CAUSALITÀ (dei Sacramenti): fatto

Teologia: fondamentale, ascetica...

"Cardinale Pietro Parente; Mons. Antonio Piolanti; Mons. Salvatore Garofalo: Voci selezionate dal Dizionario di Teologia Dogmatica".  CAUSALITÀ (dei Sacramenti): fatto. La Rivelazione da una parte afferma che i sacramenti producono la grazia. dall\’altra determina i limiti e le condizioni di tale causalità.

Infatti i sacramenti tanto nella scrittura che nella Tradizione, vengono presentati: 1° come strumenti nelle mani di Dio ad infondere la grazia, come il pennello è nelle mani di Leonardo il mezzo per dipingere l\’ultima cena: Dio Padre, al dire di S. Paolo, ci ha fatto salvi per mezzo del lavacro della rigenerazione (Tit. 3, 5); lo Spirito Santo, secondo l\’insegnamento di S. Efrem (+373), penetra nelle acque del sacro fonte per elevarle a purificare le anime (Adv. scrutatores, sermo 40); 2° come strumenti che producono il loro effetto immediatamente, ossia per la semplice posizione del rito, indipendentemente dai meriti del ministro e del soggetto: S. Luca attesta che i fedeli ricevevano lo Spirito Santo per la sola imposizione delle mani degli Apostoli (Atti, 8, 17; 19, 6), mentre S. Paolo esorta Timoteo (2 Tim. 1, 6) a far rivivere la grazia che gli è stata comunicata attraverso lo stesso rito. I Padri del secolo IV e V paragonano il battesimo al seno materno «illa unda salutaris vobis et sepulcrum et mater effecta est» (Cirillo di G., Catech. Mystag. 2, 4), da cui si ricava che nella loro concezione i sacramenti sono dotati di una efficacia vera e immediata, come vera e immediata è la causalità della madre nella generazione della prole. A queste testimonianze, che enunciano l\’obiettiva efficienza del rito sensibile, sono parallele molte altre che escludono la dipendenza di tale efficacia dai meriti del ministro e del ricevente; basti citare le classiche parole di S. Agostino, che pronunziate in occasione della controversia donatistica, sono la sintesi della Tradizione: «Il battesimo non vale per i meriti di chi l\’amministra e neppure di chi lo riceve, ma per la propria santità ed efficacia, comunicatagli da Colui che lo ha istituito» (Contra Cresconium 4, 19). A ciò s\’aggiunga la pratica costante di riconoscere come valido il battesimo degli eretici e la consuetudine, di origine apostolica, di battezzare i bambini prima dell\’uso di ragione; 3° come strumenti che suppongono nel soggetto delle disposizioni morali, quali prerequisiti assolutamente necessari. affinché possano introdurre nell\’anima il loro effetto. Come l\’artefice non può con il suo strumento piegare il ferro alla forma dell\’arte se questo non è reso malleabile dal fuoco, così il Celeste Artista non può con il sacramento introdurre nell\’uomo la grazia, ossia i suoi divini lineamenti, se l\’anima non è resa flessibile all\’intenzione dell\’arte divina dal fuoco del pentimento e dell\’amore. Effettivamente dall\’esortazione di S. Pietro rivolta ai primi convertiti «fate penitenza e si battezzi ciascuno di voi per ottenere la remissione dei peccati» (Atti, 2, 38-41) fino alle calde parenesi indirizzate dai Padri ai catecumeni e ai penitenti, le fonti della rivelazione inculcano la necessità della fede e del pentimento e ne indicano la funzione dispositiva in rapporto alla giustificazione prodotta dai sacri riti.
Poggiata su queste sicure testimonianze, la Chiesa definì contro i Protestanti che i sacramenti sono dei veri strumenti nelle mani di Dio, che per l\’obiettiva posizione del rito (ex opere operato, v. questa voce) producono la grazia in coloro che non vi pongono ostacolo (non ponentibus obicem, v. questa voce), DE, 799, 849. 951.