Antonio de Sant’Anna Galvão, presbitero

Vite di Santi, Beati, Venerabili...

Un francescano al servizio dei fratelli


Antonio de Sant’Anna Galvão, presbitero, fondatore del Monastero delle Concezioniste «Recolhimento da Luz»


GERARDO MAJELLA AGNELO


Arcivescovo emerito di Londrina Segretario della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti


Senza paura di sbagliare, possiamo dire che il messaggio di Fra Antonio de Sant’Anna Galvão non ha perso la sua attualità, anche se sono trascorsi più di duecento anni. Sebbene non sia stato trasmesso con parole, in quanto Padre Galvão scrisse poco, si cristallizzò nelle sue opere e nella sua vita.


Il ricordo di Galvão è vivo nella fondazione e nella costruzione del monastero della Luz e della chiesa dedicata all’Immacolata Concezione, entrambi edificati nel cuore della città di San Paolo, opera che l’UNESCO ha proclamato «patrimonio culturale dell’umanità». Oltre a ciò, la fondazione del monastero di Santa Chiara, a Sorocaba, nello Stato di San Paolo, perpetua il suo ricordo e il suo lavoro.

Galvão con la sua vita ha lasciato un’impronta su tutti noi. Oltre ad essere figlio di San Francesco di Assisi, ricevette dalla riforma di San Pietro di Alcantara l’impulso a vivere in grande povertà e profonda umiltà. La sua vita fu interamente dedicata alla gloria di Dio attraverso l’osservanza della sua consacrazione religioso-sacerdotale e proprio per questo totalmente offerta ai fratelli, soprattutto i poveri, i malati, i peccatori, in poche parole i bisognosi. Non aveva paura di visitare e di pagare i debiti degli emarginati, anche nel silenzio della notte, o di percorrere lunghe distanze, sempre a piedi, per soddisfare le richieste più diverse. Fu un pellegrino della carità e della pace. Chi, anche ai nostri giorni, non ha bisogno di amore, di comprensione, di tenerezza, di perdono?


L’epiteto di «uomo della pace e della carità» che gli fu attribuito dall’Assemblea dei Deputati di San Paolo, è il messaggio che possiamo considerare la caratteristica, o meglio, la missione di Galvão per il Brasile di allora e soprattutto per quello di oggi!


Questo francescano prova e comprova il valore di una vita sacerdotale evangelicamente vissuta e apostolicamente messa al servizio dei fratelli. Per Frate Galvão, carità è vivere per i fratelli. Esiste forse un invito più evangelico e attuale di questo per tutti i brasiliani, alle soglie del Terzo Millennio?


 


Il ricordo dell’apostolo vive ancora nel cuore di tutto il popolo paulista


CELIA B. CADORIN – Postulatrice


Antonio de Sant’Anna Galvão nacque nel 1739, a Guaratinguetà, nell’interno dello Stato di San Paolo, una cittadina, che in quel tempo, apparteneva alla diocesi di Rio de Janeiro. Con la fondazione della diocesi di San Paolo, nel 1745, Galvão visse praticamente solo in questa diocesi: 1762-1822. L’ambiente familiare era profondamente cristiano. Il padre, Antonio Galvão de França, Capitano-mor, apparteneva al Terz’Ordine Francescano e del Carmine, si dedicava al commercio ed era conosciuto per la sua particolare generosità. La mamma, Izabel Leite de Barros, ebbe il privilegio di essere madre di undici figli e morì nel 1755 a 38 anni di età, con fama di essere molto caritatevole, tanto che dopo la sua morte non si trovò nessuno dei suoi vestiti, perché aveva dato tutto ai poveri. Antonio visse con i suoi fratelli in una casa comoda e lussuosa, perché i suoi genitori godevano di prestigio sociale e anche dell’influenza politica.


Il padre, volendo procurare una formazione umana e culturale adeguata alle sue possibilità economiche, lo inviò, all’età di tredici anni, a Belém (Bahia) a studiare nel seminario dei Padri Gesuiti, dove già si trovava suo fratello José. Qui egli rimase dal 1752 al 1756, facendo notevoli progressi nello studio e nella pratica della vita cristiana. Avrebbe voluto fermarsi là ed entrare tra i Gesuiti ma il padre preoccupato del clima antigesuitico che si era determinato ad opera del governo del Marchese di Pombal, lo dissuase e preferì che andasse dai Frati Francescani. Questi avevano un convento a Taubaté non molto lontano da Guaratinguetá.


A 21 anni, il 15 aprile 1760, entrò nel noviziato nel convento di s. Bonaventura, nel villaggio di Macacu a Rio de Janeiro. Durante il noviziato si distinse per pietà e zelo ed era esemplare per virtù tanto che nel libro dei religiosi Brasiliani si leggono di lui parole lusinghiere. Il 16 aprile 1761 emise la professione solenne e con giuramento, secondo l’usanza dei Francescani, si impegnò anche a difendere il titolo di «Immacolata» della Madonna; dottrina allora controversa, ma onorata dai Francescani.


Appena un anno dopo dalla professione religiosa, fu ammesso alla ordinazione sacerdotale: 11 luglio 1762. I superiori lo ammisero alla sacra ordinazione, perché ritennero sufficienti gli studi teologici fatti in precedenza. Questo privilegio fu anche il segno evidente della fiducia che i superiori nutrivano per il giovane chierico. Dopo l’ordinazione, Antonio venne destinato nel convento di san Paolo per perfezionarsi negli studi filosofici e teologici e anche per esperienze di apostolato. Così, gradualmente, senza neppure che egli si accorgesse, si ritrovò in tante mansioni impegnative e di grande responsabilità.


La sua maturità spirituale francescana-mariana trova l’espressione massima nella «Entrega a Maria» come suo «figlio e schiavo perpetuo» firmata con il proprio sangue del 9 novembre 1766. Finiti gli studi, nel 1768, fu nominato predicatore, confessore e portinaio del convento; compito, quest’ultimo, considerato molto importante perché, a contatto con la gente, permetteva di fare apostolato, ascoltare, consigliare. Fu confessore stimato e ricercato, e spesso, quando veniva chiamato, si recava a piedi anche in località lontane.


Nel 1769-70 per una provvidenziale circostanza fu nominato confessore di un «Recolhimento» di pie donne, le «Recolhidas de Santa Teresa», a San Paolo. Nel «Recolhimento» incontrò Suor Helena Maria do Espírito Santo, suora profondamente orante e dedita alla penitenza, osservante della vita comune che diceva di avere delle visioni in cui Gesù le chiedeva di fondare un nuovo Recolhimento. Fra Galvão, come confessore, ascoltò e studiò tali messaggi e chiese pareri a persone sagge che li riconobbero validi e di natura soprannaturale.


La data ufficiale della fondazione è il 2 febbraio 1774. Suor Helena avrebbe desiderato modellare il nuovo «Recolhimento» secondo l’ordine Carmelitano, ma il nuovo Vescovo di San Paolo, francescano e fervente sostenitore dell’Immacolata, volle che si ispirasse alle Concezioniste, approvate da Papa Giulio II nel 1511.


Così la fondazione fu chiamata «Recolhimento de Nossa Senhora de Conceição da Divina Providência» e Fra Galvão, con l’aiuto di altri confratelli, si trovò ad essere l’umile iniziatore di una istituzione che prosegue fino ad oggi.


Il «Recolhimento» inizialmente non era una casa religiosa, bensì una casa di ritiro, dove si riunivano ragazze pie e timorate di Dio per vivere come religiose, senza poter emettere i voti. Questo fu un espediente di quel momento storico, dato che era stato emanato un veto governativo dal Marchese di Pombal circa le nuove fondazioni e le nuove consacrazioni religiose. Per ogni decisione di una certa importanza in ambito religioso occorreva il «placet regio».


Il 23 febbraio 1775 muore, quasi improvvisamente, Suor Helena e Fra Galvão si trovò ad essere l’unico sostegno delle «Recolhidas». Svolse il suo compito con umiltà e grande prudenza.


Nel frattempo il nuovo capitano-generale di San Paolo, uomo inflessibile a differenza del predecessore, ritirò il permesso al Recolhimento e ne ordinò la chiusura. Fra Galvão accettò con fede e anche le «Recolhidas» obbedirono, ma non lasciarono la casa e resistettero ai limiti delle forze fisiche. Dopo un mese però, anche per la pressione del popolo e del Vescovo, il Recolhimento fu riaperto.


Mentre era in vita Fra Antonio Galvão, la comunità continuò a fiorire tanto che fu necessario ingrandire il Recolhimento. Vi contribuirono anche le famiglie delle «recolhidas», molte delle quali, essendo ricche, godevano della disponibilità di mezzi.


Durante quattordici anni (1774-1788) Fra Antonio Galvão ebbe cura della costruzione del «Recolhimento», ed altri quattordici anni (1788-1802) si dedicò alla costruzione della Chiesa del «Recolhimento» inaugurata il 15 agosto 1802.


L’opera «materializzazione del genio e della santità di Fra Galvão», nel 1988, divenne per decisione dell’Unesco, «patrimonio culturale dell’Umanità». Fra Galvão, oltre alla costruzione di monasteri e incarichi speciali dentro e fuori dell’ordine francescano, dedicò il meglio delle sue forze alla formazione delle «recolhidas». Per le Suore, Fra Antonio scrisse un regolamento ossia lo Statuto, suggerendo pure una guida di vita interiore e di disciplina religiosa: lo Statuto è il principale scritto che manifesta la personalità del Servo di Dio.


Più tardi il Vescovo di San Paolo aggiunse allo Statuto che le «Recolhidas» potevano emettere i voti validi finché rimanevano nella casa religiosa; solo nel 1929 il «Recolhimento» fu incorporato all’Ordine dell’Immacolata Concezione.


La vita scorreva serena e ricca di spiritualità, ma sopraggiunse un episodio doloroso: Fra Galvão venne mandato in esilio dal capitano-generale. Questi, uomo violento, per difendere il figlio che aveva ricevuto una lieve offesa, condannò a morte un soldato. Poiché Fra Galvão prese le difese del soldato, fu allontanato e mandato in esilio a Rio de Janeiro. La popolazione si sollevò di fronte all’ingiustizia di tale provvedimento e l’ordine fu revocato.


Nel 1781, Fra Galvão fu nominato maestro del noviziato di Macacu a Rio de Janeiro perché dotato di intelligenza, di profonda vita spirituale e di grande zelo apostolico, ma il Vescovo che lo voleva a San Paolo, non gli fece recapitare la lettera del provinciale, «per non privare il suo episcopato di un religioso tanto virtuoso (…) che da quando è entrato in religione e sino al presente giorno, visse esemplarmente; per questa ragione lo acclamano santo».


Fra Galvão fu nominato guardiano del convento di s. Francesco in San Paolo, nel 1798 e rieletto nel 1801. La nomina di guardiano provocò disorientamento nelle «recolhidas da Luz». Alla preoccupazione delle religiose bisogna aggiungere quella del «Senado da Camara de San Paolo» e del Vescovo della città, che scrissero al provinciale: «tutti gli abitanti di questa città non possono rassegnarsi anche per un sol momento all’assenza del detto religioso (…). Questo uomo, tanto necessario alle religiose «da Luz», è preziosissimo a tutta questa città e villaggi della Capitaneria di S. Paolo; è uomo religiosissimo e prudente consigliere e tutti vanno a lui per avere luce e conforto; è l’uomo della pace e della carità». Grazie alle lettere, Fra Galvão divenne padre guardiano esemplare senza abbandonare la direzione spirituale delle sue «recolhidas» e del popolo di San Paolo.


Nel 1802 fu eletto definitore della Provincia Immacolata Concezione, per sollecitazione del Superiore Provinciale al Nunzio Apostolico perché «è un religioso che per le sue abitudini e vita esemplarissima è di onore e di consolazione a tutti i suoi confratelli e a tutto il popolo di questa Capitaneria: il senato della camera e il medesimo Vescovo diocesano lo rispettano come un uomo santo».


Nel 1808, grazie alla stima che godeva nell’Ordine, gli fu affidato il compito di visitatore generale e presidente del capitolo. Purtroppo, a causa del suo stato di salute, fu costretto a rinunciare nonostante il desiderio di obbedire con prontezza.


Nel 1811, dietro richiesta del Vescovo di San Paolo, fondò anche il «Recolhimento di s. Chiara a Sorocaba». Qui rimase circa 11 mesi per organizzare la comunità e dirigere i lavori per la costruzione della casa di ritiro. E poi tornò a San Paolo. Dopo il ritorno dalla fondazione di Sorocaba, il Servo di Dio visse ancora 10 anni. Quando le forze gli impedirono di fare la spola quotidiana tra il convento di s. Francesco e il Recolhimento, ottenne dai superiori l’autorizzazione a sistemarsi negli ambienti della sua opera. Abitava in una delle tre piccole stanze presso il Recolhimento. Durante la sua ultima malattia, Fra Antonio si trasferì in un bugigattolo dietro al Tabernacolo, «in fondo alla chiesa», per l’insistenza delle suore, le quali gli volevano prodigare qualche sollievo e conforto.


Il Servo di Dio chiuse la sua vita terrena il 23 dicembre 1822, verso le dieci del mattino, confortato dai sacramenti e assistito dal suo Padre guardiano e dai confratelli. I suoi resti mortali, dietro richiesta delle suore e del popolo, furono inumati nella chiesa del «Recolhimento da Luz». La sua tomba fu da sempre, e continua fino ai nostri giorni, meta di pellegrinaggi costanti dei fedeli, che chiedono o ringraziano per le grazie ricevute per l’intercessione dell’uomo della pace e della carità e fondatore del «Recolhimento de Nossa Senhora da Luz» il cui carisma è «laus perennis» vissuta in grande povertà, continua penitenza e con allegra semplicità. «Tra gli eroi, che hanno plasmato il destino di San Paolo, ha scritto Lucio Cristiano nel 1954, merita rilievo la figura inconfondibile di Fra Antonio de Sant’Anna Galvão, apostolo di San Paolo tra i secoli XVIII e XIX», grazie al ricordo che continua vivo nel cuore del popolo paulista.


 


 


Uomo di pace e di carità evangelica temprato da una solida formazione intellettuale e religiosa


Il giovane Antonio ebbe una sollecitazione rilevante, irrobustita poi successivamente dalla «solida educazione intellettuale e religiosa negli anni di seminario di Belém» e definitivamente affermata da quella che era la sua evidente vocazione.


Si può dire, senza dubbio, che la sua formazione, prima nell’ambiente familiare, poi nel seminario e nel noviziato, quindi la sua vita, le sue opere, il suo impegno spirituale e promozionale, seguirono un tracciato quasi predisposto e senza deviazioni, un cammino che in terra fu quello della operosità e della laboriosità, premessa verso la santità. In Galvão risplende una santità avviata silenziosamente sia nel convento di s. Francesco, a s. Paolo, sia nel lavoro della costruzione del monastero o nella formazione delle religiose, sia nel suo apostolato presso la gente della città.


È una santità basata soprattutto sulla fede, che porta a una fiducia totale nella Divina Provvidenza e nella Madonna, l’Immacolata. Però, il suo «marchio» è proprio la carità. Amare, per Fra Galvão, è vivere per i fratelli senza distinzione di persone: schiavi, bianchi, signori, religiose, confratelli dell’Ordine. Per lui erano tutti fratelli, siano i poveri che i malati verso i quali si prodigava ad accogliere o visitare. Era la dolcezza di Dio presente nella sua persona.


«Uomo di pace e di carità» è stato definito dal Senato della Camera di S. Paolo e dappertutto Fra Galvão lascia le sue impronte di carità e di pace: «Questo uomo, tanto necessario alle religiose da Luz, è preziosissimo a tutta questa città e villaggi della Capitaneria di S. Paolo; è uomo religiosissimo e prudente consigliere e tutti vanno da lui per avere luce e conforto; è l’uomo della pace e della carità; tutti vogliono trarre benefici dalla sua virtù. E la sua virtù è studiata e


comprovata da molti anni».


E continua il discorso dei membri del Senato: «La gente crede, e con ragione, che su questi popoli, per merito suo, scendono le benedizioni del Cielo».


Questo è stato scritto nel 1798, quando Fra Galvão era ancora vivo e esercitava al sua carità visitando i bisognosi anche nel silenzio della notte.


Era proprio la carità verso il prossimo che rendeva il futuro Beato un punto di riferimento per la gente di San Paolo in ogni sorta di bisogno spirituale e materiale.


Questo carisma della carità è ancora vivissimo grazie all’intercessione di Fra Galvão nei riguardi delle persone che vanno alla sua tomba per chiedere il suo aiuto nelle malattie del corpo e dello spirito.


Il santo è un dono di Dio, il cui carisma rimane vivo e attuale per lo stesso popolo di Dio.


Tutto passa… solo la carità andrà incontro a Dio, che è l’Amore infinito ed eterno!


Una serie di cambiamenti, nati da circostanze impreviste, fecero di Fra Galvão il fondatore di un nuovo convento nella città di San Paolo.


Il portinaio del Convento di S. Francesco, con il nuovo compito di confessore del «Recolhimento de Santa Teresa», divenne uno strumento e una guida per quella «recolhida» che Dio aveva scelto per dar inizio al «Recolhimento de Nossa Senhora da Conceição». La formazione profonda, il buon senso e la vissuta vita religiosa resero Fra Galvão uno strumento di cui Dio si servì per discernere le rivelazioni concesse a Suor Helena Maria do Espírito Santo.


Inoltre, il prudente zelo, l’intrepido coraggio lo aiutarono a realizzare un progetto, che andava contro le leggi generali.


Fra Galvão non ha agito da solo, ma con l’aiuto dei fratelli più sperimentati e ligio ai loro giudizi, visti come espressione della volontà di Dio.


Un uomo dalle personalità di Fra Galvão mai avrebbe fatto sotterfugi o si sarebbe piegato a gesti d’orgoglio. Perciò il «Convento da Luz» ha sfidato i secoli e ha 224 anni di storia da narrare.

È una persona d’incredibile azione unita a grande coraggio e abbandono alla provvidenza del Padre. Nonostante i tempi difficili della Capitaneria di san Paolo, non ha esitato di costruire un «Recolhimento», che sfida il tempo e ancora oggi è ammirato per il suo stile.


Lo zelo per le anime e per al gloria di Dio va oltre l’azione materiale e l’interessamento presso le autorità in favore del «Convento da Luz». Infatti, gran parte del suo tempo, il servo di Dio lo dedica a pensare e scrivere uno statuto, che assicuri la vita delle «recolhidas» nella ricerca della perfezione religiosa e della loro formazione spirituale.


È un uomo dalla personalità forte e coraggiosa, guidato dalla prudenza, mosso dallo zelo e dall’amore per le persone, sempre cercando la gloria del Signore.


Dall’esposto risulta che Fra Galvão aveva ricevuto da Dio le qualità che perfezionate dalla formazione, dalle ascese continue, dalla pratica delle virtù religiose e dalla vita di preghiera sono pressoché «l’humus» per il carisma di dare alla Chiesa una nuova famiglia religiosa.


Da un atto di obbedienza, cioè di confessore del «Recolhimento de santa Teresa», è apparsa la chiave per dare una svolta alla sua vita di francescano e lo rende fondatore del secondo «Recolhimento», oggi Monastero «da Luz», nella città di San Paolo.


L’opera o il «Recolhimento» di cui Fra Galvão è il fondatore ebbe inizio il 2 febbraio 1774, nel giorno e nel rione dedicato a «Nossa Senhora da Luz». Prese il nome di «Recolhimento da Nossa Senhora da Conceição da Divina Providência», come due pilastri su i quali doveva camminare: l’Immacolata e la Provvidenza divina.


Oggi possiamo ammirare il monastero «da Luz» e la sua chiesa, nello stile barocco, che sfida il tempo ed ospita religiose che vivono giorno e notte in «laus perennis», in grande povertà, continua penitenza e gioiosa semplicità.


Dal «Recolhimento da Luz», oggi monastero «da Luz», è nato, nel 1811, il Recolhimento, oggi, monastero di Santa Chiara, nella città di Sorocaba, all’interno dello Stato di San Paolo. Anche questo Recolhimento è stato fondato e organizzato da Fra Galvão, su richiesta del Vescovo di San Paolo, nonostante l’età, le difficoltà e la stanchezza. Dal monastero «da Luz», come culla feconda, sono nati quattro altri monasteri: quello di Guarantiguetá nel 1944; di Itu nel 1949; di Piracicaba nel 1956, tutti all’interno dello Stato di San Paolo, e nel 1965 è stato fondato il monastero di Ponta Grossa, nello Stato del Paraná. Dal monastero di Sorocaba ebbero origine le fondazioni di Uberaba, nello Stato di Minas Gerais e di Joinville, nello Stato di Santa Catarina. Dal monastero di Uberaba sono nati i monasteri di Jataí, nello Stato di Goiás e di Bragança Paulista, nello Stato di San Paolo. Dal monastero di Itu nacque il monastero di Bauru, all’interno dello Stato di San Paolo. È importante notare che sono dieci i monasteri nati e che vivono alla luce del monastero «da Luz», opera di Fra Antonio de Sant’Anna Galvão.


C. B. C.


 


 


Il miracolo attribuito alla sua intercessione


Il miracolo riguardo la guarigione di una bambina di 4 anni, Daniella Cristina da Silva, di San Paolo, Brasile. Daniella, figlia di Valdecir da Silva e Jacira Francisco da Silva, fin dalla nascita è stata una bambina gracile e di salute debole.


Nel mese di maggio 1990, a causa di complicazioni broncopolmonari, è stata ricoverata e curata con antibiotici e metoclorpramide. Uscita dall’ospedale e ritornata a casa, subito presentò sintomi di sonnolenza e crisi convulsive, quando il pediatra consigliò l’immediato ricovero all’Ospedale Emílio Ribas (oggi, Instituto de Infectologia Emílio Ribas), nella città di São Paulo, con sospetto di meningite o epatite, nella notte del 24 maggio 1990.


Venne trasferita subito all’U.T.I. (Unità di Terapia Intensiva) con quadro clinico instabile e prognosi riservata. La diagnosi iniziale è stata: coma per encefalopatia epatica conseguenza dell’epatite da virus A, insufficienza epatica grave, insufficienza renale acuta e intossicazione a causa di metoclorpramide. Ci fu anche ipertonia intensa negli arti inferiori e superiori, oliguria.


Con la diagnosi di «insufficienza epatica fulminante» la paziente ha sofferto anche di un arresto cardiorespiratorio. Con evoluzione di epitassi, emorragie gengivali, ematuria, ascite, progressivo aumento della circonferenza addominale (59,5 cm), broncopolmonite, parotite bilaterale, faringite, oltre due episodi di infezione ospedaliera (Staphylococcus aureus e l’altra dal bacillo Gram negativo).


Danielle è rimasta 13 giorni (dal 25.5 al 7.6.1990) nell’U.T.I.; in seguito fu trasferita al reparto pediatrico dello stesso Ospedale, dove rimase fino a 21 giugno 1990, quando fu dimessa dall’Ospedale «considerata guarita». Seguita ambulatorialmente, non ha mai presentato nessuna ricaduta. Nel 1995, il pediatra, che seguiva la bambina fin dalla nascita, dichiarò: «la piccola è stata esaminata da me in questa data (4.8.95) essendo la stessa in perfette condizioni di salute fisica e mentale».


Lo stesso pediatra ribadì dinanzi il tribunale ecclesiastico: «io attribuisco all’intervento divino non solo la guarigione della malattia, ma il ricupero totale della bambina». L’aiuto di Dio era stato chiesto dai genitori, parenti, amici, vicini, religiose del Monastero «da Luz», che uniti in una sola preghiera fin dal 25 maggio, invocano con grandissima fede l’intercessione di Fra Antonio de Sant’Anna Galvão. Erano tanto sicuri e convinti dell’intercessione che quando Daniella fu dimessa dall’Ospedale Emilio Ribas sono andati direttamente alla tomba di Fra Galvão nel monastero «da Luz» e qualche tempo dopo hanno fatto un incontro di preghiera (una festa!) per ringraziare Dio per la guarigione avvenuta.


Oggi, a 12 anni, Daniella è una bambina piena di salute e vivace, frequenta la «6 a série» (la prima media) e abita con i suoi familiari a Brasilândia, rione della città di San Paolo.


 


Muratore per ventotto anni


Può sembrare strano, ma ora i muratori e tutti gli operai dell’edilizia civile possono essere orgogliosi visto che il primo Beato brasiliano spese 28 anni della sua vita usando la cazzuola da muratore e tracciando sulla carta o su qualche tavola la pianta del Ritiro (oggi Monastero) e della Chiesa della Luz a San Paolo!


Frate Antonio de Sant’Anna Galvão, oltre ad essere francescano, sacerdote e fondatore, può, o meglio deve essere presentato anche come costruttore e invocato come patrono di quanti si guadagnano il pane lavorando sulle impalcature, ergendo muri, edificando case o progettando edifici, come fanno gli ingegneri, i muratori e i manovali.


La tela di Carlos Oswald ha immortalato Frate Galvão mentre svolge il duro mestiere di muratore, come i Vangeli hanno immortalato Giuseppe e Gesù di Nazareth come falegnami. Per il Signore ciò che conta è il lavoro fatto con dignità e con l’obiettivo di contribuire alla trasformazione del mondo e al benessere delle persone. Tutto ciò a gloria di Dio! Questa è la santità nella sua espressione umano-divina! Le mani che nella Santa Messa elevavano al Padre il Corpo e il Sangue di Cristo, per implorare misericordia, elevavano anche i mattoni e la cazzuola con il calcestruzzo per il benessere degli uomini, figli di Dio. Il Padre celeste sorrideva nel contemplare Frate Galvão, figlio del capitano-maggiore di Guarantinguetá, che, con le mani callose celebrava le sue lodi nel Convento di San Francesco e nel monastero della Luz.