserita l’intelligenza, la memoria sconvolta per
guisa che si crede a uno sdoppiamento della personalità; presto non restano più
nella mente che poche idee fisse; onde un certo monoideismo che s’accosta alla
pazzia. Si indebolisce nello stesso tempo la volontà; le emozioni prendono il
sopravvento; si diventa lo zimbello dei propri capricci o delle suggestioni
altrui; e non si è più capaci di governarsi. C’è dunque un infiacchimento e una
diminuzione della personalità e delle forze intellettuali e morali 1526-1.

1527.   B) Nei mistici avviene
tutto il contrario: l’intelligenza s’allarga, la volontà s’invigorisce, e
diventano capaci di concepire e compiere le più grandi imprese. Acquistano
infatti, come abbiamo veduto, cognizioni nuove su Dio, sui suoi attributi, sui
dommi della fede, su se stessi. Non possono, è vero, esprimere tutto ciò che
vedono, ma dichiarano con tutta sincerità di aver imparato più in pochi istanti
di contemplazione che in lunghe letture; convinzione che produce un vero
progresso nella pratica delle più eroiche virtù. Si vedono infatti più umili,
più caritatevoli, più sottomessi alla volontà di Dio, anche in mezzo ai più duri
patimenti, dotati di calma, di pace, di serenità inalterabili. Che differenza
dalle agitazioni e dagli appassionati movimenti degli isterici!
1528.   2° Differenze da parte dei
fenomeni.
Non ci sono minori differenze da parte del modo con cui si
producono o fenomeni negli uni e negli altri.
A) Nulla di più triste e di più nauseante delle crisi
isteriche:
1) La prima fase assomiglia a un leggiero
attacco d’epilessia, ma se ne distingue per la sensazione d’una palla che
sale alla gola, la quale non è in sostanza che un gonfiamento della gola con
impressione di soffocazione; e per una specie di zufolìo sentito dall’orecchio.
2) La seconda consiste in gesti disordinati, in contorsioni di tutto il
corpo, e specialmente nell’arcuar la persona all’indietro. 3) La
terza è quella degli atteggiamenti passionali di terrore, di gelosia, di
lubricità, dettati dall’immagine o dall’idea che li domina. 4) Finiscono
con accessi di pianto o di riso, con cui la crisi si risolve. E la persona ne
esce stanca e spossata con sequela di vari incomodi.
B) Anche qui qual differenza! Negli estatici non
convulsioni, non violente agitazioni, ma calma e dolce rapimento dell’anima
intimamente unita a Dio; tanto che chi assiste all’estasi, come per esempio
quelli che vedevano la Bernardina nel momento delle visioni alla grotta di
Massabielle, non può trattenere l’ammirazione. Anzi, come dichiara
S. Teresa, n. 1456,
il corpo, in cambio di rimanere spossato, riprende nell’estasi novelle forze.

1529.   3° Differenze da parte degli
effetti.
Ben diversi sono gli effetti nei due casi.
A) Negli isterici quanto più le scene descritte
si moltiplicano, tanto più cresce lo squilibrio delle facoltà;
dissimulazione, menzogna, abbrutimento, lubricità: tal è il risultato delle
esperienze fatte su queste sventurate vittime.
B) Nei mistici invece è un costante
aumento di intelligenza, di amor di Dio, di dedizione al bene del
prossimo. Quando devono metter mano a opere e fondazioni, danno prova di buon
senso, di mente aperta e sicura, di energica volontà, coronati dalla buona
riuscita.
S. Teresa, prima di morire, non ostante le
molteplici opposizioni, aveva fondato sedici conventi di donne e quattordici di
uomini. S. Coletta fondò tredici monasteri e rimise in vigore la disciplina
in gran numero d’altri. La Signora Acarie, estatica fin dall’età di sedici anni,
visse trent’anni nel matrimonio, allevò sei figli, rifece il domestico
patrimonio compromesso dalle imprudenze del marito, e, rimasta vedova, contribuì
alla fondazione del Carmelo in Francia. S. Caterina da Siena, morta a
trentadue anni, senza sapere per molto tempo nè leggere nè scrivere, ebbe parte
così importante negli avvenimenti contemporanei, e specialmente nel ritorno dei
Papi a Roma, che uno storico recente la disse uomo di Stato e grande uomo di
Stato 1529-1.
Come si vede, vi sono dunque tra gl’isterici
e gli stimatizzati tali differenze che il volerli agguagliare è un calpestar
tutte le regole dell’osservazione scientifica.
1530.   4° Obiezione. Resta però
un’ultima difficoltà da risolvere: ci son di quelli che pretendono col Ribot che
l’estasi sia un progressivo restringimento del campo della coscienza, che
finisce in un monoideismo affettivo; perchè i mistici più non pensano e
non parlano che di intima unione con Dio. — Per rispondere a questa speciosa
difficoltà, si può distinguere un doppio monoideismo: l’uno è
disorganizzatore e disgrega a poco a poco la personalità falsando il
giudizio; tal è l’idea fissa del suicida che cerca il nulla come bene supremo;
l’altro invece è un monoideismo coordinatore, che fa, è vero, predominare
nell’anima un’idea principale, a questa richiamando tutte le altre, ma senza
falsarle. Quest’ultimo non solo non disgrega la personalità ma anzi la
fortifica; non è forse per il fatto di avere un’idea fissa, a cui collegano
tutti i loro disegni, che i grandi politici riescono a far cose grandi, quando
per altro si tratti di idea giusta?
Tal è il caso dei mistici. Hanno un’idea
predominante, un’idea fissa, quella di attendere soprattutto al loro ultimo
fine, vale a dire all’intima unione con Dio, fonte di ogni felicità e di ogni
perfezione: a lei coordinano tutti gli altri pensieri, tutti gli affetti, tutte
le energie. Ed è idea intieramente giusta; che non disgrega ma coordina tutti i
pensieri e tutte le azioni, orientandole verso quell’unico fine che solo può
darci la perfezione e la felicità. Ecco perchè i Santi, anche umanamente
considerati, sono persone di grande operosità, pieni di buon senso, d’energia,
di costanza, che concepiscono e conducono a buon fine grandi imprese. È cosa
notata dagli increduli stessi, come abbiamo già detto al n. 43.

Siamo dunque giusti e confessiamo che i
mistici sono nello stesso tempo Santi e uomini superiori.

NOTE

1514-1 F. Prat, La Teologia di
S. Paolo
, T. I, pp. 120-123; 405-498 (Salesiana, Torino);
P. Garrigou-Lagrange, op.
cit.
, t. II, p. 536-538.
1515-1 Bella ed utile lettura è quella dell’articolo
della Somma in cui S. Tommaso compendia queste varie grazie
(Iª IIæ, q. III, art. 4), mostrando
quanto siano utili al predicatore della fede: 1) per dargli una piena
conoscenza delle cose divine; 2) per confermare con miracoli ciò che dice;
3) per predicare la parola di Dio con maggiore efficacia.
1517-1 Questo termine, ormai tecnico, non è poi così
barbaro come a prima vista potrebbe parere, avendo per radicale il latino
levitas, leggerezza, privazione di peso, agilità.
(N. d. T.)
1517-2 È
il miracolo di certe martiri che, condannate al lupanare, non poterono per
nessuna forza umana essere smosse dal luogo in cui stavano (N. d. T.).

1518-1 De beatificat., l.
III, c. XLIX.

1519-1 Ribet, La
mystique
, P. IIª, c. XXIX; Mgr Farges, op. cit., P. IIª, c. III, a. 3.

1519-2 De beatificat., l.
IV, P. Iª, c. XXVI, n. 8-30.

1520-1 Questo miracolo fu accuratamente esaminato nel
processo di canonizzazione, e gli esaminatori conchiusero che non v’era
spiegazione naturale. (Bollandisti, 15 ottobre, t. LV, p. 368, n. 1132).

1520-2 De beatificat., l. IV, P. I, c. XXXI, n.
19-28.
1521-1 La stigmatisation,
t. II, p. 183.

1521-2 Benedetto XIV, op.
cit.
, l. IV, P. I, c. XXVII.
1525-1 Questa differenza è messa in luce anche da
increduli come il Signor De Montmorand, Psychologie des Mystiques,
1920, benchè poi attribuisca questi fenomeni all’allucinazione. — Per la
confutazione di tali teorie, cfr. A. Huc, Névrose et
mysticisme
, Rev. de Philosophie (P. Peillaube), luglio-agosto
1912, pp. 5, 128; Mgr. A. Farges, op.
cit.
, p. 522-585.
1526-1 Tale è il compendio dei caratteri indicati da
P. Janet, L’automatisme psychologique, P. IIª, c. III-IV.

1529-1 Em. Gebhart, Rev. hebdomadaire, 16
marzo 1907.