San Luigi Maria Grignion da Montfort

Vite di Santi, Beati, Venerabili...

L’OSSERVATORE ROMANO, Giovedì 24 Aprile 1997

Nel 50° anniversario della canonizzazione


Maestro spirituale per il Duemila


di BATTISTA CORTINOVIS – Superiore Provinciale d’Italia

Il 28 aprile la Chiesa celebra la memoria di san Luigi Maria Grignion da Montfort. Un recente Decreto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti ha inserito questa celebrazione nel Calendario generale della Chiesa. Quest’anno è dunque la prima volta che la venerazione del Santo di Montfort viene proposta a tutti i fedeli.

In questo 1997 ricorrono inoltre i 50 anni dalla canonizzazione del Santo, compiuta dal Papa Pio XII, il 20 luglio 1947. I Superiori Generali dei Missionari Monfortani della Compagnia di Maria, delle Figlie della Sapienza e dei Fratelli di san Gabriele, hanno indetto uno speciale anno monfortano, teso a far meglio conoscere la spiritualità del Fondatore. Iniziative di vario genere sono in corso di attuazione: celebrazioni, convegni e pubblicazioni, pongono in risalto l’attualità dell’insegnamento spirituale di Grignion da Montfort. Negli ultimi anni si sono evidenziati diversi segnali dell’influsso che Montfort continua a esercitare nella vita della Chiesa. Già dai testi mariani del Concilio Vaticano II era apparsa una particolare consonanza con la dottrina monfortana, contenuta soprattutto nel suo Trattato della vera devozione alla Santa Vergine. Gerard Philips, che aveva lavorato all’estensione del capitolo VIII della Lumen gentium, richiesto in proposito, non ebbe difficoltà a riconoscere che il Trattato del Montfort gli era ben presente alla memoria e al cuore, mentre redigeva quei testi.

Alcuni anni or sono si è giunti a chiedere la proclamazione di Montfort dottore della Chiesa. La petizione fu sottoscritta da Cardinali, Vescovi, Superiori Generali di Ordini e Congregazioni religiose. Un riconoscimento ufficiale del valore spirituale della dottrina di Grignion da Montfort lo si è avuto, ad altissimo livello, con la citazione fatta da Giovanni Paolo II nell’Enciclica Redemptoris Mater (n. 48), dove Montfort viene indicato come «testimone e guida» per coloro che desiderano vivere la spiritualità mariana. Ma è forse ancora più significativo che Montfort venga oggi ricercato da tanti fedeli, nel rinnovato desiderio di spiritualità. Don Giuseppe De Luca, nel suo Luigi Maria Grignion da Montfort. Saggio biografico (Roma, 1985), aveva bene intuito il fascino che questo missionario popolare avrebbe esercitato a lungo nella Chiesa, con la indicazione di un cammino di fede semplice, ma profondo e capace di condurre a santità. Benedetta Papàsogli, in una biografia di alta ispirazione (Montfort, un uomo per l’ultima Chiesa, Ed. Monfortane, Roma, 1991), lo mostra come un gigante di santità, capace di interpellare i cristiani di oggi. Le Edizioni Monfortane possono testimoniare come gli scritti di Montfort, autore spirituale di tre secoli fa, siano ricercati e letti come fossero di oggi. Molti nella Chiesa lo considerano un vero maestro di spirito, capace di far gustare ai credenti contemporanei le bellezze e le dolcezze delle verità evangeliche. Giovanni Paolo II è tra questi e in più occasioni lo ha egli stesso confessato. Il Totus tuus del suo programma è di derivazione monfortana. Nello scorso mese di settembre, il Papa ha potuto realizzare un desiderio coltivato da tempo: quello di recarsi sulla tomba del santo di Montfort, in Francia. Disse allora il Papa: «Sono contento di iniziare il mio pellegrinaggio in terra di Francia sotto il segno di questa alta figura. Voi sapete che io devo molto a questo santo e al suo Trattato della vera devozione alla Santa Vergine».

Grignion da Montfort è conosciuto anzitutto per la spiritualità mariana che egli propone. Non si tratta però semplicemente di una devozione alla Madonna, ma di una vera scuola di fede, che conduce a riscoprire la propria consacrazione battesimale, a vivere nello Spirito il processo di trasformazione in Gesù Cristo, prendendo Maria come guida e modello, per giungere alla perfetta comunione con Dio. Oltre al Trattato, e forse prima ancora, bisogna conoscere un altro scritto di Montfort: L’amore dell’eterna Sapienza. Da esso appare più chiaramente il contesto dell’insegnamento spirituale monfortano, fortemente caratterizzato dalla dimensione trinitaria e dalla prospettiva cristologica.

La scuola monfortana di spiritualità pone l’accento sulla vita nello Spirito Santo e in Maria, durante il tempo della Chiesa. Il mistero dell’Incarnazione è centrale, «compendio di tutti i misteri» (Trattato, n. 248) e paradigmatico dell’agire di Dio (cfr. ibid., n. 22): da esso si sviluppano il mistero pasquale di Gesù Cristo e i misteri che il credente vive e celebra nella Chiesa. Per questo la presenza attiva di Maria nel mistero dell’Incarnazione comporta — secondo Montfort — una sua presenza attiva nel tempo della Chiesa e fino alla fine dei tempi.

Questa missione di Maria, madre di Cristo e madre dei credenti, va riconosciuta, accolta e imitata: «Non c’è mai stato nessuno, al di fuori di Maria, che abbia trovato grazia davanti a Dio per se stesso e per tutto il genere umano; che abbia avuto il potere di incarnare e far nascere la Sapienza eterna e che, ancora oggi, per mezzo dell’operazione dello Spirito Santo, possa incarnarlo, per così dire, nei cristiani autentici» (L’amore dell’eterna Sapienza, n. 203). La consacrazione a Gesù Cristo per le mani di Maria è proposta da Montfort come la rinnovazione delle promesse battesimali, per progredire con rapidità sul cammino della conformazione a Gesù, cioè della santità, cui ogni fedele è chiamato. Da Maria a Gesù Cristo e per Gesù Cristo, nello Spirito, al Padre. Inoltre, lo zelo apostolico che ha consumato in breve la vita del missionario Luigi Maria da Montfort, caratterizzerà anche gli «apostoli degli ultimi tempi» (Trattato, n. 58), cioè i grandi santi, educati e formati dallo Spirito Santo in collaborazione con Maria, per opera dei quali sarà «rinnovato il volto della terra e riformata la Chiesa» (Preghiera infocata, n. 17). Alla vigilia del grande Giubileo dell’Anno Duemila, non sono forse questi i motivi teologici e spirituali che Giovanni Paolo II raccoglie nella Lettera apostolica Tertio Millennio adveniente? Una più viva esperienza dei misteri dell’Incarnazione e della Redenzione, rende la Chiesa più cosciente della presenza salvifica di Cristo, nello scorrere dei secoli e dei millenni. Una nuova evangelizzazione deve affrettare e rendere più evidente il regno di Dio in mezzo all’umanità. Il cammino tracciato per la preparazione al grande Giubileo, va da Gesù Cristo (1997), nello Spirito Santo (1998), al Padre (1999). La presenza di Maria accompagna la Chiesa e i singoli fedeli in ogni momento di questo itinerario. Madre di Cristo, donna docile alla voce dello Spirito, figlia prescelta del Padre, Maria «addita perennemente il suo Figlio divino e si propone a tutti i credenti come modello di fede vissuta» (TMA, n. 43).

Non si saprebbe immaginare un contesto migliore per valorizzare l’insegnamento spirituale di san Luigi Maria Grignion da Montfort, evidenziandone perciò la grande attualità per la Chiesa del Duemila.

Decreto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti


Iscrizione nel Calendario Romano.

Tra gli eminenti apostoli di Dio, dev’essere ascritto senza dubbio san Luigi Maria Grignion da Montfort (1673-1716), il quale, completamente dedito e disponibile al disegno della Sapienza divina e fatto servo di Maria, la santa Madre di Dio, si adoperò con tutte le forze per confondere la sapienza del mondo con la stoltezza della croce e per condurre a vita evangelica il popolo cristiano. In diverse diocesi della Francia, attese al ministero apostolico percorrendo città e campagne, strade ed ospedali, predicando l’amore per Dio solo, il mistero di Cristo Crocifisso, eterna ed incarnata Sapienza, la consacrazione a Gesù per mezzo della Vergine Maria, la rinnovazione delle promesse battesimali, l’inesausta ricchezza della preghiera del Rosario.

Tale ministero poté raggiungere lo scopo grazie alla sua parola infocata ma soprattutto per il fulgore delle sue virtù.

Compose dei Cantici sacri ed altre opere, tra i quali il notissimo Trattato della vera devozione alla santa Vergine, al fine di condurre i cuori dei fedeli a Gesù per mezzo di Maria. Trattando dell’autentica spiritualità mariana, espressione non solo della dottrina della fede ma piuttosto della vita di fede, nella Lettera Enciclica «Redemptoris Mater» Giovanni Paolo II ha espressamente menzionato san Luigi Maria Grignion da Montfort: «la spiritualità mariana, al pari della devozione corrispondente, trova una ricchissima fonte nell’esperienza storica delle persone e delle varie comunità cristiane, viventi tra i diversi popoli e nazioni su tutta la terra. In proposito mi è caro ricordare, tra i tanti testimoni e maestri di tale spiritualità, la figura di san Luigi Maria Grignion da Montfort, il quale proponeva ai cristiani la consacrazione a Cristo per le mani di Maria, come mezzo efficace per vivere fedelmente gli impegni battesimali» (n. 48: AAS 79 [1987] 427- 28). Attingendo all’insegnamento mariano di san Luigi Maria Grignion da Montfort, raccogliendone come da saluberrima fonte le indicazioni per la vita spirituale, si sono formate nei seminari e nei noviziati di tutto il mondo, generazioni di preti e di uomini e donne consacrati a Dio, oltre a numerosissimi fedeli. Non pochi santi e beati, tra cui innanzitutto la beata Maria Luisa di Gesù (Trichet), hanno trovato nella spiritualità monfortana la sorgente cui alimentare la loro devozione alla Madre di Cristo e della Chiesa.

Ancora oggi movimenti e gruppi mariani, sorti e sparsi nelle diverse parti del mondo, fanno esplicito riferimento alla dottrina di san Luigi Maria. Tenuto conto, pertanto, dell’influsso universale e costante esercitato fino ai nostri giorni dagli scritti e dagli esempi di san Luigi Maria su pastori, religiosi e fedeli in ordine alla vera devozione alla beata Vergine Maria, sia sul versante della dottrina che su quello della vita cristianamente vissuta, il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II ha stabilito che il nome di san Luigi Maria Grignion da Montfort, presbitero, sia iscritto nel Calendario Romano generale e che il 28 aprile di ogni anno tutti possano celebrarne la memoria facoltativa. La nuova memoria, dunque, sarà da iscrivere in ogni «Ordo» (Guida liturgica) per la celebrazione della Messa e della Liturgia delle Ore e la sua indicazione troverà posto nei libri liturgici da pubblicare in futuro a cura delle Conferenze Episcopali.

Nonostante qualsiasi cosa in contrario.

Dalla sede della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti,

20 luglio 1996.

ANTONIO M. Card. JAVIERRE – Prefetto

GERALDO M. AGNELO – Arcivescovo Segretario

Memoria liturgica 


di CORRADO MAGGIONI

Un santo, con la canonizzazione, è indicato alla venerazione di tutta la Chiesa. Ma non tutti i santi trovano posto nel Calendario generale, ordinato da criteri tra cui l’universalità, la rappresentatività, la paternità di Istituti largamente diffusi. Nella «Memoria sulla riforma liturgica» edita nel 1948 dalla Sacra Congregazione dei Riti, a riguardo di s. Luigi Maria — canonizzato l’anno prima — si legge: «Può darsi il caso che la famiglia religiosa di un Fondatore non si sia sviluppata in tale misura da essere nota in tutto il mondo, mentre la persona del Fondatore può avere, per altre ragioni, un’importanza molto rilevante. Si pensi ad es. a san Luigi Maria Grignion da Montfort, notissimo in tutto il mondo attraverso la sua «Vera Devozione» a Maria Ss.ma, mentre la congregazione missionaria da lui fondata è poco conosciuta in molti paesi» (nr. 146, p. 140). Così Montfort, quale Fondatore, trovò posto tra le statue della Basilica Vaticana e non, invece, nel Calendario Romano: il suo nome, presente nel I Progetto (schema 109) di revisione postconciliare, non comparve poi nell’edizione del 1969.

La motivazione dell’attuale inserimento è esposta nel decreto (in latino: Notitiae, 1996, pp. 657-658). Nella prima parte si ricorda chi fu s. Luigi Maria (apostolo di Dio, votato alla Sapienza, servo di Maria), lo scopo del suo appassionato ministero (confondere la saggezza del mondo e portare i semplici a vivere il Vangelo), i contenuti della sua predicazione e dei suoi scritti (Dio solo, Cristo Sapienza incarnata, consacrazione, vita battesimale, rosario), tra cui eccelle il «Trattato della vera devozione alla santa Vergine».

Su questo snodo mariano, illuminato dalla citazione del nr. 48 dell’Enciclica «Redemptoris Mater», si innesta la seconda parte del decreto: la spiritualità mariana di Montfort è rilevante per la dottrina, ma ancor più per la vita di fede. Vien rammentato, quindi, quale straordinaria sorgente di spiritualità ne sia provenuta per sacerdoti, religiosi e laici, in passato come nel presente, in ogni cultura. Proprio su tale incidenza ecclesiale (universale, perdurante, riguardante diversi stati e condizioni) si fonda la suprema deliberazione d’iscrivere Montfort nel Calendario generale. Dal testo del decreto si arguisce pertanto che, senza tacere altri aspetti (l’appellativo iniziale «Dei apostolus» rimarca come il mistero di Dio solo sia la chiave interpretativa della vita e della proposta cristologico mariana di Montfort), la sua iscrizione nel Calendario trae ragione dalla «recezione» nel tessuto ecclesiale della spiritualità di s. Luigi Maria, animata dalla «vera devozione» alla Madre del Signore. Da una parte, il nome nel Calendario generale è il segno manifesto dell’interesse incontrato dall’insegnamento monfortano, di cui Giovanni Paolo II è un testimone convinto ed un promotore autorevole; dall’altra, è l’occasione per un significativo irradiarsi presso ogni comunità cristiana della proposta del santo. Se infatti molte persone, in tutto il mondo, si rallegrano dell’avvenuta iscrizione, moltissime altre impareranno ad incontrare Montfort dalla nuova memoria liturgica.

La colletta della celebrazione del 28 aprile (cfr. ibid., p. 659), ispirata al n. 48 della «Redemptoris Mater», esprime l’esperienza vissuta e insegnata da Montfort: «Dio di eterna sapienza, che hai reso il sacerdote san Luigi Maria singolare testimone e maestro della perfetta donazione a Cristo, tuo Figlio, per le mani della sua santa Madre, fa’ che, seguendo il medesimo cammino spirituale, collaboriamo all’avvento del tuo regno». La seconda lettura dell’Ufficio è una pagina del Trattato, in cui Montfort condensa la purezza della sua intuizione mistico-esperienziale, che innesta il «vivere in Cristo con Maria» nella dinamica battesimale: «io sono tutto tuo».

Cristocentrismo mariano  


STEFANO DE FIORES

Uno dei meriti originali di s. Luigi Maria da Montfort, rilevato da R. Laurentin, consiste nell’aver superato il linguaggio mariocentrico corrente nel suo tempo, a favore di una riconversione teocentrica: «Dato storico importante è che Grignion da Montfort — erede della corrente degli schiavi di Maria iniziata in Spagna alla fine del XVI secolo (1595) e sparsasi dappertutto in meno di mezzo secolo — ha operato una rivoluzione nel vocabolario dei suoi predecessori, indirizzando esplicitamente, formalmente e deliberatamente questa consacrazione al Cristo e a Dio solo» (Dio mia tenerezza, Ed. Monfortane, Roma 1985, 51). In realtà, anche se nei suoi predecessori il riferimento a Cristo è talvolta assente o implicito, il Montfort lo esplicita riconoscendogli il primato assiologico. Quanto al linguaggio egli non si formalizza. Ritiene legittimo parlare di «schiavo/ schiavitù di Maria» (Trattato della vera devozione alla Santa Vergine, n. 244) secondo l’uso del tempo, ma preferisce decisamente la denominazione cristocentrica a quella mariana: «Ti prego di notare bene una cosa. Io dico abitualmente: schiavo di Gesù in Maria; schiavitù di Gesù in Maria. Come parecchi hanno fatto fin qui, si può dire benissimo: schiavo di Maria; schiavitù della santa Vergine. Penso però sia meglio dire: schiavo di Gesù in Maria. Così consigliava il Tronson… » (ibid.). Il Montfort ritiene vere le due espressioni «schiavitù di Gesù» e «schiavitù di Maria», perciò sarebbe portato ad usare con semplicità e senza scrupolo l’una o l’altra. Tuttavia egli sceglie deliberatamente di dare la preferenza all’impostazione cristologica per due motivi: per non offrire «un’occasione di critica senza necessità» agli spiriti forti e ipercritici del tempo, che trovano da ridire su tutto; e per stare ad una visione complessiva che non si ferma al mezzo, ma tiene conto prioritariamente del termine finale: «In tal modo questa devozione prende nome più dal suo ultimo fine: Gesù Cristo, che dalla via e dal mezzo che conduce a tale fine: Maria» (ibid., n. 245).

Il ricentramento cristologico della devozione mariana raggiunge nuovo impulso nella parte centrale e più originale del Trattato (nn. 120131), dallo stesso Montfort intitolata: «La perfetta consacrazione a Gesù Cristo». Il carattere cristocentrico della spiritualità monfortana deriva sia dal suo fondamento che è il battesimo, in quanto implica «una perfetta rinnovazione dei voti o promesse del santo battesimo» (ibid., nn. 120.126), sia dal suo fine ultimo che è Gesù Cristo, in quanto consacra «a nostro Signore, come al nostro fine ultimo, cui dobbiamo tutto ciò che siamo, perché è nostro Redentore e nostro Dio» (ibid., n. 125). Pur avendo attinto dai suoi predecessori, il Montfort raggiunge qui un traguardo prima ignoto o appena accennato da essi: l’identificazione tra la consacrazione a Cristo come perfetta rinnovazione delle promesse battesimali e la donazione di sé a Maria. Il Montfort pur precisando chiaramente che questo tipo di consacrazione fa riconoscere la nostra dipendenza da Cristo come creature e come redenti (e costituisce quindi un atto di adorazione), applica a Maria la consacrazione come dono totale e perpetuo, ma restando sul piano della dulia (quindi non implicante l’amore appretiative summus tipico dell’adorazione). Invece di giustapporre le due consacrazioni, come ha fatto Bérulle, il Montfort finalizza il dono a Maria al raggiungimento perfetto della donazione a Cristo: «Ci si consacra nello stesso tempo alla Vergine Santa e a Gesù Cristo: a Maria, come al mezzo perfetto che Gesù Cristo ha scelto per unirsi a noi e unirci a lui; a nostro Signore, come al nostro fine ultimo» (ibid. n. 125). Anzi il Montfort, considerata la perfezione della consacrazione mariana che è la devozione «che consacra e conforma di più un’anima a nostro Signore», giunge a dichiararla non solo inseparabile dalla consacrazione a Cristo, ma addirittura a considerarla ad modum unius e a identificarla con essa: «La perfetta consacrazione a Gesù Cristo, quindi, altro non è che una consacrazione totale e perfetta di se stessi alla Vergine Santissima» (ibid., n. 120).

Il Montfort non è legato né alla schiavitù, né alla consacrazione, in quanto ricorre ad una varietà di linguaggio come dono (ibid., nn. 120, 126, 133), accoglienza (nn. 144, 179, 216, 266), affidamento (nn. 170, 173-174), servizio (nn. 121, 135, 265), abbandono (n. 259). Nelle missioni al popolo, s. Luigi Maria presenta la sua formula spirituale come Contratto d’alleanza con Dio, dove la consacrazione a Cristo per le mani di Maria (cfr. L’amore dell’eterna Sapienza, n. 223) è semplificata al massimo grado: «Mi do interamente a Gesù Cristo, per le mani di Maria, per portare con lui la mia croce tutti i giorni della mia vita» (Contratto d’alleanza, 1,4). Qui scompaiono i termini difficili o bisognosi di spiegazione, come schiavitù e consacrazione, e anche i titoli di Maria: restano il dono totale diretto a Gesù Cristo, il riferimento all’azione mediatrice di Maria e il portare la croce nella vita quotidiana.

Il cristocentrismo del Montfort tocca il suo culmine quando afferma che tutta la collaborazione di Maria con lo Spirito tende alla più intima, crescente e perseverante comunione con Cristo e si esprime nelle formule, predilette dal Montfort, di immanenza reciproca tra Cristo e il fedele: «Tocca a Maria generare noi in Gesù Cristo e Gesù Cristo in noi fino alla perfezione e alla pienezza della sua età» (L’amore dell’eterna Sapienza, n. 214; cfr. Trattato, nn. 20, 37, 61, 212).

Dati biografici


Nato nel 1673 a Montfort, in Bretagna, Luigi Maria compì la formazione al sacerdozio a Parigi, dove fu ordinato nel 1700. Venuto pellegrino a Roma nel 1706, fu ricevuto da Clemente XI, che gli conferì il titolo di «missionario apostolico». Percorse le regioni occidentali della Francia, predicando al popolo l’amore della Sapienza eterna, Cristo incarnato e Crocifisso, insegnando ad andare a Gesù per Maria. Associò sacerdoti e fratelli alla propria attività missionaria, e scrisse le regole dei Missionari della Compagnia di Maria. Con la beata Maria Luisa Trichet fondò le Figlie della Sapienza. Morì a Saint Laurent sur Sèvre, il 28 aprile 1716, mentre vi predicava una missione. Fu proclamato santo da Pio XII il 20 luglio 1947. Tra i suoi scritti si ricordano il «Trattato della vera devozione alla santa Vergine» e «L’amore dell’eterna Sapienza».

«Io sono tutto tuo»


«Tutta la nostra perfezione consiste nell’essere conformi, uniti e consacrati a Gesù Cristo. Perciò la più perfetta di tutte le devozioni è incontestabilmente quella che ci conforma, unisce e consacra più perfettamente a Gesù Cristo. Ora, essendo Maria la creatura più conforme a Gesù Cristo, ne segue che tra tutte le devozioni, quella che consacra e conforma di più un’anima a Nostro Signore è la devozione a Maria, sua santa Madre, e che più un’anima sarà consacrata a lei, più sarà consacrata a Gesù Cristo. La perfetta consacrazione a Gesù Cristo, quindi, altro non è che una consacrazione perfetta e totale di se stessi alla Vergine santissima e questa è la devozione che io insegno. O, in altre parole, essa è una perfetta rinnovazione dei voti e delle promesse del santo Battesimo. Questa devozione consiste, dunque, nel darsi interamente alla santissima Vergine allo scopo di essere, per mezzo suo, interamente di Gesù Cristo. Con questa forma di devozione ci si consacra nello stesso tempo alla Vergine santa e a Gesù Cristo: a Maria, come al mezzo più perfetto che Gesù Cristo ha scelto per unirsi a noi e unirci a lui; a nostro Signore, come al nostro fine ultimo, cui dobbiamo tutto ciò che siamo, perché è nostro Redentore e nostro Dio. Ogni cristiano, nel Battesimo, di propria bocca o per mezzo del padrino e della madrina, ha rinunciato solennemente a Satana, alle sue seduzioni ed alle sue opere, ed ha scelto Gesù Cristo per suo Maestro e sommo Signore, al fine di dipendere da lui in qualità di schiavo d’amore. È precisamente ciò che avviene nella presente devozione: si rinuncia al demonio, al mondo, al peccato, a se stessi e ci si dà interamente a Gesù Cristo per le mani di Maria. Nel Battesimo non ci si dona a Gesù Cristo per le mani di Maria, almeno in maniera esplicita; né si dà a Gesù Cristo il valore delle nostre buone azioni. Perciò, dopo il Battesimo, si rimane perfettamente liberi di applicare detto valore a chi si vuole o conservarlo per se stessi. Con questa devozione, invece, ci si dona esplicitamente a Nostro Signore per le mani di Maria e a lui si consacra il valore di tutte le proprie azioni».

Dal «Trattato della vera devozione alla santa Vergine» (nn. 120, 121-125, 126: Opere, Ed. Monfortane, Roma 1990).

Il «Totus tuus» di Giovanni Paolo II


Ci fu un momento in cui misi in qualche modo in discussione il mio culto per Maria ritenendo che esso, dilatandosi eccessivamente, finisse per compromettere la supremazia del culto dovuto a Cristo. Mi venne allora in aiuto il libro di san Luigi Maria Grignion da Montfort che porta il titolo di Trattato della vera devozione alla Santa Vergine. In esso trovai la risposta alle mie perplessità (…). L’autore è un teologo di classe. Il suo pensiero mariologico è radicato nel Mistero trinitario e nella verità dell’Incarnazione del Verbo di Dio (…). Ecco spiegata la provenienza del Totus tuus. L’espressione deriva da san Luigi Maria Grignion da Montfort. È l’abbreviazione della forma più completa dell’affidamento alla Madre di Dio»

(Giovanni Paolo II, Dono e Mistero, L.E.V., p. 38).