Ven. Prof. Giuseppe Toniolo, I doveri degli studiosi cattolici.

Chiesa: Papa e Papato, Autorità...

Rimane ben arduo giustificare logicamente e storicamente quella specie di conciliatorismo, a cui inclinano e si acconciano negli ultimi tempi non pochi scrittori cattolici di scienze filosofiche, naturali e sociali, i quali, o per scoraggiamento dell\’animo fra persistenti conflitti di cui agevolmente non si scorge il termine, o per il sentimento commendevole di agevolare il ritorno di nobili intelligenze alla fede, o per non so quale paura di esser detti retrogradi, fanno alla scienza razionalistica concessioni infondate, frettolose, audacissime, fino all\’estremo limite, che rasenta l\’eresia. Dai cultori dell\’ermeneutica biblica, ai filosofi di professione, ai naturalisti e sociologi, è ben noto che in tutte le nazioni cattoliche, anche in Italia, intra iliacos muros peccatur et extra.

I doveri degli studiosi cattolici
A proposito di una commemorazione di A. Franchi
In: Riv. internaz. di scienze sociali e discpline ausiliarie, 1896, v. XII, pp. 552-568 ed estratto, Roma, Tip. Un. Coop. Ed., 1896, 8°, pp. 19

Chi detterà la storia del pensiero moderno in tutte le sue applicazioni, compresi gli studi sociali, pensiero, il quale (checché ne giudichino menti superficiali e pregiudicate) dopo quattro secoli di aberrazioni, dal rinascimento pagano e dalla riforma in qua, volge in quest\’ultimo scorcio dell\’età nostra a un definitivo ritorno alla verità cristiana, distinguerà forse in questa felice retrocessione tre procedimenti, in parte paralleli, in parte successivi.
Per taluni la mossa del ritorno è iniziale, e, frattanto, negativa. Si risolleva il dubbio, si subisce una segreta trepidanza, si revocano ad esame precedenti giudizi, si azzarda talora qualche parziale rifiuto, sopra una quantità di asserti che avevansi prima per acquisiti alla scienza definitivamente e trionfalmente, sull\’appoggio soprattutto dei fatti. È questo lo stato critico del positivismo nell\’odierno momento, dagli ultimi scritti dello Spencer a quelli del Tarde, del Romanes, del Kidd.
Per altri il passo è più ardito ed. esplicito: è un vagheggiare un ciclo di dottrine opposte e quindi speculative per eccellenza, anzi alquanto idealistiche, fors\’anco remotamente mistiche, ma pur sempre alla luce della ragione pura, in nome della quale s\’inneggia ancora al vero non meno che al bene vago, astratto, indefinito; e lo s\’invoca a conforto di anime sitibonde di levarsi dal fondo della materia che assidera e insozza. È questo il cammino delle menti, che dal Renouvier e l\’idealismo neokantiano arriva fino al Desjardins col suo neocristianesimo.
Infine vi ha la reazione riflessa e ricostruttiva, che non si arresta dinanzi all\’uno piuttosto che all\’altro indirizzo scientifico, al positivismo, all\’idealismo o alle singole loro derivazioni e sfumature, ma risale alla fonte prima di tutti, a ciò che forma la sostanza e l\’anima del pensiero moderno, vale a dire al razionalismo sistematico; e ne istituisce il rigoroso processo per ricusarlo fondamentalmente e per attingere da esso più luminose ed esaurienti argomentazioni a dimostrare la necessità di una armonica subordinazione della scienza tutta intera alla fede, e precisamente alla fede positiva, rivelata, cattolica. È questo il compito e la gloria dei recenti rinnovatori della scolastica.

Fra questi molteplici procedimenti ben distinti per grado d\’avanzamento, niuno fra i filosofi contemporanei meglio rappresenta la conversione finale del pensiero moderno quanto Ausonio Franchi. Tale è il posto elevatissimo che egli a se stesso compose, rappresentando in se medesimo l\’avvenimento intellettuale più solenne dell\’età presente: la restituzione della scienza a Cristo. Grande avvenimento veramente, che si effettua nel giro eletto e superiore dei pensatori, ma che supera per l\’intrinseco valore e per le remote conseguenze sociali quell\’altro più appariscente, rumoroso (e senza dubbio confortevolissimo) che si dispiega sotto i nostri occhi, cioè il ritorno a Cristo ed alla sua Chiesa delle moltitudini inferiori.
Questa riflessione, che già sgorga spontanea nella mente di molti studiosi alla lettura delle opere filosofiche, testè integralmente pubblicate, (1) di A. Franchi, con le quali egli volle giustificare di essere ritornato Cristoforo Bonavino, si avvivava di più intensa luce in questi di, in cui facevasi del filosofo genovese pietosa e sapiente commemorazione. (2)
Anzi il porgere qualche illustrazione di questo concetto che A. Franchi impersona, atteso lo stato delle menti fra gli stessi studiosi cattolici, ci sembrò ufficio doveroso ed urgente. Tale concetto infatti non interessa soltanto gli alti fastigi della filosofia, ma la storia del sapere moderno in tutta la sua ampiezza e quindi le stesse dottrine sociali che di là ritraggono indirizzo e colore; e d\’altra parte può dubitarsi con ragione che tutti i cattolici stessi comprendano la verace espressione di quest\’ultimo dramma intellettuale di cui A. Franchi appare il protagonista.

I. I tre procedimenti su accennati della scienza ai di nostri sono fra loro con vincolo logico e storico collegati, e convergono ad un\’unica conchiusione. Essi, per quanti vogliano giudicarne dall\’alto e con serena intuizione, porgono questo solenne ammonimento; vale a dire che il pensiero scientifico moderno (e per esso la filosofia, che ne condensa la sostanza e le vicende), dopo aver percorso con l\’ebbrezza di un irrefrenato conquistatore l\’immenso dominio dello scibile e con titanica audacia essersi levato fino al limitare del cielo; dopo aver trapassato per tutti i gradi delle combinazioni e delle più ibride transazioni dottrinali; dopo aver promesso altamente, con l\’autorità dei più poderosi ingegni novatori, da Bacone e Cartesio fino a Kant, ad Hegel, a Spencer, di rigenerare tutto l\’albero dell\’umano sapere fuor del sovrannaturale (o contro di esso), e per virtù esclusiva ed onnipotente dell\’umana ragione; oggi rifiuta come vacillante quel positivismo sul cui piedistallo di fatto esso ostentò di erigere l\’edificio della enciclopedia; trova inadeguato quell\’idealismo cui presunse d\’affidare i voli dell\’ingegno più sublime e del sentimento più puro; e ricerca riposo e guarentigia nelle correnti maestose e limpide del sapere cristiano, cioè della ragione filosofica saldamente stretta alla fede cattolica, con cui esso stesso ama ricongiungersi e ritemprarsi.
E ciò, è bene notarlo, non già per subita reazione di animi disillusi o dispettosi, ma per un lavorio cosciente, riflesso, pertinace, e per virtù di un\’ultima critica, che tutto sommette al proprio esame, dal primo elemento fino alla sintesi universale delle umane conoscenze.
Certamente a questo termine non è ancora pervenuto il pensiero moderno; ma il cammino percorso è sufficiente per additare il centro di gravità cui esso inclina; ed Ausonio Franchi ne anticipa la compiuta traiettoria e ne compendia il solenne significato.
Ma se tale risulta l\’espressione di questo grande intellettuale (è questo l\’argomento su cui vogliamo richiamare le menti), rimane ben arduo giustificare logicamente e storicamente quella specie di conciliatorismo, a cui inclinano e si acconciano negli ultimi tempi non pochi scrittori cattolici di scienze filosofiche, naturali e sociali, i quali, o per scoraggiamento dell\’animo fra persistenti conflitti di cui agevolmente non si scorge il termine, o per il sentimento commendevole di agevolare il ritorno di nobili intelligenze alla fede, o per non so quale paura di esser detti retrogradi, fanno alla scienza razionalistica concessioni infondate, frettolose, audacissime, fino all\’estremo limite, che rasenta l\’eresia. (3) Dai cultori dell\’ermeneutica biblica, ai filosofi di professione, ai naturalisti e sociologi, è ben noto che in tutte le nazioni cattoliche, anche in Italia, intra iliacos muros peccatur et extra. (4)
Non dimenticheremo, dinanzi a spiriti colti e credenti, che noi abbiamo «il vecchio e il nuovo testamento» e il «pastor della Chiesa che ci guida». Ma appunto perché il supremo Maestro non dubitò (frammezzo alla tradizionale e sapientissima riserva, che è la più splendida risposta all\’accusa d\’intollerante inquisizione) di levare in qualche caso la voce, per richiamare sul retto sentiero i troppo corrivi, sembra lecito a ciascun cattolico docile agli avvisi del padre comune, di giudicare subordinatamente di questa tendenza al lume di criteri scientifici. In fondo essa è una questione di metodo e di storia della scienza, (5) la cui opportunità è ogni dì più sentita. (6)
Si ammette indistintamente fra i cattolici (altrimenti non lo sarebbero più) l\’armonia fra la scienza e la fede, ripetendo il principio, per noi dogmatico, rinfrescato dal concilio vaticano: «Etsi fides sit supra rationem, nulla tamen unquam inter fidem et rationem vera dissensio esse potest» (concil. vat., sess. III, c. 4). Ma troppo spesso si sottace o si fraintende la natura di questo rapporto fra scienza e fede.
È antica dottrina cattolica (da S. Tommaso al concilio vaticano) che sono distinti il dominio della scienza e il dominio della fede, quello comprendente un ordine di veri giustificati da ragione, questo un altro ordine di verità fondate sull\’autorità divina. (7) Ma è facile dimenticare che fra questi due campi non avvi soltanto un rapporto di coesistenza negativa, per cui l\’uno non invade od impedisce l\’altro, bensì ancora rapporti positivi di mutua corrispondenza; l\’ordine naturale del vero è ancora congiunto all\’ordine sovrannaturale, e (soggiunge il concilio stesso) operam sibi mutuam ferunt; né la scienza ha esaurito il suo compito se non ha additato quali soccorsi essa attinge dalla fede, e viceversa quali aiuti, entro certi limiti, può questa ricevere dalla ragione. (8) E precisamente tale colleganza non è di azione parallela, ma gerarchica; i veri della fede o dogmatici hanno un valore assoluto per sé, superiormente agli argomenti di ragione; e questi viceversa non hanno dignità e valore di scienza, se non quando siano luminosamente intuiti o rigorosamente dimostrati; cosicché quando appalesasi eventuale contraddizione, è naturale che si sospenda il giudizio scientifico, non già che si ponga in dubbio o si lasci in disparte il vero dogmatico. Una latente tendenza, incosciente eredità di un ambiente saturo di razionalismo, trae invece le menti degli stessi credenti ad afferrare come acquisiti alla scienza, anzi come trionfo di essa, dei veri ancora immaturi, per lasciare poi alla fede l\’arduo e pericoloso compito di accomodarsi più tardi con essi.
Né basta. Posta la primazia della fede sulla scienza, come un ordine di veri superiori, con cui non deve mai trovarsi in contrasto il vero scientifico, conviene accettarla non solo nel suo principio, ma ancora nelle sue immediate e logiche conseguenze. Certamente vi hanno remote deduzioni, in cui la complessità dei termini che entrano in funzione complica talmente i problemi, da lasciare un largo margine all\’opinabile prima di giungere ad un asserto definitivo. Ma forse che non si può rimproverare, fra i cattolici, di esser venuti meno a questa coerenza logica e di adagiarsi nell\’equivoco? Certamente a mo\’ d\’esempio si ammette il sovrannaturale nell\’universo, ma quanti non trascorrono nell\’accettare singoli aspetti della teoria dell\’evoluzionismo, che in fondo è pretto naturalismo? (9) Non si nega dagli economisti cristiani la subordinazione dei rapporti sociali economici dalla morale, anzi dalla morale cristiana che ne rappresenta il perfetto desiderabile; ma poi nelle applicazioni quanta parte non si accetta di un vieto liberalismo, equivocando sul nome, quasi questo significhi la teoria sociale della libertà e non già la teoria dell\’emancipazione dei rapporti sociali dal sovrannaturale, e quindi della laicizzazione del consorzio sociale? (10) Si riverisce e confessa la Provvidenza nelle vicende della civiltà, ma poi si concede più o meno consciamente alle influenze dell\’ambiente o ad altre cause occasionali, quanto basta per compromettersi col determinismo o col materialismo nella storia. (11)
Fu detto che la coerenza logica è la caratteristica dell\’uomo di genio; ma certamente è il tratto caratteristico dello scienziato cristiano, per cui la coerenza nel pensiero diviene dovere di coscienza, elevandone così doppiamente la dignità dottrinale; e soprattutto tale coerenza è bisogno di tempi stanchi d\’ibride transazioni, i quali aspirano ad un rinnovamento fondamentale del sapere. Tale è il caso dei tempi nostri nei quali «la sola tavola di salvezza che ci rimanga è quella scuola in cui vi è armonia e non discordia fra la ragione e la fede; è la scuola in cui lo studio principale della ragione si è di moltiplicare e rinforzare, chiarire e difendere le prove per la verità della fede e per la sua necessità ed importanza suprema nella vita individuale, domestica e civile dell\’uomo; è la scuola in cui la filosofia si reca ad onore l\’impegno di mostrare che tutto quanto le altre scienze insegnano di vero non è mai contrario alla fede; e tutto quanto almanaccano contro la fede è sempre falso e contrario alla stessa ragione; è la scuola che professa tutta pura e schietta la filosofia cristiana». (12)

2. In questa specie di conciliatorismo scientifico, cui spesso si accondiscende fra noi, non solo si fraintende l\’indole e la funzione dei rapporti fra scienza e fede, ma inoltre non si stima al giusto l\’odierno momento scientifico e la sua vocazione.
Senza dubbio il rendersi conto dello stato presente del pensiero scientifico è ufficio necessario allo studioso, se non voglia combattere contro nemici fantastici o con armi irrugginite; è condizione di reali progressi quotidiani per la scienza, sospinta soprattutto dagli attriti immediati e più flagranti; è mezzo alla divulgazione del vero, che è meglio accetto se presentato sotto la veste di problemi di attualità. Tutti gli uomini illuminati e colti sono in ciò d\’accordo: bisogna vivere non solo coi morti (anch\’essi invero sopravvivono nella storia della scienza), ma soprattutto coi vivi; ricercare le ragioni del vero, col linguaggio, coi metodi, con gl\’indirizzi comunemente usati. Ciò è tanto palese, che è appunto la sollecitudine di affermarsi uomini dei propri tempi, informati dello stato e delle tendenze degli studi contemporanei, il motivo più impellente che trae spesso i cattolici su quella via perigliosa.
Ma a provvedere a tale compito occorre soltanto prendere conoscenza compiuta della letteratura scientifica contemporanea, senza distinzione di scuola; sottoporre le dottrine stesse ad un esame critico ponderato ed imparziale; infine accettare lealmente que\’ veri delle stesse scuole avverse che appaiono assodati, comunque accidentalmente innestati a sistemi fallaci. E inoltre questa stessa esigenza suggerisce di comprender bene la vocazione, la inclinazione, i bisogni presenti del pensiero scientifico, cioè d\’indovinare il cammino ed i presidi per i quali questo si sente o si crede più adatto nel presente momento a scoprire l\’uno o l\’altro aspetto della verità.
Ma tutto questo programma che forma lo scienziato dei tempi propri, non involge assolutamente alcuna precipitosa accettazione, alcuna indebita concessione, alcuna fiacca accondiscendenza a principi o ad indirizzi non ancora giustificati e dimostrati. (13)
Con ciò appunto si fallisce alla vocazione più spiccata, perdurante, più esigente della scienza moderna, a quella che ne è anzi (perché fin dalle origini male intesa ed enormemente abusata) il tormento e la ruina; vale a dire la vocazione critica per eccellenza.
Anche per questo titolo resta dunque integra in noi la facoltà di revocare a stretto esame i procedimenti e le conchiusioni del sapere moderno, di cernire il vero dal falso, di rifiutare all\’uopo ancora tutto intero un sistema scientifico; ed anzi questo ci viene imposto come un dovere dallo spirito stesso della scienza moderna. La quale, se talora si abituò a sentenziare senza di noi cattolici e troppo spesso contro di noi, egli è appunto perché noi non ci siamo rivestiti abbastanza delle armi moderne non già per plagiarla, bensì per precorrerla, e in ogni caso per tenerci nobilmente e strenuamente in piedi dinanzi ad essa, anzi per vigilarla e per circuirla; o perché, invasi da non so quale timidezza che parve connivenza, non abbiamo avuto l\’ardimento di affrontarne la cittadella, atterrando addirittura il principio fondamentale del razionalismo che la informa.
Anzi lo stesso spirito critico moderno, secolarmente usato a revocare tutto ad esame e a pretendere sempre nuove e sempre insoddisfatte dimostrazioni, insinuando e diffondendo così sotto varie forme un generale scetticismo, finì col generare una più recente vocazione dell\’odierna scienza, la quale per essere sugli inizi non è meno significante, né meno ricca di promesse; ed è la irrequietudine e il bisogno latente ma profondo della certezza scientifica, a costo di riguardare con occhio desioso la corrente tradizionale e continuata della filosofia cristiana e lungi sopra di essa i fastigi sublimi e perennemente sereni della fede. Non vi ha pensatore che meriti questo nome, in Europa, che non abbia in ciò riconosciuto uno degl\’indizi del nostro tempo. E già il grido di scoraggiamento e di protesta gettato dal Brunetière contro una falsa scienza materialistica non è più voce solitaria di un cattedratico della Sorbona o di un dottrinario indispettito d\’antica rivista volteriana; d\’idealismo e misticismo si chiacchiera ormai sui «boulevards» di Parigi e all\’«Hyde Park» di Londra; ed anzi il gran tema dell\’avvenire accenna già a divenire quello dei rapporti fra scienza e fede. (14)
Tutto questo non deve sfuggire all\’attenzione di studiosi cattolici, se vogliono davvero essere uomini del loro tempo, anzi operai della novissima ora, vigilanti a sorprendere in sull\’alba i primi segni d\’ogni legittima vocazione del pensiero moderno.
Ma allora prorompe dall\’animo questa inchiesta mista di dolore e di meraviglia.
Il fondamento secolare di un razionalismo sistematico ed anticristiano già vacilla sotto i pie\’ della odierna scienza presuntuosa, e per un senso latente di sgomento comincia questa ad invocare remotamente il presidio della fede a propria salvezza; e noi a salvare la fede, quasi fosse pericolante, sacrificheremo, se non i suoi espliciti dogmi, le implicite ed immediate sue logiche deduzioni, le sue più concordi e sicure direzioni, in omaggio a certi recenti postulati, ben lungi ancora da rigorosa dimostrazione scientifica, ai quali anzi vien meno ogni dì più l\’assenso degli stessi razionalisti ? Non è questo tradire la scienza e la fede ad un tempo?
Da un altro lato la scienza cattolica che fiorisce sotto lo sguardo della fede, dopochè essa di recente risalì alla fonte pura che da questa deriva ripurgandosi degli elementi eterogenei razionalistici di cui era inquinata, comincia ormai ad attrarre gli sguardi, il rispetto, talora l\’ammirazione degli avversari; e noi ne piegheremo il corso a ritroso, in quel momento stesso in cui la scienza moderna, nei suoi più accettevoli risultati, si persuade che questi riconducono a quel volume tradizionale del sapere cristiano, che è la filosofia perenne dell\’umanità? Non è questo fallire al senso reale dell\’odierno momento storico, per parte di quelli stessi che proclamano la necessità di possederne l\’intuizione insieme con la virtù di un pronto ed opportuno adattamento?
Si vuole così sfuggire alla taccia di reazionari nella scienza e invece ci dimostriamo veramente ritardatari rispetto alle più recenti, ardite e felici movenze del pensiero moderno.
Non è ciò che la scienza richiede da pensatori cristiani nell\’odierno momento.
Hegel, parodiando empiamente la divina sentenza, proclamò che le porte della ragione sono più potenti di quelle dell\’inferno. Ma oggidì in cui, dopo tristi e desolanti esperienze, la scienza stessa comincia ad avere in sospetto la vieta millanteria, spetta invece ai cattolici dimostrare «che le porte dell\’inferno, cioè le negazioni sofistiche del razionalismo, non prevarranno giammai contro le porte della ragione, cioè contro le verità naturali, che conducono logicamente e moralmente la ragione non depravata, non accecata da ree passioni, alle verità sovrannaturali del cristianesimo, alla pace dello spirito e del cuore in Dio, in Cristo e nella Chiesa» (15).

3. In questo spirito di transazione o d\’ibrido eclettismo si cela finalmente una inadeguata concezione dei futuri destini della scienza. Vuolsi ancora ravvicinare queste due rivali, la fede e la scienza, dimostrando di tenere in gran conto le conquiste del sapere moderno ed anzi di parteciparvi quanto più è possibile a credenti; e con ciò si mira (non vogliamo mettere in dubbio la rettitudine delle intenzioni) ad affrettare l\’avvento e a garantire la vittoria della cultura cristiana avvenire; mentre (a chi ben guardi) ci adoperiamo in tal guisa a snaturare e deprimere il valore degli studi moderni e infine ad arrestare il progresso vero e sostanziale della scienza.
Non si dimentichi infatti che la scienza è ordine d\’idee accertate, cioè un sistema di veri, retti armonicamente da alcuni principi, che tutti quelli comprendono, illustrano ed assicurano; e che perciò il nerbo del sapere consiste in questi principi supremi speculativi (e nelle loro immediate deduzioni), che porgono la ragione prima ed ultima di tutte le cose, e da cui soltanto i veri subordinati ricevono luce e dimostrazione.
Or bene; la scienza moderna estese realmente in modo meraviglioso il dominio dei veri in gran parte induttivi, sull\’appoggio dell\’osservazione dei fatti; sicché con vicenda rapidissima e feconda comparve ad arricchire la cultura una serie di discipline scientifiche o affatto nuove o appieno rinnovellate, quali sono le storiche, statistiche, glottologiche, etnografiche, senza dire delle dottrine fisico-naturali, né della fisiologia o di alcuni aspetti della stessa psicologia empirica, ecc.; componendo un prezioso corredo di cognizioni, per cui l\’età nostra non teme il paragone di alcun\’altra nella storia.
Ma tutta questa somma di acquisti, che formano l\’orgoglio legittimo della cultura moderna, davanti agli uffici essenziali della scienza, ai supremi problemi delle esistenze che essa è chiamata a spiegare coi suoi responsi, ai fini sublimi della vita individuale e sociale, cui è destinata a servire, ha poco più che il valore di una congerie di veri secondi, di materiali scientifici, di conoscenze analitiche, di presidi estrinseci, impotenti a comporre di per sé la maestosa figura della scienza, finché essi non sieno ricollegati ad unità dalla serie superiore dei veri speculativi o principi di valore assoluto, per virtù dei quali soltanto vengono a formar parte dell\’ordine scientifico propriamente detto, e a partecipare della sua dignità.
Ora, appunto in tale affermazione di principi speculativi e della corrispondente costruzione intorno al loro asse della solida, comprensiva e geometrica piramide della scienza, per cui l\’ordine reale rinviene piena e rigorosa giustificazione dall\’ordine ideale, la cultura moderna, in onta ai più audaci sforzi dell\’enciclopedia di Francia, alle sintesi universali kantiane ed hegeliane, ed infine al monismo positivistico spenceriano, ha dimostrato tale inferiorità rispetto ai saggi delle più scolorite età del sapere, da insinuare lo scetticismo e pessimismo immanente che è confessione d\’impotenza e di flagrante disinganno. E tutto ciò, in questi medesimi dì, in cui nelle più sublimi regioni dei principi universali del sapere, la scienza tradizionale cattolica, sotto l\’attrito dei nuovi assalti, riaccendeva gli antichi splendori, sì da imporsi alle stesse menti più riluttanti.
All\’avvenire della scienza si provvede pertanto non già scomponendo, umiliando, seppellendo la robusta e fulgida sintesi dei principi di scienza cattolica ispirati alla fede, sotto la congerie dei materiali prammatici, delle analisi induttive, delle leggi seconde della scienza moderna, ovvero contorcendola e sacrificandola all\’artificioso e insussistente disegno di un monismo materialistico evolutivo, bensì con andamento inverso sollevando quei veri positivi analitici alla dignità ed altezza della sintesi cattolica, con l\’innestarli a quei principi stessi, quasi rami al tronco. E ciò precisamente per virtù di una cernita rigorosa, che rifiuti tutto quanto ad essi ripugni, e coordini sapientemente quanto con essi armonizzi.
In questo modo quei veri induttivi, al valore proprio pur sempre secondario, aggiungeranno (per usare il linguaggio dei matematici) un valore di posizione nell\’armonica enciclopedia della scienza cristiana.
Questo è veramente, a nostro avviso, degno omaggio e proficuo servizio da rendersi ai progressi del sapere moderno, attribuendovi un pregio finale che invano contengono in se stessi; e questa è la via maestra per ricongiungere le due odierne rivali, ragione e fede, cristianeggiando la scienza del secolo venturo.
Quando lo stesso A. Franchi, a premunire gli studiosi contro ogni colpevole transazione, ci ammaestra largamente intorno al necessario antagonismo fra «razionalismo e cristianesimo»; quando venne a dimostrarci col proprio esempio, segnalatissimo nella storia dottrinale, di essersi ricondotto al centro delle verità per virtù di un doloroso e pertinace processo critico di oltre venti anni, (16) attraverso tutte le scuole razionalistiche moderne, per le mani di s. Tommaso, (17) che impersona e consacra l\’armonica subordinazione della scienza, anzi di tutto lo scibile, alla fede, egli veramente segnò ed anticipò il cammino per cui solamente potrà compiersi la conversione della scienza moderna a Gesù Cristo. Spetta ai cattolici studiosi di non abbuiare e non disviare questo felice cammino!
Come s\’intenderebbe altrimenti l\’autorevolissimo monito del pontefice Leone XIII, che geloso di restaurare la scienza cristiana, la richiama alla sorgente prima e schietta della scolastica; e pur raccomandando di tener conto dei progressi del sapere moderno, inculca di spogliarsi fin degli ultimi riflessi del naturalismo scientifico?
Veramente dietro l\’osservanza fedele di questo criterio direttivo si effettua oggi dì il rinnovamento della scienza cristiana. Pesch, Mayer, Cathrein, Gruber (18) (per non dire che di alcuni tedeschi, cotanto versati nella erudizione dottrinale), l\’arte lor propria di assimilarsi i prodotti più accettevoli dell\’analisi moderna fanno servire alla ricostruzione della dottrina tradizionale, che la scienza subordina alla fede, e con ciò hanno piena coscienza di rendere un grande servizio al sapere. Finora, scrive il Cathrein, la scienza scettica proclamò che sotto il punto di veduta del teismo, cioè sotto il predominio del sovrarrazionale, ogni avanzamento scientifico rimane impedito. Al contrario, noi dobbiamo dimostrare col fatto che soltanto sotto l\’egida e col presidio della fede è possibile il progresso della scienza.
Chi diversamente pensa e si atteggia a transazioni, dimostra di non stimare adeguatamente, né il processo desolante di dissolvimento della scienza razionalistica nei suoi supremi canoni, (19) né quello confortevole di ricomposizione della scienza cristiana; ed egli vien meno alla fede nell\’avvenire serbato alla verità.
Ma a questi uomini di poca fede, purtroppo sorretti da una fallace estimazione pubblica, alla quale sembra (20) «che non possano essere uomini tutti di un pezzo se non i poveri di spirito, e che il posto della gente colta e pratica del mondo sia quel giusto mezzo, non già fra due mali o fra due errori opposti, secondo la sentenza antica in medio stat virtus, ma tra il bene ed il male, tra la verità e l\’errore, aveva già risposto A. Franchi, in uno dei primi libri (21) a proposito di Donoso Cortes: «il genio ripugna essenzialmente ai mezzi termini, alle dottrine bastarde, che non sono né la verità, né l\’errore, ma un compromesso perpetuo e sofistico dell\’uno e dell\’altro».
Solenne verità di tutti i tempi ed opportunissima ai nostri, la quale giustifica e assoda una sapiente intransigenza nella scienza stessa, come già nella vita pratica. Questa intransigenza i cattolici non devono serbare soltanto nel dominio eccelso della metafisica, ma trasferire con illuminata discrezione a tutte le pertinenze del sapere.
A. Franchi stesso ne fa applicazione alle scienze sociali (ciò che a noi particolarmente importa), dimostrando che via di salvezza all\’immanente crisi della società non può suggerire alcuna scuola giuridica, politica od economica, bensì soltanto quella che s\’informa e si raccomanda integralmente alle perenni verità della fede cattolica. (22)
Anche in ciò vi deve essere (per la natura stessa delle cose) corrispondenza fra l\’azione e il pensiero. Un uomo che dirige valorosamente il movimento sociale cattolico in Italia, nel recente congresso di Fiesole protestava che al liberalismo (si sa ormai il senso scientifico e storico della parola), fosse pure sotto maschera cattolica, non avrebbe sacrificato mai né un articolo del suo programma, né un solo dei suoi commilitoni; questa intransigenza essergli pegno d\’immanchevole vittoria.
Anche gli studiosi cattolici devono ripetere in nome della scienza: al razionalismo (quali ne siano le ingannevoli parvenze) noi non sacrificheremo mai un apice della nostra fede! Questa bandiera soltanto, che è debito di coscienza e di onore di non abbassare giammai, sarà pegno di vittoria anche per gli studiosi. Né si sgomentino questi che con ciò la scienza schiettamente cattolica inaridisca sec1usa e isolata dalla comune corrente delle idee. (23) Le vittorie della fede non atterrano, scindono, ammortiscono; esse invece innalzano, assimilano, ravvivano nella feconda e perenne sublimità della fede. Alla scienza, come alla vita e ad ogni cosa che rimanga sotto l\’azione del sovrannaturale (e che cosa vi si sottrae?), può e deve riferirsi la parola, che è una grande promessa, del divino maestro: Et ego, cum exaltatus fuero a terra, omnia traham ad me ipsum.

NOTE
(1) A. FRANCHI, Ultima critica, pt. I: «La filosofia delle scuole italiane D; pt. II: «Del sentimento»; pt. III: «Il razionalismo del popolo».
(2) La commemorazione facevasi in Milano, murando una lapide a cura del giornale L\’osservatore cattolico, sulla casa da lui abitata (in via Montebello) per sette anni, il 25 ottobre 1896. Un numero unico contiene discorsi e dissertazioni pregevolissime di F. Meda, G. Rossignoli, C. Mariani, D. Albertario, G. Ballerini.
(3) A giustificare tale rimprovero severo, che in mia bocca può sembrare incompetente, riporto un passo di una lettera, che sotto il titolo Prudenza nella scienza, dirigeva il padre G. Franco S. J. al prof. can. R. Puccini, nella Rivista delle scienze ecclesiastiche, Siena, 1896, anno I, v. 2, n. 2:
«… Il fatto è che siamo invasi (e qualcuno è invasato) dalla filosofia della conciliazione col positivismo dilagante nelle università profane; si vuoi dare la mano ai caduti, e, a questo santo fine, si usa un mezzo non secundum scientiam, che è quello di sacrificare sull\’altare della dea natura il soprannaturale quanto si può, senza divenire eretico spaccato. Il minimum di verità! E che ne avviene? Che i positivisti prendono la concessione per un acconto e chiedono il braccio dopo che loro si è data la mano, e dimani chiederanno il cuore. A Parigi, in Belgio, a Washington, in Inghilterra ed anche in Italia, da qualche diecina d\’anni in qua, è stato un continuo pullulare di opinioni arrischiate tanto che la Santa Sede ha dovuto intervenire. Il desiderio di conciliazione, il terror cieco di non sembrare uomini del nostro tempo, la furia di far onore alla scienza laica hanno fatto sottilizzare sull\’eternità dell\’inferno, e se non erano condannate le novità del Mivart, oggi avremmo cento libri e cento predicatori progrediti, i quali insegnerebbero come e qualmente, anche a casa del diavolo, le some si aggiustano camminando. In America, ove la Chiesa ottiene efficacemente l\’educazione cristiana dei cristiani, avremmo un buon numero di aderenti alla scuola conciliativa, che manda i bambini a imparare la religione da chi non l\’insegna o la dà protestantica, anzi positivistica, e vuole il positivismo come canone assoluto di educazione; il che V. S. potrà vedere nell\’ultimo fascicolo della Civiltà cattolica. Il bravo geologo Stoppani ci permetteva di dividere la bibbia in versetti religiosi da adorare, ed in versetti scientifici da discutere, e addio bibbia! Bastava notare un versetto per scientifico per darlo in pastura a quei dabbeni signori, che hanno fatto così splendido fallimento. Fortuna che ci è anche al mondo un uomo che si chiama Leone XIII. Ora bolle, un po\’ qui un po\’ là, la mania di conciliare l\’evoluzione con la Genesi. Vedremo ciò che verrà fuori. In Italia e in Belgio si risente il prudore di sostituire i santi Padri ai classici nelle scuole… !".
Non si può rilevare la gravità del pericolo con più verità ed efficacia.
(4) Sia detto ad onor della cultura italiana, strettamente filosofica si pecca assai meno in questo senso fra i dotti cattolici. Si compromise in senso arrischiatissimo fra noi il letterato (non scienziato) reputatissimo A. Fogazzaro, con sincerità per altro d\’intenzioni e professandosi anzi cattolico, nei due opuscoli o conferenze: Per un raffronto delle teorie di s. Agostino e di Darwin circa la creazione; Per la bellezza di una idea, 1893, 1894. La fama dell\’illustre romanziere (non il contenuto delle sue argomentazioni) conferì a scuotere non poco la pubblica opinione.
All\’estero le concessioni eccessive sono divenute quasi un tratto caratteristico di gran parte degli scrittori cattolici. Possono farne testimonianza gli atti dei congressi internazionali di Parigi e di Bruxelles. Il primo fra noi che espressamente e dottamente rilevò la fallacia di questo cammino fu il prof. G. Ballerini, del seminario di Pavia, appunto in risposta al Fogazzaro: L\’evoluzione e la dottrina cattolica, nella rivista La scuola cattolica e la scienza italiana, 1893-94.
(5) Con ciò intendiamo di dichiarare che non trattasi qui di discutere, come altri, sopra singole ipotesi scientifiche a contatto col dogma, bensì di appuntare una tendenza generica nella trattazione dottrinale, che mal risponde ai giusti criteri intorno ai rapporti fra scienza e fede.
(6) In un invito recente a comporre una Società generale di studi cattolici in Italia, sottoscritto da due illuminati e ferventi vescovi, trovo scritto: «È noto come il movimento scientifico dei cattolici nell\’età nostra, sebbene per tanti riguardi così onorifico, nondimeno si appalesi talora incerto intorno ai metodi che meglio convengono all\’odierno indirizzo del pensiero, tal altra trascorra nei quotidiani contatti con la scienza razionalista a concessioni forse eccessive o sospette. Un miglior accordo pertanto in questo argomento apparisce doveroso e proficuo». A questo proposito con molta ragione il nostro collaboratore p. Chiaudano ci scriveva che urge richiamare gli studiosi cattolici in particolare alla osservanza della sapientissima enciclica Aeterni Patris.
(7) Consulta sac. prof. E. SALA, La logica antica e moderna, Parma, 1892, § 291; A. FRANCHI ne tratta dottamente e chiaramente in più luoghi, ma specialmente nella pt I., cp. I, pp. 30-34. E ancora cp. II, pp. 35-44.
(8) Il dotto rev. J. ZAHM, in un articolo Leone XIII e la scienza, scrive: Pare che il vivente pontefice Leone XIII abbia preso per motto le parole di Clemente di Alessandria: «che la fede accompagni ovunque la scienza, e che questa illumini sempre la fede» (in The catholic university bulletin, jan. 1896). Vedi Riv. Inter. di scien. soc., aprile 1896.
(9) A. FRANCHI, Il razionalismo del popolo, 1893, Cfr. cp. X e XII «Possibilità e necessità della rivelazione» Specialmente n. 68 I: «Il sovrarrazionale è fondamento della scienza come il sovrannaturale della natura».
(10) Cfr. A. FRANCHI, intorno al concetto del liberalismo, La filosofia delle scuole italiane, cp. II, § 2, n. 52-53. Intorno alla regola di fede troppo spesso fraintesa dai cattolici nelle dottrine scientifiche, come nella vita pratica, vedi l\’articolo: Cattolici liberali e cattolici clericali, in Civiltà cattolica, Roma, 4 luglio 1896. Riportiamo queste proposizioni: «Il magistero ecclesiastico comprende due ordini di verità, di cui le primarie sono le stesse verità rivelate da Dio; le secondarie sono alcune altre non rivelate, ma a queste in diverso grado relative. Quindi la Chiesa, che deve insegnare agli uomini le verità rivelate da Gesù Cristo e dirigerli sulla via della salute, deve poter dichiarare con autorità anche altre verità connesse con le verità fondamentali. Quali esse siano poi la Chiesa e non altri è il giudice competente, come quando essa giudica che il tale o tal altro libro è nocivo, che la tale o tal altra dottrina è pericolosa o temeraria, che questo o quel mezzo le e necessario a compiere la sua missione fra gli uomini. Ammettiamo bensì che tutte le verità teoretiche e pratiche da lei insegnate non hanno il medesimo grado d\’importanza, né quindi la censura degli errori opposti è eguale; ma è certo però che tutte senza eccezione sono di grande importanza, tutte senza eccezione oggetto del magistero ecclesiastico, a cui ogni cattolico deve essere soggetto per la sua professione di fede». Nell\’enciclica Quanta cura, Pio IX, (1864), sentenzia così: «Non possiamo passare sotto silenzio l\’audacia di coloro che, disprezzando la sana dottrina, asseriscono potersi ricusare senza peccato e senza niun detrimento della professione cattolica l\’obbedienza e l\’assenso a quei giudizi e decreti della sede apostolica i quali, fuori dei dogmi della fede e dei costumi, riguardano il bene generale della Chiesa, i suoi diritti e la disciplina».
(11) Cfr. A. FRANCHI, Ultima critica, op. cit., 1893, pt. 111 «Il razionalismo del popolo», cp. VII «Provvidenza di Dio»; – e I 89 I, pt. II «Del sentimento», Appendice IV «Storia e scienza».
(12) A. FRANCHI, Ultima critica, op. cit., pt. I «La filosofia delle scuole italiane», § 34, pp. 81-82.
(13) Conviene in questa conchiusione il prof. G. TUCCIMEI nel suo scritto: La teoria dell\’evoluzione e le sue applicazioni, Roma, 1896.
(14) Ne scrisse già H. MALLOCK fin dal 1878, nella Contemporary Review, marzo. Di recente il rev. C. BARRY in The national review, London, agosto, 1896. Vedi ancora lo scritto generale di A. MUGNA, Scienza e fede, Siena, 1891.
(15) A. FRANCHI, op. cit., pt. II «Del sentimento», pp. 149-50.
(16) A. FRANCHI, op. cit., pt. I «La filosofia delle scuole italiane», cp. II, n. 108, p. 267: «Questo no che ripudia il razionalismo, parmi assai più valido del che avevo sposato. Perocchè quel fu il termine di una lotta durata cinque o sei anni (1846-51) nel fervore della gioventù e fra le tempeste delle rivoluzioni, che avevano turbato, sconvolto ancor più le menti e le coscienze che le città e gli Stati; laddove questo no è la conclusione di un\’esame durato oltre a venti anni (1866-87) in età matura, nella calma dell\’animo e nella quiete dello studio e della scuola».
(17) Cfr. A. FRANCHI, op. cit., pt. I «La filosofia delle scuole italiane», Appendice I. «Carattere generale di s. Tommaso e della sua filosofia».
(18) Ricordiamo questi autori non solo come filosofi insigni, ma come scrittori di cose sociali e giuridiche, a cui fecero felicissima applicazione del principio di subordinazione della scienza alla fede. Il WEISS ne tratta espressamente nella introduzione al quarto volume della sua Apologie des Christentums (cp. IV, V, VI «Importanza della storia, della tradizione, della morale, della selezione per la scienza sociale»). Freiburg in Breisgau, 3. ed., 1896.
(19) Fin dall\’anno 1847 HERMANN FICHTE deplorava: «Da Kant in poi una filosofica dinastia di dei ha sempre detronizzata l\’altra; ora lottano fra loro i numerosi pretendenti alla corona. La filosofia tedesca, per il confuso caos in cui fu travolta, è divenuta oggetto per gli uni di scandalo per gli altri di stoltezza» (Principi per una filosofia dell\’avvenire. Disegno di una pubblicazione della raccolta dei filosofi in Gotha). In CATHREIN, Die Moralphilosophie, Freiburg, 1893; il quale soggiunge: «Vi è forse oggidì alcunché di meglio fra i filosofi? L\’ultima parola del positivismo agnostico non è quella di Du Bois-Reymond, ignoramus et ignorabimus; e il grido alla sua volta sfiduciato di ritorno a Kant: "zuruck zu Kant"?» (Prefazione alla 2.a edizione, p. 9). Vedi ancora la introduzione (Einleitung, Quellen und Methode der Moralphilosophie), pp. 4, 5.
(20) F. MEDA, Nella commemorazione di A. Franchi (numero unico cit., 25 ottobre 1896, dell\’Osservatore cattolico).
(21) A. FRANCHI, La religione del secolo XIX, cp. III.
(22) I concetti ed i passi di A. FRANCHI intorno alla questione sociale, sparsi nelle varie sue opere, efficacemente riassumeva ed illustrava G. BALLERINI, sotto il titolo: L\’ultima critica e la questione sociale in Riv. interno di scien. soc. ecc., giugno 1895.
(23) Gli uomini pur credenti e sinceri, i quali sembrano sgomenti che la subordinazione, quale la intende la Chiesa, della ragione alla fede sacrifichi la scienza, non debbono dimenticare le sentenze che hanno valore dogmatico, intese a tener sempre distinto (non separato) il dominio della scienza e della fede; né ignorare la nobilissima lotta che essa sostenne in favore dei diritti della ragione di contro al tradizionalismo.