Maria Montessori: massona, teosofa e modernista

Apologetica
Maria Montessori con suo figlio Mario sulla sinistra, insieme a George Arundale e sua moglie Rukmini sulla destra, nella sede mondiale della società teosofica, India 1939

Maria Montessori, una vita fra massoni, modernisti e femministe

di Cristina Siccardi

 

Le miriadi di donne cristiane d’Europa, più o meno celebri, portatrici di valori inossidabili ed eterni, che hanno contribuito in maniera determinante al bene della società, del continente, del mondo intero, oggi non vengono più considerate, sono volutamente dimenticate e nessuno parla di loro, né in famiglia, né nelle scuole, né nelle parrocchie, né sui media.

In questi giorni la televisione sta martellando i telespettatori con la pubblicità di una collana dedicata alle Grandi donne. Tenaci, creative, coraggiose, uniche, libere (Gruppo di comunicazione RBA). La gran parte delle figure proposte non è portatrice dei valori evangelici (su 60 figure proposte, solo tre sono cattoliche:  santa Giovanna d’Arco, Isabella di Castiglia, Agatha Christie), quei valori che hanno costruito l’Europa, quella della civiltà e del progresso, nel vero senso dei termini.

È ora, quindi, di sfatare e smascherare le eroine laiche delle femministe, parlando proprio di quelle donne che hanno, con i propri pensieri, le proprie opere e le proprie azioni rivoluzionarie causato distorsioni e confusioni tali da ledere i principi imprescindibili della natura umana, provocando le drammatiche conseguenze che oggi viviamo.

«Hanno tracciato una nuova via e oggi beneficiamo della loro eredità raccogliendone il testimone» recita uno slogan promozionale della collezione biografica. Il primo ritratto è dedicato a Maria Montessori. La donna che rivoluzionò per sempre il mondo dell’educazione.

Proprio di lei andremo quindi a parlare guardando storicamente, senza diaframmi rivoluzionari e lenti femministe, che depistano il corretto giudizio, chi era e cosa fece questa “maestra dei bambini”, distante anni luce dalla straordinaria pedagogia salesiana, fondata da san Giovanni Bosco, quella che si basa sulla ragione, sulla religione e sull’amorevolezza.

Maria Montessori nacque a Chiaravalle, in provincia di Ancona il 31 agosto del 1870. Era figlia unica di genitori liberal-cattolici, dalle simpatie risorgimentali. Il padre Alessandro (1832-1915), ferrarese, fu funzionario al ministero delle Finanze. La madre, Renilde Stoppani (1840-1912), marchigiana, proveniva da una famiglia di piccoli proprietari terrieri ed era parente dell’abate Antonio Stoppani (1824-1891), geologo, paleontologo, patriota risorgimentale, sacerdote rosminiano, figura di rilievo del Cattolicesimo che voleva conciliare Stato e Chiesa in Italia e figura di primo piano nella formazione della giovane Montessori.

La famiglia si trasferì dapprima a Firenze e poi a Roma nel 1875. Dal 1883 Maria studiò alla scuola tecnica Michelangelo Buonarroti, in seguito, dal 1886 al 1890, all’Istituto tecnico Leonardo da Vinci. Si iscrisse quindi alla facoltà di Scienze nel 1890, per passare, nel 1892, alla facoltà di Medicina, divenendo una delle prime donne laureate in tale settore. Nel 1894 vinse un premio di studio elargito dalla Fondazione Rolli e l’anno dopo conobbe il collega Giuseppe Montesano (1868-1961), con cui fu ammessa nella clinica psichiatrica dell’Università di Roma, diretta da Ezio Sciamanna, nella quale, insieme a un altro collega, Sante De Sanctis (1862-1935), condusse per la tesi di laurea una ricerca su Le allucinazioni a contenuto antagonistico, laureandosi nel luglio 1896.

Come assistente di Montesano, del quale divenne l’amante, entrò nell’ospedale di San Giovanni, continuando la ricerca nella clinica psichiatrica. Nel frattempo si interessò dei bambini handicappati, attraverso lo studio delle opere di Jean-Marc-Gaspard Itard e di Edouard Séguin e prese ad interessarsi dell’emancipazione femminile, partecipando nel 1896 al primo Congresso dell’ International Council of Women di Berlino, sui diritti delle donne. Fra il 1897 e il 1898 soggiornò a Parigi per studiare le opere di Séguin e nel sobborgo di Bicètre per conoscere i metodi educativi elaborati da Désiré-Magloire Bourneville.

Il 31 marzo 1898, diede segretamente alla luce il figlio Mario (1898-1982), nato dalla relazione con Montesano. Il bambino, che sarebbe stato di inciampo per la carriera dei genitori, venne abbandonato: fu allevato da una famiglia estranea e poi da un collegio. «Niente impediva ai due medici di sposarsi o quantomeno di riconoscerlo, ma il bambino, partorito di nascosto, venne registrato allo stato civile come “figlio di ignoti” […] Così l’educatrice dei bambini, a ventotto anni, abbandonò il figlio, come aveva fatto un altro celebre pedagogo, Jean -Jacques Rousseau»[1].

Nel settembre 1898, Montessori partecipò al Congresso pedagogico di Torino e qui tenne una relazione sul rapporto tra medicina e pedagogia e proponendo un’educazione specifica e mirata per i bambini anormali, il discorso ebbe ampia eco. Nel dicembre 1898 venne costituito il Comitato provvisorio della Lega nazionale per la protezione dei fanciulli deficienti, nel cui direttivo c’era Montesano. Maria Montessori, impegnata a tenere conferenze in diverse città, s’impegno a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla «carità moderna», dove emergeva il tema della «donna nuova». Divenne paladina dell’emancipazione femminile e di ideali di pace. Nel marzo 1896, divenne confondatrice e vicesegretaria di un’associazione femminile romana e nel 1899 entrò a far parte dell’Unione materna. Fece sua la questione femminile nei consessi internazionali, come nel Congresso femminile di Londra del 1899, interpellata da Guido Baccelli (1830-1916), che aveva fatto esperienza, nel 1849, delle barriccate che avevano difeso la Repubblica Romana dall’assalto delle truppe francesi, e fu sette volte Ministro della Pubblica Istruzione. Sempre nel 1899 la Montessori aderì alla Theosophical Society, fondata nel 1875 a New York per lo studio e la divulgazione della teosofia (sapienza divina) e delle scienze esoteriche. Aderendo al principio della «fratellanza universale» di stampo massonico, la teosofia si basava sul motto «non c’è religione più alta della verità». Ai suoi membri non era richiesta alcuna specifica professione di fede. Questa istituzione e il suo organo ufficiale, il «The Theosophist» (1879) furono fondati da Helena Blavatsky (1831-1891), filosofa, teosofa, saggista occultista e medium russa naturalizzata statunitense e dal colonnello Henry Steel Olcott (1832-1907).

Le sue frequentazioni le portarono sempre più prestigio. Nel 1900, insieme a Montesano, assunse la direzione della Scuola magistrale ortofrenica, avviata a Roma per iniziativa degli accademici di sua conoscenza e dalla quale nacque l’anno dopo l’Istituto medico-pedagogico. I suoi studi, Riassunto delle lezioni di didattica e L’autoeducazione nelle scuole elementari la resero celebre nell’intervento al II Congresso pedagogico italiano (Napoli nel 1901) sulle Norme per una classificazione dei deficienti in rapporto ai metodi speciali di educazione.

Nel 1901 ruppe la sua relazione con Montesano, mentre fra il 1900 e il 1906 insegnò antropologia e igiene all’Istituto superiore di magistero femminile di Roma. In quel momento approfondiva studi filosofici, pedagogici e antropologici, si iscriveva nel 1903 alla facoltà di filosofia, avviava più significativi rapporti con Giuseppe Sergi, ma si confrontava anche con: Luigi Credaro (1860-1939), che pubblicò numerosi libri, in particolare sui filosofi tedeschi Immanuel Kant e Johann Friedrich Herbart; Giacomo Barzellotti (1844-1917), allievo di Terenzio Mamiani e di Augusto Conti, entrambi filosofi spiritualisti, si professò seguace del neokantismo e fu iniziato alla Massoneria nella loggia Concordia di Firenze, affiliata al Grande Oriente d’Italia; Antonio Labriola (1843-1904), filosofo con particolari interessi per il marxismo. Nel 1887 Labriola ottenne la cattedra di Filosofia della Storia all’Università di Roma e diede inizio ad un corso di storia del socialismo. A seguito di notizie che davano imminente la stipula del Concordato con il Vaticano, Labriola tenne all’Università una conferenza, Della Chiesa e dello Stato a proposito della conciliazione, dove sostenne una minaccia per la libertà di pensiero ogni accordo con la Chiesa, temendone l’ingerenza nella vita pubblica italiana. Il 18 novembre 1887 il quotidiano romano «La Tribuna» pubblicò una sua lettera in cui, fra l’altro, scriveva di essere «teoricamente socialista ed avversario esplicito delle dottrine cattoliche» e il 22 gennaio 1888, nella conferenza Della scuola popolare, auspicò l’abolizione dell’insegnamento della religione cattolica.

Maria Montessori, ormai impregnata di idee secolariste, materialiste e postpositiviste dell’inizio del XX secolo, posò la sua attenzione anche sul pensiero nietzschiano, come fece la scrittrice e suffragetta svedese (nella foto a fianco) Ellen Key (1849-1926), che si occupò di educazione dell’infanzia, di eticità e di femminismo, ella fu un importante esponente del Det moderna genombrottet, movimento letterario svedese ispirato al naturalismo. Divenne fra i primi sostenitori dell’approccio educativo incentrato intorno al bambino, tutto doveva concentrarsi sulla libertà del fanciullo, proprio come farà la Montessori. La sua opera più nota è Il secolo dei fanciulli pubblicato per la prima volta nel 1900. Key si formò al liberalismo: era repubblicana, con l’idea di libertà come punto di riferimento assoluto. Dal 1879 studiò Charles Darwin, Herbert Spencer (1820-1903), teorico del darwinismo sociale, e Thomas Henry Huxley (1825-1895), convinto sostenitore dell’evoluzionismo darwiniano (anticreazionista), tanto da essere soprannominato il «mastino di Darwin». Il suo pensiero è materialistico ed agnostico, ed è una diretta conseguenza delle sue ricerche ed esperienze di biologo alla luce della teoria evoluzionistica. Egli era nonno di Aldous Leonard Huxley (1894-1963), poi autore de Il mondo nuovo e di Julian (1887-1975), che diverrà primo Direttore dell’UNESCO e membro fondatore del WWF. Thomas Henry si batté con forza per il superamento del fissismo teologico e nell’autunno di quell’anno la Key incontrò sia Huxley che Ernst Haeckel (1834-1919), il biologo e filosofo tedesco che promosse e rese popolare le teorie di Darwin. Il principio di evoluzione, in cui Ellen Key aveva iniziato a credere, ebbe un’influenza anche sulla sua visione educativa. Dal 1890 iniziò a leggere i testi della letteratura socialista e divenne socialista. La sua opera più conosciuta è Il secolo dei fanciulli pubblicato per la prima volta nel 1900.

La Montessori rientra a pieno titolo fra i disgregatori dell’ordine naturale, come dimostrano le sue amicizie e le sue frequentazioni in Europa; ella entrò anche a far parte del Centre d’Etudes des Problèmes Humains. «La Sinarchia, soprattutto sul piano culturale,  non disdegna la collaborazione di tutte quelle forze che possono agevolare il suo piano di disgregazione dell’ordine naturale e si fa promotrice di una grande alleanza informale e, a volte, nemmeno consapevole tra tutti coloro che, a vario titolo ed in qualunque modo, possono collaborare a questo disegno. A tale scopo, grande importanza riveste il Centre d’Etudes des Problèmes Humains, dove si trovano personaggi molto diversi tra loro, ma tutti utili, ciascuno per il suo verso, a quest’opera di sovvertimento: nessun settore del pensiero umano è tralasciato e nessuna forma di “superamento” del mondo naturale viene esclusa; ciò è reso possibile dalla mancanza di un’ideologia stringente e definita, cui tutti i partecipanti debbano o anche solo siano invitati ad aderire: il clima di apparente libertà dà a ciascuno l’illusione di potervi trovare l’ambiente idoneo ad esprimere se stesso, anche se la prospettiva è chiarissima, quantunque sottaciuta»[2].

Dal 1904 al 1910 fu libera docente in antropologia nella facoltà di scienze. Insegnò nella Scuola pedagogica di Roma e pubblicò le Lezioni di antropologia pedagogica dell’anno accademico 1906-07. Idee moderniste (condannate da san Pio X con la Pascendi Dominici gregis del 1907) andavano poi a intaccare la sua cattolicità: coniugava scienza neopositivista e attenzione alla spiritualità[3]. Contemporaneamente intavolò una discussione critica con la femminista laica Anna Maria Mozzoni, che parlava di «Eva moderna», alla quale la Montessori contrapponeva un’anticattolica «maternità sociale» di Maria di Nazareth.

Nel 1906 l’ingegnere Edoardo Talamo, Presidente dell’Istituto romano dei beni stabili, le chiese di organizzare, con criteri moderni, un asilo infantile per i figli degli operai, residenti nei nuovi e popolari caseggiati romani, in particolare nel quartiere di San Lorenzo: sorsero le prime Case dei bambini, prima esperienza educativa montessoriana. La prima Casa fu aperta il 6 gennaio 1907 e la seconda il 7 aprile dello stesso anno. Il discorso pronunciato da Montessori in occasione dell’avvio di questa iniziativa venne pubblicato su Vita femminile italiana (La Casa dei Bambini dell’Istituto Romano dei Beni Stabili, sett. 1907, pp. 983-1001). La visione sociale e palingeneticamente libera della «donna nuova» emergeva nella conclusione del discorso, dove l’idea femminista si legava strettamente al rivoluzionario ideale educativo.

Nel maggio 1908 Montessori partecipò al primo Congresso delle donne italiane, tenutosi a Roma, e al Congresso di attività pratica femminile, promosso dall’Unione femminile nazionale a Milano. Qui ebbe modo di conoscere da vicino donne moderniste o modernizzanti.

Frequentò quindi (nella foto di destra) Felicitas Büchner – una bavarese istitutrice dei figli del cognato dello scrittore modernista Antonio Fogazzaro (1842-1911), fautore di un rinnovamento delle istituzioni ecclesiali che le rendessero aperte alle esigenze dello spirito moderno e autore de Il Santo (1905), che sarà sua amante per una decina di anni – e divenne amica della statunitense (nella foto di sinistra) Alice Hallgarten (1874-1911), moglie del noto economista, filantropo e senatore Leopoldo Franchetti (1847 – 1917), amica di Paul Sabatier (1858-1928), l’iniziatore della moderna storiografia francescana, nonché pastore calvinista, che nel 1902 fondò ad Assisi la Società Internazionale di Studi Francescani e nel 1919 divenne professore di teologia protestante all’Università di Strasburgo. La vicinanza alla teologia liberale del fratello, anch’egli pastore, Louis Auguste Sabatier, e la familiarità con gli ambienti cattolici italiani e francesi lo portarono a partecipare al movimento modernista

I baroni Franchetti convinsero Maria Montessori a scrivere, nel 1909, nella loro dimora romana, la sua opera fondamentale, Il metodo della pedagogia scientifica applicato all’educazione infantile nelle Case dei bambini. Finanziarono la pubblicazione per l’editore Lapi di Città di Castello (1909). L’autrice, dedicando il volume ai Franchetti e accettando il loro appoggio, si collocò pubblicamente nell’area modernista condannata da san Pio X. Alice Hallgarten cercò pure di mettere in contatto Montessori con Paul Sabatier. Al primo Corso di pedagogia scientifica, tenuto da Montessori a Città di Castello, nel 1909, sotto il patrocinio dei Franchetti, partecipò anche Felicitas Büchner. Sofia Bisi Albini, amica di Fogazzaro, dedicò alla Montessori, nel 1910, un articolo di grande appoggio sulla sua rivista Vita femminile italiana (1910, nr. 5), per la quale lei stessa collaborò.

Nel libro sul Metodo, destinato ad un grande e duraturo successo mondiale, il disegno pedagogico partiva dall’educazione sensoriale per svilupparsi verso l’educazione intellettuale: il bambino doveva crescere in piena libertà, senza premi e senza castighi; tutto doveva ruotare in torno a lui ed essere a sua misura istintuale.  Sostenitrici del metodo montessoriano erano alcune donne romane dell’alta borghesia e della nobiltà, come Maria Maraini Guerrieri Gonzaga. Il Metodo, nel 1910, fu introdotto nella scuola elementare della Villa Montesca, a Città di Castello, dei Franchetti: la prospettiva pedagogica montessoriana compiva un ulteriore sviluppo di successo, passando dalle scuole dell’infanzia alle scuole primarie. La pedagogia della libertà e della laicità, contraria agli indirizzi cattolici, alla sana disciplina e alle sane regole per uno sviluppo equilibrato e di autocontrollo dell’allievo, aveva avviato il suo corso e con esso l’Italia prese a farneticare sempre più nell’innovazione educativa.

Maria Montessori, fra le prime donne a laurearsi in Medicina in Italia e da annoverarsi fra le pioniere del femminismo, è stata un’antesignana dell’ideologia gender. Interessante leggere ciò che pensava di lei la cattolica e attiva Principessa Maria Cristina Giustiniani Bandini (1866-1959), la quale, proprio perché cattolica, è stata messa sotto chiave dall’intellighenzia laica:
«Le vestali del femminismo frequentano gli ambienti modernisti, a cominciare dalla presidente del Consiglio Nazionale delle Donne, la contessa Gabriella Spalletti e dalla vice presidente, Dora Melegari […] Ma tra tutte queste signore, la più pericolosa è Maria Montessori […] La trovo una donna presuntuosa ed esibizionista, dalle idee assolutamente eversive. […] ha sostenuto che il miglior modo per aiutare la famiglia in Italia è l’educazione sessuale dell’infanzia, e per spiegarlo ha usato un linguaggio crudo e inaccettabile» [4].

La Montessori voleva rivoluzionare l’umanità:
«Ognuno, nella vita, ha una funzione che non sa d’avere e che è in rapporto col bene degli altri. Lo scopo dell’individuo non è di vivere meglio, ma di sviluppare certe circostanze che sono utili per altri. La grande legge che regola la vita nel cosmo è quella della collaborazione tra tutti gli esseri. Approfondire lo studio di questa legge significa lavorare per il trionfo della unione fra i vari popoli, e quindi, per il trionfo della civiltà umana»[5].

Divenne una femminista militante. Nel 1899 il massone Guido Baccelli, sette volte Ministro della Pubblica Istruzione, la nominò rappresentante dell’Italia al Congresso Internazionale delle donne, tenuto a Londra. Appoggiata dal sindaco di Roma Ernesto Nathan, ebreo di origini anglo-italiane, repubblicano nella linea di Mazzini e Saffi, massone dal 1887 (Gran maestro del Grande Oriente d’Italia dal 1896 al 1904 e dal 1917 al 1919), ella scalò il successo grazie anche ai finanziamenti, come abbiamo visto nella prima puntata (qui), dei baroni Franchetti, in particolare della moglie del senatore, Alice Hallgarten, ebrea newyorkese. Nel 1909 Alice e Leopoldo Franchetti visitarono la «Casa dei Bambini» per i piccoli da 3 a 6 anni del quartiere  San Lorenzo di Roma. È qui che videro all’opera la Montessori con la sperimentazione del suo metodo: i piccoli messi a loro agio “agio”, liberi di interagire spontaneamente con l’ambiente, imparando “senza vincoli oppressivi” il vivere in comunità.  Ecco che i baroni la invitarono a trascorrere un periodo di tempo a Villa Montesca, a Città di Castello, per formare le maestre delle scuole rurali sul nuovo metodo montessoriano, e proprio durante questa permanenza la Montessori “perfezionò” la sua pedagogia scientifica, pubblicando nel 1909, con dedica ai baroni Franchetti, il celeberrimo volume Il metodo della pedagogia scientifica applicato all’educazione infantile nelle Case dei bambini. Là in quel palazzo di  Città di Castello, oggi, è attiva la «Fondazione Hallgarten-Franchetti Centro Studi Villa Montesca» che si pone l’obbiettivo di «aiutare la definizione di un sistema di educazione efficiente, che aiuti a superare le barriere alla formazione, per accelerare il riconoscimento dei risultati di apprendimento ottenuti in modi formali, informali e non formali. Ciò al fine di favorire la partecipazione attiva nei processi di apprendimento anche delle persone che, per motivi di emarginazione, ne rimangono esclusi», il tutto secondo i riferimenti dettati dalla Commissione dell’Unione Europea, che ha reciso le proprie radici identitarie, quelle dell’Europa Cristiana..

Con il sostegno di Ernesto Nathan la Montessori, quindi, aveva aperto a Roma, in via dei Marsi 58, la prima «Casa dei bambini» per i figli degli abitanti del quartiere San Lorenzo, roccaforte elettorale del Sindaco:
«Nell’inaugurazione ha detto che la donna deve liberarsi del suo ruolo domestico come una farfalla uscita dalla crisalide. La Montessori nei suoi scritti non parla mai di matrimonio, ma sempre di unioni, di amore, di un mutamento della concezione della maternità grazie alla “scelta cosciente e libera” del proprio compagno come contributo alla rigenerazione della razza. Insomma si va dal libero amore alla trasformazione dell’educazione in un allevamento di razze umane. Il suo tanto decantata metodo, poi, consiste nell’abolire ogni sforzo del bambino, vanificando l’autorità dei genitori. Non bisognerebbe presentargli alcuna legge o obbligo, ma aiutarlo a scoprire da solo ciò che è giusto fare. I genitori e i maestri non dovrebbero insegnare nulla al bambino, tanto meno correggerlo, e meno ancora punirlo.»[6].

Il metodo montessoriano è devastante in quanto percepisce l’educazione come libera spontaneità del bambino, concepito come un agente dell’evoluzione cosmica dell’umanità, non come fragile creatura di Dio, limitata dopo il peccato originale e, dunque, sempre in lotta, dentro e fuori di sé, fra ciò che è bene e ciò che è male. Ma quando sono i genitori e la maestra/il maestro a guidare con saggezza e regole il fanciullo è chiaro che la sua vita avrà vantaggi e guadagni, per sé e per gli altri nel presente e nell’avvenire.

La pedagogia montessoriana si prefigge di stimolare l’energia del minore, considerata particella del fuoco della vita universale. Non ci è possibile, per associazione di idee, non pensare al teologo modernista Pierre Teilhard de Chardin SJ (1881-1955) scienziato evoluzionista, paleoantropologo, che ipotizzò un «Cristo cosmico» e un cristianesimo panteista, dove la materia veniva spiritualizzata e, dunque, divinizzata.

Le idee cosmiche della Montessori sorsero quando aderì al femminismo e all’esoterismo della Società Teosofica, di cui abbiamo parlato la scorsa volta. La fondatrice, Helena Blavatsky, frequentava ambienti occultisti e spiritisti, dove divenne allieva di Allan Kardec (1804 – 1869), pedagogista e filosofo francese, nonché fondatore dello spiritismo, dottrina di cui fu il principale divulgatore a livello mondiale. Nelle sedute spiritiche l’avventuriera russa Blavatsky svolgeva il ruolo di «medium». Ella affermava di aver combattuto, vestita da uomo, nella battaglia di Mentana, al fianco di Giuseppe Garibaldi.

Così la Montessori, amica di oscuri e diabolici teosofi (coloro che si rifanno a misteriosi “maestri) e spiritualisti (coloro che ricevono lumi dalla consultazione dei defunti), forgiò una pedagogia fuori dalle regole della natura.

«Il programma della società teosofica è lo stesso della massoneria: dissolvere leggi e istituzioni, per arrivare a una fratellanza universale dell’umanità, senza distinzione di razza, sesso o credenza.»[7].

Questi sono alcuni dei semi culturali da cui è sorta l’Unione Europea e la Montessori è tra i maggiori protagonisti del dramma irragionevole e confusionale della nostra contemporaneità.

Entrata nel 1899 nella Società Teosofica, rimarrà profondamente legata ad essa, tanto che trascorrerà gli anni della seconda Guerra mondiale ad Adyar, nella sede internazionale della società stessa, sia pure in domicilio coatto, essendo cittadina italiana e quindi di un Paese belligerante nemico. Gli scritti filosofico-femministi sono prova insindacabile di quella nefasta influenza teosofica.

Nel 1904 consegue la libera docenza in antropologia e, quindi, ottiene l’opportunità di occuparsi dell’organizzazione educativa degli asili infantili. Intanto il suo saggio Il metodo della pedagogia scientifica viene accolto entusiasticamente e tradotto in tutto il mondo.

Al suo arrivo negli Stati Uniti, nel 1913, il «New York Tribune» la presenta come «the most interesting woman of Europe» («la donna più interessante d’Europa»). Dal successo dell’esperimento romano nasce il movimento montessoriano, dal quale nel 1924 avrà origine la «Scuola magistrale Montessori» e l’Opera Nazionale Montessori», eretta, quest’ultima, in Ente morale e volta alla conoscenza, alla diffusione, all’attuazione e alla tutela del suo metodo. Lei ne diviene Presidente onoraria.

Dal momento in cui apprende che il suo amante Montesano avrebbe sposato un’altra donna, prende a vestirsi soltanto più di nero. La sua vita diventa soltanto più pubblica, ma, in definitiva, lo era sempre stata.

Alcuni critici progressisti l’hanno criticata per le tante scuole private aperte a suo nome e per le sue amicizie altolocate. Mentre critici di destra non hanno apprezzato le sue indicazioni educative per garantire criteri di uguaglianza collettiva.

Nel 1914 si trasferisce in Spagna, dove rimane fin oltre il termine del conflitto mondiale; rientra in Italia nel 1924 e la sua fama internazionale conquistò non solo Mussolini, ma addirittura papa Benedetto XV, che le diede udienza. Nella seconda metà degli anni Venti Maria Montessori sperò che la modernità del suo Metodo ricevesse una consacrazione nazionale e fosse appoggiata sia dai cattolici che dai fascisti.

La sua brama di notorietà era insaziabile.
Riuscì a ritagliarsi notevole spazio anche sotto il fascismo. La «Società degli Amici del metodo» viene trasformata in Ente morale, prendendo il nome di« Opera Nazionale Montessori», con sedi a Napoli ed a Roma, con presidente onorario Benito Mussolini. Tuttavia le scuole positivistiche montessoriane, viste dal regime come possibilità per combattere l’analfabetismo, per le quali ha simpatie anche la progressista Maria José di Savoia, iniziano a turbare molti.  In Italia sta dominando la cultura dell’idealismo di Croce e di Gentile e il direttore generale per il settore educativo, Giuseppe Lombardo Radice, dapprima simpatizzante del metodo Montessori, muove ora pesanti critiche, accusandola di aver rubato idee a Rosa (1866-1951) e Carolina (1870-1945) Agazzi, sostenendo che solo le due sorelle bresciane avevano elaborato un metodo tutto italiano. Sulla scia di Radice giungono altre critiche e Maria Montessori viene ora definita «abile ammaliatrice», «camuffatrice», «affarista».

Terminati i corsi internazionali svolti a Roma nel 1930 e nel 1931 e le conferenze all’estero, soprattutto quella di Ginevra sulla pace, la cui eco fu enorme, si giunge alla  rottura con il regime: nel 1933 viene pubblicata La pace e l’educazione, ma la cultura fascista non appoggia più l’autrice. Nel 1934 vengono chiuse tutte le scuole Montessori, sia per la formazione degli insegnanti che per i bambini. Due anni dopo, per ordine del ministro Cesare Maria De Vecchi, chiude i battenti anche la Regia scuola triennale del Metodo Montessori, che a Roma preparava i maestri dal 1928; allo stesso modo, sempre nel 1936, si pone fine all’attività dell’Opera Nazionale.

Maria Montessori lascia l’Italia nel 1934 e va a risiedere in Spagna insieme al figlio Mario, nato nel 1898 dalla relazione con lo psichiatra Giuseppe Montesano, e che ella partorì di nascosto, affidandolo ad una famiglia di Vicovaro, un piccolo comune del Lazio, e quindi alle cure della signora Vittoria Pasquali. Succesivamente lo iscriverà in un collegio. Quando morì sua madre, la Montessori prese con sé il figlio quattordicenne, che ella presentò sempre come un nipote. La vera identità di Mario sarà rivelata soltanto nel suo testamento[8].

 

Al posto del metodo Montessori, il fascismo accolse il metodo delle sorelle Agazzi, «pedagogia d’ordine» a fronte della «pedagogia della libertà». La Guerra civile spagnola induce la pedagogista femminista e della pace universale a trasferirsi nel 1936 in Inghilterra. Madre e figlio si stabilirono poi, su invito di Ada Pierson (che nel 1947 sposò Mario), in Olanda, dove erano state fondate, dal 1923, scuole montessoriane, sia laiche sia cattoliche. Proprio qui incontrò, nel 1937, George Sydney Arundale (1878-1945), massone, vescovo della Chiesa cattolica liberale e presidente della Società teosofica, che la informò sulla fortuna del montessorismo in India, dove egli morirà. È proprio in questo periodo, siamo nel 1939, che la Montessori tenne alcune conferenze a Londra (successivamente raccolte nell’opera Dall’infanzia all’adolescenza, Milano 1949), in cui avviò con determinazione la riflessione sul «piano cosmico».

Nello stesso anno partì per l’India insieme al figlio per dirigere un corso per insegnanti indiani. Lo scoppio della seconda Guerra mondiale la bloccò qui e Mario fu incarcerato perché considerato un «nemico». Si dedicò all’approfondimento della centralità dell’educazione «cosmica», e le sue teorie vennero raccolte nel volume Come educare il potenziale umano (prima ed. inglese 1947 con il titolo To educate the human potential; poi Milano 1970). Fece ritorno in Olanda nel 1946, ma, conquistata dalle suggestioni orientali, compì ancora diversi viaggi in India.

Terminata la guerra varcò il suolo repubblicano d’Italia e qui ritrovò terreno fertile, potendo riorganizzare l’Opera Montessori e le sue scuole. Mantenne la sua residenza principale ad Amsterdam e continuò a viaggiare per il mondo pubblicando libri e tenendo molteplici conferenze. A Perugia fondò il Centro internazionale di studi pedagogici. Era, ormai, una celebrità internazionale e venne candidata al premio Nobel per la pace.

Morì il 6 maggio 1952 a Noordwijk aan Zee (Olanda) e venne sepolta nel locale cimitero cattolico. Sulla sua tomba si legge, in lingua italiana: «Io prego i cari bambini, che possono tutto, di unirsi a me per la costruzione della pace negli uomini e nel mondo».

La sua Educazione Cosmica, presente nelle sue scuole, è un retaggio infausto, dove ritroviamo gli odierni concetti di educazione ecologica (ecologismo), educazione alla pace (pacifismo) ed educazione alla mondialità (mondialismo-globalizzazione). Tutte le discipline, in particolare la Storia, la Geografia e le Scienze, erano profondamente influenzate da questi principi, dai quali doveva nascere l’amore del bambino verso la vita. L’educazione preventiva di san Giovanni Bosco, basata su Ragione, Religione, Amorevolezza, diede al mondo generazioni e generazioni di «buoni cristiani e onesti cittadini», l’educazione cosmica della Montessori ha dato al mondo generazioni di persone instabili e insicure. Eppure lei prese il posto dell’effige di Marco Polo sulle ultime banconote da mille lire e nella miniserie televisiva che  l’ha immortalata (2007, regia di Gianluca Maria Tavarelli), con l’interpretazione di Paola Cortellesi, viene presentata come una donna esemplare, faro per tutte le donne. In realtà fu una degna seguace della “libera” Marianne.

 

 

[1] R. de Mattei, Trilogia romana, Solfanelli, Chieti 2018, p. 68.

[2] Cfr. Il ruolo del “Metodo Montessori” nel disegno di disgregazione dell’ordine naturale; inoltre: C. Manetti, Jean Coutrot, il padre del “Patto Sinarchico Rivoluzionario per l’Impero francese”. Cfr anche C. Manetti, Illuminismo e gnosi: le matrici del pensiero omosessualista, «Quaderni di San Raffaele», n. 10 – giugno 2014, pp. 19-33.

[3] Cfr. articolo sul giornale «La vita» del 6 giugno 1906 dedicato a Tolstoj.

[4] R. de Mattei, Trilogia romana, Solfanelli, Chieti 2018, p. 67.

[5] Maria Montessori, Educazione e pace, Garzanti, Milano 1949, Opera Nazionale Montessori, Roma 2004, p. 20

[6] Ivi, pp. 68-69.

[7] Ivi, p. 70.

[8] B. Vespa, Donne d’Italia, Edizioni Mondadori, Milano 2015, p. 369.